Tag Archivio per: Aliyev

Ruben Vardanyan, ex Ministro di Stato della repubblica armena di Artsakh, è da oltre un anno sotto processo in Azerbaigian. Fu rapito dagli azeri a fine settembre 2023 mentre lasciava l’Artsakh come tutta la popolazione armena sfollata a causa dell’ultima aggressione dell’Azerbaigian.
Il suo processo, come quello ad altri 15 prigionieri di guerra armeni, è stato ninete più che una farsa, senza alcuna garanzia per l’imputato e con una sentenza di condanna già scritta prima ancora di essere pronunciata.
All’ultima udienza, Vardanyan è riuscito a fare un’ultima dichiarazione che è stato in grado di far conoscere, tramite una conversazione telefonica, ai propri familiari in Armenia.
Ecco le sue parole.

<<Il 10 ho fatto la mia ultima dichiarazione, vietando all’avvocato di presentare argomentazioni difensive, perché ritengo che questo non sia un processo, ma un simulacro di processo. Non c’era alcuna possibilità per un processo normale.

Pertanto, nonostante tutta la resistenza dei giudici, l’avvocato si è trattenuto e non ha presentato alcuna argomentazione.

Ho parlato molto brevemente. Non ripeterò – ho già espresso le mie idee principali a dicembre. Ma ho letto un poema importante che vorrei leggere anche a voi, e ho letto due poesie. Vorrei leggere un poema che si riferisce più all’Armenia che al luogo in cui mi trovo.

Questo poema è stato scritto all’inizio del XVI secolo dal poeta azero Fizuli, in una traduzione di Lugovskij.

Il padishah della terra d’oro corrompe le persone con l’argento,
Prepara le truppe per conquistare un altro paese,
Vince con cento trucchi e astuzie,
Ma anche in questo paese non c’è gioia e tranquillità.
E in quell’ora fatale in cui il destino ha preso una svolta,
Muore il padishah stesso, il paese e milioni di persone.
Guarda: io sono il sovrano, il derviscio, forte con le truppe delle parole.
La parola potente è la fonte della mia vittoria.
Vedi, ogni mia parola è un gigante che trae forza dalla verità,
Se la parola lo vuole, mare e terra gli si sottometteranno.
Ovunque io la mandi, la parola non conosce onore né tesoro,
La parola, dopo aver conquistato un paese, non imprigionerà nessuno.
Tutte le forze dell’universo non cancelleranno la parola,
Non la schiaccerà la ruota dell’ingannevole destino.
I governanti del mondo non mi concederanno benefici,
Nella mia testa c’è una corona della mia umile scultura.
Sono libero in tutto! Chiunque tu sia, mio ascoltatore,
Non devi essere uno schiavo per un pane passeggero.

E nemmeno per i convogli di benzina. Quello che ho detto, e voglio dire ancora una volta, è che dobbiamo capire che ci attende una lunga strada di pace, non è molto facile. Dovremo passare un grande rinnovamento interiore, ricostruire noi stessi, prima di tutto, perché la pace può esserci solo, lo ripeto ancora una volta, quando ci saranno due vicini uguali.

Se uno si umilierà davanti all’altro, non otterrà nulla, nessuna pace. Spero che lo capiremo e capiremo che tutto dipende solo da noi stessi, da quanto riesciremo a ricostruire noi stessi, a ripristinare il nostro rispetto per noi stessi e a ripristinare noi stessi, mantenendo la razionalità del fatto che dobbiamo vivere davvero in pace nella regione. L’ho detto in tribunale, l’ho detto tre volte, cosa che hanno cercato di interrompere: l’Artsakh è stato, è e sarà esistenzialmente. Quello che è stato, è e sarà.

Allora la questione non è di forma legale, ma che questo non può essere semplicemente cancellato da nessuno. E ne sono profondamente convinto. Ho detto che farò tutto il possibile affinché prima della nostra vita, della mia, spero, i tre leader delle tre parti che hanno partecipato al conflitto depongano fiori sulle tombe delle persone di qualsiasi nazionalità, di qualsiasi religione, e si scusino con tutte le madri per i figli morti. Spero che questo accada un giorno e che venga fatto con rispetto, trattando tutti con rispetto, l’uno con l’altro.

E sono felice, ho detto, di rappresentare il popolo armeno qui, in questo tribunale, senza temere alcuna punizione o decisione e pronto ad accettarla con assoluta calma, perché questo non è un tribunale, ma un simulacro di tribunale. E, purtroppo, non hanno colto l’opportunità di fare un processo normale, che avrebbe permesso di gettare le basi per una pace duratura, e hanno invece organizzato uno spettacolo incomprensibile e non professionale, che, purtroppo, non ha apportato alcun beneficio a nessuno, soprattutto allo Stato azero. Sono sicuro.

Ruben Vardanyan
10.02.2026

Non occorreva essere dei maghi per indovinare come sarebbe finito il “processo” farsa intentato dal regime di Aliyev in Azerbaigian a carico di sedici prigionieri di guerra armeni fra i quale le ex autorità della repubblica di Artsakh (Nagorno Karabakh) occupata dagli azeri nel 2020 e poi defintivamente nel 2023.

Queste le condanne al termine di un processo, iniziato il 17 gennaio 2025, nel quale la stampa internazionale non è stata ammessa e il diritto alla difesa praticamente annullato senza alcuna garanzia per gli “imputati” che non hanno potuto neppure studiare gli atti processuali che sono stati a loro “letti”(!) dagli avvocati azeri nominati dalla corte:

Araiyk Haroutyounyan (ex presidente): ergastolo
Davit Ishkhanyan (ex presidente Assemblea nazionale): ergastolo
Davit Babayan (ex ministro degli Esteri): ergastolo
Levon Mnatsakanyan (ex Comandante Esercito di Difesa): ergastolo
Davit Manukyan (ex vice Comandante Esercito Difesa): ergastolo
Arkadi Ghukasyan (ex presidente): 20 anni
Bako Sahakyan (ex presidente): 20 anni

Melikset Pashayan è stato condannato a 19 anni di carcere, Madata Babayan a 19 anni, Garik Martirosyan a 18 anni, Davit Alaverdyan a 16 anni, Levon Balayan a 16 anni, Vasili Beglaryan a 15 anni, Gurgen Stepanyan a 15 anni ed Erik Ghazaryan a 15 anni di carcere.

L’ex ministro di Stato Ruben Vardanyan è giudicato in un processo a parte e anche per lui si attende una condanna pesantissima.

COSA ACCADRA’ ORA?
* Il dittatore azero Aliyev ha avuto soddisfazione: le condanne alle autorità della repubblica armena di Artsakh giustificano secondo lui l’operazione militare di conquista del territorio e la conseguente pulizia etnica. L’autocrate presidente dell’Azerbaigian mostra, tronfio, al mondo i suoi trofei. Poco ci è mancato che non li abbia fatti sfilare in catene per le vie di Baku. Le condanne sono un messaggio all’opinione pubblica internazionale ma soprattutto a quella interna.

