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La pace secondo il dittatore

Le dichiarazioni del presidente dell’Azerbaigian, Aliyev, rilasciate ieri nel corso di un forum a Baku fanno quasi sorridere se non fosse che di mezzo ci sono i diritti dei popoli e in particolare di quello del Nagorno Karabakh (Artsakh).

Il dittatore (che l’Europa tanto ama) ancora una volta si è dichiarato disponibile a fare la pace. Ma a modo suo…

Ha liquidato il Gruppo di Minsk che per quasi trenta anni ha cercato di tessere le fila del dialogo diplomatico ritenendolo ormai superato dalla sua azione bellica del 2020. Inoltre (e in questo ha ragione) il Gruppo dei co-presidenti non si riunisce più dall’inizio della guerra in Ucraina.

La pace secondo Aliyev non può prescindere dall’apertura del corridoio di Zangazur (il Syunik armeno): se non può acquisire il territorio dello Stato sovrano dell’Armenia, il dittatore azero vuole quanto meno il libero transito di uomini e merci senza controllo alcuno.

La pace secondo Aliyev considera ovviamente archiviato il problema del Nagorno Karabakh (Artsakh) con la guerra del 2020: nessun diritto per la popolazione armena di Stepanakert e dintorni se non quello di finire sotto il giogo di una dittatura armenofoba e razzista.

La pace secondo Aliyev vuol dire occupare porzioni di territorio dell’Armenia e poi riparlarne con una bella Commissione ad hoc.

La pace secondo Aliyev “è tutta colpa dell’Armenia che non la vuole”…

La pace secondo Aliyev sono le cinque proposte che gli armeni devono accettare altrimenti non se ne fa niente.

L’ennesimo sproloquio di Aliyev ieri a Baku è ancora una volta della arroganza e saccenza di questo dittatore fin troppo assecondato dal mondo civile

In risposta al discorso del presidente azero Ilham Aliyev al 9° Forum mondiale di Baku, il ministro di Stato della Repubblica del Nagorno Karabakh Artak Beglaryan dichiarato:

 “Sì, il Nagorno Karabakh non esiste, perché esiste la Repubblica del Nagorno Karabakh (Artsakh), ed è materia di diritto internazionale, anche se non formalmente riconosciuta a livello internazionale. Il conflitto azerbaigiano-Karabakh non è stato e non sarà risolto fino a quando l’Azerbaigian non terrà conto del diritto inalienabile della popolazione indigena dell’Artsakh all’autodeterminazione. La questione del riconoscimento internazionale (da cui lo status) della Repubblica dell’Artsakh sarà risolta prima o poi, e l’Artsakh non farà mai parte dell’Azerbaigian.

Sarebbe meglio se Aliyev pensasse di più a eseguire fedelmente i poteri conferitigli dalla Costituzione dell’Azerbaigian, garantendo i diritti dei propri cittadini (tra cui Lezgins, Talysh, Avari, Tatari e altre minoranze) invece di “preoccuparsi” dei diritti degli armeni. Aliyev si ricorda improvvisamente cosa è successo a più di 500.000 armeni nell’Azerbaigian sovietico, o c’è anche un armeno nei territori occupati dall’Azerbaigian dell’Artsakh? Ci sono una serie di altre domande e risposte rivolte a Ilham Aliyev, ma ve le lascio immaginare“, ha detto.

L’Artsakh risponde alle dichiarazioni provocatorie di Aliyev

Ancora una volta il dittatore dell’Azerbaigian (che tanto piace a certi politici italiani…) ha rilasciato dichiarazioni provocatorie.
Invece di promuovere fiducia e un dialogo costruttivo con la parte armena, Aliyev con arroganza considera chiusa la questione del Nagorno Karabakh (Artsakh).

Abbiamo risolto questo problema, che l’Armenia lo voglia o no, il mondo intero lo accetta. Abbiamo risolto il conflitto del Nagorno-Karabakh. Il conflitto del Nagorno Karabakh è risolto. Per quanto riguarda il territorio amministrativo del Nagorno Karabakh, non esiste sul territorio dell’Azerbaigian. La parola Nagorno Karabakh non esiste quindi nel lessico delle strutture internazionali, e l’ultimo incontro di Bruxelles lo ha dimostrato ancora una volta” ha dichiarato Aliyev. “Il 24 maggio si è svolto il primo incontro delle commissioni al confine azerbaigiano-armeno. Definiremo i confini, il che è molto importante. se definiamo i confini, allora di quale stato di “Nagorno-Karabakh” possiamo parlare?! C’è la zona del Karabakh, la regione del Karabakh. Questo è il territorio dell’Azerbaigian e tutti lo accettano. Pertanto, il primo incontro delle commissioni sulla delimitazione del confine tra Azerbaigian e Armenia è di grande importanza“, ha osservato Aliyev.

Al presidente azero ha quindi risposto immediatamente il Ministro di Stato della repubblica di Artsakh, Artak Beglaryan che ha osservato come il processo e i risultati di delimitazione e demarcazione con la Repubblica di Armenia non possono influenzare lo status attuale e futuro dell’Artsakh.

In particolare ha dichiarato che il conflitto del Karabakh non è con la Repubblica di Armenia, ma con la Repubblica del Nagorno Karabakh (Artsakh) e che questo conflitto non è stato risolto, e questo è un fatto che tutto il mondo accetta, a prescindere da alcune differenze di interessi e formulazioni.
Se l’Azerbaigian vuole voltare pagina al conflitto e chiarire lo status dell’Artsakh, allora può portare avanti il ​​processo di delimitazione e demarcazione anche con la Repubblica dell’Artsakh, restituendo allo stesso tempo i nostri territori occupati e riconoscendo la nostra indipendenza” ha dichiarato Beglaryan aggiungendo che il principio fondamentale della risoluzione dei conflitti è la piena realizzazione e riconoscimento del diritto dei popoli all’autodeterminazione.

Solo dopo aver superato questa prova, la comunità internazionale dimostrerà che, contrariamente alle affermazioni di Aliyev, esiste tuttavia il diritto internazionale, dove il diritto dei popoli all’autodeterminazione ha il suo posto fondamentale. Un altro importante principio del diritto internazionale è il non uso della forza/minaccia dell’uso della forza, anch’esso gravemente violato e ignorato dall’Azerbaigian. Inoltre, Aliyev oggi ha minacciato ancora una volta nuovi precedenti per l’uso della forza, che è un chiaro segnale per la comunità internazionale di adottare misure preventive e sanzionatorie.
Incoraggiare e ignorare il comportamento deviante porta gradualmente a disastri internazionali, diventando pratica internazionale e parte del diritto consuetudinario, un esempio di consuetudine legale
” ha aggiunto il ministro.

Vertice di Bruxelles, la dichiarazione di Michel

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha riassunto i risultati dell’incontro trilaterale con il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan tenutosi domenica 22 maggio a Bruxelles e durato alcune ore. Sull sito web del Consiglio europeo è stata pubblicata la seguente dichiarazione:

“Oggi ho ospitato nuovamente il Presidente Aliyev dell’Azerbaigian e il Primo Ministro Pashinyan dell’Armenia. Questa è stata la nostra terza discussione in questo formato. Ci siamo concentrati sulla situazione nel Caucaso meridionale e sullo sviluppo delle relazioni dell’UE con entrambi i paesi e con la regione in generale.La discussione è stata franca e produttiva. Abbiamo esaminato l’intera serie di problemi. Abbiamo avuto una discussione dettagliata su questioni umanitarie, compreso lo sminamento, e gli sforzi per liberare i detenuti e affrontare il destino delle persone scomparse.
Abbiamo raggiunto i seguenti risultati:

QUESTIONI DI CONFINE
La prima riunione congiunta delle Commissioni di frontiera si svolgerà nei prossimi giorni al confine interstatale. Affronterà tutte le questioni relative alla delimitazione del confine e al modo migliore per garantire una situazione stabile.

CONNETTIVITA’
I leader hanno convenuto sulla necessità di procedere allo sblocco dei collegamenti di trasporto. Hanno concordato i principi che regolano il transito tra l’Azerbaigian occidentale e il Nakhichevan e tra le diverse parti dell’Armenia attraverso l’Azerbaigian, nonché il trasporto internazionale attraverso le infrastrutture di comunicazione di entrambi i paesi. In particolare hanno concordato i principi dell’amministrazione delle frontiere, della sicurezza, delle tasse fondiarie ma anche delle dogane nel contesto del trasporto internazionale. I vicepremier porteranno avanti questo lavoro nei prossimi giorni.

ACCORDO DI PACE
I leader hanno deciso di portare avanti le discussioni sul futuro trattato di pace che disciplina le relazioni interstatali tra Armenia e Azerbaigian. Le squadre guidate dai ministri degli Esteri porteranno avanti questo processo nelle prossime settimane. Oltre a questa traccia, ho anche sottolineato ad entrambi i leader che era necessario che i diritti e la sicurezza della popolazione di etnia armena nel Karabakh fossero presi in considerazione.

SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO
L’UE porterà avanti con entrambe le parti il ​​lavoro del gruppo consultivo economico, che cerca di promuovere lo sviluppo economico a vantaggio di entrambi i paesi e delle loro popolazioni.

Ho anche sottolineato l’importanza di preparare le popolazioni a una pace sostenibile a lungo termine. L’UE è pronta a rafforzare il suo sostegno.Abbiamo deciso di rimanere in stretto contatto e ci incontreremo di nuovo nello stesso formato entro luglio/agosto. Grazie.”

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QUALE DESTINO PER L’ARTSAKH? NOSTRE RIFLESSIONI

Qualche veloce riflessione sul vertice trilaterale di Bruxelles del 22 maggio tra il Capo della Commissione europea Michel, Aliyev e Pashinyan.

La stringata dichiarazione pubblicata sul sito della Commissione dice poco, riassumendo per argomenti la sostanza di ore di discussione. Utilizziamo lo stesso metodo per le nostre considerazioni.

