La farsa è finita, tutti condannati dal regime di Aliyev
Non occorreva essere dei maghi per indovinare come sarebbe finito il “processo” farsa intentato dal regime di Aliyev in Azerbaigian a carico di sedici prigionieri di guerra armeni fra i quale le ex autorità della repubblica di Artsakh (Nagorno Karabakh) occupata dagli azeri nel 2020 e poi defintivamente nel 2023.
Queste le condanne al termine di un processo, iniziato il 17 gennaio 2025, nel quale la stampa internazionale non è stata ammessa e il diritto alla difesa praticamente annullato senza alcuna garanzia per gli “imputati” che non hanno potuto neppure studiare gli atti processuali che sono stati a loro “letti”(!) dagli avvocati azeri nominati dalla corte:
Araiyk Haroutyounyan (ex presidente): ergastolo
Davit Ishkhanyan (ex presidente Assemblea nazionale): ergastolo
Davit Babayan (ex ministro degli Esteri): ergastolo
Levon Mnatsakanyan (ex Comandante Esercito di Difesa): ergastolo
Davit Manukyan (ex vice Comandante Esercito Difesa): ergastolo
Arkadi Ghukasyan (ex presidente): 20 anni
Bako Sahakyan (ex presidente): 20 anni
Melikset Pashayan è stato condannato a 19 anni di carcere, Madata Babayan a 19 anni, Garik Martirosyan a 18 anni, Davit Alaverdyan a 16 anni, Levon Balayan a 16 anni, Vasili Beglaryan a 15 anni, Gurgen Stepanyan a 15 anni ed Erik Ghazaryan a 15 anni di carcere.
L’ex ministro di Stato Ruben Vardanyan è giudicato in un processo a parte e anche per lui si attende una condanna pesantissima.
COSA ACCADRA’ ORA?
* Il dittatore azero Aliyev ha avuto soddisfazione: le condanne alle autorità della repubblica armena di Artsakh giustificano secondo lui l’operazione militare di conquista del territorio e la conseguente pulizia etnica. L’autocrate presidente dell’Azerbaigian mostra, tronfio, al mondo i suoi trofei. Poco ci è mancato che non li abbia fatti sfilare in catene per le vie di Baku. Le condanne sono un messaggio all’opinione pubblica internazionale ma soprattutto a quella interna.
* L’Armenia è impegnata in un processo di pace con l’Azerbaigian, processo che si è consolidato dopo la firma di un pre-accordo lo scorso 8 agosto a Washington. Il premier Pashinyan si è speso e si sta spendendo molto per instaurare relazioni amichevoli con il vicino (che non dimentichimo occupa ancora circa 200 kmq di territorio dell’Armenia e non ha abbassato la narrazione minacciosa sul cosidetto “Azerbaigian occidentale”) anche a costo di pesanti critiche interne. Pashinyan e il suo governo non possono far finta di niente e lasciare che gli armeni condannati rimangano a marcire nelle galere azere; se il premier non interviene con una richiesta di rilascio dei detenuti rischia di pagarne le conseguenze alle prossime elezioni politiche di giugno e rischia di vanificare tutto il lavoro fin qui svolto.
QUANDO SARANNO LIBERI?
Riteniamo difficile che Aliyev voglia far scontare per intero le condanne ai prigionieri armeni in galera a Baku. Ipotizziamo alcuni possibili scenari:
1) il vice presidente USA, Vance, sarà in Armenia e Azerbaigian nei prossimi giorni e potrebbe portare a casa subito almeno una parte dei detenuti. Non dimentichiamo che il presidente Trump si era impegnato a fare “pressioni” su Aliyev per la loro liberazione. Tornare dalla visita a Baku a mani vuote potrebbe essere uno smacco (anche di fronte alla folta comunità armena negli Stati Uniti). Sottolineiamo come casualmente, dopo un lungo stop, le condanne (già ovviamente nel casso dall’inizio del processo) siano arrivate proprio prima della visita di Vance a Baku.
2) Fra qualche mese, e sicuramente prima delle elezioni politiche armene, Aliyev potrebbe consegnare all’Armenia almeno una parte dei prigionieri armeni consentendo al governo uscente – con il quale ha instaurato un proficuo dialogo – di presentarsi agli elettori con questa carta da spendere in campagna elettorale.
3) Le istituzioni europee potrebbero lavorare sotto traccia per favorire il rilascio dei prigionieri. Tutto dipenderà se e quanto vorranno sacrificare nella contropartita (ricordiamo che l’Azerbaigian è stato messo in stand-by nel Consiglio d’Europa per mancato rispetto dei diritti umani). Non va dimenticato che in Azderbaigianvi sono anche alcune centinaia di prigionieri politici azeri.
4) Aliyev, da dittatore qual è, vorrà ribadire la propria forza e terrà in galera a Baku per alcuni anni i prigionieri armeni prima di rilasciarli con “gesto magnanimo”. Purtroppo, non si può escludere neppure questa ipotesi.