* L’Armenia è impegnata in un processo di pace con l’Azerbaigian, processo che si è consolidato dopo la firma di un pre-accordo lo scorso 8 agosto a Washington. Il premier Pashinyan si è speso e si sta spendendo molto per instaurare relazioni amichevoli con il vicino (che non dimentichimo occupa ancora circa 200 kmq di territorio dell’Armenia e non ha abbassato la narrazione minacciosa sul cosidetto “Azerbaigian occidentale”) anche a costo di pesanti critiche interne. Pashinyan e il suo governo non possono far finta di niente e lasciare che gli armeni condannati rimangano a marcire nelle galere azere; se il premier non interviene con una richiesta di rilascio dei detenuti rischia di pagarne le conseguenze alle prossime elezioni politiche di giugno e rischia di vanificare tutto il lavoro fin qui svolto.

QUANDO SARANNO LIBERI?
Riteniamo difficile che Aliyev voglia far scontare per intero le condanne ai prigionieri armeni in galera a Baku. Ipotizziamo alcuni possibili scenari:
1) il vice presidente USA, Vance, sarà in Armenia e Azerbaigian nei prossimi giorni e potrebbe portare a casa subito almeno una parte dei detenuti. Non dimentichiamo che il presidente Trump si era impegnato a fare “pressioni” su Aliyev per la loro liberazione. Tornare dalla visita a Baku a mani vuote potrebbe essere uno smacco (anche di fronte alla folta comunità armena negli Stati Uniti). Sottolineiamo come casualmente, dopo un lungo stop, le condanne (già ovviamente nel casso dall’inizio del processo) siano arrivate proprio prima della visita di Vance a Baku.

2) Fra qualche mese, e sicuramente prima delle elezioni politiche armene, Aliyev potrebbe consegnare all’Armenia almeno una parte dei prigionieri armeni consentendo al governo uscente – con il quale ha instaurato un proficuo dialogo – di presentarsi agli elettori con questa carta da spendere in campagna elettorale.

3) Le istituzioni europee potrebbero lavorare sotto traccia per favorire il rilascio dei prigionieri. Tutto dipenderà se e quanto vorranno sacrificare nella contropartita (ricordiamo che l’Azerbaigian è stato messo in stand-by nel Consiglio d’Europa per mancato rispetto dei diritti umani). Non va dimenticato che in Azderbaigianvi sono anche alcune centinaia di prigionieri politici azeri.

4) Aliyev, da dittatore qual è, vorrà ribadire la propria forza e terrà in galera a Baku per alcuni anni i prigionieri armeni prima di rilasciarli con “gesto magnanimo”. Purtroppo, non si può escludere neppure questa ipotesi.

Perché Aliyev in Azerbaigian non fa la fine di Maduro (Tempi, 7 gen 26)

Opinione: Erevan non dovrebbe farsi trascinare nella ‘realtà virtuale’ di Baku e Ankara (Tempi, 8 gen)

Armenia: cosa aspettarsi nel 2026 (East journal, 14 gen)

Armenia e Turchia verso la piena normalizzazione (Osservatorio Balcani Caucaso, 19 gen)

Tra Russia ed Europa la Chiesa armena va in frantumi. E l’Azerbaigian vince, con il plauso di Roma (Messainlatino, 24 gen)

L’ansia asimmetrica di Armenia e Iran (Osservatorio Balcani Caucaso, 26 gen)

Erevan discute il potenziale di collegamento tra i sistemi energetici dell’Armenia e dell’Azerbaigian (Notizie da est, 26 gen)

Caucaso: la pace di Washington e l’ombra dell’Artsakh (Assadakah, 28 gen)

Non agiremo contro la Russia, ma agiremo sempre per gli interessi dell’Armenia – Pashinyan (Notizie da est, 12 feb)

Olimpiadi invernali: protesta azera sul brano “Artsakh” (Assadakah, 12 feb)

Globalia. L’Armenia, il corridoio di Zangezur e gli equilibri nel Caucaso (Barbadillo, 13 feb)

L’ex capo di governo della repubblica separatista del Nagorno Karabakh è stato condannato in Azerbaijan a 20 anni di carcere (Il post, 18 feb)

La condanna dei prigionieri Armeni in Azerbajgian è una vergogna per l’Europa e per l’Italia (Korazym, 18 feb)

Cosa succede agli Armeni detenuti in Azerbaigian e potrebbe liberarli Ilham Aliyev? (Notizie da est, 19 feb)

Il 17 febbraio si è conclusa la farsa “processuale” messa in atto dal regime dell’Azerbaigian contro i prigionieri di guerra armeni (Politicamente corretto, 19 feb)

Azeri ladri di storia e cultura. Non avendone proprie, devono appropriarsi di quelle altrui (Korazym, 23 feb)

Khojaly (Ivanyan): 34 anni di bugie di stato azeri. Sungait: 28 febbraio 2026, 38° anniversario dell’orrore del pogrom anti-Armeni compiuto dall’Azerbajgian (Korazym, 27 feb)

Il processo farsa degli azeri a Vardanyan allontana la pace (Tempi, 28 feb)

Sumgait, memoria e giustizia: la dichiarazione congiunta delle fazioni dell’Assemblea Nazionale dell’Artsakh (Korazym, 28 feb)

Forza cruda e coercizione: l’arte di “prevenire” il diritto internazionale (Notizie geopolitiche, 5 mar)

Se l’Armenia ritirasse le sue azioni legali presso i tribunali internazionali come indicato dall’accordo prefato di Washington, , la questione dei prigionieri armeni detenuti nella capitale azera Baku diventerebbe irrisolvibile. Se la strada politica fallisse, si ritroverebbero in una situazione di totale indifesa.

Lo ha affermato alcuni giorni fa in un’intervista l’avvocato Siranush Sahakyan, che rappresenta gli interessi dei prigionieri armeni presso la Corte europea dei diritti dell’uomo.

Ma Sahakyan ha espresso la speranza che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mantenga la promessa fatta durante gli incontri a Washington DC la scorsa settimana e che il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, come gesto umanitario, rilasci i prigionieri armeni detenuti a Baku.

L’accordo di pace [firmato tra Armenia e Azerbaigian la scorsa settimana a Washington] non contiene nemmeno una disposizione riguardante i prigionieri [armeni] [a Baku], ma la questione è inclusa nelle cause legali interstatali. Pertanto, se la Repubblica d’Armenia ritirasse le cause legali, la questione dei prigionieri diventerebbe irrisolvibile“, ha affermato Sahakyan.

Ha osservato che il suddetto accordo di pace prevede l’impegno a ritirare qualsiasi controversia legale tra Armenia e Azerbaigian.