QUESTIONI DI CONFINE
La Commissione speciale già prevista dall’incontro del 6 aprile partirà a breve anche se non è ancora delineato il perimetro di lavoro: ci saranno solo due delegazioni oppure è prevista anche la presenza di un terzo (presumibilmente l’UE) a fare da arbitro nella disputa? Sarà necessario in futuro fare chiarezza sui parametri adoperati per la determinazione della frontiera fra Armenia e Azerbaigian.

CONNETTIVITA’
Viene ribadita la necessità di implementare i transiti “tra l’Azerbaigian occidentale e il Nakhichevan e tra le diverse parti dell’Armenia attraverso l’Azerbaigian”. Si parla, in buona sostanza, della linea ferroviaria che attraversa il Syunik e di qualche valico stradale. Criptica l’espressione “ATTRAVERSO l’Azerbaigian”: quali parti dell’Armenia sono collegabili “attraverso” l’Azerbaigian? Il Segretario del Cosniglio di sicurezza dell’Armenia ha precisato alla stampa che tale espressione intende la possibilità per un cittadino armeno di raggiungere ad esempio Meghri passando da Nakhichevan. Si noti anche l’espressione “AZERBAIGIAN OCCIDENTALE” che può interpretato come tutta la parte dello Stato che confina con l’Armenia ma potrebbe anche intendere la regione del Nagorno Karabakh: in questo caso l’utilizzo sarebbe per noi estremamente negativo…

ACCORDO DI PACE
Il passaggio più significativo riguarda il riferimento ai “diritti e la sicurezza della popolazione di etnia armena nel Karabakh”.  Nei precedenti comunicati la regione non era mai stata citata e questo è già un (piccolo) passo in avanti; naturalmente la frase vuol dire tutto e il suo contrario: non si parla dello status del territorio, teoricamente diritti e sicurezza possono essere anche un obiettivo dentro l’Azerbaigian, il che fa decisamente sorridere se si pensa alla campagna di armenofobia di Stato attuata dal regime di Aliyev. SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO
l’Unione europea chiaramente vuole giocare un ruolo da protagonista nella trattativa tra armeni e azeri. Ogni riferimento alla situazione ucraina e alla volontà di mettere fuori gioco la Russia (il gruppo di Minsk è praticamente defunto…) non è puramente casuale. Nel prevertice tra Michel e Pashinyan si è anche parlato dei due miliardi e mezzo di investimenti dell’Unione in Armenia, soldi particolarmente graditi a Yerevan dopo il disastro della guerra e la crisi economica conseguente alla pandemia.
Soldi che forse possono servire a “preparare le popolazioni a una pace sostenibile”: in Azerbaigian la società civile è schiacciata dal giogo della dittatura e non ha voce in capitolo, in Armenia il dibattito democratico è sicuramente più ampio.
Bisognerà capire quanto i princìpi e i valori nazionali avranno la meglio su mere esigenze di bilancio. E ci fermiamo qui…

Rassegna stampa (mag 22)

Armenia: proteste contro il premier (Atlante guerre, 4 mag)

Manifestazioni e violenti scontri, cosa sta succedendo in Armenia? (Orgoglionerd, 6 mag)

Armenia: la lunga fase post-bellica (Osservatorio Balcani Caucaso, 11 mag)

Decenni di miseria per le persone anziane a causa del conflitto del Nagorno-Karabakh: due nuovi nostri rapporti (Amnesty international, 17 mag)

Torino – Mirzoyan: “Consiglio d’Europa intervenga su conseguenze umanitarie in Artsakh” (Assadakah, 22 mag)

L’UE negozia la pace tra Armenia e Azerbaigian (Euronews, 23 mag)

Vertice tra Armenia e Azerbaijan per un patto di pace (Assadakah, 24 mag)

CAOS IN ARMENIA/ “Noi e l’Ucraina, pedine del Nuovo grande gioco” (Il sussidiario, 26 mag)

Charles Michel: l’incontro Pashinyan-Aliyev “franco e produttivo” (Osservatorio Balcani Caucaso, 27 mag)

L’Artsakh e l’Armenia rispondono alle provocazioni del dittatore azero… Korazym, 29 mag)

Occorre l’intervento della Comunità Internazionale dopo le minacce di Aliyev (Assadakah, 29 mag)

la liberAZione: il senatore che amava gli AZeri

L’attuale Presidente della Commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli, è da qualche tempo in rotta con il suo partito dal quale ieri, apprendiamo dai media, è stato cacciato a seguito di un suo twitt provocatorio sul 25 aprile con tanto di Z maiuscola nel testo (liberaZione) che ha suscitato un prevedibile vespaio di polemiche.

Chi segue questa pagina sa bene che ci siamo sempre astenuti da qualsiasi commento di politica interna nazionale: chi sta al fianco degli armeni e dell’Artsakh è nostro amico a prescindere dalla propria parte politica di appartenenza, chi sta con gli azeri non ci piace, sempre a prescindere dalle sue scelte politiche.

Nella Commissione Esteri, l’ambasciata azera in Italia ha coltivato un gruppetto di amici che da tempo si distinguono per prese di posizione a favore di Baku; senatori per nulla imbarazzati a sostenere un regime come quello di Aliyev. Sulla ragione di tale posizione ognuno può darsi le spiegazioni che più ritiene valide.

Di Petrocelli avemmo modo di occuparci in passato chiedendo anche le sue dimissioni in quanto, sul tema del contenzioso armeno-azero, non aveva dimostrato quella imparzialità necessaria a un Presidente di Commissione della Repubblica italiana per esercitare correttamente il proprio mandato.
Gli ultimi avvenimenti e le nuove richieste di dimissioni scaturite dalla sua esternazione su Twitter ci hanno dato spunto per andare a riprendere un po’ di twitt che il nostro ha scritto negli ultimi mesi; tutti, è bene specificarlo, sempre graditi sia all’ambasciata azera che al suo titolare Ahmadzada con il quale il rapporto è cordiale da diversi anni.
Citiamo, a titolo di esempio, il sito di una associazione lucana “Cova contro” che già nel 2016 non aveva avuto scrupolo nel rivolgere pubbliche domande al senatore materano (https://covacontro.org/le-nostre-30-domande-pubbliche-al-senatore-petrocelli-dallazerbaijan-a-tecnoparco-passando-per-il-tap-ed-i-somma/) denunciando i suoi sospetti rapporti con il regime dell’Azerbaigian.

Ad aprile 2020 Petrocelli ritwitta l’ambasciata dell’Azerbaigian che pubblica l’immagine del Centro Aliyev con la bandiera tricolore italiana in segno di solidarietà con il nostro Paese in piena pandemia; analoghe immagini arrivavano peraltro anche dall’Armenia ma senza beneficio di ritwitt senatoriale.

Il 13 luglio, Petrocelli rilascia una dichiarazione relativa agli scontri tra Armenia e Azerbaigian all’altezza della regione di Tavuz (nord est dell’Armenia) e naturalmente prende posizione a favore di Baku per nulla preoccupato del fatto che il suo ruolo istituzionale imponga neutralità nei giudizi, oltre tutto non avendo alcuna contezza di quanto stesse accadendo sul campo.

Durante la guerra, il Presidente della Commissione si produce in un paio di twitt equilibrati con i quali informa dei lavori della Commissione, poi ad aprile non ce la fa più a trattenersi e twitta (13.04.21) un entusiastico “Ora e sempre” con le bandierine di Italia e Azerbaigian. Due giorni dopo è a Ganja assieme al sindaco di Matera come racconta sempre su Twitter l’ambasciata azera e da lì il nostro si produce in riflessioni a senso unico.

Due mesi dopo, il collega e sodale pro-azeri Gianluca Ferrara denuncia le mine anticarro che si trovano nei territori di guerra e Petrocelli non può non commentare l’auspicio che gli armeni consegnino le mappe dei campi minati (4.06.21).

Ad agosto (20) il senatore sottolinea l’importanza del “sostegno italiano all’integrità territoriale dell’Azerbaigian e la partecipazione ai progetti di ricostruzione del Karabakh”. Pochi giorni dopo (29) altro twitt sulla bellezza di Ganja, il 3 settembre commenta la visita nella sua Matera dell’ambasciatore azero.

Il 21 ottobre partecipa ovviamente all’evento dedicato al trentennale dell’indipendenza dell’Azerbaigian con tanto di conferenza stampa al Senato; è felice il 7 novembre di twittare gli auguri a tutto il popolo dell’Azerbaigian “nel primo anniversario della ritrovata integrità territoriale”.
Poi altri scambi di affettuosità nei mesi a seguire con l’ambasciata azera.

Ora, intendiamoci: come abbiamo avuto già altre volte modo di scrivere, in Italia – a differenza della sua cara dittatura dell’Azerbaigian – ognuno è libero di pensarla come vuole.
Se Petrocelli, per ragioni sue personali, ama l’Azerbaigian di Aliyev è libero di farlo e non saremo certo noi a censurarlo; così anche se dovesse ottenere dal regime azero o dalla sua rappresentanza diplomatica benefici tangibili purchè, sia ben inteso, questa vicinanza non pregiudichi la politica internazionale italiana o non crei nocumento alla stessa o non ostacoli altri processi decisionali. Non sarebbe certo né il primo né l’ultimo politico a essere pagato – sempre che lo sia, ovviamente – da uno Stato estero.

Però, un Presidente di Commissione Esteri del Senato della repubblica italiana non può essere di parte su un determinato tema di politica internazionale; deve dimostrare obiettività ed equilibrio ed essere in grado di comprendere lo scenario internazionale.

Ecco perché deve dimettersi subito.

Libero così di poter simpatizzare con chi vuole, libero di viaggiare ogni volta che vuole in Azerbaigian (basta che non paghi il popolo italiano), libero di ogni incombenza che il mandato istituzionale a lui affidato impone.

