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Da quanto il Nagorno Karabakh-Artsakh è stato interamente occupato dagli azeri questa è la domanda principale che tutti si rivolgono.

Oggi, 9 luglio, una manifestazione davanti alla sede delle Nazioni Unite a Yerevan (Armenia) ha sollevato nuovamente il problema del destino degli oltre 6000 monumenti armeni nel territorio dell’Artsakh che oggi sono minacciati di distruzione fisica e islamizzazione.

Questa è peraltro la politica che l’Azerbaigian porta avanti dal 2020 insieme alla pulizia etnica. Ora, nel momento in cui l’Azerbaigian ha sottoposto il territorio dell’Artsakh alla pulizia etnica ha risolto il problema dell’eliminazione presenza armena. Poi passa alla fase successiva, ossia l’eliminazione di ogni traccia storica e culturale.

Distrugge gli edifici religiosi armeni e ci sono già 3 chiese rase al suolo: la prima è stata la Chiesa della Santa Madre di Dio a Mekhakavan, poi la chiesa a Berdzor, e la chiesa di Hohhannes Mkrtchi (san Giovanni battista) a Shushi, conosciuta come la chiesa verde.
Se nel caso delle prime due, l’Azerbaigian ha dichiarato che erano di nuova costruzione, edificate illegalmente sul suo territorio, la giustificazione non regge a Shushi con la chiesa Hovhannes Mkrtchi che è stata costruita nel XVIII secolo. Cimiteri e insediamenti, ad esempio il villaggio di Karin Tak, vengono eliminati in massa.

Numerose sono poi le demolizioni di edifici pubblici (come la sede dell’Assemblea nazionale) e privati. Statue, iscrizioni, qualunque cosa possa richiamare alla presenza armena nella regione viene camcellata sistematicamente.

Il territorio dell’Artsakh viene progressivamente liberato dallo spirito armeno.

Al riguardo, nel corso della odierna manifestazione, è stata preparata una lettera indirizzata all’ufficio dell’ONU, nella quale si menziona la decisione della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, affinché l’ONU faccia pressione sull’Azerbaigian affinché rispetti le decisioni della corte.

Ricordiamo che il 17 dicmebre 2021 la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite ha pubblicato la decisione di applicare misure urgenti sulla base del ricorso presentato dalla Repubblica d’Armenia nell’ambito del caso “Armenia vs. Azerbaigian” in esame nell’ambito della controversia internazionale convenzione “Sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale”, che obbliga la Repubblica dell’Azerbaigian, tra le altre questioni, a “adottare tutte le misure necessarie per prevenire e punire atti di vandalismo e profanazione contro il patrimonio culturale armeno, comprese le chiese e altri luoghi di culto, monumenti, punti di riferimento, cimiteri e manufatti.”

La Corte il 17 novembre 2023 ha pubblicato una nuova decisione secondo cui l’Azerbaigian è obbligato a garantire l’ingresso e l’uscita senza ostacoli e sicuri delle persone che hanno lasciato il Nagorno Karabakh a seguito degli eventi accaduti dopo il 19 settembre. L’Azerbaigian è obbligato a garantire il ritorno di coloro che lo desiderano, nonché l’opportunità per loro di vivere in sicurezza nel proprio luogo di residenza senza minacce.

La Corte internazionale ha inoltre obbligato l’Azerbaigian a conservare e a non distruggere i documenti che confermano i diritti di proprietà dei residenti del Nagorno Karabakh.

Naturalmente queste pronunce sono acqua fresca per il regime dell’Azerbaigian.

Partiamo da una premessa: la Costituzione dell’Azerbaigian è carta straccia, non vale nulla.

Non potrebbe essere diversamente visto che elenca, come le carte costituzionali di tutti i Paesi del mondo, diritti e libertà che nel regime dittatoriale di Aliyev (al potere da oltre venti anni, succeduto al padre…) nessuno può liberamente esprimere il proprio pensiero e le carceri sono piene di attivisti per i diritti umani, oppositori politici e giornalisti.

Già l’introduzione è tutto un programma: “Il popolo dell’Azerbaigian, continuando le sue secolari tradizioni di Stato,…”. Per uno Stato nato nel 1918, parlare di “tradizioni secolari” fa solo che ridere.

La sezione II della Carta (“Diritti, libertà e doveri fondamentali”) è solo un elenco di vuote enunciazioni che non hanno alcuna applicazione pratica nella vita sociale e politica del popolo azerbaigiano. La libertà di pensiero e parola (art.47) è una chimera per i sudditi del tiranno. Come pure la libertà di riunione (art. 49) e di informazione (art. 50). Quando leggiamo che “La libertà di informazione di massa è garantita. La censura statale sui mass media, inclusa la stampa, è proibita” possiamo solo compatire il popolo che deve fare i conti di una realtà molto diversa.

Ora, il tiranno azero pretende che l’Armenia cambi la sua Costituzione perché nel preambolo viene fatto riferimento alla dichiarazione di indipendenza del 1991 dove si enuncia la “riunificazione della RSS Armena e la Regione montagnosa del Karabakh”.

A prescindere dal fatto che non esiste più la Repubblica Socialista Sovietica di Armenia, il problema sarebbe facilmente superabile con una espressa enunciazione nel futuro trattato di pace.

Ma questo ad Aliyev non basta, vuole interferire con le leggi armene e disporne a suo piacimento. Ed è solo un pretesto per rimandare qualsiasi accordo di pace. Dopo aver ottenuto il cambio della Costituzione armena, Aliyev solleverà un’altra questione e così via all’infinito, scaricando la colpa sugli armeni che non vogliono la pace.

E, a proposito: perché nella Costituzione azera (art. 11, capo III) si afferma che “Nessuna parte del territorio della Repubblica dell’Azerbaigian può essere alienata”? Questo vuol dire che il tema della exclavi di epoca sovietica sarà un impedimento assoluto alla conclusione di un accordo di pace? E che mai questo ci sarà fintanto che l’Armenia non avrà ceduto anche questi territori che si trovano dentro i propri confini e che sono un retaggio di un’epoca sovietica ormai passata?

Come si vede, ogni appiglio è buono per rimandare un accordo di pace. E, non essendo definiti ovviamente i confini dello Stato, nessuna soluzione sarà mai possibile fin tanto che non sarà determinata con esattezza la linea di demarcazione fra i due Stati.

Per ora è stato raggiunto un accordo su 12 chilometri (12!) su circa mille di confine. Con calma, non c’è fretta.

Intanto i soldati azeri occupano il territorio dell’Armenia per circa 250 kmq.

Ma questo nella carta straccia dell’Azerbaigian non è precisato…

(22) VIOLAZIONI, LA PROPOSTA ARMENA – Negli ultimi giorni, le fonti ufficiali dell’Azerbaigian hanno ripreso a pubblicare notizie sulla violazione del regime di cessate il fuoco da parte delle Forze armate della Repubblica di Armenia al confine tra Armenia e Azerbaigian. Il governo armeno ha rilasciato al riguardo una nota: “Il Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia ha negato questa informazione. Nonostante ciò, fonti azere continuano a fare pubblicazioni simili, condendole con accenti geopolitici. Lo staff del Primo Ministro della Repubblica d’Armenia ribadisce la sua proposta di creare un meccanismo congiunto tra Armenia e Azerbaigian per indagare sui casi di violazioni del cessate il fuoco e/o sulle informazioni relative agli stessi. Riaffermiamo l’impegno del governo della Repubblica d’Armenia nei confronti dell’agenda di pace nel quadro degli accordi pubblici già raggiunti” si legge in una dichiarazione dello staff del Primo Ministro armeno.

(22) CONSIGLIO EUROPEO – Il Consiglio europeo ha adottato oggi una misura di assistenza nell’ambito del Fondo europeo per la pace (EPF) a sostegno delle forze armate della Repubblica di Armenia, del valore di 10 milioni di euro. Per la prima volta, l’UE ha deciso di sostenere l’Armenia tramite l’European Peace Facility. L’obiettivo di questa misura di assistenza è di potenziare le capacità logistiche delle Forze armate armene e di contribuire a migliorare la protezione dei civili in situazioni di crisi ed emergenze. Mira inoltre a rafforzare la resilienza dell’Armenia e ad accelerare l’interoperabilità delle sue Forze Armate in caso di possibile futura partecipazione del Paese a missioni e operazioni militari internazionali, comprese quelle dispiegate dall’UE. Concretamente, la misura di assistenza adottata consentirà la fornitura di un campo tendato dispiegabile a pieno titolo per un’unità delle dimensioni di un battaglione. “La sicurezza è un elemento sempre più importante delle nostre relazioni bilaterali con l’Armenia. Questa misura dell’European Peace Facility contribuirà ulteriormente alla resilienza del Paese. Abbiamo un interesse reciproco ad ampliare ulteriormente il nostro dialogo sulla politica estera e di sicurezza, esaminando anche la futura partecipazione dell’Armenia alle missioni e alle operazioni guidate dall’UE”, ha affermato Josep Borrell, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

(21) FAKE DA AZERBAIGIAN – La dichiarazione del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian secondo cui il 20 luglio, alle 22:10, unità delle forze armate della Repubblica Armena hanno aperto il fuoco in direzione delle posizioni azere situate nella parte orientale della zona di confine, non corrisponde alla realtà. Lo riferisce il Ministero della Difesa di Yerevan che ha rilasciato una dichiarazione al riguardo.