Sorge una domanda: se le disposizioni dell’accordo vengono violate e l’Azerbaigian non mostra alcun cambiamento di comportamento, quale sarà la condotta dell’Armenia? Genererà una nuova controversia legale, nelle condizioni in cui si è assunta l’obbligo di ritirare le controversie legali già in corso? Qui, a quanto pare, si sta creando una situazione casistica contraddittoria“, ha aggiunto Siranush Sahakyan.

Va sottolineato anche il fatto che i prigionieri armeni detenuti illegalmente nella capitale azera Baku sono completamente isolati, poiché le attività della Croce Rossa in Azerbaigian sono state di fatto sospese. Sebbene l’ufficio della Croce Rossa manterrà legalmente la sua presenza in Azerbaigian fino a settembre, non potrà svolgere attività sostanziali.

Queste persone sono tenute in condizioni di completo isolamento, il contatto con il mondo esterno avviene esclusivamente tramite telefonate, nessun organismo indipendente monitora le loro condizioni fisiche e psicologiche e svolge alcuna attività. Non ci sono altri sviluppi nel processo, le udienze procedono a un ritmo prestabilito, l’esito è prevedibile. Abbiamo ripetutamente sottolineato che la questione è politica, i prigionieri armeni hanno effettivamente lo status di ostaggi, poiché il loro rilascio è legato alla risoluzione di questioni dell’agenda politica. E la questione prioritaria è la firma dell’accordo di pace [tra Armenia e Azerbaigian]. L’Azerbaigian ha creato una nuova leva con la questione dei prigionieri, che è stata utilizzata ripetutamente. A nostro avviso, il rilascio dei 23 armeni [a Baku] sarà possibile esclusivamente nel contesto di questo processo, attraverso un percorso politico“, ha affermato Sahakyan.

Sahakyan ha inoltre ricordato che durante gli incontri tenutisi a Washington la scorsa settimana, anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva sollevato la questione di questi prigionieri.

Credo che verrà compiuto un gesto umanitario e, dopo la firma dei documenti, la questione del loro rimpatrio sarà risolta. Le preoccupazioni potrebbero riguardare la questione se il rimpatrio avverrà in più fasi o se i 23 prigionieri saranno rimpatriati in un’unica soluzione. Non escludo che l’Azerbaigian opterà per un’opzione graduale“, ha aggiunto Sahakyan.

Ha osservato che, grazie alle attività di accertamento dei fatti svolte, sono stati in grado di documentare almeno 80 casi di prigionia che non sono stati accettati e confermati dalle autorità azere.

Poiché l’Azerbaigian ha negato attraverso vari canali che queste persone siano sotto la sua custodia, dal punto di vista dei diritti umani questo gruppo ha modificato il suo regime giuridico e ci troviamo di fronte a persone scomparse forzatamente. Si tratta di almeno 80 casi, ma non escludiamo che i numeri siano incomparabilmente più alti“, ha aggiunto Siranush Sahakyan.

Intanto i processi farsa a carico di 23 armeni (comprese le ex autorità della repubblica di Artsakh) vanno avanti a Baku.

Il Ministero degli Affari Esteri dell’Armenia ha rilasciato una dichiarazione in merito ai “processi” dell’ex dirigenza militare e politica dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) e di diversi altri armeni tenuti prigionieri a Baku, la capitale dell’Azerbaigian. La dichiarazione recita quanto segue:

“Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Armenia continua a richiamare l’attenzione della comunità internazionale, in particolare dei partner interessati alla pace nella regione e alla valorizzazione dei principi umanitari, sulla questione del rilascio dei prigionieri di guerra armeni, degli ostaggi e di altri individui detenuti in Azerbaigian. Mette inoltre in luce i processi inscenati contro alcuni di loro, che vengono condotti con gravi violazioni procedurali e chiari segni di tortura.

C’è profonda preoccupazione per la pubblicazione di foto e video dei “processi” di 23 prigionieri di guerra armeni, ostaggi e altri detenuti, nonché per i resoconti allarmanti dei loro avvocati in merito alla coercizione, alla tortura e all’evidente deterioramento della loro salute, tra cui quella di Ruben Vardanyan, attualmente in sciopero della fame.

Questo modello di condotta è ulteriormente corroborato dalle preoccupazioni espresse dal Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura, dai casi documentati di tortura di prigionieri di guerra armeni segnalati da Human Rights Watch e da altre organizzazioni, nonché dalla persistente elusione da parte dell’Azerbaigian della cooperazione coordinata con gli organismi internazionali, tra cui il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti. Il governo dell’Armenia continua a ricevere segnalazioni dell’uso di misure proibite contro prigionieri di guerra armeni, ostaggi e altri detenuti.

Prigionieri di guerra armeni, ostaggi e altri detenuti sono trattenuti illegalmente in Azerbaigian in palese disprezzo dei suoi impegni e obblighi internazionali. La loro detenzione e persecuzione costituiscono una grave violazione del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani fondamentali. Un semplice elenco dei documenti multilaterali internazionali pertinenti include la Dichiarazione universale dei diritti umani, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, la Convenzione di Ginevra IV (1949) e la Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

È evidente che le autorità azere stanno utilizzando questo spettacolo giudiziario come strumento di pressione politica sulla Repubblica di Armenia e di manipolazione all’interno della società, data la delicatezza della questione per ogni membro della famiglia e per l’intera società.

È particolarmente degno di nota il fatto che questi processi si svolgano in un contesto in cui continua la propaganda di odio etnico contro gli armeni nei media azeri.

Al di sopra di tutto e prima di tutto, la risoluzione completa di qualsiasi conflitto include la preparazione dei popoli alla pace, mentre il prolungamento aggiuntivo e artificiale di questioni umanitarie irrisolte non serve a questo scopo, per usare un eufemismo, e riduce solo la probabilità di tale risoluzione. Questa comprensione è stata ripetutamente sottolineata durante le discussioni con l’Azerbaigian, così come su varie piattaforme internazionali da partner e organizzazioni. Ci aspettiamo che questa comprensione prevalga anche nelle percezioni delle autorità azere rispetto al continuo alimentare l’ostilità e i calcoli a breve termine.

In assenza di una risoluzione definitiva della questione, l’Armenia non può quindi rimanere indifferente o non coinvolta e continuerà a sollevare la questione su diverse piattaforme e in diversi formati, aspettandosi soluzioni e progressi positivi”.

Gli espansionisti azeri negli ultimi decenni hanno trovato una nuova “patria” nel territorio degli storici altopiani armeni e nelle regioni circostanti.

Questo fenomeno può essere considerato uno degli esempi eclatanti di una politica espansionistica aggressiva, mirata non solo a cambiare la composizione etnica della regione, ma anche a riformattare il patrimonio culturale e storico.

Storicamente, gli azeri, in quanto popolo nomade, sono sempre stati all’intersezione di diverse civiltà e culture, che continuano a modellare la loro identità. Tuttavia, la loro élite politica, utilizzando idee nazionaliste, ha iniziato a perseguire politiche volte a consolidare ed espandere la propria influenza nei territori che considerano “originariamente azeri”. Durante questa politica espansionistica furono utilizzati sia metodi militari che manipolazioni diplomatiche sulla scena internazionale.

