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Rapporto sulle uccisioni di civili da parte delle forze armate azere nella guerra del 2020 (parte 1)

Qualche settimana fa è stato rilasciato ufficialmente dall’Ufficio dell’Ombudsman dell’Artsakh un rapporto sulle vittime civili armene nel corso del conflitto. Ve lo presentiamo, in forma sintetica e tradotta in italiano, in più riprese.
La lettura di questo documento evidenzia la crudeltà e le atrocità commesse dagli azeri in occasione del loro attacco all’Artsakh.
Uno spaccato terribile di quanto accaduto nel corso dell’aggressione contro gli armeni. A fare le spese della crudeltà azera furono soprattutto vecchi e infermi che non poterono lasciare i loro villaggi.


Sezione 1. Informazioni generali sui crimini delle Forze armate dell’Azerbaigian che hanno provocato l’uccisione di civili in Artsakh
Questo rapporto riassume i casi di vittime civili causate dall’aggressione militare scatenata dall’Azerbaigian e dalla Turchia contro la Repubblica dell’Artsakh dal 27 settembre 2020, nonché uccisioni di civili imprigionati nelle zone passate sotto il controllo delle forze armate azerbaigiane. I casi sono introdotti con rilevanti brevi informazioni.
Dal 27 settembre 2020 al 27 settembre 2021, durante le attività conoscitive dello Staff dell’Ombudsman della Repubblica di Artsakh, sono stati identificati 80 civili che sono stati uccisi dal Forze armate azere. 42 di loro sono stati uccisi a seguito di attacchi mirati, 38 in prigionia.
Sono stati registrati numerosi casi di tortura e mutilazione di cadaveri, sicuramente classificabili come morti civili. L’Ombudsman per i diritti umani ha anche registrato i casi di 163 civili feriti, la maggior parte dei quali causati da bombardamenti che hanno provocato la morte di altre persone.
Le circostanze di violazioni gravi, deliberate e sistematiche del diritto alla vita e di altri diritti della popolazione civile della Repubblica di Artsakh sono presentate nelle sezioni 2 e 3.

Uccisione di civili per luogo di residenza:
Regione di Hadrut 32
Regione di Martuni 14
Stepanakert 13
Regione di Askeran 9
Regione di Martakert 5
Regione di Shushi 5
Regione di Kashatagh 1
Repubblica di Armenia 1

Uccisione di civili per localizzazione:
luogo di residenza 52
Spazio pubblico 15
Luogo di lavoro 1
In prigione azera 2

Uccisione di civili per circostanze di morte:
bombardamenti a lungo raggio 42
In cattività 38

Uccisione di civili per genere:
Maschi 68
Femmine 12

Uccisione di civili per età:
sotto i 18 anni 1
18-40 15
41-62 25
Sopra i 63 39

Questo documento presenta solo i casi confermati su basi indiscutibili, ma il personale dell’Ufficio del
difensore civico per i diritti umani di Artsakh ha ricevuto informazioni incomplete su altri presunti casi, non
ancora del tutto verificati.
Inoltre, al momento della pubblicazione del rapporto, sulla base delle attività di accertamento dei fatti
dell’Ombudsman, sono stati registrati circa 20 civili scomparsi, il cui destino è ancora sconosciuto.
Di seguito sono riportate le principali modalità di un’attività conoscitiva e di redazione della relazione:

• I rappresentanti dell’Ombudsman ricevono regolarmente dati sui decessi dall’Ufficio di medicina legale e
dagli ospedali.
• I dati sono raccolti anche dalle forze dell’ordine, oltre che dal Servizio di emergenza di Stato e dall’Esercito
di Difesa in particolare sui risultati delle operazioni di ricerca.
• Per le verifiche vengano effettuate visite e chiamate alla leadership delle comunità e delle regioni per
scoprire le circostanze degli incidenti e i dati delle vittime e dei loro familiari.
• Le interviste sono condotte con i parenti delle vittime e possibili testimoni, vengono chiariti i dati
anagrafici delle vittime e le circostanze della morte, si recuperano le foto delle vittime.
• Si organizzano visite e si effettuano studi in loco.

A seguito dell’applicazione dei metodi citati è stato possibile raccogliere i dati presentati, per preparare le
versioni pubbliche e chiudere del rapporto. Il rapporto definitivo ha aggiunto molte foto dei civili uccisi
prima e dopo la loro morte. La relazione pubblica è stata preparata senza foto, per non mostrare immagini
crudeli e sensibili.


La sezione 2 presenta le 42 vittime civili uccise da attacchi a lungo raggio delle Forze armate
dell’Azerbaigian, compresi i casi di attacchi missilistici, bombardamenti, attacchi e spari di gruppi sovversivi.


La sezione 3 riassume i dati su 38 vittime civili che sono state uccise in prigionia in Azerbaigian o almeno
sotto il loro controllo, attraverso violenza fisica, accoltellamento, decapitazione, tiro a distanza ravvicinata
e altri mezzi diretti. Dato che sono stati trovati i corpi di alcuni degli uccisi molto tempo dopo la morte, in
alcuni casi è diventato impossibile valutare in dettaglio le circostanze- della morte e le tracce dei delitti.
Tuttavia, in alcuni casi, brevi informazioni sono state fornite anche dai risultati preliminari degli esami
forensi.

(segue)

Gennaio 2022

(15 gen 21) MINACCE DI ALIYEV ALLA CANDIDATA FRANCESE – Il Consiglio di coordinamento delle organizzazioni armene in Francia (CCAF – Conseil de coordinamento des Organizations Arméniennes de France) ha rilasciato una dichiarazione in merito alle minacce del presidente azero Ilham Aliyev contro Valérie Pécresse, il presidente del Consiglio regionale dell’Île-de-France francese e candidato alla presidenza francese. Aliyev aveva detto che il governo azero non era a conoscenza della visita di Pécresse in Nagorno Karabakh, e se avessero saputo che era lì le autorità azere non le avrebbero permesso di lasciare il Nagorno Karabakh. Il Consiglio ha invitato il governo francese a pretendere scuse da parte del presidente azero e a ritirare l’ambasciatore nel caso non arrivassero. Parlando con i media, la stessa Pécresse ha sottolineato la gravità delle minacce di Aliyev contro un candidato alla presidenza e ha osservato che un candidato deve essere libero di andare dove vuole. Pécresse ha visitato l’Armenia e l’Artsakh dal 21 al 23 dicembre 2021. L’hanno accompagnata l’ex ministro degli Esteri francese ed ex commissario europeo Michel Barnier e il capo dei repubblicani del Senato francese Bruno Retailleau.

(14 gen 22) LAVROV SU CONFINI – Il ministro degli Esteri Russo, Lavorv, ha dichiarato che “Il processo di delimitazione e demarcazione tra Armenia e Azerbaigian non si applica alla regione del Karabakh e alla questione dell’insediamento. Questa è una questione puramente bilaterale e abbiamo proposto passi in quella direzione istituendo una commissione per quasi un anno”.

(14 gen 22) COMMISSIONE TURCO-ARMENA – A Mosca si è tenuta la prima riunione, durata circa un’ora e mezza, tra la delegazione armena (guidata dal vice presidente del Parlamento Ruben Rubinyan) e quella turca (condotta dall’amb. Serdar Kilich). Oggetto di questa e delle prossime riunioni è la “normalizzazione delle relazioni fra i due Stati”.

(14 gen 22) RESIDENTE FINISCE IN TERRITORIO OCCUPATO DAGLI AZERI – Un uomo di 69 anni, pare affetto da disturbi mentali, si è perso nei dintorni di Berdzor ed è finito in territorio sotto controllo azero. L’incidente è stato immediatamente segnalato alle forze di pace russe, che hanno stabilito e assicurato la sicurezza del nostro cittadino. Al momento sono in corso colloqui sul ritorno del cittadino della Repubblica dell’Azerbaigian dalla parte armena, afferma il comunicato.

(14 gen 22) PARLAMENTO DELL’ARTSAKH – Le forze politiche rappresentate nell’Assemblea nazionale dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla politica distruttiva e aggressiva della leadership politica dell’Azerbaigian. QUI IL TESTO TRADOTTO

(14 gen 22) ALIYEV RINGRAZIA ERDOGAN – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha inviato una lettera al presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan in occasione del 30° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. La maggior parte di questa lettera comprende le parole di gratitudine di Aliyev a Erdogan per la sua assistenza nell’aggressione militare dell’Azerbaigian contro l’Artsakh e l’Armenia.

(13 gen 22) RAPITO PASTORE ARMENO – Gli azeri hanno rapito un pastore di 53 anni, Suren Matevosyan , e le sue pecore dal villaggio di Tegh nella regione di Syunik (Armenia). Il capo della comunità di Aravus, Argam Hovsepyan, ha dichiarato che molto probabilmente il pastore ha portato le pecore al pascolo (forse 500) vicino al confine. Secondo l’Ufficio dell’ombudsman dell’Armenia, gli azeri sono scesi dalle loro posizioni e hanno fatto prigioniero l’uomo. In serata l’Azerbaigian ha consegnato il pastore rapito Suren Matevosyan alle forze di pace russe.

(13 gen 22) ALIYEV CONTRO L’OSCE – Baku reprimerà i tentativi del Gruppo OSCE di Minsk di impegnarsi nel conflitto del Karabakh, secondo quanto riferito dai media locali citando il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev. Aliyev ha affermato che l’OSCE non dovrebbe occuparsi del conflitto del Nagorno Karabakh, perché è stato risolto. Aliyev ha sottolineato che il gruppo di Minsk deve accettare la realtà e sapere che non può affrontare la questione del Karabakh perché non lo permetterà. Sempre il presidente azero ha dichiarato che il cosidetto “Corridoio di Zangezur” dovrebbe interessare tutto il sud dell’Armenia ovvero la regione del Syunik.

(13 gen 22) RITROVATO ALTRO RESTO – Il contingente della missione russa di mantenimento della pace ha consegnato al Servizio statale di emergenza dell’Artsakh le spoglie di un altro militare (partecipante alle operazioni militari) rinvenute in direzione nord-est (zona di Mataghis). Il numero dei ritrovamenti di soldati e civili armeni dalla fine della guerra sale dunque a 1.705.

(13 gen 22) ANNIVERSARIO POGROM DI BAKU – Il ministro degli Esteri dell’Artsakh Davit Babayan ha descritto i pogrom di Baku come una delle manifestazioni della politica genocida dell’Azerbaigian e uno degli eventi più sanguinosi. In occasione del 32° anniversario Babayan ha sottolineato che il 13 gennaio 1990 è stato uno dei capitoli più tragici e neri della storia del popolo armeno. “Quel giorno sono iniziati pogrom di massa contro gli armeni a Baku. Dobbiamo essere uniti, dobbiamo impegnarci nella giusta politica e sviluppare una società istruita e patriottica per poter evitare prove difficili come i pogrom di Baku“, ha affermato Babayan aggiungendo che per decenni l’Azerbaigian si è impegnato in piani per ottenere l’esodo degli armeni e che i pogrom di Baku sono stati uno degli eventi più sanguinosi della politica genocida dell’Azerbaigian. Il ministro ha affermato che non è un caso che il leader azero Ilham Aliyev abbia rilasciato un’intervista alla vigilia dell’anniversario e abbia parlato nello stesso stile che ha alimentato i massacri negli anni ’90. “Questo dimostra che lì esistono ancora le stesse idee, prevalgono gli stessi approcci e cercano di attuare gli stessi piani. Cosa dovremmo fare affinché eventi così sanguinosi non si ripetano? Per prima cosa dobbiamo capire con chi abbiamo a che fare, comprendere correttamente la realtà e non commettere errori di nuovo. Nella persona dell’Azerbaigian c’è uno stato e una società in cui l’armenofobia è un’ideologia sanzionata dallo stato. Nella persona dell’Azerbaigian c’è un paese che è essenzialmente un paese fascista, e non dobbiamo mai dimenticarlo. Se lo dimentichiamo, i pogrom di Baku fino all’ultima guerra accadranno di nuovo“, ha sottolineato Babayan.

(12 gen 21) INGRESSI IN ARTSAKH – Un totale di 4.391 cittadini stranieri hanno visitato l’Artsakh (Nagorno Karabakh) nel 2021. Il Ministero dell’Economia e dell’Agricoltura di Artsakh informa che questo indicatore è aumentato del 45,6% rispetto allo stesso periodo del 2020, ma è diminuito dell’89,5% rispetto allo stesso periodo del 2019.

(12 gen 22) AGGIORNAMENTO COVID – Altre tre persone a cui è stato diagnosticato il COVID-19 sono morte in Artsakh secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute. Ieri sono stati condotti un totale di 138 test di coronavirus e da cui sono stati confermati dodici nuovi casi di questa malattia che sembrerebbe in fase regredente. Al momento, 46 persone stanno ricevendo cure ospedaliere per COVID-19 con 13 pazienti sono in condizioni critiche e altri 25, compresi i giovani, in condizioni gravi. Finora in Artsakh sono stati condotti un totale di 549 test per il coronavirus nel 2022 e i risultati di 41 di questi sono risultati positivi.

(12 gen 22) NUOVO COMANDANTE RUSSO – Alla guida delle forze di pace russe è stato nominato il generale Andrei Volkov.

(12 gen 22) AGGIORNAMENTO SCONTRI – Il bilancio dello scontro avvenuto ieri è di tre vittime tra i soldati armeni e una tra gli azeri. Nella notte la situazione è ritornata relativamente calma. Intorno alla mezzanotte le forze armate armene hanno recuperato anche il corpo di Vahan Babayan (nato nel 2003) colpito da fuoco nemico. Ci sono anche due feriti ma le loro condizioni non destano preoccupazione

(11 gen 22) DUE SOLDATI ARMENI CADUTI – Il ministero della Difesa dell’Armenia informa che gli azeri hanno ripreso intporno alle 17,30 (ora locale) a sparare contro le postazioni armene all’altezza del villaggio armeno di Verin Shorza. A seguito di tale attività, due soldatio dell’esercito armeno sono caduti. Si tratta di Arthur Artyom Mkhitaryan (nato nel 2002) e del sergente junior Rudik Rafik Gharibyan (2002). Fonti del ministero riferiscono che l’azione azera è stata condotta con artiglieria e droni.

(11 gen 22) SPARI CONTRO POSTAZIONI ARMENIA – Intorno alle 15:15 (ora locale) le unità delle forze armate azere hanno aperto il fuoco sulle postazioni militari armene situate nel settore del villaggio di Verin Shorzha nella provincia di Gegharkunik in Armenia, a seguito della quale un militare armeno ha riportato una moderata ferita da arma da fuoco. Il fuoco dell’avversario è stato messo a tacere dalle azioni di ritorsione della parte armena secondo quanto informa il Ministero della Difesa armeno. A partire dalle 17:00, la situazione al confine tra Armenia e Azerbaigian è relativamente stabile ed è sotto il pieno controllo delle forze armate armene.

(10 gen 22) MINISTERO ESTERI SU VIOLAZIONI AZERE – Il ministero degli Esteri del Nagorno Karabakh ha rilasciato una dichiarazione in relazione alle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte azerbaigiana. “Oggi, 10 gennaio, la parte azerbaigiana ha nuovamente violato gravemente il cessate il fuoco bombardando civili e beni civili nelle comunità di Karmir Shuka, Tagavard della regione di Martuni e Nakhijevanik della regione di Askeran della Repubblica di Artsakh. Tali azioni sono la manifestazione della politica anti-armena e nazista della statualità azerbaigiana, fornendo un’ulteriore prova che le dichiarazioni pacifiche delle autorità azerbaigiane non hanno nulla in comune con i reali obiettivi terroristici ed espansionistici perseguiti da questo paese contro l’Artsakh, il popolo armeno e la regione. Il comportamento aggressivo dell’Azerbaigian dopo la cessazione delle ostilità è una palese violazione degli accordi raggiunti, delle norme del diritto internazionale, dei principi di umanità ed è diretto a intimidire la società della Repubblica dell’Artsakh e a interrompere le attività della missione russa di mantenimento della pace. Riteniamo necessario sottolineare ancora una volta che tali azioni non riusciranno a mandare in frantumi la determinazione del popolo dell’Artsakh a vivere e lavorare in Artsakh, per il quale qualsiasi status all’interno dell’Azerbaigian è categoricamente inaccettabile. Continueremo a sviluppare e rafforzare la nostra patria“, si legge nella nota.

(10 gen 22) SPARI AZERI A KARMIR SHUKA – Dalle postazioni azere sono partiti colpi di arma da fuoco all’indirizzo degli insediamenti di Karmir Shuka e Taghavard nella regione di Martuni. Un fuoristrada, parcheggiato nei pressi di un asilo, è andato a fuoco. Gli azeri hanno continuato a sparare anche all’indirizzo dei Vigili del fuoco che erano accorsi a domare l’incendio. Quanto accaduto è stato relazionato al Comando delle forze di pace russe.

(10 gen 22) OMBUDSMAN SCRIVE A GOOGLE – L’ombudsman dell’Artsakh, Gegham Spenayna, ha indirizzato una missiva a Google chiedendo di non dar seguito alla richiesta azera di rimuovere i toponimi armeni dalle mappe del Nagorno Karabakh.

(10 gen 22) RICERCHE SCOMPARSI – Il Servizio di emergenza dell’Artsakh informa che le ricerche dei resti di militari armeni caduti nel corso della guerra del 2020 sono continuate anche nel recedente periodo festivo. La cifra di ritrovamenti è ferma da alcune settimane a quota 1704.

(8 gen 22) SCONTRO A FUOCO CONFINE ARMENIA – Come confermato anche dal sindaco del villaggio, i militari azeri sabato hanno sparato contro le postazioni militari vicino al villaggio di Verin Shorzha, nella provincia armena di Gegharkunik; ne è seguito uno scambio a fuoco durato circa 45 minuti, tra le 14,15 (ora locale) e le 15. Gli azeri hanno sparato in direzione delle posizioni militari armene che hanno risposto.

(7 gen 22) NATALE RUSSO IN ARTSAKH – Il Natale ortodosso russo è stato celebrato in Artsakh dalle forze di pace russe. Numerosi pellegrini sono giunti dalla Russia e dall’Armenia. Una celebrazione è stata officiata nella nuova chiesa della Natività costruita nei mesi scorsi; al rito hanno partecipato circa duecento soldati e un centinaio di pellegrini.

(6 gen 22) CELEBRAZIONI NATALIZIE – Il Presidente della Repubblica dell’Artsakh Arayik Harutyunyan insieme ad alti funzionari e rappresentanti del più alto comando dell’Esercito di Difesa ha partecipato alla Santa Liturgia presieduta dal Primate della Diocesi dell’Artsakh, Sua Grazia il Vescovo Vrtanes Abrahamyan. La liturgia è stata celebrata nel Monastero di Gandzasar in occasione del Natale e dell’Epifania.

(6 gen 22) TRANSITI PER LACHIN – Le forze di pace russe, secondo quanto si legge in una nota del ministero della Difesa di Mosca, hanno assicurato l’ingresso sicuro nel Karabakh di oltre 5.000 veicoli che trasportavano pellegrini dalla Russia e dall’Armenia il giorno di Natale. La forza di peacekeeping osserva un regime di autorizzazioni per i veicoli in transito, controllando i documenti e ispezionando i veicoli se necessario.

(5 gen 22) SHUSHI DEARMENIZZATA– Media azeri riportano il progetto dell’Azerbaigian per Shushi: tutti gli edifici che in qualche modo afferiscano con la presenza armena nella città saranno abbattuti a cominciare dalla nuova sede del Parlamento. Video e foto hanno già documentato nei mesi passati l’abbattimento di molte costruzioni in città.

(4 gen 22) RIUNIONE SULLA SICUREZZA – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha tenuto il suo primo incontro di lavoro del nuovo anno con la partecipazione dei capi delle forze dell’ordine. Apprezzando molto il lavoro efficace e collaborativo delle forze dell’ordine in Artsakh durante le vacanze di Capodanno, il Presidente ha osservato che le questioni di sicurezza rimangono una priorità per lo Stato. È stata discussa un’ampia agenda in relazione alle attività in corso e ai programmi pianificati e inoltre il presidente Harutyunyan ha dato alcune istruzioni ai partecipanti per garantire la sicurezza interna ed esterna di Artsakh.

(4 gen 22) GEORGIA RIBADISCE IL SUO NO AL FORMATO 3+3 – Ancora una volta la Georgia ha ribadito la volontà di non partecipare ad alcuna riunione nel formato 3+3 (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Iran, Russia, Turchia) proposto come tavolo negoziale per la risoluzione dei problemi nel Caucaso del sud.