(20) DICHIARAZIONI ALIYEV – Il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, intervenendo al secondo “Shusha Global Media Forum” nella città occupata di Shushi, (dal titolo “Smascherare le false narrazioni: combattere la disinformazione”…), ha toccato anche il processo di pace tra Azerbaigian e Armenia affermando che “secondo le informazioni fornitemi dal ministro degli Esteri, l’80-90 per cento del testo è già stato concordato. L’Armenia è stata costretta a rimuovere da esso la disposizione e la terminologia (relativa al Karabakh), che ha aperto la strada all’ulteriore sviluppo del processo di normalizzazione”. Tuttavia, ha sottolineato il presidente Aliyev, al momento restano aperte due questioni: “In primo luogo, l’Armenia deve rispondere positivamente alla nostra proposta. In secondo luogo, sia l’Armenia che l’Azerbaigian dovrebbero fare appello congiuntamente all’OSCE con la richiesta di sciogliere il Gruppo di Minsk, dal momento che questo gruppo è stato praticamente inattivo negli ultimi due anni”. La richiesta si aggiunge a quella del cambio della Costituzione e fa parte di un pacchetto di pretese (exclavi, “corridoio di Zangezur”) che servono a rinviare ogni possibilità di accordo.

(19) GRUPPO 3+3 – Il prossimo incontro dei ministri degli esteri in formato “3+3” si terrà in Turchia nel prossimo futuro. Lo ha dichiarato l’ambasciatore iraniano in Armenia Mehdi Sobhani all’agenzia di stampa iraniana. Il primo incontro del gruppo “3+3” (in realtà – i “cinque”, poiché la Georgia non partecipa ancora ai lavori della piattaforma) si è tenuto a dicembre 2021 a Mosca a livello di viceministri degli esteri di cinque paesi: Armenia, Russia, Iran, Azerbaigian e Turchia. Un altro incontro con la partecipazione dei ministri dei cinque paesi si è tenuto nell’ottobre 2023 in Iran. 

(18) COMUNITA’ POLITICA EUROPEA – Sono iniziati a Blenheim Palace nel Regno Unito i lavori della quarta sessione della Comunità politica europea ai quali partecipa anche il premier dell’Armenia, Pashinyan. Questi ha avuto diversi incontri istituzionali. Fra gli altri con Macron (Francia), Scholz (Germania), Stoltemberg (Nato), Sanchez (Spagna), Schoof (Olanda), Stubb (Finlandia), Frieden (Lussemburgo), Fiala (Repubblica Ceca). Mei giorni scorsi la parte armena aveva proposto a quella azera un incontro tra Pashinyan e Aliyev ma ha ricevuto un rifiuto da Baku che a sua volta addebita a Yerevan il mancato vertice. Da ricordare che al terzo vertice della Comunità Aliyev non si presentò.

(15) ESERCITAZIONI USA-ARMENIA – Sono iniziate in Armenia le esercitazioni congiunte Eagle Partner-2024 con l’esercito americano. Alle esercitazioni prendono parte militari della brigata di mantenimento della pace delle forze armate armene e delle forze di terra statunitensi in Europa e Africa. L’anno scorso, 85 militari americani e 175 armeni hanno preso parte all’esercitazione Armenian-American “Eagle Partner”. Il vice capo del Dipartimento di Stato americano, Uzra Zeya, ha dichiarato che il Ministero della Difesa armeno si sta preparando a iniziare a lavorare nel dipartimento con un rappresentante dell’esercito americano. Secondo un rappresentante del Ministero degli Esteri americano, ciò segna l’inizio di una nuova fase strategica di partenariato nelle relazioni armeno-americane. La decisione di nominare un rappresentante dell’esercito americano presso il Ministero della Difesa armeno è stata presa con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione nel campo dell’istruzione, dell’addestramento e dell’addestramento militare, nonché dello sviluppo di progetti di tecnologia di difesa.

(11) USA-ARTSAKH – A Kapan (Armenia), l’ambasciatrice statunitense in Armenia Kristina Kvien ha incontrato gli sfollati del Nagorno Karabakh (Artsakh) per conoscere le loro attuali necessità e il sostegno che hanno ricevuto dal governo armeno e dall’USAID per creare nuovi mezzi di sostentamento nelle loro comunità, riferisce l’ambasciata statunitense in Armenia. 

(11) PRIGIONIERI ARMENI – Mentre i diplomatici si riuniscono a Washington per i colloqui tra Armenia e Azerbaigian mediati dagli USA, prigionieri armeni come Ruben Vardanyan languono nelle prigioni azere, una palese contraddizione con qualsiasi retorica di pace. Dice la dichiarazione pubblicata sulla pagina Facebook di “Free Armenian Prisoners”.”Esortiamo il Segretario di Stato Antony Blinken a dare priorità al rilascio immediato di tutti i prigionieri armeni. Non può esistere una vera pace finché civili innocenti soffrono una detenzione ingiusta. Invitiamo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e la Missione degli Stati Uniti presso l’OSCE a sollecitare azioni concrete, non soloparole. Una pace duratura può essere costruita solo su una base di giustizia e rispetto dei diritti umani“, afferma la dichiarazione. Il mese scorso, un gruppo di avvocati internazionali di Ruben Vardanyan, detenuto illegalmente a Baku, ha presentato un appello urgente al Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, denunciando torture contro il loro cliente. La scorsa settimana, il Presidente del PACE ha anche rilasciato una dichiarazione invitando le autorità azere a ristabilire immediatamente il lavoro con il Comitato per la prevenzione della tortura.

(10) INCONTRO MINISTRI ESTERI – A Washington si sono incontrati i ministri degli Esteri di Armenia (Mirzoyan) e Azerbaigian (Bayramov) con il Segretario di Stato USA Blinken.

(6) LINEA DI CONFINE TRANQUILLA – Il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha visitato Kirants e ha incontrato le guardie di frontiera nella sezione di confine armeno-azera. Le guardie di frontiera hanno riferito che non sono state registrate violazioni di confine o incidenti di emergenza durante il giorno.

(6) INSEDIAMENTI ILLEGALI IN ARTSAKH – Entro la fine del 2024, fino a 20.000 azeri si stabiliranno illegalmente nel territorio dell’Artsakh, passato sotto il controllo di Baku. Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha annunciato questi insediamenti nella riunione dell’Organizzazione degli Stati turchi tenutasi a Shushi, che è passata sotto il controllo dell’Azerbaigian.

(6) ANNUNCIATE ESERCITAZIONI USA-ARMENIA – Nell’ambito della preparazione alla partecipazione alle missioni internazionali di mantenimento della pace, dal 15 al 24 luglio si terrà in Armenia l’esercitazione congiunta armeno-americana “EAGLE PARTNER-2024”. Lo informa il Ministero della Difesa della Repubblica Armena. Nell’esercitazione parteciperanno i soldati della brigata di mantenimento della pace delle Forze Armate RA, delle forze di terra statunitensi in Europa e Africa e della Guardia Nazionale del Kansas. L’esercizio prevede operazioni di stabilizzazione tra le parti in conflitto durante compiti di mantenimento della pace.  Lo scopo dell’esercitazione è aumentare il livello di interoperabilità delle unità che partecipano a missioni internazionali di mantenimento della pace nel quadro delle operazioni di mantenimento della pace, scambiare le migliori pratiche di gestione e comunicazione tattica, nonché aumentare la prontezza dell’unità armena.

(6) PRESIDENTE IRAN – Il nuovo presidente dell’Iran è naturalmente iraniano, discendente di Atrpatak. Ne ha scritto l’iranologo Vardan Voskanyan nel suo canale Telegram, riferendosi alle voci secondo cui il neoeletto presidente dell’Iran sarebbe di origine azera.

(5) ORBAN A SHUSHI – Il primo ministro ungherese Viktor Orban parteciperà al summit dell’Organizzazione degli Stati turchi a Shushi, occupata dall’Azerbaigian, il 5 e 6 luglio. Lo ha annunciato il portavoce di Orban, Zoltan Kovacs. “Il summit si concentrerà sulla costruzione di un futuro sostenibile attraverso trasporti, connettività e politica climatica. Orban prenderà parte a colloqui bilaterali con i leader degli stati partner turchi”, ha scritto. Nel frattempo si è saputo che il presidente turco Erdogan ha annullato la sua visita a Shushi per seguire la partita di calcio fra Turchia e Olanda.

(5) ALIYEV IN ARTSAKH – Il dittatore azero è nuovamente in Artsakh a inaugurare opere commissionate per demolire la presenza armena nella regione. Si è recato all’università che è stata oggetto di lavori di restauro per modificarne la facciata rispetto a quella originaria: nell’istituto universitario arriveranno studenti “colonizzatori” che beneficerannop di alloggio e laptop gratuito. anche il parco nei pressi dell’ateneo è stato modificato rispetto a prima. Aliyev ha anche inaugurato a Stepanakert due hotel (sempre su edifici armeni ristrutturati), “Palace” e “Karabakh” e ha dato il via alla creazione di un centro congressi mentre a Shushi ha inaugurato un centro ricreativo. Vale la pena di notare come l’accesso a tutta la regione può avvenire solo previa autorizzazione delle autorità.