Questa tendenza si è manifestata in modo particolarmente chiaro nei secoli XX-XXI. Il governo dell’Azerbaigian, a partire dal periodo sovietico e dopo aver ottenuto l’indipendenza, ha adottato sistematicamente misure per spostare gli armeni indigeni dalle loro terre natali, distorcere la verità storica e anche creare le condizioni per il reinsediamento degli azeri in queste regioni.

Ciò è stato preceduto da una serie di deportazioni forzate, pulizia etnica e persino vero e proprio genocidio della popolazione armena del Nagorno Karabakh e delle aree circostanti.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’Azerbaigian ha iniziato a promuovere attivamente l’idea di “integrità territoriale”, ignorando completamente le norme internazionali sui diritti dei popoli all’autodeterminazione.

Sotto la bandiera della “liberazione dei territori occupati”, la leadership azera lanciò un’aggressione militare su larga scala contro il Nagorno Karabakh, che portò alla Prima Guerra del Karabakh (1988-1994). Tuttavia, nonostante la temporanea cessazione delle ostilità attive, le aspirazioni espansionistiche e misantropiche di Baku non si placarono.

Particolare attenzione dovrebbe essere prestata all’ideologia che viene propagata in Azerbaigian.

Si basa sui miti sulle “grandi terre azerbaigiane” presumibilmente conquistate dagli Stati vicini, in particolare dall’Armenia.

È molto significativo che nei moderni libri di storia dell’Azerbaigian il Nagorno Karabakh e i territori circostanti siano descritti come “originariamente azeri”, nonostante la secolare presenza armena nella regione.

Questa retorica ignora deliberatamente il fatto dell’esistenza di chiese, fortezze, cimiteri e altri siti del patrimonio culturale armeni, che furono distrutti senza pietà durante e dopo le operazioni militari.

La condotta della seconda guerra del Karabakh nel 2020 è stata il culmine delle politiche espansionistiche dell’Azerbaigian.

Usando armi moderne e il sostegno di regimi distruttivi, l’Azerbaigian riuscì a conquistare vasti territori, comprese le città di Shushi e Hadrut. Dopo la firma dell’accordo di pace, Baku ha continuato a insistere sulla propria egemonia nella regione, nonostante le continue proteste e preoccupazioni della comunità internazionale per le violazioni dei diritti umani e la conservazione del patrimonio culturale armeno.

Il governo azero è attivamente impegnato nella “riscrittura” della storia e nella costruzione di una nuova identità per i suoi cittadini, volta a giustificare l’espansione. Tutto ciò è rafforzato dalla propaganda statale, che mira a cementare nelle menti dei cittadini l’idea di “terre prese ingiustamente” e il “diritto alla restituzione” di questi territori ad ogni costo.

Pertanto, la nuova “patria” che gli espansionisti azeri hanno trovato per sé non è una conseguenza dei diritti storici o etnici.

Questo è il risultato di molti anni di politiche aggressive volte a conquistare terre straniere e a distorcere i fatti storici.

Il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha rilasciato una controversa dichiarazione a margine della visita del presidente Putin in Azerbaigian.

In parole povere, Lavrov ha accusato l’Armenia di non rispettare l’accordo del 9 novembre 2020 riguardo alle comunicazioni regionali tra Armenia e Azerbaigian.

A meno che non abbia pronunciato tali parole solo per compiacere il padrone azero di casa, sorprende l’uscita del pur navigato ed esperto ministro.

Innanzitutto, solo poco tempo fa, la parte armena e quella azera hanno concordato di lasciare da parte al tavolo negoziale ogni discussione sulla materia (il cosiddetto “Corridoio di Zangezur”). E già questo dovrebbe essere sufficiente.

Ma, poi, cosa è rimasto di quell’accordo tripartito firmato per fermare la guerra di conquista azera dell’Artsakh?

L’Azerbaigian ha sferrato ulteriori attacchi e ha occupato tutto il Nagorno Karabakh, la popolazione è fuggita; per tre anni la forza di pace russa ha assistito quasi senza battere ciglio alle scorribande degli orchi azeri, al blocco di energia elettrica e gas, all’assedio per fame della popolazione con i “checkpoint” azeri innalzati davanti ai soldati russi.

Ancora oggi decine di armeni sono prigionieri di guerra e ostaggio nelle mani di Aliyev.
E sarebbe l’Armenia a non rispettare gli accordi?

La Russia vorrebbe avere un controllo sui transiti tra Nakhjivan e Azerbaigian ma l’operazione non è possibile.

Sorprendono allora le parole del ministro che è esperto e non può ignorare lo stato delle cose. O forse voleva solo far bella figura davanti a Bayramov e Aliyev. Ma questo sarebbe un segno di debolezza…

Ricordiamo che è possibile consultare il nostro database notizie a partire dal settembre 2015. E’ sufficiente digitare nella casella “ricerca” (lente), nella barra sulla homepage, il nome del mese seguito dall’anno (ad esempio: “gennaio 2020”).

(31) GUARDIE RUSSE VIA DA AEROPORTO – Le guardie di confine russe hanno cessato ufficialmente, alle 14 ora locle, il servizio presso l’aeroporto di Yerevan (Zvarnots) dove erano operative dal 1992. Qualche mese fa il governo armeno aveva comunicato a Mosca che non era più necessaria la presenza delle guardie di frontiera allo scalo aeroportuale. Ricordiamo che i russi presidiano anche il confine con la Turchia.

(30) INCONTRO TURCO-ARMENO – Al checkpoint di Margara, recentemente rinnovato, sul confine armeno-turco, si è tenuto un incontro dei rappresentanti speciali per la risoluzione delle relazioni armeno-turche, Ruben Rubinyan e Serdar Kilic. Nel corso dell’incontro odierno, Armenia e Turchia hanno concordato di valutare i requisiti tecnici per consentire il funzionamento del varco di confine ferroviario Akhurik/Akyaka (Gyumri).

