Articoli

Marzo 2022

(31 mar 22) PUTIN SU NAGORNO KARABAKH – Il presidente russo Vladimir Putin ha discusso telefonicamente della situazione in Karabakh con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev secondo quanto riferisce il servizio stampa del Cremlino. “È stato discusso lo sviluppo della situazione intorno al Nagorno-Karabakh, ponendo l’accento sulla risoluzione di problemi pratici per garantire sicurezza e stabilità nella regione. L’importanza di un’attuazione coerente di tutte le disposizioni delle dichiarazioni trilaterali del 9 novembre, 2020, 11 gennaio e 26 gennaio 2021. È stato raggiunto un accordo su ulteriori contatti“, si legge nel comunicato.

(31 mar 22) ERDOGAN SU NAGORNO KARABAKH – Il presidente turco ha definito le azioni dell’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh una “risposta difensiva”. “L’Azerbaigian rispetta pienamente le disposizioni dell’accordo trilaterale [tra Russia, Armenia e Azerbaigian]. Pertanto, non vi è alcuna violazione da parte dell’Azerbaigian. Poiché c’è stato un attacco all’Azerbaigian, c’è stata anche una risposta difensiva“, ha detto Recep Tayyip Erdogan ai reporter turchi.

(31 mar 22) SHUSHI PROFANATA – La città armena di Shushi, nell’Artsakh, occupata dall’Azerbaigian, è stata dichiarata nel 2023 “Capitale culturale del mondo turco“. La decisione è stata presa in una riunione del Consiglio Permanente TURKSOY a Bursa, in Turchia, secondo quanto riferito dai media azeri.

(31 mar 22) CONDIZIONE DEI FERITI – I cinque soldati, che hanno riportato ferite di varia gravità a seguito delle azioni criminali delle Forze armate azere compiute lo scorso 25 marzo nei pressi del villaggio di Parukh e all’altezza di Karaglukh, sono ricoverati negli ospedali dell’Artsakh e tutti e cinque sono in condizioni soddisfacenti, sono in fase di convalescenza e saranno dimessi a breve. Le condizioni di uno dei due feriti trasportati a Yerevan sono giudicate lievi, la sua vita non è in pericolo, mentre le condizioni dell’altro ferito sono giudicate critiche.

(31 mar 22) BAYRAMOV: SEGNALI POSITIVI DALL’ARMENIA – Il ministro degli Esteri dell’Azerbaigian ha affermato di aver osservato “alcuni messaggi positivi” dall’Armenia. Jeyhun Bayramov ha dichiarato in una conferenza stampa congiunta con il Presidente in esercizio dell’OSCE, Ministro degli Affari esteri della Polonia, Zbigniew Rau, che dall’Armenia è stata data una risposta agli appelli dell’Azerbaigian per aprire le comunicazioni di trasporto regionale e avviare il processo di delimitazione dei confini.

(31 mar 22) RIUNIONE ARMENO-AZERA A BRUXELLES – L’Unione europea ha ospitato oggi a Bruxelles una riunione di alti funzionari dell’Armenia e dell’Azerbaigian per portare avanti gli sforzi congiunti per trovare soluzioni a una serie di problemi tra i due paesI. In particolare, le discussioni si sono concentrate sui preparativi per il prossimo incontro tra il presidente Charles Michel del Consiglio europeo, il presidente Ilham Aliyev della Repubblica dell’Azerbaigian e il primo ministro Nikol Pashinyan della Repubblica di Armenia prevista a Bruxelles il 6 aprile 2022. L’incontro tra il segretario del Consiglio di sicurezza della Repubblica di Armenia, Armen Grigoryan, e l’assistente del presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Hikmet Hajiyev, è stato facilitato dal rappresentante speciale dell’UE per il Caucaso meridionale Toivo Klaar.

(31 mar 22) SITUAZIONE SU LINEA DI CONTATTO – Da mercoledì sera alle 10 (ora locale) di giovedì, la situazione operativo-tattica lungo l’intera linea del fronte dell’Artsakh non è cambiata, rimanendo tesa ma non sono state registrate violazioni significative del cessate il fuoco. Le autorità dell’Artsakh continuano a compiere tutti gli sforzi per ritirare le forze armate azere dalla direzione orientale della linea di contatto alle loro posizioni originarie.

(30 mar 22) UNITA’ DI COMBATTIMENTO – Nella sessione odierna, l’Assemblea nazionale dell’Artsakh ha votato all’unanimità a favore del progetto di modifica della legge sugli organismi di sicurezza nazionale. La bozza è stata presentata dal rappresentante del Servizio di sicurezza nazionale Nver Gasparyan, che ha affermato: “Gli emendamenti alla legge propongono di aggiungere le parole ‘e unità di combattimento’ nella sezione 2 dell’articolo 4 dopo la parola ‘organismi di sicurezza nazionale’ e nell’articolo 14, aggiungere le parole “e unità combattenti operanti nel sistema dell’organismo autorizzato” dopo la parola “delle truppe“.”

(30 mar 22) NAZIONI UNITE – Le Nazioni Unite rimangono preoccupate per le notizie di continue tensioni all’interno e intorno al Nagorno-Karabakh (Artsakh), ha affermato ieri il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric. “Rimaniamo preoccupati per le notizie di continue tensioni all’interno e intorno al Nagorno-Karabakh. Accogliamo con favore sia gli sforzi per la riduzione dell’escalation nel formato trilaterale sia l’impegno dei copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE ”, ha detto in un briefing. “Devono essere compiuti tutti gli sforzi per garantire il pieno rispetto del cessate il fuoco e la piena attuazione degli impegni concordati. Continuiamo a esortare le parti ad astenersi da qualsiasi azione e dichiarazione che potrebbero aggravare la situazione e ad affrontare tutte le questioni in sospeso, comprese le preoccupazioni umanitarie delle persone sul campo, attraverso il dialogo diretto e nei formati esistenti“, ha affermato Dujarric.

(30 mar 22) SITUAZIONE IMMUTATA – Le forze armate azere rimangono nelle stesse roccaforti su Karaglukh, non sono avvenuti cambiamenti di posizione. Le autorità della Repubblica dell’Artsakh, insieme al personale di comando del contingente di mantenimento della pace russo e attraverso vari mezzi diplomatici, continuano il lavoro coerente per ritirare le truppe azere nelle loro posizioni originarie e per stabilizzare la situazione politico-militare. Parallelamente, le forze armate dell’Artsakh stanno svolgendo le loro funzioni, migliorando continuamente le fortificazioni difensive e i meccanismi della repubblica.

(30 mar 22) PROPOSTE DI PACE – L’Azerbaigian non ha “notato” la richiesta dell’Armenia ai Copresidenti del Gruppo OSCE di Minsk sulla questione di un accordo di pace. Qualche tempo fa, il pubblico armeno ha appreso dai media che l’Azerbaigian aveva inviato alcune proposte in cinque punti all’Armenia per iniziare a discutere un accordo di pace. La parte armena ha confermato la ricezione di tali proposte e ha dichiarato di aver presentato domanda ai Copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE in merito a tale questione annunciando la sua disponibilità a trattare l’accettazione delle proposte. Ma quelli in Azerbaigian, a quanto pare, preferiscono non accorgersene. Secondo l’agenzia di stampa APA, oggi il viceministro degli Esteri azerbaigiano Elnur Mammadov ha dichiarato in una conferenza che “Poco tempo fa, il Ministero degli Affari Esteri [dell’Azerbaigian] ha presentato ufficialmente alla parte armena 5 principi di base che formeranno la base di questo accordo. Il governo azerbaigiano ha offerto all’Armenia di firmare un accordo di pace basato su questi principi al fine di garantire pace e stabilità durature nella regione e attende da tempo una risposta significativa dalla parte opposta“.

(29 mar 22) RIUNIONE DEL PRESIDENTE – Il presidente Arayik Harutyunyan ha convocato una consultazione con i capi delle strutture di comando dell’Artsakh dedicata ai recenti sviluppi lungo la linea di contatto. Il ministro della Difesa Kamo Vardanyan ha consegnato un rapporto sulla situazione operativa-tattica.

(29 mar 22) SITUAZIONE IMMUTATA – Lunedì non sono state registrate violazioni significative del cessate il fuoco lungo l’intera linea di contatto e la situazione operativa-tattica è rimasta tesa. “Le truppe azere rimangono nelle roccaforti di [la] Karaglukh [collina] vicino a Parukh [villaggio] e durante il giorno non sono stati registrati cambiamenti di posizione. Le forze armate dell’Artsakh hanno adottato ulteriori misure precauzionali e restrittive, soprattutto in direzione di Karaglukh. Parallelamente, continuano i lavori con il comando del contingente di mantenimento della pace russo, con l’obiettivo di riportare la parte azerbaigiana nelle posizioni iniziali”, si legge anche in un comunicato diffuso dall’Artsakh Information Center.

(28 mar 22) RIPRISTINATO IL GAS – Dopo un’altra settimana di blocco causato dal boicottaggio azero, è stata ripristinata la fornitura di gas. Il servizio sarà ripreso gradualmente in tutta la repubblica.

(28 mar 22) AGGIORNAMENTO DA LINEA DI CONTATTO – Il Centro informazioni dell’Artsakh comunica che alle ore 12 (locali) l’intera linea di contatto, compresa la sezione orientale, è relativamente stabile, non sono state registrate gravi violazioni del cessate il fuoco. Anche la notte è trascorsa in relativa tranquillità. Il villaggio di Parukh nella regione di Askeran è ora sotto il controllo delle truppe russe di mantenimento della pace e la parte armena è riuscita a sospendere l’avanzata delle forze armate azere e a mantenere il controllo sulla parte principale dell’altura di Karaglukh. Le truppe azere continuano a rimanere in posizioni fortificate di un pendio del Karaglukh. Sono in corso i lavori con il personale di comando del contingente di mantenimento della pace russo per riportare le unità azerbaigiane alle posizioni di partenza.

(28 mar 22) RUSSIA E AZERBAIGIAN – Il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato il Ministero della Difesa russo di “mentire” in uno scambio di dichiarazioni avvenuto ieri. Mosca aveva annunciato il ritiro delle forze azere dall’area del villaggio di Parukh mentre Baku aveva annunciato che le sue forze non si erano ritirate dall’area. Ma successivamente le autorità azere hanno rilasciato una seconda dichiarazione, estremamente dura “ricordando” alla Russia che non esiste un’unità amministrativa chiamata “Nagorno-Karabakh” in Azerbaigian. Ciò nonostante, anche la odierna mappa rilasciata dal ministero della Difesa russo riporta la dicitura Nagorno Karabakh.

(27 mar 22) PARZIALE RITIRATA AZERA – Secondo una nota del ministero della difesa russo, il monitoraggio odierno in 27 posti di osservazione ha evidenziato due casi di violazione del regime di cessate il fuoco nella regione di Askeran da parte delle forze armate azere. Due persone sono rimaste ferite da ambedue i lati a seguito della sparatoria. Il comando del contingente di peacekeeping russo, in collaborazione con i rappresentanti delle parti in conflitto, ha stabilizzato la situazione.Come risultato dei negoziati tenuti, la parte azerbaigiana ha effettuato il ritiro delle sue unità dell’esercito dal territorio dell’insediamento di Parukh. Le unità del contingente di mantenimento della pace russo hanno assicurato la scorta di tre convogli della Repubblica dell’Azerbaigian attraverso il corridoio di Lachin.

(27 mar 22) CONSIGLIO DI SICUREZZA – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha convocato domenica una riunione allargata del Consiglio di sicurezza. Accogliendo i partecipanti, il Capo dello Stato ha evidenziato l’attività di interlocuzione con la forza di pace russa al fine di risolvere rapidamente e pacificamente l’attuale situazione di crisi e ha accolto con favore le dichiarazioni internazionali che hanno condannato l’azione azera.

(27 mar 22) CONDIZIONE DEI FERITI – Due dei militari dell’esercito di difesa dell’Artsakh, feriti venerdì da un attacco azero di droni da combattimento tipo Bayraktar di fabbricazione turca, sono stati portati a Yerevan in condizioni critiche. Le condizioni di uno di loro sono al momento ancora critiche, le condizioni dell’altro sono valutate moderate, con dinamiche positive. Al momento, sette dei feriti sono in trattamento ospedaliero, le loro condizioni sono valutate buone, mentre altri cinque sono stati dimessi dopo aver ricevuto assistenza medica.

(27 mar 22) PRESIDENTE VISITA ASKERAN – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha visitato la città di Askeran e ha tenuto una consultazione con i funzionari regionali e sulla situazione attuale all’indomani della recente aggressione da parte delle forze armate azere. Il presidente ha assicurato che si stanno compiendo tutti gli sforzi per stabilizzare la situazione e per ritirare, grazie agli sforzi della parte russa, l’avversario alle sue posizioni iniziali, ha riferito il dipartimento informazioni dell’ufficio del presidente dell’Artsakh. Inoltre, Harutyunyan ha visitato i villaggi Khramort e Khnapat della regione di Askeran, ha discusso la situazione attuale con i residenti locali e ha dato una serie di istruzioni sui piani futuri.

(27 mar 22) AGGIORNAMENTO SITUAZIONE – Sabato notte e alle 9 di domenica, la situazione operativa-tattica lungo l’intera linea di contatto, compreso il confine orientale, è relativamente stabile e non sono state segnalate violazioni significative del cessate il fuoco, secondo l’Info Center di Artsakh. La parte azerbaigiana continua a mantenere le posizioni occupate giovedì. Sono in corso le trattative per il ritorno delle unità dell’esercito azerbaigiano alle posizioni di partenza.

(26 mar 22) AGGIORNAMENTO SITUAZIONE PARUKH – Da mezzogiorno del 25 marzo alla mattina del 26 marzo, la situazione e le posizioni lungo la linea di contatto di Artsakh non sono cambiate, le forze armate azere continuano a rimanere nel villaggio di Parukh e su un lato dell’adiacente altura di Karaglukh, e poco prima in questo settore hanno tentato senza successo di attaccarne uno dove sono presenti le forze armate armene. L’Esercito di difesa dell’Artsakh sta adottando adeguate misure precauzionali e di contenimento per neutralizzare possibili minacce. Ieri ha riportato 3 morti e 15 feriti (due gravi) a causa degli attacchi dei droni azerbaigiani, ma anche la parte azerbaigiana ha subito perdite significative nello scontro a fuoco a terra nell’area di Parukh.
Intorno alle ore 11 (ora locale), i reparti delle Forze Armate azere hanno nuovamente messi in atto azioni aggressive, mediante l’impiego di armi da fuoco di vario calibro, tentando di avanzare in direzione del confine orientale della Repubblica dell’Artsakh, nell’area sotto il responsabilità delle truppe russe di mantenimento della pace.
Il Primo ministro dell’Armenia, Pashinyan, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente russo Putin riguardo la situazione lungo la linea di contatto. Sia la Francia che gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per quanto sta accadendo e hanno invitato le truppe azere a ritornare alle loro originarie posizioni.

(25 mar 22) CONSIGLIO DI SICUREZZA – Il presidente della repubblica ha convocato un ariunione del Consiglio di sicurezza. Arayik Harutyunyan ha osservato che i recenti eventi nella Repubblica stanno forzando una nuova agenda, poiché la parte azerbaigiana sta destabilizzando la situazione attraverso ovvie provocazioni. “Si potrebbe presumere dal conflitto russo-ucraino che la parte azerbaigiana avrebbe sfruttato l’opportunità per ricorrere a varie provocazioni ad Artsakh. Dall’interruzione della fornitura di gas e dall’incursione nel villaggio di Parukh nella regione di Askeran, nonché istigando alcune operazioni militari, le autorità azere hanno dimostrato di non rispettare la dichiarazione trilaterale resa nel novembre 2020 e gli impegni politici da allora assunti a vari livelli. Tuttavia, vorrei esortare il nostro popolo a mantenere la calma, perché nonostante le difficoltà e gli ostacoli, continuiamo a lavorare a stretto contatto con la forza di pace russa ad Artsakh per stabilizzare la situazione“, ha affermato. Il ministro della Difesa, Kamo Vardanyan, ha relazionato sulla situazione lungo la linea di contatto.
Durante la riunione è stata presa la decisione di rivolgersi ufficialmente al presidente della Russia Vladimir Putin sulla base della situazione politico-militare ad Artsakh e delle disposizioni della dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020.

(25 mar 22) ANCORA ALTA LA TENSIONE – Da mezzogiorno ora locale si è registrata una ulteriore intensificazione degli scontri. Confermate due vittime armene e l’uso di droni da bombardamento da parte azera.

(25 mar 22) PREOCCUPAZIONE CROCE ROSSA – Qualsiasi situazione che influisca negativamente sulla vita dei civili è motivo di grande preoccupazione per il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) secondo quanto afferma il capo della missione del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Artsakh Nicolas Fleury. “Vediamo che le persone stanno cercando di trovare modi alternativi per riscaldare le loro case e preparare il cibo. Stiamo anche assistendo a come varie sfere (…) della vita pubblica soffrano per l’interruzione dell’approvvigionamento di gas naturale. Il CICR simpatizza con la popolazione civile in questi tempi difficili. Siamo anche preoccupati e cerchiamo di aiutare. Il nostro obiettivo è assistere, in particolare le istituzioni educative e sanitarie“, ha aggiunto.

(25 mar 22) MINISTERO ESTERI ARMENIA – Il ministero degli Esteri dell’Armenia ha rilasciato un comunicato nel quale tra l’altro si legge che “ieri sera le unità infiltrate delle forze armate azere hanno attaccato le basi dell’Esercito di difesa. La situazione in Nagorno-Karabakh resta tesa. Ci aspettiamo che la forza di mantenimento della pace della Federazione Russa adotti misure per garantire il ritiro immediato delle unità infiltrate delle forze armate azere dall’area di responsabilità del contingente di mantenimento della pace russo, il che dovrebbe implicare il ritorno delle forze armate azerbaigiane al posizione di partenza del 23 marzo“.

(25 mar 22) GLI AZERI ACCUSANO GLI ARMENI – Il ministero degli Esteri azerbaigiano ha reagito all’escalation della situazione sulla linea di contatto con il Nagorno-Karabakh, accusando l’Armenia. In risposta a una dichiarazione del ministero degli Esteri armeno, Baku afferma che Yerevan sta cercando di “fuorviare la comunità internazionale“. Tuttavia, il ministero degli Esteri azerbaigiano non ha osato negare le azioni provocatorie del proprio esercito. Baku afferma che “per il momento l’unico modo per garantire pace e stabilità nella regione è la piena attuazione di quanto previsto dalle dichiarazioni congiunte firmate, compreso il ritiro completo dei resti delle formazioni illegali armene da la regione e la normalizzazione dei rapporti sulla base dei principi del diritto internazionale“. Di fatto la dichiarazione evidenzia la volontà azera di vedere un Artsakh completamente smilitarizzato e alla mercè dell’esercito dell’Azerbaigian.

(25 mar 22) BATTAGLIA INTORNO A PARUKH – Nella notte e nella mattinata vi sono stati violenti scontri nei pressi del villaggio di Parukh occupato ieri dagli azeri nonostante diverse disposizioni della forza di pace russa. Stando a quanto diramato, due sono gli armeni uccisi e cinque i feriti mentre il nemico avrebbe riportato almeno cinque perdite. Gli azeri hanno fatto altresì uso di droni turchi da bombardamento Bayraktar TB2. Come recita una nota del Centro informazioni “le autorità dell’Artsakh auspicano che, grazie agli sforzi decisivi della parte russa, le truppe azere tornino alle posizioni di partenza, e la popolazione civile dell’Artsakh possa tornare alle proprie case, altrimenti le garanzie di sicurezza date al la popolazione civile di Artsakh sono in seri dubbi“.

(24 mar 22) AUTODIFESA A KHRAMORT – I soldati dell’esercito di difesa dell’Artsakh a Khramort sono pronti a resistere alle possibili provocazioni dell’Azerbaigian, i residenti locali hanno creato un distaccamento di autodifesa. Riferiscono fonti locali che “Gli azeri sono avanzati in direzione del villaggio di Parukh. Se catturano le alture, otterranno la superiorità posizionale sui vicini villaggi di Noragyugh e Khnabad“.