(3 gen 22) AGGIORNAMENTO COVID – Altre quattro persone a cui è stato diagnosticato il COVID-19 sono morte in Artsakh secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute. Ieri sono stati condotti un totale di 20 test di coronavirus e da cui sono stati confermati tre soli nuovi casi di questa malattia che sembrerebbe in fase regredente. Al momento, 51 persone stanno ricevendo cure ospedaliere per COVID-19 con 14 pazienti sono in condizioni critiche e altri 26, compresi i giovani, in condizioni gravi. Finora in Artsakh sono stati condotti un totale di 32.538 test per il coronavirus dal 2021 e i risultati di 4.824 di questi sono risultati positivi.

(3 gen 21) TRE SOLDATI AZERI UCCI DA COMMILITONE – Tre soldati delle forze armate dell’Azerbaigian sono stati uccisi da un commilitone che si è poi dato alla fuga. Il fatto è avvenuto nella regione di Kashatagh (Qubadli) ora occupato dagli azeri. Si ha anche notizia che un soldato azero è rimasto ferito a causa dello scoppio di una mina nella regione occupata di Karvachar (Kelbajar).

(1 gen 22) MESSAGGIO DI CAPODANNO – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha diffuso un messaggio per il nuovo anno: “Cari connazionali, cari fratelli e sorelle di Artsakh, Armenia e Diaspora, per convenzione, ogni anno in questo stesso giorno inviamo calorose parole di congratulazioni e auguri a vicenda, ai nostri parenti e amici, alla nostra Patria e al popolo. Ci auguriamo che l’anno in uscita porti via tutte le difficoltà e le prove, e il nuovo anno porti solo successo e prosperità a tutte le famiglie. Tuttavia, per il secondo anno consecutivo, il nostro popolo celebra il nuovo anno in condizioni difficili e dure, schiacciato dai colpi del destino, con il cuore appesantito dal dolore della perdita e dal dolore opprimente, con Artsakh ferito e lacerato . Sì, questa è la nostra realtà. Ma, nonostante tutto, c’è anche un’altra realtà, ovvero l’Artsakh che continua a vivere e a riprendersi, i suoi insediamenti che si sono trasformati in un cantiere edile, la campanella della scuola che chiama i piccoli Artsakhiani nelle loro classi, il fuoco che si accende in un focolare nuovo a giorni alterni, un pianto di neonato in quei focolari. Questo è lottare e creare armeni che si aggrappano alla loro terra, la custodiscono e la sviluppano, che vivono nell’Artsakh facendola rivivere con le loro mani operose e forti, con la loro forza di volontà inflessibile e la loro energia inesauribile. Siete voi, nostri cari connazionali, ciascuno di voi, che siete qui oggi, nelle vostre case, nella vostra Patria. Questa è Madre Armenia, il perno principale e il valore della nazione armena, il principale rifugio e garante degli obiettivi e delle aspirazioni nazionali, che sta sempre dietro ad Artsakh e alla Diaspora. Questi sono i nostri fratelli e sorelle che vivono nella Madre Armenia e nella Diaspora, che stanno fermamente con l’Artsakh, vivono del dolore e della lotta dell’Artsakh. Portando la nostra croce nella lotta nazionale, siamo molto grati a Madre Armenia e agli armeni di tutto il mondo per la loro incrollabile dedizione e lotta. Questo è il contingente di pace della Federazione Russa, la cui missione in Artsakh contribuisce sostanzialmente al mantenimento della pace e della stabilità nella nostra regione. Siamo profondamente grati ai nostri amici. Questi sono i nostri eroi che sono morti per la nostra Patria e si sono immortalati per secoli. Anche il lavoro che hanno lasciato è immortale, e siamo proprio noi a continuarlo. Pertanto, per il bene della sacra memoria dei nostri martiri, la realizzazione delle loro aspirazioni, il futuro dei loro discendenti, siamo obbligati a fare e faremo del nostro meglio affinché l’Artsakh, che è stato invincibile per secoli, rimanga sempre così. Festeggiamo il nuovo anno proprio con questa realizzazione. Possa il 2022 portare pace, fortezza, speranza e fede al nostro popolo e alla nostra Patria. Felice anno nuovo e buon Natale!

L’Artsakh oggi nelle parole del presidente Harutyunyan

In occasione del trentesimo anniversario del referendum che sancì il diritto all’autodeterminazione del popolo dell’Artsakh (10 dicembre 1991), il presidente della repubblica Arayik Harutyunyan ha rivolto un lungo messaggio alla Nazione nel quale delinea l’attuale situazione della repubblica e indica i prossimi obiettivi. Questo il testo:

“Cari connazionali,
nonostante gli sforzi di mediazione del Gruppo di Minsk dell’Osce volti a una soluzione pacifica del conflitto azero-karabako, l’Azerbaigian, aggirando uno dei tre principi presentati alle parti in conflitto: il non uso della forza, nonché altri noti princìpi del diritto internazionale, ha lanciato diverse aggressioni militari contro la Repubblica di Artsakh e la sua popolazione civile, tra cui la guerra del 2020 è diventata la sfida più difficile per la nostra statualità e il nostro popolo. Nonostante le grandi conseguenze umane, territoriali, materiali e morali-psicologiche di questa aggressione, la Repubblica di Artsakh è rimasta in piedi, la volontà e la resistenza del nostro popolo sulla strada scelta verso l’indipendenza sono incrollabili. Tra gli indicatori luminosi di questo fatto ci sono che in questo breve periodo di tempo la popolazione ha raggiunto circa 120.000 persone, è stato garantito un ambiente di sicurezza di alto livello, le istituzioni statali pienamente funzionanti hanno portato avanti numerosi progetti di sviluppo ripristinando le infrastrutture economiche. È interessante notare che non solo gli organi statali svolgono le loro funzioni vitali sulla base della Costituzione e della legislazione della Repubblica di Artsakh, ma è anche simbolico che proprio in questo giorno si svolgano le elezioni degli organi di autogoverno locale in due grandi comunità, che di per sé è una piccola ma importante manifestazione della nostra determinazione nella costruzione dello Stato.Toccando la situazione del dopoguerra e i nostri progetti per il futuro, vorrei evidenziare alcuni punti chiave:

SICUREZZA Oggi possiamo affermare che, nonostante le provocazioni mirate intraprese dall’Azerbaigian, grazie agli sforzi delle truppe di pace russe e dell’Esercito di Difesa, ad Artsakh viene mantenuta una relativa stabilità, che offre l’opportunità di avere una visione per il futuro e compiere sforzi attivi per quella direzione. A questo proposito, vorrei esprimere la mia profonda gratitudine a tutti i militari che difendono la Patria, nonché a tutto il personale delle truppe di pace russe e personalmente al presidente russo Vladimir Putin, grazie ai cui sforzi immediati le aspirazioni del mondo turco sono state ostacolate ed è stata stabilita la pace nella regione.
Data la posizione estremamente distruttiva e aggressiva della parte azera, l’incertezza delle prospettive e dei tempi della soluzione definitiva e giusta del conflitto, le autorità e il popolo dell’Artsakh ritengono che la presenza delle forze di pace russe nell’Artsakh debba essere garantita e indefinita finché come è necessario. In questo contesto i bisogni e le opinioni della gente di Artsakh dovrebbero essere fattori chiave, poiché siamo i principali beneficiari della missione di mantenimento della pace.
Un’altra direzione fondamentale per garantire la sicurezza adeguata è lo sviluppo coerente delle capacità e delle fortificazioni dell’Esercito di Difesa, considerando le sfide esistenti e le peculiarità della situazione. Nell’ultimo anno è stato svolto un lavoro tangibile e con il tempo miglioreremo l’efficienza dei nostri meccanismi di sicurezza.

POLITICA ESTERA Continueremo la lotta per il riconoscimento incondizionato della realizzazione del diritto del nostro popolo all’autodeterminazione e alla restituzione dei territori occupati. Siamo a favore di una soluzione pacifica del conflitto, dove il riconoscimento internazionale dell’indipendenza della Repubblica di Artsakh sulla base del diritto all’autodeterminazione sia il nostro obiettivo principale e intransigente, che aprirà la strada alla realizzazione dell’obiettivo finale del movimento Artsakh. A questo proposito, ci aspettiamo il sostegno incondizionato e duraturo di tutta la nazione armena, senza dubbio ed esitazione verso la strada che abbiamo scelto.

DEMOGRAFIA Una delle principali garanzie per mantenere l’Artsakh armeno e risolvere il conflitto a favore della nazione è l’esistenza del popolo armeno nel suo suolo natale. A questo proposito, i dati demografici del dopoguerra sono piuttosto promettenti, ma sono necessari sforzi e risorse seri per ottenere i risultati desiderati.
In questo contesto, la soddisfazione dei bisogni abitativi è il problema principale, che abbiamo iniziato a risolvere nell’immediato dopoguerra. In particolare, abbiamo avviato costruzioni su larga scala in diverse parti di Artsakh, entro tre anni prevediamo di costruire circa 5.000 appartamenti per gli sfollati e altri gruppi vulnerabili. Naturalmente, questo non significa che ci stiamo ritraendo dalla nostra patria perduta, ma d’altra parte, siamo ben consapevoli che il processo di negoziazione in questo senso può richiedere molto tempo, quindi, durante tutto questo periodo, lasciando le famiglie sfollate ai capricci del destino o l’infame esperienza di tenerli in tendopoli è per noi inaccettabile.
Come continuazione dell’argomento, vorrei sottolineare che la questione degli alloggi in Artsakh deve essere risolta in modo completo. Quindi, in conformità con la mia promessa pre-elettorale, ogni famiglia avrà il proprio appartamento, ma qui è necessaria un po’ di pazienza per eliminare le gravi conseguenze della guerra. Parallelamente a questo processo, lanceremo gradualmente nuovi programmi abitativi per supportare tutte le famiglie bisognose.
Abbiamo già lanciato o stiamo pianificando di lanciare una serie di altri programmi per promuovere la crescita demografica naturale e meccanica ad Artsakh. Questa è una delle principali direzioni in cui è necessario un consolidamento pan-armena, una partecipazione su vasta scala e continua, tenendo conto della quantità di risorse necessarie.

SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO La maggior parte del nostro potenziale economico è andata persa all’indomani della guerra, il che ha reso i problemi socioeconomici molto acuti. Naturalmente, grazie al governo della Repubblica di Armenia, al Fondo “Hayastan” e ad altre organizzazioni di beneficenza, all’assistenza umanitaria del governo russo e al Comitato Internazionale della Croce Rossa siamo stati in grado di risolvere molti problemi. Ma, per raggiungere soluzioni istituzionali, il volume del bilancio statale della Repubblica di Artsakh per i prossimi anni è molto importante.
Sono lieto di notare che, grazie al sostegno della Repubblica di Armenia, nel 2022 la parte di spesa del bilancio statale della Repubblica di Artsakh ammonterà a circa 215 miliardi di dram [circa 345 milioni di euro, NdT]. Per fare un confronto, lasciatemi affermare che nel 2020 il bilancio dello Stato era di circa 122 miliardi di dram. Ciò fornirà sicuramente un’opportunità per affrontare le potenziali sfide, ma sono necessarie risorse molto maggiori, compresi gli investimenti economici, per continuare a migliorare la situazione socioeconomica e demografica. Pertanto, mi aspetto che tutti i circoli pan-armeni competenti abbiano la loro partecipazione diretta in questa importante direzione.
Naturalmente, parallelamente, la piena introduzione di sistemi sanitari e educativi gratuiti e di qualità è per noi della massima importanza. Il processo è stato avviato prima della guerra, è in corso ora e includerà nuovi programmi nel prossimo anno.

POLITICA INTERNACome prima della guerra, così più dopo, ho aperto le porte alla cooperazione con tutte le forze politiche, credendo che solo attraverso uno sforzo congiunto sia possibile affrontare queste difficili sfide. A questo proposito, abbiamo molti risultati visibili, che sono anche in gran parte derivati ​​da questo ambiente cooperativo.
Tuttavia, non sono soddisfatto del grado di coinvolgimento e partecipazione di tutte le forze pubbliche e politiche nel processo di costruzione dello Stato e nella risoluzione di diversi problemi in Artsakh e ho intenzione di avviare una nuova fase di consultazioni con tutti i circoli per discutere le possibilità di creare più formati e meccanismi efficienti. Continueremo ad attuare riforme nel sistema della pubblica amministrazione per aumentare il livello di efficienza, trasparenza e responsabilità pubblica.

Questa è la visione che io e il mio governo abbiamo. La delusione, il lutto, la perdita della maggior parte della Patria, hanno provocato un calo di umore, incertezze a tutti noi, ma il mio richiamo e la mia urgenza è di ritrovarci presto. Credo che poiché 120.000 armeni ora vivono e operano nella culla nativa, così supereremo tutti i problemi spalla a spalla, resisteremo con successo a tutte le sfide e incideremo insieme nuove vittorie.
Alla fine, mi rivolgo ancora una volta a tutte le forze politiche parlamentari e non, a tutte le organizzazioni e individui locali e pan-armeni, per lasciare da parte tutti i disaccordi. La porta della cooperazione è aperta a tutti voi. Per il bene dell’Artsakh, il brillante futuro del nostro popolo e il sacro sangue dei nostri martiri, costruiamo mano nella mano la patria dei nostri sogni.
Dopotutto, le autorità vanno e vengono, solo i valori per i quali viviamo e lottiamo rimangono permanenti…”

La volontà di un popolo non si cancella con le bombe!

Il ministero degli Esteri dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh) ha rilasciato una dichiarazione in occasione del 30° anniversario del referendum sull’indipendenza dell’Artsakh. La dichiarazione recita quanto segue:

30 anni fa, il 10 dicembre 1991, si tenne nella Repubblica di Artsakh (Repubblica del Nagorno Karabagh) un referendum nazionale sul futuro politico dell’Artsakh, a seguito del quale la stragrande maggioranza degli elettori (99,89%) votò per l’indipendenza. Il referendum si è svolto nel pieno rispetto della legislazione nazionale allora vigente, delle procedure democratiche e delle norme di diritto internazionale. Sono state create tutte le condizioni necessarie per lo svolgimento di un referendum su tutto il territorio della Repubblica. Alla votazione ha partecipato l’ottantadue per cento dei cittadini aventi diritto al voto.

La preparazione e lo svolgimento del referendum si sono svolti sullo sfondo di una politica dell’Azerbaigian perseguita intenzionalmente per aumentare le tensioni, che sono diventate esplosive e successivamente si sono trasformate in una guerra su vasta scala contro Artsakh e il suo popolo.
Il referendum sull’indipendenza ad Artsakh è stato un altro tentativo da parte dell’Artsakh di prevenire la guerra imminente e di trasferire la risoluzione del conflitto tra Azerbaigian e Karabakh sul piano giuridico e politico. Tuttavia, l’Azerbaigian ha ignorato i passi intrapresi dall’Artsakh per risolvere il conflitto con mezzi pacifici e democratici e il giorno delle elezioni ha sottoposto Stepanakert, la capitale della Repubblica, a un massiccio bombardamento di artiglieria, a seguito del quale decine di civili sono stati uccisi e feriti.

Il popolo di Artsakh ha ripetutamente riaffermato la propria determinazione a rafforzare e sviluppare lo stato sovrano in occasione dei successivi referendum costituzionali. Il 10 dicembre 2006, la prima Costituzione del paese è stata adottata ad Artsakh con un referendum nazionale. Il 20 febbraio 2017, il popolo di Artsakh ha votato per la nuova Costituzione con un regolare referendum, confermando così le loro precedenti decisioni e volontà, di continuare il percorso di costruzione di uno stato indipendente.

Purtroppo, le espressioni della volontà del popolo di Artsakh e le sue aspirazioni democratiche sono diventate un’occasione mancata per la comunità internazionale, che, se riconosciuta, avrebbe potuto prevenire le guerre scatenate dall’Azerbaigian contro il nostro Paese e salvare migliaia di vite innocenti.

L’Azerbaigian è stato l’iniziatore di tre guerre scatenate con l’obiettivo di distruggere Artsakh nel 1991-94, 2016 e 2020. Negli anni tra le due guerre ha deliberatamente e costantemente minato gli sforzi di mantenimento della pace dei mediatori internazionali assumendo una posizione estremamente intransigente e distruttiva su tutte le questioni durante le trattative. La continuazione di questa politica aggressiva è stata il rifiuto di Baku di condurre negoziati sostanziali dopo la guerra dei 44 giorni nel 2020 al fine di escludere la possibilità di raggiungere una soluzione globale del conflitto. L’evoluzione delle proposte dei mediatori internazionali dimostra la loro comprensione dell’impossibilità dell’Artsakh di far parte dell’Azerbaigian e il riconoscimento del ruolo chiave del popolo di Artsakh nel determinare il proprio status politico. In particolare, rifiutandosi di negoziare, Baku, contrariamente agli sforzi e alle proposte dei Copresidenti del Gruppo OSCE di Minsk, sta cercando di imporre come un fatto compiuto i risultati dell’uso illegale della forza.

Sottolineiamo ancora una volta che il riconoscimento del diritto inalienabile all’autodeterminazione realizzato dal popolo di Artsakh è l‘unico modo per porre fine al conflitto Azerbaigian-Karabakh e creare le condizioni per eliminarne le conseguenze, compresa la liberazione di tutti i territori occupati e trovare una soluzione a lungo termine, equa e sostenibile al problema dei rifugiati e ad altre questioni rimaste.

Il referendum sull’indipendenza è una solida base giuridica per lo stato di Artsakh, creato con l’obiettivo di salvare il popolo di Artsakh dalla minaccia di un completo annientamento, che emanava e continua a emanare dalla politica militante dell’Azerbaigian, dove l’odio contro gli armeni e l’ideologia genocida sono la base della costruzione dello stato.

Rafforzare lo stato di Artsakh e ottenere il suo riconoscimento internazionale sono una priorità assoluta per le autorità e il popolo dell’Artsakh, poiché avere uno Stato nazionale con uno status di soggetto giuridico internazionale è la condizione chiave e il mezzo per preservare e sviluppare il popolo.

La lotta del popolo di Artsakh per il proprio Stato indipendente è una lotta per la libertà, i diritti fondamentali e la pace, nonché per un futuro sicuro e dignitoso.

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LA DICHIARAZIONE DELLA COMMISSIONE ELETTORALE CENTRALE PER LA CONVALIDA DEL REFERENDUM DEL 1991

Il Comitato elettorale centrale per lo svolgimento del referendum nota che, in accordo con  la decisione della sessione del soviet del NKR del 27 novembre 1991e  la disposizione provvisoria per l’indizione del referendum confermata dalla stessa sessione, il giorno 10 dicembre 1991 un referendum si è svolto su tutto il territorio del Nagorno Karabakh al fine di determinarne finalmente il suo status, la forma della struttura statale, i rapporti con gli altri stati e l’Unione.

Il giorno del referendum tutto il territorio della Repubblica del Nagorno Karabakh, ed in particolare la sua capitale Stepanakert, è stato oggetto da parte azera di bombardamenti di artiglieria pesante e razzi nel tentativo di sopprimere la voce del popolo dell’Artsakh nella lotta per la liberazione nazionale dall’oppressore. Un gran numero di case ed edifici amministrativi sono stati distrutti nelle città e nelle regioni della repubblica. Dieci persone sono morte solo nel giorno del referendum. Tuttavia, la popolazione della repubblica, dopo aver superato difficoltà incredibili, come un corpo unico ha partecipato alle elezioni al fine di unire le voci contro la secolare tirannia.

108.736 elettori, pari all’82,2% dei 132.328 registrati ha partecipato alle elezioni.

Gli elettori di nazionalità azera (22747)  non hanno preso parte al referendum sebbene la CEC (Commissione Elettorale Centrale) abbia tentato di entrare in contatto con loro al fine di raggiungere un consenso su questi temi. I relativi documenti, così come la disposizione provvisoria del referendum e lo svolgimento delle elezioni parlamentari, sono stati inviati a tempo debito. I militari della base di stanza a Stepanakert non hanno partecipato al voto per motivi politici. Il referendum si è svolto in 70 su un numero totale di 81 collegi elettorali. In dieci di undici collegi elettorali in cui il referendum non ha avuto luogo, ha vissuto popolazione azera.

“Sei d’accordo che la proclamata repubblica del Nagorno Karabakh sia uno stato indipendente che agisce con la propria autorità per decidere forme di cooperazione con gli altri stati e le comunità?”