(26) ARMENIA E TURCHIA – La Repubblica di Armenia è impegnata nell’attuazione di tutti gli accordi raggiunti nel quadro del processo di normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Turchia, e si aspetta lo stesso da Ankara. Lo ha affermato il Ministero degli Affari Esteri dell’Armenia spiegando che Yerevan si aspetta lo stesso impegno e la stessa disponibilità da Ankara, compresa l’apertura del confine terrestre tra Armenia e Turchia ai cittadini di Paesi terzi e alle persone con passaporti diplomatici. Per quanto riguarda il prossimo incontro tra i rappresentanti speciali di Armenia e Turchia in merito al processo di normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi, il Ministero degli Affari Esteri dell’Armenia ha osservato che in caso di un chiaro accordo in merito, l’opinione pubblica verrà informata a tempo debito.
Intanto, ieri si è tenuta una riunione ordinaria del Consiglio per la sicurezza nazionale della Turchia sotto la presidenza del presidente Recep Tayyip Erdogan. Nel rapporto finale della sessione, composto da 9 punti, non si fa alcun accenno alla questione della normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian

(26) SMENTITA FORNITURA ARMI DA IRAN – L’ambasciatore iraniano a Yerevan Mehdi Sobhani ha categoricamente respinto la notizia diffusa dai media riguardo un accordo militare tra Iran e Armenia. Nella giornata di ieri alcuni media , prima dall’Arabia saudita, avevano parlato di un accordo per fornitura di armamenti (molti droni) all’Armenia per circa mezzo miliardo di dollari. La notizia era stata subito smentita da yerevan anche perchè la somma da sola copre quasi metà del fatturato della Difesa armena. L’ambasciatore itaniano ha definito l’obiettivo della pubblicazione di tali notizie come “influenzare lo sviluppo di relazioni amichevoli tra l’Iran e i paesi della regione” e ha sottolineato che l’Iran sostiene l’instaurazione della pace, della stabilità e dello sviluppo economico nella regione del Caucaso.

(25) NEGOZIATO DI PACE – Le controproposte dell’Armenia al trattato di pace con l’Azerbaigian e al decimo pacchetto di osservazioni inviato da Baku sono in fase di sviluppo secondfo quanto riferisce la portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Armenia, Ani Badalyan. “Le controproposte della RA sono in fase di elaborazione, in conformità con la proposta di principio già presentata dalla RA per la conclusione di un trattato di pace in un breve lasso di tempo“, ha affermato la portavoce del Ministero degli Affari Esteri. Armenia e Azerbaigian stanno negoziando un trattato di pace da molto tempo. Yerevan ha annunciato la ricezione del decimo pacchetto di rispettive proposte un mese fa. Questo è stato seguito dai colloqui dei ministri degli esteri armeno e azero a Washington, dopo i quali è stato annunciato il progresso verso la firma di questo trattato. Tuttavia, non è chiaro a cosa si riferisse.

(24) NEGOZIATI – L’Azerbaijan è sempre stato pronto per i negoziati con l’Armenia in Russia e in altri luoghi. Lo ha affermato Aykhan Hajizada, portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian, commentando la disponibilità di Mosca a tenere un incontro tra le parti. La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zakharova, aveva dichiarato durante la conferenza stampa settimanale che la parte russa era pronta a fornire una piattaforma per i negoziati tra i rappresentanti dell’Azerbaigian e dell’Armenia e che avrebbe creato per loro le condizioni più favorevoli.

(22) VIOLAZIONI, LA PROPOSTA ARMENA – Negli ultimi giorni, le fonti ufficiali dell’Azerbaigian hanno ripreso a pubblicare notizie sulla violazione del regime di cessate il fuoco da parte delle Forze armate della Repubblica di Armenia al confine tra Armenia e Azerbaigian. Il governo armeno ha rilasciato al riguardo una nota: “Il Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia ha negato questa informazione. Nonostante ciò, fonti azere continuano a fare pubblicazioni simili, condendole con accenti geopolitici. Lo staff del Primo Ministro della Repubblica d’Armenia ribadisce la sua proposta di creare un meccanismo congiunto tra Armenia e Azerbaigian per indagare sui casi di violazioni del cessate il fuoco e/o sulle informazioni relative agli stessi. Riaffermiamo l’impegno del governo della Repubblica d’Armenia nei confronti dell’agenda di pace nel quadro degli accordi pubblici già raggiunti” si legge in una dichiarazione dello staff del Primo Ministro armeno.

(22) CONSIGLIO EUROPEO – Il Consiglio europeo ha adottato oggi una misura di assistenza nell’ambito del Fondo europeo per la pace (EPF) a sostegno delle forze armate della Repubblica di Armenia, del valore di 10 milioni di euro. Per la prima volta, l’UE ha deciso di sostenere l’Armenia tramite l’European Peace Facility. L’obiettivo di questa misura di assistenza è di potenziare le capacità logistiche delle Forze armate armene e di contribuire a migliorare la protezione dei civili in situazioni di crisi ed emergenze. Mira inoltre a rafforzare la resilienza dell’Armenia e ad accelerare l’interoperabilità delle sue Forze Armate in caso di possibile futura partecipazione del Paese a missioni e operazioni militari internazionali, comprese quelle dispiegate dall’UE. Concretamente, la misura di assistenza adottata consentirà la fornitura di un campo tendato dispiegabile a pieno titolo per un’unità delle dimensioni di un battaglione. “La sicurezza è un elemento sempre più importante delle nostre relazioni bilaterali con l’Armenia. Questa misura dell’European Peace Facility contribuirà ulteriormente alla resilienza del Paese. Abbiamo un interesse reciproco ad ampliare ulteriormente il nostro dialogo sulla politica estera e di sicurezza, esaminando anche la futura partecipazione dell’Armenia alle missioni e alle operazioni guidate dall’UE”, ha affermato Josep Borrell, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

(21) FAKE DA AZERBAIGIAN – La dichiarazione del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian secondo cui il 20 luglio, alle 22:10, unità delle forze armate della Repubblica Armena hanno aperto il fuoco in direzione delle posizioni azere situate nella parte orientale della zona di confine, non corrisponde alla realtà. Lo riferisce il Ministero della Difesa di Yerevan che ha rilasciato una dichiarazione al riguardo.

(20) DICHIARAZIONI ALIYEV – Il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, intervenendo al secondo “Shusha Global Media Forum” nella città occupata di Shushi, (dal titolo “Smascherare le false narrazioni: combattere la disinformazione”…), ha toccato anche il processo di pace tra Azerbaigian e Armenia affermando che “secondo le informazioni fornitemi dal ministro degli Esteri, l’80-90 per cento del testo è già stato concordato. L’Armenia è stata costretta a rimuovere da esso la disposizione e la terminologia (relativa al Karabakh), che ha aperto la strada all’ulteriore sviluppo del processo di normalizzazione”. Tuttavia, ha sottolineato il presidente Aliyev, al momento restano aperte due questioni: “In primo luogo, l’Armenia deve rispondere positivamente alla nostra proposta. In secondo luogo, sia l’Armenia che l’Azerbaigian dovrebbero fare appello congiuntamente all’OSCE con la richiesta di sciogliere il Gruppo di Minsk, dal momento che questo gruppo è stato praticamente inattivo negli ultimi due anni”. La richiesta si aggiunge a quella del cambio della Costituzione e fa parte di un pacchetto di pretese (exclavi, “corridoio di Zangezur”) che servono a rinviare ogni possibilità di accordo.