(24 mar 22) FORZE DI PACE ANCORA FERME – La protezione della linea di contatto in direzione degli insediamenti di Parukh e Khramort, nella provincia di Askeran e la sicurezza dei civili che vivono in queste comunità sono compiti delle forze di pace russe schierate nella Repubblica di Artsakh secondo quanto afferma una dichiarazione rilasciata dal quartier generale delle informazioni di Artsakh. “Le forze di pace sono ora alle loro roccaforti, i negoziati continuano. Ancora una volta invitiamo la popolazione a mantenere la calma, la situazione in tutti gli altri segmenti della linea di contatto è per il momento stabile“, si legge nella nota.

(24 mar 22) GLI AZERI OCCUPANO VILLAGGIO – Alle 16:00 (ora locale), le forze armate azere hanno violato la linea di contatto in direzione del villaggio di Parukh di Askeran. I rappresentanti dell’Esercito di difesa e le forze di pace russe dispiegate nella Repubblica dell’Artsakh stanno cercando di fermare l’ulteriore avanzata del nemico attraverso negoziati per riportarlo nelle posizioni iniziali. Le donne e i bambini della vicina comunità Khramort del distretto di Askeran sono state evacuati per motivi di sicurezza. In un comunicato il Centro informazioni dell’Artsakh esorta la popolazione a mantenere la calma e informa che la situazione in tutti gli altri tratti della linea di contatto è per il momento stabile. Vardan Mkhitaryan, il capo del villaggio di Parukh, ha dichiarato che “Abbiamo evacuato rapidamente le persone, c’erano strade, le abbiamo attraversate. Sono entrati nel villaggio da diverse parti senza sparare, formando una catena. Le posizioni degli azeri sono a 1 chilometro dal nostro villaggio“, ha detto Mkhitaryan.

(24 mar 22) FREEDOM HOUSE SU GAS – L’organizzazione internazionale per i diritti umani Freedom House ha condannato l’interruzione della fornitura di gas naturale all’Artsakh da parte dell’Azerbaigian. “L’Azerbaigian deve prevenire una crisi umanitaria ripristinando le forniture di gas [naturale] senza ostacoli alla popolazione del Nagorno-Karabakh, che ha sopportato settimane di temperature gelide senza riscaldamento o acqua calda”, ha osservato Freedom House su Twitter. Mercoledì, anche un’altra rinomata organizzazione internazionale per i diritti umani, Human Rights Watch, ha affrontato la questione. Lo stesso giorno, l’Unione europea ha anche espresso preoccupazione per le segnalazioni di interruzione dell’approvvigionamento di gas naturale nella capitale dell’Artsakh, Stepanakert.

(24 mar 22) PROTESTA DAVANTI OSPEDALE – Un gruppo di donne dell’Artsakh ha tenuto una manifestazione pacifica, insieme ai figli, fuori dall’ospedale pediatrico della capitale Stepanakert. Chiedono che le organizzazioni internazionali costringano l’Azerbaigian a riprendere la fornitura di gas naturale all’Artsakh. La gente di Artsakh è preoccupata di poter essere privata anche di altre necessità vitali nel prossimo futuro. “Il popolo di Artsakh non vuole lasciare la propria terra e casa; che gli azeri lo capiscano. Il popolo di Artsakh ha vissuto e vivrà ad Artsakh. Artsakh non è l’Azerbaigian e non lo sarà mai! Vivremo e combatteremo per il nostro diritti. Non possono de-armeniizzare l’Artsakh“, ha affermato un partecipante a questa protesta pacifica.

(24 mar 22) ABITANTI DELLA REPUBBLICA – Il Primo ministro dell’Armenia, Pashinyan, ha dichiarato che attualmente vivono in Artsakh 117.000 persone. Secondo le forze di pace russe la cifra sarebbe invece di 120.000 mentre per Stepanakert si parla generaicamente di più di 100.000 abitanti. Prima della guerra la popolazione era di circa 150.000 abitanti.

(23 mar 22) PRESIDENTE HARUTYUNYAN – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha ricevuto una delegazione guidata da Taguhi Tovmasyan, presidente del comitato permanente per la protezione dei diritti umani e degli affari pubblici dell’Assemblea nazionale dell’Armenia. I legami interparlamentari e la diplomazia parlamentare erano all’ordine del giorno di discussione. Evidenziando gli incontri periodici con le forze politiche parlamentari dell’Armenia, il presidente dell’Artsakh ha espresso gratitudine a Tovmasyan per aver costantemente espresso le questioni che l’Artsakh e il suo popolo devono affrontare e per averli tenuti sotto i riflettori.

(23 mar 22) MIRZOYAN SU PROBLEMA GAS – L’Armenia ha compiuto ogni possibile sforzo diplomatico per ripristinare la fornitura di gas al Karabakh il prima possibile secondo quanto ha affermato il ministro degli Affari esteri armeno Ararat Mirzoyan nell’odierna seduta dell’Assemblea nazionale dell’Armenia. Ha osservato che la parte armena è in costante contatto con i suoi partner russi.“Non è chiaro come chiamarlo. Dopotutto, questo non è un incidente sul gasdotto. In ogni caso, il gasdotto danneggiato o chiuso si trova nell’area e nella zona di responsabilità delle forze di pace russe“, ha affermato il ministro. In precedenza è stato riferito che il sito è sotto il controllo delle forze azere. L’Armenia, ha detto, è anche in contatto con il “mondo civile”. Il ministero degli Esteri, ad esempio, ha già inviato una nota ai suoi partner internazionali. “E le risposte sono già state ricevute. Inoltre, durante la precedente chiusura del gas, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha discusso con il segretario di Stato americano, il presidente della Russia e il presidente della Francia. E stiamo già vedendo una reazione. Tuttavia, purtroppo, la questione non è stata ancora risolta sul posto“, ha affermato il capo del ministero degli Esteri.

(23 mar 22) UE PREOCCUPATA – L’Unione Europea (UE) ha espresso preoccupazione per la cessazione, ancora una volta, della fornitura di gas naturale all’Artsakh. “L’UE è preoccupata per i rinnovati tagli alla fornitura di gas a Stepanakert/Khankendi. È urgente riprendere le forniture alla popolazione locale colpita. L’UE chiede alle autorità di controllo di consentirlo, soprattutto nell’attuale clima rigido”, ha scritto su Twitter Peter Stano, portavoce principale per gli Affari esteri e la politica di sicurezza della Commissione europea dell’UE.

(23 mar 22) ANCORA SENZA GAS – È il terzo giorno che la fornitura di gas naturale viene interrotta ad Artsakh. Il comando del contingente di peacekeeping russo prosegue i negoziati con la parte azerbaigiana. Dal canto suo, il Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian ha negato in modo non chiaro il suo coinvolgimento nella sospensione della fornitura di gas naturale in Artsakh.”L’approccio non costruttivo dell’Armenia, le accuse infondate rivelano le reali intenzioni di quel paese. Consigliamo all’Armenia di garantire l’adempimento degli obblighi assunti dalle dichiarazioni trilaterali, compreso il ritiro delle forze armate dalla regione, e di contribuire così alla pace regionale e sicurezza, e di non fare dichiarazioni infondate“, ha affermato Leyla Abdullayeva, capo del dipartimento del servizio stampa del Ministero degli Affari esteri dell’Azerbaigian.

(22 mar 22) COMUNICATO MINISTERO ESTERI – Il ministero degli Esteri dell’Artsakh ha rilasciato una dichiarazione in relazione all’interruzione della fornitura di gas naturale. La dichiarazione recita quanto segue: “La sera del 21 marzo, le autorità azere hanno nuovamente interrotto la fornitura di gas all’Artsakh, privando la sua popolazione di un’importante risorsa di riscaldamento in condizioni climatiche estremamente fredde. Il comportamento dell’Azerbaigian è terrorismo umanitario. Viola gravemente i diritti umani, le norme e i principi del diritto internazionale umanitario e non rientra in alcun modo nelle norme della moralità. Questo atto atroce è un’altra dimostrazione di odio e nazionalismo. Il Ministero degli Esteri della Repubblica dell’Artsakh condanna fermamente la politica dell’Azerbaigian e si appella alla comunità internazionale con una richiesta urgente di dare un’adeguata valutazione della situazione.I passi misantropici dell’Azerbaigian non possono influenzare la volontà e la determinazione del popolo dell’Artsakh. Continueremo a vivere e creare nella nostra patria storica, a sviluppare e rafforzare la nostra statualità indipendente”. Anche il ministero degli Esteri dell’Armenia ha rilasciato un comunicato di condanna.

(22 mar 22) APPELLO OMBUDSMAN – Il difensore civico per i diritti umani dell’Artsakh, Gegham Stepanyan, si è rivolto a Toivo Klaar, rappresentante speciale dell’Unione europea per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia, e Dunja Mijatovic, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. “Sig. Toivo Klaar, con l'”impegno attivo” della leadership azerbaigiana, l’Artsakh (Nagorno-Karabakh) è nuovamente privato della fornitura di gas [naturale]. Non vedo l’ora di avere sue notizie presto. Sig.ra Dunja Mijatovic, è ancora interessata ai diritti umani? ” ha scritto su Twitter il difensore civico di Artsakh.

(21 mar 22) ANCORA BLOCCO GAS – Le autorità dell’Azerbaigian hanno nuovamente interrotto la fornitura di gas all’Artsakh. Il Centro informazioni di Stepanakert ha rilasciato un comunicato nel qualke si afferma che in occasione dei lavori di ripristino del gasdotto (rimasto bloccato per oltre dieci giorni) gli azeri hanno installato una valvola che consente loro di interrompere il flusso di gas.

(21 mar 22) PRIGIONIERI DI GUERRA – Nel corso di un’audizione alla Commissione Esteri dell’Assemblea nazionale dell’Armenia, il ministro Mirzoyan ha dichiarato che al momento risultano 38 prigionieri di guerra armeni nelle mani dell’Azerbaigian. Fra di loro tre civili. Il ministro ha affermato che “Erevan continua a sollevare la questione del ritorno immediato dei prigionieri di guerra armeni, degli ostaggi e di altre persone detenute illegalmente in Azerbaigian“. Inoltre, ha annunciato che il prossimo 19 aprile la questione è stata inserita all’ordine del giorno della sessione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE).

(21 mar 22) UNESCO – L’Armenia continua i negoziati per organizzare una visita dei rappresentanti dell’UNESCO nei territori, che sono passati sotto il controllo dell’Azerbaigian a seguito delle operazioni militari nel 2020 secondo quanto ha affermato il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan nel corso di un’audizione alla Commissione Esteri dell’Assemblea nazionale dell’Armenia. Il ministro ha ricordato la dichiarazione del ministro della Cultura azerbaigiano sull’intenzione di Baku di “albanizzare” i monumenti del patrimonio culturale armeno e la necessità di un sollecito intervento dell’Unesco.

(21 mar 22) VITTIME DI GUERRA E SCOMPARSI – Il Comitato Investigativo dell’Armenia continua la sua indagine penale sullo scatenamento e sullo svolgimento di una guerra contro l’Artsakh da parte dell’Azerbaigian nell’autunno del 2020. Nell’ambito di questo procedimento penale, è stato rilevato che il numero totale di militari e civili armeni uccisi nell’Artsakh e in Armenia a seguito di questa guerra è 3.822; a oggi, è sconosciuta la sorte di 187 soldati e 21 civili. Inoltre, 150 militari e civili armeni catturati finora sono stati consegnati all’Armenia dall’Azerbaigian.

(21 mar 22) EMERGENZA NEVE – Il presidente Arayik Harutyunyan ha convocato un’ampia consultazione di lavoro dedicata ai problemi causati dalle nevicate senza precedenti degli ultimi giorni in Artsakh. Il sindaco Davit Sargsyan ha presentato la rispettiva situazione nella capitale Stepanakert, nonché i relativi problemi e le misure adottate per risolverli. Secondo il sindaco, le autorità cittadine stanno facendo del loro meglio per effettuare efficacemente lo sgombero della neve e ha aggiunto che dopo una pausa di due giorni, il trasporto pubblico di Stepanakert ha ripreso le normali operazioni da questa mattina.Il presidente, da parte sua, ha fatto un riferimento particolare all’istruzione, rilevando che l’inizio delle lezioni nelle scuole di Artsakh dovrebbe essere posticipato, se necessario.

(19 mar 22) PROTESTA ARMENA A ONU – Il Coordinatore residente ad interim delle Nazioni Unite in Armenia Lila Pieters Yahia è stata convocata oggi al Ministero degli Affari esteri armeno ed è stato informato che la Repubblica di Armenia condanna fermamente il coinvolgimento dell’Ufficio delle Nazioni Unite in Azerbaigian nell’evento del 18 marzo a Shushi; è stata consegnata una nota di protesta. Il Ministero degli Affari Esteri ha chiesto alle Nazioni Unite di adottare misure per ripristinare la posizione neutrale delle Nazioni Unite nel contesto del conflitto del Nagorno Karabakh.

(19 mar 22) CONSIGLIO DI SICUREZZA – Si è riunito questa mattina il Consiglio di sicurezza convocato dal presidente Harutyunyan. All’ordine del giorno vi erano una serie di questioni relative al superamento delle sfide interne ed esterne che l’Artsakh deve affrontare. Il presidente ha dato una serie di istruzioni ai funzionari responsabili delle rispettive agenzie statali sui compiti a breve e lungo termine da svolgere.

(19 mar 22) RIPRISTINATO IL GAS – L’Artsakh Info Center ha emesso un annuncio ieri sera con cui informa che la fornitura di gas naturale in Artsakh è stata ripristinata. La nota riferisce che “in giornata sono stati completati i lavori di riparazione del gasdotto danneggiato. Si informa che in questo momento è già in corso la fornitura di gas naturale al punto di raccolta di Artsakhgaz CJSC“.

(18 mar 22) MIN. AA.EE. CONDANNA EVENTO SHUSHI – Il Ministero degli Affari Esteri dell’Artsakh ha rilasciato una dichiarazione sullo svolgimento di un evento nella città di Shushi e dedicato al 30° anniversario dell’adesione dell’Azerbaigian alle Nazioni Unite. La dichiarazione recita quanto segue: “Le autorità di Baku, in linea con il loro stile, continuano a condurre una politica distruttiva volta a legittimare i risultati della sua aggressione contro l’Artsakh, cercando di coinvolgere e sfruttare la comunità internazionale e le varie strutture in quel processo. L’organizzazione nella città di Shushi, occupata dall’Artsakh, di una solenne cerimonia dedicata al 30° anniversario dell’adesione dell’Azerbaigian alle Nazioni Unite e la partecipazione di rappresentanti dell’ONU e delle sue strutture a questo evento è un’altra manifestazione di questa politica. Il Ministero degli Esteri della Repubblica dell’Artsakh condanna fermamente lo svolgimento di un tale evento a Shushi. La partecipazione dei rappresentanti delle Nazioni Unite all’evento organizzato nella città, che è stata uno dei principali bersagli dell’aggressione e dell’armenofobia dell’Azerbaigian, contraddice i principi di attività, ideologia e missione di questa influente organizzazione internazionale, e sarà senza dubbio utilizzata da Azerbaigian per legittimare la sua politica disumana e aggressiva. Questo è anche un duro colpo per la reputazione delle Nazioni Unite, che avrà un impatto negativo sull’efficacia delle attività dell’organizzazione“.

(18 mar 22) NUOVO REPORT OMBUDSMAN ARTSAKH – L’Ufficio del difensore dei i diritti umani dell’Artsakh ha pubblicato un rapporto in tre lingue (armeno, russo, inglese) su “Le violazioni dei diritti del popolo di Artsakh da parte dell’Azerbaigian nel febbraio-marzo 2022”, che è stato inviato ai co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce, alle organizzazioni con un mandato primario di protezione dei diritti umani e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani. Il report è scaricabile QUI

(18 mar 22) AGGIORNAMENTO COVID – Attualmente, 17 persone stanno ricevendo cure ospedaliere ad Artsakh per COVID-19. Finora nel 2022 ad Artsakh sono stati condotti in totale 10.364 test per il coronavirus e i risultati di 3.073 di questi sono stati positivi. Dall’inizio dell’anno sono stati registrati 41 decessi per COVID-19.

(17 mar 22) ANCORA SENZA GAS – I lavori di ripresa della fornitura del gas in Artsakh non sono ancora stati completati a causa del terreno e delle condizioni meteorologiche difficili, secondo quanto riportato dalla dichiarazione diffusa dall’Artsakh Information Center. Il comunicato riferisce che ieri sono stati avviati i lavori di riparazione del gasdotto danneggiato ma per i motivi di cui sopra la ripresa dell’approvvigionamento del gas non è ancora stata completata.

(17 mar 22) SITUAZIONE A KHRAMORT – Canzoni patriottiche armene vengono suonate e diffuse con altoparlanti nel villaggio Khramort in risposta al “mugham” azerbaigiano. A causa delle provocazioni portate avanti dalle forze armate azere nei giorni scorsi, le donne ei bambini del villaggio sono stati temporaneamente trasferiti dalla comunità di Khramort nella regione di Askeran ad altri insediamenti. Fino a ieri non era chiaro quando sarebbero tornati al villaggio. Il fatto è che il vantaggio posizionale degli azeri ha messo il popolo di Khramort sotto il fuoco diretto dell’avversario; ed essendo sulla collina, gli azeri stanno sparando al villaggio come bersaglio.

(17 mar 22) OCCUPAZIONI AZERE – l’ex difensore dei diritti umani dell’Armenia Arman Tatoyan scrive sui socila che ad oggi sono state registrate quattro incursioni di militari azeri nel territorio dell’Armenia. 1) Nerkin Hand villaggio della provincia di Syunik (marzo 2022); 2) Comunità Vardenis della provincia di Gegharkunik (Kut, Verin Shorzha e un certo numero di altri villaggi) (maggio 2021); 3) Comunità Goris della provincia di Syunik (area del Lago Nero; vicino ai villaggi di Akner e Verishen) (maggio 2021); 4) Area di confine vicino al villaggio di Tsav nella provincia di Syunik (2020 ottobre).
Tatoyan sottolinea anche la presenza illegale delle forze armate azere sulle strade Goris-Kapan e Kapan-Chakaten (da novembre-dicembre 2020), nonché blocchi illegali di tali strade (da novembre 2021). Ricorda inoltre che in prossimità dei villaggi armeni i militari azeri sono ancora presenti nelle case e nei terreni di proprietà di cittadini e comunità dal novembre 2020 e le autorità azere continuano la loro politica di armenofobia, il loro odio politico e l’inimicizia al più alto livello rendendo impossibile la vita normale dei residenti armeni di confine attraverso la loro presenza e atti criminali.

(16 mar 22) SHUSHI OCCUPATA – Le autorità azere iniziano a ricostruire la città armena occupata di Shushi. Secondo quanto riferiscono i media dell’Azerbaigian, è stata indetta una gara per la costruzione del primo complesso residenziale della città. Il complesso di sei blocchi sarà composto da 24 edifici. Si terrà la gara per la realizzazione dei primi due blocchi. Il complesso residenziale sorgerà su un lotto di 8 ettari nella parte alta della città.

(16 mar 22) FORNITURA GAS – Grazie ai negoziati condotti con l’assistenza del governo armeno e delle forze di pace russe dall’8 marzo, oggi – dopo un blocco di nove giorni – la parte azerbaigiana ha iniziato a riparare un gasdotto danneggiato che entra nell’Artsakh dall’Armenia.

