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(22) VIOLAZIONI, LA PROPOSTA ARMENA – Negli ultimi giorni, le fonti ufficiali dell’Azerbaigian hanno ripreso a pubblicare notizie sulla violazione del regime di cessate il fuoco da parte delle Forze armate della Repubblica di Armenia al confine tra Armenia e Azerbaigian. Il governo armeno ha rilasciato al riguardo una nota: “Il Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia ha negato questa informazione. Nonostante ciò, fonti azere continuano a fare pubblicazioni simili, condendole con accenti geopolitici. Lo staff del Primo Ministro della Repubblica d’Armenia ribadisce la sua proposta di creare un meccanismo congiunto tra Armenia e Azerbaigian per indagare sui casi di violazioni del cessate il fuoco e/o sulle informazioni relative agli stessi. Riaffermiamo l’impegno del governo della Repubblica d’Armenia nei confronti dell’agenda di pace nel quadro degli accordi pubblici già raggiunti” si legge in una dichiarazione dello staff del Primo Ministro armeno.

(22) CONSIGLIO EUROPEO – Il Consiglio europeo ha adottato oggi una misura di assistenza nell’ambito del Fondo europeo per la pace (EPF) a sostegno delle forze armate della Repubblica di Armenia, del valore di 10 milioni di euro. Per la prima volta, l’UE ha deciso di sostenere l’Armenia tramite l’European Peace Facility. L’obiettivo di questa misura di assistenza è di potenziare le capacità logistiche delle Forze armate armene e di contribuire a migliorare la protezione dei civili in situazioni di crisi ed emergenze. Mira inoltre a rafforzare la resilienza dell’Armenia e ad accelerare l’interoperabilità delle sue Forze Armate in caso di possibile futura partecipazione del Paese a missioni e operazioni militari internazionali, comprese quelle dispiegate dall’UE. Concretamente, la misura di assistenza adottata consentirà la fornitura di un campo tendato dispiegabile a pieno titolo per un’unità delle dimensioni di un battaglione. “La sicurezza è un elemento sempre più importante delle nostre relazioni bilaterali con l’Armenia. Questa misura dell’European Peace Facility contribuirà ulteriormente alla resilienza del Paese. Abbiamo un interesse reciproco ad ampliare ulteriormente il nostro dialogo sulla politica estera e di sicurezza, esaminando anche la futura partecipazione dell’Armenia alle missioni e alle operazioni guidate dall’UE”, ha affermato Josep Borrell, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

(21) FAKE DA AZERBAIGIAN – La dichiarazione del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian secondo cui il 20 luglio, alle 22:10, unità delle forze armate della Repubblica Armena hanno aperto il fuoco in direzione delle posizioni azere situate nella parte orientale della zona di confine, non corrisponde alla realtà. Lo riferisce il Ministero della Difesa di Yerevan che ha rilasciato una dichiarazione al riguardo.

(20) DICHIARAZIONI ALIYEV – Il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, intervenendo al secondo “Shusha Global Media Forum” nella città occupata di Shushi, (dal titolo “Smascherare le false narrazioni: combattere la disinformazione”…), ha toccato anche il processo di pace tra Azerbaigian e Armenia affermando che “secondo le informazioni fornitemi dal ministro degli Esteri, l’80-90 per cento del testo è già stato concordato. L’Armenia è stata costretta a rimuovere da esso la disposizione e la terminologia (relativa al Karabakh), che ha aperto la strada all’ulteriore sviluppo del processo di normalizzazione”. Tuttavia, ha sottolineato il presidente Aliyev, al momento restano aperte due questioni: “In primo luogo, l’Armenia deve rispondere positivamente alla nostra proposta. In secondo luogo, sia l’Armenia che l’Azerbaigian dovrebbero fare appello congiuntamente all’OSCE con la richiesta di sciogliere il Gruppo di Minsk, dal momento che questo gruppo è stato praticamente inattivo negli ultimi due anni”. La richiesta si aggiunge a quella del cambio della Costituzione e fa parte di un pacchetto di pretese (exclavi, “corridoio di Zangezur”) che servono a rinviare ogni possibilità di accordo.

(19) GRUPPO 3+3 – Il prossimo incontro dei ministri degli esteri in formato “3+3” si terrà in Turchia nel prossimo futuro. Lo ha dichiarato l’ambasciatore iraniano in Armenia Mehdi Sobhani all’agenzia di stampa iraniana. Il primo incontro del gruppo “3+3” (in realtà – i “cinque”, poiché la Georgia non partecipa ancora ai lavori della piattaforma) si è tenuto a dicembre 2021 a Mosca a livello di viceministri degli esteri di cinque paesi: Armenia, Russia, Iran, Azerbaigian e Turchia. Un altro incontro con la partecipazione dei ministri dei cinque paesi si è tenuto nell’ottobre 2023 in Iran. 

(18) COMUNITA’ POLITICA EUROPEA – Sono iniziati a Blenheim Palace nel Regno Unito i lavori della quarta sessione della Comunità politica europea ai quali partecipa anche il premier dell’Armenia, Pashinyan. Questi ha avuto diversi incontri istituzionali. Fra gli altri con Macron (Francia), Scholz (Germania), Stoltemberg (Nato), Sanchez (Spagna), Schoof (Olanda), Stubb (Finlandia), Frieden (Lussemburgo), Fiala (Repubblica Ceca). Mei giorni scorsi la parte armena aveva proposto a quella azera un incontro tra Pashinyan e Aliyev ma ha ricevuto un rifiuto da Baku che a sua volta addebita a Yerevan il mancato vertice. Da ricordare che al terzo vertice della Comunità Aliyev non si presentò.

(15) ESERCITAZIONI USA-ARMENIA – Sono iniziate in Armenia le esercitazioni congiunte Eagle Partner-2024 con l’esercito americano. Alle esercitazioni prendono parte militari della brigata di mantenimento della pace delle forze armate armene e delle forze di terra statunitensi in Europa e Africa. L’anno scorso, 85 militari americani e 175 armeni hanno preso parte all’esercitazione Armenian-American “Eagle Partner”. Il vice capo del Dipartimento di Stato americano, Uzra Zeya, ha dichiarato che il Ministero della Difesa armeno si sta preparando a iniziare a lavorare nel dipartimento con un rappresentante dell’esercito americano. Secondo un rappresentante del Ministero degli Esteri americano, ciò segna l’inizio di una nuova fase strategica di partenariato nelle relazioni armeno-americane. La decisione di nominare un rappresentante dell’esercito americano presso il Ministero della Difesa armeno è stata presa con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione nel campo dell’istruzione, dell’addestramento e dell’addestramento militare, nonché dello sviluppo di progetti di tecnologia di difesa.

(11) USA-ARTSAKH – A Kapan (Armenia), l’ambasciatrice statunitense in Armenia Kristina Kvien ha incontrato gli sfollati del Nagorno Karabakh (Artsakh) per conoscere le loro attuali necessità e il sostegno che hanno ricevuto dal governo armeno e dall’USAID per creare nuovi mezzi di sostentamento nelle loro comunità, riferisce l’ambasciata statunitense in Armenia. 

(11) PRIGIONIERI ARMENI – Mentre i diplomatici si riuniscono a Washington per i colloqui tra Armenia e Azerbaigian mediati dagli USA, prigionieri armeni come Ruben Vardanyan languono nelle prigioni azere, una palese contraddizione con qualsiasi retorica di pace. Dice la dichiarazione pubblicata sulla pagina Facebook di “Free Armenian Prisoners”.”Esortiamo il Segretario di Stato Antony Blinken a dare priorità al rilascio immediato di tutti i prigionieri armeni. Non può esistere una vera pace finché civili innocenti soffrono una detenzione ingiusta. Invitiamo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e la Missione degli Stati Uniti presso l’OSCE a sollecitare azioni concrete, non soloparole. Una pace duratura può essere costruita solo su una base di giustizia e rispetto dei diritti umani“, afferma la dichiarazione. Il mese scorso, un gruppo di avvocati internazionali di Ruben Vardanyan, detenuto illegalmente a Baku, ha presentato un appello urgente al Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, denunciando torture contro il loro cliente. La scorsa settimana, il Presidente del PACE ha anche rilasciato una dichiarazione invitando le autorità azere a ristabilire immediatamente il lavoro con il Comitato per la prevenzione della tortura.

(10) INCONTRO MINISTRI ESTERI – A Washington si sono incontrati i ministri degli Esteri di Armenia (Mirzoyan) e Azerbaigian (Bayramov) con il Segretario di Stato USA Blinken.

(6) LINEA DI CONFINE TRANQUILLA – Il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha visitato Kirants e ha incontrato le guardie di frontiera nella sezione di confine armeno-azera. Le guardie di frontiera hanno riferito che non sono state registrate violazioni di confine o incidenti di emergenza durante il giorno.

(6) INSEDIAMENTI ILLEGALI IN ARTSAKH – Entro la fine del 2024, fino a 20.000 azeri si stabiliranno illegalmente nel territorio dell’Artsakh, passato sotto il controllo di Baku. Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha annunciato questi insediamenti nella riunione dell’Organizzazione degli Stati turchi tenutasi a Shushi, che è passata sotto il controllo dell’Azerbaigian.

(6) ANNUNCIATE ESERCITAZIONI USA-ARMENIA – Nell’ambito della preparazione alla partecipazione alle missioni internazionali di mantenimento della pace, dal 15 al 24 luglio si terrà in Armenia l’esercitazione congiunta armeno-americana “EAGLE PARTNER-2024”. Lo informa il Ministero della Difesa della Repubblica Armena. Nell’esercitazione parteciperanno i soldati della brigata di mantenimento della pace delle Forze Armate RA, delle forze di terra statunitensi in Europa e Africa e della Guardia Nazionale del Kansas. L’esercizio prevede operazioni di stabilizzazione tra le parti in conflitto durante compiti di mantenimento della pace.  Lo scopo dell’esercitazione è aumentare il livello di interoperabilità delle unità che partecipano a missioni internazionali di mantenimento della pace nel quadro delle operazioni di mantenimento della pace, scambiare le migliori pratiche di gestione e comunicazione tattica, nonché aumentare la prontezza dell’unità armena.

(6) PRESIDENTE IRAN – Il nuovo presidente dell’Iran è naturalmente iraniano, discendente di Atrpatak. Ne ha scritto l’iranologo Vardan Voskanyan nel suo canale Telegram, riferendosi alle voci secondo cui il neoeletto presidente dell’Iran sarebbe di origine azera.

(5) ORBAN A SHUSHI – Il primo ministro ungherese Viktor Orban parteciperà al summit dell’Organizzazione degli Stati turchi a Shushi, occupata dall’Azerbaigian, il 5 e 6 luglio. Lo ha annunciato il portavoce di Orban, Zoltan Kovacs. “Il summit si concentrerà sulla costruzione di un futuro sostenibile attraverso trasporti, connettività e politica climatica. Orban prenderà parte a colloqui bilaterali con i leader degli stati partner turchi”, ha scritto. Nel frattempo si è saputo che il presidente turco Erdogan ha annullato la sua visita a Shushi per seguire la partita di calcio fra Turchia e Olanda.

(5) ALIYEV IN ARTSAKH – Il dittatore azero è nuovamente in Artsakh a inaugurare opere commissionate per demolire la presenza armena nella regione. Si è recato all’università che è stata oggetto di lavori di restauro per modificarne la facciata rispetto a quella originaria: nell’istituto universitario arriveranno studenti “colonizzatori” che beneficerannop di alloggio e laptop gratuito. anche il parco nei pressi dell’ateneo è stato modificato rispetto a prima. Aliyev ha anche inaugurato a Stepanakert due hotel (sempre su edifici armeni ristrutturati), “Palace” e “Karabakh” e ha dato il via alla creazione di un centro congressi mentre a Shushi ha inaugurato un centro ricreativo. Vale la pena di notare come l’accesso a tutta la regione può avvenire solo previa autorizzazione delle autorità.

(5) GIORNATA DELLA COSTITUZIONE – Il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha pubblicato un messaggio in occasione del Giorno della Costituzione. Il messaggio recita quanto segue:
Cari cittadini, cari cittadini della Repubblica di Armenia, oggi, 5 luglio, celebriamo il Giorno della Costituzione. La Costituzione è anche chiamata legge madre o legge fondamentale. La chiamiamo legge madre, perché in qualsiasi paese con una Costituzione, le leggi devono derivare da essa, essere nutrite dalle tesi, dai concetti e dalle disposizioni della Costituzione.
La Costituzione è chiamata legge fondamentale perché nei paesi democratici è l’unica o una delle poche leggi che viene solitamente adottata tramite voto popolare, cioè, in questo caso, è il popolo a votare “a favore” o “contro” la legge, il popolo accetta o rifiuta quella legge madre o fondamentale, la Costituzione. Tali norme legali si applicano anche alla Repubblica di Armenia, ovvero nel nostro Paese il popolo, in quanto unione di cittadini, agisce come creatore della costituzione. Perché è così e qual è la logica alla base di ciò? Adottando la Costituzione e votando a favore della Costituzione, il cittadino e la collettività di cittadini, il popolo, dichiarano innanzitutto di assumersi la responsabilità di avere uno Stato e sono pronti ad assumersi tale responsabilità. E nel testo stesso della Costituzione, le persone esprimono la loro idea di come immaginano quello Stato, la sua governance, come dovrebbe essere in generale e a quale progetto tutti lavoreranno per realizzarlo. E la terza circostanza, non meno importante, è che i cittadini devono registrare nel testo della Costituzione le regole della loro vita nello Stato da loro fondato e costruito: le regole dei rapporti cittadino-Stato, dei rapporti cittadino-legge, dei rapporti cittadino-cittadino, dei rapporti uomo-uomo, dei rapporti uomo-natura. Di conseguenza, la costituzione è l’accordo collettivo dei cittadini sulle regole, i diritti e le responsabilità della vita nel proprio paese. La parola sovrano, cari cittadini della Repubblica di Armenia, ha origine da qui. Il sovrano è colui che decide le regole per vivere in un dato paese. Nel nostro paese, il popolo è sovrano e questo non è solo de jure, ma anche de facto dopo la rivoluzione di velluto non violenta del popolo del 2018. Ed è con questo fatto che la nostra attuale Costituzione è in profondo conflitto socio-psicologico. A causa delle circostanze note a tutti noi, il cittadino della Repubblica di Armenia oggi non ritiene che la Costituzione esprima la sua comprensione e il suo accordo sulle regole di convivenza con il suo vicino, la sua comunità, gli altri residenti del suo stato. Il cittadino ritiene che l’élite al potere abbia creato quel testo, ne abbia annunciato l’accettazione e, di fatto, lo abbia introdotto in Armenia.
La mia convinzione era e rimane che questo è un problema fondamentale per il nostro paese, e il nostro paese ha bisogno di una nuova Costituzione, e al momento non sto parlando tanto del nuovo testo, ma del nuovo metodo della sua creazione e adozione. Abbiamo bisogno di una nuova Costituzione che le persone considereranno come ciò che hanno creato, ciò che hanno accettato, ciò che è scritto in essa è la loro idea dello stato che hanno creato e delle relazioni tra le persone e i cittadini in quello stato. Abbiamo bisogno di una Costituzione che sia organicamente connessa al suo artefice, il popolo. Questo argomento è ora molto oggetto di speculazioni sia interne che esterne. Ma dobbiamo continuare a procedere con fermezza per rafforzare il nostro stato, la Repubblica di Armenia, e renderlo invulnerabile istituzionalmente, psicologicamente e fisicamente. Questo è un percorso difficile ma onorevole, e siamo sulla strada giusta, ma per percorrerlo, dobbiamo concentrarci su un problema specifico, che è servire l’interesse statale della Repubblica di Armenia, perché l’interesse statale della Repubblica di Armenia è l’interesse del sovrano, cioè il popolo della Repubblica di Armenia. L’interesse delle persone reali che vivono nella Vera Armenia, che hanno creato la Repubblica di Armenia come strumento per garantire la loro libertà, benessere, felicità, sicurezza, per creare un ambiente giusto nel suo territorio riconosciuto a livello internazionale, e non dobbiamo deviare da questo obiettivo. Cari cittadini, cari cittadini della Repubblica di Armenia, Mi congratulo con tutti noi per il 5 luglio, Giorno della Costituzione. Gloria ai martiri e lunga vita alla Repubblica d’Armenia.

(2) REPORT FREEDOM HOUSE SU PULIZIA ETNICA IN ARTSAKH – L’organizzazione internazionale per i diritti umani Freedom House ha presentato un rapporto di accertamento dei fatti intitolato “Perché non ci sono armeni nel Nagorno-Karabakh?” In particolare, questo rapporto speciale esamina la situazione degli armeni etnici che vivono nel Nagorno-Karabakh per il periodo che inizia con la seconda guerra del Nagorno-Karabakh nel 2020 e attraverso l’offensiva militare azera contro il Nagorno-Karabakh nel settembre 2023 e le sue conseguenze. Attraverso uno sforzo di ricerca di fatti internazionale che ha incluso centinaia di interviste a testimoni e dati open source, l’analisi mira a rispondere al motivo per cui non ci sono armeni etnici che vivono nel Nagorno-Karabakh a partire da maggio 2024.
Il rapporto documenta come le persone nel Nagorno-Karabakh siano state intenzionalmente sottoposte ad attacchi regolari, intimidazioni, privazioni dei diritti fondamentali e di condizioni di vita adeguate, e spostamenti forzati. Le prove dimostrano che lo stato azero ha agito in base a una strategia completa e metodicamente implementata per svuotare il Nagorno-Karabakh della sua popolazione etnica armena e della sua presenza storica e culturale.
Il rapporto presenta anche gli eventi relativi alla guerra di 44 giorni nel Nagorno-Karabakh nel 2020, al blocco di 9 mesi dell’Azerbaigian e alla crisi umanitaria in Artsakh, agli attacchi e alle intimidazioni ai danni dei civili nel Nagorno-Karabakh, alla missione delle forze di pace russe nel Karabakh, allo spostamento di massa degli armeni etnici dal Nagorno Karabakh all’Armenia, alla distruzione dei dati sull’esistenza degli armeni e del patrimonio storico e culturale armeno nel Karabakh.

(1) COP29 – Ad alcuni giornalisti occidentali è stato negato l’ingresso a una conferenza sull’industria energetica in Azerbaigian all’inizio di questo mese, rinnovando le preoccupazioni sulla repressione statale dei media in vista degli importanti colloqui sul clima delle Nazioni Unite a Baku più avanti quest’anno. Almeno tre giornalisti dalla Gran Bretagna e dalla Francia hanno affermato di essersi sentiti “insicuri” dopo che è stato negato loro l’ingresso al forum della Baku Energy Week, nonostante si fossero registrati con gli organizzatori dell’evento settimane prima. I giornalisti hanno affermato di non aver ricevuto una ragione valida per cui è stato negato loro l’ingresso, ma hanno deciso di lasciare la sede dopo incontri “spaventosi” e “intimidatori” con gli organizzatori. La conferenza si è tenuta poco prima che Human Rights Watch rivelasse almeno 25 casi di giornalisti e attivisti arrestati o condannati in Azerbaigian nell’ultimo anno. Quasi tutti sono ancora in detenzione. I gruppi della società civile hanno espresso preoccupazione per il fatto che la difesa del clima venga repressa in vista dei colloqui sul clima Cop29 delle Nazioni Unite a Baku più avanti quest’anno.

(1) DELIMITAZIONE CONFINE – Secondo quanto riferisce l’ufficio del Vice Primo Ministro dell’Armenia, Mher Grigoryan, le Commissioni stanno lavorando al coordinamento della bozza di Regolamento sulle attività congiunte della Commissione armena sulla delimitazione del confine di Stato e sulla sicurezza del confine tra Armenia e Azerbaigian e della Commissione statale azera sulla delimitazione del confine di Stato tra Azerbaigian e Armenia. Oggi, queste Commissioni si sono trasmesse reciprocamente le bozze di regolamento in forma funzionante e hanno tenuto una serie di discussioni. I negoziati proseguono in modo costruttivo. Si prevede che il processo di accordo sarà completato nel prossimo futuro.

Distrutta la chiesa di San Giovanni Battista in Nagorno Karabakh (ACI stampa, 3 mag)

CAUCASO: LA POLVERIERA ARMENIA & AZERBAIGIAN CHE FA STORIA (E NON SOLO) (Come don Chisciotte, 3 mag)

Il deputato statunitense Cuellar accusato di presunto piano di influenza contro l’Azerbaigian  (Conca ternana, 3 mag)

USA, l’insospettabile deputato dem Henry Cuellar e sua moglie arrestati con l’accusa di cospirazione e corruzione per legami con l’Azerbaigian (Open, 3 mag)

Due squarci luminosi nell’oscurità calata di nuovo sul popolo armeno (Tempi, 6 mag, per abb)

L’Armenia nuovo pomo della discordia nel conflitto tra est e ovest (Pressenza, 7 mag)

BP lancia un nuovo pozzo che può cambiare le prospettive dell’Azerbaigian nel gas e petrolio (Scenari economici, 8 mag)

Il governo russo ha detto che ritirerà i propri soldati dal confine tra Armenia e Azerbaijan (Il Post, 10 mag)

Armenia, massicce proteste contro il premier Pashinyan per un accordo con l’Azerbaijan (Euronews, 10 mag)

La Russia ritira i soldati dall’Armenia, l’annuncio di Putin dopo le vittorie dell’Azerbaijan (Qui finanza, 10 mag)

Armenia, in migliaia chiedono le dimissioni del premier Pashinyan (Il sole 24 ore, 11 mag, video)

Armenia: fra tensioni interne e nuovi venti di guerra (RSI, 11 mag)

SCONFITTA PER PUTIN: LA RUSSIA SI RITIRA DALL’ARMENIA (Notiziario finanziario, 11 mag)

Il difficile cammino verso la pace fra Armenia e Azerbaigian, fra proteste e raduni (Scenari economici, 12 mag)

Proteste di piazza in Armenia e Georgia: che succede nel Caucaso? (Il primato nazionale, 13 mag)

Più di 150 sono stati arrestati durante le proteste nella capitale armena (Lamezia in strada, 13 mag)

Armenia, l’arcivescovo chiede le dimissioni di Pashinyan (Ossrvatorio Balcani Caucaso, 14 mag)

La Francia accusa l’Azerbaigian dei disordini in Nuova Caledonia (Renovatio 21, 16 mag)

AZERBAIJAN. PER LA FRANCIA BAKU FINANZIEREBBE GLI INDIPENDENTISTI DELLA NUOVA CALEDONIA (Notizie geopolitiche, 16 mag)

Perché ci sono bandiere dell’Azerbaijan nelle rivolte in Nuova Caledonia? (Il post, 17 mag)

Slovacchia, l’opposizione accusa il governo: «Inviati all’Azerbaijan gli obici promessi all’Ucraina» (Il messaggero, 17 mag)

Il capo del Ministero dei trasporti turco ha annunciato i tempi di apertura del “corridoio Zangezur” attraverso l’Armenia (Recensione militare, 18 mag)

ARMENIA-AZERBAIJAN/ “Erevan sta manovrando tra Usa, Ue e Putin, azeri al bivio tra pace e guerra” (Il sussidiario, 19 mag)

Su Raisi l’ombra degli ottimi rapporti tra Baku e Israele (il manifesto, 20 mag)

Armenia, ancora proteste per i confini con l’Azerbaijan (Osservatorio Balcani Caucaso, 21 mag)

NUOVA CALEDONIA. PARIGI INSISTE NELLA DENUNCIA DELLE INTERFERENZE AZERBAIGIANE (Notizie geopolitiche, 22 mag)

L’Armenia ha riconsegnato all’Azerbaijan quattro cittadine di confine che occupava dagli anni Novanta (Il post, 24 mag)

Dopo la notte. La vita dopo la fine di una Repubblica (autoproclamata) (East journal, 24 mag)

Migliaia di persone manifestano in Armenia contro la cessione delle terre all’Azerbaigian (Color news, 26 mag)

Sempre più forte il partenariato strategico tra Israele e Azerbaijan  (Analisi difesa, 27 mag)

Davvero c’è l’Azerbaigian dietro le proteste in Nuova Caledonia? (East journal, 27 mag)

L’Armenia cede quattro villaggi a Baku, arrestati 220 manifestanti (Pagine esteri, 29 mag)

La resistenza di Pašinyan a tutte le opposizioni (Asia news, 29 mag)

Azerbaigian, l’Ue si lamenta delle violazioni dei diritti umani del “partner europeo” (Sardegnagol, 29 mag)

Armenia, Chiesa e Stato si scontrano a Sardarapat (Osservatorio Balcani Caucaso, 31 mag)

(30) COMMENTO ZAKHAROVA – La delimitazione del confine di stato tra Azerbaigian e Armenia è importante per la stabilità regionale. Lo ha affermato Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, durante la odierna conferenza stampa settimanale. “Noi [cioè la Russia] stiamo seguendo l’inizio della fase pratica della delimitazione del confine di stato tra Azerbaigian e Armenia; è importante per la stabilità regionale. Sosteniamo la risoluzione di tutte le questioni di delimitazione esclusivamente con metodi politici e diplomatici. Partiamo dal presupposto che gli accordi devono essere stabili, equilibrati, reciprocamente accettabili e costituire la base per raggiungere una pace sostenibile nella regione“, ha affermato la portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo. Zakharova ha altresì dichiarato che considera gli attuali processi politici in Armenia come una questione interna del Paese. “Per quanto riguarda i manifestanti nella [capitale] Yerevan e nelle province [dell’Armenia], per quanto si può giudicare, l’insoddisfazione dei manifestanti, tra le altre cose, è dovuta al fatto che, a loro avviso, la delimitazione dei confini di alcuni villaggi enclavi non è del tutto giusto“, ha affermato.