Per noi sarebbe una vera e propria liberAZione

Incontro trilaterale di Bruxelles: la dichiarazione di Michel

A conclusione dell’incontro trilaterale, durato oltre quattro ore, il Presidente del Consiglio europeo ha rilasciato la seguente nota:

Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha ospitato il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il Primo Ministro della Repubblica di Armenia, Nikol Pashinyan, per il proseguimento dei loro dibattiti sulla situazione nella regione del Caucaso meridionale e lo sviluppo delle relazioni dell’UE con entrambi i paesi.

Il presidente Michel ha ribadito l’impegno dell’UE ad approfondire la sua cooperazione con l’Armenia e l’Azerbaigian per lavorare a stretto contatto per superare le tensioni e promuovere un Caucaso meridionale che sia sicuro, stabile, pacifico e prospero a beneficio di tutte le persone che vivono nella regione.

I leader hanno fatto il punto sugli sviluppi dall’ultimo incontro a Bruxelles nel dicembre 2021 e dalla loro videoconferenza, insieme al presidente Macron, nel febbraio 2022. Hanno esaminato i progressi nell’attuazione degli impegni assunti. Hanno discusso delle recenti tensioni segnalate e hanno ribadito la necessità di aderire pienamente alle disposizioni della dichiarazione trilaterale del 9/10 novembre 2020. Hanno accolto con favore l’incontro degli alti rappresentanti dell’Armenia e dell’Azerbaigian il 30 marzo 2022 sotto gli auspici dell’UE a Bruxelles e hanno convenuto sulla necessità di continuare questo impegno per garantire un seguito adeguato agli accordi raggiunti a livello di leader.

Il presidente Michel ha sottolineato l’importanza dei gesti umanitari di entrambe le parti per promuovere la fiducia e la convivenza pacifica. Ha sottolineato la necessità di una risoluzione completa e rapida di tutte le questioni umanitarie in sospeso, compreso il rilascio dei detenuti rimasti e l’esame esauriente della questione delle persone scomparse, e ha affermato che l’UE è pronta a sostenere tale sforzo. L’UE continuerà altresì a sostenere le misure di rafforzamento della fiducia tra l’Azerbaigian e l’Armenia nonché gli sforzi umanitari di sminamento, anche continuando a fornire consulenza di esperti e rafforzando l’assistenza finanziaria e l’assistenza alle popolazioni colpite dal conflitto, la riabilitazione e la ricostruzione.

Il presidente Michel ha preso atto del desiderio dichiarato sia del presidente Aliyev che del primo ministro Pashinyan di muoversi rapidamente verso un accordo di pace tra i loro Paesi. A tal fine, è stato deciso di incaricare i ministri degli Affari esteri di lavorare alla preparazione di un futuro trattato di pace, che affronterebbe tutte le questioni necessarie.

La delimitazione e la delimitazione del loro confine bilaterale sarà essenziale; a tal fine, in linea con la dichiarazione di Sochi del 26 novembre 2021, è stato anche convenuto di convocare una commissione mista di frontiera entro la fine di aprile. Il mandato della Joint Border Commission sarà di:

1) delimitare il confine bilaterale tra Armenia e Azerbaigian, e
2) garantire una situazione di sicurezza stabile lungo e in prossimità del confine.

Il presidente Michel ha anche sottolineato che garantire l’appropriato distanziamento delle forze è un elemento essenziale per la prevenzione degli incidenti e la riduzione delle tensioni. Il presidente Michel ha riaffermato la disponibilità dell’UE a fornire consulenza e sostegno.

I leader hanno anche discusso del ripristino delle infrastrutture di comunicazione/connettività tra Armenia e Azerbaigian in particolare e più in generale nel Caucaso meridionale. Il presidente Michel ha accolto favorevolmente i passi verso il ripristino delle linee ferroviarie, incoraggiando nel contempo l’Armenia e l’Azerbaigian a trovare soluzioni efficaci anche per il ripristino dei collegamenti stradali. L’UE è pronta a sostenere lo sviluppo di collegamenti di connettività, anche in linea con il suo piano economico e di investimento e utilizzando il forum consultivo economico proposto per identificare progetti comuni.

I leader hanno deciso di dare seguito ai risultati del loro incontro e di rimanere coinvolti.

[traduzione e grassetto redazionale]

Rassegna stampa (apr 22)

Il filo rosso che unisce l’Ucraina e il Nagorno Karabakh (Eastwest, 1 apr)

ALLARME CAUCASO/ “Ora l’Azerbaijan approfitta dell’Ucraina per attaccare in Nagorno” (Il sussidiario, 1 apr)

Nagorno Karabakh, nuovi negoziati di pace tra Azerbaigian e Armenia (Euronews, 1 apr – video)

L’impero colpisce ancora: obiettivo Azerbaijan (Difesa online, 1 apr)

Una guerra impunita genera nuove guerre (Korazym, 2 apr)

L’Azerbajgian distrugge a Parukh e Karaglukh altro patrimonio culturale armeno dell’Artsakh. Le falsificazioni azeri con degli scheletri armeni (Korazym, 2 apr)

Nagorno-Karabakh, Di Maio: “Sosterremo soluzione pacifica condivisa e sostenibile” (Nova, 3 apr)

Caucaso: un viaggio nella terra senza pace (Report difesa, 5 apr)

Incontro trilaterale a Brussel tra Azerbajgian, Armenia e Unione Europea (Korazym, 7 apr)

Nagorno Karabakh, si torna a parlare di pace (Osservatorio Balcani Caucaso, 12 apr)

Il patrimonio culturale armeno: il senso di una cancellazione (Gariwo, 15 apr)

Cosa sta accadendo? Una riflessione sui recenti sviluppi delle relazioni tra Armenia, Azerbajgian e Artsakh (Korazym, 16 apr)

La guerra ignorata … (Korazym, 20 apr)

Solidarietà a due facce (Paese, 23 apr)

Armenia, un secolo dopo il genocidio il pericolo incombe sull’Artsakh (La bussola, 25 apr)

Aprile 2022

(29 apr 22) VOCI SU INCONTRO A BRUXELLES – Aliyev ha annunciato che il prossimo incontro dei rappresentanti di Azerbaigian e Armenia è in preparazione per i primi di maggio a Bruxelles, aggiungendo che l’UE è un l’Unione europea è un partner molto importante per l’Azerbaigian, poiché esiste un ampio programma di cooperazione, tra cui commercio, energia, trasporti e questioni umanitarie, tra le due parti. Vahan Hunanyan, portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Armenia, ha commentato la dichiarazione del presidente azero affermando che “al momento non ci sono informazioni su un tale incontro a Bruxelles“.

(29 apr 22) INCONTRO HARUTYUNYAN E PASHINYAN – Il presidente della repubblica si è incontrato a Yerevan con il Primo ministro dell’Armenia per valutare i programmi attuati in Artsakh e le risposte da dare ai problemi esistenti a cominciare dall’intrusione di unità militari azere nell’area di responsabilità delle forze di pace russe nel Nagorno Karabakh. Nel suo discorso di apertura il premier armeno ha dichiarato che “ancora una volta voglio affermare che il beneficiario numero uno della soluzione del conflitto del Nagorno Karabakh è Artsakh, il popolo di Artsakh. E, di conseguenza, pensare a negoziare, attuare qualcosa di nascosto è semplicemente illogico, è semplicemente impossibile immaginare una cosa del genere. Ecco perché siamo sempre in contatto con lei, signor Presidente. Anche gli altri nostri partner lavorano in parallelo con i partner di Artsakh“. Dal canto suo, Harutyunyan ha affermato che “gli armeni di Artsakh prima di tutto, ovviamente, accolgono e accettano l’agenda della pace, perché potrebbe non esserci nessuno che conosce il prezzo della pace migliore del popolo di Artsakh. Ma, d’altra parte, voglio sottolineare che non vediamo alcuna direzione per deviare dal nostro diritto all’autodeterminazione, che abbiamo iniziato dal primo giorno del movimento“.

(29 apr 22) DICHIARAZIONI DI ALIYEV – Intervendo a un convegno organizzato nella città armena occupata di Shushi, il presidnete dell’Azerbaigian ha affermato che “è più di un anno che dico che l’Armenia deve firmare un accordo di pace con l’Azerbaigian. La parte armena solo recentemente ha concordato. Lo stesso vale per la demarcazione [dei confini]. Ci aspettiamo che [rispettivi] incontri si svolgano molto presto nell’ambito della Commissione“. Ha peraltro ribadito che tale accordo di pace deve rispettare i cinque punti proposti dalla parte azera con l’impegno degli armeni a rinunciare a qualsiasi rivendicazione sia nei confronti dell’Azerbaigian che della Turchia. “L’obiettivo principale dell’Azerbaigian è ripristinare il Karabakh e riportare lì gli ex rifugiati” ha detto Aliyev preannunciando un nuovo incontro del gruppo di lavoro congiunto azerbaigiano-armeno.

(28 apr 22) CHIESA DI HADRUT – Le agenzie di stampa filogovernative azere hanno diffuso rapporti intitolati “La Pasqua celebrata ad Hadrut” e pubblicato nuove foto dalla Chiesa armena del Surb Harutyun (Santa Resurrezione) nella città armena occupata di Hadrut, Artsakh (Nagorno Karabakh).L’esame di queste fotografie mostra chiaramente che la sua croce è stata rimossa dalla chiesa e la sua iscrizione armena sopra il portale è stata cancellata.

(28 apr 22) ALTRA PROVOCAZIONE A SHUSHI – Un altro convegno, dal titolo “Sviluppo del Caucaso meridionale e cooperazione”, è stato organizzato nella città armena occupata di Shushi. I partecipanti sono atterrati all’aeroporto di Fuzuli (Varanda) a bordo di un aereo battezzato Aghdam e poi sono stati portati fino a Shushi.

