L’Artsakh perduto
Il tema della terra perduta è stato ovviamente al centro della recente campagna elettorale in Armenia con posizioni a volte contrapposte tra le varie parti politiche. Quella che vogliamo invece fare noi è una libera, obiettiva analisi che però deve essere slegata da qualsiasi passione ed affetto.
Il solo fatto che questo sito e la relativa pagina FB da quasi 15 anni si occupi del Nagorno Karabakh (Artsakh) dovrebbe far chiaramente capire il pensiero dei suoi curatori. Però c’è una situazione di fatto che non possiamo ignorare.
Sarebbe bello vedere i ragazzi armeni ballare in Piazza della Rinascita a Stepanakert, come accadeva fino a tre anni fa. Ma ora questo non è possibile, la piazza, come tutta la regione, è occupata dagli azeri.
Cerchiamo all’ora di riassumere i contrastanti sentimenti che albergano nei cuori degli armeni sia in patria che nella diaspora, come pure di tutti coloro, non armeni, che amano questa terra. Come è stato recentemente detto da un commentatore, ci sono tre verbi – in lingua italiana iniziano tutti con la lettera R – che possono facilmente riassumere le differenti posizioni:
1. RIVENDICARE cioè non abbandonare l’idea che, prima o poi, l’Artsakh possa ritornare ad essere una terra Armena. È un’ipotesi che, a malincuore, dobbiamo considerare molto improbabile, almeno oggi. Un domani, caduto il regime di Aliyev e con un Azerbaigian democratico, non possiamo escludere un ritorno degli armeni nella loro antica terra (che, lo ricordiamo ancora una volta, fu assegnata da Stalin agli azeri nonostante fosse interamente popolata dagli armeni). Pensare oggi di poter riconquistare militarmente il Karabakh non ha senso sia da un punto di vista politico, sia soprattutto da un punto di vista militare. Se l’Armenia decidesse di attaccare l’Azerbaigian, oltre all’inevitabile tributo di sangue dovrebbe affrontare l’ostilità della comunità internazionale.
Inoltre, il successo militare sarebbe tutt’altro che garantito.
L’unica ipotesi di riconquista potrebbe aversi solo nel caso di una forte azione da parte di un soggetto terzo contro Baku; in tal caso, sempre che le autorità dell’Armenia siano interessate, gli armeni potrebbero sfruttare la situazione al loro favore. Ma stiamo parlando di fanta politica…
2. RICORDARE cioè, non dimenticare mai che cosa è stato l’Artsakh, che cosa ha rappresentato e rappresenta nella storia, nella cultura e nella tradizione armena. È un impegno morale di tutti quello di non lasciare cadere l’antica patria nell’oblio. Gli occupanti azeri (a prescindere dalle attribuzioni amministrative, se entri militarmente in un territorio e cacci via tutta la popolazione storicamente residente lo stai occupando…) sono da tempo impegnati in un’operazione politica di rimozione storica e culturale della presenza armena nel Karabakh. Vengono abbattuti gli edifici, “ristrutturate” le chiese riscrivendo una storia religiosa inverosimile, ogni traccia della precedente presenza armena viene eliminata.
Ecco, allora, che il compito di tutti – compresa questa piccola nostra attività divulgativa – deve essere quello di ricordare l’Artsakh. Nel momento in cui smetteremo di farlo, esso sarà definitivamente perduto.
3. RIMUOVERE cioè considerare l’Artsakh come un peso fastidioso che ostacola il processo politico in Armenia. In qualche momento della campagna elettorale appena passata, in qualche dichiarazione, abbiamo avuto l’impressione che l’argomento (il territorio perduto, gli sfollati, le minacce dell’Azerbaigian, il vandalismo sui monumenti armeni) forse quasi un peso da togliersi. Anche nelle settimane successive al voto abbiamo assistito ad azioni e dichiarazioni non condivisibili: va bene cercare la pace con il bellicoso e sempre minaccioso vicino, ma non dobbiamo vergognarci del passato, non abbiamo nulla da farci perdonare se non la poca lungimiranza di certe scelte politiche.
Come abbiamo ripetuto diverse volte, fare la pace con gli azeri non significa dover dire sempre di sì, non significa dover abbandonare qualsiasi minima rivendicazione, non significa dover tradire una storia e un popolo. Per questo ci auguriamo che questo ultimo verbo venga cancellato dal vocabolario armeno.
Ricordiamoci sempre che qualunque sia il suo assetto politico, i suoi confini amministrativi, il suo governo l’Artsakh (Nagorno Karabakh) è stato, è e sarà sempre una terra armena.