(30) ANCORA PROTESTE IN ARMENIA – Circa trecento partecipanti al movimento Tavush per la Patria, mons. Bagrat Galstanyan, hanno avviato questa mattina un’azione di disobbedienza civile in Piazza della Repubblica, nel cuore della capitale armena Erevan. La polizia schierata ha impedito che i manifestanti potessero raggiungere il palazzo del governo dove alle 11 era in programma la consueta riunione settimanale. Alcune auto che erano state parcheggiate per ostacolare il traffico sono state rimosse con il carro attrezzi.

(29) NEGOZIATI DI PACE – Il Primo ministro Nikol Pashinyan in una conversazione con i giornalisti nel cortile dell’Assemblea nazionale, commentando le dichiarazioni secondo cui la COP-29 prevista per novembre a Baku è una ottima occasione per firmare un trattato di pace, ha dichiarato che “ogni giorno è una meravigliosa opportunità per firmare un trattato di pace“. “Il problema è che è necessario raggiungere un accordo sul testo del trattato di pace. Spero che si raggiunga un accordo, più precisamente questo accordo è stato raggiunto il 6 ottobre 2022 a Praga, poi a Sochi, Bruxelles. I principi fondamentali sono stati concordati; non resta che riproporli nel testo del trattato di pace. Penso che abbiamo l’opportunità di completare questo lavoro il prima possibile. Quando vedremo che questo lavoro sarà completato, i risultati saranno stati riassunti e dovremmo passare alla firma, la determinazione del luogo e del tempo è un’altra questione che sarà ulteriormente discussa”, ha detto. Pashinyan ha inoltre aggiunto: “Posso dire che ora abbiamo un cambiamento notevole nell’atmosfera, ma questo non significa che siamo arrivati ​​al traguardo, non resta che firmare“.

(29) INSEDIAMENTI DI COLONI AZERI – A Ivanian (Khojaly) a 24 famiglie azere sono state consegnate le chiavi di abitazioni. Alla cerimonia era presente anche il presidente Aliyev. Prosegue l’occupazione e colonizzazione dei territori armeni dell’Artsakh da parte dell’Azerbaigian.

(27) RUBEN VARDANYAN – Una corte di Baku ha respinto l’appello contro l’estensione della detenzione dell’ex ministro di Stato dell’Artsakh, Ruben Vardanyan, detenuto illegalmente dalle autorità azere dallo scorso ottobre. Il 16 maggio la detenzione illegale era stata prolungata di altri cinque mesi.

(27) AZERBAIGIAN MINACCIA LA FRANCIA – L’Azerbaigian ha lanciato un ultimatum alla Francia. “La Francia può essere certa che la campagna anti-Azerbaigian, i commenti sprezzanti e le provocazioni non rimarranno senza risposta“, ha detto ai media Aykhan Hajizada, portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian. “Non solo la Francia non ha presentato scuse per tali osservazioni irresponsabili e inaccettabili, ma ha anche ampliato la campagna diffamatoria contro l’Azerbaigian su Le Point e altri media francesi locali. Campagna anti-Azerbaigian condotta dalla Francia sotto il velo della ‘democrazia’ mira a coprire le carenze della politica estera di questo paese“, ha detto Hajizada. “Prima di definire l’Azerbaigian una ‘dittatura’, la Francia farebbe bene a prendere nota delle sue azioni [coloniali]. La Francia può essere sicura che la campagna anti-Azerbaigian, le osservazioni spregiative e le provocazioni non rimarranno senza risposta”, ha osservato il portavoce del Ministero degli Affari Esteri azerbaigiano.

(25) PRIGIONIERI DI GUERRA – Su iniziativa dell’agenzia di sviluppo “We Are Our Mountains” e con la partecipazione di decine di organizzazioni, oggi, 25 maggio, si è svolto un pellegrinaggio al complesso del monastero di Tatev a sostegno di Ruben Vardanyan e di altri prigionieri armeni detenuti illegalmente a Baku. I co-organizzatori del pellegrinaggio sotto il nome simbolico “Albero della Vita” sono la Santa Chiesa Apostolica Armena, l’Unione Generale Benevola Armena, l’Unione Armena di Soccorso, la Fondazione Aznavour, la Fondazione educativa “Teach Armenia”, la Fondazione di beneficenza ATP, la Fondazione Tufenkian, l’Hovnanian Fondazione familiare, Organizzazione di beneficenza di Orran, Comunità di Tatev. L’evento è stato celebrato presso il complesso monastico di San Vazgen Mirzakhanyan nella cattedrale di Poghos Petros, sotto il patrocinio di Sua Eminenza l’arcivescovo T. Vazgen Mirzakhanyan, si è svolto un servizio di preghiera congiunto per il rapido rilascio di Ruben Vardanyan (oggi il suo 56° compleanno) e di altri prigionieri armeni detenuti illegalmente a Baku. “Tatev è uno dei simboli della rinascita spirituale e di liberazione nazionale armena. Oggi è essenziale trarre ispirazione e forza dalle nostre fonti nazionali-spirituali per il nostro nuovo risveglio. Per ripristinare la nostra dignità nazionale ferita, per spezzare la catena perdente di disperazione e frustrazione, è anche molto importante riportare in patria in modo rapido e sicuro i nostri prigionieri detenuti a Baku“, ha affermato il rappresentante del Catholicos di tutti gli armeni, mons. Vazgen Mirzakhanyan.

(25) MIRZOYAN E BORRELL – Il ministro degli Affari esteri armeno Ararat Mirzoyan ha avuto un colloquio telefonico con Josep Borrel, vicepresidente della Commissione europea, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE. Gli interlocutori hanno discusso un’ampia gamma di argomenti. Nel contesto dell’approfondimento del partenariato tra Armenia e Unione Europea, le parti hanno sottolineato l’importanza sia dell’attuazione dei programmi di cooperazione già stabiliti sia del raggiungimento di una nuova pietra miliare in ulteriori direzioni. Sono stati discussi il Piano di Resilienza e Crescita dell’UE per l’Armenia, sviluppato a seguito dell’incontro di Bruxelles del 5 aprile, nonché le misure adottate per concludere la nuova agenda di partenariato Armenia-UE nel prossimo futuro. Il Ministro degli Affari Esteri armeno ha sottolineato anche l’importanza di prendere una decisione finale sull’avvio del dialogo Armenia-UE sulla liberalizzazione dei visti.Sono stati toccati i prossimi eventi e le attività in agenda. Ararat Mirzoyan e Josep Borrel hanno avuto uno scambio di opinioni sulle questioni regionali. Il Ministro Mirzoyan ha informato sugli ultimi sviluppi nel processo di normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian. Riferendosi al processo di delimitazione dei confini tra i due paesi e agli accordi scritti tra le rispettive commissioni, Ararat Mirzoyan ha sottolineato che il processo dovrebbe continuare sulla base della Dichiarazione di Alma-Ata del 1991, come concordato anche a livello dei leader dei due paesi. Paesi. Il capo del Ministero degli Esteri armeno, presentando la discussione sul progetto di trattato di pace, ha sottolineato che sarà possibile raggiungere un accordo definitivo riflettendo gli accordi già raggiunti nel progetto di trattato di pace.

(24) TRASFERIMENTO TERRITORI – A seguito dei lavori di delimitazione del confine è stato deciso un confine lungo 12,7 km tra Armenia e Azerbaigian. Lo ha annunciato il vice primo ministro dell’Azerbaigian, presidente della commissione per la delimitazione dei confini dell’Azerbaigian, Shahin Mustafayev. Mustafayev ha osservato che come risultato di questa delimitazione del confine, i territori di quattro villaggi (6,5 chilometri quadrati) – Baghanis Ayrum, Ashaghi Askipara, Kheyrimli e Ghizilhajili – sono stati trasferiti all’Azerbaigian. Il vice primo ministro dell’Azerbaigian ha aggiunto che da venerdì questi territori sono sotto il controllo delle guardie di frontiera azerbaigiane.

(24) LUKASHENKO SUL CAUCASO – Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha incontrato questa sera all’aeroporto internazionale di Minsk il presidente russo Vladimir Putin e ha affermato di avere “proposte molto interessanti relative alla sicurezza della nostra regione e del Caucaso“, discusse durante la sua visita in Azerbaigian.

(23) SITUAZIONE TESA A KIRANTS – La situazione nel villaggio di Kirants, nella provincia armena di Tavush, è tesa, informa il movimento Tavush per la Patria. I residenti, i cui beni immobili e appezzamenti di terreno passeranno all’Azerbaigian a seguito della delimitazione dei confini, li stanno bruciando e distruggendo. A questi residenti è stato detto che avrebbero dovuto lasciare l’area entro un giorno in modo che fosse consegnata all’Azerbaigian.

(23) ARCIVESCOVO SU GOVERNO DI TRANSIZIONE – Secondo l’arcivescovo Bagrat Galstanyan che guida il movimento “Tavush per la patria” il governo di transizione deve avere una governance apartitica. In ogni caso, il governo di transizione dovrebbe avere una gestione sovrapartitica; dovrebbe avere 3 questioni importanti nella sua agenda: impegni interni, esterni e alcuni futuri. Lo ha affermato il primate della diocesi di Tavush della Chiesa apostolica armena, mons. Bagrat Galstanyan, in un incontro con specialisti informatici il 23 maggio. Secondo lui, incontrano specialisti di diversi ambiti e chiedono di coinvolgere 3 specialisti di ogni ambito, in base ai loro desideri e capacità. “Questo è il metodo adesso, non c’è altro metodo. Credo che questo momento non sia importante quanto il periodo successivo, poiché le persone cercano la certezza, non l’incertezza”, ha detto Galstanyan.

(23) RISPOSTA RUSSA A PASHINYAN – Ieri, in parlamento il Primo ministro armeno aveva dichiarato che è a conoscenza di almeno due Paesi membri del CSTO che hanno contribuito a preparare la guerra dei 44 giorni contro l’Armenia e il Nagorno Karabakh. Non li ha citati esplicitamente ma potrebbero essere Russia e Bielorussia (Lukashenko era appena stato in visita in Azerbaigian da Aliyev). Oggi la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, risponde al premier armeno ricordando l’operato di Mosca a favore dell’Armenia. Tra l’altro ha dichiarato: “E il presidente russo Vladimir Putin ne ha parlato il 17 ottobre 2020 alla televisione russa. Citazione diretta: ‘Affinché l’Armenia non si senta abbandonata e dimenticata.’ È stato fatto tutto perché ciò accadesse esattamente come ha detto il presidente della Russia. Letteralmente fin dai primi giorni del conflitto armato nell’autunno del 2020, la parte russa ha compiuto gli sforzi politici e diplomatici più attivi per raggiungere un cessate il fuoco. Chi se ne fosse dimenticato potrà ricordare alla lettera tutti gli annunci e i comunicati stampa rilevanti. Inoltre, ogni passo è stato accompagnato da commenti ufficiali, anche tramite il Ministero degli Affari Esteri russo. Vorrei ricordare che a quel tempo ci furono molte conversazioni telefoniche tra il presidente della Russia, il presidente dell’Azerbaigian e il Primo ministro dell’Armenia. Dopo i negoziati organizzati dal ministro degli Affari esteri russo, Sergey Lavrov, il 10 ottobre 2020 è stato annunciato un cessate il fuoco preliminare con i ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian. Vorrei ricordare che la possibilità di concludere un accordo di cessate il fuoco esisteva ancora nell’ottobre 2020. Poi il presidente della Russia ha convinto il presidente dell’Azerbaigian a fermare la guerra, ed era pronto a farlo. Ma il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha insistito per continuare le azioni militari. A cosa ha portato questo? Ciò portò alla cattura [da parte dell’Azerbaigian] di Shushi [città del Nagorno-Karabakh], che aprì la strada a Stepanakert [la capitale del Karabakh]. Tutti lo ricordano molto bene e tutto questo è documentato. Grazie al coinvolgimento personale del presidente della Russia, è stato possibile portare le parti a firmare una dichiarazione tripartita il 9 novembre 2020. Questa dichiarazione annunciava la completa cessazione del fuoco. Questi documenti e gli accordi tripartiti adottati dai leader dei tre Paesi durante il suo sviluppo, raggiunti nel 2021-2023, rimangono l’unica tabella di marcia per il processo stabile di normalizzazione delle relazioni armeno-azerbaigiano“, ha osservato Zakharova.

(23) STATI UNITI E ARMENIA – Gli Stati Uniti stanno esaminando una serie di richieste dell’Armenia per determinare cosa si può fare di più per aumentare la propria assistenza e cooperazione con l’Armenia. Lo ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken durante un’audizione della Commissione per gli affari esteri della Camera dei rappresentanti americana, senza però entrare nei dettagli. Blinken ha inoltre ricordato che all’inizio di aprile ha avuto un incontro congiunto con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, a Bruxelles. Secondo il Segretario di Stato americano, queste consultazioni si sono svolte per scoprire cos’altro possono fare gli Stati Uniti e l’UE per aiutare l’Armenia. E andranno avanti in una serie di ambiti diversi, ha promesso Blinken. Inoltre, il Segretario di Stato americano ha espresso la speranza che Armenia e Azerbaigian firmino un trattato di pace.

(23) ARCIVESCO GALSTANYAN – Secondo un giornale armeno, l’arcivescovo Bagrat Galstanyan avrebbe accettato di candidarsi alla carica di Primo ministro dell’Armenia. Secondo fonti interne al movimento “Tavush per la patria”, le consultazioni con diversi soggetti politici non avrebbero portato a convergere su un nome salvo che quello del prelato. Il quale, a dire il vero, ha anche la cittadinanza canadese e potrebbe dunque non essere eliggibile alla carica.

(21) CIA IN ARMENIA – l primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha ricevuto una delegazione guidata da David Cohen, vicedirettore della Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti. Sono state discusse questioni bilaterali tra Armenia e Stati Uniti e questioni dell’agenda internazionale.

(21) INCONTRO ARC. GALSTANYAN – L’arcivescovo Bagrat Galstanyan, leader del movimento Tavush per la Patria e primate della diocesi di Tavush della Chiesa apostolica armena, ha tenuto un incontro con i membri del governo dell’Artsakh (Nagorno Karabakh), i parlamentari e i leader della comunità nel centro di Yerevan. In seguito si è svolto un incontro a porte chiuse con esperti, analisti, politologi e rappresentanti delle ONG. Coloro che hanno aderito al movimento Tavush for the Homeland sono contrari alla politica delle autorità armene in carica di concessioni unilaterali all’Azerbaigian. A questo proposito stanno portando avanti azioni di disobbedienza civile, soprattutto nella capitale Yerevan.

(21) ARMENIA E NATO – In Moldavia sono iniziate le esercitazioni del personale Regex 2024 della NATO, nell’ambito delle quali vengono organizzati seminari per l’addestramento del personale militare secondo gli standard occidentali. Le esercitazioni sono state organizzate con il supporto del Comando interforze NATO di Napoli (Italia) e mirano a addestrare i militari in conformità con gli standard occidentali di pianificazione e conduzione di esercitazioni, gestione di situazioni di crisi, aumento del livello di compatibilità operativa delle forze in un contesto multinazionale ambiente e valutarli. L’evento si terrà dal lunedì al venerdì e vedrà la partecipazione di circa 30 rappresentanti dei paesi partner della NATO: Armenia, Azerbaigian, Bosnia ed Erzegovina, Uzbekistan, Egitto, Giordania, Bahrein, Marocco, Kazakistan, Pakistan, Tunisia, Malta, Africa dell’Unione (Ghana e Benin), nonché ufficiali dello stato maggiore dell’Esercito nazionale della Moldavia.

(20) DELIMITAZIONE CONFINE – Nella notte sono stati installati dei segnali nel villaggio di Kirants, nella provincia armena di Tavush, e accanto ad essi ci sono guardie di frontiera armate.  Non è chiaro al momento se si tratti di indicatori di confine o direzionali. Il sindaco di Kirants, Kamo Shahinyan, ha detto che due case, tre negozi e un autolavaggio passeranno sotto il controllo dell’Azerbaigian.

(20) MORTE RAISI – Le autorità dell’Armenia hanno inviato messaggi di cordoglio alle autorità dell’Iran per la morte del presidente Raisi e del ministro degli Esteri Abdullahian a seguito della caduto dell’elicottero sul quale stavano viaggiando di ritorno da una cerimonia con il presidente azero Aliyev.

(17) SHUSHI – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko hanno visitato la città armena di Shushi nell’Artsakh (Nagorno Karabakh) occupato dall’Azerbaigian. Nella conferenza stampa di ieri successiva all’incontro con Aliyev, Lukashenko, definendo il presidente dell’Azerbaigian suo “fratello”, ha rilasciato una serie di dichiarazioni apertamente ostili in relazione all’Armenia.

(17) SITUAZIONE A KIRANTS – Dopo l’incontro con il governatore della provincia armena di Tavush, Hayk Ghalumyan, gli abitanti del villaggio di Kirants hanno riaperto il tratto Kirants dell’autostrada interstatale Armenia-Georgia. Inoltre, la polizia ha riaperto il posto di blocco nella sezione del villaggio di Sarigyugh. Durante un incontro a porte chiuse con gli abitanti di Kirants, il governatore di Tavush ha detto loro che è impossibile fermare il lavoro di delimitazione e demarcazione del confine tra Armenia e Azerbaigian. E aveva suggerito agli abitanti del villaggio di dare il loro consenso per la costruzione di una nuova strada.

(16) INCONTRO PRESIDENTI PARLAMENTI – Il presidente dell’Assemblea nazionale (NA) dell’Armenia, Alen Simonyan, e il presidente del Milli Majlis dell’Azerbaigian, Sahiba Gafarova, hanno avuto una breve conversazione privata a Ginevra, in Svizzera, dove è in programma la sesta conferenza mondiale dei presidenti dei parlamenti. Nel tardo pomeriggio è invece calendarizzato l’incontro ufficiale tra i due.

(16) VANDALISMI AZERI – Nell’ASrtsakh occupato gli azeri continuano a distruggere i monumenti. Oggi giunge la notizia del memoriale alle vittime della Seconda guerra mondiale a Karintak (Shushi) e quello nel villaggio di Khndzristan (Askeran).

(16) PRIGIONIERI ARMENI A BAKU – I rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) hanno visitato gli armeni detenuti a Baku, capitale dell’Azerbaigian. Lo ha annunciato Zara Amatuni, responsabile del programma di comunicazione e prevenzione dell’ufficio del CICR in Armenia. “Nell’ambito della visita regolare di maggio è stata offerta anche l’opportunità di stabilire un contatto con i loro parenti, sotto forma di conversazioni private”, ha detto Amatuni. Dal 5 gennaio, l’Azerbaigian conferma ufficialmente la cattura di 23 armeni, 17 dei quali sono finiti dopo l’aggressione militare da parte di questi ultimi nell’Artsakh (Nagorno-Karabakh) dello scorso settembre. L’Azerbaigian ha arrestato a inizio ottobre l’ex ministro di Stato e filantropo dell’Artsakh Ruben Vardanyan, l’ex comandante dell’esercito di difesa Levon Mnatsakanyan, l’ex vice comandante dell’esercito di difesa Davit Manukyan, l’ex ministro degli esteri David Babayan, il presidente del parlamento Davit Ishkhanyan, nonché gli ex presidenti Arkadi Ghukasyan, Bako Sahakyan, e Arayik Harutyunyan.

(15) COMMISSIONE CONFINE – Si è tenuta la nona riunione del Comitato per la delimitazione del confine di Stato e per la sicurezza del confine tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica dell’Azerbaigian e del Comitato di Stato per la delimitazione del confine di Stato tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica di Armenia. il confine tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica di Azerbaigian sotto la presidenza di Mustafaev.
Secondo il verbale dell’ottava riunione del 19 aprile, hanno discusso del lavoro svolto e, tenendo conto delle coordinate specificate a seguito delle misurazioni geodetiche sul sito, secondo la mappa topografica del 1976 dello Stato maggiore delle forze armate dell’URSS , che ha subito una procedura di dazio nel 1979, hanno concordato direttamente Baghanis (ARM) – Baghanis Ayrum (AZE), Voskepar (ARM) – Ashagh Askipara (AZE), Kirants (ARM) – Khairumli (AZE) e Berkaber (AZE) – Kizil Hajil (AZE) per conformarsi al confine interrepubblicano giuridicamente giustificato esistente al momento del crollo dell’Unione Sovietica.A seguito dell’incontro è stato firmato un protocollo. Le parti hanno concordato di coordinare la data e il luogo del prossimo incontro.

(15) PRIGIONIERI ARMENI – Le autorità dell’Azerbaigian hanno prolungato la detenzione illegale degli ex leader del Nagorno Karabakh catturati. Il periodo di detenzione degli ex presidenti del Nagorno Karabakh Arkadi Ghukasyan, Bako Sahakyan e Arayik Harutyunyan, dell’ex ministro degli Esteri David Babayan, nonché del presidente dell’Assemblea nazionale Davit Ishkhanyan, dell’ex ministro della difesa Levon Mnatsakanyan e del generale Davit Manukyan è stato prolungato di cinque mesi. Lo ha riferito il servizio stampa della Procura generale dell’Azerbaigian.

(15) GUARDIE RUSSE – Le speculazioni secondo cui la parte russa avrebbe proposto di ritirare completamente le sue guardie di frontiera dal territorio armeno non sono vere. Lo ha affermato la portavoce del Ministero degli affari esteri russo Maria Zakharova, durante l’odierna conferenza stampa. Inoltre, ha definito “fittizio” il rapporto secondo cui il ritiro delle guardie di frontiera russe da cinque province dell’Armenia avviene nel quadro degli accordi tra Armenia e Azerbaigian sul mancato dispiegamento di rappresentanti di paesi terzi alle loro frontiere comuni.

(15) DELIMITAZIONE FRONTIERA – In una dichiarazione congiunta del 19 aprile, le commissioni per la delimitazione delle frontiere di Armenia e Azerbaigian hanno fissato fino al 15 maggio il termine ultimo per firmare il protocollo sui settori delimitati della frontiera. Ma al momento non è ancora chiaro se questo documento sia stato firmato o meno oggi. Non è chiaro se le Forze Armate armene si ritireranno dalle aree già delimitate. L’ufficio del primo ministro Nikol Pashinyan ha affermato che, dopo la delimitazione del confine, il ritiro delle truppe avverrà in un periodo di tempo breve ma ragionevole.

(15) RITIRO RUSSO DALL’ARSAKH – Con una solenne cerimonia i soldati della forza di pace russa hanno lasciato la base di Ivanian in Artsakh e abbandonano definitivamente la regione.

(13) SOLDATI RUSSI – Secondo testimoni locali, le guardie di frontiera russe stanno lasciando le loro postazioni nelle regioni dell’Armenia di Syunik, Vayots Dzor e Gegharkunik. In particolare è stato osservato che le guardie russe non monitorano più il villaggio di Nerkin Hand il cui territorio, peraltro, è parzialemnte occupato dagli azeri.

(13) LETTERA SFOLLATI ARTSAKH – Un gruppo di armeni dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh) sfollati con la forza ha consegnato una lettera al presidente in esercizio dell’OSCE nonché ministro degli affari esteri ed europei e del commercio di Malta, Ian Borg, che si trovava a Yerevan. La lettera, che esprime le richieste e le aspettative degli armeni sfollati dell’Artsakh, è stata consegnata oggi durante la conferenza stampa presso il Ministero degli Affari Esteri dell’Armenia. Una lettera simile è stata consegnata anche al Ministro degli Affari Esteri dell’Armenia, Ararat Mirzoyan. Il giornalista che ha consegnato il messaggio ha sottolineato che la gente dell’Artsakh vuole tornare in patria. “L’OSCE ha chiuso un occhio sulla questione dell’Artsakh? In caso contrario, come vede l’OSCE il ritorno”, ha chiesto il giornalista. In risposta, il Presidente in esercizio dell’OSCE ha osservato che questa organizzazione è per le persone e per loro, ma l’OSCE non può essere coinvolta in un processo a cui non partecipa, e rispetta la posizione dell’Armenia e dell’Azerbaigian. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha “riconosciuto” da solo il Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbaigian. Dopo aver tenuto l’Artsakh sotto blocco per nove mesi, l’Azerbaigian ha occupato il Nagorno-Karabakh il 19 e 20 settembre 2023, considerando la questione “risolta”.