108.615 persone pari al 99,9% del numero totale dei votanti ha risposto “Sì”, 24 persone pari allo 0,02% dei votanti hanno risposto “No” alla domanda di cui sopra. 95 voti pari allo 0,09% sono stati riconosciuti non validi.

Il referendum è stato condotto in conformità con le norme internazionali, nonché la previsione temporanea sul referendum nella repubblica del NK.  Il Comitato Elettorale Centrale non ha ricevuto alcuna denuncia o dichiarazioni su eventuali violazioni. Deputati del Soviet Supremo dell’Urss, di Russia e Mosca come pure rappresentanti di diverse organizzazioni internazionali e di stati stranieri erano presenti al referendum in qualità di osservatori e rilasciato commenti positivi.

Così la volontà del popolo della repubblica del Nagorno Karabakh per costruire uno stato indipendente è diventata realtà oggettiva.

Il presidente della Commissione Elettorale Centrale, E. Petrossian.

La brutale politica azera contro gli armeni: la denuncia dell’ombudsman dell’Artsakh

Il difensore dei diritti umani dell’Artsakh Gegham Stepanyan denuncia, all’indomani delle dichiarazioni post vertice del 26 novembre di Sochi, la politica di persecuzione dell’Azerbaigian.

“Il 26 novembre, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, nel quadro di un incontro trilaterale con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente della Russia Vladimir Putin, ha valutato come incidenti sporadici il proseguimento, dopo la dichiarazione trilaterale sul cessate il fuoco del 9 novembre 2020, di uccisioni mirate da parte delle forze armate azere di civili e militari della Repubblica di Artsakh. Questa dichiarazione del Presidente dell’Azerbaigian non è altro che un tentativo di mascherare come incidenti casuali le manifestazioni in corso della politica qualificate da violazioni diffuse e sistematiche dei diritti fondamentali degli armeni portata avanti dall’Azerbaigian negli ultimi decenni.

Gli attacchi contro armeni commessi da militari azeri dopo la firma della dichiarazione trilaterale –  compreso l’omicidio, il 9 ottobre 2021, di un conducente di un trattore mentre svolgeva lavori agricoli vicino alla città di Martakert, l’esecuzione, l’8 novembre 2021, di civili che svolgevano i lavori di riparazione nei pressi della città di Shushi e numerosi casi di bombardamento dei militari della Repubblica di Artsakh  – erano di natura deliberata e sono stati effettuati a sostegno della politica statale dell’Azerbaigian di persecuzione degli armeni.

La politica di persecuzione dell’Azerbaigian acquisisce un grado estremo di brutalità, specialmente quando i cittadini di Artsakh o dell’Armenia si trovano nelle mani delle forze armate azere.
Tutti i civili rimasti nei territori di Artsakh occupati dall’Azerbaigian durante la sua aggressione nel settembre-novembre 2020 sono stati brutalmente uccisi da membri delle forze armate dell’Azerbaigian. Nei casi in cui è stato possibile condurre un esame medico legale delle vittime, è stato rivelato che queste persone sono state torturate prima della morte. In alcuni casi, le uccisioni di civili sono state filmate e diffuse sui social network azeri per infliggere la massima sofferenza psicologica ai parenti delle vittime e per intimidire la popolazione di Artsakh e gli armeni in generale. Anche i soldati armeni che sono passati sotto il controllo dell’Azerbaigian sono stati sottoposti a gravi torture, molti di loro sono stati uccisi. I pochi sopravvissuti sono stati condannati illegalmente in Azerbaigian e continuano a essere tenuti in ostaggio dalle autorità di questo paese.

Gli armeni che vivevano in Azerbaigian durante il periodo sovietico furono le prime vittime di tale politica criminale.
Le deportazioni degli armeni dall’Azerbaigian organizzate dalle autorità locali nel 1988-1990, e accompagnate da uccisioni di massa, torture e pogrom, hanno posto le basi per la politica di persecuzione degli armeni dell’Azerbaigian, che continua ancora oggi.
Nel 1991, le autorità azere hanno iniziato a deportare gli armeni dall’Artsakh come parte di un’operazione (“Anello”) di polizia militare su larga scala che è diventata un preludio alla successiva aggressione su vasta scala dell’Azerbaigian contro la Repubblica di Artsakh. L’aggressione contro la Repubblica di Artsakh, che durò diversi anni fino al 1994, fu un tentativo dell’Azerbaigian di espellere definitivamente e completamente gli armeni dalle loro terre.

Durante la guerra degli anni ’90, i soldati azeri hanno torturato e ucciso coloro che cadevano nelle loro mani allo stesso modo dell’aggressione nel 2020. Il massacro nel villaggio armeno di Maragha nella regione di Martakert di Artsakh nel 1992 è diventato uno degli episodi più tragici di questa politica. Cinquanta residenti del villaggio sono stati brutalmente uccisi, altri 50 sono stati presi in ostaggio, tra cui donne e bambini. Il destino di molti di loro è ancora sconosciuto.

I soldati azeri si sono distinti con particolare crudeltà anche durante l’aggressione contro Artsakh nell’aprile 2016.
Sia i civili che il personale militare caduti nelle mani dei soldati azeri sono stati torturati e giustiziati, come nel caso di una coppia di anziani nel villaggio di Talish di Martakert regione dell’Artsakh.

La dichiarazione del presidente dell’Azerbaigian sulla natura sporadica degli incidenti ad Artsakh mira a coprire la propria politica di persecuzione degli armeni.
Sono state le autorità dell’Azerbaigian, compreso il presidente di questo Paese, che hanno incoraggiato apertamente e deliberatamente qualsiasi atto criminale diretto contro gli armeni, compresi gli omicidi. Uno dei vividi esempi è l’elevazione di Ramil Safarov, che uccise un armeno che dormiva, al rango non ufficiale di eroe nazionale dell’Azerbaigian, nonché l’onorificenza, personalmente da parte del Presidente dell’Azerbaigian, a un militare azero che tagliò la testa di un soldato armeno e stava camminando con essa attraverso i villaggi dell’Azerbaigian durante l’aggressione nel 2016. L’impunità in Azerbaigian, anche per le uccisioni premeditate di armeni, così come la ricompensa di tali criminali, sono le prove più evidenti della politica di odio anti-armeno perseguita dall’Azerbaigian a livello statale.

La persecuzione degli armeni in forma di massacri, deportazioni, tortura e altri atti inumani ha un carattere diffuso e sistematico e viene eseguita deliberatamente dai membri delle forze armate dell’Azerbaigian e da altri agenti di questo paese, in conformità o per promuovere la politica esistente dell’Azerbaigian”.

[traduzione grassetto redazionale]

Un anno dopo

Chi ci segue avrà forse notato che, a parte il ricordo della data del 27 settembre e una nostalgica foto di Shushi di qualche giorno fa, non abbiamo voluto soffermarci sulla guerra che si è chiusa alla mezzanotte del 9 novembre 2020 (le 23 in Italia) con un “doloroso accordo di tregua”.

Avremmo potuto riempire le nostre pagine o i social con episodi dello scorso conflitto ma la ferita per la disfatta militare e politica è sempre aperta e ancora troppa pena c’è nel nostro cuore per i lutti che l’attacco azero all’Artsakh ha arrecato. Tante, troppe vite sacrificate nel tentativo – solo parzialmente riuscito – di difendere la patria dalle brame del dittatore Aliyev.

Su quanto accaduto dopo la fine delle ostilità, nell’ultimo anno, ci siamo già soffermati: tuttavia è doveroso soffermarsi su un rapporto che l’AIISA (The Armenian Institute of International and Security Affairs) ha recentemente rilasciato e che ben descrive l’obiettivo di Turchia e Azerbaigian nei confronti non solo dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) ma anche della stessa Repubblica di Armenia.

Basta solo estrapolare qualche frase di Aliyev («il nemico non osi alzare la testa nella regione. Il pugno di ferro dell’Azerbaigian gli spezzerà di nuovo la spina dorsale…», «Ho affermato che … non abbiamo bisogno di un accordo di pace sprezzante … Tutto ciò di cui avevamo bisogno era una vittoria completa e assoluta e abbiamo ottenuto questa vittoria assoluta, abbiamo schiacciato il nostro nemico, abbiamo distrutto il loro esercito e ottenuto ciò che volevamo», «l’Armenia deve rendersi conto che l’Azerbaigian diventerà ancora più forte e la nostra forza militare crescerà ulteriormente», «A maggio, subito dopo lo scioglimento della neve, ci siamo spostati verso questi confini e abbiamo occupato le nostre posizioni. Ci siamo trasferiti a Zangezour e lì ci fortificheremo. Questa è la nostra terra. Le opinioni espresse dalla parte armena sono completamente infondate. Siamo nei nostri territori. Anche Garagol (il Lago Nero) è nostro, anche gli altri posti sono nostri. Staremo ovunque sarà necessario. Nessuno lo dimentichi») per rendersi conto della carica di odio profondo che pervade la politica dell’Azerbaigian, per capire che l’Armenia stessa sarà in pericolo di vita se la comunità internazionale non metterà una parola fine alle ambizioni di Aliyev e del suo compare Erdogan.

Non cadiamo tuttavia nell’errore di pensare che “qualcun altro” verrà a salvare gli armeni: la storia dal secolo scorso in poi ci insegna come troppo spesso le attese sono state vane, che i buoni propositi sono naufragati di fronte a interessi politici e/o commerciali.

No, gli armeni devono essere capaci di organizzarsi da soli, di pianificare i prossimi anni con l’obiettivo di difendere le loro istituzioni e del riconoscimento internazionale di Stepanakert. Se i turco-azeri vorranno sfoderare un altro attacco, gli armeni dovranno essere pronti a rispondere invece che compatirsi reciprocamente per le disgrazie.

Tutta la società armena deve maturare e imparare a “pensare in grande”.

Questo è quello che ci sentiamo di scrivere un anno dopo quella firma “dolorosa”.

VIVA L’ARMENIA, VIVA L’ARTSAKH, ONORE AI CADUTI!


COMUNICATO MINISTERO ESTERI DI STEPANAKERT (9 NOVEMBRE 2021)

Un anno fa, il 9 novembre 2020, è stata firmata, grazie agli attivi sforzi di mediazione della Federazione Russa, la dichiarazione trilaterale del Presidente della Russia, del Primo Ministro dell’Armenia e del Presidente dell’Azerbaigian. Ha posto fine all’aggressione armata di 44 giorni scatenata contro l’Artsakh dall’Azerbaigian, dalla Turchia, da terroristi internazionali con la diretta partecipazione militare di mercenari dal Medio Oriente, ed è stata la base per l’ingresso delle forze di pace russe nell’Artsakh per mantenere la pace nella zona del conflitto Azerbaigian -Karabakh. La dichiarazione tripartita è importante in termini di condizioni per la ricostruzione postbellica della Repubblica dell’Artsakh.
 

A seguito di 44 giorni di aggressione distruttiva, l’Azerbaigian ha occupato la maggior parte dei territori della Repubblica di Artsakh, compresa la città di Shushi, il centro storico e culturale. Durante le ostilità, l’esercito azero ha commesso molti crimini di guerra, tra cui l’attacco deliberato a proprietà civili, la tortura di prigionieri di guerra, la cattura di prigionieri civili, esecuzioni extragiudiziali, pulizia etnica, distruzione deliberata di monumenti storici e culturali, uso di armi non selettive in violazione della legge internazionale.

Anche dopo la firma della dichiarazione trilaterale il 9 novembre 2020, l’Azerbaigian non ha interrotto le sue azioni illegali, in particolare, ha continuato operazioni aggressive e offensive, prigionia di militari e civili, omicidi premeditati, distruzione di chiese e del patrimonio culturale armeno in generale.
 
A questo proposito, va sottolineato che la situazione creata dall’uso illegale della forza militare da parte dell’Azerbaigian, dalla grave violazione dei propri obblighi internazionali, dalle sistematiche violazioni di massa del diritto internazionale umanitario, dalle norme sui diritti umani non può essere una base per la risoluzione del conflitto azerbaigiano-karabako.
 
È noto che le norme del diritto internazionale vietano il riconoscimento di qualsiasi conquista territoriale derivante dalla minaccia o dall’uso della forza. Inoltre, l’uso della forza non può invalidare uno dei principi fondamentali del diritto internazionale, l’uguaglianza dei popoli e l’autodeterminazione, sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali fondamentali.
 
La posizione del governo di Stepanakert e la volontà del popolo dell’Artsakh sono immutate. L’Artsakh non farà mai parte dell’Azerbaigian. La pietra angolare di una soluzione globale del conflitto azero-karabako, l’instaurazione di una pace duratura e duratura nella regione, è il riconoscimento del diritto inalienabile all’autodeterminazione esercitato dal popolo di Artsakh, la de-occupazione dei territori sui quali gli Armeni dell’Artsakh si autodeterminarono.

[traduzione redazionale non ufficiale]

Il conflitto non è risolto

L’uso della forza non può cancellare il conflitto del Nagorno Karabakh (Artsakh) dall’agenda internazionale. Lo ha ribadito recentemente anche il portavoce del ministero degli Esteri armeno Vahan Hunanyan, commentando la dichiarazione dell’assistente presidenziale azero Hikmet Hajiyev.

Hajiyev aveva osservato che “il conflitto del Karabakh è finito ed è una cosa del passato, e per l’Azerbaigian. Il Karabakh non è più una questione di politica estera, ma un argomento di agenda interna“.

Ma, contrariamente a quanto possano pensare gli azeri, il conflitto del Karabakh non è risolto. Non solo l’uso della forza non può definirlo, ma non può neppure rimuovere il conflitto del Karabakh dall’agenda internazionale.

L’Armenia ha ripetutamente affermato la sua posizione di principio sulla questione del Karabakh, che la sua posizione coincide con la posizione della comunità internazionale.

Solo attraverso il mandato dei Copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, i colloqui di pace possono giungere a una soluzione globale e duratura del conflitto del Nagorno Karabakh, sulla base di principi ed elementi noti alle parti, compreso il diritto inalienabile dei popoli all’autodeterminazione.

Purtroppo, la narrazione politica che proviene dall’Azerbaigian in questi mesi tende a considerare la questione come risolta. Se esiste ancora un territorio nel quale vivono oltre centomila armeni sotto la protezione delle forze di pace russe, questa è una situazione transitoria. Tale territorio, che insiste all’interno della vecchia regione autonoma del Nagorno Karabakh di epoca sovietica è considerato dal regime di Baku come parte integrante dell’Azerbaigian a tutti gli effetti. Non a caso qualche mese fa una riforma dell’amministrazione territoriale azera ha creato due nuove regioni, quella del Karabakh e quella dello Zangezour orientale.

A ben vedere, dopo la vittoria in guerra, l’Azerbaigian ha alzato il tiro facendosi sempre più arrogante e minaccioso. Prima del conflitto la materia del contendere riguardava specificatamente i distretti extra oblast sovietica; ora nulla è più lasciato agli armeni nelle intenzioni di Aliyev.

E’ chiaro che una soluzione del genere sarebbe inaccettabile e comporterebbe una nuova pulizia etnica essendo impensabile che armeni vivano nel territorio di uno Stato che da decenni professa un odio politico nei loro confronti. Ecco, proprio qui sta il punto: la continua armenofobia azera, la mancanza di un messaggio di distensione, la ripetuta provocazione anche ai confini con la repubblica di Armenia dimostrano che per la dittatura azera l’unica soluzione è quella di cacciare per sempre gli armeni dall’Artsakh.

In alternativa, c’è sempre la possibilità di una nuova guerra non appena i russi se ne saranno andati. E’ questo che vuole Aliyev? E’ questo che l’Unione europea e la Russia sono disposte ad accettare?

Novembre 2021

(30 nov 21) RAPPORTO OMBUDSMAN ALL’ONU – Il rapporto del difensore dei diritti umani dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh) “Sui casi di uccisione di civili nell’Artsakh da parte delle forze armate dell’Azerbaigian” è stato diffuso come documento ufficiale alle Nazioni Unite.

(30 nov 21) ALTRO DECESSO PER COVID – Il ministero della Salute informa che un altro cittadino dell’Artsakh è deceduto causa Covid 19.

(30 nov 21) SFOLLATI DI GUERRA – Armen Ghazaryan, capo del Servizio migrazioni dell’Armenia, ha partecipato, in formato online, alla 112a sessione del Consiglio dell’Organizzazione internazionale delle Nazioni Unite per le migrazioni (OIM), che si è svolta a Ginevra, in Svizzera, ed è stata dedicata alla 70° anniversario dell’OIM. Nel corso del suo intervento ha sottolineato che a seguito della guerra scatenata dall’Azerbaigian contro il Nagorno Karabakh (Artsakh) lo scorso autunno, più di 91.000 persone sono state sfollate, di cui l’88% erano donne e bambini.

(29 nov 21) AGGIORNAMENTO COVID – Al momento, 115 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 19 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 57, compresi i giovani, in condizioni gravi. Finora quest’anno ad Artsakh sono stati condotti un totale di 22377 test per il coronavirus e i risultati di 3773 sono risultati positivi.

(28 nov 21) ERDOGAN ED ALIYEV PER IL “CORRIDOIO” – Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha sottolineato l'”importanza” del cosiddetto “corridoio Zangezur” nel suo discorso al 15° vertice dell’Organizzazione per la cooperazione economica ad Ashgabat. “I nostri sforzi per ripristinare la moderna Via della Seta e migliorare le infrastrutture di trasporto nella nostra regione non si stanno indebolendo. Con la partecipazione attiva della Turchia, l’iniziativa East-West Interim Corridor attraverso il Mar Caspio e la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars sono una manifestazione più concreta dei nostri sforzi in questa direzione. Ciò che è anche chiara è l’importanza del corridoio di Zangezur, che aiuterà a stabilire una comunicazione stradale diretta tra la Turchia e la regione“.
Nel medesima riunione, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha confidato che crede che “il corridoio di trasporto di Zangezur stia diventando una realtà” e ha dichiarato che “questa nuova infrastruttura di trasporto diventerà una parte importante del corridoio est-ovest e nord-sud“.

(28 nov 21) SOLDATI AZERI FERITI DA MINA – Due militari azeri sono esplosi su una mina nella regione occupata di Varanda, nel Nagorno Karabakh, riporta la stampa locale, citando il servizio stampa del ministero degli Interni dell’Azerbaigian. I soldati sono stati trasferiti in ospedale con lesioni fisiche di vario grado. I medici dicono che sono in gravi condizioni.

(27 nov 21) CONTROLLI MEDICI PER IL RILASCIATO – Il cittadino dell’Artsakh, Mihran Musaelyan, che ha smarrito la strada e si è ritrovato il 23 novembre nel territorio controllato dagli azeri, rstituito ieri, è sotto la supervisione dei medici. Il capo della comunità di Ashan della regione di Martuni, Armen Balasanyan, in un’intervista ha detto di aver comunicato con i parenti di Musaelyan e ha dichiarato: “Ora sta bene, è in ospedale. Si è perso la mattina presto. Non ci sono forze di pace su questo territorio e Musaelyan non ha notato la linea di contatto“.

(27 nov 21) PRIGIONIERI ARMENI – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha applicato misure provvisorie nei confronti di 4 prigionieri di guerra armeni detenuti dall’Azerbaigiansecondo quanto riferiscono i loro legali. Gli avvocati Artak Zeynalyan e Siranush Sahakyan avevano chiesto alla CEDU di indicare misure provvisorie – dando priorità all’inviolabilità fisica e alla protezione della vita dei prigionieri – nella loro domanda inviata al tribunale in relazione a coloro che sono stati catturati o dispersi durante le azioni militari a seguito l’attacco azero del 16 novembre.

(27 nov 21) FONDO HAYASTAN – Il presidente della Repubblica dell’Artsakh Arayik Harutyunyan, che si trova a Yerevan per una visita di lavoro, sta prendendo parte alla 30a sessione del Consiglio di fondazione dell’Hayastan All-Armenian Fund.

(26 nov 21) ALTRO RITROVAMENTO – Le squadre di ricerca hanno recuperato i resti di un altro caduto nei pressi di Varanda. Il totale dei ritrovamenti a oggi è di 1702.

(26 nov 21) HARUTYNUNYAN INCONTRA MINISTRO DIFESA ARMENIA – Il nuovo ministro della Difesa dell’Armenia Suren Papikyan ha avuto oggi un incontro con il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan. Congratulandosi con Papikyan per essere stato nominato Ministro della Difesa dell’Armenia, Harutyunyan gli ha augurato successo in questo periodo difficile per l’Armenia. Diverse questioni relative alla situazione sulla linea di contatto Artsakh-Azerbaigian, al corso di attuazione della missione del contingente di pace russo e agli sforzi di recupero postbellici ad Artsakh.