(27 apr 22) PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – Il presidente Harutyunyan ha avuto oggi un incontro con alti funzionari della commissione investigativa e dell’ufficio del pubblico ministero. In tale occasione, il Capo dello Stato ha dichiarato che “il pieno riconoscimento del diritto all’autodeterminazione degli armeni del Karabakh non è soggetto ad alcuna riserva o concessione. Gli armeni del Karabakh sono l’unico destinatario di questo problema“.

(27 apr 22) UNIVERSITA’ DELL’ARTSAKH – Oggi è stata organizzata presso l’Artsakh State University una conferenza scientifico-pratica su “Priorità del lavoro psicologico nel campo dell’educazione in condizioni moderne”. Il Ministro dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport della Repubblica dell’Artsakh Anahit Hakobyan ha pronunciato un discorso di benvenuto alla conferenza. Dal canto suo, l rettore dell’università Armen Sargsyan ha ricordato che dopo la guerra di 44 giorni, negli istituti di istruzione dell’Artsakh sono sorte nuove sfide e ne è scaturito un grande bisogno di lavoro psicologico tra il personale, gli alunni e gli studenti.

(27 apr 22) AZERI A SHUSHI – Il Milli Majlis (parlamento) dell’Azerbaigian tiene per la prima volta sedute nella città armena di Shushi, Artsakh, occupata dall’Azerbaigian. All’ordine del giorno tre questioni riguardanti il restauro dei monumenti religiosi, terra e proprietà degli sfollati interni e conseguenze legali, regionali e umanitarie internazionali come continuazione della vittoria in Karabakh. Intanto, l’Azerbaigian impone restrizioni sull’uso del nome della città armena occupata di Shushi. Come riporta l’agenzia Turan, secondo la bozza, il nome di Shushi nei nomi di persone giuridiche, compresi i media, premi e riconoscimenti, eventi locali, nazionali o internazionali – concorsi, concerti, festival, mostre, conferenze, seminari, in ambito commerciale e finalità pubblicitarie, nei marchi e nelle indicazioni geografiche è consentito solo previo consenso delle autorità esecutive competenti.

(27 apr 22) NAZIONI UNITE – Un rapporto del Difensore dei diritti umani dell’Artsakh “Sulle violazioni dei diritti del popolo dell’Artsakh da parte dell’Azerbaigian nel febbraio-marzo 2022” è stato diffuso come documento ufficiale presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ne dà notizia il difensore civico per i diritti umani di Artsakh (Nagorno-Karabakh) Gegham Stepanyan.

(25 apr 22) CONSIGLIO DEI MINISTRI – Si è tenuta oggi una riunione allargata del Gabinetto presieduta dal presidente Arayik Harutyunyan. Il Capo dello Stato ha presentato la situazione politico-militare nella Repubblica, gli ultimi sviluppi intorno all’Artsakh, in particolare, nel contesto dei recenti incontri con la partecipazione del Primo Ministro armeno a Mosca e Bruxelles. Il Presidente ha sottolineato che in questa fase non è in discussione alcun documento sullo status dell’Artsakh e vi è un chiaro accordo con il Primo Ministro armeno che in caso di discussione sul futuro status dell’Artsakh a livello internazionale, la posizione della parte armena deve essere concordata con il parere delle autorità e del popolo della Repubblica dell’Artsakh.

(25 apr 22) MIRZOYAN E BAYRAMOV – Il ministro degli Esteri Ararat Mirzoyan dell’Armenia ha avuto una telefonata con il ministro degli Esteri Jeyhun Bayramov dell’Azerbaigian. I ministri si sono scambiati opinioni a seguito degli accordi raggiunti a livello dei leader di entrambi gli Stati. Le parti hanno concordato la struttura della Commissione sulla delimitazione e la sicurezza delle frontiere ed è stato deciso di convocare una riunione sulla Commissione sulla delimitazione e la sicurezza delle frontiere in un prossimo futuro. Le parti hanno anche discusso le questioni relative all’affrontare le questioni umanitarie, nonché la preparazione dei lavori sui negoziati di pace.

(24 apr 22) SOLDATO ARMENO PRESO DAGLI AZERI – La parte azerbaigiana conferma la cattura del soldato armeno Eduard Martirosov, soldato di leva dell’unità militare N dell’Armenia, che in circostanze sconosciute ieri ha attraversato il confine orientale della regione di Syunik ed è finito nel territorio controllato dagli azeri. Sono in corso trattative per riportarlo in patria, secondo quanto afferma il ministero della Difesa di Yerevan. In un primo tempo Baku aveva lanciato l’ennesima campagna di disinformazione parlando di “un gruppo di sabotaggio delle forze armate armene”.

(23 apr 22) ANNIVERSARIO GENOCIDIO ARMENO – In occasione del 107° anniversario del genocidio del popolo armeno, una imponente fiaccolata si è snodata per le vie della capitale Stepanakert. Alla cerimonia, partita dal cortile della chiesa di St. Hakob a Stepanakert e guidata dal clero che portava una grande croce e la bandiera nazionale dell’Artsakh, hanno preso parte anche il presidente della repubblica Arayik Harutyunyan, così come gli ex presidenti Bako Sahakyan e Arkadi Ghukasyan.

(23 apr 22) CROCE ROSSA INTERNAZIONALE – Il ministro della Difesa, nonché Comandante dell’Esercito di difesa dell’Artsakh, gen. Kamo Vardanyan, ha ricevuto una delegazione della missione in Nagorno Karabakh del Comitato Internazionale della Croce Rossa guidata da Nikolas Fleury. Durante l’incotro sono state discusse una serie di questioni di carattere umanitario.

(22 apr 22) MINISTERO DEGLI ESTERI – Il ministero degli Esteri di Stepanakert condanna l’iniziativa azera di tenere un congresso degli azeri nel mondo nella città armena occupata di Shushi.

(22 apr 22) UNIONE EUROPEA – Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha ricevuto il rappresentante speciale dell’UE per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia, Toivo Klaar. All’incontro era presente anche il capo della delegazione dell’UE in Armenia, l’ambasciatore Andrea Wiktorin. Gli interlocutori hanno scambiato opinioni sull’attuazione degli accordi raggiunti nella riunione del 6 aprile tra il Presidente del Consiglio europeo, il Primo Ministro dell’Armenia e il Presidente dell’Azerbaigian a Bruxelles. Sono state discusse le questioni relative al conflitto del Nagorno-Karabakh (Artsakh), la delimitazione e la demarcazione del confine tra Armenia e Azerbaigian e lo sblocco delle infrastrutture economiche e di trasporto della regione. Le parti hanno sottolineato la necessità di una soluzione globale del conflitto del Nagorno-Karabakh sotto l’egida dei Copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE.

(22 apr 22) PASHINYAN SULL’ARTSAKH – Durante l’odierna riunione del Consiglio dei ministri il premier dell’Armenia ha dichiarato che non rispondono al vero le voci che parlano di un accordo per consegnare l’Artsakh all’Azerbaigian. “Dico responsabilmente che durante questo periodo, in questo momento, non c’è stato e non c’è alcun progetto o bozza sulla risoluzione del Nagorno Karabakh che sia sul tavolo [di negoziazione] o in circolazione” ha detto Pashinyan aggiungendo che “se dovessimo consegnare l’Artsakh dopo la guerra di 44 giorni, non avremmo speso decine di miliardi di dram per garantire il ritorno della popolazione dell’Artsakh alle proprie case.”

(22 apr 22) ALIYEV SENZA FRENI – Nel suo discorso al V Congresso degli azerbaigiani nel mondo (circa 200 delegati) il presidente dell’Azerbaigian esalta la guerra e attacca duramente il Gruppo di Minsk dell’Osce rivendicando la bontà della soluzione bellica. Al tempo stesso Aliyev è sicuro che l’Armenia rinuncerà alle sue “rivendicazioni territoriali” (ovvero il Nagoprno Karabakh…) assicurando che l’Azerbaigian “non ha rivendicazioni territoriali” sull’Armenia, nonostante il fatto che il leader azerbaigiano presenti sempre rivendicazioni territoriali all’Armenia, chiamando Zangezur, Sevan e Yerevan “terre storiche dell’Azerbaigian”. Inoltre, Aliyev ha chiarito che Baku negozierà con Yerevan un “accordo di pace” basato esclusivamente sui cinque punti proposti dall’Azerbaigian.

(22 apr 22) COMMEMORAZIONE GENOCIDIO – Il presidente dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) Arayik Harutyunyan ha firmato un decreto sulla modifica del decreto “Sulle restrizioni temporanee dei diritti e delle libertà nello stato di diritto marziale”. Secondo il nuovo decreto, la restrizione al diritto alla libertà di riunione non si applica agli eventi che si terranno il 23 e 24 aprile, in occasione della Giornata della memoria del genocidio armeno.

(21 apr 22) ALIYEV A SHUSHI – Il presidente dell’Azerbaigian è già arrivato nella città armena occupata di Shushi dove da domani si svolgerà il quinto congresso degli azerbaigiani nel mondo.

(21 apr 22) NUOVA STRADA PER L’ARTSAKH – I media azeri hanno pubblicato le foto della nuova strada che l’Azerbaigian sta costruendo nel corridoio di Lachin per aggirare Berdzor e Aghavno che rimarebbero così in loro esclusivo possesso. Secondo la descrizione che viene fatta, questo passante sarà lungo 32 km con una larghezza media di sette metri. Al 22° chilometro è anche previsto un ponte di 139 metri quasi ultimato. La realizzazione della nuova strada è stata prevista al paragrafo 6 della dichiarazione tripartita del 9 novembre 2020 che prevedeva, previo accordo delle Parti, nel successivo triennio un piano per la realizzazione di una nuova via di traffico lungo il corridoio di Lachin , in grado di fornire un collegamento tra il Nagorno Karabakh e l’Armenia, con la successiva ridistribuzione del contingente russo di mantenimento della pace per proteggere questa rotta. L’Azerbaigian tuttavia ha deciso di procedere autonomamente facendo a meno del coordinamento con la parte russa e quella armena.

