(10 lug 26) PROCESSO AGLI OSTAGGI ARMENI – Un’altra udienza del tribunale nel processo farsa per esaminare gli appelli presentati dai prigionieri armeni si è tenuta a Baku, secondo quanto riportato dai media azeri. Durante l’udienza, l’ex presidente dell’Artsakh, Arkady Ghukasyan, ha continuato la sua dichiarazione, dichiarandosi non colpevole delle accuse a suo carico. L’avvocato difensore del prigioniero Vasily Beglaryan ha chiesto l’assoluzione. Anche Beglaryan si è dichiarato non colpevole. Gli avvocati dell’ex presidente dell’Artsakh, Bako Sahakyan, hanno chiesto che l’appello venga accolto e che venga emessa una sentenza di assoluzione. Sahakyan, intervenendo in udienza, si è dichiarato non colpevole.
(10 lug 26) – PROCESSO VARDANYAN – L’avvocata per i diritti umani Siranush Saakyan, che rappresenta il caso dell’ex ministro dello Stato dell’Artsakh, il mecenate Ruben Vardanyan, che da circa tre anni è prigioniero in Azerbaigian e condannato a 20 anni di reclusione, si prepara a rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La specialista in diritto internazionale nota che è finalmente riuscito ad ottenere la sentenza di Vardanyan, che era necessaria per avviare il processo presso la Corte Europea
(10 lug 26) COLONI AZERI – Scondo quanto riferisce la stampa azera, una quarantina di famiglie azere si siano ufficialmente stabilite pochi giorni fa a Martuni (ora la chiamano Khojavendi) nell’Artsakh occupato. Continua, a rilento, la colonizzazione azera della regione armena. A Martuni non è mai esistita una comunità azera.
(8 lug) PROCESSO FARSA – Il “processo” farsa contro i prigionieri armeni a Baku continua. Un “avvocato” di Baku ha chiesto l’assoluzione dell’ex presidente dell’Artsakh, Arkady Ghukasyan. Anche l’ex ministro degli Esteri dell’Artsakh, David Babayan, è intervenuto all’udienza d’appello, dichiarando la propria innocenza. La prossima “udienza” si terrà il 10 luglio.
(6 lug 26) APPELLO ALL’ASSEMBLEA PARLAMENTARE DELL’OSCE PER IL RILASCIO DEI PRIGIONIERI ARMENI – Una dichiarazione al riguardo è stata presentata dalla parlamentare armena Lilith Galstyan all’OSCE affinché eserciti pressioni su Baku per il rilascio dei prigionieri armeni. “Non reagendo a quanto sta accadendo, stiamo indebolendo gli stessi standard su cui si fonda l’OSCE”, ha dichiarato. Almeno 19 armeni continuano a essere detenuti illegalmente in Azerbaigian, dove subiscono torture e trattamenti inumani. Questo è stato affermato dal parlamentare armena durante la 33ª sessione della Assemblea Parlamentare dell’OSCE all’Aia.
(4 lug 26) ANCA – Il Comitato Nazionale Armeno d’America (ANCA) ha presentato le proprie testimonianze al sottocomitato competente del Senato degli Stati Uniti nell’ambito della discussione sul progetto di legge per gli stanziamenti dell’anno fiscale 2027. L’organizzazione ha chiesto di stanziare 50 milioni di dollari per sostenere la sicurezza dell’Armenia e non meno di 100 milioni di dollari per programmi umanitari, reinsediamento e il ritorno dei rifugiati armeni in Artsakh. Nel proprio memorandum, l’ANCA ha inoltre richiesto il rilascio immediato dei prigionieri armeni e dei leader politici detenuti in Azerbaigian, nonché l’introduzione di restrizioni severe sull’aiuto militare degli Stati Uniti a Baku.
(3 lug 26) PROCESSO A OSTAGGI ARMENI – A Baku, la Corte d’Appello ha ieri esaminato i ricorsi presentati da alcuni prigionieri armeni detenuti in Azerbaigian, tra cui membri dell’ex leadership politico-militare dell’Artsakh. I media azeri hanno riferito che le osservazioni sulle trascrizioni dell’udienza sono state presentate alla Corte per conto dell’ex presidente dell’Assemblea nazionale dell’Artsakh, David Ishkhanyan, e sono state aggiunte al fascicolo processuale. Durante l’udienza, è intervenuto anche l’avvocato dell’ex ministro degli Esteri dell’Artsakh, David Babayan, il quale ha affermato che il ricorso del suo assistito era pienamente fondato. La prossima udienza del processo farsa è prevista per il 7 luglio.