(15 mar 22) APPELLO OMBUDSMAN ARTSAKH – “In qualità di Difensore dei diritti umani della Repubblica dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh), in qualità di responsabile della protezione dei diritti delle persone che vivono nell’Artsakh, mi rivolgo ancora una volta ai Copresidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce, la Federazione Russa, gli Stati Uniti, la Francia, ai difensori dei diritti umani e ai difensori civici di tutti gli stati, alle istituzioni internazionali e alle organizzazioni per i diritti umani per informare che migliaia di armeni che vivono nell’Artsakh sono regolarmente soggetti ad atti terroristici e genocidi perpetrati dall’Azerbaigian ogni giorno“. Questo il messaggio diffuso ieri dal difensore dei diritti umani di Artsakh, Gegham Stepanyan. Ha ricordato inoltre che da oltre una settimana la popolazione dell’Artsakh viene privata delle forniture di gas naturale e le azioni dell’Azerbaigian devono essere valutate chiaramente dalla comunità internazionale.

(14 mar 22) LA RISPOSTA ARMENA ALLE PROPOSTE AZERE – Il ministero degli Esteri di Yerevan ha diramato la seguente nota in risposta a quella azera su un possibile accordo di pace: “La Repubblica di Armenia ha risposto alle proposte della Repubblica dell’Azerbaigian e ha chiesto alla Co-Presidenza del Gruppo di Minsk dell’OSCE di organizzare negoziati sull’accordo di pace tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica dell’Azerbaigian sulla base della Carta delle Nazioni Unite, dell’Accordo internazionale sui diritti civili e politici e dell’Atto finale di Helsinki”, si legge nella suddetta dichiarazione.

(14 mar 22) LE PROPOSTE AZERE PER LA PACE – Una dichiarazione del ministero degli Esteri azerbaigiano pubblicata sui mass media azeri illustra le condizioni alle quali l’Azerbaigian accetta di concludere un accordo di pace con l’Armenia. L’Azerbaigian sarebbe disponibile in tale senso sulla bese dei seguenti principi: 1) riconoscimento reciproco della sovranità, dell’integrità territoriale, dell’inviolabilità dei confini internazionali e dell’indipendenza politica; 2) conferma reciproca dell’assenza di pretese territoriali degli Stati tra loro e dell’obbligo legale di non avanzare tali pretese in futuro; 3) astensione dal minacciare la reciproca sicurezza nelle relazioni interstatali, dall’uso di minacce e dalla forza contro l’indipendenza politica e l’integrità territoriale, e da altre circostanze non coerenti con gli scopi della Carta delle Nazioni Unite; 4) delimitazione e demarcazione del confine di Stato, instaurazione di relazioni diplomatiche; 5) apertura dei trasporti e delle comunicazioni, l’instaurazione di altre comunicazioni pertinenti e la cooperazione in altri settori di reciproco interesse.
“Su questi principi di base i due Stati, conducendo negoziati intensi, sostanziali e orientati ai risultati, possono concludere un accordo di pace bilaterale”, ha affermato in una nota il ministero degli Esteri azerbaigiano. In precedenza, il ministero degli Esteri armeno ha affermato che l’Armenia ha fatto appello alla co-presidenza del Gruppo OSCE di Minsk affinché avvii negoziati con l’Azerbaigian per negoziare un accordo di pace. Appare evidente che tale proposta di pace esclude la indipendenza del Nagorno Karabakh.

(14 mar 22) ANCORA INTERROTTO IL GAS – Da una settimana il gas non arriva più in Artsakh. Lusine Avanesyan, portavoce del presidente dell’Artsakh ha dichiarato che la questione del ripristino dell’approvvigionamento di gas naturale nell’Artsakh è in fase di negoziazione con la controparte azera. Il gasdotto nel territorio attualmente controllato dall’Azerbaigian e che fornisce gas naturale all’Artsakh è stato danneggiato l’8 marzo. Da allora sono in corso trattative con gli azeri, ma questi ultimi stanno ostacolando i lavori di riparazione. Nonostante i numerosi appelli per una soluzione immediata a questo problema e le assicurazioni delle autorità dell’Artsakh che la questione verrà risolta insieme alle forze di pace russe, la popolazione dell’Artsakh è privata del gas naturale per il settimo giorno.

(14 mar 22) CONSIGLIO DI SICUREZZA – L’Azerbaigian continua a diffondere notizie false con l’obiettivo di provocare il panico tra la popolazione di Artsakh. Il Consiglio di sicurezza dell’Artsakh ne ha preso atto in una dichiarazione rilasciata oggi: “Informiamo che l’Esercito di Difesa della Repubblica dell’Artsakh svolge i compiti assegnatigli in conformità con i piani precedentemente approvati. L’Esercito di Difesa sta monitorando da vicino tutti i movimenti della parte azerbaigiana e le informazioni su un accumulo [militare] lungo l’intera linea di contatto non corrisponde alla realtà“.

(14 mar 22) UNIONE EUROPEA PREOCCUPATA – Toivo Klaar, il rappresentante speciale dell’Unione europea (UE) per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia, che si trova attualmente nella capitale dell’Armenia Yerevan, ha dichiarato di aver discusso sia con l’Armenia che con l’Azerbaigian le questioni le recenti violazioni del cessate il fuoco e del gasdotto che entra nell’Artsakh dall’Armenia e di essere preoccupato per la situazione attuale. Al riguardo, Klaar ha osservato che negli ultimi giorni ha avuto diverse conversazioni con rappresentanti di Yerevan e Baku su questi temi. Il rappresentante speciale dell’UE ha osservato che è molto importante che il gasdotto che entra nell’Artsakh venga riparato il prima possibile e che le sparatorie cessino.

(12 mar 22) SEGNALATI MOVIMENTI DI TRUPPE AZERE – Sono stati registrati movimenti di truppe azere e materiale verso la frontiera con l’Armenia. Ieri il generale Hakobyan del ministero Difesa di Yerevan ha detto di aspettarsi azioni belliche dell’Azerbaigian contro l’Armenia e l’Artsakh. Tale attività potrebbe essere favorita dalla situazione internazionale ma anche dallo spostamento di truppe russe dall’Armenia all’Ucraina.

(12 mar 22) ANCORA VIOLAZIONI AZERE – Il ministero della Difesa dell’Artsakh ha rilasciato una nota con la quale informa che anche nella mattinata odierna sono stati registrati colpi dalle postazioni azere. Nella giornata di ieri i soldati dell’Azerbaigian hanno violato frequentemente il cessate il fuoco sparando 27 proiettili, da lanciagranate, contro i villaggi di Khramort, Parukh e Khanapat nella regione di Askeran.

(12 mar 22) AGGIORNAMENTO COVID – Attualmente, 23 persone stanno ricevendo cure ospedaliere ad Artsakh per COVID-19. Nel 2022 in Artsakh sono stati condotti 10.120 test per il coronavirus e 3.060 di questi sono risultati positivi. Nell’anno in corso sono stati registrati 40 decessi per COVID-19 ad Artsakh.

(11 mar 22) AZERI CONTINUANO A SPARARE – Le forze armate azere continuano a violare il cessate il fuoco in direzione dei villaggi di Khramort, Farukh e Khnapat della regione di Askeran della Repubblica dell’Artsakh. Il nemico usa mortai e armi leggere di grosso calibro contro i civili. “È ovvio che questi tentativi di sparare colpi di mortaio contro i civili mirano prima di tutto a provocare il panico nella società. Il ministero dell’Interno dell’Artsakh sta monitorando gli sviluppi e fornirà aggiornamenti regolari sulla situazione. Allo stesso tempo, sollecitiamo tutti i media a essere guidati solo da informazioni ufficiali“, afferma una nota governativa armena.

(11 mar 22) INTERRUZIONE SERVIZI – Per il quarto giorno l’Artsakh non dispone del gas in quanto gli azeri continuano a impedire ai tecnici di riparare la condotta che dall’Armenia giunge a Stepanakert e che ha subito un danno (doloso) nel territorio di Shushi sotto occupazione azera. In giornata la capitale è rimasta anche senza corrente elettrica.

(11 mar 22) GRANATE AZERE CONTRO UNA SCUOLA – Verso le 10:20 ora locale, la parte azerbaigiana, secondo i dati preliminari, ha sparato due proiettili da 120 mm, da un lanciagranate, contro l’area scolastica del villaggio di Khnapat nella regione di Askeran. Non risultano feriti. Continua inoltre la pressione sugli abitanti della regione con messaggi diffusi dal nemico con altoparlanti: questa volta è stato interessato il villaggio di Taghavard nella regione di Martuni

(11 mar 22) NOTA USA SU SOLDATO ARMENO UCCISO – La missione statunitense presso l’Osce ha rilasciato una dichiarazione realtiva alla morte del soldato armeno Hrach Manasaryan colpito da fuoco azero lungo il confine tra Nkhchivan e Armenia lo scorso sette marzo. La dichiarazione afferma che la morte tragica ed evitabile sottolineava la necessità di una maggiore moderazione, che le forze si allontanassero l’una dall’altra nelle aree di confine contese e di un maggiore impegno diplomatico per trovare soluzioni globali a tutte le questioni in sospeso.

(10 mar 22) ERDOGAN E ALIYEV – Un incontro tra il presidente azero Ilham Aliyev e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è svolto ad Ankara ed è durato più di quattro ore. Le parti hanno notato che con la firma della “Dichiarazione Shushi” e la sua ratifica da parte dei parlamenti dei due Paesi, le relazioni fraterne e amichevoli Azerbaigian-Turchia si sono ulteriormente sviluppate. Le parti si sono scambiate opinioni sulle prospettive di normalizzazione delle relazioni Armenia-Azerbaigian nel periodo successivo al conflitto e hanno preso atto dell’importanza del “corridoio di Zangezur” nonché dell’apertura della ferrovia Kars-Nakhchivan.

(10 mar 22) FINANZIAMENTI DA STATI UNITI – La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge sugli stanziamenti Omnibus che conclude la spesa dell’anno fiscale 2022 che richiede “non meno di” $ 45 milioni per l’Armenia e $ 2 milioni per lo sminamento umanitario nell’Artsakh (Nagorno-Karabakh). La misura richiede inoltre “che prima di qualsiasi obbligo iniziale di fondi stanziati ai sensi del titolo IV della legge per l’assistenza all’Armenia e all’Azerbaigian, il Segretario di Stato si consulti con i comitati per gli stanziamenti sugli usi proposti di tali fondi”. Il disegno di legge stesso include un linguaggio sulla sezione 907 del FREEDOM Support Act e richiede anche un rapporto sulla probabilità di un’azione militare contro l’Artsakh “non oltre 90 giorni dopo la data di entrata in vigore di questa legge”.

(10 mar 22) ALTRO CIVILE FERITO DAGLI AZERI – Alle 10:35, la polizia del dipartimento regionale di Askeran ha riferito che Suren Baghdasaryan (nato nel 1971), residente nel villaggio di Khramort, è stato ferito alla schiena mentre svolgeva lavori agricoli nel cortile della sua casa a seguito di un colpo sparato da un lanciagranate dalla parte azerbaigiana. .La mina lanciata è esplosa nel cortile della loro casa. Baghdasaryan è stato immediatamente portato in una struttura medica ma fortunatamente la lesione è lieve.

(10 mar 22) CONSIGLIO DI SICUREZZA – Il presidente della Repubblica dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha presieduto una riunione estesa del Consiglio di sicurezza. Le questioni relative alla sicurezza e umanitarie erano all’ordine del giorno di discussione. Il Capo dello Stato ha evidenziato che il tratto danneggiato del gasdotto si trova presso la posizione dell’avversario, e la parte azera da tre giorni di seguito ostacola i lavori di ristrutturazione senza alcuna giustificazione.
Non c’è dubbio che sia i danni al gasdotto che i ritardi nei lavori di riparazione, così come il comportamento aggressivo nei confronti della pacifica popolazione di Artsakh in questi giorni, abbiano un contesto geopolitico. In particolare, l’Azerbaigian sta cercando di prendere vantaggio della situazione intorno all’Ucraina e del coinvolgimento di attori internazionali. Le autorità di Baku stanno ricorrendo a ovvie provocazioni volte a intimidire psicologicamente la popolazione pacifica del Paese e, quindi, sfrattare gli armeni dall’Artsakh. Vi assicuriamo che le autorità dell’Artsakh stanno lavorando a tutti per prevenire problemi di sicurezza e umanitari e per migliorare la situazione. Pertanto, esorto tutti a mantenere la calma, ad astenersi dall’eccessiva tensione della situazione e da azioni irresponsabili“, ha affermato il presidente Harutyunyan.

(10 mar 22) INTERRUZIONE GAS – La fornitura di gas naturale all’Artsakh è stata interrotta a causa dei danni, nelle prime ore del mattino di martedì, del gasdotto in ingresso in Artsakh dall’Armenia. La sezione danneggiata di questo gasdotto si trova nell’area sotto il controllo delle forze armate azere che continuano ad ostacolare gli interventi di riparazione. Sono in corso trattative con la parte azerbaigiana per riparare questa sezione. Anche rappresentanti delle forze di pace russe di stanza in Artsakh e membri del personale dell’ufficio del Consiglio di sicurezza sono coinvolti in questi negoziati.

(10 mar 22) NOTA MINISTERO ESTERI SU VIOLAZIONI AZERE – Il 9 e 10 marzo, le forze armate dell’Azerbaijani hanno preso di mira la popolazione civile dei villaggi di Khnhinak e Karmir Shuka della regione di Martuni e il villaggio di Khramort della regione di Askerlan, impiegando anche armi da fuoco di grandi calibri, con la conseguenza che un civile è stato ferito. Lo riferisce una nota rilasciata oggi dal Ministero degli Affari Esteri dell’Artsakh: “Nella notte dell’8 marzo, l’unico gasdotto che porta alla Repubblica dell’Artsakh è stato danneggiato, privando l’intero territorio del Paese dell’approvvigionamento di gas. La sezione danneggiata è nell’area sotto il controllo delle forze armate dell’Azerbaijani. Ad oggi, la parte azerbaigiana sta ostacolando la riparazione del gasdotto, a causa del quale l’intera popolazione di Artsakh sta affrontando una serie di problemi umanitari, particolarmente gravi a causa delle condizioni climatiche fredde. Durante la scorsa settimana, l’avversario, attraverso gli annunci dell’altoparlante, ha costantemente invitato la pacifica popolazione di Khramort per lasciare il villaggio, minacciando il popolo con la vendetta fisica. La politica ufficiale di Baku è, come sempre, altamente distruttiva. Viola gravemente i principi del diritto internazionale e dell’umanità, rappresenta nella sua essenza una combinazione di odio armeno, nazismo e terrorismo. Il ministero degli Esteri della Repubblica di Artsakh condanna fermamente le azioni provocatorie dell’Azerbaigian, che sono una minaccia per la pace e la stabilità regionali, un colpo alla missione di mantenimento della pace russa, una sfida per il mondo civilizzato, e non dovrebbe essere lasciato ingiunto. I recenti sviluppi dimostrano ancora una volta le reali intenzioni dell’Azerbaigian nei confronti del popolo armeno, dell’Artsakh e del suo futuro. La determinazione del popolo di Artsakh a vivere nella propria patria e a difenderla era, è e rimarrà incrollabile“, si legge anche nella dichiarazione del MFA di Artsakh.

(10 mar 22) EUROPARLAMENTO PER IL PATRIMONIO ARMENO IN ARTSAKH – Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che condanna la distruzione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh. Alla votazione hanno partecipato 679 parlamentari, di cui 635 favorevoli alla risoluzione, 2 contrari e 42 astenuti.La bozza di risoluzione esprime profonda preoccupazione per la narrativa diffusa dall’Azerbaigian, che ritrae i siti del patrimonio culturale armeno come aventi origini albanesi e rinomina i monumenti armeni come “caucasici-albanesi”. La creazione di un nuovo gruppo di lavoro in Azerbaigian, incaricato di cancellare iscrizioni da monumenti religiosi o storici nella parte del Nagorno-Karabakh sotto il suo controllo, è condannata come illecito saccheggio del patrimonio culturale dei popoli vicini al fine di privarli di la loro memoria storica. Questa decisione viola lo spirito delle sentenze della Corte internazionale di giustizia del 7 dicembre 2021, afferma il documento. Inoltre, la risoluzione richiede all’Azerbaigian di concedere agli organismi competenti, come l’UNESCO, Aliph o Iconem, l’accesso ai siti del patrimonio nei territori sotto il suo controllo per poter procedere con il loro inventario e garantirne la protezione. Esorta inoltre a non interferire con i siti del patrimonio armeno prima di una missione di valutazione dell’UNESCO ea consultare esperti del patrimonio culturale armeno e internazionale prima e durante l’intervento sui siti del patrimonio culturale armeno. Il documento esprime inoltre preoccupazione per i rinnovati scontri al confine armeno-azero, che hanno provocato vittime umane, e invita le parti ad astenersi dall’uso della forza ea proseguire il dialogo politico avviato di recente.

(10 mar 22) PARLAMENTO CONDANNA LE PROVOCAZIONI AZERE – Le forze politiche rappresentate nell’Assemblea nazionale dell’Artsakh hanno rilasciato una dichiarazione congiunta con la quale condannano le recenti pericolose provocazioni azere. QUI IL TESTO

(9 mar 22) INTENSA ATTIVITA’ AZERA SU ARTSAKH – Le forze armate azere hanno sparato attivamente armi di vario calibro, inclusi mortai da 60 mm, in direzione dei territori amministrativi e delle strade di Khramort, Nakhichevanik (regione di Askeran), Khnushinak, Karmir Shuka (regione di Martuni). Il procuratore generale dell’Artsakh ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Tenendo conto della situazione attuale, le forze dell’ordine stanno adottando tutte le misure possibili per documentare le azioni criminali della parte azerbaigiana e le loro conseguenze. Per tutta la giornata, sono state nuovamente ascoltate minacce da un posto di blocco azero vicino al villaggio di Khramort, attraverso gli altoparlanti , di “lasciare il territorio” e che “sarà usata la forza”.”

(9 mar 22) FERITO CIVILE A KHRAMORT – Gli azeri continuano a sparere contro l’insediamento di Khramort e come conseguenza delle violazioni un civile è stato ferito. Un trattore è stato invece danneggiato nel villaggio di Nakhichevanik. Gli azeri stanno sparando contro i contadini che vanno al lavoro per spingerli ad abbandonare il territorio.

(9 mar 22) UNIVERSITA’ DELL’ARTSAKH – Oggi è stato lanciato il programma “Open Doors Day” presso la Stepanakert Mesrop Mashtots University. Nell’ambito del programma, gli studenti delle classi 11°-12° delle scuole secondarie della Capitale hanno avuto modo di conoscere le attività dell’Ateneo. Il rettore dell’università Donara Gabrielyan, ha presentato le attività dell’ateneo.

(9 mar 22) VIOLAZIONI AZERE CON ARMENIA – Le forze armate azere hanno nuovamente violato il cessate il fuoco al confine con l’Armenia. Secondo il servizio stampa del ministero della Difesa armeno, intorno alle 13:10 ora localeì, le forze armate azere hanno aperto il fuoco con armi leggere di vario calibro in direzione delle postazioni armene in direzione ovest del confine. Come risultato delle azioni reciproche della parte armena, il nemico cessò il fuoco. A partire dalle 15, la situazione in questa sezione del confine è relativamente stabile.

(8 mar 22) C.E.D.U. – La Grande Camera della CEDU non prenderà in considerazione gli appelli di Armenia e Azerbaigian contro la decisione del 2021 sui casi dei residenti di Tavush Mamikon Khojoyan e Karen Petrosyan torturati durante la prigionia azerbaigiana nel 2014. Le denunce non sono state ammesse al procedimento. Le sentenze in questi casi devono essere eseguite. In precedenza la CEDU ha obbligato l’Azerbaigian a rimborsare 40mila euro a ciascuno dei parenti delle vittime, nonché a condurre un’indagine preliminare che coinvolga i legittimi successori delle vittime. Secondo la sentenza, gli autori devono essere identificati e assicurati alla giustizia. Il 4 novembre, il tribunale si è pronunciato contro l’Azerbaigian, soddisfacendo la denuncia della parte armena, riscontrando violazioni del diritto alla vita e alla libertà dalla tortura di Khojoyan e Petrosyan. La parte armena ha presentato ricorso alla Grande Camera per contestare la violazione del diritto alla libertà dalla discriminazione. Il 77enne Mamikon Khojoyan è morto pochi giorni dopo il suo ritorno dalla prigionia. In cattività subì violenze. Karen Petrosyan è mortO in una prigione azerbaigiana. La versione delle autorità azere è che sia morto per insufficienza cardiaca. Tuttavia, i fatti parlano di morte violenta.