(5) GIORNATA DELLA COSTITUZIONE – Il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha pubblicato un messaggio in occasione del Giorno della Costituzione. Il messaggio recita quanto segue:
Cari cittadini, cari cittadini della Repubblica di Armenia, oggi, 5 luglio, celebriamo il Giorno della Costituzione. La Costituzione è anche chiamata legge madre o legge fondamentale. La chiamiamo legge madre, perché in qualsiasi paese con una Costituzione, le leggi devono derivare da essa, essere nutrite dalle tesi, dai concetti e dalle disposizioni della Costituzione.
La Costituzione è chiamata legge fondamentale perché nei paesi democratici è l’unica o una delle poche leggi che viene solitamente adottata tramite voto popolare, cioè, in questo caso, è il popolo a votare “a favore” o “contro” la legge, il popolo accetta o rifiuta quella legge madre o fondamentale, la Costituzione. Tali norme legali si applicano anche alla Repubblica di Armenia, ovvero nel nostro Paese il popolo, in quanto unione di cittadini, agisce come creatore della costituzione. Perché è così e qual è la logica alla base di ciò? Adottando la Costituzione e votando a favore della Costituzione, il cittadino e la collettività di cittadini, il popolo, dichiarano innanzitutto di assumersi la responsabilità di avere uno Stato e sono pronti ad assumersi tale responsabilità. E nel testo stesso della Costituzione, le persone esprimono la loro idea di come immaginano quello Stato, la sua governance, come dovrebbe essere in generale e a quale progetto tutti lavoreranno per realizzarlo. E la terza circostanza, non meno importante, è che i cittadini devono registrare nel testo della Costituzione le regole della loro vita nello Stato da loro fondato e costruito: le regole dei rapporti cittadino-Stato, dei rapporti cittadino-legge, dei rapporti cittadino-cittadino, dei rapporti uomo-uomo, dei rapporti uomo-natura. Di conseguenza, la costituzione è l’accordo collettivo dei cittadini sulle regole, i diritti e le responsabilità della vita nel proprio paese. La parola sovrano, cari cittadini della Repubblica di Armenia, ha origine da qui. Il sovrano è colui che decide le regole per vivere in un dato paese. Nel nostro paese, il popolo è sovrano e questo non è solo de jure, ma anche de facto dopo la rivoluzione di velluto non violenta del popolo del 2018. Ed è con questo fatto che la nostra attuale Costituzione è in profondo conflitto socio-psicologico. A causa delle circostanze note a tutti noi, il cittadino della Repubblica di Armenia oggi non ritiene che la Costituzione esprima la sua comprensione e il suo accordo sulle regole di convivenza con il suo vicino, la sua comunità, gli altri residenti del suo stato. Il cittadino ritiene che l’élite al potere abbia creato quel testo, ne abbia annunciato l’accettazione e, di fatto, lo abbia introdotto in Armenia.
La mia convinzione era e rimane che questo è un problema fondamentale per il nostro paese, e il nostro paese ha bisogno di una nuova Costituzione, e al momento non sto parlando tanto del nuovo testo, ma del nuovo metodo della sua creazione e adozione. Abbiamo bisogno di una nuova Costituzione che le persone considereranno come ciò che hanno creato, ciò che hanno accettato, ciò che è scritto in essa è la loro idea dello stato che hanno creato e delle relazioni tra le persone e i cittadini in quello stato. Abbiamo bisogno di una Costituzione che sia organicamente connessa al suo artefice, il popolo. Questo argomento è ora molto oggetto di speculazioni sia interne che esterne. Ma dobbiamo continuare a procedere con fermezza per rafforzare il nostro stato, la Repubblica di Armenia, e renderlo invulnerabile istituzionalmente, psicologicamente e fisicamente. Questo è un percorso difficile ma onorevole, e siamo sulla strada giusta, ma per percorrerlo, dobbiamo concentrarci su un problema specifico, che è servire l’interesse statale della Repubblica di Armenia, perché l’interesse statale della Repubblica di Armenia è l’interesse del sovrano, cioè il popolo della Repubblica di Armenia. L’interesse delle persone reali che vivono nella Vera Armenia, che hanno creato la Repubblica di Armenia come strumento per garantire la loro libertà, benessere, felicità, sicurezza, per creare un ambiente giusto nel suo territorio riconosciuto a livello internazionale, e non dobbiamo deviare da questo obiettivo. Cari cittadini, cari cittadini della Repubblica di Armenia, Mi congratulo con tutti noi per il 5 luglio, Giorno della Costituzione. Gloria ai martiri e lunga vita alla Repubblica d’Armenia.

(2) REPORT FREEDOM HOUSE SU PULIZIA ETNICA IN ARTSAKH – L’organizzazione internazionale per i diritti umani Freedom House ha presentato un rapporto di accertamento dei fatti intitolato “Perché non ci sono armeni nel Nagorno-Karabakh?” In particolare, questo rapporto speciale esamina la situazione degli armeni etnici che vivono nel Nagorno-Karabakh per il periodo che inizia con la seconda guerra del Nagorno-Karabakh nel 2020 e attraverso l’offensiva militare azera contro il Nagorno-Karabakh nel settembre 2023 e le sue conseguenze. Attraverso uno sforzo di ricerca di fatti internazionale che ha incluso centinaia di interviste a testimoni e dati open source, l’analisi mira a rispondere al motivo per cui non ci sono armeni etnici che vivono nel Nagorno-Karabakh a partire da maggio 2024.
Il rapporto documenta come le persone nel Nagorno-Karabakh siano state intenzionalmente sottoposte ad attacchi regolari, intimidazioni, privazioni dei diritti fondamentali e di condizioni di vita adeguate, e spostamenti forzati. Le prove dimostrano che lo stato azero ha agito in base a una strategia completa e metodicamente implementata per svuotare il Nagorno-Karabakh della sua popolazione etnica armena e della sua presenza storica e culturale.
Il rapporto presenta anche gli eventi relativi alla guerra di 44 giorni nel Nagorno-Karabakh nel 2020, al blocco di 9 mesi dell’Azerbaigian e alla crisi umanitaria in Artsakh, agli attacchi e alle intimidazioni ai danni dei civili nel Nagorno-Karabakh, alla missione delle forze di pace russe nel Karabakh, allo spostamento di massa degli armeni etnici dal Nagorno Karabakh all’Armenia, alla distruzione dei dati sull’esistenza degli armeni e del patrimonio storico e culturale armeno nel Karabakh.

(1) COP29 – Ad alcuni giornalisti occidentali è stato negato l’ingresso a una conferenza sull’industria energetica in Azerbaigian all’inizio di questo mese, rinnovando le preoccupazioni sulla repressione statale dei media in vista degli importanti colloqui sul clima delle Nazioni Unite a Baku più avanti quest’anno. Almeno tre giornalisti dalla Gran Bretagna e dalla Francia hanno affermato di essersi sentiti “insicuri” dopo che è stato negato loro l’ingresso al forum della Baku Energy Week, nonostante si fossero registrati con gli organizzatori dell’evento settimane prima. I giornalisti hanno affermato di non aver ricevuto una ragione valida per cui è stato negato loro l’ingresso, ma hanno deciso di lasciare la sede dopo incontri “spaventosi” e “intimidatori” con gli organizzatori. La conferenza si è tenuta poco prima che Human Rights Watch rivelasse almeno 25 casi di giornalisti e attivisti arrestati o condannati in Azerbaigian nell’ultimo anno. Quasi tutti sono ancora in detenzione. I gruppi della società civile hanno espresso preoccupazione per il fatto che la difesa del clima venga repressa in vista dei colloqui sul clima Cop29 delle Nazioni Unite a Baku più avanti quest’anno.

(1) DELIMITAZIONE CONFINE – Secondo quanto riferisce l’ufficio del Vice Primo Ministro dell’Armenia, Mher Grigoryan, le Commissioni stanno lavorando al coordinamento della bozza di Regolamento sulle attività congiunte della Commissione armena sulla delimitazione del confine di Stato e sulla sicurezza del confine tra Armenia e Azerbaigian e della Commissione statale azera sulla delimitazione del confine di Stato tra Azerbaigian e Armenia. Oggi, queste Commissioni si sono trasmesse reciprocamente le bozze di regolamento in forma funzionante e hanno tenuto una serie di discussioni. I negoziati proseguono in modo costruttivo. Si prevede che il processo di accordo sarà completato nel prossimo futuro.

Nelle 20 mila parole messe in fila dal G7 non c’era spazio per scrivere “Armenia” (Tempi, 1 lug, per abb)

Baku-Yerevan: come uscire dall’impasse costituzionale (Osservatorio Balcani Caucaso, 2 lug)

Perché in Artsakh/Nagorno-Karabakh non ci sono più Armeni? (Korazym, 2 lug)

Nagorno Karabakh, guerre e sfollati (Osservatorio Balcani Caucaso, 3 lug)

Dichiarazione pubblica del Comitato anti-tortura (CPT) sull’Azerbaigian (Consiglio d’Europa, 3 lug)

Armenia, arcivescovo contro il governo (Italia oggi, 4 lug)

La tragedia che non c’è (Korazym, 4 lug)

ARMENIA. INTERVISTA CON IL VICEMINISTRO AGLI ESTERI PARUYR HOVHANNISYAN (Notizie geopolitiche, 7 lug)

Azeri d’Armenia, tra scomparsa e rivendicazioni (Osservatorio Balcani Caucaso, 9 lug)

Russia o USA? Chi realizzerà il nuovo reattore nucleare in Armenia? (Scenari economici, 10 lug)

“L’Armenia si sta impegnando per una pace duratura nella regione”. Intervista all’Ambasciatrice armena in Italia, T. Hambardzumyan (Faro di Roma, 10 lug)

CAUCASO. Iran e Russia nel conflitto armeno-azero (AGC, 11 lug)

Armeni d’Azerbaijan, comunità invisibile (Osservatorio Balcani Caucaso, 15 lug)

Un rapporto sottolinea la “cancellazione culturale” effettuata dall’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh (Dayfr, 18 lug)

UN APPELLO PER RUBEN VARDANYAN (Gariwo, 18 lug)

Il partner strategico dell’Ue sta distruggendo le chiese armene. (Sardegnagol, 19 lug)

Esercitazioni con gli Usa, armi dalla Francia: l’Armenia spinge per uscire dall’orbita di Mosca (Insiderover, 19 lug)

Sugli Armeni incombe la promessa di Erdoğan: «Dobbiamo finire il lavoro…». Il saggio di Antonia Arslan “La paura di un genocidio infinito” (Korazym, 21 lug)

Aliyev ha rifiutato di firmare un trattato di pace con l’Armenia (Avia, 21 lug)

L’Unione Europea fornirà per la prima volta aiuti militari all’Armenia (Il post, 22 lug)

Chiese, cimiteri, croci. Gli azeri polverizzano il patrimonio armeno in Nagorno-Karabakh (Tempi, 22 lug)

L’Unione europea finanzierà per la prima volta l’esercito armeno (Rai news, 22 lug)

L’Artsakh Information Center ha risposto con una nota alle dichiarazioni del primo ministro Nikol Pashinyan della Repubblica di Armenia.