(3 lug 26) DIMISSIONI PRESIDENTE PARLAMENTO ARTSAKH – Il presidente del parlamento dell’Artsakh, Ashot Danielyan, ha dichiarato di aver deciso di dimettersi. Lo ha comunicato in un messaggio pubblicato, come ha sottolineato, sotto pressione e a seguito di una campagna contro di lui. «Le false e artificiali voci che mi circondano da ultimo tempo, le accuse infondate e la calunnia diffuse intorno a me hanno influenzato questa decisione. Non voglio che una campagna mirata contro di me getti in qualche modo un’ombra sulla reputazione dell’Artsakh, delle sue istituzioni statali e dell’Assemblea Nazionale», si legge nel suo messaggio. Secondo le sue parole, la decisione è stata presa «dopo lunghe riflessioni e consultazioni» e non è stata facile da prendere. Danielyan ha sottolineato di aver assunto la carica il 21 maggio 2025 non per ambizioni personali o politiche, ma per garantire la continuità delle istituzioni statali dell’Artsakh.
(1 lug 26) PROCESSO OSTAGGI ARMENI – I difensori degli ex leader dell’Artsakh illegalmente detenuti in Azerbaigian hanno chiesto una sentenza di assoluzione. I difensori dell’ex presidente dell’Assemblea Nazionale dell’Artsakh, David Ishkhanyan, nonché di David Alahverdyan e Melikset Pashayan, hanno chiesto al “tribunale” di annullare la decisione del 5 febbraio e di emettere sentenze di assoluzione per i loro assistiti. Naturalmente, anche questo processo farsa di appello ha la sentenza già scritta. La prossima udienza si terrà il 3 luglio. Il caso di Ruben Vardanyan è stato deliberatamente separato in un processo distinto.
(1 lug 26) CADUTI IN GUERRA – Dal novembre 2020, l’Azerbaigian ha consegnato all’Armenia i corpi di oltre 2.000 soldati armeni ritrovati sul campo di battaglia. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri azero Elnur Mammadov.
(29 giu 26) ASSEMBLEA NAZIONALE – L’Assemblea Nazionale dell’Artsakh creerà una commissione multilaterale per studiare l’utilizzo mirato dei fondi di bilancio dopo il 1° gennaio 2023, ha riferito il presidente del parlamento Ashot Danielyan. Ha dichiarato che le questioni relative al lavoro della rappresentanza dell’Artsakh in Armenia e all’utilizzo dei fondi finanziari devono essere valutate solo sulla base dei risultati dello studio, e non di supposizioni o informazioni non verificate.
(24 giu 26) CONFERENZA IN USA – A Baku gli armeni sono stati condannati per la loro fede nella dignità e nel diritto all’autodeterminazione del popolo indigeno dell’Artsakh. I deputati statunitensi Brad Sherman e Jim Costa hanno tenuto una conferenza stampa al Campidoglio in occasione del 1000º giorno di detenzione dei leader dell’Artsakh e di altri armeni.
(23 giu 26) PROCESSO A OSTAGGI – Durante un’udienza tenutasi ieri presso la “Corte d’Appello” di Baku, cinque prigionieri armeni si sono dichiarati non colpevoli. L’ex comandante dell’Esercito di Difesa dell’Artsakh, Levon Mnatsakanyan, si è dichiarato non colpevole delle accuse inventate a suo carico. Gli avvocati dei prigionieri Erik Ghazaryan, Garik Martirosyan, Levon Balayan e Gurgen Stepanyan hanno chiesto alla corte di assolverli. Gli stessi prigionieri, nelle loro dichiarazioni, hanno ribadito la propria innocenza e concordato con i loro avvocati. La prossima udienza del processo farsa a carico degli ostaggi armeni si terrà il 30 giugno.