(20 apr 22) CRITICHE DA EX MINISTRO – Il ritiro speculare delle truppe è stato un grosso errore tattico da parte nostra, ed è stato menzionato per la prima volta il 27 maggio. Ho rassegnato le dimissioni ore dopo. Lo ha detto ai giornalisti l’ex ministro degli Esteri armeno Ara Aivazian in Piazza della Libertà. Rispondendo a una domanda sulla normalizzazione delle relazioni dell’Armenia con la Turchia, Ara Aivazian ha affermato che è necessario un dialogo tra i due Paesi in qualche modo, ma non nel linguaggio delle precondizioni. E alla domanda se è favorevole all’abbandono del potere da parte del premier Nikol Pashinyan, Ara Aivazian ha affermato di aver espresso la sua posizione su questo tema rassegnando le dimissioni dalla carica di ministro degli Esteri.

(19 apr 22) PASHINYAN DA PUTIN – Il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan hanno avviato colloqui a Mosca. L’incontro si è concentrato sull’ulteriore sviluppo della partnership strategica tra Mosca e Yerevan. Inoltre, è stata discussa l’attuazione degli accordi trilaterali del 9 novembre 2020, dell’11 gennaio e del 26 novembre 2021 rispetto al Nagorno Karabakh e comprese le misure per ripristinare i legami economici e di trasporto nella regione. Secondo le aspettative della parte armena, il tema principale all’ordine del giorno dell’incontro Putin-Pashinyan sarà la possibile firma di un accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian.

(19 apr 22) ALIYEV E KLAAR – Il presidente dell’Azerbaigian ha ricevuto il rappresentante speciale dell’Unione europea per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia, Toivo Klaar. nel corso dell’incontro il presidente azero ha puntualizzato la situazione regionale alla luce dell’ultimo incontro di Bruxelles ma si è lamentato con la parte armena per il ritardato avvio dei lavori di costruzione del passante ferroviario che dovrebbe unire il Nakchivan al resto del Paese attraversando l’Armenia meridionale.

(19 apr 22) PASHINYAN E MICHEL – Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan. Michel sui social ha scritto che “Ho parlato con il Primo Ministro Nikol Pashinyan per dare seguito alle nostre recenti discussioni a Bruxelles. Pieno sostegno ai suoi e a tutti gli sforzi per promuovere un Caucaso meridionale pacifico, stabile e sicuro”.

(18 apr 22) SHUSHI OCCUPATA – Nella città armena occupata dall’Azerbaigian è stato annunciato il “5° Congresso mondiale degli azerbaigiani”. Circa 400 rappresentanti della diaspora azerbaigiana provenienti da 65 paesi dovrebbero partecipare all’evento che si manifesta come l’ennesima provocaziopne nei confronti degli armeni. Da dove passeranno i bus con i delegati?

(18 apr 22) GRUPPO DI MINSK – Il co-presidente USA, Andrew Schofer, è in Amrenia dove ha avuto colloqui con le diverse autorità dello Stato, incluso il premier Pashinyan che domani volerà a Mosca per colloqui con il presidente Putin anche sul tema del Karabakh.

(17 apr 22) CELEBRAZIONI DI PASQUA – Il presidente della repubblica, Araik Harutyunyan, unitamente al secondo e il terzo presidente della repubblica Arkady Ghukasyan e Bako Sahakyan ha partecipato al servizio pasquale al monastero di Amaras. Alla solenne liturgia hanno partecipato anche il ministro di Stato del Nagorno-Karabakh Artak Beglaryan e il capo dell’amministrazione distrettuale di Martuni Edik Avanesyan. Il servizio divino è stato condotto dal primate della diocesi di Artsakh della Chiesa apostolica armena, vescovo Vrtanes Abrahamyan.

(17 apr 22) TRAGICO GESTO DI FOLLIA – Tragedia della follia alla vigilia di Pasqua. Ieri sera, intorno alle 22:25, il cittadino Sergo Shakaryan (nato nel 1969), residente a Chartar, Martuni, è entrato illegalmente nel 2° piano del Centro di controllo operativo della polizia stradale, situato in M. Mashtots Street, Stepanakert e ha iniziato a sparare da una pistola AK-74 ai dipendenti. L’ispettore di polizia senior in servizio, J.E., è morto sul posto per ferite da arma da fuoco al torace. Sconosciuti i motivi dell’insano gesto.

(16 apr 22) FORZE DI AUTODIFESA – I recenti eventi hanno spinto la popolazione dell’Artsakh ad adottare misure di autodifesa. Da diverse settimane, uomini dell’Artsakh stanno formando distaccamenti e, a turno, controllano i confini. Secondo alcuni commentatori politici, questa iniziativa nasce dalla sensazione che l’Armenia non stia facendo abbastanza per garantire la sicurezza dell’Artsakh.

(15 apr 22) TENTATIVO DI PENETRAZIONE AZERA – Forze armate azere hanno violato la linea di contatto in una sezione nei pressi di Martakert, vicino all’insediamento di Seysulan. Dopo trattative con il contingente russo di mantenimento della pace, il nemico – che aveva cercato di spostare in avanti le proprie unità in una zona neutrale – è ritornato alla posizione originaria.

(15 apr 22) REGOLE PER LA LEGGE MARZIALE – Il presidente della Repubblica dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha firmato un decreto che stabilisce regole per la pubblicazione o la diffusione di informazioni durante il regime legale di legge marziale dichiarato nel territorio della Repubblica dell’Artsakh. Partendo dalla necessità di garantire la sicurezza dello Stato, qualsiasi informazione militare e non, su qualsiasi canale deve fare riferimento esclusivamente alle informazioni ufficiali fornite o pubblicate da organi statali. E’ vietata la pubblicazione di rapporti e/o discorsi fuorvianti o controversi così come la propaganda contro la capacità di difesa e la sicurezza della Repubblica dell’Artsakh. Le dichiarazioni ufficiali relative ai rapporti sono rese dal Presidente della Repubblica dell’Artsakh, dagli organi statali autorizzati della sfera pertinente della Repubblica dell’Artsakh e da altre persone su istruzione del Presidente della Repubblica dell’Artsakh. I rapporti sono pubblicati dal Segretario stampa del Presidente della Repubblica dell’Artsakh o dal Dipartimento centrale di informazione dell’Ufficio del Presidente della Repubblica dell’Artsakh.

(14 apr 22) ASSEMBLEA NAZIONALE – Nella sessione straordinaria convocata questa sera (19 ora locale), l’Assemblea nazionale dell’Artsakh ha votato all’unanimità un documento che rifiuta per l’Artsakh qualsiasi status diverso dall’autodeterminazione.Qualsiasi processo di annessione forzata dell’Artsakh all’Azerbaigian nel quadro di una “agenda di pace” tra Yerevan e Baku comporterebbe la distruzione della repubblica del Nagorno Karabakh (Artsakh) e violerebbe il diritto inalienabile del suo popolo a vivere nella sua patria storica. L’attuale status politico e giuridico dell’Artsakh si è formato attraverso l’espressione della volontà del popolo con tre referendum e sulla base della Costituzione adottata.I deputati chiedono alle autorità armene di:- abbandonare la loro attuale posizione disastrosa che, con il pretesto della pace, abbassa l’asticella dei negoziati accettando uno status irricevibile per l’Artsakh;- non discostarsi dalla decisione del Consiglio supremo dell’Armenia dell’8 luglio 1992.L’assemblea nazionale si rivolge:-agli armeni del mondo con la richiesta di sostenere in una giusta lotta i loro fratelli e le loro sorelle in Armenia e in Artsakh;- alla leadership della Federazione russa, che sta svolgendo una importantissima missione di mantenimento della pace in Artsakh, affinchè non venga dato a nessuno motivo di speculare sui problemi emergenti come base per mettere in discussione la futura sicurezza del popolod ell’Artsakh;-alla leadership dei Co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce affinchè, indipendentemente dai disaccordi esistenti, vengano adottate misure per preservare l’unico formato per la risoluzione del conflitto del Karabakh attraverso il loro mandato internazionale.

(14 apr 22) ALTO COMANDO DIFESA – Il presidente della Repubblica dell’Artsakh Araik Harutyunyan ha incontrato l’alto Comando dell’esercito di difesa. Durante l’incontro, Harutyunyan ha ascoltato il rapporto del comandante dell’Esercito di difesa Kamo Vardanyan sulla situazione operativo-tattica sulla linea di contatto, quindi è stato dettagliato sui recenti sviluppi della situazione politico-militare nella repubblica. Parlando di questioni di sicurezza, Harutyunyan ha osservato che tutti i programmi di difesa devono essere combinati con le funzioni delle forze di pace russe dispiegate ad Artsakh, aggiungendo che il compito principale rimane quello di garantire una vita pacifica e sovrana per il popolo di Artsakh.

(14 apr 22) EX PRESIDENTI – Il presidente della Repubblica dell’Artsakh Araik Harutyunyan ha incontrato il secondo e il terzo presidente della Repubblica dell’Artsakh Arkadi Ghukasyan e Bako Sahakyan. Sono state discusse le principali sfide interne ed esterne al Paese e le modalità per superarle. Si sono scambiati opinioni sull’impatto della situazione politico-militare regionale sul futuro dell’Artsakh e su possibili ulteriori azioni delle autorità.