Le autorità dell’Artsakh [(Nagorno Karabakh)] ritengono necessario sottolineare che le conseguenze delle controdichiarazioni alle loro dichiarazioni, anche nel contesto della sicurezza del Paese, ricadranno su tali cifre poiché un discorso pubblico implica anche una smentita , che deve necessariamente essere calcolato.

Dando priorità ai problemi di sicurezza della Repubblica Armena, dopo lo sfollamento forzato, le autorità dell’Artsakh da tempo mostrano moderazione, astenendosi il più possibile dal parlare in pubblico, ma soprattutto si dovrebbe rispondere alle falsità diffuse negli ultimi giorni affinché il popolo armeno conosca la verità.

Riferendosi all’azione di disobbedienza [civile] avvenuta il 12 giugno sul viale [Marshal] Baghramyan a Yerevan, le autorità dell’Artsakh esortano la polizia a valutare la situazione con lucidità, ad astenersi dall’uso della forza sproporzionata e ad invitare tutte le parti a intervenire mostrare moderazione“.

Pubblichiamo, nella notsra traduzione italiana, l’articolo edito il 30 maggio da “Eurasia.net” consultabile in orginale QUI.

La Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite (ICJ) ha ordinato all’Azerbaigian di sostenere il diritto al ritorno per i rifugiati armeni fuggiti dal Nagorno-Karabakh in seguito alla riconquista del territorio da parte dell’esercito azero. Ma se qualche armeno alla fine dovesse tornare, potrebbe non riconoscere le aree da cui è fuggito alla fine del 2023.

Dallo scorso autunno, quando la riconquista del Karabakh è stata completata, l’Azerbaigian si è mosso rapidamente per rifare parti chiave della regione, evidentemente con l’obiettivo di eliminare le vestigia dell’influenza armena. Il restyling si estende oltre i cambi di nome delle località: la capitale del Karabakh, ad esempio, si chiamava Stepanakert in epoca sovietica, ma ora è conosciuta come Khankendi. Nuove immagini satellitari rivelano l’estesa distruzione di edifici residenziali, chiese e altri siti culturalmente significativi associati agli ex residenti armeni.

Uno dei cambiamenti più eclatanti è la distruzione di un intero quartiere e di una stazione degli autobus a Khankendi. L’area demolita si trova vicino all’ex ArtsakhState University, ora ribattezzata KarabakhUniversity. Il progetto di rinnovamento urbano è il risultato di un’iniziativa del governo azero per attirare più di 1.200 studenti universitari da tutto l’Azerbaigian a continuare i loro studi a Khankendi. Le autorità stanno espandendo il campus e costruendo nuove aule e dormitori, oltre a offrire altri incentivi, tra cui lezioni e alloggi gratuiti. I funzionari hanno promesso che l’università rinnovata sarà pronta per il semestre autunnale.

In precedenza, l’area sgomberata per fare spazio all’espansione dell’università ospitava circa 1.000 residenti armeni del Karabakh.

In un altro importante caso di distruzione, un villaggio chiamato Karin Tak, un insediamento armeno situato vicino alla città di Shusha, sembra essere stato completamente raso al suolo. Il motivo della demolizione non è immediatamente chiaro.

Ulteriori immagini satellitari indicano che i beni personali all’interno di alcune residenze private contrassegnate per la demolizione sono stati gettati a casaccio, in alcuni casi trattati come spazzatura e semplicemente gettati in strada.

A marzo, la TV di stato dell’Azerbaigian ha mostratolo smantellamento dell’edificio del parlamento della Repubblica del Nagorno-Karabakh (NKR), di fatto dominata dagli armeni, insieme al vicino centro dei veterani di guerra armeni, sostenendo che quelle strutture erano “illegali” e “non soddisfacevano i requisiti architettonici”.

Un altro punto focale della palla da demolizione del governo azero sono state le chiese armene, i cimiteri e i simboli religiosi cristiani ortodossi. Casi documentati di demolizione di luoghi di culto armeni sono stati registrati a Susha e Lachin.

Allo stesso modo, statue e monumenti associati all’eredità sovietica e armena del Karabakh sono stati rimossi. Ad esempio, una statua di Stepan Shahumyan, un rivoluzionario bolscevico da cui prende il nome la capitale armena del Karabakh, è stata rimossa, così come altri monumenti a figure politiche e militari armene.

Almeno alcuni degli sforzi di demolizione azeri sembrano contravvenire a un ordine emesso a novembre dalla Corte Internazionale di Giustizia. Tale sentenza ha richiesto all’Azerbaigian, citando gli obblighi di Baku ai sensi della Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, di “adottare tutte le misure necessarie per prevenire e punire gli atti di vandalismo e profanazione che colpiscono il patrimonio culturale armeno, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, chiese e altri luoghi di culto, monumenti, punti di riferimento, cimiteri e manufatti”.

Più o meno nello stesso periodo in cui la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso il suo ordine, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato che promuovere il ritorno dei rifugiati armeni in Karabakh nelle circostanze esistenti era “irrealistico”. Semmai, da allora le condizioni di quei rifugiati che speravano di tornare in patria sono solo peggiorate.

I rifugiati armeni affermano che avrebbero bisogno di garanzie di sicurezza prima di prendere in considerazione il ritorno, così come alcuni privilegi speciali, come la possibilità di vivere in insediamenti compatti e godere di alcune forme di autonomia municipale. Il presidente azero Ilham Aliyev, tuttavia, ha escluso categoricamente la possibilità di qualsiasi diritto speciale per i rimpatriati. Ha dichiarato che i potenziali armeni rimpatriati godrebbero dello stesso status giuridico di tutti gli altri cittadini azeri.

La commissaria Simson elogia il regime di Aliyev, PPE: “Preoccupazione per diritti umani” (Sardegnagol, 2 giu)

Scintille fra Baku e Parigi (Osservatorio Balcani Caucaso, 3 giu)

Sono scemo a confidare che sia l’Europa a salvare l’Armenia dai piani turco-azeri? (Tempi, 5 giu, per abb.)

Armenia-Israele: storia di un rapporto teso e difficile (IARI, 5 GIU)

Cresce la freddezza fra Russia e Armenia che sospende media russo (Scenari economici, 7 giu)

Galstanyan, il vescovo armeno che aspira al governo (Asia news, 7 giu)

Non ci sono solo gli affari. Il Molokano: «Sono scemo a confidare che sia l’Europa a salvare l’Armenia dai piani turco-azeri?» (Korazym, 8 giu)

Relazioni tra Russia e Azerbaigian: una convergenza sancita dalla guerra  (Il caffè geopolitico, 10 giu)

L’avanzata del mondo turanico in Asia centrale (Asia news, 10 giu)

COP29 A BAKU: IL LEMKIN INSTITUTE FOR GENOCIDE PREVENTION CHIEDE CHE NON SI FACCIA (Gariwo, 12 giu)

Gli Stati Uniti hanno offerto all’Armenia un partenariato strategico (Opinione pubblica, 12 giu)

L’Armenia si ritirerà dall’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto), l’alleanza militare guidata dalla Russia (TPI, 12 giu)

L’Armenia molla l’ormeggio russo e prova a navigare verso gli Usa. Ma l’oceano è grande… (Inside over, 13 giu)

L’Armenia rompe con la Russia. Pronti a uscire dall’alleanza con Mosca (Formiche, 14 giu)

Armenia. Pace con Baku e rottura con Mosca: scontri e feriti a Erevan (Pagine Esteri, 14 giu)

Non Csto più. Così anche l’Armenia è pronta a sganciarsi dall’ombrello militare russo (L’inkiesta, 14 giu)

Armenia: il fronte USA-NATO di guerra si allarga al Caucaso (L’Antidiplomatico, 15 giu)

La Russia fa i conti con la perdita di influenza regionale mentre l’Armenia punta all’uscita dal blocco militare guidato da Mosca (Colornews, 15 giu)

ARMENIA A RISCHIO/ “Se Ue e Usa non si muovo rischiamo l’invasione azera. E Mosca…” (Il Sussidiario, 17 giu)

ARMENIA. VIA DALLA CSTO, PRIMA DISTANZA DALLA RUSSIA (Notizie geopolitiche, 17 giu)

Assemblea nazionale armena proporrà referendum su candidatura adesione UE (Corriere PL, 17 giu)

Il governatore armeno ha promesso che le forze armate azere ritireranno le truppe dal territorio occupato (Recensione militare, 18 giu)

Io esule vi dico: “in Armenia si muore di fame, siamo un popolo in perenne fuga” (Nazione futura, 19 giu)

Cittadinanza armena։ un passaporto che aiuta a vivere (Osservatorio Balcani Caucaso, 20 giu)

L’Armenia annuncia il riconoscimento della Palestina (Internazionale, 21 giu)

Come siamo arrivati alla frattura fra Armenia e Russia e cosa potrebbe succedere (Valigia blu, 21 giu)

Le autorità azere hanno già reinsediato circa tremila persone a Stepanakert (Top war, 24 giu)

Erevan ha annunciato di aver ricevuto da Baku il decimo pacchetto di proposte per un trattato di pace (top war, 26 giu)

L’Armenia ha accusato la Russia di aver ceduto il Nagorno-Karabakh all’Azerbaigian Avia pro, 26 giu)

Semoventi d’artiglieria francesi Caesar per l’Armenia (Analisi difesa, 26 giu)

Le tensioni a Erevan viste da Mosca (Asia news, 28 giu)

(29) NUOVE RICHIESTE AZERE – Secondo indiscrezioni di stampa, nel decimo pacchetto di proposte negoziali presentato da Baku a Yerevan ci sarebbero alcune (nuove?) richieste. In particolare, l’Azerbaigian chiede che l’Armenia abbandoni tutte le cause contro l’Azerbaigian intentate nei tribunali internazionali e relative alla discriminazione e alla pulizia etnica attuata dall’Azerbaigian contro gli armeni dell’Artsakh, alle denunce sui prigionieri armeni detenuti a Baku, alle richieste di liberazione dei territori della Repubblica Armena occupati dagli azeri.