(23 giu 26) TIMORI PER LA SORTE DEL MONUMENTO SIMBOLO DELL’ARTSAKH – Informazioni sulla rimozione del monumento “Noi – le nostre montagne” a Stepanakert in Artsakh da parte degli azeri non sono state confermate. Lo ha dichiarato l’Ufficio dell’Ombudsman del patrimonio culturale dell’Artsakh e l’Agenzia per lo sviluppo della cultura e del turismo dell’Artsakh. Sui social media è circolata una fotografia sulla base della quale gli utenti affermano che le forze azerbaigiane, utilizzando attrezzature da costruzione, stanno distruggendo uno dei principali simboli dell’Artsakh. Questa foto sembrerebbe però essere stata realizzata con intelligenza artificiale. Contemporaneamente, è circolata sui social la foto scattata da un utente azero che mostra il monumento ancora in piedi.
(18 mar 26) CITTADINANZA AGLI SFOLLATI – “Abbiamo già 34.576 sfollati dal Karabakh che hanno ottenuto la cittadinanza della Repubblica d’Armenia”. Lo ha annunciato oggi il Ministro degli Interni armeno Arpine Sargsyan durante un dibattito intitolato “Il processo di inclusione socioeconomica degli armeni sfollati dal Karabakh”. “Circa 1.000 richieste, ovvero bozze di decreti, sono al vaglio dello staff del Presidente della Repubblica di Armenia; questo significa che entro pochi giorni avremo una soluzione per altre 1.000 persone e saremo in grado di accelerare questo processo”, ha osservato Sargsyan. Secondo quanto riferito dal premier Pashinyan, 1700 famiglie sfollate hanno ricevuto una casa.
(16 mar 26) MESSAGGIO DI VARDANYAN – La famiglia di Ruben Vardanyan, noto uomo d’affari e filantropo armeno, nonché ex ministro di Stato dell’Artsakh (Nagorno Karabakh), detenuto illegalmente a Baku, capitale dell’Azerbaigian, ha rilasciato oggi una dichiarazione piuttosto preoccupante e ha reso pubblico il messaggio audio di Vardanyan indirizzato alla difensore civico azera Sabina Aliyeva. La registrazione mostra chiaramente Vardanyan che viene interrotto.
È inoltre preoccupante che, a un mese dalla pronuncia delle “sentenze” del tribunale, i prigionieri armeni a Baku non abbiano ancora ricevuto il testo di tali “sentenze” in nessuna lingua. Secondo gli attivisti per i diritti umani, ciò potrebbe addirittura privarli della possibilità di presentare ricorso.
L’unica organizzazione umanitaria internazionale con accesso ai prigionieri armeni in Azerbaigian, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha sospeso le sue attività nel Paese a partire dal 3 settembre 2025, su richiesta del governo azero. L’allontanamento di questa organizzazione umanitaria ha lasciato i prigionieri armeni in Azerbaigian completamente indifesi. «Temiamo inoltre che anche le brevi telefonate, l’unico mezzo di contatto rimasto, possano essere completamente interrotte», si legge ancora nella suddetta dichiarazione della famiglia di Ruben Vardanyan.
(13 mar 26) PASHINYAN CRITICA MOVIMENTO KARABAKH – “Nessuno potrà sottrarsi a questa scelta: se continuiamo il movimento del Karabakh, andremo in guerra; se non lo continuiamo, ci sarà la pace” Così ha dichiarato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan in una diretta Facebook. “La pace si rafforzerà ogni giorno di più, l’Armenia si rafforzerà ogni giorno di più, e io sono alla guida di questo movimento; chiunque sia d’accordo, mi segua!”
(3 mar 26) SCOMPARSI DI GUERRA – Secondo quanto annunciato dal Ministro della Giustizia Srbuhi Galyan durante la sessione dell’Assemblea Nazionale armena, un totale di 195 persone risultano disperse a seguito della guerra di 44 giorni scatenata dall’Azerbaigian contro il Nagorno-Karabakh nel 2020. “Secondo i dati ufficiali, abbiamo 195 persone disperse, 175 delle quali sono militari e le restanti sono civili”, ha affermato Galyan.