(13) MANIFESTAZIONI – Numerose strade di Yerevan sono state chiuse fin dalle prime ore di lunedì mattina su appello dell’arcivescovo Bagrat Galstanyan, leader del movimento “Tavush per la Patria” e Primate della diocesi di Tavush della Chiesa Apostolica Armena. Ieri sera si era tenuta un’altra manifestazione in piazza della repubblica a Yerevan alla quale hanno partecipato migliaia di persone e nel corso della quale l’arcivescovo Galstanyan aveva chiesto “il boicottaggio totale delle lezioni, lo sciopero dei lavoratori e la paralisi di Yerevan e di varie zone dell’Armenia, a partire dalle 8 di lunedì, “esprimendo disaccordo con le bugie e il male”. Oggi segnalate interruzioni sulle statali che portano verso la Georgia e verso l’Iran, scioperi in scuole e università. Circa 150 persone sono in stato di fermo per interruzione dei pubblici servizi.

(10) VERTICE MINISTRI ESTERI – Ad Almaty in Kazakistan si svolge un vertice tra i ministri degli Esteri di Armenia (Mirzoyan) e Azerbaigian (Bayramov). In precedenza i due, separatamente, hanno avuto un colloquio con il collega kazako Nurtleu.

(10) ANCORA MANIFESTAZIONI A YEREVAN – Azioni di disobbedienza civile si svolgono a Yerevan e in tutta l’Armenia. L’arcivescovo Bagrat Galstanyan, primate della diocesi di Tavush della Chiesa apostolica armena, aveva lanciato questo appello durante la manifestazione in Piazza della Repubblica, nel cuore di Yerevan, ieri sera. L’arcivescovo nella serata si era riunito con alcuni parlmanetari dell’opposizione. Riguardo possibili voci di impichment verso Pashinyan, va ricordato che almeno un terzo del numero totale dei parlamentari può presentare all’Assemblea nazionale armena un progetto di risoluzione sulla sfiducia nei confronti del Primo Ministro ma solo se il progetto di risoluzione propone un candidato per il nuovo Primo Ministro. Un gran numero di poliziotti sono dalla mattina in Piazza della Repubblica.

(9) MANIFESTAZIONE A YEREVAN – Alcune decine di migliaia di persone hanno partecipato in piazza della Repubblica a Yerevan al termine della marcia “Tavush per la madrepatria” condotta dall’arcivescovo Bagrat Galstanyan che ha parlato dal palco dopo aver recitato il “Padre nostro” e cantato l’inno nazionale. Al termine del suo intervento il prelato ha chiesto le dimissioni di Pashinyan.

(9) GIORNATA DELLA VITTORIA – In occasione della triplice festa del 9 maggio (vittoria seconda guerra mondiale, liberazione di Shushi e nascita dell’esercito di difesa dell’Artsakh) il presidente della repubblica di Artsakh, Samvel Shahramanyan ha visitato il pantheon di Yerablur a Yerevan rendendo omaggio ai caduti.

(8) INCONTRO PUTIN-PASHINYAN – A Mosca il premier armeno Pashinyan ha incontrato il presidente russo Putin. Secondo le prime informazioni, i negoziati tra il Primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente russo Vladimir Putin hanno conseguito alcuni risultati. Sarebbe stato infatti raggiunto un accordo secondo cui le guardie di frontiera russe non presteranno più servizio all’aeroporto di Zvartnots, come riportato in precedenza. Inoltre, le guardie di frontiera e i militari russi lasceranno le postazioni nel Syunik, Vayots Dzor, Gegharkunik, Ararat, Tavush, dove si trovavano per accordo verbale dopo la guerra di 44 giorni. Pashinyan ha incontrato il presidente russo ieri a Mosca dove si trovava per presidere la riunione della Unione Economica Euroasiatica come presidente di turno della sessione. Pashinyan non era invece presente alla cerimonia di inaugurazione del quinto mandato presidenziale di Putin.

(6) ESPLOSIONE MINA – Un soldato è rimasto ferito dall’esplosione di una mina nel settore del villaggio di Kirants, nella provincia armena di Tavush. Il soldato, che non è in pericolo di vita, è stato trasferito al centro medico della città di Ijevan, poi probabilmente sarà trasferito nella capitale Yerevan. Era intento a operazioni di sminamento delle aree che saranno trasferite all’Azerbaigian.

(6) AMABASCIATORE USA A BAKU – Solo due giorni fa, Mark Libb, ambasciatore di Washington in Azerbaigian, aveva dichiarato che non si sarebbe recato a Shushi (nell’Artsakh occupato): “Non ci sono ragioni politiche qui. Andrò quando sarò pronto finché non sarò pronto”, ha detto aggiungendo che “Non voglio far parte dello spettacolo di qualcuno da qualche parte. Quindi quando arriverà il momento di farlo, lo farò. Non sono pronto adesso”. Oggi, con la moglie, è stato fotografato proprio a Shushi.

(2) PATRIMONIO RELIGIOSO IN ARTSAKH – Nel suo rapporto annuale 2024, la Commissione degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) chiede al governo degli Stati Uniti di finanziare l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) e l’ambasciata degli Stati Uniti in Azerbaigian al fine di ripristinare, preservare e proteggere i luoghi di culto e altri siti religiosi o culturali nel Nagorno Karabakh (Artsakh) e nelle aree circostanti. Il rapporto raccomanda che il governo degli Stati Uniti inserisca l’Azerbaigian nell’elenco dei Paesi di particolare preoccupazione per le sue sistematiche, continue ed enormi violazioni della libertà religiosa, come definito nell’International Religious Freedom Act (IRFA).

(2) AIUTI USA ALL’ARMENIA – Sessantasei membri del Congresso degli Stati Uniti hanno chiesto alla Commissione per gli stanziamenti della Camera dei Rappresentanti di stanziare 200 milioni di dollari per i rifugiati armeni sfollati con la forza dal Nagorno-Karabakh, di aumentare gli aiuti militari statunitensi all’Armenia, di fermare tutti i finanziamenti militari e di sicurezza all’Azerbaigian e di prendere in considerazione la questione delle sanzioni contro i criminali di guerra azeri. I suddetti membri del Congresso hanno chiesto di stanziare 20 milioni di dollari per l’Armenia in finanziamenti militari, 10 milioni di dollari per l’istruzione e l’addestramento militare all’estero, 10 milioni di dollari per riforme legali e 10 milioni di dollari per riforme democratiche. Gli autori della lettera hanno espresso particolare preoccupazione per le intenzioni del regime del presidente azerbaigiano Ilham Aliyev di provocare una nuova guerra contro l’Armenia. I membri del Congresso hanno affermato che Aliyev ha ripetutamente dimostrato con le sue azioni genocide di non essere un attore leale nel processo di pace nella regione, e quindi gli Stati Uniti non devono fornire alcuna assistenza in materia di sicurezza al suo regime. Inoltre, questi legislatori americani hanno condannato il Dipartimento di Stato americano e le organizzazioni internazionali per non aver ritenuto il governo azerbaigiano responsabile delle sue violazioni dei diritti umani.

(1) SANZIONI ALL’AZERBAIGIAN – La settimana scorsa, un gruppo di membri del Congresso degli Stati Uniti, guidato dalla deputata Dina Titus, ha presentato un disegno di legge (HR8141) alla Camera dei Rappresentanti che consentirebbe di punire gli alti funzionari azeri per violazioni dei diritti umani e operazioni militari. Questo disegno di legge sta ottenendo sempre più sostegno tra i membri del Congresso. Ad oggi, il numero dei suoi coautori è aumentato da 21 a 27. Secondo i media azeri, la versione finale di questo disegno di legge contiene un elenco di 44 funzionari azeri. Dopo che il disegno di legge è stato presentato al Congresso la scorsa settimana, è stato deferito alle Commissioni per le relazioni estere e alla magistratura. Non è stata ancora intrapresa alcuna ulteriore azione. Se il disegno di legge venisse approvato, il Congresso richiederebbe all’amministrazione Biden di imporre sanzioni ai funzionari azeri ai sensi della legge Magnitsky per la brutale repressione dell’opposizione politica in Azerbaigian e l’aggressione militare contro l’Artsakh nel 2023.

(29) DELIMITAZIONE CONFINE – Sulla base delle misurazioni geodetiche al confine tra Armenia e Azerbaigian, da lunedì sono stati installati 35 paletti di frontiera nell’ambito dei lavori di adeguamento delle coordinate, che rappresentano più della metà del lavoro pianificato. Lo comunica il governo armeno. Intanto, oggi, Vahe Ghalumyan, governatore della provincia di Tavush, si è recato nell’edificio principale del governo armeno a Yerevan per discutere delle problematiche legate a questa delimitazione e alle proteste che ne sono seguite. Domani il Primo ministro, Pashinyan, incontrerà una delegazione di residenti dei villaggi di Kirants e Voskepar.

(27) SANZIONI ALL’AZERBAIGIAN – Alla Camera dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti è stato presentato un disegno di legge che impone sanzioni a 44 funzionari azeri in relazione alla pulizia etnica degli armeni nell’Artsakh.

(26) DEMARCAZIONE CONFINI – Sulla base delle misurazioni geodetiche, nell’ambito dei lavori per chiarire le coordinate al confine tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica dell’Armenia, al 26 aprile 2024 è stato completato circa il 35% dei lavori pianificati. 28 pilastri di confine sono stati installati.

(26) CENTRO MONITORAGGIO – Il centro di monitoraggio congiunto turco-russo di Agdam (Akna) ha cessato oggi le sue attività. Era stato creato nell’aprile 2021 allo scopo di monitorare il cessate il fuoco nell’Artsakh.

(26) ACCUSE ARMENE AI RUSSI – Ruben Vardanyan è stato rapito, tutti gli ex leader del Nagorno Karabakh erano sotto la protezione della Russia. Sono stati trasferiti in Azerbaigian con il consenso del contingente russo di mantenimento della pace. Lo ha detto l’ambasciatore armeno presso l’UE Tigran Balayan in un’intervista al Mosca Times. “Vardanyan ha cercato di andare in Armenia. Loro [l’Azerbaigian] sapevano con quale macchina sarebbe andato in Armenia, quindi lo hanno fermato e rapito illegalmente dal corridoio Lachin, di cui la parte russa era obbligata a garantire il funzionamento ininterrotto. E gli altri ex leader, Bako Sahakyan, Arkady Ghukasyan, sono stati trasferiti in Azerbaigian letteralmente dalla base del contingente russo di mantenimento della pace situato nell’aeroporto del Nagorno Karabakh. Erano alla base dell’aeroporto russo ed erano sotto protezione russa. Vardanyan è un cittadino armeno e io sono personalmente coinvolto nel rilascio di lui e di tutti gli ostaggi detenuti illegalmente in Azerbaigian“, ha aggiunto.

(26) TAFFERUGLI A KIRANTS – Si sono verificati nuovi tafferugli nel villaggio di Kirants (regione di Tavush) dove i residenti continuano a bloccare la strada statale per la Georgia protestando contro le concessioni territoriali all’Azerbaigian. Tre civili sono stati medicati in ospedale. Aperti procedimenti penali sui fatti.

(26) RUBEN VARDANYAN – Il prigioniero politico armeno ed ex ministro di Stato dell’Artsakh Ruben Vardanyan, detenuti illegalmente dal regime azero di Aliyev, ha ottenuto il permesso di parlare con sua moglie dopo quasi tre settimane di detenzione senza possibilità di comunicazione. Ha iniziato uno sciopero della fame il 5 aprile 2024, chiedendo un giusto processo, originariamente previsto per gennaio ma esteso a maggio senza motivo. La pressione dei governi internazionali e la consapevolezza pubblica hanno portato ad un movimento globale che sostiene il suo rilascio. Vardanyan ha accettato di sospendere temporaneamente lo sciopero della fame dopo aver sentito del sostegno internazionale e in considerazione del peggioramento della sua salute.

(25) CONTINUANO LE PROTESTE IN ARMENIA – Blocchi stradali stanno interessando le statali da Yerevan verso Sevan, Tbilisi, Martuni, Meghri e Gyumri. Sono intervenute le forze dell’ordine, ci sono stati tafferugli e alcuni fermi. Continua ad essere oggetto di blocco la statale nella regione di Tavush all’altezza del ponte di Kirants. Gli studenti della scuola di Baghanis sono in sciopero.

(25) ESPLOSIONE MINA – A seguito dell’esplosione di una mina avvenuta durante lo sminamento nella sezione Kirants-Berkaber della città di Tavush, il militare a contratto G. Mardanyan (nato nel 1980) è rimasto ferito. Le sue condizioni sono considerate soddisfacenti e non è in pericolo di vita.

(24) ANNIVERSARIO GENOCIDIO ARMENO – Nella serata di ieri si è svolta la tradizionale fiaccolata con partenza da piazza della repubblica a Yerevan fino al memoriale del genocidio dove si potevano vedere anche degli striscioni con la scritta “Liberate i prigionieri armeni adesso”, “Non può esserci accordo di pace senza il rilascio dei prigionieri armeni, ” “Niente COP29 in Azerbaigian senza liberare tutti i prigionieri armeni”, “Silenzio globale, vergogna globale: fermare il genocidio”, insieme alle foto di oltre due dozzine di prigionieri armeni detenuti illegalmente nella prigione di Baku.
Nella giornata odierna si sono svolte al memoriale cerimonie ufficiali e molti diplomatici stranieri hanno fatto visita a Tzitzernakaberd. In mattina si è recato al memoriale il premier Pasdhinyan che era accompagnato dal presidente armeno Vahagn Khachaturyan, dal presidente dell’Assemblea nazionale Alen Simonyan, dal vice primo ministro Mher Grigoryan, dal ministro della Difesa Suren Papikyan, dal ministro degli Esteri Ararat Mirzoyan, dal segretario del Consiglio di sicurezza Armen Grigoryan, da alcuni altri ministri, parlamentari e molti altri funzionari.

(23) ERDOGAN INSULTA LA MEMORIA DEL GENOCIDIO ARMENO – Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha invitato le autorità armene ad orientarsi nella realtà attuale per sviluppare una tabella di marcia per la normalizzazione delle relazioni con la Turchia. “Ora nella regione si sta stabilendo un nuovo ordine. È tempo di abbandonare ricordi infondati, è meglio agire in base alle realtà del tempo presente. Ora è il momento di creare nuove tabelle di marcia su una base realistica. Spero che l’Armenia si libererà dell’oscurità in cui è stata trascinata dalla diaspora [armena] e sceglierà la strada di nuove iniziative per il bene di un futuro luminoso. È sempre meglio agire in conformità con le realtà del tempo piuttosto che agire su narrazioni storiche di fantasia“. Secondo Erdogan, “la finestra di opportunità non sarà sempre aperta, e [quindi] è indispensabile sfruttare il momento in modo efficace“.

(23) NUOVO CONFINE – Il primo segnale di confine è stato installato nella sezione Tavush-Gazakh del confine di stato tra Armenia e Azerbaigian.Ne ha datop notizia lo stesso premier Pashinyan sui social. Il governo armeno ha rilasciato una dichiarazione al riguardo: “Il 23 aprile 2024, sulla base delle misurazioni geodetiche, nell’ambito dei lavori di aggiustamento delle coordinate, è stato installato il primo segnale territoriale di confine al confine tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica dell’Azerbaigian. Prosegue il lavoro dei gruppi di esperti dei due Paesi. Come riportato in precedenza, secondo gli accordi raggiunti a seguito dell’ottava riunione della Commissione per la delimitazione e la sicurezza del confine di stato tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica dell’Azerbaigian e della Commissione di Stato per la delimitazione del confine di Stato tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica dell’Armenia, al confine tra la Repubblica dell’Armenia e la Repubblica dell’Azerbaigian, i gruppi di esperti dei due paesi hanno avviato oggi il processo di determinazione delle coordinate, sulla base delle misurazioni geodetiche sul sito“.
Come noto, il 19 aprile, le commissioni di delimitazione del confine armeno e azero hanno concordato di iniziare la delimitazione del confine dalla provincia armena di Tavush. La descrizione dei tratti della linea di confine sarà redatta tenendo conto del chiarimento delle coordinate effettuato a seguito delle misurazioni geodetiche sul sito, e ciò sarà formulato in una corrispondente descrizione-protocollo, che dovrà essere concordata e firmato dalle due parti prima del 15 maggio. L’ufficio del primo ministro armeno ha annunciato che, come risultato di tutto ciò, l’Azerbaigian riceverà 2,5 villaggi e l’Armenia otterrà una riduzione dei rischi per la sicurezza legati alla delimitazione dei confini. Alcune centinaia di metri di strada statale verranno modificati nel tratto del villaggio di Kirants, mentre il villaggio di Voskepar non avrà problemi stradali. Dopo la delimitazione del confine, le forze armate dell’Armenia e dell’Azerbaigian si ritireranno nell’area dei quattro villaggi e saranno sostituite dalle guardie di frontiera dei due Paesi.

(23) PROSSIMO VERTICE MINISTRI ESTERI – Baku ha accettato la proposta del Kazakistan di tenere il prossimo incontro dei ministri degli Esteri dell’Azerbaigian e dell’Armenia in Kazakistan. Lo ha annunciato il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev.

(23) DICHIARAZIONI DI ALIYEV – Il presaidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha dichiarato che l’Azerbaigian e l’Armenia hanno un’idea comune di quello che dovrebbe essere il trattato di pace, e ha affermato che “siamo più vicini che mai alla soluzione del problema” aggiungendo che “ora abbiamo un’idea generale di come dovrebbe essere l’accordo di pace. Dobbiamo solo elaborare i dettagli. Tuttavia, ovviamente, entrambe le parti hanno bisogno di tempo“. Secondo la logica delle autorità azerbaigiane, però, si tratta solo di concessioni unilaterali da parte armena, motivo per cui il presidente azerbaigiano fa valutazioni ottimistiche. Dopo le dichiarazioni ottimistiche, però, il presidente azerbaigiano è passato ai rimproveri e alle accuse contro l’Armenia e ha rinnovato le sue pretese sul cosidetto “corridoio di Zangezur”.

(23) CONTINUANO LE PROTESTE IN ARMENIA – Si moltiplicano le manifestazioni di protesta contro la cessione di territori all’Azerbaigian. Oltre che nella regione di Tavush, nuovi blocchi stradali hanno interessato la superstrada Yerevan-Sevan e Alaverdi. La situazione è diventata tesa nella provincia armena di Tavush. Gli abitanti dei villaggi di confine, sotto la guida dell’arcivescovo Bagrat Galstanyan, primate della diocesi di Tavush della Chiesa apostolica armena, stanno cercando di bloccare l’autostrada che collega la città di Ayrum al checkpoint di Bagratashen, al confine con la Georgia. Ma le grandi forze di polizia lì concentrate non lo permettono.

(21) NUOVI BLOCCHI STRADALI – I residenti dei villaggi della regione di Tavush hanno nuovamente bloccato la statale nel tratto Kirants-Voskepar.

(20) VARDANYAN PARLA CON LA FAMIGLIA – In seguito all’appello urgente della famiglia alla comunità internazionale in merito al suo sciopero della fame, a Ruben Vardanyan è stato permesso di chiamare la sua famiglia per la prima volta, dopo più di due settimane di detenzione senza alcun contatto. Nel corso della telefonata ha affermato che durante questo periodo è stato in completo isolamento, senza avere accesso nemmeno a materiale di lettura. Per quanto ne sappiamo, gli viene misurata solo la pressione sanguigna e nient’altro, il che rende ancora più preoccupati per il suo peggioramento delle condizioni di salute. Alla fine ha detto: “Ora sono più convinto che mai che i valori e i principi siano più importanti anche della vita stessa”. Chiediamo che l’Azerbaigian permetta al Comitato Internazionale della Croce Rossa di visitarlo immediatamente per ottenere prove indipendenti del suo benessere e garantire che gli venga fornita tutta l’assistenza medica adeguata durante lo sciopero della fame. Inoltre, ribadiamo la richiesta di Ruben per il rilascio immediato e incondizionato dei prigionieri armeni in Azerbaigian.

(20) PASHINYAN SU ACCORDO DI CONFINE – Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, in una conversazione con i giornalisti a Stepanavan, riferendosi al protocollo firmato ieri tra Armenia e Azerbaigian, ha dichiarato: “In effetti, Armenia e Azerbaigian hanno già confermato il riconoscimento della reciproca integrità territoriale con firme bilaterali. Hanno confermato che nel processo di demarcazione non è stato creato alcun nuovo confine, ma il confine de jure, che aveva significato legale al momento della Il crollo dell’URSS verrà riprodotto. Questa è una sfumatura importante perché sapete che ci furono alcuni movimenti e sviluppi tra il 1988 e il 1991. Una delle controversie chiave in queste discussioni era come formularlo per tenere conto del fatto che il crollo dell’URSS. I confini legali de jure sono stati riprodotti al momento del crollo dell’URSS. Vorrei anche sottolineare che considero questo evento la pietra angolare della prossima fase della nostra sovranità, indipendenza e sviluppo che dovremmo essere in grado di realizzare il processo di costruzione e creazione attorno a questa pietra angolare“, ha affermato, aggiungendo che questa decisione ridurrà significativamente i rischi per la sicurezza che esistono lungo il confine con la RA. “Ora abbiamo raggiunto un accordo su questa sezione del confine, ma abbiamo anche adottato un principio fondamentale per l’intero ulteriore processo di demarcazione del confine, il che significa che tutte le questioni controverse dovrebbero essere regolate secondo gli accordi già raggiunti e risolti al tavolo dei negoziati “, ha sottolineato il primo ministro.
Riferendosi al fatto che a Tavush ci sono anche postazioni russe, il primo ministro armeno ha detto: “Le postazioni russe sono apparse lì a causa della situazione. Ciò che sta accadendo ora è un cambiamento significativo nella situazione e dovrebbe avere un impatto in tutte le direzioni. Significa che non abbiamo una linea del fronte, abbiamo un confine. Il confine è un segno di pace, e questo significherà che le guardie di frontiera di Armenia e Azerbaigian saranno in grado di proteggere il confine in modo indipendente, cooperando tra loro“.

(20) PROTESTE IN TAVUSH – Per il secondo giorno consecutivo residenti della regione di Tavush hanno protestato contro la decisione del governo armeno di accordarsi con l’Azerbaigian e cedere alcuni territori. Un blocco stradale ha interessato la statale per la Georgia. Il ministro dell’Interno si è recato in loco per parlare con i manifestanti.

(19) DEMARCAZIONE CONFINE – Al confine tra Armenia e Azerbaigian, si è tenuta l’ottava sessione delle commissioni per la delimitazione del confine di stato tra i due Paesi, sotto la presidenza dei vice primi ministri dell’Armenia e dell’Azerbaigian Mher Grigoryan e Shahin Mustafayev. A seguito dell’incontro è stato firmato un protocollo. Le parti hanno concordato la data e il luogo del prossimo incontro. Secondo il Ministero degli Esteri armeno, a seguito dell’incontro è stato raggiunto un accordo preliminare per portare le sezioni di confine Baganis – Baganis Ayrum, Voskepar – Ashag Askipara, Kirants – Khairumli e Berkaber – Kyzyl Hajil al confine interrepubblicano legalmente stabilito esistente al momento del crollo dell’Unione Sovietica. A seguito dell’annuncio, residenti nei villaggi della regione di Tavush hanno inscenato manifestazioni di protesta.

(19) VARDANYAN IN SCIOPERO DELLA FAME – Ruben Vardanyan, filantropo ed ex ministro di Stato della repubblica di Artsakh, imprigionato a Baku dal 28 settembre scorso, è in sciopero della fame dal 5 aprile. Chiede il rilascio suo e degli altri prigionieri armeni illegalmente detenuti dagli azeri a Baku. Lo ha comunicato oggi la famiglia che ha anche informato che da quando è cominciato lo sciopero da parte di Ruben le autorità azere hanno tagliato ogni contatto telefonico tra i familiari e lui. Il “processo” a carico di Vardanyan e degli altri prigionieri politici armeni era stato inizialmente fissato a gennaio ma poi spostato a maggio senza alcuna motivazione.

(19) UE E RITIRO RUSSO – “Ciò che possiamo dire è che prendiamo atto dell’annunciato ritiro delle truppe russe dall’Azerbaigian“. Lo ha affermato Peter Stano, portavoce principale per gli affari esteri e la politica di sicurezza della Commissione europea dell’Unione europea, in risposta alla domanda dell’agenzia azera Turan su come l’UE valuta la decisione di ritirare le forze di pace russe dal Karabakh. “Aggiungiamo inoltre che l’UE resta impegnata a sostenere il processo di pace tra Armenia e Azerbaigian“, ha aggiunto Stano.