(19) GRUPPO 3+3 – Il prossimo incontro dei ministri degli esteri in formato “3+3” si terrà in Turchia nel prossimo futuro. Lo ha dichiarato l’ambasciatore iraniano in Armenia Mehdi Sobhani all’agenzia di stampa iraniana. Il primo incontro del gruppo “3+3” (in realtà – i “cinque”, poiché la Georgia non partecipa ancora ai lavori della piattaforma) si è tenuto a dicembre 2021 a Mosca a livello di viceministri degli esteri di cinque paesi: Armenia, Russia, Iran, Azerbaigian e Turchia. Un altro incontro con la partecipazione dei ministri dei cinque paesi si è tenuto nell’ottobre 2023 in Iran. 

(18) COMUNITA’ POLITICA EUROPEA – Sono iniziati a Blenheim Palace nel Regno Unito i lavori della quarta sessione della Comunità politica europea ai quali partecipa anche il premier dell’Armenia, Pashinyan. Questi ha avuto diversi incontri istituzionali. Fra gli altri con Macron (Francia), Scholz (Germania), Stoltemberg (Nato), Sanchez (Spagna), Schoof (Olanda), Stubb (Finlandia), Frieden (Lussemburgo), Fiala (Repubblica Ceca). Mei giorni scorsi la parte armena aveva proposto a quella azera un incontro tra Pashinyan e Aliyev ma ha ricevuto un rifiuto da Baku che a sua volta addebita a Yerevan il mancato vertice. Da ricordare che al terzo vertice della Comunità Aliyev non si presentò.

(15) ESERCITAZIONI USA-ARMENIA – Sono iniziate in Armenia le esercitazioni congiunte Eagle Partner-2024 con l’esercito americano. Alle esercitazioni prendono parte militari della brigata di mantenimento della pace delle forze armate armene e delle forze di terra statunitensi in Europa e Africa. L’anno scorso, 85 militari americani e 175 armeni hanno preso parte all’esercitazione Armenian-American “Eagle Partner”. Il vice capo del Dipartimento di Stato americano, Uzra Zeya, ha dichiarato che il Ministero della Difesa armeno si sta preparando a iniziare a lavorare nel dipartimento con un rappresentante dell’esercito americano. Secondo un rappresentante del Ministero degli Esteri americano, ciò segna l’inizio di una nuova fase strategica di partenariato nelle relazioni armeno-americane. La decisione di nominare un rappresentante dell’esercito americano presso il Ministero della Difesa armeno è stata presa con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione nel campo dell’istruzione, dell’addestramento e dell’addestramento militare, nonché dello sviluppo di progetti di tecnologia di difesa.

(11) USA-ARTSAKH – A Kapan (Armenia), l’ambasciatrice statunitense in Armenia Kristina Kvien ha incontrato gli sfollati del Nagorno Karabakh (Artsakh) per conoscere le loro attuali necessità e il sostegno che hanno ricevuto dal governo armeno e dall’USAID per creare nuovi mezzi di sostentamento nelle loro comunità, riferisce l’ambasciata statunitense in Armenia. 

(11) PRIGIONIERI ARMENI – Mentre i diplomatici si riuniscono a Washington per i colloqui tra Armenia e Azerbaigian mediati dagli USA, prigionieri armeni come Ruben Vardanyan languono nelle prigioni azere, una palese contraddizione con qualsiasi retorica di pace. Dice la dichiarazione pubblicata sulla pagina Facebook di “Free Armenian Prisoners”.”Esortiamo il Segretario di Stato Antony Blinken a dare priorità al rilascio immediato di tutti i prigionieri armeni. Non può esistere una vera pace finché civili innocenti soffrono una detenzione ingiusta. Invitiamo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e la Missione degli Stati Uniti presso l’OSCE a sollecitare azioni concrete, non soloparole. Una pace duratura può essere costruita solo su una base di giustizia e rispetto dei diritti umani“, afferma la dichiarazione. Il mese scorso, un gruppo di avvocati internazionali di Ruben Vardanyan, detenuto illegalmente a Baku, ha presentato un appello urgente al Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, denunciando torture contro il loro cliente. La scorsa settimana, il Presidente del PACE ha anche rilasciato una dichiarazione invitando le autorità azere a ristabilire immediatamente il lavoro con il Comitato per la prevenzione della tortura.

(10) INCONTRO MINISTRI ESTERI – A Washington si sono incontrati i ministri degli Esteri di Armenia (Mirzoyan) e Azerbaigian (Bayramov) con il Segretario di Stato USA Blinken.

(6) LINEA DI CONFINE TRANQUILLA – Il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha visitato Kirants e ha incontrato le guardie di frontiera nella sezione di confine armeno-azera. Le guardie di frontiera hanno riferito che non sono state registrate violazioni di confine o incidenti di emergenza durante il giorno.

(6) INSEDIAMENTI ILLEGALI IN ARTSAKH – Entro la fine del 2024, fino a 20.000 azeri si stabiliranno illegalmente nel territorio dell’Artsakh, passato sotto il controllo di Baku. Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha annunciato questi insediamenti nella riunione dell’Organizzazione degli Stati turchi tenutasi a Shushi, che è passata sotto il controllo dell’Azerbaigian.

(6) ANNUNCIATE ESERCITAZIONI USA-ARMENIA – Nell’ambito della preparazione alla partecipazione alle missioni internazionali di mantenimento della pace, dal 15 al 24 luglio si terrà in Armenia l’esercitazione congiunta armeno-americana “EAGLE PARTNER-2024”. Lo informa il Ministero della Difesa della Repubblica Armena. Nell’esercitazione parteciperanno i soldati della brigata di mantenimento della pace delle Forze Armate RA, delle forze di terra statunitensi in Europa e Africa e della Guardia Nazionale del Kansas. L’esercizio prevede operazioni di stabilizzazione tra le parti in conflitto durante compiti di mantenimento della pace.  Lo scopo dell’esercitazione è aumentare il livello di interoperabilità delle unità che partecipano a missioni internazionali di mantenimento della pace nel quadro delle operazioni di mantenimento della pace, scambiare le migliori pratiche di gestione e comunicazione tattica, nonché aumentare la prontezza dell’unità armena.

(6) PRESIDENTE IRAN – Il nuovo presidente dell’Iran è naturalmente iraniano, discendente di Atrpatak. Ne ha scritto l’iranologo Vardan Voskanyan nel suo canale Telegram, riferendosi alle voci secondo cui il neoeletto presidente dell’Iran sarebbe di origine azera.

(5) ORBAN A SHUSHI – Il primo ministro ungherese Viktor Orban parteciperà al summit dell’Organizzazione degli Stati turchi a Shushi, occupata dall’Azerbaigian, il 5 e 6 luglio. Lo ha annunciato il portavoce di Orban, Zoltan Kovacs. “Il summit si concentrerà sulla costruzione di un futuro sostenibile attraverso trasporti, connettività e politica climatica. Orban prenderà parte a colloqui bilaterali con i leader degli stati partner turchi”, ha scritto. Nel frattempo si è saputo che il presidente turco Erdogan ha annullato la sua visita a Shushi per seguire la partita di calcio fra Turchia e Olanda.