(27 feb 26) PARLAMENTO REGNO UNITO SU ARTSAKH – Durante la terza sessione dell’inchiesta parlamentare britannica sull’Artsakh (Nagorno Karabakh), il Comitato Nazionale Armeno del Regno Unito (ANC-UK) ha presentato la propria testimonianza formale alla commissione, secondo quanto riportato dall’ANC-UK. Il rapporto ha delineato i fondamenti giuridici e storici dell’inchiesta, illustrando nel dettaglio le tutele previste per il patrimonio culturale dalle Convenzioni dell’Aia del 1907 e del 1954, dalle Convenzioni di Ginevra, dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e dalla Risoluzione 2347 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ha inoltre esaminato la rilevanza della Convenzione sul genocidio e della giurisprudenza internazionale che riconosce come la distruzione intenzionale del patrimonio culturale possa costituire prova di intento genocida.
(25 feb 26) VARDANYAN NON SI APPELLA – L’ex ministro di Stato dell’Artsakh, Ruben Vardanyan, illegalmente detenuto in Azerbaigian, ha deciso di non presentare appello alla sentenza di condanna a venti anni inflittagli dal tribunale azero al termine di un giudizio farsa. Questa decisione non implica l’accettazione del verdetto e non costituisce una rinuncia al suo diritto alla difesa. Rappresenta un rifiuto consapevole di legittimare un processo che, fin dall’inizio, non ha mostrato alcun segno distintivo di giustizia. Le sessioni si sono tenute a porte chiuse, gli osservatori indipendenti sono stati esclusi e le mozioni presentate dalla difesa sono state ignorate. In tribunale non è stato letto il testo integrale della sentenza. Al momento della pubblicazione di questa dichiarazione, alla famiglia non è stata fornita una copia ufficiale della sentenza con una traduzione adeguata – un’ulteriore grave violazione dei diritti procedurali, che rende impossibile comprendere anche le motivazioni formali della condanna a 20 anni.
(23 feb 26) AIUTO ALLE FAMIGLIE DELL’ARTSAKH – Su iniziativa della famiglia di Ruben Vardanyan (attualmente detenuto in Azwerbaigian), un appezzamento di terreno agricolo appartenente alla funivia “Ali di Tatev” è stato concesso in uso gratuito a famiglie sfollate dall’Artsakh attualmente residenti nella comunità di Tatev, a scopo di coltivazione e attività agricola.
(19 feb 26) PER GLI AZERI IL VERDETTO E’ LOGICA CONCLUSIONE – l verdetto illegale contro Ruben Vardanyan, noto uomo d’affari e filantropo armeno, ex ministro di Stato dell’Artsakh (Nagorno Karabakh), è stato definito in Azerbaigian la “conclusione logica” del conflitto. “La decisione del tribunale di Baku [capitale dell’Azerbaijan] nei confronti dell’oligarca Ruben Vardanyan rappresenta non solo la consegna della giustizia, ma anche la conclusione simbolica e logica del conflitto durato quasi 30 anni, che ha portato immense sofferenze al popolo azero“, ha affermato in un post sui social media l’assistente del Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan, Capo del Dipartimento per gli Affari Esteri dell’Amministrazione Presidenziale, Hikmat Hajiyev. Il presidente dell’Azerbaigian, Aliyev, dal canto suo alla recente conferenza di Monaco ha addirittura definito gli imputati dell’Artsakh alla stregua di “criminali nazisti” e ha paragonato la farsa processuale di Baku al processo di Norimberga.
(18 feb 26) AMNESTY INTERNATIONAL: VERDETTO “PARODIA” – Il verdetto del tribunale azero contro Ruben Vardanyan è il culmine della “parodia” di un processo contro leader di etnia armena. L’organizzazione per i diritti umani Amnesty International lo ha sottolineato in una dichiarazione. Si legge quanto segue: “La condanna dei 16 imputati, culminata in questa sentenza contro Ruben Vardanyan, è a dir poco una farsa. Il fatto che Ruben Vardanyan e gli altri, diversi civili come lui, siano stati processati da un tribunale militare solleva di per sé serie preoccupazioni ed è incompatibile con le garanzie di un giusto processo. Mentre le vittime del decennale conflitto per il Nagorno-Karabakh, sia in Armenia che in Azerbaigian, meritano verità, giustizia, riparazioni e garanzie di non ripetizione, queste condanne costituiscono un affronto a tutte le vittime di crimini di diritto internazionale.” Accusati di una pletora di crimini estremamente gravi, Ruben Vardanyan e altri imputati sono stati processati in un’udienza di fatto a porte chiuse, sulla base di “prove” in una lingua che non comprendevano e che non erano state adeguatamente tradotte. Persino le accuse – oltre 40 solo contro Vardanyan – tra cui “terrorismo” e “crimini contro l’umanità”, non sono state rese pubbliche in modo completo durante il procedimento. Amnesty International ha chiesto informazioni alle autorità azere sul processo e sulle prove, ma non ha ricevuto risposta. “L’Azerbaigian deve rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani e garantire che tutti gli accusati di crimini siano processati nel pieno rispetto del diritto internazionale e degli standard del giusto processo”.