(19) DIALOGO ARMENIA-ARTSAKH – Secondo le informazioni del quotidiano ‘Zhoghovurd’, dopo lo sfollamento forzato degli armeni dell’Artsakh e il trasferimento in Armenia, le autorità dell’Artsakh hanno cercato regolarmente di stabilire un contatto con le autorità armene e di avviare incontri per sapere finalmente quale destino attende l’Artsakh, la popolazione forzata cittadini sfollati, se vi sia una risorsa per i negoziati sull’Artsakh. Tuttavia, le autorità della RA hanno ogni volta respinto, con vari motivi, la proposta di sedersi e parlare allo stesso tavolo.

(18) DEMOLITA CHIESA A SHUSHI – Immagini satellitari e video sui social azeri confermano che nello scorso mese di febbraio la chiesa di s. Giovanni Battista (detta anche kanach zham, chiesa verde) a Shushi è stata rasa al suolo dagli azeri. La chiesa era stata edificata 179 anni fa.

(18) DICHIARAZIONE RUSSA SU SFOLLATI – Gli armeni del Nagorno-Karabakh dovrebbero avere la possibilità di tornare a casa, a condizione che siano garantiti i loro diritti e la loro sicurezza secondo quanto ha affermato in una conferenza stampa da Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli affari esteri russo. “Per quanto riguarda la popolazione armena che ha lasciato il territorio del Karabakh, come avete notato, le autorità azere hanno adottato uno speciale programma di reintegrazione. È stato sottolineato più di una volta che la Russia accoglie con favore e sostiene questo passo. Gli armeni del Karabakh dovrebbero avere l’opportunità di tornare nella regione, garantendo loro i diritti e, naturalmente, la sicurezza“, ha detto Zakharova, aggiungendo che la Russia, a sua volta, è pronta a fornire assistenza in questo processo in ogni modo possibile. Secondo lei, questa questione dovrebbe essere separata da quella del ritorno degli azeri e degli armeni che avevano lasciato l’Armenia e l’Azerbaigian rispettivamente alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90.

(18) AIUTI UE – Nella riunione di gabinetto di giovedì, il governo armeno ha approvato l’accordo di finanziamento, firmato con la Commissione Europea dell’Unione Europea (UE), sul contratto per il rafforzamento dello Stato e della resilienza dell’Armenia. Il programma del valore di 15 milioni di euro è finanziato dal bilancio dell’UE.

(18) CHIUDE CENTRO MONITORAGGIO – L’attività del centro di monitoraggio congiunto turco-russo ad Aghdam, nel Nagorno Karabakh, sarà sospesa, secondo quanto ha dichiarato il Ministero della Difesa Nazionale turco. Il centro di monitoraggio congiunto russo-turco era stato istituito dopo l’aggressione militare dell’Azerbaigian e della Turchia contro il Nagorno Karabakh nell’autunno del 2020.

(17) PASHINYAN A BERKABER E VOSKAPAR – Il premier armeno si è recato nei villaggi di confine che sono in fibrillazione a causa delle sempre più insistenti voci di cessioni di territori all’Azerbaigian. A Berkaber il premier ha parlato dei progetti di sviluppo della comunità e dei finziamenti nel settore dell’edilizia e in quello dell’agricoltura.

(17) RUSSIA LASCIA ARTSAKH – Il contingente di mantenimento della pace russo ha lasciato l’Artsakh (Nagorno Karabakh). Il filmato della partenza del personale e delle attrezzature del contingente è stato pubblicato oggi dall’agenzia di stampa Svezda del Ministero della Difesa della Federazione Russa. L’informazione sul ritiro delle forze di mantenimento della pace russe dall’Artsakh è stata confermata dal portavoce del Presidente russo, Dmitry Peskov.

(15) PRIGIONIERI ARMENI – Nel mese di aprile, i rappresentanti del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) hanno nuovamente visitato tutti i detenuti armeni notificati dalle autorità azere, secondo quanto ha detto all’agenzia APA Ilaha Huseynova, capo del dipartimento delle pubbliche relazioni dell’ufficio della Croce Rossa a Baku. “I detenuti sono stati incontrati in privato e hanno avuto la possibilità di scambiarsi notizie sulla famiglia”, ha aggiunto la suddetta agenzia di stampa azera. Gli ex presidenti del Nagorno Karabakh Arkadi Ghukasyan, Bako Sahakyan e Arayik Harutyunyan, l’ex ministro degli Esteri David Babayan, il presidente dell’Assemblea nazionale Davit Ishkhanyan, l’ex ministro della Difesa Levon Mnatsakanyan, il generale Davit Manukyan e l’ex ministro di Stato Ruben Vardanyan sono prigionieri in Azerbaigian.

(13) MANIFESTAZIONE A VOSKEPAR – Una manifestazione si è tenuta oggi nel villaggio al centro delle discussioni per una possibile cessione di alcuni territori armeni all’Azerbaigian. Il capo del villaggio e i cittadini presenti hanno ribadito la loro contrarietà a cessioni unilaterali.

(12) INCIDENTE, MORTI SOLDATI – Quattro soldati armeni sono morti e una ventina feriti a causa dell’uscita di strada, per cause imprecisate, di un veicolo Ural da trasporto truppe. L’incidente è avvenuto nella regione di Syunik.

(11) ARMENIA E GEORGIA – I governi di Armenia e Georgia hanno deciso di avviare i lavori di delimitazione dei confini. Lo ha annunciato giovedì ai giornalisti il ​​vice ministro degli Esteri armeno Vahan Kostanyan. Ha osservato che questo processo, che va avanti da più di 30 anni, dovrebbe concludersi, ed entrambe le parti hanno espresso la disponibilità per la sua ripresa. Kostanyan ha informato che l’Armenia e la Georgia hanno rivitalizzato la composizione delle loro commissioni per la delimitazione delle frontiere.
Dal canto suo, Lasha Darsalia, primo viceministro degli Affari esteri della Georgia, durante la conferenza dal titolo “Partenariato strategico Armenia-Georgia”, ha affermato che il suo Paese sostiene la sovranità e l’integrità territoriale dell’Armenia. Darsalia ha aggiunto che la Georgia è favorevole alla stabilità nel Caucaso meridionale e sostiene la cooperazione reciprocamente vantaggiosa di tutti i Paesi della regione.

(10) INCIDENTE AL CONFINE CON SPARATORIA – Un pastore, cittadino della Repubblica d’Armenia, si è trovato nel territorio dell’Azerbaigian mentre cercava un gregge smarrito. A causa della situazione, le guardie di frontiera di entrambe le parti hanno aperto il fuoco. A seguito dell’incidente, un soldato azero è stato ferito. La parte azera ha restituito il gregge perduto. Anche il pastore si trova nel territorio della Repubblica d’Armenia.

(10) ANNIVERSARIO MASSACRO MARAGHA – Oggi ricorre il 32° anniversario del massacro degli armeni nel villaggio di Maragha in Artsakh.

(10) PASHINYAN IN PARLAMENTO – Il premier armeno oggi in Asemblea nazionale ha affermato che “la vera Armenia è il paese riconosciuto a livello internazionale con un’area di 29.743 chilometri quadrati. Inoltre, il territorio dell’Armenia riconosciuto a livello internazionale non è una novità per la comunità internazionale; la comunità internazionale lo ha riconosciuto e accettato da tempo. Non importa quanto possa sembrare divertente, siamo noi [armeni] che non abbiamo riconosciuto, registrato e realizzato questo fatto per molto tempo“, ha detto Pashinyan aggiungendo che la delimitazione tra l’Armenia reale e quella storica è estremamente dolorosa. Il Primo ministro armeno ha rinnovato le critiche alla CSTO (“Non voleva presentarsi come alleato ma come peacekeeper“) e ha informato che è sua intenzione proporre l’estensione del mandato della missione EUMA di altri due anni.
Inoltre ha dichiarato che l’incontro ad alto livello Armenia-USA-UE tenutosi a Bruxelles il 5 aprile non aveva alcun sottotesto né alcun ordine del giorno in materia di sicurezza: “L’UE e gli Stati Uniti hanno espresso la disponibilità ad espandere la cooperazione con l’Armenia in settori quali riforme politiche, sviluppo economico, mobilità, governance efficace, applicazione efficace della legge, commercio, comunicazione, agricoltura, energia, compresa l’energia nucleare, tecnologie, sicurezza aerea“.
Quanto ai vicini dell’area Pashinyan ha detto che i rapporti con la Turchia sono in una fase di stallo e che non è intenzione dell’Armenia creare una contrapposizione con l’Iran.
Circa i rapporti con la Russia ha dichiarato: “Ma voglio sottolineare anche che non vogliamo discutere con la Russia, non solo perché non abbiamo l’opportunità e la forza per farlo, ma perché apprezziamo l’enorme positivo che c’era e c’è nelle nostre relazioni. Ma è anche importante capire cosa sta accadendo nelle nostre relazioni in senso profondo e concettuale e perché a mio avviso, sta accadendo la stessa cosa: è in atto una transizione dalle relazioni storiche Armenia-Russia alle relazioni reali Armenia-Russia“.

(9) SPARI AZERI CONTRO LE CASE – Il tetto e la finestra di una casa nel villaggio di Tegh, nella provincia di Syunik, sono stati danneggiati ieri sera intorno alle 22:50, a seguito di sparatorie irregolari e non mirate da parte della parte azera secondo quanto riferisce il Ministero degli Affari Interni dell’Armenia. Nessun altro danno è stato causato ai residenti del villaggio di Tegh da queste sparatorie.

(9) AIUTI EUROPEI PER GLI SFOLLATI – Giovedì il Consiglio d’Europa presenterà un pacchetto globale di risposta all’afflusso di rifugiati in Armenia per un valore totale di 2,8 milioni di euro. Il pacchetto è il risultato di una visita del Rappresentante speciale del Segretario generale per la migrazione e i rifugiati (SRSG) dall’11 al 13 ottobre 2023, durante la quale sono state presentate aree specifiche di sostegno in linea con il Piano d’azione del Consiglio d’Europa per l’Armenia ( 2023-2026) e il Piano d’Azione sulla Protezione delle Persone Vulnerabili nel contesto della migrazione e dell’asilo (2021-25) sono stati individuati congiuntamente con le autorità nazionali.

(9) ASSEMBLEA NAZIONALE SU CONFINI – Presso l’Assemblea Nazionale dell’Armenia è iniziata una sessione urgente sulla questione della delimitazione dei confini tra Armenia e Azerbaigian. Alla sessione, che si svolge a porte chiuse su richiesta dei partiti della coalizione di governo, parteciperanno anche il vice primo ministro Mher Grigoryan e il ministro degli Esteri Ararat Mirzoyan.

(9) NOMINE IN ARTSAKH – L’8 marzo 2024, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha firmato un decreto che nomina un giudice e un presidente del tribunale cittadino di Stepanakert, la capitale della Repubblica occupata dell’Artsakh. Riteniamo che queste nomine nascondano intenzioni sinistre e di vasta portata volte ad avviare il processo illegale di confisca delle proprietà e di perseguimento giudiziario di individui. Lo ha sottolineato in una dichiarazione rilasciata martedì il Comitato per la difesa dei diritti fondamentali del popolo dell’Artsakh (Nagorno Karabakh). 

(8) VARDANYAN PER NOBEL PACE – Ruben Vardanyan (ex ministro di Stato dell’Artsakh, illegalmente detenuto dall’Azerbaigian da ottobre scorso) è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace 2024 per le sue attività caritative e umanitarie. La sua candidatura è stata avanzata da numerose personalità autorevoli, tra cui anche il premio Nobel per la pace.

(8) CROCE ROSSA VIA DA STEPANAKERT – L’ufficio di Stepanakert del Comitato Internazionale della Croce Rossa è stato chiuso. Il personale si trasferisce a Barda (in Azerbaigian). Lo ha annunciato Zara Amatuni della sede di Yerevan.

(8) NUOVE VIOLAZIONI AZERE – Colpi di arma da fuoco, anche di medio calibro, sono stati indirizzati dalle postazioni azere verso il territorio dell’Azerbaigian. Tre differneti violazioni sono state registrate nelle regioni di Syunik e Gegharkunik

(6) MISSIONE EUMA – La Missione dell’Unione Europea in Armenia (EUMA) ha effettuato oggi un pattugliamento nei territori di Sotk, Verin Shorzha, Aravus e Movses. Lo si legge nella dichiarazione di intenti. “La situazione dovrebbe essere stabile e calma”, ha affermato l’EUA in una nota. Il Ministero degli Interni della Repubblica d’Armenia ha emesso un messaggio riguardante le sparatorie di stanotte da parte degli azeri in direzione dei villaggi di confine della regione di Tavush e ha riferito che di conseguenza le infrastrutture civili (case e una lapide) sono state danneggiate nel villaggio di Movses e nel villaggio di Inner Karmiraghbyur (un’auto civile). 

(6) VIOLAZIONI AZERE – Nella notte tra il 5 e il 6 aprile, le unità delle forze armate azere hanno iniziato a sparare contro le posizioni di combattimento armene, utilizzando armi leggere di vari calibri. L’intensità degli spari variava in diverse direzioni del confine. Lo riferisce il ministero della Difesa armeno. Nello specifico, gli spari sono avvenuti verso le posizioni di combattimento vicino a Sotk (provincia di Gegharkunik) tra le 22:25 e le 22:50, vicino a Verin Shorzha (provincia di Gegharkunik) alle 23:15, vicino a Kut (provincia di Gegharkunik) alle 00:15, vicino ad Aravus (Syunik Provincia) tra le 23:15 e le 23:20, vicino a Chinari (provincia di Tavush) tra le 23:05 e le 23:20, vicino a Movses (provincia di Tavush) tra le 00:15 e l’01:20. Le unità delle Forze Armate della Repubblica d’Armenia hanno osservato significativi movimenti di veicoli delle Forze Armate azere verso Ishkhanasar tra le 21:00 e le 23:00. Le suddette azioni da parte azera erano evidentemente provocatorie e miravano a suscitare reazioni simili da parte delle unità delle Forze Armate della Repubblica d’Armenia per corroborare la disinformazione azera negli ultimi tempi. Valutando la situazione, le unità delle Forze Armate della Repubblica di Armenia si sono astenute da azioni che potrebbero contribuire ad un’ulteriore escalation, portando alla calma della situazione lungo il confine. Il Ministero della Difesa riferisce inoltre che ieri l’apparato di propaganda azero ha diffuso disinformazione, travisando la rotazione di routine delle unità delle forze armate armene come concentrazione in prima linea.

(6) DIOCESI DELL’ARTSAKH – Il 5 aprile, S.S. Karekin II ha ricevuto i membri del consiglio diocesano della diocesi di Artsakh presso la Santa Madre Sede di Etchmiadzin, accompagnati dal leader diocesano Sua Eccellenza p. Vescovo di Vrtanes Abrahamyan. Durante l’incontro sono state discusse le questioni relative alla tutela dei diritti delle persone dell’Artsakh, al loro status sociale e alla condizione morale e psicologica. Si è fatto riferimento anche ai programmi di sostegno attuati dalla Chiesa. Il Patriarca d’Armenia ha esortato il leader diocesano e i membri del consiglio diocesano a continuare a utilizzare tutti i mezzi possibili in collaborazione con le strutture competenti della Madre Sede e delle diocesi della diaspora per sollevare davanti alle strutture internazionali e interecclesiali la questione della garanzia dei diritti del popolo dell’Artsakh e preservare il patrimonio spirituale e culturale dell’Artsakh.

(5) VIOLAZIONI AZERE – Intorno alle 17:05 (ora locale), a Chinari (regione di Tavush ) e alle 17:30 a Verin Shorzha (regione di Gegharkunik ), unità delle forze armate azere hanno aperto il fuoco con armi leggere verso le posizioni armene. Ne ha dato notizia il ministero della Difesa di Yerevan che ha altresì smentito quanto riferito da Baku circa violazioni armene.

(5) VERTICE DI BRUXELLES – Il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, l’Alto Rappresentante/Vicepresidente dell’UE, Josep Borrell, il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Antony Blinken, l’amministratore dell’USAID Samantha Power, e il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, Nikol Pashinyan, si sono riuniti oggi, 5 aprile 2024 a Bruxelles per riaffermare il sostegno alla sovranità, alla democrazia, all’integrità territoriale e alla resilienza socioeconomica dell’Armenia. QUI IL COMUNICATO STAMPA

(5) FIRMATO ACCORDO EUROJUST – Oggi si è svolta la cerimonia della firma dell’accordo Eurojust tra l’Armenia e l’Unione europea. È stato firmato dal ministro degli Affari esteri armeno Ararat Mirzoyan, dal ministro della Giustizia e del Mare del Nord del Belgio Paul Van Tigchelt e dal commissario UE alla Giustizia Didier Reynders. Eurojust è l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale e aiuta le amministrazioni nazionali a collaborare per combattere il terrorismo e gravi forme di criminalità organizzata che interessano più di un paese dell’UE.

(4) RASMUSSEN SU ARMENIA – L’ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen in un articolo scritto per Le Monde ha invitato Bruxelles ad abbandonare la politica di mantenimento della neutralità nei confronti della linea occidentale tra l’Armenia, che preferisce la linea dell’Occidente, e l’Azerbaigian, che si afferma nel campo delle autocrazie aggressive sotto l’influenza russa. “Nonostante la dipendenza storica, economica, energetica e militare dalla Russia e la presenza fisica di migliaia di truppe russe sul suo territorio, il governo armeno ha compiuto sforzi coraggiosi per rafforzare la democrazia armena e costruire relazioni più strette con l’Occidente democratico. Questo riorientamento richiede tempo, ma richiede anche che l’Unione Europea adotti una strategia più ambiziosa nei confronti della democrazia armena. È necessario cominciare mettendo fine all’idea che l’Unione europea debba essere un attore neutrale tra Armenia e Azerbaigian. L’Europa dovrebbe assumere il ruolo di mediatore nei negoziati per un accordo di pace stabile, ma il suo approccio dovrebbe riflettere la realtà che l’Armenia ha scelto la comunità delle democrazie europee, mentre l’Azerbaigian siede nel campo delle autocrazie aggressive“, ha affermato l’ex segretario generale.

(3) ARRESTATO UNO DEGLI ARMENI SFOLLATI – Si apprende che Sargis Galstyan, uno dei due armeni che lo sacorso 29 marzo sono stati portati dalla Croce Rossa dall’Artsakh in Armenia, è accusato di spionaggio ed è stato arrestato secondo quanto riferisce Gor Abrahamyan, addetto stampa del comitato investigativo dell’Armenia.

(3) DUE ARMENI SFOLLATI DALL’ARTSAKH – Erano tra i pochissimi armeni rimasti dopo l’occupazione azera dell’Artsakh. Ma alla fine anche loro hanno deciso di lasciare la patria. Lo scorso 29 marzo, Sargis Galstyan e Margarita Shahnazaryan (che avevano scelto di rimanere nell’Artsakh durante la pulizia etnica della regione da parte dell’Azerbaigian nel settembre 2023) sono stati trasportati dal Comitato Internazionale della Croce Rossa in Armenia. Nei mesi scorsi, il giornalista Tatul Hakobyan aveva diffuso la notizia che Aliyev si stava preparando a nominare Sargis sindaco di “Khankendi” (Stepanakert). Il cugino di Sargis, il parlamentare dell’Artsakh Davit Galstyan, all’epoca smentì la voce. Il trasferimento di Sargis e Margarita è stato confermato da Zara Amatuni, responsabile dei programmi di comunicazione presso la delegazione del CICR in Armenia. Il Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Armenia ha preso in consegna i due ultimi sfollati che presumibilmente verranno ascoltati per acquisire informazioni sulla situazione e comprendere le ragioni della loro permanenza nella capitale dell’Artsakh (Nagorno Karabakh). In tutto l’Artsakh sono rimaste pochissime decine di persone, si pensa tra le 20 e le 50.

(3) DICHIARAZIONE RUSSA SU ARTSAKH – La rappresentante ufficiale del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zakharova, durante la trasmissione televisiva Zvezda ha affermato che l’Armenia ha preso decisioni riguardo al Nagorno Karabakh sotto l’influenza della NATO, e le dichiarazioni secondo cui la Russia e la CSTO non hanno aiutato l’Armenia durante l’escalation della situazione nella regione sono bugie. Secondo lei, i paesi occidentali hanno portato avanti il ​​tema dell’abbandono ufficiale del Nagorno-Karabakh da parte dell’Armenia. I diritti degli abitanti del Nagorno-Karabakh non erano in alcun modo inclusi o garantiti nei documenti firmati per volere dei membri della NATO. Zakharova ha aggiunto che la nuova escalation della tensione tra Armenia e Azerbaigian dipende solo dalla misura in cui l’Armenia consentirà all’UE, agli Stati Uniti e al Regno Unito di influenzare in modo distruttivo la situazione nella regione e nel paese.

(3) MONITORAGGIO EUMA – La missione europea in Armenia (EUMA) ha compiuto un monitoraggio, su richiesta del sindaco del villaggio di Khachik, riguardo la sicurezza dei lavori nei campi dei contadini locali. Siamo nella regione dell’Armenia di Vayots Dzor al confine con il Nakhijevan.

(2) VIOLAZIONI AZERE -Violazioni azere sono state registrate lungo la linea di contatto nelle regioni di Gegharkunik (in località Kut alle 22 di ieri sera) e Syunik (Tegh, dopo mezzanotte). Non si registrano feriti. In precedenza il ministero della Difesa dell’Azerbaigian aveva a sua volta denunciato violazioni armene prontamente respinte da Yerevan.

(2) SFOLLATI – I deputati dell’Assemblea nazionale armena e i membri del governo hanno incontrato, il 29 marzo ad Ashtarak, i connazionali sfollati con la forza dal Nagorno Karabakh nella regione di Aragatsotn. Durante l’incontro il governatore della regione Sergey Movsisyan, i deputati dell’Assemblea nazionale ed i rappresentanti del governo hanno tenuto discorsi e presentato i dettagli del programma volto a fornire loro gli alloggi.

AZERBAIJAN vs ARMENIA/ “Siamo senza alleati, in caso di guerra il nostro Paese finirebbe in un giorno” (Il sussidiario, 2 apr)

I nuovi rapporti di forza tra Istanbul e Erevan (World magazine, 2 apr)

Armeni Scacciati dall’Artsakh. Nel Lutto e nel Dolore, una Pasqua di Resurrezione. La Storia di Gaiané. (Stilum curiae, 2 apr)

Cristo si è fermato a Gyumri: gli abusi agli armeni e le questioni etniche ignorate (Inchiostro, 2 apr)

Armenia-Azerbaigian: a rischio i luoghi di culto (In terris, 3 apr)

Armenia-Azerbaijan: confini che scottano (Osservatorio Balcani Caucaso, 3 apr)

La pulizia etnica del Nagorno Karabakh nella linea di faglia del Caucaso (Radio black out, 3 apr, audio)

L’Armenia è grande, ce n’è per tutti: Pashinyan è sull’orlo del disastro (Top war, 4 apr)

Gerusalemme: nuovo attacco di coloni ebraici (e polizia) al quartiere armeno (Asia news, 4 apr)

Il segretario di Stato USA Blinken invita l’Azerbaigian ad allentare le tensioni con l’Armenia (Euractive, 4 apr)

Pessima figura diplomatica del Viceministro Cirielli in difesa dell’autocrate azero Aliyev. Intervista al Presidente dell’Artsakh (Korazym, 5 apr)

L’Ue sta preparando un Piano di resilienza e crescita per l’Armenia da 270 milioni di euro (Eunews, 5 apr)

L’Armenia si avvicina sempre più velocemente all’Occidente (Agenzia Nova, 5 apr)

La scelta dell’Armenia. Una scossa europeista nel Caucaso che irrita russi e azeri, turchi e iraniani (Huff post, 6 apr, per abb)

Iran, Armenia e Azerbiagian: un difficile equilibrio di potere nel Caucaso (Scenari economici, 7 apr)

Continua la tensione tra Armenia ed Azerbaigian (Renovatio 21, 7 apr)

Addio Russia, avanti Azerbaijan: da chi compra il gas adesso l’Europa (Wired, 8 apr)

La svolta occidentale dell’Armenia (Osservatorio Balcani Caucaso, 9 apr)

L’Armenia si allontana dalla Russia e prepara una richiesta di adesione all’Unione Europea (Il Riformista, 9 apr)

Non escludo il ritorno. La Russia s’è defilata in Armenia, ma resta attore chiave nel Caucaso (Huff post, 10 apr, per abb.)