(13 apr 22) IL PRESIDENTE A MARTAKERT – Il Capo dello Stato ha visitato Martakert e ha incontrato le autorità locali. Il Presidente ha riaffermato l’impegno delle autorità dell’Artsakh nella lotta per l’indipendenza e la costruzione dello stato della Repubblica dell’Artsakh sulla base del diritto dei popoli all’autodeterminazione e ha sottolineato che, parallelamente alle garanzie e alle attività del contingente di mantenimento della pace russo , il governo continuerà a migliorare i propri meccanismi di sicurezza e l’efficacia del sistema di protezione civile. Il Capo dello Stato ha anche toccato le questioni della sicurezza energetica e alimentare, rilevando che sono già in corso lavori per lo sviluppo dell’energia solare, per garantire l’uso razionale delle piccole centrali idroelettriche, delle foreste e di altre risorse naturali e dei terreni. Per Harutyunyan, secondo il programma delineato, verranno eseguiti i lavori di miglioramento delle strade subregionali e intracomunitarie.

(12 apr 22) SHUSHI OCCUPATA – Le autorità azere hanno convocato una sessione delle commissioni parlamentari nella città armena di Shushi, Artsakh, occupata dall’Azerbaigian.

(12 apr 22) IL PRESIDENTE AD ASKERAN – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha tenuto un incontro ad Askeran con i funzionari responsabili della regione, i leader della comunità e i residenti locali. All’ordine del giorno vi era la situazione militare e politica nell’Artsakh, così come le questioni legate alla sicurezza e socioeconomiche. Il Presidente ha riflettuto sull’imperativo di garantire la sicurezza alimentare e l’occupazione nelle attuali condizioni geopolitiche, sottolineando la necessità di compiere sforzi coerenti per intensificare il lavoro agricolo e per utilizzare efficacemente le terre incolte e tutte le possibili risorse economiche in generale.

(11 apr 22) MINISTRI DEGLI ESTERI – Il ministro degli Esteri dell’Armenia Ararat Mirzoyan ha avuto una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri azerbaigiano Jeyhun Bayramov. Secondo il servizio stampa del ministero degli Esteri armeno, i ministri hanno avuto uno scambio di opinioni sulla demarcazione e la creazione di una commissione per la sicurezza delle frontiere, nonché i preparativi per i colloqui di pace e le questioni umanitarie. Bayramov ha commentando positivamente la sostanza del colloquio telefonico.

(11 apr 22) OMBUDSMAN ARTSAKH – Rappresentanti del difensore civico per i diritti umani dell’Artsakh (Ombudsman) hanno visitato le famiglie sfollate dal villaggio di Khramort nella regione di Askeran e che risiedono temporaneamente nel villaggio di Aygestan. I funzionari hanno osservato le condizioni di vita, il cibo e lo stato psicologico di queste famiglie, tra cui donne, bambini e anziani. Sono stati informati dei programmi pertinenti del governo dell’Artsakh volti a mitigare la loro situazione sociale e psicologica. L’Ufficio del difensore civico ha presentato i problemi registrati alle agenzie statali dell’ Artsakh.

(10 apr 22) 30° ANNIVERSARIO MARAGHA – Il ministero degli Esteri ha rilasciato un comunicato per ricordare il 30° anniversario del massacro di Maragaha. Tra l’altro si legge che “a seguito del massacro, circa 50 persone, tra cui 30 donne, furono torturate e brutalmente uccisi, e dozzine, per lo più donne e bambini, furono presi in ostaggio e il destino di 19 rimane sconosciuto fino ad oggi. L’assalto delle forze armate dell’Azerbaigian a Maragha non è stato causato da necessità militari ed era finalizzato esclusivamente alla presa del territorio e all’annientamento delle persone che vi abitano. Decine di residenti di Maragha sono stati uccisi per il solo motivo che erano armeni. Il massacro di Maragha, pianificato dalle autorità azere e da loro concepito anche come un atto intimidatorio, ha dimostrato i piani genocidi di Baku nei confronti dell’intera popolazione dell’Artsakh. (…) Il massacro di civili a Maragha è parte integrante della politica genocida sistematicamente perseguita dalle autorità azere da oltre 30 anni, a partire dai brutali pogrom di Sumgait fino ai crimini di guerra commessi durante i 44 giorni di aggressione armata del 2020“.

(9 apr 22) CONSIGLIO DEI MINISTRI – Oggi si è tenuta una riunione allargata del governo dell’Artsakh presieduta dal presidente Arayik Harutyunyan. “Siamo a favore di una pace stabile e duratura. Ma non possiamo contrattare per la richiesta del nostro popolo, rinunciando al diritto all’autodeterminazione”, ha affermato il presidente dell’Artsakh, aggiungendo che, date le nuove realtà geopolitiche, una serie di cambiamenti saranno essere inseriti secondo necessità all’ordine del giorno del governo. Secondo il presidente Harutyunyan, le discussioni con le forze politiche dell’Artsakh inizieranno nel prossimo futuro per formare un’agenda politica comune, che si baserà innanzitutto sui rischi previsti dalle sfide alla sicurezza esterna che l’Artsakh deve affrontare. “Non si tratta di formare un governo di coalizione. Ma ci rendiamo tutti conto che abbiamo bisogno di una forte unità interiore. Pertanto, esorto anche tutti i membri del governo, tutti i circoli della nostra società a stare l’uno con l’altro in modo da poter superare con successo i problemi di fronte al nostro stato e al nostro popolo“, ha affermato il presidente dell’Artsakh.

(8 apr 22) GRUPPO DI MINSK – Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato di non sapere come andrà a finire il futuro dei tre copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE. Durante un briefing con il suo omologo armeno Ararat Mirzoyan a Mosca, Lavrov ha affermato che la ragione di questa incertezza sono le posizioni di Stati Uniti e Francia. Secondo lui, la russofobia alimenta questo dato che i loro partner franco-americani stanno cercando di tagliare tutto ciò che è connesso con la Russia. “È un loro diritto, se sono pronti a sacrificare gli interessi del Karabakh e dell’intero Caucaso meridionale, se sono pronti a sacrificare gli interessi della parte armena in questo caso, allora è una loro scelta”, ha affermato. “Siamo impegnati per la risoluzione del conflitto del Karabakh, per l’adempimento di tutti gli accordi raggiunti a livello tripartito tra i leader di Armenia, Azerbaigian e Russia“, ha aggiunto Lavrov.

(8 apr 22) DIFESA AZERBAIGIAN – Il ministro della Difesa dell’Azerbaigian, Zakir Hasanov, ha ispezionato la prontezza al combattimento delle unità militari azere al confine con l’Armenia e l’Artsakh. Il ministro e la leadership del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian hanno ispezionato una serie di postazioni militari situate a Kelbajar (Karvachar) e Lachin.

(8 apr 22) CONSIGLIO DI SICUREZZA – Il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan ha presieduto una seduta del Consiglio di sicurezza con all’ordine del giorno le questioni relative alla situazione politico-militare nella repubblica, i recenti sviluppi in atto nella regione e il loro potenziale impatto sull’Artsakh. All’inizio dei lavori il ministro della Difea ha illustrato la situazione lungo la linea di contatto.

(7 apr 22) CONFINI DI STATO – Nell’odierno Consiglio di gabinetto il Primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha illustrato l’esito dell’incontro di Bruxelles. Riguardo al tema del confine tra Armenia e Azerbaigian, Pashinyan ha affermato che la posizione dell’Armenia è che esiste un confine de jure con l’Azerbaigian, quel confine è il confine esistente in epoca sovietica, il lavoro di demarcazione dovrebbe iniziare con questo record ed è necessario cercare di trovare soluzioni adottando misure parallele per garantire sicurezza e stabilità. “Ci sono territori dell’Armenia che sono sotto il controllo dell’Azerbaigian, ci sono territori dell’Azerbaigian che sono sotto il controllo dell’Armenia, e queste questioni devono essere risolte a seguito di negoziati, naturalmente, sulla base de jure comprovata protocolli, fatti di rilevanza giuridica. La Russia e l’Unione europea hanno espresso la loro disponibilità a fornire assistenza per il lavoro di delimitazione e demarcazione, e a questo proposito andremo avanti“, ha aggiunto Pashinyan.

(7 apr 22) PRIGIONIERI DI GUERRA – Nell’odierno Consiglio di gabinetto il Primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha illustrato l’esito dell’incontro di Bruxelles. Al riguardo ha anche affermato che un tema di discussione ha riguardato le questioni umanitarie. Il presidente del Consiglio europeo ha sottolineato la necessità di liberare tutti i prigionieri. “Abbiamo anche discusso della possibilità di collaborare per scoprire la sorte di quelle persone che sono considerate scomparse. Vorrei ricordare che dopo le due guerre dell’Artsakh, abbiamo 985 persone di cui non si sa dove si trovino; 208 persone provengono dalla guerra dei 44 giorni [nell’autunno del 2020], 777 persone dalla prima guerra dell’Artsakh [nei primi anni ’90]. Dobbiamo continuare il lavoro volto a scoprire il loro destino“, ha detto il premier armeno.
Ma intanto il comunicato del ministero degli Esteri azerbaigiano ha fatto sparire la frase di Michel legata proprio alla questione dei prigionieri di guerra mentre il contenuto della nota del Presidente del Consiglio europeo è integralmente riportata sul sito web del ministero stesso.

(7 apr 22) DICHIARAZIONE DI MICHEL – Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha rilasciato una dichiarazione a seguito del secondo incontro trilaterale con il primo ministro Nikol Pashinyan dell’Armenia e il presidente Ilham Aliyev dell’Azerbaigian, a Bruxelles. La dichiarazione rileva, in particolare, che Michel “ha ribadito l’impegno dell’UE ad approfondire la sua cooperazione con l’Armenia e l’Azerbaigian per lavorare a stretto contatto per superare le tensioni e promuovere un Caucaso meridionale che sia sicuro, stabile, pacifico e prospero a beneficio di tutte le persone che vivono in la Regione.” La dichiarazione ha aggiunto che “i leader hanno anche discusso del ripristino delle infrastrutture di comunicazione/connettività tra Armenia e Azerbaigian in particolare e nel Caucaso meridionale più in generale“.