(17 feb 26) RUBEN VARDANYAN È STATO CONDANNATO A VENTI ANNI DI RECLUSIONE DAL TRIBUNALE DI BAKU – Come facilmente prevedibile, il regime azero ha inflitto una pesante condanna all’ex ministro dell’Artsakh (rimasto peraltro in carica solo quattro mesi). Si è quindi concluso l’ultimo “processo” a carico dei prigionieri di guerra armeni illegalmente detenuti dall’Azerbaigian con accuse ridicole, una farsa che ha visto gli imputati privati delle minime garanzie di difesa e dove non è stata ammessa la stampa internazionale.
Vardanyan ha ricoperto l’incarico di ministro di Stato della repubblica di Artsakh per soli quattro mesi da fine 2022 a inizio dell’anno seguente. Tanto è bastato al criminale dittatore Aliyev per farlo condannare.
(11 feb 26) VANCE A BAKU DISCUTE LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI – Il vicepresidente statunitense JD Vance ha anche discusso, in Azerbaigian, del rilascio dei prigionieri armeni a Baku. Lo ha dichiarato il portavoce stampa di Vance dopo l’incontro del vicepresidente statunitense con il presidente azero Ilham Aliyev.
(6 feb 26) APPELLO A VANCE DI ORGANIZZAZIONI ARMENE – Le principali organizzazioni umanitarie e caritatevoli indipendenti in Armenia hanno inviato una lettera aperta al vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, in vista della sua visita in Armenia, sollecitando attenzione sulla difficile situazione degli armeni che rimangono detenuti in Azerbaigian. La lettera sottolinea che, a più di due anni dallo sfollamento forzato della popolazione armena dall’Artsakh (Nagorno-Karabakh), e nonostante le garanzie pubblicamente dichiarate per l’uscita sicura e senza ostacoli dei civili, 19 persone di origine armena rimangono nei luoghi di detenzione a Baku. Secondo gli autori, la loro prolungata detenzione costituisce una grave sfida umanitaria e una questione estremamente delicata per la società armena, sia in Armenia che all’interno della diaspora globale, compresi gli Stati Uniti.
(5 feb 26) CONDANNATI I PRIGIONIERI ARMENI IN AZERBAIGIAN – Le autorità azere hanno condannato altri sette prigionieri armeni a varie pene detentive. Secondo i verdetti, Melikset Pashayan è stato condannato a 19 anni di carcere, Garik Martirosyan a 18 anni, Davit Alaverdyan a 16 anni, Levon Balayan a 16 anni, Vasili Beglaryan a 15 anni, Gurgen Stepanyan a 15 anni ed Erik Ghazaryan a 15 anni di carcere. Il processo farsa era iniziato il 17 gennaio 2025.
In precedenza, questo “tribunale” aveva condannato gli ex presidenti dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) Arkadi Ghukasyan e Bako Sahakyan a 20 anni di prigione, mentre l’ex presidente Arayik Harutyunyan, l’ex presidente dell’Assemblea nazionale Davit Ishkhanyan, l’ex ministro degli Esteri David Babayan, l’ex comandante dell’esercito di difesa Levon Mnatsakanyan e il suo vice Davit Manukyan all’ergastolo. Le condanne a 20 anni di carcere per Arkadi Ghukasyan e Bako Sahakyan, anziché all’ergastolo, sono dovute al fatto che hanno più di 65 anni.
(4 feb 26) VOTAZIONE SENATO FRANCESE – Il Senato francese ha votato all’unanimità a favore di una risoluzione che chiede la liberazione dei prigionieri armeni detenuti in Azerbaigian, secondo Mourad Papazian, copresidente del Consiglio di coordinamento delle organizzazioni armene di Francia (CCAF). La risoluzione, presentata da Laurent Wauquiez e proposta dal Gruppo di amicizia Francia-Armenia, ha ricevuto 183 voti favorevoli sui 183 senatori presenti.