(7 mar 22) UCCISO SOLDATO ARMENO – Il sergente Hrach Manasaryan è stato mortalmente colpito intorno alle 12,10 ora locale da cecchini azeri lungo la linea di confine tra Armenia e Nakhchivan, all’altezza dell’insediamento di Yeraskh già teatro in passato di altre violazioni azere. Il soldato, originario del villaggio di Akner vicino Goris, aveva 33 anni e lascia due figli; è morto mentre veniva trasportato in ospedale. Un altro soldato è rimasto gravemente ferito ed è in pericolo di vita.

(7 mar 22) VIOLAZIONI AZERE – Il villaggio di Kramort continua da giorni a essere interessato da violazioni azere con numerosi colpi sparati verso l’insediamento. Della situazione è costantemente informato il comando delle forze di pace russe. L’esercito di difesa dell’Artsakh ha risposto al fuoco. Oggi viene riferita una situazione relativamente calma.

(7 mar 22) AIUTI ALL’UCRAINA – Su iniziativa del governo della Repubblica dell’Artsakh, 14 tonnellate di aiuti umanitari, sotto forma di beni di prima necessità prodotti localmente, sono state inviate ai residenti delle regioni ucraine di Kiev e Zaporozhye.

(5 mar 22) CONDANNATI DUE PRIGIONIERI ARMENI – Il tribunale di Baku, in violazione della convenzione di Ginevra, ha condannato due soldati armeni prigionieri di guerra a 19 e 18 anni di reclusione. Il verdetto è stato emesso contro i militari Ishkhan Sargsyan e Vladimir Rafayelyan, e nell’ambito di un “caso penale” contro di loro nella capitale dell’Azerbaigian Baku. Dovranno scontare nove anni di prigione e il resto della pena, in una colonia correttiva a regime rigoroso. Nell’ennesimo processo farsa allestito in Azewrbaigian sono stati accusati di ingresso illegale nel territorio di Karvachar e posizionamento mine.

(4 mar 22) COMMISSIONE ELETTORALE CENTRALE – Si è tenuta una riunione della Commissione elettorale centrale della Repubblica dell’Artsakh. L’ordine del giorno dell’incontro riguardava la discussione sulla questione dell’approvazione del programma degli eventi principali per la preparazione e lo svolgimento di elezioni anticipate per il capo della comunità di Berdashen, i membri del consiglio delle comunità di Norshen, Tsovategh, Sos, Varanda della regione di Martuni, i membri del consiglio della comunità di Aknaberd della regione di Shahumyan della Repubblica di Artsakh il 10 aprile 2022.

(4 mar 22) OMBUDSMAN ARMENIA – Una delegazione guidata dal neoeletto difensore dei diritti umani (Difensore civico) dell’Armenia, Kristine Grigoryan, è stata ospitata all’Assemblea nazionale dell’Artsakh. Il difensore civico dell’Armenia è stato ricevuto per la prima volta dal vicepresidente del parlamento dell’Artsakh, Gagik Baghunts. Le parti hanno discusso la cooperazione tra le due repubbliche armene. Grigoryan ha informato di essere in costante contatto con il difensore civico dell’Artsakh Gegham Stepanyan e ha assicurato che rafforzerà ulteriormente i legami in termini di monitoraggio, registrazione delle violazioni e protezione dei diritti delle persone dell’Artsakh nelle istanze internazionali. Stepanyan, da parte sua, ha sottolineato la necessità di continuare i programmi in corso.

(4 mar 22) AGGIORNAMENTO COVID – Attualmente, 40 persone stanno ricevendo cure ospedaliere ad Artsakh per COVID-19. Finora nell’Artsakh sono stati condotti 9.624 test per il coronavirus nel 2022 e i risultati di 2.996 di questi sono risultati positivi. Nell’anno in corso sono stati segnalati 38 decessi per Covid.

(3 mar 22) NUOVO PRESIDENTE ARMENIA – Il presidente della Repubblica dell’Artsakh, Arayik Harutyunyan, ha inviato una lettera di congratulazioni a Vahagn Khachaturyan per la sua elezione a Presidente dell’Armenia: “Caro signor Khachaturyan, aA nome del popolo, delle autorità dell’Artsakh e mio personale, mi congratulo cordialmente con Lei per la Sua elezione a Presidente della Repubblica di Armenia. Faccia che la Sua ricca esperienza, conoscenza e abilità contribuisca all’adempimento efficace ed efficace dei Suoi doveri in quella posizione elevata e responsabile, rafforzando costantemente lo Stato armeno e guidando il popolo armeno verso un futuro affidabile e luminoso. Siamo convinti che il rafforzamento della trinità Armenia-Artsakh-Diaspora, il rafforzamento della Repubblica di Artsakh e la protezione dei diritti e degli interessi dei residenti di Artsakh avranno un posto speciale nella Sua attività oltre ad altre questioni. Mi congratulo ancora una volta con Lei, rispettoso Signor Presidente, augurandole buona salute, successo e tutto il meglio”, si legge nella lettera del Presidente dell’Artsakh.

(1 mar 22) CONSIGLIO DI SICUREZZA – Il presidente Arayik Harutyunyan ha convocato oggi una riunione del Consiglio di sicurezza Artsakh incentrata su una discussione sulle sfide esterne e interne che l’Artsakh deve affrontare, così come i processi in corso nelle arene internazionali e regionali.

(1 mar 22) PRIGIONIERI DI GUERRA – Il ministro degli Esteri dell’Armenia Ararat Mirzoyan, ha incontrato Peter Maurer, presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), Riferendosi alle attività del CICR come organizzazione umanitaria e non politica, Mirzoyan ha sottolineato l’importanza delle attività di questa organizzazione per la risoluzione delle questioni umanitarie nell’Artsakh. In questo contesto, Ararat Mirzoyan ha richiamato l’attenzione di Peter Maurer sull’urgenza del rimpatrio di 38 prigionieri di guerra e civili armeni detenuti in Azerbaigian, oltre a rivelare i casi di sparizioni forzate e il destino delle persone scomparse. Inoltre, il FM armeno ha sottolineato la necessità di garantire l’accesso senza ostacoli delle organizzazioni internazionali al Nagorno Karabakh e il loro impegno attivo sul campo.
Il ministro Mirzoyan ha anche incontrato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet a margine della 49a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani a Ginevra.

È ufficialmente partita la campagna contro le chiese armene

Le prime avvisaglie si erano avute già all’indomani della fine della guerra del 2020 allorché lo splendido monastero armeno di Dadivank – rimasto sia pure per una manciata di chilometri nel territorio controllato dai militari dell’Azerbaigian – era finito nelle mire della propaganda del ministero della cultura.
Subito ribattezzato con il nome di Khudavang, da Baku erano giunti proclami sulla identità azerbaigiana del sito e il 4 dicembre un rappresentante della minuscola comunità Udi vi aveva officiato una liturgia accompagnato. da uno stuolo di funzionari governativi e militari azeri.
Fu subito chiaro che l’indirizzo politico di Baku dopo il conflitto era quello di “dearmenizzare” le chiese armene e ricondurre le stesse all’origine albana.

Le chiese erano viste, giustamente, come un simbolo dell’armenità della regione e pertanto doveva essere attuata una doppia strategia: quello che non era stato distrutto durante o subito dopo il conflitto andava adeguatamente “restaurato” eliminando ogni traccia di armenità alle stesse.

Un esempio lampante di questa politica è dato dalla cattedrale di Shushi Ghazanchetsots (S.mo Salvatore) intenzionalmente colpita dai missili azeri durante la guerra, oggetto di vandalismi a fine conflitto e poi ingabbiata in lavori di manutenzione.
Basta soffermarsi su quanto riporta il sito del ministero della cultura azero per capire le finalità di questo restauro: “Come tutti gli altri monumenti storici e culturali dell’Azerbaigian, la Chiesa di Gazanchy sarà restaurata sulla base di documenti storici e materiali d’archivio, nel rispetto del suo aspetto artistico ed estetico originario; è un’attività scientifico-pratica-di ricerca e comprende un’analisi completa del monumento e lo studio delle caratteristiche architettoniche e storiche. Il progetto di restauro consentirà di riportare il monumento all’aspetto originario, come era nell’Ottocento”.
In parole semplici, verranno eliminati tutti gli elementi che in qualche modo possano riportare all’identità armena della chiesa, a cominciare dalla cupola (subito rimossa) e qualsiasi altra iscrizione. Naturalmente i “documenti storici” custoditi a Baku avranno un grado di attendibilità elevatissimo…

A giugno era stato poi il presidente Aliyev a dichiarare pubblicamente, nel corso di un suo tour ad Hadrut, che da ogni monumento civile o religioso nei territori ora sotto controllo azero andava rimossa qualsiasi iscrizione o riferimento armeno.
Un’operazione di pulizia etnica culturale, con arroganza annunciata pubblicamente senza che né l’Unesco né qualsiasi altra istituzione culturale o politica internazionale sentisse il dovere di criticarlo.

Ora, pochi giorni fa, il 3 febbraio, è partita ufficialmente la campagna di “dearmenizzazione”: il ministro della Cultura, Anar Karimov, ha affermato che sarà istituito un gruppo di lavoro per identificare ciò che ha definito “falsificazione armena” nelle chiese, mettendo in pratica una teoria pseudoscientifica che nega l’origine armena delle chiese.
Di fatto, il governo dell’Azerbaigian annuncia ufficialmente che intende cancellare le iscrizioni armene sui siti religiosi nel territorio che ha rivendicato nella guerra del 2020 con l’Armenia; anzi, rimuovere “le tracce fittizie scritte dagli armeni sui templi religiosi albanesi“.

La giustificazione di tale condotta si basa sulla teoria (sviluppata per la prima volta negli anni ’50 dallo storico azerbaigiano Ziya Buniyatov) che le chiese armene in realtà erano originariamente l’eredità dell’Albania caucasica, un antico regno un tempo situato in quello che oggi è l’Azerbaigian. La teoria, che non è supportata dagli storici tradizionali, è stata a lungo propagata dagli storici nazionalisti azerbaigiani ed è stata accolta dall’attuale governo di Baku.

Ora, tale vergognoso oltraggio all’arte, all’architettura e alla religione, oltre a meritare una decisa presa di posizione internazionale (ma son tutti troppo preoccupati a richiedere il gas azero per far fronte alla crisi ucraina…) ci induce ad alcune considerazioni:

  1. Come può rivendicare un’eredità culturale e religiosa uno Stato che esiste dal 1918?
  2. Se le chiese e i manufatti armeni altro non erano che sovrapposizioni di chiese e manufatti “albani”, perché per decenni gli azeri li hanno distrutti? Perché si sono accaniti sulle migliaia di croci di pietra medioevali (katchkar) di Julfa o hanno distrutto centinaia di chiese nel Nakchivan?
  3. Se gli azeri si dichiarano “eredi” degli albani caucasici cristiani, perché hanno mandato in guerra contro gli armeni migliaia di miliziani jihadisti che hanno compiuto atti di sacrilegio nei siti religiosi cristiani e hanno sgozzato come “infedeli” numerosi soldati e civili armeni?

Purtroppo, per le note congiunture economiche ed energetiche, difficilmente potrà arrivare una qualche solidarietà dalla politica europea e italiana in particolare.
La cui attiva lobby – qualche politico che “lancia appelli”, qualche giornalista di terza fascia, qualche ex professorino a pagamento – si è già attivata con interventi sui media nazionali per fare da cassa di risonanza e provare a fornire un qualche supporto storico all’ennesima porcata del dittatore Aliyev.
Naturalmente l’unico supporto che hanno è quello dei soldi…

Aliyev vuole una pulizia etnica in Artsakh

In un’intervista con i media azeri, il presidente azerbaigiano ha espresso insoddisfazione per il fatto che la forza di pace russa stia creando ostacoli al deflusso degli armeni dal territorio dell’Artsakh e stia usando vari mezzi per mantenere gli armeni nell’Artsakh.
Si tratta di una dichiarazione gravissima che evidenzia, ancora una volta, la volontà azera di “ripulire” il territorio dagli armeni.
A questa ennesima grave affermazione ha risposto Gegham Stepanyan, difensore dei diritti umani (difensore civico) dell’Artsakh.

“Gli sforzi compiuti dalle forze di pace per ripristinare la vita pacifica nell’Artsakh causano insoddisfazione alle autorità azerbaigiane.
Questa non è altro che una confessione della politica azerbaigiana di pulizia etnica degli armeni nel territorio di Artsakh, deportando la popolazione armena e privandola della loro patria.
La politica di chiudere la questione appropriandosi dell’Artsakh cambiando i dati demografici a favore degli azeri non è nuova in Azerbaigian; ha guadagnato più slancio durante il governo del padre di Ilham Aliyev, Heydar Aliyev, in particolare negli anni ’70.

Nel 2002, in un’intervista con i media azerbaigiani, Heydar Aliyev dichiarò testualmente: “Allo stesso tempo, ho cercato di cambiare i dati demografici lì. Il Nagorno-Karabakh ha sollevato la questione dell’apertura di un’università lì. Qui [in Azerbaigian] tutti si opposero. Ho pensato e deciso di aprire. Ma a condizione che ci fossero tre settori: azero, russo e armeno. Ho aperto. Abbiamo inviato azeri dalle regioni adiacenti non a Baku lì [Oblast’ autonoma del Nagorno-Karabakh]. Abbiamo aperto una grande fabbrica di scarpe lì [Oblast’ Autonoma del Nagorno-Karabakh]. Non c’era forza lavoro nella stessa Stepanakert. Abbiamo inviato lì azeri dai luoghi circostanti la regione. Con queste e altre misure, ho cercato di avere più azeri nel Nagorno-Karabakh e di ridurre il numero di armeni”.

In questo modo, la politica sistematica delle autorità azere di interrompere con ogni mezzo la vita pacifica nell’Artsakh, di violare i diritti umani fondamentali, di creare un’atmosfera di paura e disperazione, mira a chiudere la questione dell’Artsakh. Questo è ciò a cui mirano i dati completamente falsi e manipolatori di Ilham Aliev sul numero di armeni che vivono ad Artsakh. In varie dichiarazioni e interviste, presenta deliberatamente dati che non hanno nulla a che fare con la popolazione reale di Artsakh. Che, tra l’altro, sono state più volte smentite dai dati forniti dalla parte russa.

Attiro l’attenzione dei rappresentanti dei circoli politici ufficiali di diversi Paesi, della comunità dei diritti umani, delle organizzazioni internazionali, esorto a non cedere alle manipolazioni azerbaigiane, a visitare l’Artsakh o ad utilizzare fonti oggettive per avere informazioni chiare e informazioni imparziali su Artsakh.”

Comunicato delle forze politiche dell’Artsakh contro le dichiarazioni di Aliyev

Oggi le forze politiche rappresentate nell’Assemblea nazionale dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla politica distruttiva e aggressiva della leadership politica dell’Azerbaigian. La dichiarazione recita quanto segue:

Dopo la dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020, l’Azerbaigian crea regolarmente situazioni di tensione ai confini della Repubblica dell’Artsakh e della Repubblica di Armenia, prendendo di mira principalmente la popolazione civile delle due repubbliche armene.

Tali provocazioni, divenute più frequenti negli ultimi giorni, dimostrano che l’Azerbaigian non ha rinunciato alla sua decennale politica anti-armena, che mette in discussione la leadership politico-militare del Paese sulle agende di pace, la sincerità delle dichiarazioni talvolta realizzato per organizzazioni internazionali.

Nonostante gli sforzi di pace di uno dei copresidenti del Gruppo di Minsk, la Federazione Russa, l’aggressione azera scatenata contro il popolo di Artsakh nell’autunno del 2020 con la partecipazione della Turchia e di terroristi internazionali, accompagnata da massicce violazioni dei diritti umani, continua con altri metodi. Tutto ciò è regolarmente infiammato dalle continue minacce rivolte in particolare dal leader dell’Azerbaigian, mettendo così in discussione la sicurezza del corridoio controllato dalle forze di pace russe.

L’abbandono di tutto questo da parte della dirigenza armena, delle organizzazioni internazionali e dei Paesi influenti e la mancanza di risposte adeguate, sono diventati il ​​segnale sbagliato per il leader del Paese vicino, il quale, dimenticando gli impegni presi dal suo Paese quando aderisce ad autorevoli strutture europee, sostiene attualmente di limitare le attività del Gruppo OSCE di Minsk, composto da tre membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: Russia, Stati Uniti e Francia.

Consideriamo inammissibile un tale atteggiamento denigratorio nei confronti della suddetta autorevole struttura, che ha contribuito a lungo alla stabilità regionale sulla soluzione pacifica del conflitto in Karabakh dal 1992 e lo valutiamo come un aperto disprezzo del diritto internazionale e gli sforzi della comunità internazionale.

Condannando tale comportamento della leadership azerbaigiana, chiediamo ai copresidenti del gruppo di Minsk di adottare misure pratiche per neutralizzare la politica distruttiva dell’Azerbaigian al fine di prevenire nuove tensioni nella regione e riportare i responsabili di quel paese nel campo del diritto internazionale.

Libera Patria-UCA

Patria Unita

Giustizia

Federazione Rivoluzionaria Armena

Partito Democratico dell’Artsakh

************************************************************************

La dichiarazione delle forze parlamentari dell’Artsakh fa seguito alle recenti dichiarzioni del presidente azerbaigiano. Baku reprimerà i tentativi del Gruppo di Minsk dell’Osce di impegnarsi nel conflitto del Karabakh, secondo quanto riferito dai media locali citando Ilham Aliyev.
Aliyev ha affermato che l’OSCE non dovrebbe occuparsi del conflitto del Nagorno Karabakh, perché è stato risolto. Aliyev ha sottolineato che il gruppo di Minsk deve accettare la realtà e sapere che non può affrontare la questione del Karabakh perché non lo permetterà.

Dicembre 2021

(31 dic 21) BABAYAN VISITA UNITA’ MILITARI – Il ministro degli Esteri dell’Artsakh, David Babayan, insieme ai membri del governo e del parlamento, ha visitato un certo numero di unità militari e alcune sezioni del dipartimento della linea di contatto. Il ministro si è congratulato con i militari per le prossime vacanze di Capodanno e Natale, augurando loro un servizio sicuro. Parlando con la stampa Babayan ha affermato: “In generale posso dire che abbiamo lavorato tanto, per ovvie ragioni è cambiata la natura del nostro lavoro e si sono aperti nuovi fronti di lavoro. In generale, la nostra agenda di politica estera, le questioni tradizionali sono rimaste invariate. Riconoscimento internazionale della Repubblica dell’Artsakh, soluzione del conflitto azero-Karabakh, a cui si sono aggiunte questioni come la disoccupazione e uno dei compiti chiave più importanti: la conservazione della soggettività geopolitica dell’Artsakh. Tutto ciò richiede un lavoro sistematico, compreso il consolidamento dello stato e di tutte le strutture pertinenti in Armenia e nella diaspora. Abbiamo cercato di fare il massimo“, ha affermato il ministro degli Esteri. “Nel gennaio 2021, abbiamo scelto un motto che descrive la natura del nostro lavoro, la nostra filosofia, ovvero parlare di meno, agire di più”, ha detto David Babayan.

(30 dic 21) AGGIORNAMENTO COVID – Al momento, 68 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 13 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 32, compresi i giovani, in condizioni gravi. Nei test di ieri evidenziati 28 nuovi casi su 332.