(26 nov 21) RAMI D’OLIVO DA PUTIN – Durante la dichiarazione riassuntiva dell’incontro trilaterale a Sochi, il presidente russo Vladimir Putin ha presentato rami d’ulivo al primo ministro armeno Nikol Pashinyan e al presidente azero Ilham Aliyev. “Lasciatemelo fare, guardate il nostro dono sia agli amici armeni che agli amici azeri: ramo d’ulivo, che simboleggia la pace e la prosperità. Spero che gli accordi odierni vengano rispettati e creino le condizioni per i prossimi passi nella normalizzazione delle relazioni nel Caucaso meridionale”, ha affermato Putin.

(26 nov 21) DICHIARAZIONI ALIYEV – Le decisioni adottate durante la riunione trilaterale di Sochi contribuiranno a creare una situazione più sicura e più prevedibile nel Caucaso meridionale. Questo è quanto ha dichiarato il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev dopo l’incontro dei leader di Russia, Armenia e Azerbaigian a Sochi. Secondo lui, durante l’incontro trilaterale con Putin e Pashinyan si è tenuta “una conversazione approfondita e sincera“. Ha assicurato che “l‘Azerbaigian è determinato a voltare pagina del confronto a lungo termine con l’Armenia e avviare una fase di normale cooperazione“.

(26 nov 21) DICHIARAZIONI PASHINYAN – È stato un incontro molto positivo, abbiamo infatti discusso di tutti i temi all’ordine del giorno. Vorrei affermare che abbiamo chiarito le nostre posizioni su molte questioni. Si è scoperto che non ci sono fraintendimenti riguardo a diverse questioni. E’ quanto ha dichiarato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan durante l’incontro dei leader di Russia, Armenia e Azerbaigian tenutosi a Sochi. Pashinyan ha espresso gratitudine a Putin per aver creato un’atmosfera di lavoro positiva. “Per quanto riguarda i percorsi di tutte le vie di trasporto e di comunicazione economica della regione, abbiamo registrato il fatto che abbiamo un quadro comune del lavoro da fare. Il tema della delimitazione e della demarcazione non è un argomento nuovo e ne abbiamo discusso. Abbiamo adottato una dichiarazione trilaterale in cui abbiamo sancito il fatto che prima di ciò, dobbiamo creare condizioni pertinenti, ovvero creare determinati meccanismi di sicurezza e stabilità al confine tra Armenia e Azerbaigian”, ha affermato Pashinyan, aggiungendo che anche le questioni umanitarie sono state discusse. “Nel complesso, credo che l’incontro di oggi sia stato molto positivo e, ancora una volta, desidero esprimere gratitudine all’alleato strategico dell’Armenia, la Federazione Russa, per questa iniziativa. Credo che se siamo riusciti a creare determinate dinamiche sulla base di questo incontro, possiamo aspettarci risultati concreti. Affermo la volontà dell’Armenia e del suo governo di aprire l’era della pace e dello sviluppo pacifico per il nostro Paese e la nostra regione. Questo è il nostro obiettivo. Dal punto di vista dell’attuazione di questa agenda, l’incontro di oggi è stato favorevole“, ha concluso Pashinyan.

(26 nov 21) DICHIARAZIONE PUTIN – Il nostro lavoro è stato molto costruttivo ed è servito come analisi approfondita della situazione attuale. E’ quanto ha dichiarato il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin dopo il suo incontro con il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan e il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev. “Abbiamo raggiunto un accordo su una serie di questioni chiave. In primo luogo, abbiamo concordato di creare meccanismi per la demarcazione e delimitazione del confine tra i due paesi entro la fine di quest’anno, e spero vivamente che ciò avvenga il più rapidamente possibile, non ci sono ostacoli per questo. Il secondo accordo riguarda le questioni umanitarie, che sono molto importanti e delicate, e abbiamo compiuto notevoli progressi. Il terzo accordo riguarda l’economia, lo sviluppo delle relazioni economiche e lo sblocco dei corridoi di trasporto. Ciò riguarda la comunicazione ferroviaria e automobilistica. Credo che dobbiamo esprimere la nostra gratitudine ai nostri primi ministri che stanno lavorando su questo tema. La prossima settimana si incontreranno a Mosca, e questo è un altro accordo che abbiamo raggiunto, cioè per riassumere alcuni risultati e annunciare le decisioni che abbiamo concordato oggi“, ha detto Putin, esprimendo gratitudine ai leader di Armenia e Azerbaigian per la loro partecipazione.

(26 nov 21) LA DICHIARAZIONE FINALE DEL VERTICE DI SOCHI – Il Primo Ministro della Repubblica di Armenia Nikol Pashinyan, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev hanno adottato una dichiarazione congiunta basata sulla riunione trilaterale, come riportato dal governo dell’Armenia. La dichiarazione recita in particolare quanto segue:
Noi, il Primo Ministro della Repubblica di Armenia N.V.Pashinyan, il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian I.H. Aliyev, Presidente della Federazione Russa V.V. Putin, si è riunito il 26 novembre a Sochi e ha discusso il processo di attuazione della dichiarazione del 9 novembre 2020 sul completo cessate il fuoco e la cessazione di tutti i tipi di operazioni militari nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh e nel processo di attuazione della dichiarazione dell’11 gennaio 2021 sullo sblocco di tutte le infrastrutture economiche e di trasporto della regione.
Abbiamo riaffermato l’impegno per l’ulteriore e coerente attuazione e l’osservanza incondizionata di tutte le disposizioni della dichiarazione del 9 novembre 2020 e della dichiarazione dell’11 gennaio 2021 a beneficio della stabilità, della sicurezza e dello sviluppo economico del Caucaso meridionale. Abbiamo convenuto di intensificare gli sforzi congiunti volti alla soluzione immediata delle restanti questioni derivanti dalle dichiarazioni del 9 novembre 2020 e dell’11 gennaio 2021.
Abbiamo menzionato il contributo significativo della missione di pace russa nella stabilizzazione della situazione e nel garantire la sicurezza nella regione.
Abbiamo convenuto di adottare misure per aumentare il livello di stabilità e sicurezza al confine azero-armeno, per spingere il processo di istituzione di una commissione bilaterale con la partecipazione consultiva della Federazione Russa basata sull’applicazione dei lati, sulla delimitazione e successivamente la demarcazione, del confine di stato tra la Repubblica di Armenia e la Repubblica di Azerbaigian.
Abbiamo molto apprezzato l’attività del gruppo di lavoro trilaterale sullo sblocco di tutte le comunicazioni economiche e di trasporto della regione, istituito in conformità con la dichiarazione dell’11 gennaio 2021 sotto la presidenza congiunta dei Vice Primi Ministri della Repubblica di Azerbaigian, Repubblica di Armenia e la Federazione Russa. Abbiamo sottolineato la necessità di avviare quanto prima programmi specifici, volti a individuare il potenziale economico della regione.
La Federazione Russa continuerà a fornire l’assistenza necessaria per normalizzare le relazioni tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica di Armenia, creare un’atmosfera di fiducia tra i popoli azero e armeno e stabilire relazioni di buon vicinato nella regione”.

(26 nov 21) VERTICE A SOCHI – E’ durato quasi tre ore il vertice trilaterale tra Putin, Aliyev e Pashinyan. Dopo i colloqui c’è stato anche un cintro tra il presidente russo e il Primo ministro armeno. Al termine è stato rilasciato un comunicato.

(26 nov 21) AZERI CONSEGNANO DUE PRIGIONIERI – La Commissione statale dell’Azerbaigian per i prigionieri di guerra, gli ostaggi e i cittadini scomparsi informa del trasferimento di due cittadini in Armenia il 26 novembre, uno dei quali è stato fatto prigioniero durante gli scontri al confine del 16 novembre. Secondo i media azeri, uno di loro è Aramyan Arin Zhiraevich, catturato ferito durante le ostilità avvenute al confine il 16 novembre. Il secondo è Mihran Musaelyan, classe 2000. Si tratta di un residente del villaggio Ashan della Repubblica del Nagorno-Karabakh, che si è smarrito il 23 novembre.

(25 nov 21) FONDI DA ARMENIA – L’Armenia ha stanziato quasi 1,44 miliardi di dram (circa 2,7 milioni di euro) al Karabakh come donazione. La decisione è stata presa durante la riunione odierna del governo armeno. I soldi andranno a pagare i servizi di dicembre per l’elettricità, la fornitura di gas e le comunicazioni utilizzate dalla popolazione.

(24 nov 21) RITROVATO CADUTO – I resti di un altro soldato armeno caduto in guerra sono stati ritrovati nei dintorni del villaggio ora occupato di Mataghis. Dopo alcune settimane di interruzione, le squadre di ricerca hanno ripreso le perlustrazioni e sono stati ritrovatio altri resti. Il totale a oggi è di 1701.

(24 nov 21) FORMAT NEGOZIALE – Le autorità georgiane non stanno valutando la possibilità di aderire al format negoziale “3+3” (Azerbaigian, Armenia, Georgia – Russia, Turchia, Iran) per lo sblocco delle comunicazioni economiche e di trasporto nel Caucaso meridionale secondo quanto emerge da una dichiarazione che il governo georgiano ha rilasciato dopo i colloqui tra il rappresentante speciale del primo ministro della Georgia per la normalizzazione delle relazioni con la Federazione russa Zurab Abashidze e il senatore russo Grigory Karasin.

(24 nov 21) INVASIONE AZERA – Nel corso di un diretta live su FB il Primo ministro dell’Armenia ha confermato che dal 12 maggio circa 40-45 kmq di territorio della repubblica di Armenia sono sotto controllo dei militari dell’Azerbaigian. “L’aggressione deve essere fermata, dobbiamo presentare questo problema a tutte le istanze internazionali e perseguire e chiedere che la comunità internazionale eserciti pressioni sull’Azerbaigian in modo che l’aggressione venga fermata“, ha affermato Pashinyan.

(23 nov 21) CONFERMATO VERTICE – Putin, Aliyev e Pashinyan si incontreranno a Sochi (Federazione russa) venerdì 26 novembre. Sembra che non sia in calendario la firma di alcun accordo sulla delimitazione dei confini tra gli Stati. Oggi il Primo Ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan ha ricevuto il Vice Primo Ministro della Federazione Russa Alexey Overchuk e il Vice Ministro degli Affari Esteri Andrey Rudenko che in giornata erano stati anche a colloquio con il presidente Aliyev. All’incontro ha partecipato anche il vice primo ministro armeno Mher Grigoryan. Come riportato dal servizio stampa del governo armeno, durante l’incontro sono state discusse questioni relative all’agenda della cooperazione bilaterale tra Armenia e Russia, nonché le attività della task force trilaterale composta dai vice primi ministri di Armenia, Russia e Azerbaigian. E’ presumibile che vi sia stato uno scambio di informazioni pre vertice.

(23 nov 21) PARLAMENTO OLANDESE – Il 23 novembre il parlamento dei Paesi Bassi ha adottato due mozioni sulle provocazioni dell’Azerbaigian contro l’Armenia e i prigionieri di guerra armeni. Una delle mozioni il parlamento olandese invita il governo a collaborare con l’Unione europea per condurre un’indagine indipendente sui fatti del conflitto tra Armenia e Azerbaigian e riferire i risultati a il parlamento il prima possibile. La seconda mozione cita i gravi problemi dei diritti umani, della libertà di parola, della libertà dei media in Azerbaigian, che si stanno ulteriormente approfondendo. La mozione fa anche riferimento ai prigionieri di guerra armeni che sono ancora detenuti illegalmente in Azerbaigian.

(23 nov 21) RAPPORTO OMBUDSMAN SUI PROCESSI FARSA – L’Ufficio dell’Ombudsman per i diritti umani in Artsakh ha pubblicato un rapporto sul perseguimento doloso da parte dell’Azerbaigian di militari e civili armeni catturati- durante e dopo la guerra dello scorso anno.
Il rapporto fornisce informazioni su procedimenti giudiziari inventati e illegali contro i prigionieri di guerra armeni e i prigionieri civili, il che costituisce una grave violazione delle Convenzioni di Ginevra relative alla protezione delle persone civili in tempo di guerra e al trattamento dei prigionieri di guerra. A seguito dei 45 processi organizzati illegali, infondati e falsificati, 3 persone (di cui una civile) sono state condannate a 20 anni, 2 persone (civili) a 15 anni, 23 persone a 6 anni, 2 persone a 4 anni, 13 persone a 6 anni di reclusione. I materiali di casi criminali falsi di 2 prigionieri di guerra armeni sono nella corte dei crimini gravi di Ganja. 5 dei prigionieri di guerra armeni sottoposti a processi illegali sono stati rimpatriati il 19 ottobre 2021.

(23 nov 21) CITTADINO ARTSAKH IN MANO AZERA – Un ragazzo di ventuno anni del villaggio di Ashan (regione di Martuni) è finito accidentalmente in territorio controllo dagli azeri ed è ora sotto custodia delle forze dell’Azerbaigian. L’incidente è stato immediatamente segnalato alle forze di pace russe, che hanno chiarito la questione e hanno assicurato che il cittadino è al sicuro. Sono in corso le trattative per il ritorno del residente dalla parte armena.

(22 nov 21) ACCADEMIA DELLE SCIENZE – Il ministro degli Affari esteri della Repubblica di Artsakh David Babayan ha ricevuto la delegazione dell’Accademia nazionale delle scienze della Repubblica di Armenia guidata dal presidente, l’accademico Ashot Saghyan. Durante l’incontro sono state discusse questioni relative alla risoluzione del conflitto azero-Karabakh, politica estera, processi regionali e di costruzione dello stato.

(22 nov 21) TROVATO ALTRO CADUTO – Le operazioni di ricerca dei resti dei militari uccisi durante la terza guerra in Artsakh o ritenuti dispersi sono riprese dopo essere state terminate il 14 ottobre. Il Servizio statale per le situazioni di emergenza di Artsakh informa che oggi una squadra di soccorso ha condotto operazioni di ricerca nella regione di Varanda (Fizuli) e ha trovato i resti di un militare, la cui identità sarà confermata dopo un esame di medicina legale.

(22 nov 21) PRIGIONIERI DI GUERRA – La Repubblica di Armenia si è rivolta alla Corte europea dei diritti dell’uomo per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali dei prigionieri di guerra armeni catturati il 16 novembre 2021 durante l’offensiva lanciata dall’Azerbaigian sul territorio sovrano della Repubblica di Armenia. L’Ufficio del Rappresentante della Repubblica di Armenia dinanzi alla Corte EDU ha presentato richiesta alla Corte europea di indicare misure provvisorie ai sensi dell’articolo 39 del Regolamento della Corte contro l’Azerbaigian, miranti a garantire il rispetto dei diritti dei prigionieri alla vita e il divieto di tortura prevista dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

(22 nov 21) POSSIBILE VERTICE ALIYEV-PASHINYAN – Corre voce che a Sochi (Russia) si potrebbero incontrare il presidente azero e il Primo ministro armeno il prossimo venerdì 26 novembre. Il ministero degli Esteri dell’Armenia commenta che saranno fornite informazioni con ragionevole preavviso.

(21 nov 21) CONVERSAZIONE PUTIN-PASHINYAN – Secondo quanto riporta il sito ufficiale del Cremlino, il presidente della Russia Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro della Repubblica di Armenia Nikol Pashinyan.“La discussione sulla situazione nella regione e sulle misure adottate per stabilizzarla è proseguita nel contesto dell’attuazione degli accordi trilaterali sul Nagorno-Karabakh del 9 novembre 2020 e dell’11 gennaio 2021.
Nikol Pashinyan ha espresso gratitudine per gli sforzi di mediazione attivi della Russia
“, afferma la pubblicazione del Cremlino.

(20 nov 21) INAUGURATO MONUMENTO – A Stepanakert è stato inaugurato questa mattina un monumento dedicato alla memoria dei dipendenti del Servizio di Sicrezza nazionale della repubblica di Artsakh morti nella guerra dello scorso anno

(20 nov 21) PRIGIONIERI DI GUERRA – In un’intervista al fracese “Le figaro” il ministro degli Esteri dell’Armenia ha parlato anche della questione dei prigionieri di guerra. “Ci sono molte prove sul trattamento inumano e degradante e sulla tortura dei prigionieri di guerra armeni. Questi casi sono stati documentati da varie organizzazioni non governative internazionali, tra cui Human Rights Watch. Abbiamo anche video e foto documentati che dimostrano che queste persone sono state catturate, ma l’Azerbaigian non conferma la loro esistenza. Potrebbero essere stati giustiziati in via extragiudiziale, detenuti in prigioni sotterranee o trafficati con organi umani. L’Azerbaigian ha confermato l’esistenza di 40 prigionieri di guerra armeni e ha negato l’esistenza di 100 di loro” ha tra l’altro dichiarato.

(19 nov 21) INCONTRO PASHINYAN-ALIYEV – Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev hanno concordato di tenere un incontro a Bruxelles il 15 dicembre nell’ambito del vertice del partenariato orientale dell’UE, secondo quanto riportato da una nota della Unione europea.

(19 nov 21) IL PRESIDENTE AD ASKERAN – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha incontrato una delegazione di giovani nella città di Askeran. Il capo dello stato ha ascoltato le loro preoccupazioni e ha discusso delle questioni urgenti per la regione di Askeran. Inoltre, hanno riflettuto sulle sfide che Artsakh deve affrontare e sul lavoro volto a soddisfare queste sfide.

(19 nov 21) DUE AZERI FERITI DA MINA – Un dipendente dell’Agenzia nazionale dell’Azerbaigian per l’azione contro le mine (Vagif Babayev nato nel 1972) ) e un ufficiale del Servizio di frontiera di Stato (Renat Aghababayev nato nel 1999) sono rimasti gravemente feriti verso le 15 nell’esplosione di una mina anticarro calpestata nella zona di conflitto del Nagorno Karabakh.

(19 nov 21) PRIMA NASCITA IN VITRO – Il primo bambino è nato in Artsakh nell’ambito del programma di fecondazione in vitro. Il Ministero della Sanità della Repubblica di Artsakh lo ha reso noto, aggiungendo che il governo continua ad attuare numerosi programmi nel quadro delle riforme in materia, la cui piena attuazione contribuirà al ripristino della vita normale e alla crescita demografica in Artsakh . Secondo quanto comunicato, negli ultimi otto mesi sono state inviate alla fecondazione in vitro 52 coppie, di cui 39 già fecondate e 17 rimaste incinte.

(19 nov 21) LAVROV SU VERTICE TRILATERALE – Si terrà un incontro trilaterale Russia-Armenia-Azerbaigian sul Nagorno Karabakh, ma ciò richiede il consenso di tutte le parti, ha detto ai giornalisti il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

(19 nov 21) ARTSAKH E ABKASIA – Il ministro degli Esteri di Artsakh, David Babayan, ha inviato un messaggio di congratulazioni al neo-ministro degli esteri dell’Abkhazia, Inal Ardzinba,, secondo quanto riferito il dipartimento per le informazioni e le pubbliche relazioni del ministero degli Esteri di Artsakh.

(19 nov 21) ALTRI TRE DECESSI PER COVID – Al momento, 109 persone stanno ricevendo cure ospedaliere ad Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 24 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 49, compresi i giovani, in condizioni gravi.

(18 nov 21) RAFFORZATO PATTUGLIAMENTO RUSSO – Le forze di pace russe stanno pattugliando lungo la linea di delimitazione del confine nel Nagorno Karabakh (Artsakh), secondo quanto riferisce il servizio stampa del ministero della difesa russo. I militari del contingente di mantenimento della pace russo, come parte di un gruppo di pattuglia mobile, hanno marciato attraverso le strade sterrate e di uso comune del Nagorno Karabakh intensificando i controlli in questi giorni di alta tensione fra le parti.

(18 nov 21) AZERI CONSEGNANO CORPI DI CADUTI – Nella tarda serata di ieri a Shushi, la parte azera, attraverso la mediazione del contingente di pace russo, ha trasferito al Servizio statale per le situazioni di emergenza di Artsakh i corpi di 3 militari armeni uccisi dopo l’attacco delle forze armate azere al confine orientale dell’Armenia il 16 novembre. Secondo i dati preliminari, i corpi sono stati evacuati dal villaggio di Ishkhanasar della provincia di Syunik.