(23 gen 26) GLI ULTIMI ARMENI LASCIANO L’ARTSAKH – Le ultime dieci persone rimaste in Artsakh (Nagorno Karabakh) sono state trasferite in Armenia, secondo quanto informa il ministro del lavoro e degli affari sociali della Repubblica di Armenia (RA), Arsen Torosyan. “Cari compatrioti, vi informo che 10 armeni e un cittadino di nazionalità russa, attualmente residenti nella Repubblica dell’Azerbaigian (in Karabakh), hanno presentato una petizione agli organi competenti dell’Azerbaigian e dell’Armenia chiedendo di essere trasferiti nella Repubblica di Armenia. Sulla base di queste petizioni, le persone menzionate sono state trasferite nella Repubblica di Armenia”, ha osservato Torosyan.
Il difensore civico dell’Artsakh Gegham Stepanyan non ha informazioni sulla posizione e l’identità delle persone trasferite in Armenia dall’Artsakh.
Il ministro della Salute armeno Anahit Avanesyan ha dichiarato che le condizioni di salute degli armeni sono soddisfacenti.
(22 gen 26) I PARENTI RICHIEDONO L’ESUMAZIONE DEI LORO CARI SEPPELLITI IN ARTSAKH – Un gruppo di parenti delle vittime sepolte in Artsakh (Nagorno Karabakh) chiede l’esumazione e il trasporto dei corpi di queste vittime in Armenia. “I genitori hanno fatto appello al primo ministro [armeno], chiedendo che venga effettuata un’esumazione, che i corpi vengano portati in Armenia affinché possano visitare le tombe dei loro parenti e bruciare incenso. Lì [in Artsakh] non ci sono nemmeno lapidi”, ha detto un manifestante ai giornalisti davanti al palazzo del governo armeno.
(21 gen 26) COLONI AZERI SI INSEDIANO IN ARTSAKH – Le autorità azere hanno iniziato il reinsediamento di Stepanakert, la capitale del Nagorno Karabakh occupato dall’Azerbaigian. Secondo i media azeri, mercoledì trentasei famiglie, ovvero 162 persone, si sono trasferite a Stepanakert e hanno ricevuto le chiavi dei nuovi appartamenti. Questi coloni si stanno insediando in edifici costruiti sui siti delle case armene demolite. Non ci sono informazioni su quale sia il legame di principio tra questi coloni e il Nagorno Karabakh. Non è escluso che questi “nuovi residenti” siano terroristi provenienti dal Medio Oriente. Secondo i media azeri, dal 2021 nel Nagorno Karabakh si sono insediate 26.513 persone.
(14 gen 26) QUATTRO ARMENI RILASCIATI DAGLI AZERI – Gevorg Sujyan, Davit Davtyan, Vicken Euljekjian e Vagif Khachatryan sono stati consegnati poco fa alle autorità competenti dell’Armenia dalle autorità competenti dell’Azerbaigian attraverso il ponte Hakari e ora si trovano in territorio armeno. Il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ne ha parlato su Facebook. E più avanti, Pashinyan ha aggiunto: “Gevorg Sujyan, Davit Davtyan e Vicken Euljekjian non presentano problemi di salute secondo l’esame preliminare. Le condizioni di salute di Vagif Khachatryan sono inizialmente valutate come soddisfacenti. Verranno trasferiti a Yerevan.”
(9 gen 26) APPARTAMENTI PER GLI SFOLLATI – In totale, 4.040 famiglie dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) hanno ricevuto i certificati nell’ambito del programma di fornitura di alloggi. Lo ha dichiarato in una conferenza stampa il ministro del lavoro e degli affari sociali dell’Armenia, Arsen Torosyan. Il programma per il rilascio di questi certificati proseguirà quest’anno e la cittadinanza armena rimarrà un requisito obbligatorio. In totale, 1.755 famiglie dell’Artsakh hanno ricevuto appartamenti in Armenia. È stata inoltre presa la decisione di introdurre un nuovo programma di affitto a lungo termine, destinato agli ex residenti dell’Artsakh, come anziani o disabili, che non sono in grado di utilizzare i certificati sopra menzionati. Il programma sarà lanciato il 1° luglio.