(30 dic 21) SMENTITA DISINFORMAZIONE AZERA – Il Ministero della Difesa dell’Artsakh ha respinto i rapporti diffusi dai media azeri sulla presunta apertura del fuoco da parte dell’Esercito di difesa dell’Artsakh. “La notizia diffusa dai media azeri, secondo la quale le unità dell’Esercito di Difesa avrebbero aperto il fuoco in direzione dei dipendenti della società azera Bakcell il 29 dicembre, a seguito della quale sarebbe rimasto ferito un azero, è una menzogna assoluta ed è un’altra disinformazione“, si legge nella nota.

(29 dic 21) COMMISSIONE SU FRONTIERE – Il viceministro degli Esteri russo, Andrej Rudenko, in un’intervista all’agenzia di stampa “Ria Novosti”, ha dichiarato che una commissione sulla demarcazione dei confini tra Armenia e Azerbaigian potrebbe essere istituita presto, poiché non si presentano ostacoli insormontabili sulla strada per l’attuazione dell’accordo di Sochi del 26 novembre allorché i leader di Russia, Azerbaigian e Armenia hanno concordato di istituire una commissione bilaterale sulla delimitazione delle frontiere tra Erevan e Baku, con l’assistenza consultiva di Mosca

(29 dic 21) HARUTYUNYAN RICEVE INSEGNANTI – Il presidente della repubblica ha ricevuto alcuni insegnanti di due scuole ad Hadrut e Shushi. Ha ringraziato tutti gli insegnanti delle scuole che si trovano nei territori occupati dell’Artsakh che in questo periodo difficile hanno comunque il processo di apprendimento ininterrotto per gli alunni sfollati. Harutyunyan ha anche affermato che le scuole e gli asili nido di Hadrut e Shushi avranno nuovi edifici separati a Stepanakert a partire dal 1 settembre 2022. Il capo dello Stato ha altresì sottolineato che il popolo e le autorità di Artsakh non accetteranno mai alcuno status di Artsakh come parte dell’Azerbaigian.

(29 dic 21) CINQUE SOLDATI RILASCIATI– L’Azerbaigian, con la mediazione dell’Ungheria, ha riconsegnato cinque soldati armeni che erano stati catturati nel corso dell’attacco azero del 16 novembre. Il ministero della Difesa dell’Armenia ha diffuso i nomi dei cinque liberati: Sargis Abrahamyan, Arman Khachatryan, Vahe Aghajanyan, Suren Khachatryan e Aram Avetyan.

(29 dic 21) RICONSEGNATO CITTADINO ARMENO – Gli azeri hanno riconsegnato alla parte armena il cittadino dell’Artsakh che si era perso questa mattina. A inizio dicembre, l’allevatore Seyran Smbat Sargsyan , che analogamente era finito in territorio occupato dal nemico era stato giustiziato e ritornato cadavere alla parte armena.

(29 dic 21) ARMENO FINISCE IN TERRITORIO OCCUPATO – Intorno alle 7:30, il Servizio di sicurezza nazionale dell’Artsakh ha segnalato la scomparsa di Armen Verdyan (nato nel 1971), residente nel villaggio di Aygestan nella regione di Askeran. L’uomo si sarebbe perso e finito in territorio controllato dagli azeri. Il Servizio di sicurezza nazionale dell’Artsakh sta adottando opportune misure per raffinché il cittadino dell’Artsakh venga restituito alla parte armena. L’uomo aveva perso l’orientamento frea i villaggi di Nakhijevanik e Ughtasar nella regione di Askeran.

(29 dic 21) ATTIVITA’ DI SMINAMENTO – Secondo quanto riferito dal rappresentante delle forze di pace russe, il colonnello Oleg Gorbunov, le unità di ingegneria russe continuano a smantellare aree e oggetti e a distruggere munizioni inesplose e ad oggi sono stati controllati 1.903 edifici, ripuliti 683 km di strade e 2.328 ettari di territori, individuati e distrutti 26.090 oggetti esplosivi.

(28 dic 21) RITROVAMENTI – Il Servizio situazioni di emergenza conferma il dato di 1704 resti di soldati armeni ritrovati dalla fine della guerra nei territori ora occupati dagli azeri.

(28 dic 21) CONSEGNATI NUOVI ALLOGGI – Nella capitale si è svolta la cerimonia di consegna di nuovi alloggi destinati alle famiglie di caduti in guerra e agli sfollati. Ha partecipato il presidente della repubblica il quale ha dichiarato che il presupposto fondamentale per mantenere in vita l’Artsakh armeno è viverci.

(28 dic 21) ANNIVERSARIO ELEZIONI – Trenta anni fa, il popolo dell’Artsakh si recava alle urne per le prime consultazioni politiche nella storia della repubblica. Esse, monitorate da osservatori internazionali, seguivano il referendum del 10 dicembre con il quale a larghissima maggioranza i cittadini avevano manifestato la volontà di assecondare il diritto all’autodeterminazione. Le elezioni si svolsero sotto un fitto lancio di missili Grad ad opera delle forze azere e nel giorno della consultazione elettorale numerose persone furono uccise. Artur Tovmasyan, Presidente dell’Assemblea nazionale dell’Artsakh ha pubblicato un messaggio di congratulazioni per il 30° anniversario della Prima Convocazione del Consiglio Supremo della Repubblica del Nagorno Karabakh.

(27 dic 21) AZERBAIGIAN CONTRO ARMENIA – Il ministro degli Esteri azero, Bayramov, ha scritto su Facebook che l’Azerbaigian promuoverà un’altra azione contro l’Armenia davanti alla Corte internazionale di Giustizia per presunta “discriminazione razziale”. Inoltre, nel corso della conferenza stampa di fine anno il ministro si è sofferamto sul problema delle enclave affermando che alcune sono esistenti da “centinaia di anni” (sic) e possono essere definite solo con la delimitazione dei confini.

(27 dic 21) PARLAMENTO IN SESSIONE STRAORDINARIA – Convocata in sessione straordinaria, questa mattina l’Assemblea nazionale dell’Artsakh ha votato un documento di condanna per le parole pronunciate dal premier dell’Armenia nel corso di una intervista rilasciata il 24 dicembre e ribadisce che il destino dell’Artsakh può essere deciso unicamente dai suoi cittadini. Qui il testo del documento

(27 dic 21) KOCHARYAN SU SICUREZZA ARMENA – L’ex presidente della repubblica Robert Kocharyan nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato che l’Armenia non solo ha perso il controllo du 40/45 kmq come annunciato dalle autorità nelle scorse settimane, bensì su un’area fino a dicei volte più estesa. Infatti, secondo il leader del blocco di opposizione “Armenia”, con la delimitazione dei confini basata sui rilievi GPS gli azeri si sono immediatamente collocati a ridosso della linea virtuale di frontiera costringendo gli armeni ad arretrare le loro posizioni finio anche a 1,5 km su tutta la linea. Kocharyan ha inoltre stigmatizzato il fatto che a oggi non esiste ancora un bilnacio ufficilae dei caduti e ha sottolineato che in un anno le forze armate dell’Armenia hanno avuto un bilnacio di 36 vittime, 30 feriti e 30 nuovi prigionieri di guerra il che pone dubbi sulla prontezza al combattimento dell’esercito.

(26 dic 21) POLEMICHE PER DICHIARAZIONI DI PASHINYAN – In una dichiarazione congiunta i difensori dei diritti umani dell’Armenia e dell’Artsakh, Arman Tatoyan e Gegham Stepanyan, hanno affermato che le valutazioni che il Primo Ministro dell’Armenia ha fatto durante la sua recente conferenza stampa del 24 dicembre sono estremamente pericolose per i diritti vitali degli armeni di Artsakh e ostacolano la protezione dalla politica di genocidio dell’Azerbaigian. Anche l’ex presidente dell’Assemblea nazionale, Ashot Ghulyan, ha duramente criticato le parole del premier dell’Armenia che ha incredibilmente affermato che gli armeni non hanno da rivendicare Hadrut e Shushi.

(25 dic 21) CONVOCAZIONE PARLAMENTO – Il presidente del Parlamento dell’Artsakh Artur Tovmasyan ha convocato in data odierna una consultazione di lavoro durante la consultazione, Tovmasyan ha dichiarato che l’Assemblea nazionale dell’Artsakh convocherà una sessione speciale per l’adozione di una dichiarazione dell’Assemblea nazionale il 27 dicembre alle 11. Da quanto trapela, il parlamento di Stepanakert intende rispondere alle recenti dichiarazioni del premier armeno Pashinyan sull’Artsakh.

(23 dic 21) PARLAMENTO APPROVA LEGGE DI BILANCIO – L’Assemblea nazionale, alla presenza del presidente della Repubblica dell’Artsakh Arayik Harutyunyan, si è riunita per discutere in seconda lettura la legge di bilancio per l’esercizio 2022 che è stata adottata con 18 voti favorevoli e 11 contrari. Nel suo intervento il presidente ha illustrato l’attuale situazione e i progetti futuri per l’Artsakh. In particolare, ha sottolienato come la relativa stabilità sia mantenuta grazie all’Esercito di Difesa e al contingente di pace russo e ha parlato anche dei programmi di spesa a medio termine per il 2022-2025. Secondo il presidente, la questione più importante per Artsakh è stata e rimane la demografia, e l’obiettivo di tutti i programmi per i prossimi anni sarà il miglioramento della situazione demografica. A tal fine, sono stati avviati e si prevede l’attuazione di una serie di progetti sia sociali che economici, fra i quali quelli abitativi. Harutyunyan ha altresì informato che nei prossimi anni l’importo degli assegni familiari e delle pensioni sarà aumentato fino alla dimensione del paniere minimo dei consumatori. Il Capo dello Stato ha parlato anche delle questioni di politica estera e di sicurezza sottolienando la necessità di uno sviluppo coerente delle capacità e delle fortificazioni dell’Esercito di Difesa e confermando che la priorità in politica estera continuerà a essere la lotta per il riconoscimento incondizionato del diritto del popolo all’autodeterminazione e la restituzione dei territori occupati.

(23 dic 21) AGGIORNAMENTO COVID – Al momento, 84 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 14 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 40, compresi i giovani, in condizioni gravi. Nei test di ieri evidenziati 13 nuovi casi.

(23 dic 21) VISITE IN ARTSAKH – L’Azerbaigian si lamenta ancora della visita della candidata presidenziale francese Valerie Pecresse in Nagorno Karabakh.Secondo quanto riportato dall’agenzia TASS, Baku è così indignata che una nota è stata trasferita all’Incaricato d’Affari di Francia in Azerbaigian.

(23 dic 21) GOOGLE MAPS – Secondo i media azeri, l’Azerbaigian ha chiesto la rimozione da Google Maps dei toponimi armeni nel Nagorno Karabakh (Artsakh). “Vorremmo farvi notare che oltre a riflettere i nomi ufficiali della regione del Karabakh dell’Azerbaigian nell’applicazione delle mappe di Google in lingua azera, la questione dell’uso di nomi falsi in lingua armena è stata sollevata davanti a Google tramite i canali diplomatici ufficiali”, ha dichiarato su Google Maps il capo del dipartimento del servizio stampa del Ministero degli affari esteri dell’Azerbaigian, Leyla Abdullayeva, in merito ai nomi dei territori di Artsakh, ora occupati dall’Azerbaigian.

(22 dic 21) CULTURA IN ARTSAKH – Lusine Gharakhanyan, ministro dell’Istruzione, della scienza, della cultura e dello sport della Repubblica di Artsakh, ha dichiarato durante una odierna conferenza stampa che nell’anno in corso è stato fatto un grande lavoro per monitorare e preservare il patrimonio culturale dei territori occupati di Artsakh. Ha altresì informato che, nel quadro di vari programmi culturali, è stato fornito sostegno alle scuole d’arte di Martuni, Chartar, Askeran, Astkhashen, Martakert per garantire la partecipazione degli scolari al concorso di strumenti e canti popolari.
Sono stati inoltre organizzati corsi di formazione per insegnanti di scuole d’arte nell’ambito del programma “Cooperazione con l’Armenia e l’estero”. Il ministro ha dichiarato che continua l’attività del teatro statale di Shushi “Mkrtich Khandamiryan”, che, sebbene itinerante e senza indirizzo, continua a svolgere pienamente il suo lavoro. Si è lavorato anche in direzione dei musei.

(21 dic 21) APPROVATE MOLTE LEGGI – Il presidente della repubblica ha firmato in data odierna numerose leggi che riguardano modifiche ai codici penale, civile, amministrativo, elettorale; inoltre sono stati apportati cambiamenti a leggi sulle pensioni, sui referendum , sulle esecuzioni e in altre materie

(21 dic 21) APPELLO ITALIANO PER RILASCIO PRIGIONIERI ARMENI – “L’Azerbaigian ha restituito all’Armenia – da quanto si apprende in un comunicato del portavoce del Ministero degli Esteri Armeno, Vahan Hunanyan – altri dieci prigionieri di guerra. Esprimiamo soddisfazione. Con la mediazione europea ci sono stati segnali importanti di miglioramento. Auspichiamo che sia solo l’inizio del rilascio di tutti i prigionieri detenuti illegalmente e che i negoziati di pace proseguano per una risoluzione definitiva del conflitto del Nagorno-Karabakh“.Lo dichiarano in una nota congiunta i 26 parlamentari italiani che lo scorso 10 dicembre avevano firmato un appello bipartisan al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, chiedendo di porre come presupposto del rapporto Unione Europea-Azerbaigian, nell’ambito del Partenariato Orientale, il rilascio dei prigionieri di guerra e civili detenuti nel citato Paese a seguito della guerra del Nagorno-Karabakh. (AGI)

(21 dic 21) PUTIN SU CONTINGENTE RUSSO IN ARTSAKH – Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha dichiarato durante la odierna riunione allargata del comitato consultivo del Ministero della Difesa della Russia che grazie alla presenza delle forze di pace russe, la situazione umanitaria in Nagorno Karabakh è migliorata. “Da un anno i nostri operatori di pace aiutano a mantenere la stabilità nel Nagorno Karabakh. In larga misura, grazie ai loro sforzi, la situazione umanitaria è migliorata, i territori di diverse regioni sono stati sminati, le infrastrutture sociali sono state ripristinate e i monumenti storici e culturali sono stati preservati“, ha affermato.

(21 dic 21) DUE DECESSI PER COVID – Lo segnala il ministero della Salute. Al momento, 84 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 19 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 41, compresi i giovani, in condizioni gravi.

(20 dic 21) CATTURATI E RILASCIATI SOLDATI AZERI – Dopo due giorni di silenzio, il ministero della Difesa armeno ha confermato la cattura di due soldati azeri (uno forse graduato) che erano penetrati nel territorio dell’Armenia nei pressi del villaggio di Tsghuk. In data odierna, cone la mediazione russa e per motivi umanitari, i due soldati sono stati restituiti alla parte azera.

(20 dic 21) STAZIONE RIFORNIMENTO AZERA – Gli azerbaigiani hanno pomposamente aperto una stazione di servizio nel tratto della strada Goris-Kapan della provincia di Syunik in Armenia che è sotto il controllo dell’Azerbaigian. L’inaugurazione si è tenuta oggi alla presenza addirittura del presidente della SOCAR Rovnag Abdullayev.

(21 dic 21) PRIGIONIERI DI GUERRA – L’avvocato e attivista per i diritti umani Siranush Sahakyan in una conferenza stampa ha dichiarato che il processo di restituzione dei prigionieri armeni dall’Azerbaigian continuerà, almeno finché ci saranno prigionieri confermati. Secondo lei, circa 50 prigionieri armeni sono stati confermati dall’Azerbaigian e ci sono informazioni non ufficiali su altri 80. Alla domanda sui processi legali in corso relativi ad alcuni di quegli armeni che sono stati restituiti dalla prigionia, Sahakyan ha sottolineato l’inammissibilità di parlarne pubblicamente in quanto l’Azerbaigian ha immediatamente iniziato a manipolare la questione.”Loro [cioè gli azeri] hanno già annunciato di pressioni e torture. Vedrete presto come mettono in discussione in istanze internazionali le testimonianze dei prigionieri sulla tortura in Azerbaigian. Sosterranno che sono le autorità armene a estorcere false testimonianze da quelli rilasciati dalla prigionia. Quindi [vale a dire, le autorità armene] dovrebbero agire con maggiore attenzione. Anche se ci sono motivi per un’indagine, le [rispettive] dichiarazioni non dovrebbero essere pubbliche“, ha ammonito Siranush Sahakyan.

(20 dic 21) RESTRIZIONI COVID – È in fase di elaborazione una bozza di decisione del governo per estendere la quarantena legata al coronavirus in Artsakh a partire da venerdì, ma con un notevole allentamento delle condizioni, tenendo conto della sostanziale riduzione dei casi di COVID-19 e dell’ impatto negativo sulla vita pubblica delle restrizioni. Lo ha scritto su Facebook il ministro di stato dell’Artsakh Artak Beglaryan aggiungendo che, in particolare, si prevede di revocare l’attuale limite quantitativo per incontri ed eventi e riportare le lezioni nelle istituzioni educative in piena modalità presenza.

(19 dic 21) AGGIORNAMENTO COVID – M I test di ieri hanno evidenziato 12 nuovi casi. Al momento, 81 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 18 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 46 , compresi i giovani, in condizioni gravi.

(19 dic 21) RILASCIATI 10 PRIGIONIERI – L’agenzia Sputnik Azerbaigian riferisce che dieci soldati armeni, catturati nel corso dell’attacco del 16 novembre, sono stati rilasciati con mediazione dell’Unione europea. In seguito è stata diramata la lista dei prigionieri che hanno fatto ritorno a casa: Hrachik Galstyan, Mkrtich Dilanyan, Gagik Harutyunyan, Radik Poghosyan, Andranik Ghevondyan, Artur Nazaryan, Marat Shahinyan, Sevak Petrosyan, Karlen Stepanyan, e Hayk Vasilyan. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha accolto cono favore la notizia del rilascio.

(18 dic 21) PASSAGGIO PER LACHIN – Il ministero della Difesa russo informa che mediamente ogni giorno sono circa 400 i mezzi che vengano fatti passare ai check point del corridoio di Lachin diretti in Nagorno Karabakh (Artsakh). Ogni auto è soggetta a ispezione.

(17 dic 21) INCONTRI POLITICI – Il presidente della repubblica Arayik Harutyunyan ha tenuto oggi incontri personali con i rappresentanti delle fazioni del Partito Democratico dell’Artsakh, di Patria Unita e dell’Alleanza Civica Libera Patria-Unita dell’Assemblea Nazionale dell’Artsakh nell’ambito della proposta che è stata dichiarata il dicembre 10 per la cooperazione politica per risolvere i problemi che affliggono il Paese. I partecipanti agli incontri hanno discusso le soluzioni a diverse questioni estere e interne, attribuendo importanza all’efficace cooperazione delle forze politiche. Hanno anche toccato la bozza del bilancio 2022 del Paese, l’aumento dell’efficacia del sistema della pubblica amministrazione e diverse altre questioni. Il presidente Harutyunyan ha ritenuto gli incontri utili in termini di organizzazione di discussioni costruttive e di maggiori sforzi attraverso l’impegno di tutte le forze politiche.

(17 dic 21) NUOVO PROCESSO A PRIGIONIERI ARMENI – Proseguono i processi farsa in Azerbaigian contro i prigionieri armeni di guerra. Oggi si è tenuta presso il tribunale distrettuale di Sabunchi di Baku l’udienza preliminare del tribunale sul procedimento penale avviato contro i cittadini armeni Ishkhan Sargsyan e Vladimir Rafayelyan. Entrambi i cittadini armeni sono accusati ai sensi dell’articolo 214.2.3 del codice penale dell’Azerbaigian (terrorismo commesso mediante l’uso di armi da fuoco e oggetti usati come armi).

(17 dic 21) COMITATO INVESTIGATIVO ARMENIA – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha ricevuto una delegazione guidata dal presidente Argishti Kyaramyan del Comitato Investigativo dell’Armenia. Durante l’incontro sono stati discussi lo sviluppo e l’espansione di varie aree di cooperazione, lo scambio di esperienze tra le organizzazioni competenti dell’Armenia e di Artsakh, nonché la formazione e lo sviluppo professionale del rispettivo personale.