(17 nov 21) CONSEGNATO CORPO DI UN CADUTO – Il vice comandante delle truppe dell’Okrug militare meridionale della Russia, il tenente generale Rustam Muradov (gia primo comandante delle forze di pace in Artsakh) è arrivato questa sera a Yerevan da Baku con un aereo che ha trasportato il corpo di un soldato armeno deceduto nell’attacco di ieri, il cui corpo è stato consegnato dagli azeri. Muradov terrà negoziati con le parti per sviluppare un meccanismo per prevenire gli incidenti armati.

.(17 nov 21) SITUAZIONE STABILE AL CONFINE – Il ministero della Difesa dell’Armenia ha riferito che oggi alle 10 la situazione al confine orientale dell’Armenia era relativamente stabile e l’accordo di cessate il fuoco veniva sostanzialmente mantenuto. Il ministero della Difesa ha riportato una sola vittima, ovvero il militare a contratto Meruzhan Harutyunyan (classe 1991). Ci sono 13 militari catturati, la comunicazione con 24 militari è persa e il loro destino rimane sconosciuto. L’azerbaigian lamenta la perdita di sette uomini, il ferimento di una decina e la cattura di un soldato ma alcune fonti non ufficiali parlano di un bilancio molto più alto di perdite.

(17 nov 21) PER GLI AZERI, AZIONE PREVENTIVA – In una conferenza stampa le autorità militari azere hanno rilasciato le solite dichiarazioni di accusa alla parte armena: “Per prevenire un attacco da parte delle forze armate armene, le nostre unità nel sud ovest hanno immediatamente preso delle misure. Inizialmente è stato limitato il movimento degli armeni danneggiando anche i loro mezzi. Un dispositivo anticarro e un mortaio sono stati distrutti

(17 nov 21) DUE DECESSI PER COVID – Il ministero della Salute comunica altri due decessi. Al momento, 132 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 20 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 54, compresi i giovani, in condizioni gravi.

(17 nov 21) CONTINUA PROCESSO FARSA – Continuano in Azerbaigian la farsa giudiziaria contro i prigionieri armeni. Secondo i media azeri, l’inchiesta sul procedimento penale contro due cittadini armeni, Ishkhan Sargsyan e Vladimir Rafayelyan, accusati di terrorismo, è conclusa. I materiali del procedimento penale sono stati inviati al tribunale per i crimini gravi di Ganja. Questi due cittadini armeni sono accusati ai sensi dell’articolo 214.3 del codice penale dell’Azerbaigian; vale a dire, “terrorismo commesso con l’uso di armi da fuoco e oggetti che vengono utilizzati come armi”. Scontata la condanna tra i 15 e i 20 anni…

(16 nov 21) ANNUNCIATO CESSATE-IL-FUOCO – Il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver raggiunto un accordo di cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian.

(16 nov 21) PERDITE AZERE – Secondo alcuni rapporti azeri, al momento ci sono 14 morti, 37 feriti e 5 dispersi dalla parte azera.

(16 nov 21) BILANCIO PROVVISORIO – Secondo quanto afferma il presidente del Comitato permanente per le relazioni estere dell’Assemblea nazionale dell’Armenia Eduard Aghajanyan durante un’intervista, a seguito dell’attacco dell’Azerbaigian alle postazioni militari armene schierate nella direzione orientale del confine armeno-azero, la parte armena ha avuto 15 vittime e altri 7 militari sono stati catturati. Le forze nemiche avrebbero molte vittime. Secondo Aghajanyan, durante le operazioni di difesa, le forze armate dell’Armenia hanno abbattuto quattro mezzi corazzati personali (BTR) e un Ural dell’avversario.

(16 nov 21) 12 SOLDATI ARMENI CATTURATI – Alle 17 (ora locale, le 14 in Italia) la situazione nella direzione orientale del confine armeno, dove le unità delle forze armate dell’Azerbaigian hanno lanciato un attacco, rimane estremamente tesa come riferisce il ministero della Difesa dell’Armenia. L’intensità delle battaglie non si è indebolita. L’avversario continua ad utilizzare artiglieria, mezzi corazzati e armi da fuoco di vario calibro.
A seguito delle operazioni di risposta della parte armena, l’avversario ha subito gravi perdite di personale, quasi una dozzina di unità di veicoli corazzati sono state distrutte o sono fuori servizio. Anche la parte armena ha vittime. I dati sono in fase di verifica. Dodici militari delle forze armate armene (7 militari contrattuali e 5 coscritti) vengono catturati.
Il ministero della Difesa riferisce che continuerà a fornire regolarmente rapporti sulla situazione.

(16 nov 21) SITUAZIONE ANCORA TESA – Il ministero della Difesa ha rilasciato il seguente comunicato: “Dalle 16:00, la situazione nella zona di confine orientale della Repubblica di Armenia continua ad essere estremamente tesa. A seguito delle battaglie lanciate dalle forze armate azere dopo l’attacco alle posizioni armene, la parte armena ha vittime, i cui dettagli sono in fase di verifica, poiché è noto la perdita di due posizioni di combattimento.
Le unità delle forze armate armene, con azioni adeguate, hanno causato al nemico grandi perdite di equipaggiamento militare e manodopera. Le battaglie continuano, la loro intensità non si è indebolita
.”

(16 nov 21) L’ARMENIA INVOCA IL TRATTATO ARMENO RUSSO – Yerevan sta ufficialmente invocando il trattato Armenia-Russia del 1997 chiedendo a Mosca di aiutare a risolvere la situazione al confine armeno-azero, ha detto il segretario del Consiglio di sicurezza Armen Grigoryan alla televisione pubblica. “Riteniamo importante sottolineare che, poiché c’è stato un attacco al territorio sovrano dell’Armenia, ci rivolgiamo alla Russia con un appello a difendere l’integrità territoriale dell’Armenia nel quadro del trattato esistente tra Armenia e Russia del 1997 e nel quadro di la logica dell’attuazione degli obblighi reciproci come parte del trattato“, ha affermato. Ha detto che ci sarà anche una procedura scritta per invocare il trattato. “Vogliamo informare il pubblico e i nostri partner che stiamo avviando questo processo. Ci aspettiamo che la Russia fornisca sostegno e avremo l’opportunità di ripristinare l’integrità territoriale dell’Armenia”, ha affermato. Grigoryan ha aggiunto che è stato ripetutamente affermato che la Russia considera i confini dello stato armeno una “linea rossa”.
Ha notato che l’esercito azero sta violando questa linea rossa dal 12 maggio. “A questo proposito ci stiamo rivolgendo al nostro alleato in modo che saremo in grado di ripristinare l’integrità territoriale della Repubblica di Armenia nel quadro degli obblighi alleati“, ha detto Grigoryan.
Alla domanda se si prevede che il sostegno sia o meno sotto forma di partecipazione a negoziati o assistenza militare, Grigoryan ha affermato: “Se sarà possibile risolvere questa situazione con i negoziati, allora risolvete con i negoziati, in caso contrario, per fornire sufficienti forze armate”. assistenza all’Armenia in modo che l’Armenia sia in grado di risolvere la situazione“, ha affermato.

(16 nov 21) BATTAGLIA SU CONFINE ARMENIA – Verso le 13 (ora locale), le unità delle forze armate azere hanno lanciato un’altra provocazione in direzione del confine orientale dell’Armenia, sparando sulle posizioni armene.
L’esercito armeno ha adottato contromisure per contrastare l’avanzata dell’avversario. Alle 14,30 la situazione rimane tesa secondo quanto riferisce il ministero della Difesa di Yerevan. “Sono in corso battaglie localizzate durante le quali l’avversario utilizza artiglieria, equipaggiamento corazzato e armi da fuoco di vario calibro. La parte armena sta portando avanti azioni adeguate. La situazione è sotto il controllo delle forze armate armene“. Un nuovo comunicato rilasciato poco fa riferisce: “Alle 15:00, la situazione al confine orientale della Repubblica di Armenia non è cambiata in modo significativo. Ci sono battaglie locali con l’uso di artiglieria, mezzi corazzati e armi da fuoco di diverso calibro. Il nemico ha grandi perdite di veicoli corazzati e manodopera. Le informazioni sulle vittime e sui feriti sono in fase di chiarimento da parte armena. In questo momento è chiaramente noto circa 4 feriti.” Secondo un quotidiano armeno, vicino al premier Pashinyan, il bilancio sarebbe di dieci morti, sei prigionieri e la perdita di due posizioni militari ma non c’è conferma di quanto riferito.

(16 nov 21) ALTRI 5 DECESSI PER COVID – Anche se la percentuale di casi positivi sui test effettuati sta lentamente scendendo, in Artsakh permangono gravi le conseguenze dell’ondata di Covid abbattutasi nelle ultime settimane. ieri altre cinque persone sono decedute. Ci sono altri 20 pazienti in condizioni critiche e 60 in condizioni gravi.

(16 nov 21) AMARAS E DADIVANK – Secondo quanto riferiscono le autorità russe, circa 4000 pellegrini armeni hanno visitato – scortati dalle forze di pace – i monasteri di Dadivank e Amaras. Il primo si trova in territorio occupato dagli azeri, il secondo è prossimo alla linea di contatto e sotto tiro del nemico.

(15 nov 21) PASTORE AZERO MUORE PER MINA – Un cittadino azero di 41 anni è morto nell’esplosione di una mina ad Akna (Aghdam). La stampa locale riporta che Aghayev Zaur Isaoglu ha calpestato una mina antiuomo mentre pascolava il bestiame ed è morto sul colpo.

(15 nov 21) OCCUPAZIONE AZERA – Baku ha proclamato le sezioni occupate del territorio armeno come “territorio sovrano dell’Azerbaigian“. Come risulta dalla dichiarazione rilasciata dal portavoce del Ministero degli affari esteri dell’Azerbaigian Leyla Abdullayeva in risposta alla dichiarazione rilasciata dal primo ministro Nikol Pashinyan durante la sessione del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, “i militari azeri stanno svolgendo le loro funzioni ufficiali nel sovrano territorio dell’Azerbaigian”. Nella sua dichiarazione, tutti i tentativi della parte armena di resistere alle oscene invasioni delle forze armate azere sono etichettati come “provocazione“.

(15 nov 21) NUOVO MINISTRO DIFESA ARMENIA – Con decreto del presidente Armen Sarkissian, Suren Papikyan (già vice Primo ministro) è stato nominato ministro della Difesa dell’Armenia in sostituzione di Arshak Karapetyan.

(15 nov 21) COMUNICATO SU AZIONE AZERA – Il 14 novembre, intorno alle 13, unità delle forze armate azere, con il supporto di veicoli blindati, hanno invaso il territorio sovrano della Repubblica di Armenia (RA) in una delle sezioni orientali del confine armeno-azero. Lo ha notato il Consiglio di sicurezza dell’Armenia in una dichiarazione rilasciata lunedì. Il comunicato prosegue così: “Come risultato delle azioni delle forze armate dell’Azerbaigian, quattro posizioni di combattimento delle forze armate armene erano finite in un blocco. A seguito dei negoziati, l’equipaggiamento militare e le truppe azere che hanno invaso il territorio sovrano della Repubblica di Armenia sono usciti dal territorio dell’Armenia, le unità delle forze armate della Repubbliuca di Armenia sono state estratte dalle suddette quattro posizioni di combattimento, tuttavia, i militari azeri che hanno invaso il territorio sovrano della Repubblica di Armenia nel maggio di quest’anno continuano a essere schierati nella sezione menzionata.”

(14 nov 21) PRESIDENTE VISITA COMUNITA’ DI ASKERAN – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha visitato i villaggi di Sznek e Mkhitarashen della regione di Askeran. Il Capo dello Stato ha seguito il lavoro svolto nell’ambito di programmi finanziati dallo stato e di beneficenza, ha discusso con i residenti locali le questioni sociali, economiche e di sicurezza delle comunità e ha risposto alle loro domande.

(14 nov 21) TENSIONE A CONFINE ARMENIA – Verso le 13:00 ora locale, unità delle forze armate azere hanno tentato di assicurarsi una posizione avanzata nella direzione orientale del confine tra Armenia e Azerbaigian, all’altezza di Sisian nel Syunik (Armenia meridionale). Ne è seguito un violento scambio di colpi per respingere il tentativo di incursione azera. Al momento non si ha notizia di feriti dalla parte armena. Alle 16 (locali) la situazione rimane tesa e sono in corso trattative con mediazione russa.

(14 nov 21) ALTRI DUE DECESSI PER COVID – Il ministero della Salute informa che si sono verificati altri due decessi per Covid. Al momento, 145 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 20 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 75, compresi i giovani, in condizioni gravi.

(13 nov 21) SOSPESE RICERCHE RESTI – Le squadre di emergenza dell’Artsakh dallo scorso 18 ottobre hanno sospeso le ricerche di resti di soldati armeni nei territori ora occupati dalle forze dell’Azerbaigian. Complessivamente, dalla fine della guerra, sono stati ritrovati 1697 corpi.

(13 nov 21) INCIDENTE A CHECK POINT – Questa mattina a un check point lungo la strada Stepanakert-Berdzor (Lachin) un uomo ha lanciato una granata. La strada è stata chiusa al transito per alcune ore anche perchè la parte azera ha cominciato a sparare su alcuni veicoli in transito. L’autore del gesto (di 46 anni), Norayr Yeremyan, risulta essere il fratello del ventiduenne che l’8 novembre era stato ucciso da soldati dell’Azerbaigian mentre sulla stessa strada era intento a riparare una condotta idrica. In quella occasione altre tre persone erano rimaste ferite. L’uomo è stato preso in custodia dalle forze russe e poi consegnato alla parte armena. Gli azeri lamentano tre feriti (il sergente Hafiz Nasibov e due commilitoni).

(11 nov 21) COMUNICATO GRUPPO DI MINSK OSCE – I copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE (Andrew Schofer degli Stati Uniti d’America, Igor Khovaev della Federazione Russa e Brice Roquefeuil della Francia) hanno rilasciato una dichiarazione sulla riunione dei ministri degli Esteri armeno e azero Ararat Mirzoyan e Jeyhun Bayramov. La dichiarazione recita quanto segue:
Il 10 novembre i copresidenti si sono incontrati separatamente a Parigi con il ministro degli Esteri azero Jeyhun Bayramov e il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan. I copresidenti hanno ospitato entrambi i ministri degli Esteri in una riunione congiunta, aperta dal ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian .
Alle riunioni ha partecipato anche il Rappresentante personale del Presidente in esercizio dell’OSCE (PRCiO) Andrzej Kasprzyk. I copresidenti e i ministri degli Esteri hanno proseguito le discussioni avviate a New York su una serie di possibili misure di deescalation e sui prossimi passi del processo, compresi i futuri incontri in questo formato e la visita proposta dei copresidenti nella regione.
I copresidenti e i ministri hanno inoltre discusso dello stato di attuazione degli impegni assunti nella dichiarazione trilaterale del 9 novembre. I copresidenti hanno ribadito l’importanza di compiere progressi sulle questioni umanitarie, compresi, tra l’altro, i detenuti, lo sminamento, le persone scomparse, il reinsediamento volontario degli sfollati e la protezione dei siti storici e culturali, e hanno invitato le parti a fornire un accesso illimitato ai organizzazioni umanitarie internazionali. I copresidenti hanno inoltre sottolineato l’importanza di evitare la retorica infiammatoria e le azioni provocatorie.

I copresidenti si sono incontrati con i rappresentanti del Ministero degli affari esteri francese e dell’Eliseo il 10 e 11 novembre per discutere i loro sforzi in corso per aiutare le parti a trovare soluzioni globali a tutte le restanti questioni relative o derivanti dal conflitto del Nagorno Karabakh in conformità con il loro mandato».

(11 nov 21) COMUNICATO UNIONE EUROPEA – Questa settimana segna il primo anniversario della cessazione delle ostilità in ed intorno al Nagorno Karabakh a seguito dell’accordo di cessate il fuoco firmato da Armenia e Azerbaigian. Lo rileva in un comunicato il portavoce per la politica estera dell’Unione Europea – e in occasione del primo anniversario della fine dei 44 giorni di guerra scatenata dall’Azerbaigian contro l’Artsakh (NagornoKarabakh). Il comunicato prosegue così: “L’Unione Europea si rammarica della perdita di vite inflitte durante queste ostilità ed estende le sue condoglianze alle famiglie di coloro che sono stati uccisi o feriti. Sebbene le ostilità siano cessate, molte questioni in sospeso devono ancora essere affrontate per passare a una soluzione negoziata, globale e sostenibile. Chiediamo in particolare il rigoroso rispetto del cessate il fuoco, l’immediato rilascio di tutti i prigionieri rimasti, la piena cooperazione sullo sminamento e l’allentamento delle tensioni nelle aree di confine. L’UE resta impegnata a promuovere un Caucaso meridionale pacifico e prospero ed è attivamente impegnata a contribuire al consolidamento della pace e alla ricostruzione postbellica. Ha svolto un ruolo importante nel rilascio dei prigionieri e nella consegna delle mappe dei campi minati. L’UE ha inoltre sostenuto le persone colpite dal conflitto con oltre 17 milioni di euro in assistenza umanitaria, anche per lo sminamento e la pronta ripresa. L’UE è inoltre pronta a sostenere la riduzione dell’escalation e la delimitazione delle frontiere fornendo assistenza tecnica, se necessario alle parti, e incoraggia la connettività e la riapertura della cooperazione economica nel Caucaso meridionale. Guardando al futuro, è necessaria una soluzione globale per porre fine a più di tre decenni di conflitti e sofferenze. Per raggiungere questo obiettivo, l’UE continuerà ad essere in contatto attivo con i pertinenti partner internazionali, in particolare i copresidenti del gruppo di Minsk dell’OSCE, e li sostiene pienamente nell’adempimento del loro mandato, lavorando con l’Armenia e l’Azerbaigian su una soluzione globale a tutte le questioni in sospeso problemi.”

(10 nov 21) INCONTRO MINISTRI ESTERI – Oggi il ministro francese per l’Europa e gli affari esteri Jean-Yves Le Drian ha avuto incontri separati con i ministri degli esteri armeno e azero Ararat Mirzoyan e Jeyhun Bayramov, in visita a Parigi per partecipare alla 41a sessione della Conferenza generale dell’UNESCO. Secondo il ministero degli Esteri francese, al termine dei colloqui bilaterali, Le Drian ha aperto la riunione congiunta dei ministri armeno e azero sotto gli auspici dei Co-presidenti del Gruppo OSCE di Minsk – e che è chiamato a proseguire le discussioni iniziate nel New York il 23 settembre.

(10 nov 21) RIUNIONE SULLA SICUREZZA – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha convocato oggi una consultazione sulle questioni di sicurezza con i capi delle fazioni parlamentari, presenti il segretario del Consiglio di sicurezza e i capi delle strutture di potere.

(10 nov 21) STATUA AL PACIFICATORE RUSSO – Una statua di un pacificatore è stata svelata nei locali di un campo militare russo nelle vicinanze di Stepanakert in onore del primo anniversario dell’ingresso del contingente di pace russo nel Nagorno-Karabakh. Tra i partecipanti alla solenne cerimonia di inaugurazione della statua c’erano il vice comandante dell’Okrug militare meridionale, il tenente generale Rustam Muradov e il comandante del contingente di mantenimento della pace russo in Nagorno-Karabakh Genady Anashkin. Il monumento fuso ritrae un pacificatore con munizioni e un Kalashnikov sulla spalla, che abbraccia una ragazza fragile che gli porge un bouquet di fiori. Il prototipo del monumento è un vero membro della missione di pace. Durante la cerimonia è stata anche collocata una capsula del tempo che trasmette un messaggio alle generazioni.

(10 nov 21) INAUGURATA CHIESA ORTODOSSA RUSSA – La prima chiesa ortodossa è stata aperta nel Nagorno-Karabakh, nell’area della città militare russa situata nelle vicinanze di Stepanakert. Tra i partecipanti alla cerimonia di apertura c’erano il vice comandante dell’Okrug militare meridionale, il tenente generale Rustam Muradov e il comandante del contingente di mantenimento della pace russo in Nagorno-Karabakh Genady Anashkin.