(28) ELEZIONI AZERBAIGIAN – Il presidente dell’Azerbaigian ha firmato il decreto di scioglimento del parlamento (Milli Majlis) e ha fissato la data delle elezioni anticipate al 1° settembre.

(27) NEGOZIATI – L’Azerbaigian riferisce di aver invitao all’Armenia il decimo pacchhetto di proposte per il piano di pace. Intanto, il ministro degli Esteri azero, Bayramov, ha dichiarato che “il lavoro sulla delimitazione del confine con l’Armenia sta andando avanti. Nel prossimo futuro testimonieremo ulteriori positivi passi“. Allo stesso tempo Bayramov ha affermato che la Costituzione dell’Armenia rimane l’ostacolo più difficile. Il ministro armeno Mirzoyan ieri aveva dichiarato che l’Armenia è pronta a firmare un accordo di pace in un mese.

(23) UNIONE EUROPEA – Toivo Klaar, rappresentante speciale dell’UE per la crisi nel Caucaso meridionale e in Georgia, ha molto apprezzato l’offerta dell’Armenia all’Azerbaigian di creare un meccanismo bilaterale per indagare sulle violazioni del cessate il fuoco. “Per ridurre la tensione, la proposta dell’Armenia di creare un meccanismo bilaterale per combattere le presunte violazioni del cessate il fuoco al confine armeno-azerbaigiano dovrebbe essere accolta con favore. Da 15 anni l’Unione europea aiuta ad organizzare incontri simili in Georgia attraverso la missione dell’UE in Georgia ed è pronta a offrire la sua esperienza“, ha scritto Klaar nel suo microblog X. In precedenza, l’ufficio del Primo Ministro della Repubblica d’Armenia aveva proposto all’Azerbaigian di avviare l’attuazione di un meccanismo bilaterale per l’indagine sui casi di violazione del cessate il fuoco.

(23) AZERBAIGIAN E BIELORUSSIA – Il 13 giugno “Politico” ha scritto che il partner dell’Armenia nella CSTO, la Bielorussia, ha venduto segretamente armi all’Azerbaigian. Sono state messe a disposizione dei media americani più di una dozzina di lettere, note diplomatiche, fatture di vendita, documenti di esportazione, che lo dimostrano nel 2018-2022. La Bielorussia ha aiutato attivamente le forze armate dell’Azerbaigian. “I servizi offerti includevano l’ammodernamento del vecchio equipaggiamento di artiglieria e la consegna di nuovo equipaggiamento utilizzato nella guerra radioelettronica (ERA) e nell’ATS”, ha riferito Politico. Inoltre, i documenti contengono lettere dell’Agenzia statale bielorussa per l’esportazione di armi alle proprie società industriali militari riguardanti ordini di artiglieria moderna dall’Azerbaigian. È trapelata anche la corrispondenza tra gli organi statali della Bielorussia e dell’Azerbaigian riguardante l’accordo per l’acquisto del sistema mobile anti-drone “Groza-S”. In una corrispondenza diplomatica si afferma anche che le imprese bielorusse hanno svolto un ruolo attivo nella “restaurazione dei territori non occupati dell’Azerbaigian, nonché nell’esportazione di beni e servizi bielorussi [in Azerbaigian].

(22) DENUNCE AZERE – La dichiarazione del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian, secondo cui il 21 giugno, tra le 12:25 e le 15:35, unità delle Forze Armate RA hanno aperto il fuoco in direzione delle posizioni azere situate nella parte orientale della zona di confine, non corrisponde alla realtà. Lo sottolinea in una nota il Ministero della Difesa dell’Armenia. Peraltro le postazioni azere che sarebbero state colpite si trovano nel territorio sovrano della repubblica di Armenia occupato dall’Azerbaigian nel maggio 2021.

(21) ARMENIA E PALESTINA – L’Armenia ha riconosciuto ufficialmente lo Stato della Palestina. Lo precisa una nota del ministero degli Esteri di Yerevan che si dice favorevole alla soluzione dei due Stati. La decisione dell’Armenia è stata accolta con soddisfazione dalla Turchia. L’ufficio del presidente palestinese Mahmoud Abbas ha elogiato la decisione dell’Armenia di riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina. In un comunicato stampa, il suddetto ufficio ha espresso profondo apprezzamento per “questa decisione coraggiosa e significativa“, considerandola un “passo fondamentale verso il rafforzamento delle relazioni bilaterali e la promozione della pace e della stabilità nella regione“. “La saggia decisione dell’Armenia è in linea con i principi della soluzione dei due Stati, una scelta strategica che sostiene la volontà e la legittimità internazionale“, ha aggiunto in particolare l’ufficio del presidente palestinese.

(21) ALIYEV E BLINKEN – In una conversazione telefonica con il Segretario di Stato USA Blinken, il presidente azero Aliyev si è lamentato che nella costituzione armena ci siano riferimenti a pretese territoriali verso l’Azerbaigian e ha chiesto la fine delle operazioni del Gruppo di Minsk dell’Osce. Il dittatore azero ha affermato che la pace è stata assicurata nella regione, e chela promotrice dei principi che costituiscono la base del trattato di pace con l’Armenia e del suo testo è la parte azera (sic!).

(21) CADUTI ARMENI – La parte azera ha trasferito venerdì alla parte armena i resti di due militari armeni che apparentemente sono morti durante le operazioni di combattimento di due giorni nel settembre 2022.

(20) PRIGIONIERI ARMENI E UE – L’Alto Commissario UE per gli Affari esteri, Borrell, ha così risposto a una interrogazione scritta sui prigionieri armeni in Azerbaigian: “L’UE continua a sostenere gli sforzi tesi alla normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian su tutte le questioni in sospeso. Per quanto riguarda la situazione dei detenuti del Nagorno-Karabakh, l’UE invita l’Azerbaigian a rispettare il giusto processo e i principi fondamentali per la protezione dei detenuti, oltre che a garantire la trasparenza. L’UE è fermamente convinta che le misure volte a rafforzare la fiducia, tra cui il rilascio e il rimpatrio dei detenuti armeni in Azerbaigian, possano apportare benefici al processo globale di pace e spianare la strada a una maggiore fiducia tra le parti. A tale riguardo, l’UE ha accolto con favore la dichiarazione congiunta dell’Armenia e dell’Azerbaigian del 7 dicembre 2023 sulle misure volte a rafforzare la fiducia, tra cui lo scambio di prigionieri, e continua a sollecitare ulteriori interventi. L’UE continua a intrattenere rapporti con l’Azerbaigian nell’ambito del dialogo regolare sui diritti umani e nei contatti bilaterali. La delegazione dell’UE a Baku segue da vicino la situazione in loco ed è in stretto contatto con il Comitato internazionale della Croce Rossa, che può regolarmente visitare i detenuti armeni. Inoltre l’UE continua a esortare l’Azerbaigian a garantire che i diritti degli armeni del Karabakh vengano rispettati, compreso il diritto di ritornare alle loro case senza intimidazioni e discriminazioni, e a fornire sostegno agli armeni del Karabakh sfollati nel settembre 2023 e in precedenza. Da allora ha stanziato oltre 33 milioni di EUR in aiuti umanitari diretti e sotto forma di sostegno di bilancio al governo armeno al fine di aiutarli a far fronte alle loro esigenze.”

(19) RUSSIA SU DETENZIONE VARDANYAN – Ruben Vardanyan ha rinunciato alla cittadinanza russa, e lo ha fatto apertamente. Lo ha affermato Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo durante l’odierna conferenza stampa settimanale, rispondendo alla domanda se la Russia stia discutendo la questione della liberazione di Ruben Vardanyan dal carcere in Azerbaigian. “Sapete, non ho visto se la questione della detenzione di Ruben Vardanyan, che non è cittadino armeno, in una prigione azerbaigiana, sia stata sollevata durante i contatti armeno-azerbaigiani. Ora, se mi fornite queste informazioni, sarà molto interessante e utile per me saperlo. Vorrei ricordare ancora una volta che Ruben Vardanyan ha rinunciato alla cittadinanza russa e lo ha fatto apertamente. Pertanto, tali domande dovrebbero essere rivolte a Baku e Yerevan“, ha detto Zakharova. Lei ha sottolineato che, in generale, la Russia ha sempre sostenuto l’attuazione degli accordi tripartiti, il cui elemento chiave è il rilascio di tutte le persone detenute.

(19) MINACCE AZERE – La reazione della cooperazione tecnico-militare tra Armenia e Francia da parte della Baku ufficiale crea confusione. È diritto sovrano di ogni Stato mantenere forze armate capaci di combattere e dotate di mezzi militari moderni. Lo ha sottolineato il Ministero degli Affari Esteri armeno in una dichiarazione.
La Repubblica d’Armenia riconosce l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini di tutti i suoi vicini. Armenia e Azerbaigian, al più alto livello, hanno convenuto di riconoscere reciprocamente l’integrità territoriale e la sovranità reciproca sulla base della Dichiarazione di Alma-Ata del 1991. La Repubblica d’Armenia è fedele a questo principio e non ha alcuna ambizione oltre i suoi 29mila 743 chilometri quadrati riconosciuti a livello internazionale. La Repubblica d’Armenia ha praticamente dimostrato questo approccio con l’iniziativa di effettuare la delimitazione in quattro villaggi della Regione Gazakh della Repubblica dell’Azerbaigian e della Regione Tavush della Repubblica d’Armenia. Chiediamo all’Azerbaigian di cessare l’occupazione dei territori vitali di oltre 30 villaggi della Repubblica d’Armenia. La pratica dell’Azerbaigian di prevedere escalation regionali in ogni occasione è allarmante e dimostra, secondo le analisi di diversi centri, che l’Azerbaigian farà di tutto per interrompere il processo di conclusione dell’accordo di pace con l’Armenia al fine di lanciare una nuova aggressione contro la Repubblica di Armenia dopo il vertice COP29 di Baku nel novembre 2024. Attiriamo l’attenzione della comunità internazionale su questo, così come sul fatto che la proposta ufficiale di Yerevan di concludere un accordo di pace entro un mese è rimasta senza risposta da parte delle autorità di Baku ”.