Armenia e Russia, rapporti sempre più tesi (Osservatorio Balcani Caucaso, 10 apr)

USA e UE cercano di attarre l’Armenia dalla propria parte (Scenari economici, 10 apr)

Solo un miracolo potrà salvare l’Armenia e gli Armeni. Venga il Papa a Yerevan! Fa tardivamente in tempo (Korazym, 12 apr)

Gli incerti confini tra Armenia e Azerbaigian (Asia news, 12 apr)

L’Armenia e il gioco (sporco) dell’Occidente (Sponda sud, 15 apr)

Armenia e Azerbaigian si sfidano alla Corte internazionale di giustizia (Internazionale, 15 apr)

La convergenza tra Russia e Azerbaigian che alimenta la guerra (Gariwo, 16 apr)

La guerra infinita tra Armenia e Azerbaigian insegna qualcosa (Huffpost, 17 apr)

L’arresto del disertore russo in Armenia dimostra la crisi dell’influenza del Cremlino in Asia Centrale (L’inkiesta, 17 apr)

La Russia si è ritirata dall’Artsakh, sconfitta nel Caucaso meridionale (Korazym, 17 apr)

All’Aja Yerevan accusa Baku di «politiche statali di odio razziale» (Osservatore romano, 17 apr, per abb.)

In un incontro a porte chiuse a Bruxelles, gli Stati Uniti e l’UE hanno firmato un patto militare con l’Armenia, senza precedenti per i paesi CSTO (Recensione militare, 17 apr)

La Russia ha cominciato il ritiro dal Nagorno-Karabakh (Ansa, 17 apr)

L’Armenia si ritirerà da quattro cittadine al confine con l’Azerbaijan (Il post, 19 apr)

La Chiesa Apostolica Armena contro la cessione di un altro territorio all’Azerbaijan (ACI stampa, 19 apr)

L’Azerbaigian smentisce di aver fatto decollare i droni israeliani verso l’Iran (Faro di Roma, 20 apr)

Cambia il confine tra Azerbaigian e Armenia: ora è allineato a ex Unione Sovietica (Corriere di Puglia e Lucania, 20 apr)

Armenia e Azerbaigian verso un accordo di pace auspicato dall’Ue: “I confini sono un passo essenziale” (Eunews, 22 apr)

ARMENIA. Inizia la delimitazione dei confini con l’Azerbaigian (AGC, 23 apr)

Armenia e Azerbaigian opposti da battaglie giuridiche, mentre cercano di fare la pace (Scenari economici, 23 apr)

Colloqui tra Armenia e Azerbaigian su delimitazione dei confini (Ansa, 23 apr)

Ecco come il ritiro delle forze russe impatta sulla geopolitica nel Caucaso (Formiche, 23 apr)

A 109 anni dal genocidio armeno, la storia rischia di ripetersi (Tempi, 24 apr)

«A 5 anni sapevo indossare un elmetto»: la guerra sconosciuta dei 20enni armeni in Nagorno-Karabakh (Corriere della sera, 24 apr)

Rasa al suolo la chiesa di San Giovanni Battista a Shushi. Ferrari: “Anche oggi l’Armenia grida al mondo: Salvatemi” (La difesa del popolo, 24 apr)

Il genocidio degli armeni può ripetersi (La bussola quotidiana, 25 apr)

Cambiano le alleanze nel Caucaso (iInternazionale, 26 apr, per abb.)

Armenia-Azerbaigian: Erevan valuta un incontro tra ministri degli Esteri su proposta del Kazakhstan (Agenzia Nova, 26 apr)

I partner “democratici” dell’Ue, Buchheit: “Azerbaigian socio affidabile che sfolla 100mila armeni cristiani”. (Sardegnagol, 26 apr)

E

Il ridimensionamento della Russia nel Caucaso e nell’Asia Centrale (Il quotidiano dei contribuenti, 29 apr)

Armenia- Azerbaijan, procede la demarcazione del confine (Osservatorio Balcani Caucaso, 29 apr)

Il Consiglio d’Europa sospende l’Azerbaigian (Ultima voce, 29 apr)

Una lettera a Papa Francesco, e una proposta di “incroci di pace” dall’Armenia (Aci stampa, 1 mar)

Armenia: futura adesione all’Unione europea? (Periodico daily, 2 mar)

La posizione scomoda della Russia nel conflitto tra Armenia e Azerbaigian. (Faro di Roma, 3 mar)

Perché sia l’America sia la Russia coccolano il dittatore Aliyev? (Tempi, 4 mar, per abb)

Stato di diritto ad uso e consumo: l’UE intensifica la cooperazione con l’Azerbaigian (Sardegnagol, 4 mar)

ARMENIA. Yerevan abbandona Mosca per Parigi, Atene e Ankara (AGC, 5 mar)

Cos’è il Nagorno-Karabakh e perché c’è un conflitto in corso tra Armenia e Azerbaigian (Geopop, 6 mar)

Armenia. Segretario sicurezza chiede a Mosca di rimuovere le guardie di frontiera dall’aeroporto di Yerevan (Agenpress, 7 mar)

Artsakh, Nagorno: Pulizia Etnica degli Armeni. Lo Scandaloso Silenzio Internazionale. Mkhitaryan. (Stilum curiae, 7 mar)

Pignedoli, ‘fare chiarezza su missione deputati Fdi e Iv a Baku’ (Ansa, 8 mar)

L’ARMENIA TRA DUE MONDI: BILANCIAMENTO GEOPOLITICO E NUOVE ALLEANZE (Notizie geopolitiche, 10 mar)

L’Azerbaigian ha chiesto all’Armenia di restituire “immediatamente” quattro insediamenti (Top war, 10 mar)

In Azerbaigian attacchi senza sosta ai media liberi: raid della polizia a Toplum Tv (Corriere della sera, 10 mar)

«In Nagorno Karabakh non c’è nessun esodo. È in atto una pulizia etnica» (L’Espresso, 11 mar)

Il sogno armeno per gli indiani (Osservatorio Balcani Caucaso, 13 mar)

Reti e corridoi nel Caucaso meridionale (Osservatorio Balcani Caucaso, 13 mar)

Il futuro difficile dell’Azerbaijan (Il mulino, 13 mar)

Il regime azero si fa bello ospitando tre parlamentari italiani (L’Espresso, 14 mar)

Ue, ok a risoluzione per valutare adesione dell’Armenia/ “Se continua con riforme per consolidare democrazia” (Il sussidiario, 14 mar)

L’Azerbaigian chiede la restituzione di quattro villaggi all’Armenia. La Turchia si offre come mediatore (Scenari economici, 14 mar)

Passaggio in Armenia. Racconti di rifugiati dall’Artsakh (Nagorno Karabakh) (Mentinfuga, 17 mar)

L’Armenia valuta l’ingresso nell’Ue. Ma la dipendenza dalla Russia lo rende per ora impossibile (La Repubblica, 18 mar)

Cosa segnala la nuova crisi tra Russia e Armenia (Limes, 18 mar, per abb.)

Armenia-Azerbaigian, Pashinyan: “Una nuova guerra potrebbe scoppiare nel fine settimana” (Agenzia Nova, 19 mar)

Risiko Caucaso: la pace e la guerra fra Armeni e Azeri dipendono da Mosca (Domani, 19 mar, per abb.)

L’Armenia spolpata. Restituisce quattro villaggi all’Azerbaigian, per evitare la guerra (Huffington post, 20 mar, per abb)

Dimenticare l’Artsakh, dimenticare la storia (RSI, 20 mar, audio 27 min.)

Armenia, un passo verso l’UE (Osservatorio Balcani Caucaso, 21 mar)

L’Armenia è come l’Ucraina. Ma a nessuno interessa (Tempi, 21 mar, per abb.)

L’Armenia guarda a ovest e valuta lo strappo con Mosca (Nicola Porro, 22 mar)

Armenia. Campagna di disinformazione contro il riavvicinamento franco-armeno (Notizie geopolitiche, 22 mar)

L’Armenia pronta a cedere i villaggi contesi per avere la pace, e non una guerra che non potrebbe sostenere (Scenari economici, 22 mar)

Tra esodi e reinsediamenti: le sfide post-conflitto nel Nagorno Karabakh (Reset, 22 mar)

Il Nagorno Karabakh, la regione contesa del Caucaso (Zeta Luiss, 25 mar)

L’Azerbaigian deve porre fine alle intimidazioni e alle molestie nei confronti di giornalisti e attivisti della società civile (CoE, 25 mar)

Come il Vaticano ha contribuito a legittimare l’autocrazia degli Aliyev (Irpimedia, 27 mar)

L’autocrazia azera minaccia nuovamente l’Armenia nel disinteresse generale (Nuova società, 27 mar)

L’Armenia rompe con la Russia e strizza l’occhio all’Ue: nuova crisi in vista? (Qui finanza, 31 mar)

(28) EURONEST – L’Assemblea parlamentare Euronest (forum interparlamentare al quale partecipano i membri del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali di Ucraina, Moldavia, Armenia, Azerbaigian e Georgia) ha invitato l’UE ad aumentare gli aiuti umanitari e finanziari per soddisfare i bisogni dei minori tra la popolazione sfollata con la forza dal Nagorno Karabakh.

(28) CSTO – Il segretario generale dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, Imanghali Tasmaghambetov, ha dichiarato che recentemente l’Armenia non ha partecipato ai lavori del segretariato, tuttavia l’organizzazione non ha ricevuto alcuna notifica ufficiale dall’Armenia riguardo alla sospensione dell’adesione all’organizzazione.

(28) SFOLLATI – Secondo gli ultimi dati, il numero delle persone sfollate con la forza dal Nagorno Karabakh e impiegate in Armenia supera le 11mila800 unità. Lo ha detto il primo ministro Nikol Pashinyan durante l’odierna riunione governativa. Secondo il capo del governo, quasi tutti i bambini in età scolare sfollati con la forza dal Nagorno Karabakh sono stati inseriti nelle scuole armene.

(28) STATI UNITI REPLICANO AD AZERBAIGIAN – Gli Stati Uniti d’America non sono d’accordo con le affermazioni della parte azera secondo cui l’incontro ad alto livello Armenia-UE-USA, che si terrà a Bruxelles il 5 aprile, potrebbe destabilizzare e aggravare la situazione nel Caucaso meridionale. Lo ha dichiarato Matthew Miller, portavoce del Dipartimento di Stato americano, durante un briefing con i giornalisti, in risposta alla domanda di un giornalista, che secondo la parte azera, il prossimo incontro Armenia-UE-USA non è inclusivo e potrebbe spingere l’Armenia a destabilizzare la situazione nella regione, mentre USA e UE, dopo questo incontro, condivideranno la responsabilità di un’ulteriore possibile escalation.”Ovviamente non sarei d’accordo con questi commenti. Al centro di questo incontro c’è un confronto economico che aiuterà l’Armenia a diversificare i suoi partenariati commerciali e ad affrontare le esigenze umanitarie. Non riesco a capire come questo possa portare ad un’escalation o preoccupare un paese nel mondo“, ha detto il portavoce.

(28) INTERVISTA DEL PRESIDENTE DELL’ARTSAKH – Il presidente dell’Artsakh Samvel Shahramanyan ha rilasciato un’intervista al quotidiano francese Le Figaro, dove ha fatto riferimento al documento di “scioglimento” dell’Artsakh, al ritorno dei cittadini dell’Artsakh in patria e ad altre questioni. QUI UN RIASSUNTO DELL’INTERVISTA

(27) RUSSIA E ZANGEZUR – In una conferenza stampa Maria Zakharova, rappresentante ufficiale del Ministero degli Affari Esteri russo, ha dichiarato che la Russia non usa il termine “corridoio Zangezur”. “Si tratta del percorso che collega le regioni occidentali dell’Azerbaigian con Nakhichevan attraverso il territorio della provincia di Syunik in Armenia. Esiste un meccanismo ben consolidato per lo sviluppo di compromessi. Si tratta di un gruppo di lavoro tripartito composto da vice primi ministri di Russia, Azerbaigian e Armenia. Nell’ultimo incontro tenutosi il 2 giugno 2023, le parti erano vicine all’adozione di una decisione globale e reciprocamente vantaggiosa per sbloccare i trasporti e le rotte economiche nella regione. E noi [ovvero la Russia] invitiamo i nostri partner [armeni e azeri] a farlo mostrare volontà politica e riprendere l’interazione tra i formati tripartiti stabiliti, compreso il gruppo di lavoro tripartito“, ha affermato il rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri russo.

(26) DIRITTI UMANI IN AZERBAIGIAN – L’intensificarsi della repressione contro giornalisti e rappresentanti della società civile in Azerbaigian desta profonda preoccupazione. Lo ha affermato la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, riferendosi agli arresti, detenzioni e procedimenti giudiziari volti a limitare la libertà di parola nel Paese.

(26) ARMENIA E RUSSIA – Il portavoce della presidenza russa, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che l’Armenia è ancor più che un paese fraterno per la Russia nonostante i due Paesi stiano attraversando attualmente “un periodo piuttosto difficile per le relazioni“. Dmitry Peskov ha anche osservato che “l‘attività economica degli armeni cittadini della Federazione Russa costituisce ancora una percentuale molto elevata del bilancio totale dell’Armenia“, diversi miliardi di dollari all’anno. “Speriamo che ci sia la volontà politica di continuare lo sviluppo delle nostre relazioni a Yerevan e che riusciremo a superare con successo questo periodo difficile“, ha detto Peskov.

(25) KLAAR SU MINACCE AZERE – Toivo Klaar, rappresentante dell’Unione europea per la crisi del Caucaso meridionale e della Georgia, ritiene inaccettabili le minacce contro l’Armenia espresse dai media azerbaigiani. “Per quanto riguarda la demarcazione dei confini, sono necessari negoziati reali e tutte le controversie territoriali dovrebbero essere risolte pacificamente e nel quadro di un processo concordato”, ha scritto su X.

(22) SFOLLATI – Sully Davtyan, vice capo del Servizio Migrazione e Cittadinanza del Ministero degli Affari Interni dell’Armenia, ha annunciato che gli sfollati forzati dal Nagorno-Karabakh continueranno a beneficiare dei programmi di assistenza sociale del governo dopo aver ricevuto la cittadinanza della Repubblica Armena.

(22) UNIONE INTERPARLAMENTARE – A Ginevra, in Svizzera, si è svolto un incontro tra il presidente dell’Assemblea nazionale dell’Armenia, Alen Simonyan, e la presidente del Milli Majlis (parlamento) dell’Azerbaigian, Sahiba Gafarova. La delegazione armena, guidata da Simonyan, partecipa alla 148a Assemblea dell’Unione interparlamentare, in programma a Ginevra, dal 22 al 25 marzo.

(21) PASHINYAN A BRUXELLES – l primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron a margine del primo vertice sull’energia nucleare a Bruxelles, la capitale del Belgio. In precedenza il primo ministro armeno ha incontrato anche il primo ministro belga Alexander De Croo, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il primo ministro svedese Ulf Kristersson, il primo ministro finlandese Petteri Orpo e il vice premier cinese Zhang Guoqing.

(21) DICHIARAZIONE ATAL – Il primo ministro francese Gabriel Atal ha chiesto all’Azerbaigian di ritirare le sue truppe dai territori occupati dell’Armenia. Lo ha affermato nel suo discorso alla cena annuale del Consiglio di coordinamento delle organizzazioni armene francesi, rilevando che lo stesso presidente dell’Azerbaigian ha ammesso che le forze azere stanno avanzando in diversi punti del territorio armeno.”Il nostro compito oggi è aiutare l’Armenia a proteggere la sua indipendenza, democrazia, sovranità e integrità territoriale“, ha affermato Atal. Il primo ministro francese ha anche aggiunto che la Russia vuole punire l’Armenia per il suo perseguimento della pace, il rispetto della sua sovranità, principi che Mosca non rispetta in Ucraina. Atal ha menzionato l’adesione dell’Armenia al Tribunale penale internazionale, sottolineando che l’Armenia ha scelto la democrazia e la strada per diventare uno stato legale. Il primo ministro francese ha sottolineato che Mosca non ha condannato l’uso della forza da parte dell’Azerbaigian nel Nagorno Karabakh, dove vivevano gli armeni fino alla fine dell’anno scorso, aggiungendo che le cosiddette forze di pace russe hanno permesso che lì si verificasse una crisi umanitaria.

(21) PREANNUNCIATO VERTICE A BRUXELLES – Il 5 aprile si svolgerà a Bruxelles un incontro tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario di Stato americano Antony Blinken, durante il quale verranno discusse le modalità della cooperazione trilaterale per contribuire allo sviluppo dell’Armenia. Lo ha affermato Armen Grigoryan, segretario del Consiglio di sicurezza armeno, in un’intervista.

(20) MISSIONE UE IN ARMENIA – Il parlamento armeno ha ratificato un accordo che garantisce l’immunità agli osservatori dell’UE in Armenia nonché l’espansione di questa missione nel Paese. Il portavoce del Cremlino, Peskov, ha detto che le azioni della parte armena nel contesto dello spiegamento e dell’attività di questa missione di monitoraggio dell’UE sono state “una decisione unilaterale di Yerevan” e ritiene dubbia l’efficacia della missione di monitoraggio dell’Unione europea sul confine armeno-azerbaigiano stante anche la indisponibilità di Baku a collaborare a tale progetto. Ancora più pesante il commento della portavoce russa degli Esteri, Zakharova, secondo la quale la missione di monitoraggio dell’UE in Armenia sta spiando Russia, Iran, Azerbaigian.

(19) PRIGIONIERI DI GUERRA ARMENI – Al Parlamento europeo si è tenuta una conferenza dedicata ai prigionieri di guerra armeni in Azerbaigian. Alla conferenza, che si è tenuta per discutere la situazione tre anni dopo l’adozione della risoluzione del Parlamento europeo sui prigionieri di guerra armeni in Azerbaigian, hanno partecipato anche i deputati armeni e l’ambasciatore dell’Armenia in Belgio, Tigran Balayan.

(19) DICHIARAZIONI PASHINYAN – In una confernza stampa congiunta con il Segretario della NATO, il premier armeno ha dichiarato che l’Armenia è interessata a continuare e sviluppare il dialogo politico esistente e ad espandere il partenariato con l’Alleanza, così come con i singoli Stati membri. E si augura che il nuovo formato di cooperazione Armenia-NATO, il programma di partenariato personalizzato, sia approvato presto. Alla luce degli sviluppi avvenuti nella nostra regione, è estremamente importante che l’Armenia rafforzi la propria resistenza e sviluppi le relative capacità di difesa. Pashinyan inoltre ha affermato che attribuisce grande importanza alla partecipazione dell’Armenia alle operazioni di mantenimento della pace e la consideriamo un importante contributo alla garanzia della pace e della sicurezza internazionale. L’unità armena di mantenimento della pace continua a contribuire alla missione NATO in Kosovo e nel luglio 2023, quando la situazione in Kosovo era alquanto instabile, l’Armenia ha aumentato il personale della sua unità di mantenimento della pace con altri 17 soldati.

(19) DICHIARAZIONI STOLTENBERG – In una conferenza stampa congiunta con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan a Yerevan, il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha dichiarato che la  stabilità del Caucaso meridionale è molto importante per la regione euro-atlantica e che la NATO sostiene la sovranità e l’integrità territoriale dell’Armenia e le sue aspirazioni pacifiche. Secondo Stoltenberg, Armenia e Azerbaigian hanno attualmente la possibilità di raggiungere la pace. A questo proposito ha chiesto la conclusione di un accordo che apra la strada alla soluzione e all’instaurazione di una pace a lungo termine tra i due popoli. Un terzo del suo intervento è stato dedicato alla guerra in Ucraina: Il Segretario ha apprezzato la vicinanza dell’Armenia all’Ucraina e ha ammonito che in caso di vittoria russa ci sarebbe il pericolo reale che “l’aggressione” non si fermerà qui e ispirerà altre entità autoritarie.

(19) NATO – Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha ricevuto il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg giunto a Yerevan per la sua terza tappa del viaggio nel Caucaso meridionale. Durante la conversazione privata, gli interlocutori hanno discusso questioni relative alla cooperazione Armenia-NATO. Si è discusso dei processi regionali e delle discussioni relative al trattato di pace tra Armenia e Azerbaigian.

(19) UNIONE EUROPEA – Durante la sessione del Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri dei 27 Stati membri dell’Unione europea si è discusso, tra l’altro, del sostegno dell’Unione europea all’Armenia e della questione della regolamentazione delle relazioni armeno-azerbaigiane. Al termine della sessione, Peter Stano, portavoce principale per gli affari esteri dell’UE,  ha dichiarato che i ministri degli Esteri hanno riaffermato il loro sostegno all’Armenia, ricordando tutti gli elementi annunciati dai risultati  della sessione tenutosi  a novembre, nonché il sostegno alla nuova agenda delle relazioni RA-UE, nonchè l’ulteriore regolamentazione delle relazioni armeno-azerbaigiane.

(19) ELEZIONI IN RUSSIA – Il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia Nikol Pashinyan ha inviato un messaggio di congratulazioni a Vladimir Putin in occasione della sua rielezione a Presidente della Federazione Russa.

(18) VISITA A VOSKEPAR – Oggi Nikol Pashinyan ha visitato i villaggi di confine della provincia di Tavush, che recentemente hanno catturato l’attenzione del pubblico in Armenia a causa delle rivendicazioni territoriali dell’Azerbaigian e delle discussioni di Pashinyan su un potenziale “scambio di enclavi”. Secondo fonti locali, l’accoglienza di Pashinyan da parte degli abitanti del villaggio è stata tutt’altro che accogliente e molti non si sono alzati nemmeno dai loro posti quando il premier è entrato nella sala. Gli abitanti del villaggio hanno espresso preoccupazione per il rischio di pulizia etnica nelle loro comunità, tracciando parallelismi con gli eventi di Artsakh. Tuttavia, Pashinyan ha evitato di affrontare direttamente queste preoccupazioni. Dopo continue domande su questo tema, gli abitanti del villaggio hanno espresso la loro determinazione ad organizzarsi e prepararsi a difendere i loro villaggi.
Gli abitanti hanno esortato Pashinyan a garantire che la sponda meridionale del fiume Aghstev rimanga sotto il controllo armeno, ma Pashinyan ha ammesso di non avere familiarità con la geografia dell’area quando ha risposto a questa richiesta. Gli abitanti dei villaggi di Voskepar e Baghanis sono pronti a bloccare le strade. L’ex capo di stato maggiore del 2° corpo d’armata e vice comandante del corpo, il colonnello Mihran Maksudyan, è pronto a organizzare e adottare misure di autodifesa.
Durante la conferenza stampa del 12 marzo, il primo ministro armeno aveva osservato che la delimitazione del confine con l’Azerbaigian potrebbe iniziare dalla provincia armena di Tavush. “Non ho escluso prima e non escludo che il processo di delimitazione possa iniziare dalla provincia di Tavush. E quando prendiamo decisioni su questo processo, dobbiamo procedere da un’analisi globale delle realtà e della situazione e con la logica della gestione le attuali sfide alla sicurezza in Armenia e i requisiti per garantire la stabilità della situazione”.

(18) DATI SFOLLATI – Il governo armeno ha presentato nuovi dati sui cittadini sfollati con la forza dal Nagorno Karabakh in Armenia. Risulta che 7.825 cittadini registrati nel Nagorno Karabakh e poi sfollati hanno lasciato l’Armenia e non sono, al momento, tornati. Complessivamente, dal settembre 2023 al 4 marzo 2024, 13.619 cittadini registrati nel Karabakh hanno lasciato l’Armenia ma solo 5.794 sono tornati. In Armenia sono registrati 101.848 sfollati dal Nagorno Karabakh, tra cui 30.000 bambini. Di questi sfollati, 72.626 vivono nelle regioni, il resto vive nella capitale Yerevan. Secondo i dati del governo, 8.277 famiglie dell’Artsakh possiedono appartamenti in Armenia.

(16) PROTEZIONE PATRIMONIO ARMENO – Un gruppo di membri del Parlamento europeo ha invitato i leader dell’UE a garantire che l’UE adotti misure attive per proteggere il patrimonio culturale e religioso armeno nel Nagorno-Karabakh. Una lunga lettera è stata indirizzata al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e alla presidente del Parlamento europeo. Parlamento Europeo Robert Mezzola. Nel testo si legge tra l’altro:
Noi sottoscritti membri del Parlamento europeo siamo preoccupati che il millenario patrimonio culturale e religioso armeno nel Nagorno Karabakh sia minacciato immediatamente di distruzione, profanazione e usurpazione, in grave violazione del diritto internazionale e delle norme giuridicamente vincolanti decisione della Corte internazionale di giustizia dell’ONU. Questi oggetti costituiscono una parte importante del nostro patrimonio europeo ed è nostro dovere garantirne la conservazione. Dopo la guerra del 2020, gli oggetti simbolici del patrimonio culturale e religioso armeno, tra cui chiese, monumenti, khachkar, cimiteri, statue, sono stati distrutti nei territori passati sotto il controllo dell’Azerbaigian, e le iscrizioni armene sono state cancellate dalle mura della città armena, dalle chiese e dalle lapidi“.
I deputati hanno invitato i leader dell’UE a sostenere l’installazione di telecamere sui siti del patrimonio armeno.