(10 nov 21) UN ANNO DI VIOLAZIONI AZERE – Nell’anno successivo alla dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020, la parte azera ha deliberatamente e intenzionalmente continuato le sue azioni criminali contro il popolo di Artsakh, di cui abbiamo ripetutamente affermato e informato le organizzazioni internazionali e le organizzazioni per i diritti umani nell’ultimo anno. Lo fa notare in una dichiarazione del difensore civico per i diritti umani di Artsakh, Gegham Stepanyan che sottolinea il carattere pianificato e coordinato delle azioni turco-azere. Le statistiche presentate dall’Ufficio del Procuratore della Repubblica dell’Artsakh mostrano che nell’ultimo anno sono stati commessi 56 crimini dalle forze armate azerbaigiane situate vicino agli insediamenti civili della Repubblica dell’Artsakh, in relazione ai quali sono stati avviati 43 procedimenti penali. A seguito di atti criminali azeri, 2 civili e 9 militari sono stati uccisi, 24 civili e 44 militari sono stati vittime di tentativo di uccisione, 9 civili e 28 militari hanno ricevuto ferite da arma da fuoco di vario grado, 6 persone sono state aggredite fisicamente, 2 sono state minacciato di morte. A seguito di violazioni criminali dell’Azerbaigian sui diritti di proprietà, sono stati causati danni alla proprietà di 17.710.000 dram (circa 32000 euro) a cittadini dell’Artsakh. A seguito della distruzione deliberata di proprietà o dell’intento criminale di danneggiare la proprietà, 5 case residenziali, 3 macchinari agricoli, 7 veicoli, 2 macchine edili sono stati colpiti o presi di mira, 3 frutteti e seminativi sono stati dati alle fiamme, un un gran numero di bovini è stato preso di mira con armi da fuoco a lungo raggio. Nell’ultimo anno sono stati regolarmente sparati colpi dalle basi azere dislocate vicino agli insediamenti armeni, i cui proiettili sono caduti sui tetti delle case o in luoghi pubblici, violando così l’immunità psicologica della popolazione civile. Un rapporto sui dettagli di tutti i casi registrati e le loro conseguenze sarà preparato dal personale dell’Artsakh Human Rights Ombudsman per la presentazione agli organismi internazionali.

(10 nov 21) NUOVE MIRE AZERE SU SHUSHI – L’Azerbaigian sta tentando di includere la città armena di Shushi, ora nel territorio occupato dell’Artsakh, nella rete delle città creative dell’UNESCO.

(10 nov 21) PRIGIONIERI DEGLI AZERI – Decine di residenti dell’Artsakh sono finiti in prigionia azera durante la guerra di 44 giorni nel 2020. Il difensore civico per i diritti umani di Artsakh Gegham Stepanyan ha dichiarato questo oggi durante una conferenza stampa a Stepanakert con i media russi, aggiungendo che l’Azerbaigian ha confermato la informazioni su 40 residenti di Artsakh in cattività azera, e tre dei quali sono civili. Secondo Stepanyan, le autorità di Artsakh non sanno nulla del destino di 20 residenti, che sono principalmente anziani e persone con disturbi mentali.

(9 nov 21) COMUNICATO DI MOSCA – Un comunicato è stato diffuso dal Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa in occasione dell’anniversario degli accordi trilaterali tra i vertici della Federazione Russa, dell’Armenia e dell’Azerbaigian. Tra l’altro vi si legge che “a partire dal 2 dicembre 2020, con la partecipazione delle forze di pace russe, sono stati restituiti un totale di 122 prigionieri di guerra e persone detenute. Di questi 122, 105 sono stati restituiti in Armenia, 17 in Azerbaigian e 3 pacchi di mappe di campi minati sono stati trasferiti alla parte azera“. Inoltre il comunicato recita che “da dicembre 2020 a giugno 2021, il Ministero russo per le situazioni di emergenza ha consegnato nella regione 1.581 tonnellate di merci umanitarie e 800 tonnellate di materiali da costruzione“. Il lungo documento riporta anche che la Russia continua “a compiere sforzi per una rapida soluzione alle restanti sfide umanitarie, compreso il rilascio di tutti i detenuti, il chiarimento del destino di tutte le persone scomparse, il trasferimento dei corpi dei defunti e la fornitura di mappe minerarie completamente precise. È importante anche garantire la sicurezza degli oggetti del patrimonio culturale, religioso e storico” e punta a “raggiungere coerentemente gli obiettivi per lo sblocco di tutte le comunicazioni economiche e di trasporto nel Caucaso meridionale che sono formulati nella dichiarazione adottata dai leader di Russia, Azerbaigian e Armenia l’11 gennaio 2021“.

(9 nov 21) AZERI ACCUSANO GLI ARMENI – Dopo molte ore di silenzio il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha rilasciato una nota su quanto accaduto ieri (quattro civili armeni colpiti, un morto e tre feriti) accusando gli armeni stessi. Baku sostiene che il contingente di pace russo non era stato avvertito, come solitamente accade, della presenza degli operai al lavoro sulla condotta idrica (che serve proprio un posto di guardia della forza di pace russa) e quindi la presenza degli uomini in quella zona (peraltro “neutrale” non era giustificata. Alla luce di quanto dichiarato dagli azeri, si deve presumere che l’uccisione a sangue freddo di un uomo e il ferimento di altri tre era pienamente giustificato…

(9 nov 21) IL PRESIDENTE RENDE OMAGGIO AGLI EROI – Il presidente Arayik Harutyunyan ha visitato il memoriale della città di Stepanakert in occasione del primo anniversario degli giornata dedicata agli eroi martiri nella terza guerra di Artsakh e ha reso loro omaggio dell’Artsakh. Inoltre, il capo dello Stato ha visitato il pantheon militare e ha deposto fiori sulle tombe delle vittime di tutte le guerre dell’Artsakh.

(9 nov 21) IL PARLAMENTO IN SEDUTA SPECIALE – Oggi, alle ore 11, è stata convocata una seduta speciale dell’Assemblea nazionale della Repubblica dell’Artsakh ai sensi della Costituzione dell’Artsakh e del regolamento interno dell’Assemblea nazionale, nonché su iniziativa dei suoi parlamentari. All’ordine del giorno di questa seduta è stata discussa la dichiarazione del parlamento sul diritto inalienabile del popolo di Artsakh a vivere liberamente e in modo indipendente.

(9 nov 21) ANNIVERSARIO FIRMA ACCORDO TRILATERALE – Ricorre oggi il primo annivaresario della firma dell’accordo trilaterale del 9 novembre 2020 che ha posto fine alla guerra di aggressione contro l’Artsakh. Il ministero degli Affari esteri di Stepanakert ha rilasciato al riguardo un comunicato. “Un anno fa, il 9 novembre 2020, grazie agli attivi sforzi di mediazione della Federazione Russa, è stata firmata una dichiarazione trilaterale dal Presidente della Federazione Russa, dal Primo Ministro dell’Armenia e dal Presidente dell’Azerbaigian“. Il comunicato prosegue così: “La firma della dichiarazione trilaterale ha permesso di porre fine alla guerra di aggressione di 44 giorni scatenata dall’Azerbaigian contro Artsakh con il diretto coinvolgimento militare della Turchia, nonché di terroristi internazionali e mercenari del Medio Oriente, e ha gettato le basi per l’ingresso delle forze di pace russe nel territorio di Artsakh per mantenere la pace nella zona del conflitto tra Azerbaigian e Karabagh. La dichiarazione trilaterale svolge anche un ruolo importante nel garantire la riabilitazione postbellica della Repubblica di Artsakh“. Qui il testo completo del comunicato

(9 nov 21) DETTAGLI SU AGGRESSIONE AZERA – Emergono dettagli sulla gravissima violazione azera di ieri. Verso le 15:00 di lunedì, un militare ancora non identificato delle forze armate azere è entrato, da un’area attualmente sotto il controllo dell’esercito azero, nel luogo chiamato “sotto Shushi” lungo la strada Shushi-Berdzor in Artsakh e ha aperto il fuoco personale che stava provvedendo a riparare una condotta idrica. A seguito di ciò, Martik Yeremyan, un residente di Stepanakert nato nel 1998, è morto sul posto dopo aver ricevuto una ferita da arma da fuoco alla testa, mentre Gevorg Melkumyan, Gagik Ghazaryan e Armen Sargsyan hanno riportato ferite da arma da fuoco.

(8 nov 21) HARUTYUNYAN SI VACCINA – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan si è vaccinato contro il COVID-19 nella giornata odierna secondo quanto riferisce il Ministero della Salute dell’Artsakh. Il capo dello Stato ha sottolineato l’importanza della vaccinazione come mezzo efficace per combattere il coronavirus.

(8 nov 21) SPARI AZERI, MORTI E FERITI CIVILI ARMENI – Il Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Artsakh ha ricevuto segnalazioni secondo le quali intorno alle 15:00 (ora locale) gli azeri hanno sparato colpi di pistola contro i civili che lavoravano alle condutture dell’acqua in un incrocio vicino alla città di Shushi. Il Servizio di sicurezza nazionale riferisce che quattro civili sono stati trasferiti all’ospedale di Stepanakert, aggiungendo che un civile è morto e gli altri tre civili stanno ricevendo assistenza medica.

(8 nov 21) ALIYEV DA SHUSHI TUONA CONTRO GLI ARMENI – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha tenuto un altro discorso militarista approfittando del primo anniversario della fine della guerra provocata dall’aggressione militare del suo Paese contro l’Artsakh e l’Armenia. Per enfatizzare ancora di più le sue parole, il discorso è stato pronunciato nella città armena di Shushi, attualmente occupata dall’Azerbaigian, dove il presidente dell’Azerbaigian era arrivato in uniforme militare e accompagnato da sua moglie, Mehriban Aliyeva. L’essenza del discorso, che è stato ascoltato con attenzione da diverse dozzine di militari azerbaigiani, era di lodare personalmente lui e l’esercito azero nonchè additare ancora una volta gli Armeni come “il nemico”. Lungi dall’aver assunto una posizione più conciliante a un anno dalla fine del conflitto il dittatore azero ha invece rincarato la dose di insulti al popolo armeno e ancora una volta ha confermato che è stato l’Azerbaigian a scatenare la suddetta aggressione militare contro il Nagorno Karabakh il 27 settembre 2020.

(8 nov 21) AGGIORNAMENTO COVID – Altre quattro persone a cui era stato diagnosticato il COVID-19 sono morte in Artsakh secondo quanto riferito dal Ministero della Salute dell’Artsakh. Ieri sono stati condotti un totale di 314 test di coronavirus con 106 nuovi casi di questa malattia. Al momento, 146 persone stanno ricevendo cure ospedaliere ad Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 19 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 85, compresi i giovani, in condizioni gravi. Finora quest’anno ad Artsakh sono stati condotti un totale di 18.603 test di coronavirus e i risultati di 2.728 di loro sono risultati positivi.

(6 nov 21) DOCUMENTATA ALTRA DISTRUZIONE PATRIMONIO ARMENO – L’organizzazione “Monument watch” ha documentato con immagini satellitari la distruzione di altro patrimonio armeno nei territori occupati. Questa volta a farne le spese sono stati il monumento ai caduti, la scuola e la casa della cultura del piccolo villaggio di Madatashen nella regione di Askeran.

(6 nov 21) CIVILE AZERO SALTA SU MINA – Un civile azero, intento a lavori nei campi, è morto a seguito dell’eplosione di una mina in località Mekhakavan nel territorio occupato della regione di Hadrut.

(5 nov 21) SEMINARIO SU MARKETING IN ARTSAKH – Il 5 novembre, presso il club “Hub Artsakh” del Paul Eluard Francophone Center di Stepanakert, si è tenuto un seminario intitolato “Your Brand from Artsakh to the International Market”. Il seminario è stato condotto da David Gabrielyan, fondatore e direttore di Nakhshun Tea e BIB Digital Marketing Agency. “Hub Artsakh” opera da oltre un mese nella Vahe Fatal Hall del Paul Eluard Francophone Center di Stepanakert. Il fondatore è Vahe Keushgueryan e il direttore esecutivo è Shushan Keshishyan.

(5 nov 21) CONFERMA AZERA SU CORPI RITROVATI – Ad oggi, l’Azerbaigian ha consegnato alla parte armena circa 1.700 corpi di militari uccisi. Così ha dichiarato il ministro degli Esteri azero Jeyhun Bayramov durante una conferenza in un’università secondo quanto riferisce Haqqin.az.

(4 nov 21) AZERBAIGIAN CONDANNATO – La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha rilasciato le sentenze dei casi relativi al residente del villaggio armeno di Karmiraghbyur Mamikon Khojoyan e al residente del villaggio di Chinari Karen Petrosyan che sono stati catturati e torturati dall’Azerbaigian nel 2014. La Corte ha concluso che Baku ha violato gli articoli 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di tortura) e 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e ha obbligato l’Azerbaigian a pagare 40.000 euro per ogni caso. Mamikon Khojoyan, 77 anni, è stato catturato dall’Azerbaigian nel gennaio 2014. Il 4 marzo è stato consegnato all’Armenia ed è morto a casa dieci settimane dopo. La causa della morte è stata, secondo il rapporto forense post mortem, un’intossicazione generale dell’organismo. Karen Petrosyan è stato catturato dalle truppe azere il 7 agosto 2014. L’8 agosto 2014 le autorità azere hanno annunciato che il sig. Petrosyan era morto inaspettatamente, secondo le informazioni preliminari, a causa di “insufficienza cardio-polmonare acuta e miocardica”.

(4 nov 21) GRUPPO DI MINSK – Brice Roquefeuil è stato nominato nuovo copresidente francese del gruppo OSCE di Minsk, secondo il sito web del governo francese. Roquefeuil sostituirà Stephane Visconti, in carica dall’ottobre 2016.

(4 nov 21) AGGIORNAMENTO COVID – Si segnalano purtroppo altri due decessi per Covid nella giornata di ieri. Un totale di 207 test di coronavirus sono stati condotti ieri in Artsakh e da cui sono stati confermati 88 nuovi casi di questa malattia. Al momento, 144 persone stanno ricevendo cure ospedaliere per COVID-19 e i medici affermano che 20 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 74, compresi i giovani, in condizioni gravi.

(4 nov 21) FORMATO NEGOZIALE – Baku continua a discutere con i partner la creazione del meccanismo di cooperazione regionale “3+3” con tre repubbliche del Caucaso meridionale (Armenia, Azerbaigian e Georgia), nonché con Russia, Iran e Turchia attraverso i canali diplomatici. Questo è ciò che l’assistente del presidente dell’Azerbaigian, capo della divisione di politica estera dello staff del presidente Hikmet Hajiyev ha detto oggi all’agenzia TASS. Nel frattempo, il presidente dell’Azerbaigian Aliyev ha lamentato l’assenza di una risposta da parte dell’Armenia sulla questione della delimitazione dei confini. Ilham Aliyev ha espresso la sua insoddisfazione al riguardo durante il suo discorso all’apertura del Forum globale di Baku, intitolato “Il mondo dopo il COVID-19″.”L’Azerbaigian ha proposto all’Armenia di iniziare a lavorare su un accordo di pace. Noi [cioè, l’Azerbaigian] non vogliamo parlare di guerra, ma di pace. Abbiamo proposto di iniziare il lavoro di delimitazione e demarcazione dei confini [con l’Armenia]. Ma, sfortunatamente, non è stata ricevuta alcuna risposta [dall’Armenia]“, ha detto Aliyev.

(4 nov 21) CASA IN FIAMME, UN MORTO – Il 3 novembre alle 21:16 la divisione regionale per le situazioni di emergenza nella regione di Martuni ha ricevuto una segnalazione secondo cui un incendio era divampato nella comunità Kaghartsi. Secondo i dati preliminari, una casa stava bruciando e all’interno c’era una donna anziana. Due squadre dei vigili del fuoco sono state immediatamente inviate sul luogo dell’incidente e sono state assistite da cinque residenti della comunità. L’incendio è stato spento alle 12:30 e ha lasciato completamente bruciata la casa a due piani del residente, e il corpo è stato trovato all’interno della casa.

(3 nov 21) VISITA IN USA – Il ministro di Stato, Artak Beglaryan, è in visita negli Stati Uniti dovesono programmati incontri con le istituzioni armene. Un ricevimento è stato tenuto all’ambasciata della Repubblica di Armenia a Washington.

(3 nov 21) AMNISTIA IN AZERBAIGIAN – Per volontà del presidente azero Aliyev, numerosi detenuti comuni delle prigioni dell’Azerbaigian saranno liberati per festeggiare il primo anniversario della vittoria in guerra.

(3 nov 21) INCONTRO PASHINYAN CON HAROUTYUNYAN – Il Primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha incontrato il presidente della Repubblica di Artsakh Arayik Harutyunyan con il quale ha analizzato la situazione attuale. “Attribuiamo importanza alla piena ripresa del processo negoziale nell’ambito della Co-presidenza del Gruppo di Minsk dell’OSCE, dove, come i Co-presidenti hanno ripetutamente sottolineato, la soluzione definitiva e globale del conflitto del Nagorno Karabakh e il chiarimento dello status del Nagorno Karabakh , si svolgono sulla base dei famosi principi, compreso il diritto delle nazioni all’autodeterminazione” ha dichiarato il premier dell’Armenia. Dal canto suo, il presidente dell’Artsakh ha affermato che “entro la fine dell’anno metteremo in funzione almeno 300 appartamenti solo nella capitale Stepanakert. Si parla degli appartamenti di nuova costruzione. Certo, una parte riguarda la costruzione prebellica, ma oltre a questo, siamo riusciti a iniziare a costruire migliaia di appartamenti e completeremo la costruzione di almeno 2500-3000 appartamenti entro la fine del 2022“. Ringraziando il governo dell’Armenia per l’assistenza fornita all’Artsakh ha aggiunto che “sono sicuro che risolveremo completamente i problemi abitativi, infrastrutturali e sociali in 2-3 anni“.

(3 nov 21) COVID IN ARTSAKH – Ieri sono stati condotti in Artsakh 242 test Covid-19 dai quali sono risultati 102 nuovi casi di coronavirus. Al momento, 180 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 17 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 85, compresi i giovani, in condizioni gravi. Ieri sono stati registrati quattro altri decessi. Provvedimenti di quarantena (lockdown) entreoranno in vigore dalle 22 di domani sino al primo dicembre nella capitale Stepanakert e nelle altre comunità urbane dell’Artsakh.

(3 nov 21) TRANSITI DA E PER ARTSAKH – Nel mese di ottobre le forze di pace russe hanno assicurato circa mille transiti di veicoli nel corridoio di Lachin a beneficio di circa 6800 persone secondo quanto comunica il ministero della Difesa di Mosca.

(2 nov 21) VIOLAZIONI AZERE – Oggi nel pomeriggio alcune unità dell’esercito azero hanno aperto il fuoco irregolare con fucili in direzione della comunità Karmir Shuka della regione di Martuni dell’Artsakh dove peraltro in mattinata la partte azera aveva consegnato a quella armena i resti di altri undici caduti. Non si registrano feriti. Colpi di arma da fuoco sono stati anche uditi provenienti dalla parte azera nella sezione del villaggio di Sargsashen, regione di Martuni.

(2 nov 21) AZERI CONSEGANO 11 CORPI – La parte azera, accompagnata dalle forze di pace russe, martedì ha consegnato alla parte armena – nei pressi del villaggio di Karmir Shuka della regione di Martuni inArtsakh – i resti di altri 11 armeni che sono stati uccisi durante la terza guerra di Artsakh e sono stati considerati dispersi. Le loro identità saranno determinate dopo gli esami medico-legali. Al momento non è dato sapere quando e come siano morti i militari armeni.

(1 nov 21) AIUTI AGLI SFOLLATI – Specialisti del centro di risposta umanitaria del contingente di mantenimento della pace russo nel Nagorno Karabakh (Artsakh) hanno fornito assistenza umanitaria mirata agli sfollati interni (IDP) e alle famiglie numerose nella capitale Stepanakert secondo quanto riferisce il servizio stampa del ministero della Difesa russo. Ai residenti vengono forniti anche beni di prima necessità: scarpe e vestiti, detersivo, scaldavivande, elettrodomestici da cucina, cibo, biancheria da letto, articoli per l’igiene personale e giocattoli. Da novembre 2020, più di 6.700 sfollati interni nel Nagorno Karabakh hanno ricevuto assistenza umanitaria e medica dalle forze di pace russe.

(1 nov 21) NUOVE MISURE ANTI COVID – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha convocato oggi un’ampia consultazione di lavoro sull’attuale situazione epidemiologica nella repubblica. Il ministro della Salute Mikayel Hayriyan ha consegnato un rapporto in cui affermava che i casi di COVID-19 sono aumentati di quasi dieci volte a ottobre e che il Ministero della salute ha attualmente forniture mediche sufficienti per organizzare la lotta contro la pandemia. Tuttavia, secondo Hayriyan, è necessario prendere in considerazione le pratiche principali per raggiungere il successo. Il capo dello Stato ha ritenuto molto preoccupante la crescita dinamica dei casi di infezione e ha sottolineato la risolutezza delle autorità a inasprire ulteriormente le restrizioni esistenti. Al riguardo, Harutyunyan ha dato diverse istruzioni che entreranno in vigore a partire dal 2 novembre. Nella giornata odierna si sono registrati altri tre decessi per Covid.