(5) ALIYEV IN ARTSAKH – Il dittatore azero è nuovamente in Artsakh a inaugurare opere commissionate per demolire la presenza armena nella regione. Si è recato all’università che è stata oggetto di lavori di restauro per modificarne la facciata rispetto a quella originaria: nell’istituto universitario arriveranno studenti “colonizzatori” che beneficerannop di alloggio e laptop gratuito. anche il parco nei pressi dell’ateneo è stato modificato rispetto a prima. Aliyev ha anche inaugurato a Stepanakert due hotel (sempre su edifici armeni ristrutturati), “Palace” e “Karabakh” e ha dato il via alla creazione di un centro congressi mentre a Shushi ha inaugurato un centro ricreativo. Vale la pena di notare come l’accesso a tutta la regione può avvenire solo previa autorizzazione delle autorità.

(5) GIORNATA DELLA COSTITUZIONE – Il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha pubblicato un messaggio in occasione del Giorno della Costituzione. Il messaggio recita quanto segue:
Cari cittadini, cari cittadini della Repubblica di Armenia, oggi, 5 luglio, celebriamo il Giorno della Costituzione. La Costituzione è anche chiamata legge madre o legge fondamentale. La chiamiamo legge madre, perché in qualsiasi paese con una Costituzione, le leggi devono derivare da essa, essere nutrite dalle tesi, dai concetti e dalle disposizioni della Costituzione.
La Costituzione è chiamata legge fondamentale perché nei paesi democratici è l’unica o una delle poche leggi che viene solitamente adottata tramite voto popolare, cioè, in questo caso, è il popolo a votare “a favore” o “contro” la legge, il popolo accetta o rifiuta quella legge madre o fondamentale, la Costituzione. Tali norme legali si applicano anche alla Repubblica di Armenia, ovvero nel nostro Paese il popolo, in quanto unione di cittadini, agisce come creatore della costituzione. Perché è così e qual è la logica alla base di ciò? Adottando la Costituzione e votando a favore della Costituzione, il cittadino e la collettività di cittadini, il popolo, dichiarano innanzitutto di assumersi la responsabilità di avere uno Stato e sono pronti ad assumersi tale responsabilità. E nel testo stesso della Costituzione, le persone esprimono la loro idea di come immaginano quello Stato, la sua governance, come dovrebbe essere in generale e a quale progetto tutti lavoreranno per realizzarlo. E la terza circostanza, non meno importante, è che i cittadini devono registrare nel testo della Costituzione le regole della loro vita nello Stato da loro fondato e costruito: le regole dei rapporti cittadino-Stato, dei rapporti cittadino-legge, dei rapporti cittadino-cittadino, dei rapporti uomo-uomo, dei rapporti uomo-natura. Di conseguenza, la costituzione è l’accordo collettivo dei cittadini sulle regole, i diritti e le responsabilità della vita nel proprio paese. La parola sovrano, cari cittadini della Repubblica di Armenia, ha origine da qui. Il sovrano è colui che decide le regole per vivere in un dato paese. Nel nostro paese, il popolo è sovrano e questo non è solo de jure, ma anche de facto dopo la rivoluzione di velluto non violenta del popolo del 2018. Ed è con questo fatto che la nostra attuale Costituzione è in profondo conflitto socio-psicologico. A causa delle circostanze note a tutti noi, il cittadino della Repubblica di Armenia oggi non ritiene che la Costituzione esprima la sua comprensione e il suo accordo sulle regole di convivenza con il suo vicino, la sua comunità, gli altri residenti del suo stato. Il cittadino ritiene che l’élite al potere abbia creato quel testo, ne abbia annunciato l’accettazione e, di fatto, lo abbia introdotto in Armenia.
La mia convinzione era e rimane che questo è un problema fondamentale per il nostro paese, e il nostro paese ha bisogno di una nuova Costituzione, e al momento non sto parlando tanto del nuovo testo, ma del nuovo metodo della sua creazione e adozione. Abbiamo bisogno di una nuova Costituzione che le persone considereranno come ciò che hanno creato, ciò che hanno accettato, ciò che è scritto in essa è la loro idea dello stato che hanno creato e delle relazioni tra le persone e i cittadini in quello stato. Abbiamo bisogno di una Costituzione che sia organicamente connessa al suo artefice, il popolo. Questo argomento è ora molto oggetto di speculazioni sia interne che esterne. Ma dobbiamo continuare a procedere con fermezza per rafforzare il nostro stato, la Repubblica di Armenia, e renderlo invulnerabile istituzionalmente, psicologicamente e fisicamente. Questo è un percorso difficile ma onorevole, e siamo sulla strada giusta, ma per percorrerlo, dobbiamo concentrarci su un problema specifico, che è servire l’interesse statale della Repubblica di Armenia, perché l’interesse statale della Repubblica di Armenia è l’interesse del sovrano, cioè il popolo della Repubblica di Armenia. L’interesse delle persone reali che vivono nella Vera Armenia, che hanno creato la Repubblica di Armenia come strumento per garantire la loro libertà, benessere, felicità, sicurezza, per creare un ambiente giusto nel suo territorio riconosciuto a livello internazionale, e non dobbiamo deviare da questo obiettivo. Cari cittadini, cari cittadini della Repubblica di Armenia, Mi congratulo con tutti noi per il 5 luglio, Giorno della Costituzione. Gloria ai martiri e lunga vita alla Repubblica d’Armenia.

(2) REPORT FREEDOM HOUSE SU PULIZIA ETNICA IN ARTSAKH – L’organizzazione internazionale per i diritti umani Freedom House ha presentato un rapporto di accertamento dei fatti intitolato “Perché non ci sono armeni nel Nagorno-Karabakh?” In particolare, questo rapporto speciale esamina la situazione degli armeni etnici che vivono nel Nagorno-Karabakh per il periodo che inizia con la seconda guerra del Nagorno-Karabakh nel 2020 e attraverso l’offensiva militare azera contro il Nagorno-Karabakh nel settembre 2023 e le sue conseguenze. Attraverso uno sforzo di ricerca di fatti internazionale che ha incluso centinaia di interviste a testimoni e dati open source, l’analisi mira a rispondere al motivo per cui non ci sono armeni etnici che vivono nel Nagorno-Karabakh a partire da maggio 2024.
Il rapporto documenta come le persone nel Nagorno-Karabakh siano state intenzionalmente sottoposte ad attacchi regolari, intimidazioni, privazioni dei diritti fondamentali e di condizioni di vita adeguate, e spostamenti forzati. Le prove dimostrano che lo stato azero ha agito in base a una strategia completa e metodicamente implementata per svuotare il Nagorno-Karabakh della sua popolazione etnica armena e della sua presenza storica e culturale.
Il rapporto presenta anche gli eventi relativi alla guerra di 44 giorni nel Nagorno-Karabakh nel 2020, al blocco di 9 mesi dell’Azerbaigian e alla crisi umanitaria in Artsakh, agli attacchi e alle intimidazioni ai danni dei civili nel Nagorno-Karabakh, alla missione delle forze di pace russe nel Karabakh, allo spostamento di massa degli armeni etnici dal Nagorno Karabakh all’Armenia, alla distruzione dei dati sull’esistenza degli armeni e del patrimonio storico e culturale armeno nel Karabakh.