(18) FRANCIA E ARMENIA – Erevan e Parigi hanno firmato un accordo per la consegna di obici francesi CAESAR all’Armenia. Lo scrive su X il ministro delle Forze Armate francesi, Sebastien Lecornu. “Continuiamo a rafforzare le nostre relazioni di difesa con l’Armenia. Una conversazione calorosa e produttiva [ha avuto luogo] con il mio collega [armeno] Suren Papikyan, a margine di Eurosatory [mostra internazionale]. Nuova importante pietra miliare con la firma di un contratto per la acquisizione dei cannoni CAESAR”, scrive Lecornu.

(14) APPELLO PER VARDANYAN – Il team legale internazionale per Ruben Vardanyan, prigioniero politico detenuto illegalmente in Azerbaigian, giovedì ha presentato un appello urgente alla dottoressa Alice Edwards, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, implorandola di condannare la tortura e i maltrattamenti che il governo dell’Azerbaigian ha perpetrato contro lui. La famiglia di Ruben e l’avvocato internazionale hanno appreso che durante il suo sciopero della fame nell’aprile 2024, Ruben è stato messo in una cella di punizione, gli è stato negato l’accesso all’acqua potabile, privato del sonno, costretto a mantenere posizioni stressanti, gli è stato negato l’accesso al suo avvocato e trattenuto in prigione. detenzione in incommunicabilità. Non siamo ancora consapevoli della portata del trauma psicologico e fisico derivante da questo trattamento. Dal 5 al 25 aprile 2024, Ruben ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro la sua accusa politicamente motivata e quella degli altri prigionieri armeni. Per ritorsione, le autorità del centro di custodia cautelare del Servizio di Sicurezza dello Stato – dove è attualmente detenuto – lo hanno trasferito in una cella di punizione, dalla quale non gli è mai stato permesso di uscire per tutta la durata dello sciopero della fame. Le luci nella cella venivano tenute accese 24 ore su 24, il che portava a grave privazione del sonno e esaurimento. Inoltre, è stato costretto a stare in piedi per lunghi periodi di tempo ed è stato privato dell’acqua potabile per oltre due giorni interi. Inoltre non gli era permesso lavarsi o cambiarsi d’abito; non gli è stata data la carta igienica; non gli era permesso avere libri o carta; e non c’erano lenzuola (quindi ha dovuto dormire su un materasso sporco). Particolarmente preoccupante è il fatto che né all’avvocato di Ruben né a nessun altro (compreso il difensore civico locale) è stato permesso di fargli visita durante lo sciopero della fame e la sua comunicazione con il mondo esterno (ad esempio, tramite telefonate con la famiglia) è stata interrotta.

(14) RIVELAZIONI SU BIELORUSSIA – La Bielorussia ha fornito armi avanzate all’arcinemico dell’Armenia, l’Azerbaigian, anche se Minsk e Yerevan sono presumibilmente alleate nella CSTO guidata dalla Russia, secondo documenti trapelati sulle forniture di armi, riferisce “Politico”. Il deposito di file getta nuova luce sulla decisione dell’Armenia di questa settimana di annunciare che lascerà l’alleanza militare CSTO. Ora, un deposito di oltre una dozzina di lettere, note diplomatiche, atti di vendita e passaporti di esportazione visti da Politico mostra che la Bielorussia ha aiutato attivamente le forze armate dell’Azerbaigian tra il 2018 e il 2022, quando le tensioni con l’Armenia hanno raggiunto il picco. I servizi offerti includevano la modernizzazione delle vecchie attrezzature di artiglieria e la fornitura di nuove attrezzature utilizzate per la guerra elettronica e i sistemi di droni.

(14) VIOLAZIONI CESSATE IL FUOCO – Da tre giorni l’Azerbaigian accusa l’Armenia di violazioni lungo la linea di contatto con armi leggere. Queste accuse sono stateb puntualmente respinte al mittente dal ministero della Difesa di Yerevan. Anche la missione europea (EUMA) non ha segnalato attività di rilievo.

(13) ARMENIA E BIELORUSSIA – L’ambasciatore dell’Armenia in Bielorussia, Razmik Khumaryan, è stato richiamato a Yerevan per consultazioni. Lo ha annunciato su Facebook la portavoce del Ministero degli Affari Esteri armeno, Ani Badalyan. Dal canto suo, la Bielorussia valuta con calma le “dichiarazioni impulsive” del primo ministro armeno Nikol Pashinyan su Minsk. Lo ha annunciato Alexander Shpakovsky, ministro consigliere dell’ambasciata bielorussa in Russia. Ieri, in parlamento, il premier armeno Pashinyan aveva dichiarato che mai lui o altro funzionario armeno si recherà in Bielorussai fin tanto che al potere rimarrà Lukashenko accusato di aver appoggiato l’Azerbaigian nelle sue azioni di guerra contro l’Artsakh e l’Armenia.

(12) TENSIONE A YEREVAN – In viale Baghramyan, nei pressi del parlamento, tafferugli tra manifestatnti e forze dell’ordine. A gine serata si contano 98 feriti tra le parti. Sessantasei persone sono state dimesse dopo aver ricevuto le cure mediche necessarie. Trentadue pazienti continuano a ricevere cure per lesioni leggere e moderate. La polizia ha fatto esplodere alcune granate assordanti. 86 persone risultano in stato di fermo.

(12) ARMENIA E CSTO – Il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia non ha detto che lasceremo la CSTO. Lo ha annunciato il ministro degli Affari esteri, Ararat Mirzoyan, davanti all’Assemblea nazionale. “Ha detto che decideremo quando partiremo, ma non torneremo indietro. Questo è quello che ha detto: niente di meno, niente di più. Se qualcuno sostiene che il primo ministro armeno ha detto che l’Armenia sta lasciando la CSTO, si sbaglia, e [questo] è molto facile da dimostrare“, ha aggiunto Mirzoyan. In precedenza, in parlamento Pashinyan aveva dichiarato: “Noi [cioè l’Armenia] ce ne andremo. Ci state spaventando con questo? Ben fatto. Decideremo quando partiremo. Bene, quale pensi sarà il prossimo passo Ebbene, possiamo tornare indietro? Non c’è altra via. Stiamo andando verso la vera Armenia, e siamo quasi arrivati. Verso uno stato sovrano, pacifico, con confini delimitati“.

(12) STATI UNITI SU KARABAKH – Fino al completamento dell’indagine indipendente, Washington non avrà una valutazione chiara se ciò che è accaduto in Karabakh sia immigrazione o pulizia etnica. Lo ha affermato James O’Brien, sottosegretario di Stato americano per l’Europa e l’Eurasia, in un’intervista. Gli Stati Uniti hanno annunciato che condurranno un’indagine indipendente su quanto accaduto in Nagorno-Karabakh nel settembre 2023 e anche successivamente; gli Stati Uniti sono impegnati in questo adesso. Le rispettive organizzazioni internazionali hanno accesso a questi luoghi e possono fornire agli Stati Uniti le informazioni necessarie, ha aggiunto il funzionario statunitense. Inoltre ha invitato l’Armenia e l’Azerbaigian a rispondere alla domanda se sia necessario sciogliere il Gruppo di Minsk dell’OSCE.

(11) USA E ARMENIA – Oggi a yerevan incontro tra il Sottosegretario USA per gli Affari europei, James O’Brien, e il ministro degli Esteri Mirzoyan. Si tratta dell’ultimo passaggio del cosidetto dialogo strategico Armenia-USA. L’incontro è stato seguito da un altro aperto alle due delegazioni. In seguito O’Brien ha incontrato il premier Pashinyan che ha sottolineato l’importanza del vertice odierno ed ha espresso la convinzione che ciò darà un nuovo impulso all’ulteriore sviluppo e rafforzamento della cooperazione multisettoriale tra Armenia e Stati Uniti. Inoltre, Pashinyan ha sottolineato il costante sostegno degli Stati Uniti alle riforme democratiche attuate in Armenia. Il Primo Ministro ha sottolineato che è importante attuare efficacemente gli accordi raggiunti durante l’incontro ad alto livello Armenia-UE-USA tenutosi a Bruxelles il 5 maggio.
James O’Brien, da parte sua, ha sottolineato con soddisfazione che l’incontro chiave del dialogo strategico Armenia-USA a Yerevan si è svolto in modo efficace, aggiungendo che l’amministrazione americana continuerà ad assistere il governo armeno per promuovere riforme in vari settori.

(11) NEGOZIATI DI PACE – La costituzione dell’Armenia, i suoi emendamenti o non emendamenti sono affari interni dell’Armenia e non possono costituire un programma di negoziazione. Ruben Rubinyan, vicepresidente dell’Assemblea nazionale dell’Armenia, lo ha detto ai giornalisti parlando riguardo alle dichiarazioni dell’Azerbaigian sulla necessità di modificare la costituzione dell’Armenia per firmare un trattato di pace con l’Azerbaigian. “In generale, la nostra posizione sullo sblocco delle infrastrutture è questa. Le parti armena e azera hanno un accordo su il riconoscimento della [loro] integrità territoriale. E questo accordo è stato registrato nel contesto dell’accordo registrato nel 2022 a Praga, poi a Sochi, poi a Bruxelles, e poi recentemente durante le riunioni delle rispettive commissioni di delimitazione delle frontiere sotto la guida dei vice primi ministri [dei due Paesi]. Se tutti questi accordi saranno espressi nel trattato di pace, il trattato potrà essere firmato molto rapidamente”, ha aggiunto Rubinyan.

(10) AZERO SCOMPARSO – Il Servizio di sicurezza nazionale (NSS) dell’Armenia non ha fatti riguardanti il ​​possibile attraversamento della frontiera da parte di un militare azerbaigiano. Così informa il centro stampa Servizio di sicurezza nazionale dell’Armenia. Questa mattina presto, l’Azerbaigian ha riferito che un soldato azerbaigiano era scomparso domenica, dal villaggio di Gunnut, nella regione di Sadarak, nel Nakhichevan.