Rassegna stampa (1-31 ottobre)

Sale la tensione tra Tehran e Baku nell’anniversario della guerra con l’Armenia (Nena news, 1 ott)

Iran. Esercitazioni e tensione al confine con l’Azerbaijan (AGC Communication, 1 ott)

Forze turche-azere invadono l’Alto-Karabakh (L’eco del sud, 2 ott)

Iran, la tensione con Baku manda ammonimenti a Israele e Turchia (il manifesto, 3 ott)

Perchè Iran, Azerbaijan e Turchia litigano ( Formiche, 4 ott)

Le tre cause delle tensioni ai confini fra Azerbaigian e Iran (Nova news, 4 ott)

Incontro Sant’Egidio: appello di Karekin II per la liberazione di tutti i prigionieri della guerra in Artsakh (SIR, 7 ott)

Nagorno Karabakh: le conseguenze della guerra (Osservatorio Balcani Caucaso, 13 ott)

Droni azeri continuano ad attaccare postazioni armene: feriti sei soldati (Assadakah, 15 ott)

Se vince l’indifferenza per la Montagna del Giardino Nero del Caucaso del sud… (Korazym, 15 ott)

Iran e Azerbaijan, la crisi dei camion (Osservatorio Balcani Caucaso, 20 ott)

Nessun  rafforzamento dell’esercito azero: quello di difesa armeno vigila in Artsakh (Assadakah, 21 ott)

Azerbaijan, la famiglia dell’offshore (Osservatorio Balcani Caucaso, 22 ott)

Iran. Tensioni con l’Azerbaijan per la collaborazione d’intelligence con Israele (Notizie geopolitiche, 23 ott)

La realizzazione del corridoio di Zangezur… (Insideover, 25 ott)

Ecco come l’ultimo conflitto del Nagorno Karabakh ha fatto scuola (Insideover, 28 ott)

Ottobre 2021

(29 ott 21) DUE DECESSI PER COVID – L’ondata di Covid abbattutasi sull’Artsakh ha mietuto due nuove vittime. Al momento ci sono 164 pazienti che stanno ricevendo cure di cui 20 in condizioni critiche e 77 gravi.

(29 ott 21) AIUTI UMANITARI – Specialisti del centro di risposta umanitaria del contingente di mantenimento della pace russo, insieme a rappresentanti di una fondazione di beneficenza, hanno fornito assistenza umanitaria alle famiglie numerose e agli sfollati che vivono in una delle regioni remote del Nagorno Karabakh (Artsakh) secondo quanto riferisce il servizio stampa del Ministero della Difesa russo. Le forze di pace russe hanno organizzato un’azione umanitaria nel villaggio di Gishi, nella regione di Martuni. Più di 2 tonnellate di merci umanitarie – materiale scolastico, scarpe, vestiti e un gruppo di continuità – sono state trasferite alla gente del posto.

(28 ott 21) ALIYEV RINGRAZIA LA TURCHIA – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha inviato un messaggio di congratulazioni al presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan in occasione della Giornata nazionale della Turchia. Aliyev ha espresso gratitudine ad Ankara per il “sostegno politico e morale” di Erdogan e del fraterno Stato turco nell’aggressione contro il Nagorno-Karabakh e l’Armenia. Colpisce l’uso dell’esprezzione: di fatto, la partecipazione diretta della Turchia, l’uso dei suoi aerei, veicoli aerei senza equipaggio e attrezzature di terra e il trasporto di militanti sono stati ben altro che un semplice “sostegno morale”.

(27 ott 21) AZERI RUBANO BESTIAME – 32 mucche e 11 vitelli sono stati rubati dai soldati azeri a un allevatore armeno del villaggio di Chartar nella regione di Martuni. Il bestiame stava pascolando ai limiti della zona di contatto, nella fascia di rispetto, quando i soldati nemici sono avanzati e lo hanno portato via causando un danno di circa 26.000 dollari.

(26 ott 21) NUOVO INSEDIAMENTO IN COSTRUZIONE – Nel villaggio di Aygestan (Askeran) sono partiti i lavori per un nuovo insediamento abitativo che fornirà abitazioni agli sfollati di guerra. L’area totale dell’insediamento nello schema di calcolo del progetto sarà di 52 ettari e l’area dei terreni adiacenti sarà di 1000-1300 metri quadrati. Il nuovo insediamento avrà 254 case private con 2, 3, 4 e 5 stanze. I lavori di costruzione delle case private sono eseguiti dalla “Kapavor” LLC. Le case residenziali vengono costruite con il sostegno finanziario del governo di Artsakh.

(26 ott 21) ERDOGAN E ALIYEV NEI TERRITORI OCCUPATI – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e il presidente turco Tayyip Erdogan hanno familiarizzato con la costruzione dell’autostrada Ahmedbeyli-Varanda (Fizuli)-Shushi nei territori occupati dell’Artsakh. Inoltre, come riportato da AzerTac, i capi di stato hanno assistito all’inaugurazione del primo tratto dell’autostrada Horadiz-Jrakan (Jabrayil) – Kovsakan (Zangilan) – Aghbend (“corridoio Zangezur”) ed hanno verificato lo stato di avanzamento dei lavori della superstrada per Shushi. Inoltre, i due dittatori hanno formalmente inaugurato l’aeroporto di Fizuli (Varanda) i cui lavori di realizzazione sono stati completati alcuni mesi fa e che ha già visto i primi aerei atterrare il 5 settembre scorso.

(26 ott 21) DECESSI PER COVID – Due persone sono decedute in conseguenza del Covid. Al momento, 135 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 18 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 70, compresi i giovani, in condizioni gravi.

(25 ott 21) PROPOSTO SCAMBIO DI DIPINTI – Stepanakert ha offerto a Baku di scambiare i dipinti azeri che ha con quelli rimasti nel Museo statale di belle arti di Shushi. Lo ha affermato il ministro dell’Istruzione, della scienza, della cultura e dello sport dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh), Lusine Gharakhanyan, in una conferenza stampa a Stepanakert. “Dopo la prima guerra dell’Artsakh [nei primi anni ’90], 40 dipinti azeri sono passati sotto il controllo della parte armena. Per 30 anni, la parte azera non ha nemmeno cercato di riprendersi quei dipinti. Questo li descrive bene, non esso? Ora abbiamo trasmesso la nostra proposta [a loro], ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Che dire, sono un popolo che non apprezza la cultura, non crea cultura e non [la] conserva” ha aggiunto il ministro. Un certo numero di preziosi dipinti armeni sono rimasti nella galleria di Shushi di Artsakh, che ora è sotto l’occupazione azera. Gharakhanyan ha osservato che in cambio di questi dipinti, Artsakh “non ha nient’altro da scambiare” con Baku “tranne i 40 dipinti azeri“. La suddetta proposta di Artsakh è stata passata alle autorità azere attraverso le forze di pace russe.

(25 ott 21) ALTRO DECESSO PER COVID – Un’altra persona è morta a causa del Covid in Artsakh dove la pandemia sta recrudescendo nelle ultime settimane. Al momento 135 persone stanno ricevendo cure ospedaliere, nove sono in condizioni critiche mentre 59 si trovano in gravi condizioni.

(23 ott 21) VOCI SU POSSIBILE VERTICE ARMENO-AZERO – Se verrà raggiunto un accordo sullo svolgimento di un vertice Russia-Armenia-Azerbaigian, lo annuncerà il Cremlino secondo quanto ha affermato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov. “Se verrà raggiunto un tale accordo, lo informeremo in tempo utile“, ha detto Peskov. In precedenza, una fonte a conoscenza della situazione ha detto all’agenzia RIA Novosti che il prossimo incontro tra i leader di Russia, Armenia e Azerbaigian potrebbe svolgersi a Mosca entro i primi dieci giorni di novembre e che le parti avrebbero dovuto firmare una dichiarazione trilaterale al quell’incontro.

(22 ott 21) RIUNIONE SU CORONAVIRUS – Il ministro di Stato dell’Artsakh Artak Beglaryan, in viaggio d’affari all’estero, ha tenuto oggi una consultazione a distanza sulle attività di prevenzione della diffusione del COVID-19 e sulle cure e i servizi medici. Gli specialisti del Ministero della Salute di Artsakh hanno presentato le tendenze attuali del coronavirus, le condizioni di salute dei pazienti e le statistiche sulle vaccinazioni. I partecipanti hanno scambiato opinioni sulla situazione epidemiologica del coronavirus ad Artsakh e sulle misure che vengono prese. Beglaryan ha incaricato i capi degli organi plenipotenziari di lavorare in modo più coordinato e ha sottolineato l’aumento dell’efficacia delle attività. Ha anche sottolineato l’importanza di misure complesse per garantire la sicurezza alimentare.

(21 ott 21) RILASCIATI AUTISTI IRANIANI – L’Azerbaigian ha rilasciato i due camionisti iraniani arrestati in quanto “colpevoli” di aver trasportato merci in Artsakh senza autorizzazione azera. Erano detenuti da alcune settimane a Baku dove sono stati consegnati all’ambasciata iraniana.

(21 ott 21) SMENTITO SCIOGLIMENTO ESERCITO – La dichiarazione di Ashot Harutyunyan, membro del consiglio di amministrazione della ONG “Popolazione armena sfollata con la forza da Shushi”, che su richiesta della parte azera, Artsakh Il presidente starebbe per sciogliere l’esercito non corrisponde alla realtà. La portavoce del Presidente della Repubblica di Artsakh, Lusine Avanesyan, ha dichiarato che “l’Esercito di difesa dell’Artsakh è stato e rimane uno dei principali garanti della sicurezza della Repubblica di Artsakh. La questione dello scioglimento dell’Esercito di Difesa non è nell’agenda del governo di Artsakh. Tutte le discussioni relative all’Esercito di Difesa riguardano la riorganizzazione, il riarmo, la modernizzazione e altre questioni. Abbiamo molto da fare per costruire il nostro futuro e l’esercito gioca un ruolo chiave per i nostri piani futuri”, ha affermato Lusine Avanesyan.

(21 ott 21) TRANSITI VIA LACHIN – Le forze di pace russe hanno assicurato il viaggio sicuro di oltre 200 veicoli di transito e circa 1.000 persone da e per il Nagorno-Karabakh (Artsakh) nel corso dell’ultima settimana secondo quanto riferisce il servizio stampa del ministero della Difesa russo.

(20 ott 21) PRESIDENTE A TAGHAVARD – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha visitato oggi il villaggio di Taghavard nella regione di Martuni, dove gli sono stati presentati i programmi realizzati quest’anno grazie ai finanziamenti del governo e agli enti di beneficenza. Come riferito dallo staff presidenziale, il Capo dello stato ha convocato una consultazione di lavoro sul posto e ha discusso le questioni del villaggio che richiedono soluzioni urgenti, nonché i programmi di sviluppo e la questione della fornitura di appartamenti agli sfollati.

(20 ott 21) AIUTI DAGLI USA – Il Comitato per gli stanziamenti del Senato degli Stati Uniti ha pubblicato oggi i suoi disegni di legge sugli stanziamenti per l’anno fiscale 2022, che includono una raccomandazione di $ 2 milioni in aiuti ad Artsakh. I fondi saranno principalmente destinati a interventi di sminamento postbellico.

(20 ott 21) SMILITARIZZAZIONE CONFINI ARMENIA – L’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Armenia John Evans appoggia la proposta del difensore dei diritti umani (difensore civico) dell’Armenia Arman Tatoyan, che chiede la creazione di una zona di sicurezza smilitarizzata al confine del paese con l’Azerbaigian e l’immediato allontanamento delle forze azere dalle vicinanze dei villaggi e delle strade che collegano le città armene.

(20 ott 21) L’AZERBAIGIAN IMPONE CONDIZIONI ALLA CRI – Il capo del Servizio di sicurezza dello Stato dell’Azerbaigian e presidente della Commissione statale per militari, prigionieri di guerra e persone scomparse, Ali Nagiyev, ha ricevuto una delegazione guidata dal vicepresidente Gilles Carbonnier del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). “È stato sottolineato che, tenendo conto delle nuove realtà nella regione, le visite dei rappresentanti del CICR nei territori dell’Azerbaigian che sono temporaneamente sotto il controllo delle forze di pace russe, sono possibili solo attraverso il territorio dell’Azerbaigian e non dell’Armenia” riferiscono i media azeri. La frase “territori dell’Azerbaigian che sono temporaneamente sotto il controllo delle forze di pace russe” si riferisce presumibilmente all’Artsakh e “attraverso il territorio dell’Azerbaigian” al corridoio di Lachin che in realtà collega l’Armenia e l’Artsakh.

(19 ott 21) 5 PRIGIONIERI RITORNANO – Un nuovo gruppo di cinque prigionieri di guerra armeni è stato trasferito da Baku a Yerevan via aerea. Si tratta di Mels Ambardanyan, Rafik Karapetyan, Zhora Manukyan, Sedrak Soghomonyan e Hovsep Manukyan, che sono stati condannati a sei anni di reclusione in Azerbaigian. L’ex comandante della missione di pace russa in Artsakh, il generale dell’esercito Rustam Muradov, ha viaggiato con i prigionieri di guerra armeni. L’ultima volta che i prigionieri di guerra sono stati restituiti è stato il 7 settembre, e si trattava di Artur Nalbandyan e Aramayis Torozyan, catturati il ​​14 luglio 2021 nel territorio del lago Sev della provincia di Syunik; in cambio, il soldato azero Jamil Babayev, che è stato trovato e detenuto in una delle case nella città di Martakert di Artsakh, era stato trasferito dalla parte azera.

(19 ott 21) EROE DI ARTSAKH – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha assegnato il più alto riconoscimento statale postumo “Eroe dell’Artsakh” al sergente minore Albert Hovhannisyan, il mitragliere diciannovenne dell’esercito di difesa che è diventato un nome familiare quando una foto di lui che sparava con un obice durante l’ultima guerra divenne rapidamente un’immagine iconica che simboleggiava lo spirito combattivo e il morale degli armeni.

(19 ott 21) TRASFERITI I RESTI DI ALTRO CADUTO – L’Azerbaigian ha trasferito i resti di un altro militare dalla parte armena dopo i negoziati avvenuti oggi a Shushi secondo quanto riferisce un comunicato stampa del Servizio di sicurezza nazionale dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh). Il comunicato afferma inoltre quanto segue: “L’identità del militare sarà confermata dopo una perizia di medicina legale. Dal 13 novembre 2020, sono stati confermati un totale di 1.686 resti, compresi i resti di civili, a seguito di operazioni di ricerca e scambio di corpi”.

(19 ott 21) SITUAZIONE COVID IN ARTSAKH – Un totale di 142 test COVID-19 sono stati condotti ieri in Artsakh e da e sono stati individuati 31 nuovi casi, tra cui due bambini, di coronavirus, secondo quanto riferisce il Ministero della Salute dell’Artsakh. Al momento, 90 persone stanno ricevendo cure ospedaliere in Artsakh per COVID-19 e i medici affermano che 12 pazienti sono in condizioni critiche mentre altri 42 sono in condizioni moderate.

(18 ott 21) AIUTI UMANITARI DALLA RUSSIA – La Russia ha consegnato 10 tonnellate di aiuti umanitari, raccolti da organizzazioni di beneficienza, per i residenti di Artsakh secondo quanto riferisce una nota del ministero della Difesa russo in una nota. Il carico, comprendente cibo, giocattoli per bambini, cancelleria e attrezzature per le istituzioni educative delle comunità di confine di Artsakh, è stato trasportato con un cargo atterrato a Yerevan e dalla capitale armena istradato con un convoglio verso Stepanakert. I beni saranno forniti agli asili nido, alle scuole, alle famiglie numerose, a coloro che hanno perso i propri cari, alle persone bisognose e alle famiglie degli sfollati interni.

(17 ott 21) MONDIALI SAMBO – L’atleta dell’Artsakh, Azat Andryan, ha vinto la medaglia di bronzo (categoria 58 kg) ai camoionati del mondo di sambo disputati in Grecia dal 15 al 17 ottobre. Andryan è stato costretto ovviamente a gareggiare sotto le insegne dell’Armenia.

(16 ott 21) SMENTITE FALSE INFORMAZIONI – L’Esercito di difesa dell’Artsakh smentisce i rapporti secondo cui alcune delle sue posizioni e un posto di comando sono assediati. “Le informazioni diffuse da alcuni utenti di Facebook su posizioni “assediate” e un posto di comando sono false“, ha affermato l’Esercito della Difesa in una dichiarazione, aggiungendo che questi falsi rapporti “manipolativi” cercano di fuorviare il pubblico.

(15 ott 21) PASHINYAN: ARMENIA PRONTA A SCAMBIO CAMPI MINE CON PRIGIONIERI – L’Armenia è pronta a consegnare le mappe dei campi minati all’Azerbaigian in cambio dei prigionieri. Lo ha affermato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan durante la odierna riunione online del Consiglio dei capi di Stato dei paesi membri della CSI. Il Primo Ministro ha aggiunto con rammarico che, contrariamente all’ottavo punto della dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020, l’Azerbaigian non ha ancora restituito tutti i prigionieri armeni, sia quelli di guerra che i civili detenuti illegalmente in Azerbaigian Pashinyan ha ribadito la disponibilità di Yerevan a fornire a Baku le mappe dei campi minati che non danneggiano gli interessi di sicurezza dell’Armenia.

(15 ott 21) VISITA AI SOLDATI FERITI – Questa mattina, insieme al ministro della Salute dell’Artsakh Mikayel Hayriyan e al difensore dei diritti umani Gegham Stepanyan, il Ministro di Stato Artak Beglaryan ha visitato tutti e sei i soldati feriti nell’aggressione azerbaigiana di ieri. Il personale medico ha illustrato le condizioni di salute dei feriti, riferendo che a seguito degli interventi chirurgici, le condizioni di uno solo di loro sono ancora valutate gravi, ma la sua vita non è in pericolo.

(15 ott 21) NOTA DI STEPANAKERT SU ATTACCO AZERO – Il ministero degli Esteri dell’Artsakh ha rilasciato una nota di protesta in merito all’attacco azero di ieri sera. “L’Azerbaigian mira a ottenere l’esodo degli armeni dall’Artsakh attraverso azioni aggressive e intimidazioni. Questa politica è anche un duro colpo per la Russia e per la missione di pace russa. Il ministero degli Esteri dell’Artsakh qualifica la politica dell’Azerbaigian come terrorismo e manifestazione di un atteggiamento distruttivo. Ribadiamo ancora una volta che Artsakh non sarà minacciato da tali misure. Gli armeni di Artsakh sono determinati a vivere nella loro patria storica e a difendere la loro sovranità e dignità“, recita tra l’altro la dichiarazione.

(15 ott 21) SITUAZIONE STABILE – Una nota del ministero della Difesa dell’Artsakh riferisce di una situazione stabile lungo tutta la linea di contatto. Risulta confermato che i militari armeni feriti nell’attacco azero di ieri sera sono stati colpiti da un drone.

(14 ott 21) RIFERITI COLPI CONTRO VILLAGGI ARMENI – Colpi di arma da fuoco, anche con armi di grande calibro, sono stati sparati dalle postazioni azere contro alcuni insediamenti in Artsakh. In particolare vengono riferiti incidenti nei villaggi di Nor Shen (regione di Martuni) e Harav (regione di Askeran). Colpita ambulanza dell’esercito di difesa.

(14 ott 21) ATTACCATA POSTAZIONE DIFESA ARMENA – Nella serata le forze armate azere hanno aperto il fuoco contro una base militare dell’esercito di difesa nella zona di confine orientale di Artsakh, a seguito della quale sei militari hanno ricevuto ferite da arma da fuoco. Il comando del contingente di mantenimento della pace russo ad Artsakh è stato immediatamente informato sull’incidente, si legge in un comunicato stampa diffuso dall’Esercito di Difesa di Artsakh. “Il ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh dichiara di continuare a mantenere l’impegno a mantenere il regime di cessate il fuoco e invita anche la parte azera ad astenersi dall’intraprendere azioni che possano destabilizzare la situazione“, si legge anche nel comunicato stampa.