(16) RICHIESTE TURCHE – I funzionari turchi hanno rinnovato la loro richiesta all’Armenia di aprire un corridoio extraterritoriale che colleghi l’Azerbaigian alla sua exclave di Nakhijevan. Parlando dopo un incontro trilaterale con i suoi omologhi georgiano e azerbaigiano a Baku venerdì, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha affermato che Ankara si aspetta “un sostegno generale per l’apertura del percorso Zangezur”. Secondo lui questo è essenziale per “ripristinare la pace nel Caucaso meridionale”. Il ministro turco dei trasporti e delle infrastrutture, Abdulkadir Uraloglu, ha dichiarato in un’intervista resa pubblica all’inizio della giornata che il corridoio andrebbe a beneficio non solo della Turchia e dell’Azerbaigian, ma anche dell’intero “mondo turco”.

(16) RUSSIA E ARMENIA – In un’intervista a RIA Novosti la rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova Mosca mette in guardia Yerevan sulle conseguenze della politica anti-russa dell’Occidente. “La parte russa vuole che l’Armenia preservi la sua sovranità e sviluppi la politica tenendo conto degli interessi nazionali“, ha aggiunto Zakharova secondo la quale la storia è la risposta ai dubbi della parte armena sulla sincerità delle intenzioni della Russia.”I nostri ragazzi hanno difeso l’Armenia. La leadership russa e Vladimir Putin hanno compiuto personalmente molti sforzi per fermare lo spargimento di sangue nella regione“, aggiungendo che la Russia ha anche fornito assistenza finanziaria ed economica senza chiedere nulla in cambio.
Mosca sta discutendo con l’Armenia “il coinvolgimento di Yerevan da parte dei paesi occidentali nel suo percorso anti-russo per mettere in guardia sui rischi, alcuni argomenti sono stati accettati dalla parte armena“, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo. “Purtroppo assistiamo a questa tendenza da molto tempo e ne stiamo parlando. Stiamo parlando, anche in modo molto confidenziale, con i nostri colleghi e partner armeni, con un solo scopo: mettere in guardia”.

(15) ARMENIA E UNIONE EUROPEA – Peter Stano, rappresentante del servizio di politica estera dell’Unione Europea, ha dichiarato che l’Armenia, come ogni Paese europeo, ha il diritto di chiedere l’adesione all’Unione Europea. “I Paesi hanno il diritto di lottare per un futuro migliore per i loro cittadini. Sono liberi di decidere come garantire tale futuro. Per quanto riguarda l’adesione all’UE, ogni Paese europeo, il suo popolo e il suo governo, devono decidere se vogliono fare domanda per l’adesione all’UE” ha detto Stano in risposta alla domanda se le porte dell’Unione europea sono aperte per l’Armenia. Ha ricordato che quando questo o quel Paese presenta una richiesta di adesione all’Unione europea, questa viene esaminata dagli Stati membri dell’organizzazione, dopodiché questi ultimi prendono la decisione corrispondente sulla base dei “trattati dell’UE e delle norme stabilite”.  

(15) VANDALISMI AZERI – Gli azeri hanno distrutto il memoriale dedicato ai militari armeni morti nella guerra d’indipendenza dell’Artsakh, situato nel villaggio di Tzar in Artsakh. Lo avverte il “Centro di ricerca scientifica sul patrimonio storico e culturale” del Ministero della KGMS. “Le foto pubblicate su Internet mostrano che il famoso khachkar del 13° secolo nel villaggio zarista di Artsakh non è più al suo posto. Le nostre osservazioni e ricerche riguardanti le condizioni fisiche del khachkar sono rimaste infruttuose. Tenendo conto della politica dell’Azerbaigian nei confronti del patrimonio storico e culturale armeno, si può presumere che questo esempio unico di lavoro khachkar armeno sia stato distrutto” si legge in una nota.

(14) CASE PER GLI SFOLLATI – Sette famiglie sfollate con la forza dal Nagorno Karabakh riceveranno 16 milioni di dram ciascuna (poco meno di 40.000 euro) per costruire appartamenti nei villaggi di confine. Lo ha annunciato il primo ministro Nikol Pashinyan durante la sessione governativa del 14 marzo.”Sono molto felice che 7 famiglie abbiano già un appezzamento di terreno nelle comunità di confine, inizieranno presto la costruzione“, ha detto Pashinyan.

(14) REAZIONE AZERA AL PARLAMENTO EUROPEO – Il Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian ha risposto alla risoluzione “Sui legami più stretti tra l’Unione europea e l’Armenia e la necessità di un accordo di pace tra Azerbaigian e Armenia” adottata ieri dal Parlamento europeo. Il portavoce del ministero degli Esteri Aykhan Hajizade lo ha descritto come “infondato e parziale, un altro vivido esempio di doppi standard nei confronti dell’Azerbaigian“. Egli ha sottolineato che la risoluzione ha dato un impulso all’Armenia, riferisce 1lurer.Hajizadeh ha invitato il Parlamento europeo ad affrontare “questioni più serie“, vale a dire “la discriminazione razziale, l’islamofobia, la xenofobia, l’estremismo e il trattamento inumano dei migranti“.

(14) UNIONE EUROPEA – Il primo ministro Nikol Pashinyan ha accolto con favore la risoluzione adottata dal Parlamento europeo sulla necessità di legami più stretti tra l’Unione europea e l’Armenia e di un trattato di pace tra Azerbaigian e Armenia. Durante la sessione governativa, il Primo Ministro ha ricordato che questa risoluzione, che ha ricevuto il sostegno di tutte le fazioni del Parlamento europeo, è stata adottata con 504 voti favorevoli, 4 contrari e 32 astensioni.Lui ha osservato che la risoluzione, basata sulla Dichiarazione di Alma-Ata del 1991, esprime un sostegno incrollabile alla sovranità, all’integrità territoriale e all’indipendenza della Repubblica d’Armenia, e sostiene anche gli sforzi di pace tra Armenia e Azerbaigian. “Accogliendo favorevolmente questa risoluzione del Parlamento europeo, credo che dovrebbe diventare oggetto di discussione pubblica in Armenia. Questa è un’altra occasione per discutere la visione del futuro della Repubblica d’Armenia e spero che le forze politiche della Repubblica d’Armenia, le organizzazioni non governative, i diversi strati della società, i cittadini esprimano il loro atteggiamento nei confronti di questo messaggio del Parlamento europeo Parlamento, perché tali messaggi necessitano di una risposta molto più ampia di quella del governo o della maggioranza parlamentare“, ha sottolineato Pashinyan.

(14) UNIVERSITA’ IN ARTSAKH – L’Università statale di Artsakh è diventata un altro obiettivo del genocidio culturale dell’Azerbaigian. Il difensore civico della cultura Hayik Hovik Avanesov mette in guardia su questo.”Il regime statale dell’Azerbaigian continua a distruggere la traccia armena nell’Artsakh occupato. Con questa politica, l’Azerbaigian è diventato un tipico simbolo di vandalismo, superando tutte le tribù barbare esistite nel corso della storia dell’umanità.Recentemente, l’Università statale dell’Artsakh è diventata un altro obiettivo del genocidio culturale dell’Azerbaigian. Nel messaggio diffuso dai media azeri si afferma chiaramente che l’aspetto dell’edificio universitario cambierà. È ovvio che l’Azerbaigian, fedele alla sua grafia, eliminerà la traccia armena con il pretesto di lavori di costruzione. Particolarmente a rischio è il complesso commemorativo dell’Università, che perpetua la memoria degli studenti morti per la Patria. L’Università statale dell’Artsakh è stata fondata nel 1969 nella città di Stepanakert, al centro della regione autonoma del Nagorno Karabakh. Durante la guerra scatenata dall’Azerbaigian contro l’Artsakh nel 1992. (…) Riteniamo necessario ricordare che anche l’Università statale dell’Artsakh è stata presa di mira dai gruppi terroristici azeri negli anni ’90. Il 22 agosto, le truppe di occupazione azerbaigiane sganciarono una bomba aerea da 500 kg sull’università, il successivo attacco avvenne nel 1993. Tutto ciò dimostra ancora una volta che il patrimonio culturale dell’Artsakh è minacciato di distruzione e usurpazione. Secondo l’articolo 4 della Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali nei conflitti armati, è vietato qualsiasi atto di vandalismo, furto, rapina, appropriazione indebita, ostilità o ritorsione contro il patrimonio culturale. Il primo Protocollo dell’Aia del 1954 proibisce la distruzione dei valori culturali e spirituali nei territori occupati“, ha scritto Avanesov.

(13) PARLAMENTO EUROPEO – Nella sessione del Parlamento europeo è stata votata una risoluzione che suggerisce legami più stretti tra l’Armenia e l’Unione europea e sottolinea la necessità di un accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian. La risoluzione presentata al Parlamento europeo propone di considerare la possibilità di candidatura dell’Armenia all’adesione all’UE. Qui è consultabile il testo in lingua italiana

(13) CSTO E RUSSIA – Dmitry Peskov, segretario stampa del presidente russo, ha osservato che Mosca è a conoscenza della dichiarazione del primo ministro russo Nikol Pashinyan secondo cui l’Armenia potrebbe lasciare l’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva. “Certo, abbiamo sentito queste dichiarazioni. Naturalmente c’è molto lavoro da fare. Abbiamo bisogno di contatti con i nostri partner armeni sia nel quadro della CSTO che a livello bilaterale. Chiariremo e parleremo in linea con le dichiarazioni del signor Primo Ministro [il primo ministro armeno Nikol Pashinyan]” ha detto Peskov. Ieri, in una conferenza stampa, il premier armeno aveva dichiarato che “se la CSTO risponderà alla domanda su cosa intende come territorio sovrano dell’Armenia e tale risposta corrisponderà alle idee della parte armena, significherà che le questioni tra l’Armenia e la CSTO sono state affrontate, risolte e riassunte con le conseguenze che ne deriveranno, altrimenti l’Armenia uscirà dalla CSTO Non posso dire quando“.

(13) USA-ARMENIA – Il ministro degli Affari esteri della Repubblica armena, Ararat Mirzoyan, ha ricevuto Luis Bono, consigliere senior per i negoziati caucasici del Dipartimento di Stato americano. Gli interlocutori hanno discusso questioni relative alla situazione della sicurezza nel Caucaso meridionale e si è fatto riferimento al processo di normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian, comprese le discussioni sul trattato di pace. Il ministro Mirzoyan ha presentato all’interlocutore gli ultimi sviluppi, sottolineando le posizioni dell’Armenia, su questioni chiave.
In seguito, Bono ha incontrato il Segretario del Consiglio di sicurezza della Repubblica di Armenia, Armen Grigoryan.

(12) CSTO – Il Segretario generale dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva Imanghali Tasmaghambetov durante un’intervista all’agenzia TASS ha affermato che l’Armenia rimane un alleato della CSTO. “Non nascondo che alcuni eventi e stati d’animo riguardanti le élite armene siano preoccupanti, ma ci aspettiamo la sobrietà politica della leadership politica armena e una valutazione equilibrata delle prospettive di attuazione dei diversi scenari in relazione all’organizzazione. Vorrei sottolineare che l’Armenia rimane nostro alleato, tutti gli obblighi esistenti rimangono in vigore“, ha detto il Segretario.
Va sottolineato come in precedenza, in un’intervista rilasciata a France 24 TV, il Primo ministro armeno Pashinyan ha dichiarato che l’Armenia ha praticamente congelato la sua partecipazione ai lavori dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, perché l’organizzazione non ha adempiuto ai suoi obblighi di sicurezza nei confronti dell’Armenia, in particolare durante l’aggressione di Azerbaigian nel 2021 e nel 2022.

(12) GUARDIE RUSSE – Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo, riferisce che l’Armenia ha informato la Russia della fine del lavoro delle guardie di frontiera russe all’aeroporto “Zvartnots”. “In effetti è arrivata una lettera dipartimentale a questo proposito e ora si stanno prendendo contatti tra i dipartimenti. Non posso dire di più adesso”, ha detto Peskov.

(12) CONFERENZA PASHINYAN – In una preannunciata conferenza stampa il premiere armeno ha tra l’altro dichiarato che considera lo sfollamento forzato degli armeni del Nagorno Karabakh e la conseguente necessità di provvedere ai fabbisogni di oltre centomila persone come la più grande sfida del 2023. Anche per il 2024 proseguirà il programma sociale di sostegno economico alle famiglie mentre sono in corso gli studi per la costruzione di alloggi destinati agli sfollati. Secondo Pashinyan, la logica del governo in questa materia è che se il programma abitativo fosse fatto solo per gli sfollati forzati dal Nagorno-Karabakh, si potrebbe creare tensione all’interno del pubblico.”Si può creare tensione all’interno dell’opinione pubblica, perché ci sono molte persone che hanno lo stesso problema, essendo cittadini della Repubblica d’Armenia. E vogliamo creare un programma che sarà disponibile anche per i cittadini di RA“, ha affermato.
Quanto alle denunce reciproche davanti ai triobunali internaizonali, Pashinyan ha dichiarato che la questione è stata affrontata nel corso dei negoziati: “Durante i negoziati, tale questione è stata discussa e viene discussa. La nostra posizione è la seguente. è una questione che potrà essere discussa alla fine, quando i termini del trattato di pace saranno sostanzialmente concordati e sarà evidente che entrambe le parti saranno pronte a firmarlo. Ed è logico, poiché entrambe le parti firmano un contratto, perché continuano le guerre legali l’una contro l’altra?“. Pashinyan non esclude che Armenia e Azerbaigian rinunceranno alle denunce interstatali nella fase della firma del trattato di pace.
Inoltre, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan assicura che il governo sta lavorando quotidianamente per garantire il ritorno dei prigionieri armeni e di altre persone detenute in Azerbaigian: “Si lavora quotidianamente per il ritorno dei prigionieri, degli ostaggi e di altre persone detenute in Azerbaigian. Capisco che la descrizione di quel lavoro quotidiano sia addirittura priva di significato finché non si ottiene un risultato“, ha detto Pashinyan, sottolineando che non è necessario discutere di quel lavoro finché non si arriva al risultato finale.

(11) INTERVISTE AI PRIGIONIERI – I media statali azeri stanno preparando un film documentario, in cui presenteranno interviste con l’ex leadership militare e politica dell’Artsakh. Gli azeri hanno intervistato il generale Levon Mnatsakanyan, ex comandante dell’Esercito di difesa dell’Artsakh, e Araik Harutyunyan, l’ex presidente dell’Artsakh, detenuti illegalmente nella prigione di Baku assieme ad altre autorità dell’Artsakh. Durante il fine settimana, i media azeri hanno pubblicato il filmato di un’intervista con Arayik Harutyunyan, eoggi il filmato di un’intervista con Levon Mnatsakanyan è stato pubblicato sui social network. Non si sa in quali condizioni gli azeri abbiano costretto a parlare gli ex leader dell’Artsakh. Il film sarà proiettato il 28 marzo alle ore 21. Siranush Sahakyan, presidente del Centro per il diritto internazionale e comparato, esclude la libera espressione nelle interviste rilasciate dagli ex dirigenti politico-militari dell’Artsakh detenuti illegalmente a Baku, che subiscono minacce reali e immediate per la loro vita e, comprensibilmente, sono costretti a partecipare alle interviste esrpimendo opinioni non condivise.

(9) USA E TURCHIA – Il segretario di Stato americano Anthony Blinken e il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan sono impegnati a lavorare per l’avanzamento di un accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian, secondo la dichiarazione rilasciata dopo l’incontro del meccanismo strategico USA-Turchia a Washington.

(9) EDMON MARUKYAN – Edmon Marukyan, ex ambasciatore dell’Armenia con incarichi speciali, esponendo le ragioni delle sue dimissioni, ha dichiarato che si è dimesso perchè contrario a modifiche alla Costituzione. “Dobbiamo mantenere, proteggere, rafforzare questa repubblica [armena, NdR]. Se ritengo che la revisione dei fondamenti dello Stato, le loro discussioni, causino un problema, non posso farlo, e questo è stato l’ultimo disaccordo che ho avuto con i nostri stimati colleghi. Quando l’Azerbaigian ha presentato i 5 principi del trattato di pace con l’Armenia, non c’era alcuna richiesta di cambiare la Costituzione, rivedere la legislazione interna, non so cosa fare con la Dichiarazione di Indipendenza. Ammettere che dobbiamo adottare una nuova Costituzione, che secondo l’Azerbaigian ostacola la conclusione del trattato di pace, significa che stiamo seppellendo completamente il processo di conclusione del trattato di pace“, ha detto Marukyan. Marukyan osserva che le richieste dell’Azerbaigian sono infinite e che l’Armenia, riducendo le sue richieste, non riduce le richieste dell’Azerbaigian, e il proseguimento di questa visione non porterà altri risultati che non abbia già portato.

(9) CONFERENZA SU PRIGIONIERI – Il 19 marzo al Parlamento europeo si terrà la conferenza “Prigionieri di guerra armeni in Azerbaigian”. 

(9) TRANSITI IN ARMENIA – Il Ministro degli Affari Esteri della RA, Ararat Mirzoyan, in un’intervista al canale televisivo “TRT World”, affrontando la questione della posizione dell’Armenia riguardo alle strade internazionali, ha dichiarato che nessuno può entrare e uscire dalla Repubblica Armena senza un’adeguata registrazione. “L’idea alla base è che le merci e le persone provenienti dall’Azerbaigian possono attraversare, attraversare il confine della RA ed entrare nel territorio di Nakhichevan, e lo stesso dovrebbe valere per i cittadini della RA. Ci sono quattro condizioni importanti che consentiranno il corretto svolgimento del processo. Le infrastrutture che sono sotto blocco da diversi decenni dovrebbero essere sbloccate sotto la sovranità dei paesi attraverso i quali transitano, dovrebbero funzionare sotto la giurisdizione nazionale delle parti, nonché secondo i principi di uguaglianza e reciprocità” ha detto Mirzoyan.
Nella medesima intervista il ministro ha ribadito che in Armenia si discute attivamente di nuove opportunità, inclusa l’idea di aderire all’Unione Europea.

(8) ACCORDO TURCO-AZERO – Il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian e la compagnia turca “Baykar” (che costruisce i droni TB2 e Akinci) hanno firmato un accordo di cooperazione su ricerca, sviluppo e produzione congiunti.

(7) GUARDIE FRONTIERA – L’Armenia ha informato la Russia che non ha più bisogno del sostegno e della partecipazione della parte russa per il servizio di guardia di frontiera svolto presso l’aeroporto internazionale “Zvartnots”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Ararat Mirzoyan nel corso della conferenza stampa, riferendosi alla questione del ritiro delle guardie di frontiera russe dall’aeroporto internazionale “Zvartnots”.”Vorrei sottolineare che fin dall’inizio la partecipazione delle guardie di frontiera russe in diversi punti, compreso all’aeroporto di Zvartnots, era intesa come sostegno al nuovo Stato armeno indipendente e doveva svolgere questa funzione fino a quando l’Armenia non avrà bisogno esso e quando l’Armenia avrà le proprie opportunità istituzionali, tale funzione sarà pienamente implementata dall’Armenia attraverso i suoi rispettivi organi.E ora pensiamo che la Repubblica d’Armenia sia istituzionalmente in grado di svolgere da sola il servizio di guardia di frontiera all’aeroporto “Zvartnots”, e di questo abbiamo informato la parte russa“, ha osservato Mirzoyan. Il ministro degli Esteri ritiene che per la parte russa basterà la comunicazione inviata alla Federazione Russa e in questo modo la questione verrà risolta.

(7) COMMISSIONE CONFINI – Al confine tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica dell’Azerbaigian si è tenuta la settima riunione della Commissione per la delimitazione dei confini di Stato e la sicurezza dei confini tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica dell’Azerbaigian sotto la presidenza del Vice Primo Ministro della Repubblica dell’Armenia Mher Grigoryan e del Vice Primo Ministro della Repubblica dell’Azerbaigian Shahin Mustafayev. Le parti hanno scambiato opinioni sulle questioni di delimitazione e hanno iniziato a concordare il progetto di regolamento sulle attività congiunte della Commissione e il progetto di istruzioni pertinenti sulla procedura per l’esecuzione dei lavori di delimitazione. Le parti hanno concordato di completare quanto prima l’approvazione della proposta di Regolamento sulle attività congiunte delle Commissioni. Hanno inoltre concordato di fissare di comune accordo la data e il luogo della prossima riunione delle commissioni.

(7) SOLIDARIETA’ DA CIPRO – Cipro finanzierà la costruzione di 10 serre per sostenere i rifugiati del Nagorno Karabakh. Lo ha detto il ministro degli Esteri di Cipro, Constantinos Kombos, durante una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri della Repubblica Armena, Ararat Mirzoyan. Si tratta di un progetto congiunto con la Fondazione “My Step” e l’Università agraria dell’Armenia. Nella medesima conferenza, è stato annunciato che Cipro nel 2024 aprirà una missione diplomatica a Yerevan.

(7) VANDALISMO AZERO – L’Azerbaigian distrugge non solo i cimiteri dell’Artsakh, ma anche ogni traccia di quei cimiteri come informa il “Servizio statale per la protezione dell’ambiente storico” della Repubblica dell’Artsakh facendo riferimento alle immagini che arrivano da Ivanian (Khojallu).

(7) STEPANAKERT – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha nominato Elchin Yusubov rappresentante speciale a Stepanakert, Martakert e Ivanian. Da maggio 2020 ricopre la carica di vice capo del servizio statale per gli affari immobiliari del Ministero dell’Economia dell’Azerbaigian. Con un altro decreto, Emin Huseinov è stato nominato rappresentante speciale del presidente nelle regioni di Martuni, Aghdam e Fizuli.

(6) DETENUTI POLITICI – Ai leader dell’Artsakh detenuti in Azerbaigian è stata data l’opportunità di comunicare con le loro famiglie. Alla fine di febbraio i dipendenti del Comitato internazionale della Croce Rossa hanno fatto visita ai detenuti politici dell’Artsakh illegalmente imprigionati a Baku. Lo ha affermato Zara Amatuni, responsabile dei programmi di comunicazione della delegazione del CICR in Armenia. Ha osservato che la visita si è svolta secondo le procedure standard della Croce Rossa, agli arrestati è stata data l’opportunità di comunicare con le loro famiglie. Ricordiamo che dal 5 gennaio 2024 Baku conferma ufficialmente la cattura di 23 armeni, 17 dei quali sono comparsi nel Nagorno Karabakh dopo l’aggressione di settembre dell’Azerbaigian.

(6) PROBLEMA ALLOGGI PER GLI SFOLLATI – 32 organizzazioni dell’Artsakh, che formano l'”Iniziativa per garantire i bisogni del popolo dell’Artsakh”, hanno inviato una lettera aperta al governo della Repubblica di Armenia in merito al discusso programma finalizzato a soddisfare le esigenze abitative dei residenti dell’Artsakh. Il testo dell’appello è consultabile (in lingua italiana) QUI

(5) SITUAZIONE STABILE AL CONFINE – La situazione operativa al confine armeno-azerbaigiano è relativamente stabile. Lo ha detto il Capo di stato maggiore delle forze armate dell’Armenia, Edward Asryan, in una conversazione con i giornalisti nel pantheon militare “Erablur”, riferendosi all’osservazione che l’Azerbaigian ha accumulato truppe in direzione della regione di Syunik. “Al momento non ci sono accumuli, le forze armate dell’Armenia seguono con tutti i mezzi i movimenti delle forze armate dell’Azerbaigian, non ci sono accumuli di questo tipo. “Si stima che la situazione operativa sia relativamente stabile“, ha detto Asryan.
Il Capo di stato maggiore ha altresì affermato, riguardo alle voci su una possibile uscita dell’Armenia dalla CSTO, che “non abbiamo ancora lasciato la CSTO e ciò a cui porterà l’uscita dalla CSTO è un segreto”. Ha anche aggiunto che “sulla carta l’esercito dispone di strutture comuni con la CSTO”.

(4) RILASCIATO SOLDATO AZERO – Le autorità armene hanno deciso di riconsegnare “come gesto di buona volontà” all’Azerbaigian il soldato Ruslan Eldanis-Oghlu Penakhov che nei giorni scorsi era entrato nel territorio dell’Armenia all’altezza del villaggio di Tegh. Nel corso dell’istruttoria penale è emerso che il soldato azero non ha superato il confine con volontà di aggredire o portare un pericolo ma solo perché stava fuggendo dalla sua postazione a causa di un alterco avuto con i suoi commilitoni. Questo gesto di buona volontà potrebbe essere un esempio da seguire in tutte quelle situazioni analoghe che coinvolgono le parti. Ancora una volta l’Armenia compie un atto encomiabile anche se gli azeri continuano a detenere decine di prigionieri armeni nelle loro carceri.