(10) ASSEMBLEA NAZIONALE – L’opposizione aveva presentato una proposta per una sessione straordinaria che doveva essere convocata il 17 del mese per discutere le dimissioni del premier Pashinyan. Il Consiglio dell’Assemblea nazionale non ha accettato tale proposta. Dopo la manifestazione di ieri in piazza della Repubblica alcune centinaia di persone si erano accampate nei pressi del parlamento in viale Bagramyan che è stato chiuso al traffico.

(10) CORRIDOIO DI ZANGEZUR – L’Iran sostiene la normalizzazione delle relazioni armeno-azerbaigian, ma non accetterà cambiamenti nei confini regionali. Lo ha detto Ali Bagheri Kani, ministro degli Esteri ad interim dell’Iran, in un’intervista alla CNN Turk, rispondendo alla domanda sul “corridoio Zangezur” nel contesto dell’accordo armeno-azerbaigiano.

(10) CSTO – L’addetto stampa del MAE armeno Ani Badalyan ha annunciato che Yerevan si asterrà dal aderire alla decisione del Consiglio di sicurezza collettiva della CSTO del 23 novembre 2023 “Sul bilancio della CSTO 2024” e dal partecipare al finanziamento delle attività di questa organizzazione ivi previste. Commentando questa situazione, il Ministero degli Affari Esteri russo ha osservato che “questa non è la prima dichiarazione di Yerevan che ‘congela’ la sua partecipazione e interrompe i finanziamenti alla CSTO”.

(9) CORTEO A YEREVAN – Al termine della manifestazione a piazza della repubblica è partito un corteo con a capo l’arcivescovo Galstanyan. I partecipanti al movimento marciano lungo le strade Amiryan, Mashtots e Baghramyan. “Annuncerò il resto strada facendo. Nel corso della manifestazione l’arcivescovo ha ricordato i tre prossimi passaggi politici che dovrebbero essere compiuti: il 10 giugno, alle 16.30, i deputati dell’opposizione dell’Assemblea nazionale apriranno una sessione con l’ordine del giorno delle dimissioni del governo. In secondo luogo, l’11 giugno, il Consiglio dell’Assemblea Nazionale è obbligato ad adottare una decisione sullo svolgimento di una sessione straordinaria su decisione del popolo. Fase tre: sulla base della richiesta popolare, il Parlamento approva in sessione straordinaria le dimissioni dell’attuale governo e la decisione di formare un nuovo governo.

(9) MANIFESTAZIONE A YEREVAN – In piazza della Repubblica di Yerevan ha avuto luogo una nuova manifestazione indetta dll’arcivescovo Bagrat Galstanyan. Ieri il prelato aveva annunciato che la lotta sta entrando nella fase finale e che ci saranno azioni decisive, che saranno annunciate durante la manifestazione. Ha lanciato un appello anche al popolo, esortandolo a partecipare alla manifestazione, interrompendo così il corso della storia. Bagrat Galstanyan si è rivolto oggi alla comunità internazionale in inglese e russo, annunciando che l’attuale governo armeno ha perso la sua legittimità, violando le sue promesse preelettorali e il piano del governo. Ha inoltre affermato che non è necessario recidere i legami di alleanza, ma sviluppare regolarmente le relazioni di alleanza esistenti attraverso il dialogo e la riconciliazione degli interessi e allo stesso tempo approfondire le relazioni in tutte le direzioni, aumentando il numero di alleati, partner e amici. Ha anche detto che l’Armenia ha bisogno della vera democrazia e non della sua imitazione. Sugli edifici governativi e postali, gli organizzatori della manifestazione hanno raffigurato l’aspetto del Monte Ararat, che le autorità vogliono sostituire sullo stemma con Aragats. I partecipanti al movimento illuminano anche Piazza della Repubblica con le luci dei loro telefoni.Quella di oggi è la terza grande manifestazione dopo quelle del 9 e 26 maggio. In quest’ultima, Galstanyan aveva annunciato il governo di transizione, il cui candidato primo ministro era stato nominato proprio l’arcivescovo. 

(8) ALIYEV SODDISFATTO – L’Azerbaigian e l’Armenia hanno ora ottenuto alcuni successi nello stabilire i propri confini statali, è stata concordata una sezione del confine statale lunga quasi 12,7 chilometri, ha dichiarato il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev in una dichiarazione alla stampa con il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi al Cairo. “Attraverso i negoziati sono stati restituiti 4 villaggi del distretto Gazakh dell’Azerbaigian, che erano sotto occupazione da 30 anni, e noi valutiamo questo come un fatto positivo“, ha detto Aliyev. L’altroieri il dittatore azero aveva invece dichiarato che nessun accordo di pace sarà mai firmato fin tanto che l’Armenia non modificherà la propria Costituzione. 

(6) ALIYEV E LA COSTITUZIONE ARMENA – La conclusione del trattato di pace senza cambiare la costituzione dell’Armenia è impossibile,  ha dichiarato il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev , ricevendo i capi dei parlamenti dei paesi membri dell’Assemblea parlamentare degli Stati turchi (TURKPA). Aliyev ha osservato che l’Azerbaigian non ha mai avuto e non ha rivendicazioni territoriali su nessun paese, inclusa l’Armenia. “Sono stati loro [l’Armenia] ad avere rivendicazioni territoriali contro di noi. È nella loro dichiarazione di indipendenza, che in seguito divenne parte della loro costituzione, che ci sono rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaigian”, ha aggiunto. In realtà, nella dichiarazione di indipendenza dell’Armenia viene fatto solo un riferimento nel preambolo: “Sulla base della decisione congiunta del 1° dicembre 1989 del Consiglio supremo della RSS armena e del Consiglio nazionale dell’Artsakh sulla “riunificazione della RSS armena e della regione montuosa del Karabakh“” ma manca qualsiasi accenno esplicito a una rivendicazione territoriale. La Costituzione dell’Armenia, poi, non ne fa alcun cenno ma solo recita: “Il popolo armeno – prendendo come base i principi fondamentali dello Stato armeno e gli obiettivi nazionali sanciti nella Dichiarazione sull’indipendenza dell’Armenia…

(5) NEGOZIATI DI PACE – Il ministro degli Esteri dell’Azerbaigian Jeyhun Bayramov in un briefing congiunto con il suo omologo ungherese ha dichiarato che Baku ha ricevuto il nono pacchetto di proposte corrette per il piano di pace. Bayramov ha detto che il numero delle questioni aperte nel progetto di accordo sta diminuendo. “In diversi paragrafi si osserva uno sviluppo positivo. In altre parole, qui osserviamo una dinamica positiva“, ha osservato il ministro azero. “Tra gli altri elementi del processo di normalizzazione, c’è la delimitazione e la demarcazione di una parte del confine di stato armeno-azerbaigiano“, ha aggiunto osservado inoltre che l’Azerbaigian è impegnato nel processo di pace: “Siamo pronti a compiere i prossimi passi necessari da parte nostra”.

(5) DICHIARAZIONE RUSSA – La Russia conferma la sua disponibilità a dare il suo sostegno alla riconciliazione tra Armenia e Azerbaigian, ha detto oggi alla TASS il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin. Secondo Galuzin, la parte russa valuta positivamente l’incontro del 10 e 11 maggio dei ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian, Ararat Mirzoyan e Jeyhun Bayramov, in Kazakistan sulla promozione di un trattato di pace. “È importante che tali incontri siano in linea con gli accordi tripartiti al massimo livello nel 2020-2022, che, oltre alla conclusione del trattato di pace, prevedono lo sblocco dei trasporti e dei collegamenti economici tra Azerbaigian e Armenia, il la delimitazione della frontiera comune e lo sviluppo dei contatti attraverso le società civili“, ha aggiunto Galuzin.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha rivolto un messaggio televisivo al popolo.

«A partire da oggi, 24 maggio 2024, le truppe della guardia di frontiera del Servizio di sicurezza nazionale della Repubblica di Armenia hanno assunto la protezione della sezione di 1,9 km dell’insediamento di Berkaber, della sezione di 4,9 km degli insediamenti di Voskepar e Baghanis del confine di stato di la Repubblica d’Armenia. La protezione della sezione delimitata di 5,8 km dell’insediamento di Kirants del confine di stato sarà effettuata secondo uno schema transitorio fino al 24 luglio 2024.

Questo processo di demarcazione dei confini è comprensibilmente l’argomento più discusso degli ultimi mesi e ritengo importante che ciascuno di noi, ciascun cittadino, abbia una risposta chiara alle seguenti domande: cosa sta succedendo nel nostro Paese, cosa sta succedendo al nostro Paese, perché sta accadendo tutto questo, quali sono i possibili scenari e le alternative dopo questo punto?

Il fattore chiave da cui derivano i processi in corso è la strategia che il governo della Repubblica d’Armenia ha messo sul tavolo. Questa è la strategia della Vera Armenia, la strategia dell’Armenia, di cui vi mostro l’immagine dorata in ogni occasione. Questa è l’Armenia di cui sto parlando.

E perché questa mappa dovrebbe suscitare dibattiti e infiammare le passioni? Per un semplice motivo. non solo nei 33 anni precedenti, ma anche prima, il soggetto, lo scopo e la destinazione della nostra psicologia sociale non era questa Armenia.

E c’erano ragioni oggettive per questo. La più importante di queste ragioni è la nostra sfortuna nazionale di non avere uno Stato per secoli, che di per sé dovrebbe mantenere vivo nella nostra coscienza e subconscio il sogno di ripristinare lo stato, che è stata la componente più importante della nostra identità nazionale.

Ma mentre sognavamo uno Stato, ci affidavamo ai ricordi che provenivano dalla tradizione statale che avevamo in passato. Armenia della dinastia Yervanduni, Armenia della dinastia Artashesian, Armenia della dinastia Arshakuni, Armenia della dinastia Bagratuni, Armenia cilicia. Quelle Armenie non erano identiche e paragonabili tra loro in termini di territorio e talvolta di posizione geografica, il che è diventato un ostacolo oggettivo per la concretizzazione e oggettivazione delle nostre idee sull’Armenia.