(14 ott 21) SMENTITA MORTE SOLDATO AZERO – Le “informazioni” diffuse dal Ministero della Difesa dell’Azerbaigian secondo cui un militare delle Forze Armate dell’Azerbaigian è stato ucciso a seguito di un colpo di pistola sparato dalle unità dell’Esercito di Difesa [del Nagorno-Karabakh] il 14 ottobre intorno alle 6:15 pm è falso e non corrisponde alla realtà. Lo afferma il comunicato stampa diffuso dal ministero della Difesa dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh).

(14 ott 21) ALTRI RITROVAMENTI – Due nuovi ritrovamenti nella regione occupata di Hadrut portano il bilancio totale dalla fine della guerra a 1.685

(14 ott 21) PELLEGRINAGGIO A DADIVANK – il ministro dell’Istruzione, della scienza, della cultura e dello sport dell’Artsakh, Lusine Karakhanyan, durante una discussione di lavoro all’Assemblea nazionale dell’Armenia ha preannunciato la possibile ripresa dei pellegrinaggi a Dadivank da parte dei fedeli armeni che dal maggio scorso non hanno più possibilità di accedere al sito. “La parte armena ha a che fare con un vicino estremamente aggressivo con il quale è estremamente difficile comunicare e condurre negoziati. Ma grazie alle forze di pace russe, Dadivank, ad esempio, rimane con noi. Ci sono sei sacerdoti lì. Ma, secondo l’accordo raggiunto durante l’incontro moscovita del Catholicos di tutti gli armeni Karekin II e del patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, riprenderà il pellegrinaggio a Dadivank“, ha sottolineato Karakhanyan. Ha aggiunto che il pellegrinaggio al monastero di Amaras ad Artsakh continua.

(13 ott 21) RESTI RITROVATI – Iresti di altri due soldati armeni caduti in guerra sono stati ritrovati nella regione occupata di Hadrut dalle squadre di emergenza. Il totale dei ritrovamenti ha raggiunto quota 1683 dalla fine della guerra.

(13 ott 21) ALIYEV DELUSO DALL’IRAN – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha smentito le dichiarazioni iraniane sull’impegno di Israele nel Nagorno-Karabakh (Artsakh), al confine con l’Iran. Le autorità iraniane sospettano che l’Azerbaigian stia collaborando strettamente con Israele. Teheran ha accusato Israele di aver tentato di raggiungere il confine iraniano attraverso l’Azerbaigian cercando di sfruttare l’attuale situazione nel Nagorno- Karabakh, oltre a provocare un conflitto nelle relazioni Baku-Teheran. La situazione si è aggravata con la detenzione di due camionisti iraniani “colpevoli” di aver trasportato merci nel territorio dell’Artsakh rimasto sotto controllo armeno; i due camionisti peraltro secondo alcune voci sarebbero stati rilasciati oggi dopo svariati giorni di prigionia ma il governo di Baku ha ufficialmente smentito la loro liberazione.

(13 ott 21) ALIYEV NON VUOLE VISITE IN ARTSAKH – Il presidente azero Ilham Aliyev chiede alle forze di pace russe di “impedire l’ingresso illegale di cittadini stranieri nel Karabakh”. Lo ha detto in un’intervista al quotidiano italiano la Repubblica. Aliyev si è dichiarato soddisfatto per le attività della forza di pace russa nel Nagorno Karabakh (Artsakh) ma allo stesso tempo ha espresso la speranza che la parte russa impedisca “l’ingresso illegale” di cittadini stranieri in Karabakh. “In particolare, c’è una domanda sugli stranieri che devono ottenere il permesso dall’Azerbaigian per visitare i territori azeri che sono sotto la zona di responsabilità delle forze di pace russe”, ha detto Ilham Aliyev.”Abbiamo informato le autorità russe e il ministero della Difesa russo di questo al fine di porre fine a tali incidenti.

(12 ott 21) CONVOGLI AZERI – I militari dell’unità di polizia militare del contingente di mantenimento della pace russo hanno scortato in sicurezza i convogli azeri attraverso il Nagorno Karabakh (Artsakh) secondo quanto riferisce il servizio stampa del ministero della Difesa russo. L’unità della polizia militare russa ha accompagnato due convogli azeri di 40 veicoli, che trasportavano attrezzature da costruzione, materiali e cibo, sulla rotta Shushi-Karmir Shuka-Kajar e ritorno. Il mese scorso, le forze di pace russe hanno assicurato il passaggio sicuro di 78 convogli azeri attraverso il corridoio di Lachin, così come le rotte Shushi-Karmir Shuka-Kajar e Mataghis-Getavan-Vank e ritorno.

(12 ott 21) ASSEMBLEA PARLAMENTARE CONSIGLIO D’EUROPA – Ruben Rubinyan, il capo della delegazione armena presso la P.A.C.E., ha illustrato in conferenza stampa oggi due rapporti che riguardano da vicino l’Armenia e che sono stati disucssi nel corso dell’ultima sessione plenaria. Il primo si riferisce alle elezioni parlamentari dello scorso giugno e il secondo riguarda la situazione umanitaria in Artsakh. Parlando di questo secondo rapporto il capo della delegazione ha osservato che tutti i punti di interesse per la parte armena sono stati pienamente presi in considerazione in quel rapporto. “Il rapporto era in preparazione da mesi. In effetti, rifletteva tutte le questioni che volevamo documentare per iscritto. In particolare, dice che la [anzidetta] guerra è una violazione degli impegni assunti dalle parti in conflitto, e la P.A.C.E. dovrebbe studiare questo problema. Viene registrato anche il trasferimento di mercenari siriani in Karabakh con l’assistenza della Turchia, così come la loro partecipazione diretta alla guerra. Inoltre, l’Azerbaigian è chiaramente chiamato a chiedere che Baku restituisca [tutti] i Prigionieri di guerra armeni immediatamente”, ha aggiunto Rubinyan. Ha osservato che il rapporto parla anche dei pericoli che minacciano il patrimonio culturale armeno e condanna l’esistenza di una falsa nozione “albanese” [la cosidetta Albania caucasica] in Azerbaigian. Il deputato armeno ha dato una risposta negativa quando gli è stato chiesto se i membri della delegazione armena alla P.A.C.E. avessero comunicato con i membri della delegazione turca o azera al di fuori della sessione.

(10 ott 21) ELEZIONI AMMINISTRATIVE – Quattro comunità dell’Artsakh hanno votato oggi per eleggere i rispettivi sindaci e consigli locali. Precisamente, si è votato nei villaggi di Herher (Martuni), Khachmach e Cashashat (Askeran) e nel villaggio di Nor Khazanchi. Le votazioni sono terminate alle 20 e tutti e 4 i seggi elettorali sono stati chiusi. Secondo i dati ricevuti dalle Commissioni elettorali territoriali Askeran, Martakert e Martuni della Repubblica di Artsakh, dopo la votazione hanno preso parte alle elezioni 440 cittadini (59,2%).

(9 ott 21) UCCISO CIVILE DA CECCHINO AZERO – Un civile è stato ucciso questa mattina in Artsakh (Nagorno-Karabakh) da un cecchino dell’esercito azero. La notizia è stata diramata da Hunan Tadevosyan, portavoce del Servizio statale della Protezione civile dell’Artsakh. Intorno alle 13:15 (ora locale), il dipartimento di polizia regionale di Martakert ha riferito che Aram Tepnants (nato nel 1966) residente nella città di Martakert, è stato ferito a morte mentre si trovava nel frutteto di melograni vicino alla città, raggiunto da un colpo sparato da un cecchino delle forze armate azere. L’informazione su quanto accaduto è stata trasmessa al Comando delle forze di pace russe in Artsakh.

(9 ott 21) FERITO DA AZERI SOLDATO ARMENO – Misak Khachatryan, un soldato a contratto di un’unità del Ministero della Difesa dell’Armenia, è stato ferito da un colpo sparato delle forze armate azere in direzione delle posizioni armene nella regione dell’Ararat al confine armeno-azero , precisamente nella sezione di Yeraskh. L’incidente è avvenuto il 9 ottobre intorno alle 12:50. Il ministero della Difesa ha informato che la vita del militare non è in pericolo.

(8 ott 21) SI DISCUTE UN FORMATO NEGOZIALE – L’ipotesi che venga creato un nuovo formato negoziale 3+3 (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Iran, Turchia e Russia) è allo studio dei governi interessati (ne ha parlato di recente anche il ministro degli Esteri russo Lavorv con il suo collega) e non è stato escluso a priori dall’Armenia. Il format si focalizzerebbe soprattutto sul problema dei trasporti regionali.

(8 ott 21) ANNIVERSARIO SHUSHI – Ricorre oggi il primo anniversario del bombardamento della cattedrale di Shushi da parte delle forze azere. Nella medesima gionata la chiesa del S. Salvatore fu colpita due volte. A un anno di distanza le autorità azere hanno organizzato un’altra visita alla città armena occupata, Questa volta un viaggio del genere è stato organizzato per gli addetti stampa delle ambasciate in Azerbaigian secondo quanto riportano i media azeri. L’ultima volta è stata organizzata una visita del genere per gli ambasciatori accreditati in Azerbaigian.

(6 ott 21) OMBUDSMAN ARMENIA AL PARLAMENTO ITALIANO – Alla Commissione Parlamentare per i Diritti Umani della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano, il Difensore dei Diritti Umani (Ombudsman) dell’Armenia, Arman Tatoyan, ha presentato i rapporti e le solide prove sulle torture e i maltrattamenti azerbaigiani dei prigionieri armeni dopo la guerra di settembre-novembre 2020. Tatoyan ha sottolineato l’urgenza di restituire tutti i prigionieri armeni ancora detenuti in Azerbaigian, sottolineando che i rispettivi requisiti internazionali sono stati gravemente violati e che sono considerati merce di scambio militare e politica. Tatoyan si è soffermato anche sul dispiegamento illegale di militari azeri sulle strade tra le comunità dell’Armenia dopo la guerra, e le loro incursioni nel territorio sovrano dell’Armenia nelle province di Gegharkunik e Syunik e le loro conseguenze.

(6 ott 21) ALTRO RITROVAMENTO – I resti di un altro caduto armeno sono stati scoperti nella zona occupata di Jrakan (Jabrayil) dalle squadre di ricerca. Il totale dei ritrovamenti dalla fine della guerra sale 1681.

(6 ott 21) PRIGIONIERO TORNA IN ARMENIA – Il trentaduenne Artur Davidyan che si trovava prigioniero in Azerbaigian, catturato dagli azeri dopo essere malauguratamente finito il 22 agosto dall’Artsakh nel territorio ora occupato dal nemico, è stato rilasciato.Un aereo lo ha riportato questa sera in Armenia. Lo ha annunciato il vice ministro di Yerevan, Suren Papikyan. Verso le 21 di quella domenica, il tenente senior delle forze armate armene Artur Borisovich Davidyan aveva lasciato il luogo di dispiegamento permanente senza a quanto pare il permesso del comando superiore e si era perso nella nebbia.

(6 ott 21) PRESIDENTE MATTARELLA SU NAGORNO KARABAKH – Il Gruppo di Minsk dell’Osce è il formato in cui sarà possibile trovare una soluzione sostenibile e pacifica. E’ quanto ha affermato oggi a Roma il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in una dichiarazione congiunta con il presidente dell’Armenia Armen Sarkissian che è in visita di Stato in Italia insieme alla moglie Noune Sarkissian. “Abbiamo parlato di trovare una soluzione sostenibile e a lungo termine al conflitto del Nagorno Karabakh. Abbiamo ovviamente ribadito il fatto che il Gruppo di Minsk è il formato in cui sarà possibile trovare una soluzione sostenibile e pacifica”, ha detto, aggiungendo di esprimere il suo sostegno ai parenti di coloro che sono morti durante il conflitto e a coloro che morto durante la recente guerra. “L’Italia incoraggia i due Paesi a trovare il giusto dialogo e a contribuire allo sviluppo della regione”, ha sottolineato Mattarella.

(6 ott 21) UNIONE EUROPEA PRONTA AD AIUTARE – L’Unione europea è pronta a condividere la sua esperienza con l’Azerbaigian e l’Armenia nel settore della demarcazione e delimitazione delle frontiere. Questo è quanto ha affermato il nuovo capo della delegazione dell’Unione europea (UE) in Azerbaigian Peter Michalko durante un incontro con il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev.

(6 ott 21) DICHIARAZIONI ALIYEV SU CONFINI E COMUNICAZIONI – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha dichiarato che il processo di apertura delle comunicazioni con l’Armenia è “parzialmente avviato”. Aliyev ha ricevuto a Baku il nuovo capo della delegazione dell’Unione europea (UE) in Azerbaigian, Peter Michalko. Il presidente dell’Azerbaigian ha dichiarato che il suo Paese vuole voltare pagina e migliorare le relazioni con la vicina Armenia. “Siamo pronti ad avviare negoziati su un accordo di pace, delimitazione [del confine], apertura delle comunicazioni; questo processo è parzialmente iniziato. Ma credo che se l’Unione europea partecipa attivamente – vedo che c’è un tale desiderio -, può aiutarci in molti settori. In generale, la situazione nel Caucaso meridionale potrebbe raggiungere una scala completamente nuova, cosa che non accadeva da 30 anni. Può anche essere un fattore molto importante per la stabilità, la prevedibilità e la pace“, ha dichiarato il presidente azero.

(5 ott 21) ALTRI RITROVAMENTI – I resti di altri due caduti armeni sono stati recuperati dalle squadre di ricerca nella zona occupata di Varanda (Fuzuli). Il totale dalla fine della guerra raggiunge il numero di 1680.

(5 ott 21) CORRIDOIO DI LACHIN – Il presidente Harutyunyan ha voluto fornire precisazioni riguardo la possibile istituzione di un checkpoint nel corridoio di Lachin (Berdzor). “È escluso che ci sarà un checkpoint azero nel corridoio. Il corridoio è formato e se c’è un checkpoint, non è un corridoio, è una strada monitorata. Non esiste una cosa del genere.”

(5 ott 21) GIORNATA DEGLI INSEGNANTI – In occasione della Giornata dedicata agli insegnati il presidente della repubblica ha ricevuto una delegazione di familiari di insegnati che sono morti per la guerra dello scorso anno.

(5 ott 21) HARUTYUNYAN SU RUSSIA – In un incontro con alcuni studenti il presidente dell’Artsakh si è soffermato sul ruolo della Russia. A lungo termine, in una certa misura, indefinitamente, dobbiamo avere un partner con cui difendere la nostra sicurezza, ha dichiarato il presidente. “Voi comprendete i rischi nella regione. È la Russia; non vediamo un sistema di sicurezza condiviso con nessun altro Paese. Allo stesso tempo, dobbiamo trasformare, ricostruire il nostro Esercito di Difesa, renderlo pronto al combattimento per garantire congiuntamente la nostra sicurezza, se necessario“, ha detto. “Dobbiamo fare dell’istruzione la nostra principale ‘arma’. La nostra sicurezza, i nostri dati demografici, la nostra economia socioeconomica; l’istruzione deve essere al centro di tutto. Dobbiamo essere in grado di avviare e attuare una chiara politica di riforme“, ha affermato il presidente di Artsakh.

(4 ott 21) SPARI AZERI CONTRO CAMION ARMENO – Un camion logistico delle forze armate armene è stato danneggiato dal fuoco azero nella sezione di Yeraskh del confine armeno-azero intorno alle 23:30. Il ministero della Difesa ha informato che non ci sono vittime tra il personale.

(4 ott 21) PASHINYAN ANNUNCIA CONDIZIONI PER TRATTATIVE – “Abbiamo espresso la nostra disponibilità ad avviare il processo di delimitazione e demarcazione dei confini tra Armenia e Azerbaigian. A mio parere, dovremmo iniziare creando le condizioni necessarie per farlo. Il rapido ritorno di [tutti gli armeni] prigionieri, ostaggi e altri detenuti [in Azerbaigian] è una questione molto importante“. Lo ha affermato il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, durante il briefing congiunto in Lituania con la sua collega lituana, Ingrida Simonyte. “In vista di un possibile incontro con il presidente dell’Azerbaigian, sono pronto a portare con me tutte le mappe [del campo minato] che rappresentano una minaccia umanitaria, non hanno alcuna funzione di sicurezza per l’Armenia, esprimendo la speranza che il presidente dell’Azerbaigian porti con sé il Prigionieri di guerra [armeni], ostaggi e altri detenuti. Inoltre, dovremmo prendere in considerazione non solo coloro la cui cattura è stata ufficialmente confermata, ma anche i nostri cittadini che, secondo le nostre informazioni, si trovano in Azerbaigian, ma il fatto della cattura non è stato confermato. Dobbiamo essere coerenti nell’agenda che adottiamo, così come dobbiamo dettagliare le nostre idee sulla soluzione di tutte le questioni. A questo proposito, l’apertura delle comunicazioni regionali è molto importante. È necessario accettare scenari di sblocco delle comunicazioni, che non approfondiscano l’isolamento dei paesi e dei popoli della regione gli uni dagli altri, ma, al contrario, creino le condizioni per la loro pacifica convivenza. Sono lieto di notare che i Copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE hanno, di fatto, iniziato a intensificare le proprie attività. In questo contesto, valuto positivamente l’incontro dei ministri degli esteri di Armenia e Azerbaigian a New York. L’attuazione del programma di apertura di un’era di sviluppo pacifico non è facile. D’altra parte, credo che non ci sia alternativa alla pace. Questa agenda deve essere implementata passo dopo passo”, ha aggiunto Pashinyan.

(2 ott 21) ALIYEV VUOLE LE MAPPE – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev chiede che l’Armenia consegni mappe chiare che mostrino completamente tutti i campi minati. “Se loro [cioè l’Armenia] mostrano buona volontà, noi [cioè l’Azerbaigian] risponderemo in modo appropriato“, ha aggiunto. “Poiché l’Armenia non ci ha consegnato quelle mappe, 150 soldati e civili sono stati uccisi o feriti in quasi un anno dopo la fine della guerra [del Nagorno-Karabakh]”.

(1 ott 21) ACCUSE AZERE CONTRO GLI ARMENI – L’Azerbaigian ha dichiarato alcuni armeni ricercati con l’accusa di aver commesso crimini durante la propria aggressione militare su larga scala contro l’Artsakh e l’Armenia. Il procuratore generale dell’Azerbaigian, Kamran Aliyev, ha annunciato che sono ricercati 24 armeni, secondo quanto riportato dai media azeri. Inoltre, sono stati avviati 79 procedimenti penali. Il procuratore generale dell’Azerbaigian ha aggiunto che circa 300 persone che “hanno commesso crimini contro i militari azeri durante la prima guerra del Karabakh e il regime di cessate il fuoco” sono state dichiarate ricercate.

(1 ott 21) UN DECESSO PER COVID – Una donna 74 anni è morta a causa del Covid con complicazioni polmonari. Nella giornata di ieri sono stati condotti 69 test sette dei quali hanno dato riscontro positivo. Al momento ci sono 21 pazienti stanno ricecendo cure ospedaliere e cinque di loro sono in condizioni gravi.

(1 ott 21) BABAYAN RISPONDE AD ALIYEV – Qualsiasi status all’interno dell’Azerbaigian è inaccettabile per Artsakh. Lo ha affermato il ministro degli Esteri dell’Artsakh, David Babayan, commentando la recente dichiarazione del presidente dell’Azerbaigian lham Aliyev che ha recentemente affermato che gli armeni del Nagorno Karabakh si battevano per l’indipendenza, ma ora parlano di autonomia all’interno dell’Azerbaigian, che per lui è inaccettabile. In questo contesto, secondo Aliyev starebbero anche cercando attivamente di mettere in circolazione i termini “cooperazione tra le comunità armena e azerbaigiana del Karabakh” e “stabilire legami tra loro”. Babayan ha dichiarato che “qualsiasi status all’interno dell’Azerbaigian è inaccettabile per Artsakh. Questa è la ferma opinione dell’intera popolazione di Artsakh, che è stata e rimarrà invariata. In questo contesto, va notato che non riconosciamo la cosiddetta “comunità azerbaigiana del Karabakh“, che altro non è che una struttura artificiale creata dalla Baku ufficiale per minare lo status di stato di Artsakh. La Repubblica di Artsakh è pronta a negoziare con l’Azerbaigian su un piano di parità, a discutere di tutto, anche delle questioni più difficili, e dei modi per risolverle.

(1 ott 21) NUOVO CONSIGLIERE PRESIDENZIALE – Il presidente Arayik Harutyunyan ha firmato un decreto che nomina Mikayel Arzumanyan consigliere capo del presidente dell’Artsakh. Arzumanyan è stato recentemente sollevato dal suo incarico di Ministro della Difesa dell’Artsakh e Comandante dell’Esercito della Difesa.