(4) ASSEMBLEA NAZIONALE – Sgomento hanno suscitato le immagini diffuse da social azeri che mostrano la sede dell’Assemblea nazionale a Stepanakert abbattuta. Stessa sorte ha subito il piccolo edificio che si trovava accanto e che era la sede dell’Unione dei Veterani. Le immagini degli edifici ridotti in macerie sono state diffuse anche dalle tv azerbaigiane. L’edificio demolito dell’Assemblea nazionale del Nagorno-Karabakh in Azerbaigian è stato dichiarato “illegale” e, secondo i media azeri, è stata presa la decisione di demolire tutti gli edifici costruiti durante gli anni dell’indipendenza (“occupazione” nella versione azera). “Il piano generale della città di Khankendi (gli azerbaigiani la chiamano Stepanakert armena) è stato approvato negli anni sovietici sotto la guida del grande leader Heydar Aliyev”, Baku spiega le sue azioni, negando completamente i veri obiettivi di cancellare tutte le tracce armene nella regione. Dopo la dichiarazione del popolo del Nagorno Karabakh, gli edifici costruiti in Azerbaigian sono stati definiti “non conformi al piano urbanistico”. L’inaugurazione dell’edificio “Parlamento dell’Artsakh” ha avuto luogo il 2 settembre 2007, nel 16° anniversario della dichiarazione di indipendenza. “Alla cerimonia aveva partecipato anche Tigran Torosyan, allora presidente del parlamento armeno.

(4) NUOVI NATI – Il mese scorso, 35 bambini sono nati a Yerevan nelle famiglie degli sfollati forzati dell’Artsakh. Lo ha riferito Davit Karapetyan, capo ad interim del dipartimento sanitario dell’Armenia, durante la riunione procedurale del comune di Yerevan. “Tra gli sfollati forzati dall’Artsakh, 24 nati a febbraio sono maschi e 11 femmine“, ha osservato Karapetyan che ha inoltre sottolineato che 14 operatori sanitari sfollati con la forza dall’Artsakh erano impiegati nelle strutture mediche di Yerevan a febbraio.

(4) CATTEDRALE STEPANAKERT – La cattedrale della Santa Madre di Dio di Stepanakert è stata presa di mira dai vandali azeri. La cerimonia di consacrazione della Cattedrale Madre di San Giovanni fu celebrata dal Catholicos di tutti gli Armeni, SE Karegin II, il 7 aprile 2019. In una foto diffusa dai social azeri si vede un uomo che siede accanto all’altare sbeffeggiando la sacralità del rito e della chiesa. In precedenza, dal campanile era stata rimossa la croce.

(3) CAMPI MINATI – Il Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian ha rilasciato una dichiarazione in cui accusa l’Armenia di rifiutarsi di fornire mappe accurate dei campi minati. Ieri un pastore che pascolava il bestiame nei pressi della ex linea di contatto ad Aghdam (dove le mine erano state piuazzate da una parte e dall’altra) è rimasto gravemente ferito. Da novembre 2020, secondo fonti azere, sarebbero morti 346 azeri a causa delle mine. “L’Armenia si rifiuta di fornire mappe accurate con vari pretesti”, afferma il Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian. Ricordiamo che il 26 gennaio 2024 l’Armenia ha trasferito 8 moduli di campi minati all’Azerbaigian. Primadella guerra del 2020 era proprio il governo azero a ostacolare gli interventi di pulizia dei campi minati della prima guerra del Karabakh.

(1) SALTA VISITA DI ZELENSKYJ IN ARMENIA – Nei giorni scorsi erano circolate voci su una possibile visita del presidente ucraino in Armenia. Un viaggio, è intuibile, di forte impatto politico e non solo nel Caucaso. Oggi, invece, giungono segnali di un annullamento della visita motivato dal fatto che l’Ucraina si aspettava un invito anche dall’Azerbaigian, invito che non sarebbe arrivato a causa di pressioni da parte russa. Secondo “Infotek24”, Zelenskyj sarebbe dovuto andare in Azerbaigian e riportare in Armenia alcuni prigionieri armeni detenuti a Baku ma Aliyev si sarebbe opposto.

(1) NUOVO AMBASCIATORE ARMENO – Il presidente della RA Vahagn Khachaturyan ha firmato un decreto secondo il quale Boris Sahakyan è stato nominato Ambasciatore della Repubblica di Armenia presso la Santa Sede. Pochi giorni fa Boris Sahakyan  è stato destituito  dalla carica di Segretario generale del Ministero degli Esteri.

(1) AIUTI E CITTADINANZA – La cittadinanza RA sarà una delle condizioni per usufruire del programma di sostegno residenziale per gli sfollati forzati dal Nagorno-Karabakh. Con il programma statale per garantire l’accesso all’alloggio alle persone sfollate con la forza dal Nagorno Karabakh, verrà fornito sostegno attraverso la costruzione di una casa residenziale, l’acquisto di una casa residenziale o di un appartamento, così come quelle persone che non avranno queste opportunità per ragioni oggettive, poi verrà data loro l’opportunità di vivere in alloggi sociali. Lo ha detto il vice ministro del Lavoro e degli affari sociali della Repubblica di Armenia Davit Khachatryan nella conferenza stampa tenutasi il 1 marzo presso il “Centro umanitario”.  “Le persone che hanno la cittadinanza armena possono utilizzare il sostegno per la fornitura di alloggi. Pertanto, per guadagnare tempo, i nostri connazionali dovrebbero iniziare a richiedere la cittadinanza, dopodiché, quando inizierà l’assistenza abitativa, avranno il diritto di viverci per 10 anni dopo l’acquisto dell’appartamento, e poi diventeranno proprietari a pieno titolo. di quella proprietà”, ha spiegato Khachatryan, aggiungendo che entro 10 anni, ad eccezione dei minorenni, le persone in età lavorativa devono restituire l’importo di sostegno, dopodiché, secondo le condizioni del programma, acquisiranno pienamente il diritto a questo Questa condizione non si applica ai minori e saranno previsti alcuni vantaggi per i pensionati e altri gruppi vulnerabili.”

C’è una donna armena di 74 anni, Pandora Mkrtchyan , che vive da sola in uno sperduto villaggio dell’Artsakh (Nagorno Karabakh), nella regione di Martakert.

Il paese, prima dell’ultimo attacco azero dello scorso settembre che ha portato alla conquista totale di tutto l’Artsakh, contava meno di cinquecento abitanti.
Dopo il 20 settembre, ne erano rimasti quattro, tutti anziani. Tre di loro hanno accettato il trasferimento in Armenia mentre Pandora (che a quanto pare ha anche qualche problema di salute mentale) ha deciso di rimanere dove è nata ed è vissuta.

Sono nata qui, morirò qui, tutti i miei parenti sono nel villaggio (riferendosi alle tombe)” ha detto Henrik Sargsyan, il capo della comunità di Harutyunagomer, che è riuscito a raccogliere informazioni.

La donna era stata riconosciuta dai suoi parenti in una foto diffusa dai media azeri mentre riceve la visita di alcuni membri della Mezzaluna Rossa.

Stando a quanto ha detto ai suoi familiari (che inutilmente hanno cercato di convincerla a lasciare la casa) alla donna sono stati consegnati cibo e medicine. Durante la telefonata ha informato che le case del paese sono in piedi, a parte il saccheggio, non sono state distrutte o bruciate, e non ha visitato il monumento nel centro del paese, quindi non sa se sia stato profanato o no.

Quella di Pandora è l’ennesima testimonianza della pulizia etnica avvenuta in Artsakh.

Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha rilasciato un’intervista al giornalista britannico Roland Oliphant del ‘The Telegraph’ pubblicata domenica 11 febbraio.
La riportiamo integralmente, nella traduzione italiana, perchè vi sono significativi passaggi per comprendere la situazione dei negoziati armeno-azeri (anche sul delicato tema dei confini), il ruolo dell’Unione Europea e quello della Russia.

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The Telegraph: Roland Oliphant –  Primo Ministro Pashinyan, grazie per aver trovato il tempo per parlare con noi. Voglio chiedervi una cosa ovvia, che riguarda il processo di pace con l’Azerbaigian. Sono ormai cinque mesi che le forze azere hanno preso il pieno controllo del Nagorno Karabakh. Successivamente si è parlato di pace, il presidente Aliyev ha parlato di pace e della sua disponibilità a porre ufficialmente fine al conflitto trentennale, ma da allora non è successo nulla. Dove siamo ora e perché viene ritardato?

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Innanzitutto va notato che i principi di pace tra Armenia e Azerbaigian sono stati concordati in tre formati internazionali. Il primo ha avuto luogo nel 2022. Il 6 ottobre, durante l’incontro quadrilatero tenutosi a Praga, al quale hanno partecipato il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e io, noi, dopo lunghe discussioni, abbiamo adottato una dichiarazione congiunta in cui si sancisce il seguente principio: Armenia e Azerbaigian riconoscono reciprocamente l’integrità territoriale sulla base della Dichiarazione di Alma-Ata del 1991.
Cosa significa questo? La Dichiarazione di Alma-Ata riguarda quanto segue ed è stata firmata da 12 repubbliche che facevano parte dell’Unione Sovietica. Firmando quella dichiarazione, hanno registrato diverse cose. In primo luogo, l’Unione Sovietica cessa di esistere e queste repubbliche, diventando Stati sovrani, riconoscono reciprocamente l’integrità territoriale, l’inviolabilità dei confini e la sovranità. E così, con la dichiarazione di Alma-Ata, i confini amministrativi esistenti tra le repubbliche dell’Unione Sovietica diventano confini statali. Dico questo perché nella dichiarazione di Alma Ata è scritto che queste repubbliche accettano i confini esistenti, cioè qualunque confine esistesse in quel momento, riconoscono l’inviolabilità di quei confini.
E, naturalmente, qui c’è una sfumatura molto importante che voglio sottolineare: la Dichiarazione di Alma-Ata e i pacchetti relativi alla Dichiarazione sono stati ratificati dal parlamento armeno nel 1992, il parlamento azerbaigiano l’ha ratificata successivamente. Molti eventi si sono verificati dopo la firma e la ratifica, ma in questo contesto è molto importante registrare che a Praga il 6 ottobre, alla presenza del presidente della Francia e del presidente del Consiglio europeo, Armenia e Azerbaigian, infatti, dopo tutti questi eventi, hanno riaffermato il riconoscimento reciproco dell’integrità territoriale sulla base della Dichiarazione di Alma-Ata.
E il secondo punto importante è che la dichiarazione di Alma-Ata dovrebbe diventare la base per la demarcazione e la delimitazione dei confini tra i due paesi. Anche questo è un principio molto importante, che in questo contesto significa che nel processo di demarcazione tra Armenia e Azerbaigian, non si deve creare alcun confine, ma i confini confermati e riaffermati dalla dichiarazione di Alma-Ata dovrebbero essere espressi sul terreno, sulle mappe.
Questo è il primo accordo fondamentale. Successivamente, il 30 ottobre, è stata firmata la dichiarazione trilaterale del presidente della Russia, del presidente dell’Azerbaigian e del sottoscritto, in cui Armenia e Azerbaigian hanno riconosciuto in una dichiarazione scritta di riconoscere l’integrità territoriale e la sovranità reciproca e dichiarano di rifiutarsi di usare la forza e la minaccia della forza e tutte le questioni saranno risolte attraverso la negoziazione. Questo accordo è diventato anche la base per la formazione e la formulazione del terzo principio fondamentale, il che significa che l’apertura e lo sblocco delle comunicazioni regionali, nonché l’apertura reciproca delle strade, avverranno nel quadro del rispetto della sovranità e della giurisdizione dei Paesi, e questo principio, insieme ai due principi precedenti, è stato registrato sulla base dei risultati degli incontri trilaterali tenutisi a Bruxelles il 14 maggio e il 15 luglio. Inoltre, tutto ciò di cui sto parlando sono documenti pubblici.
Cosa c’entra tutto questo con la Sua domanda? E il collegamento è che, in sostanza, l’architettura e i principi del trattato di pace tra Armenia e Azerbaigian sono stati concordati, e alla fine dello scorso anno ci sembrava che fossimo molto vicini a raggiungere finalmente un accordo sul testo del trattato finale trattato, ma fin dall’inizio l’Azerbaigian si è rifiutato per tre volte di partecipare ai negoziati in diversi formati, dopo i quali erano previste le elezioni presidenziali in Azerbaigian. E in effetti siamo ancora su questo punto e suppongo che dopo le elezioni presidenziali saremo in grado di realizzare l’attuazione di questi punti, se ci sarà la volontà politica. Posso constatare che il governo armeno, come prima, ha la volontà politica di perseguire proprio la pace nella nostra regione e di firmare un trattato di pace con l’Azerbaigian basato sugli accordi sopra menzionati.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Questo è abbastanza positivo, ma…

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Mi scuso, ma il fatto che abbiamo perso così tanto tempo non è un segnale molto positivo, perché vedete, il 1° giugno si è tenuto a Chișinău un incontro a cinque con la partecipazione del presidente della Francia, il Cancelliere tedesco, il Presidente del Consiglio europeo, il Presidente dell’Azerbaigian e me, e dove è stato formulato un accordo ed è stato pubblicato per iscritto che il prossimo incontro con lo stesso formato si sarebbe svolto a Granada nell’autunno 2023. Ma l’Azerbaigian, di fatto, ha rifiutato di partecipare a quell’incontro, dove in quel contesto era stato formulato che il prossimo incontro si sarebbe svolto alla fine di ottobre, a Bruxelles, in formato trilaterale. L’Azerbaigian ha rifiutato nuovamente di partecipare a tale incontro. E se a questo aggiungiamo gli eventi accaduti nel Nagorno Karabakh, i primi attacchi militari furono effettuati contro il Nagorno Karabakh e, di fatto, il Nagorno Karabakh fu completamente spopolato a causa della pulizia etnica. E semplicemente, ho risposto alla Sua domanda specifica, concentrandomi sul contenuto della tua domanda, ma perché ho interrotto la Sua domanda nel punto in cui parlava di positività? Perché se confrontiamo questi eventi, ad esempio in Armenia, ci sono analisti che ritengono che tutto ciò significhi che l’Azerbaigian si sta ritirando passo dopo passo e abbandonando gli accordi raggiunti sulle piattaforme internazionali e tra di noi.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Vorrei tornare alla mia domanda. Credo che il 10 gennaio il presidente Aliyev abbia rilasciato un’intervista televisiva in cui ha detto alcune cose interessanti. Lui ha detto che il progetto nazionale per la riconquista dei territori dell’Azerbaigian è stato portato a termine e spera che in linea di principio non ci siano più ostacoli alla pace. Ha anche detto che se vedrà qualche segno di riarmo dell’Armenia, lancerà un’azione militare contro l’Armenia, ha riaffermato la sua richiesta per un corridoio attraverso il territorio armeno fino a Nakhichevan, ha escluso la ritirata delle sue truppe dal territorio interno L’Armenia, da altezze strategiche, afferma che ha bisogno di queste aree per poter tenere d’occhio le intenzioni armene. Poi ha rifiutato la Sua proposta di tracciare un confine sulla base delle ultime mappe militari sovietiche, sottolineando che preferirebbe parlare di mappe dei primi periodi della sovietizzazione, perché in quel periodo l’Azerbaigian ha perso molto territorio. Le persone, compresi i rappresentanti del vostro governo, dicono che con questo l’Azerbaigian sta gettando le basi per avanzare richieste territoriali all’Armenia. In altre parole, non solo il Nagorno Karabakh, ma anche che lui intende andare oltre e preparare, se non un’invasione su larga scala, almeno rivendicare il proprio territorio. È questo ciò che pensi stia succedendo?

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Naturalmente queste opinioni hanno il diritto di esistere e queste valutazioni non possono essere considerate infondate. Ho valutato pubblicamente le dichiarazioni del Presidente dell’Azerbaigian in un’intervista rilasciata ai media televisivi azeri all’inizio di gennaio 2024 come un duro colpo al processo di pace, ma poco fa ho descritto che questo colpo non è stato un processo autonomo ed è iniziato, in primo luogo, con la pulizia etnica nel Nagorno Karabakh e, in secondo luogo, con il rifiuto di partecipare alla riunione di Granada, proseguito con il rifiuto di partecipare alla riunione di Bruxelles e il conseguente rifiuto di presenziare alle riunioni.
Voglio anche notare che recentemente ho risposto a quelle dichiarazioni del Presidente dell’Azerbaigian e devo affermare ancora una volta che avere un esercito è un diritto sovrano di ogni Stato, e la Repubblica di Armenia, proprio come ogni Stato sovrano, ha il diritto diritto ad avere un esercito forte e pronto al combattimento, fermo restando che la Repubblica di Armenia sta creando un esercito per rafforzare la propria integrità territoriale e sovranità, indipendenza e statualità. Fondamentalmente, con le nostre posizioni politiche abbiamo dimostrato che riconosciamo l’integrità territoriale di tutti i Paesi della nostra regione e ci aspettiamo lo stesso da tutti i paesi della nostra regione, soprattutto perché esiste un documento firmato e adottato al riguardo. Vedete, quando parlavo dell’affermazione del quadrilatero di Praga, è proprio di questo che tratta l’affermazione del quadrilatero di Praga. Per quanto riguarda parlare dei territori al momento dell’adesione all’Unione Sovietica, penso che le discussioni sul periodo dell’adesione all’Unione Sovietica non siano affatto rilevanti in questo contesto. Perché? Perché ho già detto che l’accordo tra Armenia e Azerbaigian è stato registrato per iscritto in formato tripartito e quadrilatero, in cui si afferma che i due paesi riconoscono reciprocamente l’integrità territoriale sulla base della Dichiarazione di Alma-Ata.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Capisco perché non è d’accordo con queste affermazioni, ma temi…

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  Mi dispiace, non si tratta di non essere d’accordo con le dichiarazioni, mi riferisco ai documenti. Se la dichiarazione dell’Azerbaigian è che non riconosce alcun documento che ha firmato e adottato, deve annunciarlo pubblicamente. In altre parole, come ho detto, so che ci sono quelle analisi, quelle interviste e così via, e cosa significano, e posso dare anche una valutazione politica, e dico anche che ci sono analisi secondo che l’Azerbaigian sta facendo un passo indietro rispetto agli accordi raggiunti. Ma finché l’Azerbaigian non annuncia, in particolare, di ritirare la propria firma dalle dichiarazioni di Sochi e Praga, allora è chiaro che Armenia e Azerbaigian riconoscono reciprocamente l’integrità territoriale sulla base della dichiarazione di Alma-Ata del 1991 e di qualsiasi dichiarazione che contraddica questa logica non è legittima.

The Telegraph: Roland Oliphant  – Teme una terza guerra tra Armenia e Azerbaigian?

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  Paura non è la parola giusta da usare, perché la Repubblica di Armenia è uno stato democratico e in via di sviluppo e, come ho già detto, la Repubblica di Armenia sta attuando riforme su larga scala per migliorare la resilienza del Paese, e comunque, negli ultimi anni, penso che la comunità internazionale e la nostra comunità abbiano visto e visto che la resilienza del nostro Paese è migliorata in modo significativo. Continuiamo il percorso di riforme per migliorare ulteriormente la resilienza dell’Armenia. Per quanto riguarda la destabilizzazione regionale e i passi verso di essa, ovviamente, chiunque abbia buon senso sarebbe preoccupato.

The Telegraph: Roland Oliphant  – Chiunque abbia buon senso avrebbe tali timori riguardo a una possibile guerra futura. È questo che vuol dire?

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  Guardi, ci sono interviste, dichiarazioni di ogni genere, ma è molto importante notare la natura interstatale delle nostre relazioni. Anche se non abbiamo relazioni diplomatiche, devo fare riferimento ai documenti che abbiamo firmato, per fare affidamento su tali documenti. Ho già detto che abbiamo firmato un documento con l’Azerbaigian sul non uso della forza e sulla minaccia dell’uso della forza. Se lo guardiamo con questa logica e se l’Azerbaigian non rispettasse i documenti da esso firmati, allora l’Azerbaigian potrebbe attaccare qualsiasi Paese, perché solo l’Armenia? Guardatevi intorno: se non rispettassero i loro impegni internazionali, allora potrebbero attaccare qualsiasi Paese vicino, se così fosse.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Mi scusi, ma la domanda fondamentale qui è che, beh, diciamo che avete preso quegli impegni internazionali, ma avete fiducia che il presidente Aliyev manterrà quegli impegni? Questa è la domanda fondamentale.

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Confido in Dio e credo che ogni Stato che si rispetti debba rispettare i propri impegni.

The Telegraph: Roland Oliphant  – Recentemente, credo proprio questa settimana, ha parlato del fatto che l’Armenia non può più fare affidamento sulla Russia come principale partner militare e di difesa. Penso che sia abbastanza chiaro il motivo. La Russia non ha adempiuto ai propri obblighi ai sensi della CSTO. Cosa significa in pratica? L’Armenia sta cercando una futura adesione alla NATO?

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  Non abbiamo detto che neghiamo e rifiutiamo la cooperazione con la Russia in generale e nel settore della sicurezza in particolare. Ciò che abbiamo detto è che diversificheremo le nostre relazioni nel settore della sicurezza. Cosa significa questo? Ciò significa che romperemo le nostre relazioni di sicurezza con la Russia? No, non significa questo, ma significa che nel campo della sicurezza ci stiamo preparando, siamo pronti, stiamo discutendo e lavorando per stabilire relazioni, ad esempio, con l’Unione Europea, che è già una realtà grande, con la Francia, che nel complesso è già una realtà, con gli Stati Uniti, che nel complesso è già una realtà, con la Repubblica islamica dell’Iran, che nel complesso è già una realtà, con l’India, che è già nel complesso una realtà, e con molti altri Paesi. Le nostre relazioni di sicurezza con gli Stati Uniti, o la Francia, o l’India, o l’Unione Europea non sono naturalmente dirette contro la Russia. Questa è semplicemente la conseguenza del fatto che le relazioni di sicurezza che avevamo in passato non rispondono alle nostre esigenze di sicurezza. Per quanto riguarda la NATO, questo non è un punto della nostra agenda. In altre parole, non abbiamo discusso e non stiamo discutendo dell’adesione alla NATO. Abbiamo rapporti di partenariato con la NATO e non vi è nulla di nuovo. Avevamo un piano d’azione di partenariato individuale, ora quel programma viene riformattato in un certo formato di partenariato che non implica l’adesione. Vi dirò anche che oggi siamo almeno de jure membri della CSTO, e non sono sicuro che ci siano discussioni su questo argomento in generale, o meglio in Armenia, su quanto bene la strategia basata sull’alleanza corrisponda agli interessi dell’Armenia, in generale, a lungo termine.

The Telegraph: Roland Oliphant  – Lei dice che non volterà le spalle alla Russia. Ma questo non è realistico nel mondo di oggi. I Paesi che hai elencato, gli stretti legami con la Francia, gli Stati Uniti, l’UE, si trovano in un massiccio confronto geopolitico con la Russia. Deve davvero fare una scelta, non è vero?

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  La guerra in Ucraina era appena iniziata, credo di aver rilasciato un’intervista alla CNN ceca e di aver detto che non siamo alleati della Russia per quanto riguarda l’Ucraina, e questa è la realtà. Ma voglio anche dire che la nostra cooperazione in materia di sicurezza con gli Stati Uniti o la Francia o con gli altri nostri partner per la sicurezza non è diretta contro l’altro nostro partner per la sicurezza. Un’altra cosa è che i nostri partner potrebbero avere dubbi su come la cooperazione con altri potrebbe influenzare i loro sistemi di sicurezza. Stiamo cercando di gestire questo problema nel modo più trasparente possibile.

The Telegraph: Roland Oliphant  – Come parte del vostro riallineamento, abbracciando altre strutture di sicurezza, siete entrati a far parte della Corte penale internazionale, credo che sia successo il 1 dicembre o il 31 gennaio, quando l’Armenia ha aderito formalmente allo Statuto di Roma. La Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Vladimir Putin per presunti crimini di guerra commessi in Ucraina. Se Vladimir Putin arrivasse a Yerevan, lo arrestereste?