(6 apr 22) APPELLO DI 43 DEPUTATI EUROPEI – E’ stato reso noto che su iniziativa dei deputati al Parlamento europeo (eurodeputato) François-Xavier Bellamy e Loucas Fourlas, 43 eurodeputati di tutti i principali gruppi politici hanno indirizzato una lettera al presidente del Consiglio europeo Charles Michel e all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri Affari e politica di sicurezza Joseph Borrell, in vista dell’incontro Pashinyan-Aliyev a Bruxelles. I deputati hanno espresso le loro preoccupazioni per la politica dell’Azerbaigian di pulizia etnica contro la popolazione armena nativa del Nagorno-Karabakh/Artsakh. Hanno invitato la leadership dell’Unione Europea a utilizzare tutte le leve disponibili per fare pressione sull’Azerbaigian affinché fermi la sua politica aggressiva nell’Artsakh, ritiri immediatamente le sue forze militari nelle loro posizioni iniziali e fermi qualsiasi azione che potrebbe mettere in pericolo la popolazione indigena armena del Nagorno-Karabakh.
La lettera si riferisce in particolare alle provocazioni scatenate dall’Azerbaigian ad Artsakh nelle ultime settimane, come l’incursione delle forze armate azere nel villaggio armeno di Parukh, alla difficile situazione causata nel villaggio di Khramort, nonché all’azione umanitaria crisi nell’Artsakh a seguito del taglio delle forniture di gas da parte dell’Azerbaigian. I deputati concludono la loro lettera affermando che l’UE non può consentire la pulizia etnica nel suo vicinato.

(6 apr 22) TRILATERALE DI BRUXELLES – L’ncontro tra il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev è iniziato intorno alle 19 (ora di Bruxelles) ed è terminato dopo circa quattro ore e mezza di colloqui. Non è stato rilasciato alcun comunicato stampa dalle delegazioni ma fonti armene riferiscono che è stato raggiunto un accordo per la costituzione entro fine aprile di una commissione speciale incaricata di delimitare i confini tra i due Stati.

(6 apr 22) BABAYAN SU TRILATERALE DI BRUXELLES – Commentando il prossimo incontro tra il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, il ministro degli Esteri dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) David Babayan ha dichiarato che ogni incontro è apprezzato nel Nagorno Karabakh, poiché Stepanakert ritiene che possano contribuire, in un modo o nell’altro, al mantenimento della stabilità e della pace nella nostra regione. Il ministro dell’Artsakh ha comunque consigliato di attendere i risultati di questo incontro e ha notato che la parte del Karabakh accoglierà favorevolmente il discorso volto a mantenere e rafforzare la stabilità regionale. “Tuttavia, noi del Karabakh percepiamo ogni giorno l’attuale politica dell’Azerbaigian. La vediamo e non notiamo alcun cambiamento, soprattutto in termini di comportamento anti-armeno di Baku“, ha sottolineato David Babayan.

(6 apr 22) INCONTRO PASHINYAN E MICHEL – Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, in visita di lavoro a Bruxelles, ha incontrato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Nel corso dell’incontro, gli interlocutori hanno toccato l’incontro trilaterale del Primo Ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan, del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e del Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, previsto per le 19 ora locale. Il Primo Ministro armeno ha presentato la situazione nell’Artsakh a seguito delle recenti azioni delle unità azerbaigiane, questioni umanitarie e ha sottolineato la necessità di una risposta mirata da parte della comunità internazionale. Pashinyan e Michel hanno scambiato opinioni sull’attuazione degli accordi raggiunti nella riunione trilaterale tenutasi lo scorso 14 dicembre a Bruxelles. Hanno espresso la speranza che i colloqui trilaterali di oggi saranno efficaci, il che contribuirà alla stabilità e a una soluzione globale della questione. Nikol Pashinyan e Charles Michel hanno discusso anche le questioni dell’agenda bilaterale Armenia-UE, in particolare l’attuazione del piano di investimenti ed economico annunciato dall’UE per l’Armenia per un importo di 2,6 miliardi di euro.

(5 apr 22) USA SOLLECITANO LIBERAZIONE PRIGIONIERI – L’ambasciatore degli Stati Uniti in Armenia Lynne Tracy ha recentemente incontrato i parenti dei membri del servizio armeno che sono stati catturati nel 2020 e nel 2021, alcuni dei quali hanno ricevuto lunghe condanne da tribunali azeri, altri il cui destino è attualmente sconosciuto. Secondo una nota dell’ambasciata degli Stati Uniti in Armenia, “la discussione si è concentrata sulle questioni relative ai diritti umani, incluso il punto otto della dichiarazione trilaterale di cessate il fuoco di Armenia, Azerbaigian e Russia del novembre 2020 sullo scambio di prigionieri di guerra, ostaggi e altre persone detenute e cadaveri, e la Convenzione di Ginevra. Sollecitiamo il rilascio di tutti i prigionieri e maggiori sforzi per ottenere informazioni sul destino dei membri del servizio scomparsi, anche dagli anni ’90, prendendo atto del dolore delle famiglie che non conoscono la sorte o il destino dei loro cari”.

(4 apr 22) UNESCO – L’ambasciatore Christian Ter-Stepanian, delegato permanente dell’Armenia presso l’UNESCO, ha pronunciato un discorso durante l’odierna sessione plenaria del Comitato esecutivo dell’UNESCO, ha informato il ministero degli Affari esteri dell’Armenia. L’ambasciatore ha riflettuto sulle azioni provocatorie portate avanti dall’Azerbaigian in questi giorni, che violano i diritti vitali degli armeni dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh), compreso il diritto all’istruzione e ha espresso preoccupazione per i bombardamenti delle infrastrutture civili armene da parte delle forze armate azere il 24 e 25 marzo, nonché per la loro infiltrazione nel villaggio di Parukh nel Nagorno-Karabakh, invitando la comunità internazionale ad adottare misure per prevenire il peggioramento della situazione nel Caucaso meridionale. Ter-Stepanian ha inoltre osservato che da più di un anno l’Azerbaigian sta bloccando lo svolgimento di una missione di esperti dell’UNESCO nel Nagorno-Karabakh per assistere sul posto alla distruzione del patrimonio culturale armeno e ad altri atti di vandalismo e al riguardo ha invitato il Direttore generale dell’UNESCO a continuare i suoi sforzi per inviare una missione di esperti indipendenti nel Nagorno-Karabakh e nelle aree circostanti.

(4 apr 22) ENTRATE FISCALI – Nel periodo gennaio-marzo 2022, le entrate e le tasse fiscali del bilancio statale sono state pari a 1 miliardo 825,3 milioni di dram armeni (circa 3.400.000 euro) con un aumento del 24% rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Il 77% di tali entrate deriva da “grandi contributori”.

(1 apr 22) CONSIGLIO DI SICUREZZA – Si è tenuto oggi un Consiglio di sicurezza allargato presieduto dal Capo dello Stato Harutyunyan. Nel suo intervento di apertura, il Presidente ha anzitutto osservato che il frequente svolgimento delle recenti sedute del Consiglio di Sicurezza è condizionato dalla situazione politico-militare nella repubblica, in particolare dagli sviluppi nella parte orientale dell’Artsakh. Toccando le azioni svolte e i piani futuri, il presidente Harutyunyan ha espresso il suo apprezzamento all’esercito di difesa, alle altre strutture di potere e ai volontari, che sono riusciti a svolgere i compiti prefissati in un breve periodo di tempo, sospendendo l’avanzata del nemico. Il presidente dell’Artsakh ha sottolineato che la vigilanza dovrebbe essere mantenuta ad un livello elevato fino a quando non sarà chiaro che l’Azerbaigian non ricorrerà più a tali provocazioni.”Proprio per questo motivo, in futuro faremo passi radicali e decisivi in ​​termini di autodifesa“, ha affermato il presidente Harutyunyan.

(1 apr 22) LA BATTAGLIA DEL GAS – La presidenza della repubblica di Artsakh non prende sul serio la dichiarazione della società azerbaigiana Azerigaz sull’intenzione di ricostruire l’infrastruttura del gas naturale a Stepanakert e quindi non commenta in merito. Il rappresentante ufficiale della compagnia Azerigaz, Teymur Jafarov, aveva dichiarato che avrebbero intenzione di ricostruire l’infrastruttura del gas naturale nella capitale dell’Artsakh, Stepanakert. Aveva aggiunto che “alcuni lavori sono già stati eseguiti” sul gasdotto che porta a Stepanakert. Il 27 marzo, tuttavia, l’Artsakh Information Center aveva rilasciato una dichiarazione in cui osservava che il gas naturale entra nell’Artsakh solo attraverso un gasdotto, che proviene dall’Armenia. “La ricezione e la distribuzione del gas naturale dal suddetto gasdotto ai suoi abbonati è effettuata da Artsakhgaz CJSC. Pertanto, la compagnia petrolifera statale azerbaigiana SOCAR o la sua controllata Azerigaz (…) non possono avere nulla a che fare con il processo di fornitura di gas [naturale] della Repubblica dell’Artsakh“, aveva aggiunto, in particolare, la società Artsakhgaz nella rispettiva dichiarazione.

Nazioni (dis)unite nella vergogna

Il regime dell’Azerbaigian ha organizzato lo scorso 18 marzo un evento nella città armena occupata di Shushi per celebrare il trentesimo anniversario dell’adesione del Paese alle Nazioni Unite, ricorrenza che peraltro ricadeva il 2 marzo.
A tale iniziativa ha partecipato anche una delegazione della sede delle Nazioni Unite a Baku e il vessillo dell’ONU è sventolato a fianco di quello azero.