(16 dic 21) AIUTI UMANITARI AI BAMBINI – I militari del contingente di pace russo in Nagorno-Karabakh hanno assicurato la sicurezza di un convoglio – con dieci tonnellate di carico umanitario – dalla capitale armena Yerevan alla capitale dell’Artsakh Stepanakert attraverso il corridoio Lachin come comunica il servizio stampa del ministero della difesa di Mosca. “Coperte calde, giocattoli per bambini, caramelle e vestiti. Tutto questo sarà presentato ai bambini del Nagorno-Karabakh prima delle vacanze di Capodanno“, ha affermato Aleksandr Kudrin, un rappresentante del contingente di pace russo.

(16 dic 21) COSTI PROGETTO FERROVIARIO – L’annunciato progetto ferroviario, la cui realizzazione richiederà diversi anni, avrà un costo stimato di circa 1,2 miliardi di dollari secondo quanto riferito dal ministro delle finanze armeno Vahan Kerobyan. In particolare, il progetto più grande in questione è la costruzione di una ferrovia per la città di Horadiz e che potrebbe costare più di 1 miliardo di dollari mentre la costruzione di una nuova ferrovia (lunga circa 45 chilometri) nella sezione della città di Meghri in Armenia potrebbe costare circa 200 milioni di dollari. Verranno spesi pochissimi soldi invece per la costruzione della sezione vicino a Yeraskh [villaggio dell’Armenia] dall’Armenia all’Iran in quanto si tratta solo di un intervento di riparazione di un breve tratto ferroviario di poche centinaia di metri.

(16 dic 21) PASHINYAN SU INCONTRO ALIYEV – È stato raggiunto un accordo con il Presidente Ilham Aliyev dell’Azerbaigian che continueremo i contatti sulle questioni all’ordine del giorno, cercando di formare punti di vista e approcci condivisi. Lo ha affermato il primo ministro Nikol Pashinyan durante la odierna riunione del gabinetto del governo armeno riassumendo i risultati della sua visita a Bruxelles e gli accordi raggiunti con Aliyev. Durante l’incontro a Bruxelles con il presidente dell’Azerbaigian, abbiamo riaffermato la nostra decisione e il nostro accordo sulla costruzione della ferrovia Yeraskh-Julfa-Ordubad-Meghri-Horadis. “Questo accordo è stato raggiunto a seguito delle discussioni del gruppo di lavoro trilaterale Armenia-Russia-Azerbaigian, presieduto dai vice primi ministri dei tre paesi, che si occupa dell’apertura delle comunicazioni regionali. Questo accordo è stato registrato durante il [presidente russo Vladimir] Incontro mediato da Putin tenutosi a Sochi [(Russia)] il 26 novembre. E tutto questo è stato registrato anche durante l’incontro a Bruxelles che si è tenuto mediato dal presidente Charles Michel del Consiglio europeo“, ha affermato.

(16 dic 21) HARUTYUNYAN DA PASHINYAN – Dopo i colloqui a Bruxelles con il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, il Primo Ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan ha ricevuto il Presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan.

(15 dic 21) TRILATERALE ANCHE CON MACRON – Al termine del vertice del partenariato orientale, si è svolto a Bruxelles un incontro trilaterale tra il primo ministro Nikol Pashinyan dell’Armenia, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev. L’incontro si è svolto su iniziativa del presidente francese.

(15 dic 21) ALIYEV SUI PRIGIONIERI DI GUERRA – Secondo il presidente azero, i prigionieri di guerra armeni rilasciati dall’Azerbaigian possono essere stati oggetto di torture in patria. “Alcuni dei prigionieri erano detenuti in Armenia quando li abbiamo restituiti. Questo è un segnale molto serio per noi, i rimpatriati e i loro parenti. Li abbiamo riportati in patria e lì sono stati detenuti. Queste persone potrebbero essere torturate. Le testimonianze dei nostri precedenti prigionieri mostrano che queste persone saranno soggette a crudeli torture. Di conseguenza, se restituiamo più persone, saranno detenute. Questo è un fatto reale e può essere confermato“, ha detto Aliyev in un’intervista a El Pais. Secondo lui, durante la provocazione azera al confine armeno-azero il 16 novembre di quest’anno, la parte azera ha catturato 30 militari armeni e dal novembre 2020, l’Azerbaigian ha catturato un totale di quasi 40 militari. “Non nascondiamo le cifre. Alla parte armena sono stati forniti i nomi, i cognomi e le date di nascita dei prigionieri. Fondamentalmente, la parte armena lo sa. Ci sono rapporti da organizzazioni internazionali e non lo nascondiamo perché non c’è nessun segreto“, ha detto. Aliyev ha altresì aggiunto che finora sono stati rilasciati cento prigionieri armeni mentre altri “che hanno commesso crimini contro il popolo azerbaigiano sono stati sottoposti a giudizio e condannati“. Per la cronaca, cinque dei dieci prigionieri armeni rilasciati alcuni giorni fa dagli azeri sono sotto inchiesta per abbandono del posto difensivo durante l’attacco azero del 16 novembre.

(15 dic 21) CONSIGLIO DI SICUREZZA – Il presidente della Repubblica di Artsakh Arayik Harutyunyan ha convocato una riunione del Consiglio di sicurezza. Il presidente Harutyunyan ha detto ai membri del Consiglio di sicurezza che i problemi di crisi di quest’anno sono stati principalmente superati, ma ha osservato che resta ancora molto da fare per resistere alle sfide sia interne che esterne. Il presidente dell’Artsakh ha impartito le stesse istruzioni ai funzionari responsabili per risolvere i problemi di sicurezza esistenti.

(15 dic 21) CIMITERO DI TAGHAVARD – Il difensore dei diritti umani (difensore civico) di Artsakh, Gegham Stepanyan, ha rilasciato una dichiarazione con la quale informa che nell’ultimo anno i residenti del villaggio di Taghavard hanno ripetutamente sollevato la questione dell’accesso al cimitero comunitario, che è passato sotto il controllo dell’Azerbaigian dopo la guerra del 2020. Dalla fine della guerra, gli armeni non hanno infatti possibilità di accedervi in quanto a seguito del conflitto metà del villaggio è finito sotto controllo nemico.

(15 dic 21) ALIYEV SUI CORRIDOI – Lo stesso quadro giuridico che regola il corridoio di Lachin tra l’Armenia e il Nagorno Karabakh dovrebbe essere applicato al corridoio di terra di Zangezur che collega l’Azerbaigian con la sua exclave autonoma di Nakhchivan secondo quanto affermato ieri dal presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev.”Oggi non ci sono dogane (posti) nel corridoio di Lachin. Pertanto, non dovrebbero esserci dogane (posti) nel corridoio di Zangezur. Se l’Armenia insiste sull’uso di strutture doganali per controllare merci e persone, allora insisteremo sullo stesso nel corridoio di Lachin. Questo è logico“, ha detto Aliyev durante una conferenza stampa congiunta con il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg a Bruxelles.

(15 dic 21) STATUS ARTSAKH – Il conflitto del Karabakh è finito e non c’è ritorno ai dibattiti sullo status del Karabakh. La dichiarazione è arrivata dal presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais. “La posizione dell’Azerbaigian [sulla questione] è aperta e chiara. Vogliamo la pace, non vogliamo la guerra. Abbiamo vinto la guerra [ultima], siamo vincitori e questa realtà deve essere presa in considerazione. Il conflitto del Karabakh è finito , non c’è ritorno ad alcun dibattito sullo stato del Karabakh o qualcosa del genere“, ha detto Aliyev. Secondo lui, l’Azerbaigian ha risolto il conflitto con mezzi militari e politici. Aliyev ha osservato che l’attuale situazione in Karabakh, dove “il contingente di pace russo è temporaneamente di stanza, è più stabile che al confine tra Armenia e Azerbaigian“.

(14 dic 21) DICHIARAZIONE MICHEL (UE) – Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha rilasciato una dichiarazione a seguito del suo incontro trilaterale con il Primo Ministro Nikol Pashinyan dell’Armenia e il Presidente Ilham Aliyev dell’Azerbaigian. La dichiarazione recita quanto segue:
“Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha ospitato il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il Primo Ministro della Repubblica di Armenia, Nikol Pashinyan, per una discussione sull’evoluzione della situazione nella regione del Caucaso meridionale e sulle vie da seguire sulle relazioni dell’UE con entrambi i paesi. Il presidente Michel ha assicurato a entrambi i leader l’impegno dell’UE a lavorare a stretto contatto con l’Armenia e l’Azerbaigian per superare il conflitto, creando cooperazione e un’atmosfera di fiducia, al fine di una pace sostenibile nella regione, infine sostenuta da un accordo di pace globale. L’obiettivo comune di tutti e tre i leader è costruire un Caucaso meridionale che sia sicuro, stabile e prospero a beneficio di tutte le persone che vivono nella regione. Il primo ministro Pashinyan e il presidente Aliyev hanno riconfermato che gli impegni chiave assunti nel quadro delle due dichiarazioni trilaterali del 9 novembre 2020 e dell’11 gennaio 2021 sarebbero stati onorati e che le intese raggiunte a Sochi il 26 novembre 2021 dovrebbero essere sviluppate. Il presidente Michel ha elogiato le iniziative intraprese da entrambi i leader per garantire l’allentamento delle tensioni a seguito dei recenti scontri armati lungo il confine tra Armenia e Azerbaigian. In particolare, è stato riconosciuto il successo dell’istituzione di un collegamento di comunicazione diretto tra i ministri della difesa di entrambi i paesi, facilitato dal presidente Michel. Questo meccanismo può servire a prevenire incidenti futuri e avere un impatto positivo aiutando a ridurre le tensioni sul campo. Il presidente Michel ha sottolineato che la soluzione di questioni umanitarie fondamentali è di importanza cruciale. Ha accolto con favore il recente rilascio di dieci detenuti armeni da parte dell’Azerbaigian e la consegna di tutte le rimanenti mappe delle mine da parte dell’Armenia. Ha chiesto la piena e rapida risoluzione di tutte le questioni umanitarie in sospeso, come il rilascio di ulteriori detenuti e la gestione del destino delle persone scomparse, riconoscendo al contempo che i gesti umanitari di entrambe le parti promuovono anche la fiducia e contribuiscono a creare un ambiente favorevole al progresso verso la pace e riconciliazione. L’UE continuerà a sostenere gli sforzi umanitari di sminamento, anche fornendo consulenza di esperti e assistenza alle popolazioni colpite dal conflitto, nonché la riabilitazione e la ricostruzione. L’UE continuerà inoltre a sostenere misure volte a rafforzare la fiducia tra Armenia e Azerbaigian. I leader hanno discusso dei principali partenariati commerciali ed economici esistenti e potenziali tra l’UE ed entrambi i paesi. Hanno inoltre discusso dell’intenzione dell’UE di avviare una piattaforma di consulenza economica per creare fiducia, contribuire alla coesistenza pacifica e rafforzare la cooperazione economica nella regione. Il presidente Aliyev e il primo ministro Pashinyan hanno convenuto che, nel contesto del previsto avvio dei negoziati sulla delimitazione e demarcazione del confine di stato tra Armenia e Azerbaigian, saranno necessarie ulteriori misure tangibili per ridurre le tensioni sul campo e garantire un’atmosfera favorevole per i colloqui. Il presidente Michel ha invitato sia Yerevan che Baku a impegnarsi attivamente in buona fede e ad adoperarsi per ridurre l’escalation. Ha sottolineato che garantire l’appropriato distanziamento delle forze è un elemento essenziale della prevenzione degli incidenti. L’UE metterà a disposizione una missione/gruppo consultivo di esperti per sostenere le questioni relative alla delimitazione e delimitazione delle frontiere, fornendo assistenza tecnica a entrambi i paesi. Il presidente Michel ha anche sottolineato l’importanza di ripristinare le infrastrutture di comunicazione tra l’Armenia e l’Azerbaigian in particolare e il Caucaso meridionale più in generale, nel pieno rispetto della sovranità di tutti i paesi. Si è convenuto di procedere al ripristino delle linee ferroviarie, con adeguate disposizioni per i controlli alle frontiere e doganali, sulla base del principio di reciprocità. L’UE è pronta a sostenere lo sviluppo dei collegamenti di connettività, in linea con il suo piano economico e di investimenti. Anche la piattaforma di consulenza economica proposta può supportare questo processo. I leader hanno deciso di dare seguito ai risultati del loro incontro e di rimanere coinvolti.”

(14 dic 21) POSIZIONE DELLA NATO – La NATO non si schiera nella situazione riguardo ad Armenia e Azerbaigian, entrambi i paesi sono partner preziosi dell’alleanza,; così ha affermato il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.

(14 dic 21) AGGIORNAMENTO COVID – I test di ieri hanno evidenziato35 nuovi casi. Al momento, 104 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 14 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 68, compresi i giovani, in condizioni gravi. Finora quest’anno in Artsakh sono stati condotti un totale di 28119 test per il coronavirus e 4538 sono risultati positivi.

(14 dic 21) AZIENDE TURCHE NEI TERRITORI OCCUPATI – Le compagnie turche hanno iniziato a “prendere il controllo” dei territori ora occupati dall’Azerbaigian in Artsakh. Secondo i media azeri, le aziende arrivate dalla Turchia hanno presentato grandi progetti di investimento al governo azero. Lo ha affermato il ministro dell’Economia dell’Azerbaigian, Mikayil Jabbarov, durante il business forum Azerbaigian-Georgia-Turchia che si tiene a Baku.

(14 dic 21) CALCIO IN ARTSAKH – Il presidente della Repubblica dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha ricevuto i rappresentanti dei club membri dell’Artsakh Football League. Durante l’incontro sono state discusse le questioni finanziarie dei club e quelle sulla manutenzione degli stadi di calcio nelle regioni della repubblica. Il Capo dello Stato ha assicurato che tutte le questioni sollevate saranno adeguatamente risolte e per il prossimo anno sono previsti importanti programmi di sostegno statale volti allo sviluppo di questo sport.

(14 dic 21) INCONTRO TRILATERALE A BRUXELLES – In programma oggi un incontro trilaterale con i leader di Armenia e Azerbaigian a Bruxelles. Lo ha riferito il presidente del Consiglio europeo Charles Michel in una conferenza stampa. L’incontro si svolge alla vigilia del vertice del partenariato orientale che si terrà il 15 dicembre.

(13 dic 21) ELEZIONI AMMINISTRATIVE – Secondo i dati ricevuti, i risultati delle elezioni agli organi di autogoverno locali, tenutesi il 10 dicembre 2021, nelle comunità di Martumi e Gishi della regione di Martuni sono i seguenti: Aznavur V. Saghyan è stato eletto capo della comunità Martuni della regione di Martuni con 1195 voti a favore (1 candidato è stato registrato). Serob E. Aghabekyan è stato eletto capo della comunità Gishi della regione di Martuni con 294 voti a favore (2 candidati registrati). 1859 elettori o 37,05% dell’elettorato hanno partecipato a queste elezioni locali.

(13 dic 21) RIMOSSO TRATTORE COLPITO DA FUOCO AZERO – Con l’intervento delle forze di pace russe, è stato rimosso da un campo nei pressi di Amars un trattore che durante i lavori agricoli di semina era stato oggetto di fuoco azero il 10 dicembre scorso. In tale occasione erano state colpite alcune parti del mezzo ma il conducente era rimasto illeso. Il lavoro nei campi è ripreso sotto controllo russo.

(12 dic 21) PRIGIONIERI DI GUERRA – I rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) hanno visitato i militari catturati dall’Azerbaigian durante le ostilità il 16 novembre. Lo ha riferito Zara Amatuni, responsabile dei programmi di comunicazione della delegazione del CICR in Armenia. La stessa ha anche affermato di aver incontrato altri prigionieri di guerra detenuti in Azerbaigian.

(11 dic 21) AGGIORNAMENTO COVID – 394 test condotti ieri hanno accertato 30 nuovi casi di positività al Covid; la percentuale scende dunque al 7,6 rispetto a punte di 15-20% registrate nelle scorse settimane. Al momento, i dati forniti dal ministero della Salute, riportano 97 persone in trattamento con 13 pazienti molto gravi e 52 in condizioni serie.

(10 dic 21) VISITE IN ARTSAKH – Chiunque, in particolare un armeno, può e deve visitare Artsakh solo previo accordo con le autorità di Artsakh. Le autorità azere non hanno nulla da fare qui, ha detto il ministro di Stato dell’Artsakh Artak Beglaryan in una conferenza stampa commentando gli annunci dell’Azerbaigian sulle persone che hanno visitato Artsakh. “Questo è totalmente inaccettabile per noi. Chiunque, specialmente un armeno, può e deve visitare Artsakh solo previo accordo con il nostro governo. La leadership azera non ha nulla a che fare qui. Qualsiasi funzionario armeno è libero di visitare Artsakh. Non posso dire quali iniziative sta facendo l’Azerbaigian in cambio, ma è ovvio che sono molto nervosi. Se l’Azerbaigian vuole risolvere il conflitto, penso che debba evitare queste convulsioni, deve accettare che abbiamo i nostri diritti, la nostra patria”, ha detto Beglaryan.

(10 dic 21) ALIYEV ANNUNCIA VANTAGGI FISCALI PER I TERRITORI “LIBERATI” – Il presidente azero ha firmato un dcreto che riguarda una “serie di misure per accelerare lo sviluppo economico nei territori liberati”. Si tratta di privilegi fiscali e doganali per gli imprenditori che importano materie prime e merci per organizzare la produzione nei territori ora occupati dagli azeri, vantaggi per le imprese di servizi pubblici, quote stabilite per i lavoratori migranti e gli specialisti che saranno coinvolti nel lavoro in questi territori e migliori procedure per il rilascio dei permessi di lavoro.

(10 dic 21) ELEZIONI AMMINISTRATIVE A MARTUNI – Le elezioni degli organi di autogoverno si stanno svolgendo oggi nelle comunità Martuni e Gishi della regione di Martuni della Repubblica di Artsakh. Allestiti quattro seggi. Un candidato si candida alla carica di capo della comunità a Martuni e due a Gishi. Secondo i dati della polizia, 5.017 persone hanno diritto al voto durante le elezioni per l’autogoverno nelle comunità di Martuni (4050) e Gishi (967).

(10 dic 21) UN MORTO E OTTO FERITI PER L’ATTACCO AZERO – Il ministero della Difesa dell’Armenia ha reso noto che l’attacco azero di questa mattina alle postazioni difensive lungo il confine orientale ha provocato un morto e otto feriti di cui sei in gravi condizioni. Il caduto è Vahe Manaseryan di 19 anni.

(10 dic 21) PRIGIONIERI ARMENI – L’Azerbaigian ha nascosto il numero dei prigionieri di guerra armeni. Prima dell’incidente avvenuto il 16 novembre, in base a dati confermati, in Azerbaigian sono detenuti 40 prigionieri di guerra, ma questo non è il numero reale. Almeno altri 80 sono in cattività, ma l’Azerbaigian si rifiuta di dichiarare ufficialmente che sono prigionieri. Non ci sono informazioni sui loro destini fino ad oggi. Vengono tenuti in cattività o uccisi. Questo è ciò che Siranush Sahakyan, difensore dei prigionieri di guerra armeni presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, ha affermato durante la discussione odierna. Ha altresì aggiunto che in occasione dell’attacco del 16 novembre, 32-33 soldati armeni potrebbero essere stati catturati dagli azeri.

(10 dic 21) NUOVI ATTACCHI AZERI – A mezzogiorno ora locale, unità delle forze armate azere hanno attaccato le posizioni militari armene nella direzione orientale del confine armeno-azerbaigiano secondo quanto riferisce il ministero della Difesa armeno. Ma a causa delle azioni di rappresaglia da parte armena, l’avversario ha subito perdite umane ed è stato ricacciato indietro nelle sue posizioni iniziali.