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  Innanzitutto voglio dire che la Repubblica di Armenia ha avviato il processo di adesione allo Statuto di Roma nel dicembre 2022 e tale decisione è stata condizionata dalla valutazione dei cambiamenti nel nostro contesto di sicurezza. Abbiamo ratificato lo Statuto di Roma, tra l’altro, analizzando le conseguenze della guerra del settembre 2022 e constatando che ci sono alcune crepe nel nostro sistema di sicurezza. In questo senso abbiamo anche ratificato lo Statuto di Roma come ulteriore fattore per aumentare il livello di sicurezza dell’Armenia. Capisco che sia stato un periodo difficile e abbiamo preso questa decisione perché era un periodo difficile. Tale decisione serve ad aumentare il livello di sicurezza dell’Armenia.
Per quanto riguarda le sfumature giuridiche, non posso svolgere un’analisi giuridica in questo momento perché è compito degli avvocati. Penso che, come ho detto, l’Armenia, in quanto stato responsabile, dovrebbe rispettare tutti i suoi impegni internazionali, compresi gli impegni che ha nei rapporti con la Federazione Russa, gli impegni che ha nei rapporti con la comunità internazionale. Del resto ci sono diverse opinioni e analisi giuridiche sull’argomento, e in particolare non sono pochi gli avvocati che sostengono che gli attuali capi di Stato godono di un’immunità, un’immunità insormontabile, a causa del loro status. Voglio dire, è una questione legale, non una questione politica di cui devo discutere e a cui devo rispondere.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Una parte del mondo dice che Vladimir Putin dovrebbe essere arrestato per crimini di guerra. Hai l’obbligo di farlo. Se verrà in Armenia, la polizia armena arresterà il presidente russo e lo manderà all’Aia?

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  Lasciate che vi sveli un segreto. Dal 2018 in Armenia sono state avviate molte riforme democratiche su larga scala e non sono io a prendere decisioni su chi dovrebbe essere arrestato e chi non dovrebbe essere arrestato. In Armenia esiste un ordinamento giuridico consolidato, esistono istituzioni giuridiche e in tutti i casi sono le istituzioni giuridiche armene a prendere tali decisioni. Per questo abbiamo la Procura, abbiamo i tribunali, abbiamo il comitato investigativo e così via. È molto importante che, essendo membro del Partenariato Orientale, la Repubblica di Armenia si distingua soprattutto per le riforme istituzionali volte ad avere un sistema giudiziario indipendente. Nella Repubblica di Armenia esiste lo stato di diritto, il Primo Ministro ha i suoi poteri nella Repubblica di Armenia. In nessun caso tali poteri includono la soluzione della questione se questa persona debba essere arrestata o meno. Tutto ciò avviene attraverso procedure legali.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Capisco, voglio dire, potrebbe mettervi in una situazione un po’ imbarazzante. È possibile chiamare semplicemente Vladimir Putin e dirgli di non venire, perché non si può promettere che non verrà arrestato? Questa è una situazione piuttosto imbarazzante, non è vero?

Primo Ministro Nikol Pashinyan:  Non credo che Vladimir Vladimirovich abbia bisogno del mio consiglio.

The Telegraph: Roland Oliphant  – Lei dice che la vostra nuova cooperazione con l’Occidente non è diretta in alcun modo contro la Russia, che la Russia non deve preoccuparsi di questo, che state semplicemente diversificando il vostro contesto di sicurezza. Ora cito un commento di una fonte anonima, presumibilmente un alto funzionario russo, fornito all’agenzia TASS in ottobre. “Consideriamo il discorso del primo ministro armeno Nikol Pashinyan del 17 ottobre al Parlamento europeo assolutamente irresponsabile e provocatorio, soprattutto per quanto riguarda la Russia e le relazioni russo-armene. Vediamo come l’Armenia sta cercando di trasformarsi nell’Ucraina numero 3. Pashinyan sta seguendo le orme di Volodymyr Zelenskyj facendo passi da gigante.” Se fossi in Lei, sarei piuttosto preoccupato per tale retorica proveniente dalla Russia, visto ciò che la Russia sta facendo in Ucraina.

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  In generale, mi piace commentare le citazioni dopo averle lette io stesso, con tutto il rispetto, da una terza fonte, almeno questo è quello che mi ha mostrato la mia esperienza politica. Ma, in generale, continuando a rispondere alla domanda precedente, dirò quanto segue: noi, come ho detto chiaramente nel mio discorso al Parlamento europeo, collaboriamo con l’Unione europea, le nostre relazioni con l’Unione europea si stanno approfondendo.
A proposito, voglio attirare la vostra attenzione su un fatto molto importante: negli ultimi mesi nella nostra regione si è verificato un evento molto significativo, e questo evento significativo avviene indipendentemente dagli atteggiamenti e dalle valutazioni politiche, perché gli atteggiamenti e le valutazioni politiche possono variare, ma il nostro vicino immediato e amico, la Georgia, è diventato un candidato all’adesione all’Unione europea. Fondamentalmente penso che sia molto importante ed essenziale che l’Armenia si posizioni attorno a quell’evento. Naturalmente ho avuto l’opportunità di congratularmi con la mia controparte georgiana e con il popolo georgiano in occasione di quell’importante evento. Penso che sia un evento che inevitabilmente avrà un impatto sul quadro generale e sull’atmosfera della nostra regione. La Repubblica d’Armenia e il nostro governo dovrebbero prendere posizione riguardo a tale evento. Posso dirvi una cosa, e forse è evidente da quello che ho detto: se in quell’occasione mi sono congratulato con la Georgia, il governo georgiano e il popolo, è ovvio che lo considero un evento positivo. Altrimenti che senso avrebbe congratularsi?

The Telegraph: Roland Oliphant –  Voglio dire, vuole guidare il Suo paese nella direzione dell’UE? Renderlo un obiettivo?

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Dovremmo chiarire cosa intendiamo con direzione, perché ancor prima che io diventassi Primo ministro, l’Armenia e l’Unione europea avevano già firmato l’accordo di partenariato globale e rafforzato. Ora l’accordo è in fase di attuazione. È ovvio che le relazioni tra Armenia e Unione Europea si stanno approfondendo ed è ovvio che le relazioni tra Armenia e Unione Europea si stiano approfondendo, anche alle condizioni e grazie all’attuazione dell ‘”Accordo di partenariato globale e rafforzato”. Ma, d’altro canto, è ovvio che le relazioni tra l’Armenia e l’Unione europea si stanno avvicinando perché, secondo la comunità internazionale, abbiamo successi visibili nell’attuazione delle riforme democratiche.
Sapete, questa sottigliezza è molto importante per comprendere la nostra situazione, la situazione e molti eventi che si stanno svolgendo in Armenia. Guardi, non ci allontaniamo da nessuno. Stiamo implementando i messaggi ricevuti dalla nostra gente. E quel messaggio riguarda principalmente le riforme democratiche. E la democrazia, le riforme democratiche, lo sviluppo di una società democratica non sono programmi causati da determinate circostanze. Ho affermato più volte che questa è una strategia per noi, e nel mio discorso al Parlamento europeo ho affermato che continueremo ad attuare queste strategie, continueremo a portare avanti queste riforme. E ho detto che la Repubblica d’Armenia è pronta ad avvicinarsi all’Unione Europea quanto l’Unione Europea lo riterrà possibile.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Mi perdoni per aver spinto questa domanda. Il motivo per cui chiedo della dura reazione della Russia dopo l’adesione dell’Armenia alla Corte penale internazionale è perché…

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Scusi, di chi è la reazione che sta parlando?

The Telegraph: Roland Oliphant –  Sto parlando di una citazione che ho letto per voi da un anonimo funzionario russo.

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Scusi, la fonte che ha citato, il funzionario russo, è un funzionario anonimo? Ho capito bene?

The Telegraph: Roland Oliphant  – Sì, questo è il commento fornito alla TASS.

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Ma mi dispiace, non potete nemmeno inviare il link, perché non credo sia appropriato che il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia commenti ciò che ha detto la fonte anonima. Riesce a immaginare quante fonti anonime ci sono adesso? Se partiamo da fonti anonime…

The Telegraph: Roland Oliphant  – OK, capisco. Ma voglio dire, è un’agenzia di stampa statale russa, invia determinati messaggi e quei messaggi non vengono inviati senza motivo.

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Sapete, se la fonte è anonima, significa che non è poi così sicuro di quello che dice.

The Telegraph: Roland Oliphant  – Forse. Ma il motivo per cui faccio queste domande taglienti è a causa della vostra geografia…

Primo Ministro Nikol Pashinyan  : Mi piacciono le domande taglienti.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Allora dov’è l’Armenia? Che vi piaccia o no, dovete affrontare la guerra in Ucraina, questo grande confronto tra Russia e Occidente, c’è anche il confine con l’Iran, stiamo assistendo ad una guerra tra Israele e Gaza, che rischia di trasformarsi in un più ampio confronto israelo-iraniano. Tutte queste cose si sovrappongono qui, nel Caucaso meridionale. Quanto potrebbero andare male le cose qui? Teme che queste crisi internazionali interconnesse possano incontrarsi in questa regione?

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Scusi, da quale Paese viene?

The Telegraph:  Roland Oliphant –  Vengo dal Regno Unito.

Primo Ministro Nikol Pashinyan –  Guardi, purtroppo ci sono preoccupazioni molto profonde sia nel Regno Unito che in tutti i Paesi europei. Partecipo ai vertici della Comunità politica europea e discutiamo sulla situazione internazionale sia in formato aperto che dietro le porte. Non conosco un solo Stato al mondo oggi, almeno gli Stati con i cui leader interagisco, che non abbia profonde preoccupazioni in materia di sicurezza.
Perchè dico questo? Innanzitutto, due cose. Non voglio che questa conversazione dia l’impressione che le sfide alla sicurezza in Armenia siano considerevolmente più critiche che in molti altri Paesi del mondo. Ma d’altra parte, non voglio creare l’impressione che il governo armeno non si renda conto di quanto siano cruciali le sfide alla sicurezza dell’Armenia. Capisce il mio punto?
Vedete, comunico con i leader di molti Paesi europei e non solo europei. Tutti i Paesi si trovano ad affrontare queste sfide alla sicurezza perché viviamo in un mondo in cui nessuno può dire cosa accadrà domani mattina o stasera. Questa è l’intera logica del mondo moderno. E se consideriamo anche la globalizzazione, il mondo è diventato molto più piccolo. vedere cosa sta succedendo intorno a noi, cosa sta succedendo in Ucraina, cosa sta succedendo in Israele, cosa sta succedendo nei nostri bacini marittimi vicini. Nessuno può essere rilassato. Se qualcuno pensasse di essere più rilassati nel mondo globale o di dover essere più rilassato del governo o dei cittadini della Repubblica di Armenia, si sbaglierebbe notevolmente.
In secondo luogo, le sfide che Lei ha menzionato, e lo dico con la massima serietà, perché ora e da due anni la comunità internazionale sta discutendo se ci sarà o meno una guerra nucleare. E poiché mi trovo nella posizione di interagire con diverse potenziali parti di quella guerra nucleare, so quanto sia serio l’argomento. In questo senso, almeno, l’Armenia è significativamente più sicura perché non credo che qualcuno lancerà un attacco nucleare contro l’Armenia. Nel frattempo, molti Paesi non sono sicuri di sentirsi così sicuri.
Il motivo per cui ti reagisco in questo modo è che voglio che Lei mi capisca correttamente. è molto importante comprendere che in molti altri Paesi non si è più al sicuro che nella Repubblica di Armenia. E da un’altra prospettiva, tra l’altro, la Repubblica di Armenia è al 7° posto nel mondo in termini di livello di sicurezza interna nell’ultima classifica di Numbeo. Voglio dire, ora ti trovi nel settimo paese più sicuro al mondo, il che penso non sia male.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Qual è il Suo messaggio ai miei lettori, ai ministri del governo che leggono il mio giornale? Perché il mondo, come ha detto Lei, sta discutendo seriamente sulle possibilità di una guerra nucleare in una realtà in cui non possiamo prevedere cosa accadrà domani.

Primo Ministro Nikol Pashinyan  – Il messaggio che vorrei inviare ai vostri lettori è il seguente: so quanto sia difficile, so quali difficoltà devono essere superate e farò del mio meglio affinché la pace venga stabilita nella nostra regione, farò svolgere la parte di lavoro che ci riguarda e spero che altri Paesi della nostra regione facciano lo stesso. Per alcuni dei nostri partner c’è fiducia che lo faranno, per altri non c’è così tanta fiducia, ma questo è uno degli obiettivi e dei significati chiave delle nostre relazioni estere, e abbiamo chiamato questa politica “regionalizzazione” in modo da poter possiamo raggiungere la pace nella nostra regione.

The Telegraph: Roland Oliphant –  Grazie per l’intervista, signor Primo Ministro.

Primo Ministro Nikol Pashinyan  : Grazie. Tutto il meglio per Lei.

L’intervista in originale si trova QUI
(foto articolo da web)

La questione delle piccole ma strategicamente posizionate enclavi dell’era sovietica in Armenia e Azerbaigian è diventata in prima linea nei colloqui di pace negli ultimi mesi. I due paesi hanno un totale di quattro enclavi tra di loro, tra cui un’exclave armena all’interno dell’Azerbaigian e tre exclavi azerbaigiane, controllate e circondate su tutti i lati dall’Armenia.

La questione delle enclavi è rimasta in gran parte in sospeso per decenni. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha affermato che se ne è discusso durante i colloqui del 1999 sul Nagorno-Karabakh (Artsakh). È tornato alla ribalta con la vittoria dell’Azerbaigian nella guerra dell’Artsakh del 2020.

La notte del 9 novembre 2020, una bozza della dichiarazione trilaterale che pone fine alla guerra è trapelata dal quotidiano statale russo Sputnik Armenia e ampiamente riprodotta da altre pubblicazioni. Il punto 2 recita: “Il distretto di Agdam e i territori detenuti dalla parte armena nel distretto di Gazakh della Repubblica dell’Azerbaigian saranno restituiti alla parte azera entro il 20 novembre 2020”. Gazakh è dove si trovano due delle tre enclavi azere. Dopo che il testo ufficiale è stato pubblicato online, è stato rapidamente rimosso da Sputnik. Questa era la parte più significativa della bozza di testo omessa dalla versione finale. Pashinyan ha successivamente confermato che la questione era stata discussa in quel momento, ma l’Armenia ha insistito per la sua rimozione.

Con la caduta del Nagorno-Karabakh in seguito al blitz azerbaigiano del 19-20 settembre 2023 e lo sfollamento forzato dell’intera popolazione armena di oltre 100.000 persone, la demarcazione del confine armeno-azerbaigiano, con le sue stranezze dell’era sovietica, è ora una delle questioni più spinose dei colloqui di pace.

Enclave armena: Artsvashen

Nel tardo periodo sovietico, l’Armenia aveva un’exclave all’interno dell’Azerbaigian chiamata Artsvashen, che si trova a est di Chambarak nella regione di Gegharkunik. Le forze azere la catturarono nell’agosto 1992 e l’intera popolazione di 2.730 persone fu sfollata con la forza, mentre 12 soldati armeni furono uccisi. La gente di Artsvashen ora vive principalmente nella città di Chambarak. L’Azerbaigian l’ha ribattezzata Bashkend (Başkənd) e la amministra come parte del suo distretto di Gadabay (Gədəbəy). Le immagini satellitari mostrano il villaggio in gran parte svuotato con la maggior parte delle case in rovina o rase al suolo. Secondo il governo armeno, l’enclave di Artsvashen copre un’area di 40 km 2, mentre Google Maps, secondo i calcoli dei fact-checker armeni, ne copre 38,1 km 2.

Enclavi azerbaigiane

L’Azerbaigian sovietico aveva tre exclavi (contenenti quattro villaggi) all’interno dell’Armenia: Kyarki, Yukhari/Askipara superiore, Barkhudarli e Sofulu. Le ultime due formavano un’unica enclave.

Kyarki si trova appena a nord della regione di Nakhichevan (Nakhchivan) in Azerbaigian, sull’arteria nord-sud dell’Armenia, il che la rende centrale per la sicurezza dell’Armenia. Collega Yerevan con il sud del Paese (le regioni di Vayots Dzor e Syunik) e, successivamente, con l’Iran. Fu catturata dai miliziani armeni a metà gennaio 1990, provocando l’esodo dei residenti azeri. Kyarki fu per un breve periodo di tempo controllata dalle forze paramilitari sovietiche OMON, che successivamente se ne andarono e il villaggio fu ripopolato da profughi armeni dall’Azerbaigian. Ora è amministrato come parte della regione armena dell’Ararat (marz) e si chiama Tigranashen dal nome dell’unico combattente armeno che fu ucciso durante la sua cattura. Ora ha una popolazione di 149 abitanti.

Esiste una strada alternativa per Kyarki che attraversa Vedi e Lanjar allontanandosi dal confine con Nakhichevan. Entrambi i percorsi sono più o meno della stessa lunghezza, ma il percorso Vedi-Lanjar è più stretto e attraversa un terreno montuoso, quindi così com’è non può sostituire completamente il percorso Kyarki. Non è inoltre chiaro come il progetto dell’autostrada Nord-Sud si occuperà di Kyarki. Il progetto definitivo di questa sezione non è stato completato, ma era stato annunciato in precedenza che l’autostrada tra Artashat e Sisian che comprende Kyarki non si sarebbe discostata in modo significativo dal percorso esistente. Secondo lo schema generale, l’autostrada sembra aggirare Kyarki/Tigranashen attraverso una serie di tunnel che corrono a nord. Pashinyan ha insistito nel 2021 sul fatto che il progetto dell’autostrada aggira l’enclave e che, progettandolo in questo modo, l’amministrazione del suo predecessore Serzh Sargsyan ha sostanzialmente confermato il suo status controverso.

Le altre due enclavi, situate nella regione nord-orientale di Tavush, in Armenia, furono catturate dalle forze armene nell’estate del 1992. Come Kyarki, anche loro sono posizionate strategicamente, ma a differenza delle prime, non sono state popolate dopo la fuga dei residenti dell’Azerbaigian. Il censimento armeno del 2011 elencava un “Askipara”, che presumibilmente è Yukhari/Askipara superiore, con una popolazione di 0 abitanti come parte del comune di Voskepar.

Barkhudarli e Sofulu, formando un’unica enclave, si trovano sulla strada principale che collega Ijevan, il centro regionale, con la città di Berd e alcuni villaggi vicini. Come nei due casi precedenti, esiste una strada alternativa, ma significativamente più montuosa, che collega Ijevan e Berd.

Secondo i fact-checker armeni e un ricercatore azerbaigiano, le tre enclavi azere all’interno dell’Armenia hanno un’area totale di circa 44 km 2, con Yukhari Askipara a 25,4–25,5 kmq, Barkudarlu e Sofulu a 10,1 kmq e Kyarki a 8,3–8,4 kmq.  Ciò a fronte dei 38 o 40 km quadrati di Artsvashen.

I quattro villaggi azeri “non enclave”.

Se i colloqui si fossero svolti in buona fede, una soluzione di buon senso sarebbe stata semplicemente quella di mantenere lo status quo per quanto riguarda le enclavi, ma l’Azerbaigian ha naturalmente rifiutato questa opzione. Anche se venissero scambiate, rimarrebbe la questione di altri quattro villaggi azeri controllati dagli armeni nella regione di Gazakh (Qazax), situati immediatamente oltre il confine a Tavush: Baghanis Ayrim, Ashaghi/Basso Askipara, Kheyrimli e Gizilhajili.

Catturati dalle forze armene a metà del 1992, i primi tre dei quattro si trovano su o nelle immediate vicinanze della principale autostrada nord-sud dell’Armenia, che collega Yerevan con la capitale georgiana Tbilisi. I villaggi furono catturati dalle forze armene per proteggere la strada strategica, diventata un’ancora di salvezza a causa del blocco dei confini dell’Armenia con l’Azerbaigian e la Turchia. Secondo le mappe sovietiche più dettagliate della metà degli anni ’70 disponibili online, l’autostrada attraversa il territorio azerbaigiano (Ashaghi Askipara) tra i villaggi di Kirants e Voskepar. L’area controllata dall’Armenia qui è solo di circa 8,3 kmq , ma ciò complica la futura demarcazione e delimitazione dell’area indipendentemente da come viene gestita la questione delle enclavi.

Esiste un percorso alternativo, che attraversa la regione armena di Lori, passando per Vanadzor e Alaverdi invece che per Sevan-Dilijan-Ijevan. Queste due autostrade, che vanno da Yerevan al confine georgiano (Bagratashen), sono più o meno simili in lunghezza, con il percorso Vanadzor-Alaverdi a 204 km e il percorso Dilijan-Ijevan a 212 km. Ma questo non risolverebbe il potenziale isolamento di Voskepar, un villaggio di 721 abitanti, dal resto dell’Armenia, e il distacco di Noyemberyan e dei villaggi circostanti dal centro regionale di Ijevan.

Nell’agosto 2021, in seguito a quanto riportato dai media, il ministero della Difesa armeno ha annunciato che le guardie di frontiera russe erano state schierate nell’area di Voskepar. Ciò ha dato luogo a speculazioni secondo cui la delimitazione dell’area potrebbe iniziare presto.

La posizione dell’Armenia

Durante una manifestazione elettorale nel giugno 2021, Pashinyan ha proposto di scambiare le enclavi in ​​modo che l’Azerbaijan mantenga Artsvashen e l’Armenia mantenga le tre exclavi azere. Questa possibilità è stata ribadita dagli alti parlamentari del suo partito nel novembre 2021, ma pochi giorni dopo Pashinyan ha suggerito che le enclavi potrebbero non avere una “base giuridica”, dicendo che “dubitiamo fortemente” che ne abbiano.

La questione è poi passata in gran parte in secondo piano ed è riemersa a metà del 2023. Parlando in parlamento a maggio, ha detto che Armenia e Azerbaigian riconoscono, a livello politico, l’esistenza delle enclavi, ma ci sono ulteriori questioni legali. Ha ribadito ancora una volta la proposta di scambiarli e ha aggiunto che sono in corso discussioni sulla questione e che esiste molta flessibilità. Pashinyan ha ribadito l’esistenza delle enclavi, in particolare Kyarki, a “livello politico”, nel giugno 2023. Il ministro degli Esteri Ararat Mirzoyan ha aggiunto che la questione dovrebbe essere affrontata dalla commissione di delimitazione. Pashinyan ha anche affermato che la costruzione di strade che aggirino le enclavi non è una “questione irrisolvibile” per l’Armenia.

A novembre, Gevorg Papoyan, un parlamentare anziano del partito di Pashinyan, ha affermato che l’Armenia non si è mai impegnata a cedere unilateralmente le enclavi all’Azerbaigian e che l’Armenia può discutere di ritiri reciproci di truppe o scambi territoriali.

In altre occasioni, Pashinyan ha sottolineato il controllo azero del territorio armeno nelle zone di confine, soprattutto a Tavush, dove si trovano due enclavi e quattro villaggi. Nell’ottobre 2023, ha osservato che l’Azerbaigian occupa parti dei territori di quattro villaggi: Berkaber, Aygehovit, Vazashen e Paravakar. Nelle sue ultime osservazioni, Pashinyan ha fatto riferimento a 32 villaggi armeni, i cui territori amministrativi (terreni agricoli, pascoli, ecc.) sono occupati dall’Azerbaigian. Inoltre, in diverse ondate di incursioni a partire dal 2021, l’Azerbaigian ha conquistato circa 215 km quadrati di territorio armeno nelle aree di confine, di cui circa 150 km quadrati solo nel settembre 2022 .

La posizione dell’Azerbaigian

In una dichiarazione del 5 giugno 2023, il Ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha lamentato che “l’Armenia […] sta ancora occupando otto villaggi dell’Azerbaigian” e sta ritardando il “ritorno di otto villaggi all’Azerbaigian con vari pretesti”. In una telefonata con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel in ottobre, Aliyev ha fatto riferimento a “otto villaggi dell’Azerbaigian” che sono “ancora sotto l’occupazione armena, e ha sottolineato l’importanza di liberare questi villaggi dall’occupazione”. Il Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian, in una dichiarazione che commemora la vittoria nella guerra del 2020, ha affermato che l’Armenia si rifiuta di “consegnare otto villaggi azeri, che sono ancora sotto occupazione”.

Aliyev ha fatto le sue osservazioni più dettagliate sulle enclavi durante la sua intervista del 10 gennaio. Lui ha detto che “la questione degli otto villaggi sotto occupazione è sempre all’ordine del giorno oggi” e che la proposta dell’Azerbaigian è quella di distinguere i villaggi enclave da quelli non enclave. Ha detto che questi ultimi “dovrebbero essere restituiti all’Azerbaigian senza alcuna precondizione”. Per quanto riguarda le enclavi, Aliyev ha detto che dovrebbero essere discusse da un “gruppo separato di esperti”. Ha spiegato la posizione dell’Azerbaigian: “Crediamo che tutte le enclavi debbano essere restituite. Le strade che portano a queste enclavi dovrebbero avere le condizioni necessarie e le persone che vivono lì dovrebbero essere ospitate in queste enclavi”.

Questo articolo è stato pubblicato in lingua inglese dal sito EVN Report in data 30 gennaio 2024. Nostra traduzione redazionale. QUI l’articolo in originale