(1) COP29 – Ad alcuni giornalisti occidentali è stato negato l’ingresso a una conferenza sull’industria energetica in Azerbaigian all’inizio di questo mese, rinnovando le preoccupazioni sulla repressione statale dei media in vista degli importanti colloqui sul clima delle Nazioni Unite a Baku più avanti quest’anno. Almeno tre giornalisti dalla Gran Bretagna e dalla Francia hanno affermato di essersi sentiti “insicuri” dopo che è stato negato loro l’ingresso al forum della Baku Energy Week, nonostante si fossero registrati con gli organizzatori dell’evento settimane prima. I giornalisti hanno affermato di non aver ricevuto una ragione valida per cui è stato negato loro l’ingresso, ma hanno deciso di lasciare la sede dopo incontri “spaventosi” e “intimidatori” con gli organizzatori. La conferenza si è tenuta poco prima che Human Rights Watch rivelasse almeno 25 casi di giornalisti e attivisti arrestati o condannati in Azerbaigian nell’ultimo anno. Quasi tutti sono ancora in detenzione. I gruppi della società civile hanno espresso preoccupazione per il fatto che la difesa del clima venga repressa in vista dei colloqui sul clima Cop29 delle Nazioni Unite a Baku più avanti quest’anno.

(1) DELIMITAZIONE CONFINE – Secondo quanto riferisce l’ufficio del Vice Primo Ministro dell’Armenia, Mher Grigoryan, le Commissioni stanno lavorando al coordinamento della bozza di Regolamento sulle attività congiunte della Commissione armena sulla delimitazione del confine di Stato e sulla sicurezza del confine tra Armenia e Azerbaigian e della Commissione statale azera sulla delimitazione del confine di Stato tra Azerbaigian e Armenia. Oggi, queste Commissioni si sono trasmesse reciprocamente le bozze di regolamento in forma funzionante e hanno tenuto una serie di discussioni. I negoziati proseguono in modo costruttivo. Si prevede che il processo di accordo sarà completato nel prossimo futuro.

Distrutta la chiesa di San Giovanni Battista in Nagorno Karabakh (ACI stampa, 3 mag)

CAUCASO: LA POLVERIERA ARMENIA & AZERBAIGIAN CHE FA STORIA (E NON SOLO) (Come don Chisciotte, 3 mag)

Il deputato statunitense Cuellar accusato di presunto piano di influenza contro l’Azerbaigian  (Conca ternana, 3 mag)

USA, l’insospettabile deputato dem Henry Cuellar e sua moglie arrestati con l’accusa di cospirazione e corruzione per legami con l’Azerbaigian (Open, 3 mag)

Due squarci luminosi nell’oscurità calata di nuovo sul popolo armeno (Tempi, 6 mag, per abb)

L’Armenia nuovo pomo della discordia nel conflitto tra est e ovest (Pressenza, 7 mag)

BP lancia un nuovo pozzo che può cambiare le prospettive dell’Azerbaigian nel gas e petrolio (Scenari economici, 8 mag)

Il governo russo ha detto che ritirerà i propri soldati dal confine tra Armenia e Azerbaijan (Il Post, 10 mag)

Armenia, massicce proteste contro il premier Pashinyan per un accordo con l’Azerbaijan (Euronews, 10 mag)

La Russia ritira i soldati dall’Armenia, l’annuncio di Putin dopo le vittorie dell’Azerbaijan (Qui finanza, 10 mag)

Armenia, in migliaia chiedono le dimissioni del premier Pashinyan (Il sole 24 ore, 11 mag, video)

Armenia: fra tensioni interne e nuovi venti di guerra (RSI, 11 mag)

SCONFITTA PER PUTIN: LA RUSSIA SI RITIRA DALL’ARMENIA (Notiziario finanziario, 11 mag)

Il difficile cammino verso la pace fra Armenia e Azerbaigian, fra proteste e raduni (Scenari economici, 12 mag)

Proteste di piazza in Armenia e Georgia: che succede nel Caucaso? (Il primato nazionale, 13 mag)

Più di 150 sono stati arrestati durante le proteste nella capitale armena (Lamezia in strada, 13 mag)

Armenia, l’arcivescovo chiede le dimissioni di Pashinyan (Ossrvatorio Balcani Caucaso, 14 mag)

La Francia accusa l’Azerbaigian dei disordini in Nuova Caledonia (Renovatio 21, 16 mag)

AZERBAIJAN. PER LA FRANCIA BAKU FINANZIEREBBE GLI INDIPENDENTISTI DELLA NUOVA CALEDONIA (Notizie geopolitiche, 16 mag)

Perché ci sono bandiere dell’Azerbaijan nelle rivolte in Nuova Caledonia? (Il post, 17 mag)

Slovacchia, l’opposizione accusa il governo: «Inviati all’Azerbaijan gli obici promessi all’Ucraina» (Il messaggero, 17 mag)

Il capo del Ministero dei trasporti turco ha annunciato i tempi di apertura del “corridoio Zangezur” attraverso l’Armenia (Recensione militare, 18 mag)

ARMENIA-AZERBAIJAN/ “Erevan sta manovrando tra Usa, Ue e Putin, azeri al bivio tra pace e guerra” (Il sussidiario, 19 mag)

Su Raisi l’ombra degli ottimi rapporti tra Baku e Israele (il manifesto, 20 mag)

Armenia, ancora proteste per i confini con l’Azerbaijan (Osservatorio Balcani Caucaso, 21 mag)

NUOVA CALEDONIA. PARIGI INSISTE NELLA DENUNCIA DELLE INTERFERENZE AZERBAIGIANE (Notizie geopolitiche, 22 mag)

L’Armenia ha riconsegnato all’Azerbaijan quattro cittadine di confine che occupava dagli anni Novanta (Il post, 24 mag)

Dopo la notte. La vita dopo la fine di una Repubblica (autoproclamata) (East journal, 24 mag)

Migliaia di persone manifestano in Armenia contro la cessione delle terre all’Azerbaigian (Color news, 26 mag)

Sempre più forte il partenariato strategico tra Israele e Azerbaijan  (Analisi difesa, 27 mag)

Davvero c’è l’Azerbaigian dietro le proteste in Nuova Caledonia? (East journal, 27 mag)

L’Armenia cede quattro villaggi a Baku, arrestati 220 manifestanti (Pagine esteri, 29 mag)

La resistenza di Pašinyan a tutte le opposizioni (Asia news, 29 mag)

Azerbaigian, l’Ue si lamenta delle violazioni dei diritti umani del “partner europeo” (Sardegnagol, 29 mag)

Armenia, Chiesa e Stato si scontrano a Sardarapat (Osservatorio Balcani Caucaso, 31 mag)