Così spariscono le chiese armene in Artsakh

Ad una ad una spariscono le chiese Armene in Artsakh (Nagorno Karabakh).
L’ultima in ordine di tempo è stata la cattedrale di Stepanakert, capitale di quella che fino al 2023 era la Repubblica di Artsakh.

La chiesa intitolata alla Santa Madre di Dio non esiste più. Immagini satellitari e qualche breve frammento di video girato in città dimostrano che tra marzo ed aprile le forze di occupazione azere hanno provveduto alla demolizione.
Stessa sorte era toccata anche alla chiesa di San Giacomo, alla “chiesa verde” di Shushi mentre la cattedrale di Ghazanchetsots (bombardata deliberatamente due volte dagli azeri durante la guerra dei 44 giorni nel 2020) è stata “ristrutturata” eliminando i simboli religiosi e cancellando la tipica copertura armena del campanile.

Altri edifici religiosi minori nella regione hanno subito analoga sorte: sono stati demoliti o sono stati “riqualificati” per cancellare ogni traccia della millenaria presenza degli armeni nella regione. Gli appelli alle istituzioni internazionali cadono purtroppo nel vuoto.

L’occupazione militare da parte del regime di Aliyev si trasforma anche in una operazione di genocidio culturale. Per ciò che non può essere abbattuto viene inventata una nuova storia, un’appartenenza non armena.

Da ultimo in regime di Baku cerca di giustificare i recenti abbattimenti di edifici religiosi (dopo aver raso al suolo la sede dell’Assemblea nazionale e altre costruzioni civili, compreso un memoriale alle vittime del genocidio del 1915), accusando gli armeni di aver operato in analogo modo trent’anni fa: ma si tratta dell’ennesima enorme bugia! Non c’è mai stata da parte armena uno specifico piano di cancellazione di moschee o cimiteri musulmani, anzi una decina di anni fa a Shushi il governo ha cofinanziato il restauro della moschea superiore.

La verità è una sola: l’Azerbaigian sta cercando di cancellare ogni traccia armena dai territori conquistati militarmente. Ma non ci riuscirà!

L’Artsakh è stato, è, e sarà per sempre armeno a prescindere da chi ora lo sta occupando,!
Se ne faccio una ragione Aliyev.