(10 dic 21) GIORNATA DELLA COSTITUZIONE E ANNIVERSARIO REFERENDUM INDIPENDENZA – Il presidente dell’Assemblea nazionale dell’Artsakh Artur Tovmasyan, insieme ai deputati, al presidente del Consiglio di sicurezza Vitaly Balasanyan e ai membri del governo, ha visitato il memoriale della città di Stepanakert in occasione della Giornata della Costituzione e del trentesimo anniversario del referendum che sancì l’indipendenza dell’Artsakh per volontà popolare. Tovmasyan ha reso omaggio e ha deposto una corona al monumento dedicato a coloro che divennero martiri per la difesa della patria. La delegazione governativa guidata dal presidente dell’Artsakh ha deposto fiori sulle tombe, al Pantheon militare, degli armeni uccisi nelle tre guerre dell’Artsakh.

(9 dic 21) MOSCA NON COMMENTA – La posizione di principio di Mosca è che procediamo dalla necessità di astenerci dal rilasciare dichiarazioni e intraprendere azioni che potrebbero rallentare l’attuazione degli accordi trilaterali al più alto livello e, naturalmente, dichiarazioni e azioni che potrebbero portare all’escalation del conflitto. E’ quanto ha detto oggi ai giornalisti la portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, commentando le successive dichiarazioni del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev sul cosiddetto ‘corridoio Zangezur’. “Credo che sarebbe meglio attenersi alla questione, non alle dichiarazioni politiche… In qualità di mediatore, la Russia sta facendo tutto il possibile per stabilizzare la situazione… Conoscete i nostri approcci di principio… Stiamo facendo tutto il possibile per assicurarci che gli accordi siano implementato e la situazione… non può mai essere garantita poiché abbiamo a che fare con un vecchio conflitto, ma, in ogni caso, stiamo facendo tutto il possibile per assicurarci che la situazione nella regione non peggiori“, ha affermato.

(9 dic 21) FUOCO AZERO CONTRO POSTAZIONI ARMENIA – Le unità dell’esercito azero sono nuovamente ricorse alla provocazione, a partire dalle 16:25 ora locale, aprendo un fuoco intenso con armi di vario calibro, in direzione delle posizioni militari armene situate nel settore della provincia di Gegharkunik al confine tra Armenia e Azerbaigian, in particolare verso il villaggio di Norabak. La parte armena ha risposto al fuoco ma lamenta due feriti. Dalla giornata di ieri si sono intensificati gli scambi di colpi tra le parti. Gli azeri dichiarano un soldato caduto (Asif Aghayev) in direzione Karvachar negli scontri di ieri.

(9 dic 21) COLPI CONTRO TRATTORE – La parte azera giovedì ha aperto il fuoco contro l’operatore del trattore del villaggio di Machkalashen nella regione di Martuni secondo quanto riferisce il sindaco di Machkalashen Lernik Avanesyan. Ha detto che l’incidente è avvenuto mentre svolgeva lavori agricoli.

(9 dic 21) DUE AZERI MORTI PER MINA – Due azeri sono stati uccisi nell’esplosione di una mina vicino al villaggio di Karin Tak, nella regione di Shushi, secondo quanto riferisce Sputnik Azerbaijan, citando il ministero degli Interni dell’Azerbaigian. Due uomini stavano lavorando in quella zona, ed entrambi sono morti.

(9 dic 21) PRIGIONIERI DI GUERRA – Tutti i militari della parte azera che sono stati fatti prigionieri nel Nagorno Karabakh (Artsakh) sono stati restituiti con l’assistenza delle forze di pace russe e il lavoro per il ritorno dei soldati armeni attualmente catturati continua. Lo ha dichiarato alla agenzia Tass Rustam Muradov, vice comandante del distretto militare meridionale delle forze armate russe ed ex comandante delle forze di pace russe ad Artsakh, che si è detto convinto che il problema dei prigionieri armeni ancora nelle mani azere sarà portato a soluzione con il contributo russo.

(8 dic 21) SPARI AZERI CONTRO AUTOCARRO ARMENO – Le unità delle forze armate azere hanno aperto il fuoco con armi da fuoco di diverso calibro in direzione del veicolo di supporto posteriore (autocarro d’acqua) dell’unità militare N del Ministero della Difesa dell’Armenia situata nella direzione sud-occidentale del confine armeno-azero. Lo riferisce il ministro della Difesa precisando che l’incidente non ha causato vittime..

(8 dic 21) EVIDENZA DI TORTURE A CITTADINO ARTSAKH – Il ventunenne Mihran Musayelyan, residente nel villaggio di Ashan (regione di Martuni), che si era perso ed era finito in territoriosotto il controllo dell’Azerbaigian il 23 novembre 2021, poi restituito alla parte armena il 26 novembre attraverso la mediazione delle forze di pace russe, è stato malmenato e torturato. A tale conclusione è giunto l’esame di medicina legale predisposto sul caso.

(8 dic 21) AGGIORNAMENTO COVID – Sono il leggerissimo miglioramento i numeri della pandemia di Covid in Artsakh colpito da un’ondata di casi e decessi da un paio di mesi. Al momento, 83 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 14 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 44, compresi i giovani, in condizioni gravi. Ieri un altro decesso, lunedì 4 morti. Urge vaccinazione di massa.

(8 dic 21) FAMILIARI SOLDATI PRIGIONIERI – Numerosi familiari di soldati armeni catturati dagli azeri hanno trascorso la notte davanti all’Assemblea nazionale di Yerevan. Un gruppo di famiglie dei militari armeni dispersi e catturati aveva protestato già da ieri davanti all’edificio principale del governo e alcuni blocchi avevano determinato la chiusura di un tratto del viale Tigran Mets che entra in piazza della Repubblica e corre lungo l’edificio principale del governo. Oggetto della protesta sono anche le dichiarazioni del Presidente del parlamento, Alen Simonyan, che in un video girato di nascosto, postato sui social, parlando con un’altra persona aveva etichettato come “disertori” i militari prigionieri a Baku catturati dopo la guerra.

(7 dic 21) LA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA OBBLIGA L’AZERBAIGIAN – La Corte internazionale di giustizia ha adottato le seguenti misure provvisorie contro l’Azerbaijan imponendo alla stessa, in conformità con i suoi obblighi ai sensi della Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, di 1)Proteggere dalla violenza e dalle lesioni personali tutte le persone catturate in relazione al conflitto del 2020 che rimangono in detenzione e garantire la loro sicurezza e uguaglianza per la legge. 2) Adottare tutte le misure necessarie per prevenire l’incitamento e la promozione dell’odio razziale e della discriminazione, anche da parte dei suoi funzionari e istituzioni pubbliche, che prendono di mira tutte le persone di origine etnica o nazionale armena. 3) Adottare tutte le misure necessarie per prevenire e punire atti di vandalismo e profanazione che interessano il patrimonio culturale armeno, inclusi, a titolo esemplificativo, chiese e altri luoghi di culto, monumenti, cimiteri e manufatti. In questa fase, il tribunale non ha obbligato l’Azerbaigian a restituire tutti i prigionieri di guerra armeni, nonostante sia stata confermata la discriminazione razziale contro tutti gli armeni da parte dell’Azerbaigian, compresi i funzionari di governo.

(7 dic 21) IL PRESIDENTE A MARTUNI – Il presidente Arayik Harutyunyan ha visitato la città di Martuni e ha tenuto un incontro di lavoro con i funzionari dell’amministrazione regionale. In un suo intervento, Harutyunyan ha sottolineato ancora una volta il ruolo della missione di pace russa in Artsakh finalizzata a garantire la sicurezza e ha osservato che si sta lavorando parallelamente per espandere le capacità delle forze dell’ordine di Artsakh e sul principio di complementarità. Durante la visita, il presidente Harutyunyan ha anche preso parte alla cerimonia di inaugurazione di un monumento khachkar che commemora sette artiglieri della regione periti in guerra ai quali ha assegnato loro l’ordine postumo di “Croce di battaglia” di secondo grado. Accompagnato dal capo dell’amministrazione regionale Edik Avanesyan, il Capo dello Stato ha anche visitato il quartiere plurifamiliare in costruzione nel comune di Martuni e ha preso atto dello stato di avanzamento dei lavori.

(7 dic 21) COMMEMORATO ANNIVERSARIO TERREMOTO – In occasione del 33° anniversario del devastante terremoto di Spitak in Armenia, il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha visitato il memoriale della città di Stepanakert e ha reso omaggio alle vittime innocenti di questo disastro naturale. Il capo di stato dell’Artsakh era accompagnato da Karen Shahramanyan, capo dell’ufficio del presidente; Artak Beglaryan, ministro di Stato; Vitaly Balasanyan, Segretario del Consiglio di Sicurezza; e molti altri funzionari.

(6 dic 21) NUOVE SCHERMAGLIE A KARMIR SHUKA – Intorno alle 21 ora locale gli azeri (che hanno le posizioni a un chilomtero di distanza) hanno ripreso a colpire i dintorni del villaggio ricevendo risposta armena. Lo scambio di colpi è durato circa una quindicina di minuti secondo quanto riferisce l’ufficio dell’ombudsman dell’Artsakh. Non segnalati danni o feriti a seguito della nuova provocazione azera.

(5 dic 21) DECESSO DI SOLDATO ARMENO – Verso le 21:20 ora locale, Gor Martirosyan (nato nel 2002) dell’Esercito di difesa dell’Artsakh ha ricevuto una ferita da arma da fuoco mortale al posto di guardia di un’unità militare dell’Esercito di difesa in circostanze ancora sconosciute. Sono in corso le indagini per scoprire i dettagli di questo incidente.

(5 dic 21) SCHERMAGLIE A KARMIR SHUKA – Riferito scambio di colpi nei pressi del villaggio già al centro di schermaglie tre giorni fa.

(4 dic 21) RILASCIATI DIECI PRIGIONIERI ARMENI – Dieci armeni catturati dall’Azerbaigian il 16 novembre sono stati restituiti in Armenia grazie alla mediazione della parte russa. I rimpatriati sono Narek Yerimyan, Arayik Arakelyan, Serzhik Amirkhanyan, Gevorg Hakobyan, Robert Nalbandyan, Harut Sargsyan, Artyom Manasyan, Erik Avetisyan, Arman Tevosyan e Tigran Hakobyan.

(4 dic 21) AMMISSIONI TURCHE SULLA GUERRA – Il vicepresidente turco ha ammesso che i servizi segreti del suo Paese hanno preso parte alla guerra scatenata dall’Azerbaigian contro l’Artsakh lo scorso autunno. Secondo l’agenzia di stampa Haberler, durante la discussione sul bilancio per la difesa della Turchia, Fuat Oktay ha affermato che l’Organizzazione nazionale di intelligence turca (MIT) è stata attiva in termini di interessi della Turchia e di equilibrio di potere nella regione in Libia, Karabakh e Afghanistan.

(4 dic 21) IDENTIFICATO IL KILLER AZERO – Nell’ambito della cooperazione con i pubblici ministeri di Artsakh e delle forze di pace russe in Artsakh, è stato scoperto che l’omicidio del cittadino di Artsakh Seyran Sargsyan è stato commesso dal cittadino e soldato azero, il soldato semplice David Rahimzade. Lo fa notare in una dichiarazione rilasciata dall’ufficio del procuratore di Artsakh. Un procedimento penale è stato avviato presso la polizia di Artsakh in relazione a questo caso ed è stato trasferito dall’ufficio del procuratore al comitato investigativo dell’Artsakh per le indagini.

(4 dic 21) CORPO RESTITUITO – Gli azeri hanno restituito alla parte armena il corpo del cittadino dell’Artsakh catturato e giustiziato.

(3 dic 21) CONSIGLIO MINISTERIALE OSCE – Il conflitto del Nagorno Karabakh è stato discusso a margine del 28° Consiglio dei ministri dell’OSCE, che si è tenuto a Stoccolma, in Svezia, il 2-3 dicembre. Al termine del Consiglio dei ministri, i Co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE hanno rilasciato una dichiarazione, osservando che sebbene abbiano tenuto riunioni separate con i ministri degli Esteri armeno e azero, non si è svolta una riunione congiunta sotto i loro auspici. I Co-presidenti “esprimono la loro disponibilità ad ospitare tale incontro non appena le circostanze permetteranno di proseguire le discussioni iniziate a New York a settembre ea Parigi a novembre”, si legge nel comunicato.

(3 dic 21) UCCISO DAGLI AZERI L’ALLEVATORE CATTURATO – La drammatica conferma nel pomeriggio: si chiamava Seyran Smbat Sargsyan, nato nel 1956, residente nell’insediamento di Chartar del distretto di Martuni della Repubblica di Artsakh, e stava pascolando il suo bestiame. Comunicato di portesta del ministero degli Affari esteri dell’Artsakh. Dal mese di settembre è il terzo civile ucciso dagli azeri.

(3 dic 21) PARLAMENTO CIPRIOTA – La Camera dei Rappresentanti di Cipro ha adottato all’unanimità una risoluzione sulla “Continua aggressione dell’Azerbaigian contro gli armeni e l’attuale situazione nel Nagorno Karabakh“. “La risoluzione condanna l’aggressione dell’Azerbaigian contro l’Armenia e l’Artsakh, esorta ad attuare le disposizioni della dichiarazione del 9 novembre 2020 sul cessate il fuoco, compreso il rilascio dei prigionieri. Allo stesso tempo, invita la comunità internazionale ad agire in modo da fermare l’aggressione dell’Azerbaigian contro l’Armenia, nonché esorta le organizzazioni internazionali a fornire aiuti umanitari alla popolazione di Artsakh. La risoluzione ha anche condannato il coinvolgimento della Turchia nella guerra scatenata contro il Nagorno Karabakh.

(3 dic 21) AZERI CATTURANO ARMENO – Intorno alle 13 ora locale, il Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Artsakh è stato informato della scomparsa di S.S. (nato nel 1956), residente nella città di Chartar nella regione di Martuni. E’ stato accertato che l’uomo – un allevatore di bestiame – aveva perso l’orientamento mentre pascolava i suoi animali ed era finito nel territorio sotto il controllo delle forze armate azere ed era stato da queste detenuto.

(3 dic 21) NASCITE A NOVEMBRE – 178 nascite sono state registrate in Artsakh durante il mese di novembre. Lo ha scritto su Facebook il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan che ha sottlineato come “rispetto ai mesi precedenti, quel numero è un record e il più vicino agli indicatori che avevamo prima della guerra [dello scorso autunno]”.

(2 dic 21) MEDIAZIONE RUSSA – La mediazione della Russia nella risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh è accolta con favore dai paesi che co-presiedono il Gruppo di Minsk dell’OSCE secondo quanto ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov durante la riunione del Consiglio dei ministri degli esteri dell’OSCE. I ministri di Russia, Stati Uniti e Francia hanno adottato una dichiarazione sull’accordo sul Karabakh che, tra le altre cose, accoglie con favore gli sforzi di mediazione della Russia, ha affermato.

(2 dic 21) PRESIDENTE RICEVE ONG – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha ricevuto i responsabili di alcune ONG. Sono state discusse proposte volte a introdurre meccanismi efficaci nella pubblica amministrazione di Artsakh, nonché ad aumentare il controllo pubblico. I partecipanti erano interessati anche ai programmi per fornire alloggi ai residenti sfollati e al lavoro svolto per superare le sfide che Artsakh deve affrontare.

(2 dic 21) FUOCO AZERO SU KARMIR SHUKA – Uuno scontro a fuoco è avvenuto nella tarda mattinata (ora locale) nell’area del villaggio di Karmir Shuka della regione di Martuni dell’Artsakh. Lo scontro a fuoco è stato avviato dalla parte azera, a cui la parte armena ha risposto. I colpi sono stati sparati con diverse armi da fuoco e sono durati per circa 10-15 minuti.

(2 dic 21) TRE DECESSI PER COVID – Ne dà notizia il ministero della Salute. Al momento, 93 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 17 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 44, compresi i giovani, in condizioni gravi.

(2 dic 21) GIORNATA DELLA MEMORIA – Il governo armeno propone di dichiarare il 27 settembre giorno della memoria delle vittime dell’aggressione scatenata dall’Azerbaigian contro Artsakh nel 2020. Il disegno di legge è stato inserito oggi nell’ordine del giorno della seduta del Consiglio dei Ministri ed è stato approvato all’inizio della seduta.
La relativa proposta sarà sottoposta alla discussione del parlamento.

(1 dic 21) NUOVO BUSTO – L’inaugurazione di un busto, realizzato dallo scultore russo Mikhail Serdyukov, del grande pittore marino russo armeno Hovhannes (Ivan) Aivazovsky è avvenuta in via Hovhannes Aivazovsky a Stepanakert. L’onore di svelare questa scultura è stato dato al maggiore Sergey Lazev, un ufficiale del centro di risposta umanitaria del contingente di mantenimento della pace russo, e a Gayane Grigoryan, vice ministro dell’Istruzione, della scienza, della cultura e dello sport di Artsakh.

(1 dic 21) VERTICE VICE PRIMI MINISTRI A MOSCA – Il gruppo di lavoro trilaterale Armenia-Russia-Azerbaigian presieduto dai vice primi ministri ha tenuto una riunione nella capitale russa di Mosca. Il gruppo di lavoro trilaterale si occupa dello sblocco di tutte le comunicazioni economiche e di trasporto nella regione. Durante il recente incontro dei leader armeno, russo e azero a Sochi, il presidente della Russia Vladimir Putin aveva affermato che i vice primi ministri si sarebbero incontrati presto a Mosca per riassumere i risultati e annunciare le decisioni che sono state concordate dai leader dei loro paesi il 26 novembre.

(1 dic 21) QUATTRO DECESSI PER COVID – Ne dà notizia il ministero della Salute. Al momento, 107 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 21 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 55, compresi i giovani, in condizioni gravi.

Rassegna stampa (1-31 dic)

L’ambasciatore azero tenta di ripulire la “fedina penale” del suo Paese (Tempi, 1 dic)

Dopo un anno di occupazione azera, varie forme di molestie contro l’Artsakh e la sua gente… (Korazym, 4 dic)

Armenia: amb. Hambardzumyan su ordinanza Corte internazionale di giustizia (Giornale diplomatico, 8 dic)

Sochi: il summit dell’incertezza (Osservatorio Balcani Caucaso, 9 dic)

Armenia – Azerbaijan: Yerevan monitorerà il rispetto delle decisioni della Corte Internazionale (Assadakah, 9 dic)

Nagorno Karabakh: trent’anni fa il popolo disse Sì all’indipendenza ma aspetta ancora la libertà (Il Fatto quotidiano, 10 dic)

Ennesimo attacco azero in Armenia… (Assadakah, 10 dic)

Draghi, appello bipartisan da 26 parlamentari per il rilascio dei prigionieri di guerra armeni ancora detenuti (Il Mattino, 12 dic)

Mosca e Ankara propongono la piattaforma 3+3 per il Caucaso (Asia news, 13 dic)

ARMENIA VS AZERBAIJAN/ “Erdogan vuole prendersi il Caucaso, solo Putin può fermarlo” (Il sussidiario, 14 dic)

Corridoi complicati. Il Difensore civico armeno analizza le violazioni dei diritti dei frontalieri armeni da parte dell’Azerbajgian (Korazym, 17 dic)

Partenariato orientale, l’UE rilancia (Osservatorio Balcani Caucaso, 17 dic)

Presentata la canta-storia che racconta le sorti dei profughi dell’Artsakh (Metis news, 17 dic)

Droni caduti senza motivo apparente”: la Serbia sta valutando il sistema EW “Repellent”, sostenendo il suo presunto utilizzo in Nagorno-Karabakh (Top war, 17 dic)

L’Azerbaigian restituisce altri 10 soldati catturati in Armenia (Lamezia in strada, 19 dic)

ACS accanto ai rifugiati del Nagorno-Karabakh: “Lottiamo per la sopravvivenza” ( Vatican news, 20 dic)

Junior Eurovision 2021: il boicottaggio della tv azera alla entry armena (Eurofestival news, 21 dic)

Nagorno Karabakh, le chiese non possono essere colpite (ACI Stampa, 21 dic)

La bomba ad orologeria dell’economia turca (Difesa online, 22 dic)

Solo il popolo di Artsakh può decidere il proprio status futuro… (Korazym, 27 dic)

Siria, Armenia e Ucraina: guerre e rifugiati (Osservatorio Balcani Caucaso, 31 dic)

La brutale politica azera contro gli armeni: la denuncia dell’ombudsman dell’Artsakh

Il difensore dei diritti umani dell’Artsakh Gegham Stepanyan denuncia, all’indomani delle dichiarazioni post vertice del 26 novembre di Sochi, la politica di persecuzione dell’Azerbaigian.