Questo può sembrare non essenziale, ma immagina di voler costruire una casa, ma non sei sicuro in quale zona, in quale luogo, di che dimensioni vuoi costruire. Fino a quando la tua comprensione di queste questioni non diventerà concreta, non potrai costruire quella casa e i tuoi sforzi per costruirla non verranno mai realizzati. Il massimo che avrai saranno azioni caotiche, perché non sarai tu a decidere in quale zona vuoi costruire una casa, in quale posizione, in quali dimensioni.

Durante il breve periodo di esistenza della Prima Repubblica, non siamo riusciti a concretizzare le nostre idee sulla Repubblica d’Armenia.

La Seconda Repubblica era la Repubblica Sovietica, che non era uno stato sovrano, ma un paese all’interno dell’URSS, e per questo motivo era un ambiente ostile per pensare all’indipendenza e ad un’Armenia indipendente. Coloro che avevano tali pensieri e idee erano perseguibili penalmente e rappresentavano una minaccia per l’integrità dell’Unione Sovietica.

Uno dei metodi con cui l’Unione Sovietica lottava contro la forte autocoscienza nazionale degli armeni era quello di dirigere i sogni indipendentisti della RSS Armena al di fuori del territorio dell’Armenia sovietica e dell’Unione Sovietica, a volte geopoliticamente, a volte per indebolire e sradicare la percezione della RSS Armena come potenziale area per la ricreazione dello stato armeno. L’Unione Sovietica ha promosso la formula della ricerca di una patria tra gli armeni al di fuori della RSS Armena.

A causa di questo e di una serie di altri fattori, la ricerca della patria è diventata uno dei pilastri del subconscio dei nostri armeni. Questa formula di ricerca di una patria dall’interno della patria era innocua per l’Unione Sovietica, perché indirizzava i sogni di ristabilire lo stato della RSS Armena, a volte anche al di fuori del territorio dell’URSS, che divenne anche un fattore geopolitico che l’Unione Sovietica l’Unione potrebbe utilizzare nelle sue relazioni internazionali.

E coloro che cercavano ancora di collegare i sentimenti dello stato armeno con l’Armenia sovietica finirono nelle carceri e ai margini politici come portatori di attività antisovietiche, cioè i loro sostenitori non si moltiplicarono.

Qui è nelle condizioni della mentalità della ricerca di una patria, di uno stato fuori dalla patria, che si è formata la Terza Repubblica d’Armenia, che si è posizionata non come mezzo per garantire la libertà, la sicurezza e il benessere dei propri cittadini, ma adottò una visione che si adattava pienamente e completamente alla formula sovietico-armena della ricerca di una patria.

È qui che ci siamo trovati nella situazione sopra descritta, quando non siamo sicuri su quale territorio vogliamo costruire uno Stato, in quale posizione vogliamo costruirlo e in quali dimensioni.

E la ricerca della patria venne riaffermata come la chiave socio-psicologica della Terza Repubblica.

A questo è legata gran parte dei problemi profondi della Terza Repubblica.

Non posso vantarmi di aver avuto questa comprensione e di aver realizzato queste sfumature concettuali in ogni momento o durante il mio mandato di Primo Ministro. Mi sono occupato di questo ordine del giorno in modo sistematico dopo aver assunto la carica di Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, vedendo in profondità e praticamente le minacce che gravano non solo sulla sicurezza della Repubblica d’Armenia, ma anche sull’esistenza di il nostro Stato in generale.

E quindi la questione concettuale, la cui soluzione ho considerato vitale come Primo Ministro, è la seguente: come garantiremo un futuro duraturo e prospero alla Repubblica di Armenia?

Il pensiero strategico su questi temi mi ha portato all’Agenda di Pace e alla visione dell’Armenia Reale, che sono profondamente interconnesse.

Se la nostra visione strategica non è la Vera Armenia, la pace già difficile non sarà affatto possibile, perché il nostro ambiente ci considererà una minaccia strategica e quindi farà di tutto per distruggere fisicamente il nostro stato o impedirne lo sviluppo.

E in secondo luogo, quando non spendiamo le nostre limitate risorse ed energie per i bisogni strategici della Vera Armenia, non otteniamo i risultati che avremmo potuto ottenere e lo sviluppo dell’Armenia, il futuro dei nostri figli è doppiamente ostacolato. E la pace di cui la Repubblica d’Armenia ha tanto bisogno sta diventando sempre più irraggiungibile.

In queste condizioni, la sovranità del nostro Paese è notevolmente danneggiata, perché quando le vostre idee sulla madrepatria non coincidono esattamente con i confini legittimi riconosciuti a livello internazionale del vostro Paese, siete costretti ad aprire la porta all’influenza sproporzionata degli altri, perché ciò ti sembra che in questo modo ottieni forza e sostegno per portare avanti i tuoi programmi che non coincidono con i confini legittimi.

Eccoci quindi di nuovo al modello di patriottismo sovietico-armeno. È questo modello che ha separato il concetto di patria dal concetto di Stato, risolvendo il problema pratico che il popolo armeno non dovrebbe considerare lo Stato della SSR armena, anche se incompleto, come una patria, perché il passo successivo dopo aver considerato lo Stato come patria approfondirebbe la coscienza dell’indipendenza.

Contrariamente a varie valutazioni, il nostro governo non sta separando, ma cercando di riunire, per equiparare i concetti di patria e stato, perché questo è l’unico modo per realizzare e rafforzare la Repubblica di Armenia, altrimenti spenderemo le nostre risorse già limitate alla ricerca di una patria, mettendo a repentaglio il futuro dello Stato-madrepatria.

Essendo uno di voi che ha ricevuto da voi il mandato di lavorare sulle formule per garantire il futuro dell’Armenia, ho passato anni a pensare a questa agenda epocale, a questo groviglio, prima e dopo la guerra dei 44 giorni. E i miei pensieri mi hanno portato alla convinzione inequivocabile che il nostro dovere verso il futuro e le generazioni future, così come verso le persone reali che vivono oggi nella Repubblica di Armenia, richiede che facciamo di tutto per rendere l’Armenia sovrana e democratica con confini delimitati un paese ideologia e concetto nazionale e statale.

E le discussioni che si stanno svolgendo nel nostro Paese non sono una sorpresa per me, perché ho percorso personalmente quel percorso doloroso, dalla psicologia dell’Armenia storica alla psicologia dell’Armenia reale, e stiamo percorrendo lo stesso percorso insieme adesso.

Stiamo percorrendo quel cammino e alla fine di quel cammino c’è la nostra Terra Promessa, la Repubblica di Armenia, con la differenza che siamo già qui, ma molto spesso non ci accorgiamo della nostra Terra Promessa e, poiché non ce ne accorgiamo, continuiamo la nostra ricerca della Terra Promessa. Oggi il nostro Paese non è perfetto, anche perché la nostra incessante ricerca della Terra Promessa nella Terra Promessa non ci permette di concretizzare e formulare la risposta alla domanda su quale zona, in quale posizione, di quale dimensione vogliamo costruire uno stato d’origine e il processo di demarcazione formula la risposta a questa domanda colonna per colonna.

E insieme dobbiamo attraversare ripercorrere questa strada, che sì, non è ricoperta da un tappeto rosso, ma passa attraverso spine e insidie, decisioni dure e difficili, delusioni e incomprensioni, ma è l’unica che ha un orizzonte davanti a sé e conduce alla vera Terra Promessa, la Vera Armenia: la Repubblica d’Armenia. Questa è una strada cruciale. Un filosofo dice che la strada migliore è quella che ti porta dove sei. Questo percorso ci porta dove siamo, la Repubblica di Armenia, e ci dà l’opportunità di guardare la nostra realtà da una prospettiva completamente diversa. Ed è solo da questo punto di vista che si può vedere il futuro e la strada verso quel futuro.

C’è solo una garanzia per completare quella strada. conoscenza popolare e convinzione nella missione della leadership politica.

Io e la nostra squadra politica viviamo con questa missione e vediamo che abbiamo messo sul tavolo una formula che garantirà i 29mila 743 chilometri quadrati del territorio legittimo riconosciuto a livello internazionale della Repubblica di Armenia e i confini che circondano quel territorio, e il nostro compito non è solo guidare, ma anche ispirare il popolo, i cittadini della Repubblica d’Armenia con quella visione e formula, perché questa è una formula, un movimento che ci porta alla vera indipendenza e sovranità, all’integrità territoriale e all’inviolabilità dei confini. Questa è una formula che darà alle nostre persone di talento, a ognuno di voi, l’opportunità di concretizzare e godere dei risultati del proprio lavoro nella persona di un’Armenia libera, giusta, sicura, prospera e felice.

Nella conferenza stampa del 7 maggio ho spiegato dettagliatamente come e in quale sequenza raggiungeremo questo obiettivo, e non vedo la necessità di ripetere la stessa cosa in altri discorsi e in questa forma.

Lo scopo principale di questo messaggio è chiarire, commentare ciò che sta accadendo nel nostro Paese, con il nostro Paese e perché sta accadendo.

La creazione della vera Armenia sta avvenendo nelle nostre vite e nella nostra coscienza. È un processo difficile e doloroso che attraversiamo e dobbiamo affrontare insieme. È un movimento per l’indipendenza e la sovranità che dobbiamo portare alla sua destinazione finale, e io e il mio team politico consideriamo questa la nostra missione. La nostra missione è fare dello Stato, dell’indipendenza e della sovranità un mezzo al servizio del cittadino e non viceversa.

Sia nel 2018 che nel 2021, gli orgogliosi cittadini della Repubblica d’Armenia ci hanno dato il mandato di garantire il futuro della Repubblica d’Armenia, e questo mandato deve essere pienamente e completamente attuato».

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