“Il 26 novembre, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, nel quadro di un incontro trilaterale con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente della Russia Vladimir Putin, ha valutato come incidenti sporadici il proseguimento, dopo la dichiarazione trilaterale sul cessate il fuoco del 9 novembre 2020, di uccisioni mirate da parte delle forze armate azere di civili e militari della Repubblica di Artsakh. Questa dichiarazione del Presidente dell’Azerbaigian non è altro che un tentativo di mascherare come incidenti casuali le manifestazioni in corso della politica qualificate da violazioni diffuse e sistematiche dei diritti fondamentali degli armeni portata avanti dall’Azerbaigian negli ultimi decenni.

Gli attacchi contro armeni commessi da militari azeri dopo la firma della dichiarazione trilaterale –  compreso l’omicidio, il 9 ottobre 2021, di un conducente di un trattore mentre svolgeva lavori agricoli vicino alla città di Martakert, l’esecuzione, l’8 novembre 2021, di civili che svolgevano i lavori di riparazione nei pressi della città di Shushi e numerosi casi di bombardamento dei militari della Repubblica di Artsakh  – erano di natura deliberata e sono stati effettuati a sostegno della politica statale dell’Azerbaigian di persecuzione degli armeni.

La politica di persecuzione dell’Azerbaigian acquisisce un grado estremo di brutalità, specialmente quando i cittadini di Artsakh o dell’Armenia si trovano nelle mani delle forze armate azere.
Tutti i civili rimasti nei territori di Artsakh occupati dall’Azerbaigian durante la sua aggressione nel settembre-novembre 2020 sono stati brutalmente uccisi da membri delle forze armate dell’Azerbaigian. Nei casi in cui è stato possibile condurre un esame medico legale delle vittime, è stato rivelato che queste persone sono state torturate prima della morte. In alcuni casi, le uccisioni di civili sono state filmate e diffuse sui social network azeri per infliggere la massima sofferenza psicologica ai parenti delle vittime e per intimidire la popolazione di Artsakh e gli armeni in generale. Anche i soldati armeni che sono passati sotto il controllo dell’Azerbaigian sono stati sottoposti a gravi torture, molti di loro sono stati uccisi. I pochi sopravvissuti sono stati condannati illegalmente in Azerbaigian e continuano a essere tenuti in ostaggio dalle autorità di questo paese.

Gli armeni che vivevano in Azerbaigian durante il periodo sovietico furono le prime vittime di tale politica criminale.
Le deportazioni degli armeni dall’Azerbaigian organizzate dalle autorità locali nel 1988-1990, e accompagnate da uccisioni di massa, torture e pogrom, hanno posto le basi per la politica di persecuzione degli armeni dell’Azerbaigian, che continua ancora oggi.
Nel 1991, le autorità azere hanno iniziato a deportare gli armeni dall’Artsakh come parte di un’operazione (“Anello”) di polizia militare su larga scala che è diventata un preludio alla successiva aggressione su vasta scala dell’Azerbaigian contro la Repubblica di Artsakh. L’aggressione contro la Repubblica di Artsakh, che durò diversi anni fino al 1994, fu un tentativo dell’Azerbaigian di espellere definitivamente e completamente gli armeni dalle loro terre.

Durante la guerra degli anni ’90, i soldati azeri hanno torturato e ucciso coloro che cadevano nelle loro mani allo stesso modo dell’aggressione nel 2020. Il massacro nel villaggio armeno di Maragha nella regione di Martakert di Artsakh nel 1992 è diventato uno degli episodi più tragici di questa politica. Cinquanta residenti del villaggio sono stati brutalmente uccisi, altri 50 sono stati presi in ostaggio, tra cui donne e bambini. Il destino di molti di loro è ancora sconosciuto.

I soldati azeri si sono distinti con particolare crudeltà anche durante l’aggressione contro Artsakh nell’aprile 2016.
Sia i civili che il personale militare caduti nelle mani dei soldati azeri sono stati torturati e giustiziati, come nel caso di una coppia di anziani nel villaggio di Talish di Martakert regione dell’Artsakh.

La dichiarazione del presidente dell’Azerbaigian sulla natura sporadica degli incidenti ad Artsakh mira a coprire la propria politica di persecuzione degli armeni.
Sono state le autorità dell’Azerbaigian, compreso il presidente di questo Paese, che hanno incoraggiato apertamente e deliberatamente qualsiasi atto criminale diretto contro gli armeni, compresi gli omicidi. Uno dei vividi esempi è l’elevazione di Ramil Safarov, che uccise un armeno che dormiva, al rango non ufficiale di eroe nazionale dell’Azerbaigian, nonché l’onorificenza, personalmente da parte del Presidente dell’Azerbaigian, a un militare azero che tagliò la testa di un soldato armeno e stava camminando con essa attraverso i villaggi dell’Azerbaigian durante l’aggressione nel 2016. L’impunità in Azerbaigian, anche per le uccisioni premeditate di armeni, così come la ricompensa di tali criminali, sono le prove più evidenti della politica di odio anti-armeno perseguita dall’Azerbaigian a livello statale.

La persecuzione degli armeni in forma di massacri, deportazioni, tortura e altri atti inumani ha un carattere diffuso e sistematico e viene eseguita deliberatamente dai membri delle forze armate dell’Azerbaigian e da altri agenti di questo paese, in conformità o per promuovere la politica esistente dell’Azerbaigian”.

[traduzione grassetto redazionale]

Cosa ci lascia il vertice di Sochi

Il vertice trilaterale di Sochi del 26 novembre – convocato anche per rispondere alla mossa dell’Unione europea che, improvvisamente destatasi dal suo torpore aveva annunciato un incontro tra Pashinyan e Aliyev per il prossimo 15 dicembre – si è concluso con una dichiarazione che, nel consueto linguaggio diplomatico, dice tutto e niente al tempo stesso. Cerchiamo di analizzare per sommi capi quali siano i punti focali del documento.

A prescindere dalle frasi di circostanza – ovvero l’impegno a dar seguito ai precedenti accordi, l’apprezzamento per la missione di pace russa (indicazione rivolta principalmente alla parte azera che dei caschi MIR farebbe volentieri a meno) e l’attività di Mosca per fornire assistenza alla parti – sono due i punti fondamentali della dichiarazione.

  1. Istituzione di una commissione bilaterale con la partecipazione consultiva della Federazione Russa basata sull’applicazione dei lati, sulla delimitazione e successivamente la demarcazione, del confine di stato tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica di Azerbaigian.
    Sostanzialmente, le parti – per dirla con le parole di Putin dopo il vertice – hanno “concordato di creare meccanismi per la demarcazione e delimitazione del confine tra i due paesi entro la fine di quest’anno”.
    In poco più di un mese, armeni e azeri devono concordare un metodo di lavoro che possa essere utilizzato per disegnare fisicamente e in modo definitivo la frontiera fra i due Stati.
    Possiamo avventurarci nell’ipotizzare che saranno utilizzate le geolocalizzazioni di epoca sovietica (dati presumibilmente custoditi a Mosca) con qualche aggiustamento che, in termini di compromesso, possa portare a un accordo finale (ad esempio al questione delle exclavi, talune postazioni in altura, (forse) la strada nel sud dell’Armenia).
    Nulla però sappiamo sui tempi di applicazione di questo criterio di mappatura che certo non sarà semplice.

  2.  Sblocco di tutte le comunicazioni economiche e di trasporto della regione. Anzi, sempre per usare le parole del presidente russo, “lo sblocco dei corridoi di trasporto”.
    Il gruppo di lavoro congiunto che da qualche mese lavora sul tema dovrebbe dunque aver avuto il via libera su passanti ferroviari e stradali tanto cari alla parte azera che vuol collegare il Nakhchivan al resto dell’Azerbaigian e dar consistenza alle mire di un “corridoio turco” attraverso il sud dell’Armenia.
    La previsione del ripristino dei collegamenti era stata già inserita nei famosi “Princìpi di Madrid” ma in questo nuovo postguerra è materia particolarmente accesa perché gli azeri premono, anzi impongono, il passaggio e gli armeni rischiano di vedere la loro sovranità fortemente limitata.
    C’è anche da dire che un conto è realizzare queste vie di transito (sul cui controllo andrebbe aperto un capitolo a parte) a pace conclusa ovvero con un Artsakh libero e indipendente, un conto è farlo in un clima ancora di odio e di assoluta incertezza sul destino di Stepanakert con le continue provocazioni azere all’ordine del giorno.

Nelle dichiarazioni post vertice si parla anche delle questioni umanitarie (presumibilmente la questione dei prigionieri di guerra armeni) di cui non vi è però traccia nel comunicato finale segno che le modalità di risoluzione delle criticità sono legate presumibilmente allo scambio mappe campi minati per prigionieri di guerra.

Salta all’occhio la mancanza di qualsiasi riferimento al territorio dell’Artsakh e al diritto della popolazione locale. A nostro modesto avviso, l’assenza di neppure un cenno a Stepanakert pone la parte armena in una posizione di debolezza; ma forse in questo momento le priorità sono altre (in primo luogo garantire la sicurezza delle frontiere) e forse solo in un secondo tempo la road map russa porterà al centro dei colloqui il destino della regione.

LA DICHIARAZIONE FINALE DEL VERTICE DI SOCHI
Il Primo Ministro della Repubblica di Armenia Nikol Pashinyan, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev hanno adottato una dichiarazione congiunta basata sulla riunione trilaterale, come riportato dal governo dell’Armenia. La dichiarazione recita in particolare quanto segue:

Noi, il Primo Ministro della Repubblica di Armenia N.V.Pashinyan, il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian I.H. Aliyev, Presidente della Federazione Russa V.V. Putin, si è riunito il 26 novembre a Sochi e ha discusso il processo di attuazione della dichiarazione del 9 novembre 2020 sul completo cessate il fuoco e la cessazione di tutti i tipi di operazioni militari nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh e nel processo di attuazione della dichiarazione dell’11 gennaio 2021 sullo sblocco di tutte le infrastrutture economiche e di trasporto della regione.
Abbiamo riaffermato l’impegno per l’ulteriore e coerente attuazione e l’osservanza incondizionata di tutte le disposizioni della dichiarazione del 9 novembre 2020 e della dichiarazione dell’11 gennaio 2021 a beneficio della stabilità, della sicurezza e dello sviluppo economico del Caucaso meridionale. Abbiamo convenuto di intensificare gli sforzi congiunti volti alla soluzione immediata delle restanti questioni derivanti dalle dichiarazioni del 9 novembre 2020 e dell’11 gennaio 2021.
Abbiamo menzionato il contributo significativo della missione di pace russa nella stabilizzazione della situazione e nel garantire la sicurezza nella regione.
Abbiamo convenuto di adottare misure per aumentare il livello di stabilità e sicurezza al confine azero-armeno, per spingere il processo di istituzione di una commissione bilaterale con la partecipazione consultiva della Federazione Russa basata sull’applicazione dei lati, sulla delimitazione e successivamente la demarcazione, del confine di stato tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica di Azerbaigian.
Abbiamo molto apprezzato l’attività del gruppo di lavoro trilaterale sullo sblocco di tutte le comunicazioni economiche e di trasporto della regione, istituito in conformità con la dichiarazione dell’11 gennaio 2021 sotto la presidenza congiunta dei Vice Primi Ministri della Repubblica di Azerbaigian, Repubblica di Armenia e la Federazione Russa. Abbiamo sottolineato la necessità di avviare quanto prima programmi specifici, volti a individuare il potenziale economico della regione.
La Federazione Russa continuerà a fornire l’assistenza necessaria per normalizzare le relazioni tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica di Armenia, creare un’atmosfera di fiducia tra i popoli azero e armeno e stabilire relazioni di buon vicinato nella regione”.

[traduzione e grassetto redazionale]

Un regalo alla diplomazia armena

La foto di una mappa del mondo turco mostrata dai leader della coalizione di governo turca Recep Tayyip Erdogan e Devlet Bahceli è semplicemente un regalo per la diplomazia armena per plasmare la solidarietà all’estero al fine di interrompere il progetto del “corridoio Zangezur” turco-azero. Lo ha scritto qualche giorno fa l’arabologo Armen Petrosyan sulla sua pagina Facebook confidando che quella posa faccia finalmente aprire gli occhi a qualcuno.

Chissà se in qualche ministero degli Affari Esteri, non solo in Europa, qualche funzionario avrà osservato quella mappa e avrà cominciato a pensare che forse la coppia di dittatori Erdogan-Aliyev si sta allargando un po’ troppo.

Questa mappa, che è considerata il culmine dell’oggettivazione dell’ideologia panturca, delinea con chiarezza tutti i Paesi e le direzioni rispetto ai quali Ankara ha condotto per anni una politica mirata e, in futuro, guiderà maggiormente questa politica attivamente al fine di attuare il programma “Grande Turan” o “Asse turco” nelle condizioni attuali.

La mappa presenta i territori della penisola balcanica, di Russia, Iran, Cina, Mongolia, parti di Siria, Iraq e include i paesi di lingua turca (Azerbaigian, Kazakistan, Kyrgyzstan, Uzbekistan).

E, cosa più importante, la chiave di questo piano è proprio nella provincia di Syunik in Armenia, il presunto “corridoio di Zangezur”, che è chiamato a garantire un collegamento senza ostacoli tra tutte le sezioni del piano. Proprio lì dove gli azeri stanno attaccando militarmente gli armeni come accaduto lo scorso 16 novembre.

Ecco, gli azeri – mandati avanti dai turchi a fare il lavoro sporco – stanno cercando di prendere, con le buone o più probabilmente con le cattive, quella striscia di terra che è di vitale importanza per la realizzazione del loro mondo turco.

Noi vivamente ci auguriamo che nessuno – dentro l’Armenia o all’estero – possa mai compiere il folle atto di cedere a questi tiranni ciò a cui ambiscono. Non si tratta solo di porre una seria ipoteca sulla fine dell’Armenia e dell’Artsakh, ma anche di minare la sicurezza della nostra Europa.

In fondo, le grandi guerre sono sempre cominciate così: per un pezzo di terra, un corridoio. Da Danzica e Zangzour il passo è molto più breve di quanto si pensi…

Non più solo Nagorno Karabakh

Quanto accaduto lo scorso 16 novembre non può essere inquadrato alla stregua delle perenne conflittualità armeno-azera sulla regione del Nagorno Karabakh (Artsakh). La questione, almeno secondo il pensiero del dittatore Aliyev, è chiusa con la firma della tregua il 9 novembre 2020 e se le forze armate dell’Azerbaigian non sono entrate ancora a Stepanakert è solo perché il mandato dei peace keeper russi lo impedisce. Almeno fino al novembre 2025…

D’altronde, dello status di quel territorio non si parla più, la Russia gioca le proprie carte nello scacchiere sud caucasico mentre l’Unione europea si disinteressa del destino della popolazione armena e guarda solo ai propri interessi economici.

L’attacco azero al territorio della repubblica di Armenia (iniziato peraltro dallo scorso maggio con lo sconfinamento di centinaia di soldati) rientra piuttosto nel quadro di un’operazione politica militare volta a indebolire ancora di più Yerevan.

Significativa è la zona degli scontri, sulle alture di Sisian, sulle quali gli azeri voglio avere pieno possesso per almeno tre motivi:

  1. Controllo della località dove peraltro insiste una pista aeroportuale utilizzata dalle forze di pace russe e dagli armeni per approvvigionare l’Artsakh
  2. Controllo dell’asse stradale nord-sud che collega la capitale armena a Goris e giù fino a Meghri
  3. Pressione sull’Armenia nel tratto più stretto del suo territorio, proprio all’ingresso della regione di Syunik che nei proclami di Aliyev dovrebbe essere inglobata nell’Azerbaigian o comunque tagliata in due da un corridoio che di fatto costituirebbe un colpo mortale per l’economia armena e i suoi legami commerciali con l’Iran.

Già alcuni mesi fa, un alto funzionario del governo azero si era lasciato scappare (o forse no) che l’Azerbaigian avrebbe dovuto creare una zona cuscinetto di una decina di chilometri all’interno della repubblica di Armenia per proteggersi e dava per scontata una nuova guerra di posizionamento.

Conquistare posizioni in altura significa non solo controllare il territorio armeno dall’alto ma anche impedire che il nemico faccia la stessa cosa e possa dunque affacciarsi a vedere cosa accade oltre la cresta di monte.

Aliyev e la sua leadership, oltre a sfoderare il solito motivetto dell’attacco preventivo (che , da quanto si è letto sulla stampa internazionale in questa settimana non è stato preso molto sul serio e pure la lobby filo azera in Italia si è ben guardata dal riproporlo…) punta sulla questione dei confini tra i due Stati e sulla necessità di definirli una volta per tutte vista l’attuale incertezza della linea di demarcazione.

Solo che il suo sistema è decisamente sbrigativo: si posiziona con la forza dove gli fa comodo e poi stabilisce che quella è la frontiera da rispettare. Invero, solo a Mosca con i dati di epoca sovietica sulla geolocalizzazione della frontiera si può avere una qualche certezza di dove sia effettivamente posizionabile la stessa e sarebbe dunque opportuno che le parti si accordassero una volta per tutte con la benedizione russa sull’accordo.

L’intesa però non è facile e sostanzialmente per tre motivi: il primo, lo abbiamo visto, riguarda la volontà azera di guadagnare posizioni di vantaggio militare e politico, il secondo concerne la insistenza di Baku all’apertura del corridoio di Meghri per cui non viene firmato alcun accordo di confine finché non arriva il via libera da Yerevan; il terzo questione da risolvere afferisce le exclavi azere ed armene che in epoca sovietica punteggiavano il territorio dell’una e dell’altra parte ma che dopo trenta anni hanno perso il loro valore simbolico e certo non possono essere rispristinate (come soprattutto l’Azerbaigian richiede per motivi strategici).

C’è anche da dire che la mancata firma di un accordo è in buona parte legata al diverso approccio che le parti hanno sulla questione: gli azeri provocano esclation bellica come minaccia per costringere la controparte a sottoscrivere un trattato, gli armeni subordinano invece l’adesione a una intesa alla fine delle ostilità.

Quanto alla leadership armena, dobbiamo dire che non traspare la massima chiarezza (o trasparenza) nella gestione postbellica. In un anno sono stati cambiati quattro ministri della Difesa e un paio di ministri degli Esteri interrompendo di fatto una continuità di mandato.
Alcune dichiarazioni recenti del premier Pashinyan riguardo al fatto “che oggi l’Armenia occupa territori azeri” (si riferiva presumibilmente alle citate exclavi azere) paiono rilasciate a sproposito specie in questo periodo così turbolento e finiscono con il dare stura alle ambizioni di Aliyev (dimenticando fra l’altro che vi sono territori armeni sotto occupazione del nemico).
A dirla tutta, anche il rapporto con Mosca – che allo stato, piaccia o non piaccia e con tutti i distinguo del caso, è l’unico argine allo strapotere turco-azero – è oscillante e umorale.

Quel che all’opinione pubblica deve essere chiaro è che l’attacco azero al territorio dell’Armenia non è più solo una questione che ruota sulla controversia del Nagorno Karabakh ma una chiara strategia politica di strangolamento della repubblica di Armenia.
Che, non dimentichiamolo, fa parte del Consiglio d’Europa ed è membro a pieno diritto delle Nazioni Unite. Sarebbe il caso che le cancellerie, soprattutto europee, non lo dimenticassero mai.