L’adesione dei funzionari locali delle Nazioni Unite è molto grave; perché Shushi è città martire, divenuta il simbolo della conquista azera al termine di una guerra che l’Azerbaigian ha scatenato in piena pandemia nonostante le raccomandazioni del Segretario generale ad evitare l’inasprimento dei conflitti in epoca di Covid 19. A decine furono i cadaveri dei soldati raccolti nei pressi delle antiche mura dopo la tregua del 9 novembre.

La delegazione ONU che ha partecipato all’evento ha di fatto consacrato la guerra di conquista del dittatore Aliyev, ha dimenticato l’orrore di 44 giorni di battaglie e di bombardamenti, ha dimenticato le migliaia di vittime civili e militari che l’avventura bellica di Aliyev ha provocato.

Proprio mentre assistiamo sgomenti a quanto sta accadendo in Ucraina, ecco che le Nazioni Unite celebrano le conquiste del dittatore. E per arrivare all’evento, la pattuglia di eroici delegati si è fatta portare in aereo fino a Varanda (Fuzuli) con un velivolo che la compagnia aerea aveva ribattezzato con il nome azero di #Stepanakert: come dire che le conquiste di Aliyev non si fermeranno alla rocca di Shushi.

Dove era l’ONU quando i 150.000 armeni dell’#Artsakh (Nagorno Karabakh) imploravano aiuto e assistenza contro le bombe del dittatore azero? Perché il Consiglio di sicurezza dell’ONU non adottò alcuna risoluzione per fermare la guerra di Aliyev e i mercenari tagliagole jihadisti da lui assoldati?

La partecipazione di questi funzionari delle Nazioni Unite (ancorché rappresentanti locali dell’istituzione) rappresenta una delle pagine più vergognose della storia dell’ONU oppure è il frutto di una scelta non ponderata che di fatto ha, ancora una volta, dato ragione al prepotente di turno. Poi non lamentiamoci se nel mondo ci sono le guerre…

Il voto del Parlamento europeo condanna la politica azera di distruzione del patrimonio armeno

Approvato a larghissima maggioranza un testo che focalizza l’attenzione sul patrimonio culturale armeno finito nei territori dell’Artsakh ora occupati dagli azeri e condanna senza ombra di dubbio la politica dell’Azerbaigian. Un testo forte, un chiaro messaggio politico che viene dai parlamentari europei anche all’indirizzo dei governanti europei che chiudono un occhio sui crimini azeri per mero opportunismo energetico.
Ancora una volta ribadiamo che si possono fare affari con tutte le dittature del mondo, comprare gas e petrolio dai peggiori regimi: ma un conto sono gli aspetti economici, un conto è la difesa dei valori e la condanna dei crimini contro l’umanità. Grazie ai parlamentari europei che hanno votato a favore!

[NOTA: grassetto redazionale]

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2022 sulla distruzione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh (2022/2582(RSP))

Il Parlamento europeo,

–        viste le sue precedenti risoluzioni sull’Armenia e l’Azerbaigian,
–        vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2006 sul patrimonio culturale in Azerbaigian[1],
–        vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2022 sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune – relazione annuale 2021[2],
–        vista la dichiarazione comune rilasciata il 9 dicembre 2021 dalla presidente della delegazione per le relazioni con il Caucaso meridionale, dal relatore permanente del Parlamento europeo sull’Armenia e dal relatore permanente del Parlamento europeo sull’Azerbaigian sulle ordinanze emanate dalla Corte internazionale di giustizia il 7 dicembre 2021 nelle cause tra Armenia e Azerbaigian,
–        viste le relazioni della commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa,
–        vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 18 marzo 2020, dal titolo “La politica del partenariato orientale dopo il 2020: rafforzare la resilienza – Un partenariato orientale vantaggioso per tutti” (JOIN(2020)0007),
–        visto il piano economico e di investimenti per i paesi del partenariato orientale,
–        vista la dichiarazione rilasciata dai copresidenti del gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) l’11 novembre 2021, in cui ribadiscono l’importanza di proteggere i siti storici e culturali nella regione,
–        vista le ordinanze emanate il 7 dicembre 2021 dalla Corte internazionale di giustizia,
–        viste le conclusioni del Consiglio, del 21 giugno 2021, sull’approccio dell’UE al patrimonio culturale nei conflitti e nelle crisi,
–        vista la convenzione dell’UNESCO concernente la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale del 16 novembre 1972,
–        vista la dichiarazione dell’UNESCO, del 17 ottobre 2003, sulla distruzione intenzionale del patrimonio culturale,
–        visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966,
–        viste la Convenzione culturale europea, la Convenzione europea riveduta per la protezione del patrimonio archeologico e la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, di cui l’Armenia e l’Azerbaigian sono parti,
–        visti la Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, di cui l’Armenia e l’Azerbaigian sono parti, e il relativo protocollo, applicabile ai territori occupati, nonché il secondo protocollo sulla protezione rafforzata dei beni culturali, che vieta “qualsiasi alterazione o modifica di uso dei beni culturali con lo scopo di celare o distruggere reperti culturali, storici o di valore scientifico”,
–        vista la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948,
–        vista la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale del 21 dicembre 1965,
–        visti l’articolo 144, paragrafo 5, e l’articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.      considerando che la distruzione o la dissacrazione di qualsiasi monumento o bene appartenente al patrimonio culturale, religioso o nazionale viola i principi dell’Unione europea;

B.      considerando che 1 456 monumenti, principalmente armeni, sono passati sotto il controllo dell’Azerbaigian dopo il cessate il fuoco del 9 novembre 2020; che durante la guerra del 2020 l’Azerbaigian ha deliberatamente provocato ingenti danni al patrimonio culturale armeno, in particolare con il bombardamento della Chiesa di Gazanchi, la cattedrale di Cristo San Salvatore/Ghazanchetsots a Shusha/Shushi nonché la distruzione, la riconversione o i danni inflitti ad altre chiese e cimiteri durante e dopo il conflitto, come la chiesa di Zoravor Surb Astvatsatsin nei pressi della città di Mekhakavan e la chiesa di San Yeghishe vicino al villaggio di Mataghis nel Nagorno‑Karabakh; che in occasione della sua visita alla chiesa armena del XII secolo a Tsakuri il presidente Aliyev ha promesso di rimuovere le iscrizioni armene dalla chiesa;

C.      considerando che, come indicato nella dichiarazione dell’UNESCO del 2003 sulla distruzione intenzionale del patrimonio culturale, quest’ultimo costituisce un elemento importante dell’identità culturale delle comunità, dei gruppi e degli individui, nonché della coesione sociale, cosicché la sua distruzione intenzionale può avere conseguenze negative per la dignità umana e i diritti umani;

D.      considerando che la distruzione di siti, manufatti e oggetti del patrimonio culturale contribuisce all’inasprimento delle ostilità, dell’odio reciproco e dei pregiudizi razziali tra le società e al loro interno;

E.      considerando che il rispetto delle minoranze, compresa la tutela del loro patrimonio culturale, è parte integrante della politica europea di vicinato; che la politica europea di vicinato mira a istituire un partenariato con l’Armenia e l’Azerbaigian sulla base di valori comuni;

F.      considerando che il più recente conflitto armato nel Nagorno-Karabakh e nelle zone limitrofe si è concluso a seguito di un accordo su un cessate il fuoco integrale nel Nagorno-Karabakh e dintorni tra Armenia, Azerbaigian e Russia, firmato il 9 novembre 2020 ed entrato in vigore il 10 novembre 2020;

G.      considerando che il Nagorno-Karabakh ospita numerose chiese, moschee, khachkar (cippi funerari) e cimiteri;

H.      considerando che il 7 dicembre 2021 la Corte internazionale di giustizia ha disposto nella sua ordinanza che l’Azerbaigian “adotta tutte le misure necessarie per prevenire e punire atti di vandalismo e dissacrazione a danno del patrimonio culturale armeno, inclusi ma non limitati a chiese e altri luoghi di culto, monumenti, punti di riferimento, cimiteri e manufatti”; che la Corte internazionale di giustizia ha ordinato all’Armenia e all’Azerbaigian di adottare “tutte le misure necessarie per prevenire l’incitamento e la promozione dell’odio razziale”; che essa ha inoltre ordinato all’Azerbaigian di “proteggere dalla violenza e dalle lesioni personali tutte le persone catturate in relazione al conflitto militare del 2020 che rimangono in stato di detenzione”; che nelle sue ordinanze la Corte internazionale di giustizia ha sancito che “entrambe le parti si astengono da qualsiasi azione che possa aggravare o estendere la controversia dinanzi alla Corte o rendere più difficile la risoluzione”;

I.       considerando che l’UNESCO ha ribadito l’obbligo dei paesi di proteggere il patrimonio culturale conformemente ai termini della Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato e ha proposto di condurre una missione di esperti indipendenti al fine di redigere un inventario preliminare dei beni culturali significativi come primo passo verso l’effettiva salvaguardia del patrimonio della regione;

J.       considerando che la tutela del patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel promuovere una pace duratura, favorendo la tolleranza, il dialogo interculturale e interreligioso e la comprensione reciproca, nonché la democrazia e lo sviluppo sostenibile;

K.      considerando che i beni culturali rivestono grande importanza culturale, artistica, storica e scientifica e devono essere protetti da appropriazioni illecite, deterioramento e distruzione; che le chiese e i monasteri armeni appartengono al più antico patrimonio cristiano del mondo e al patrimonio comune dell’umanità;

L.      considerando che nella causa dinanzi alla Corte internazionale di giustizia sono state formulate gravi accuse circa il coinvolgimento delle autorità azere nella distruzione di cimiteri, chiese e monumenti storici nel Nagorno-Karabakh;

M.     considerando che il prolungato conflitto ha avuto un impatto catastrofico sul patrimonio culturale del Nagorno-Karabakh e della regione; che negli ultimi 30 anni l’Azerbaigian ha causato la distruzione irreversibile del patrimonio religioso e culturale, in particolare nella Repubblica autonoma di Nakhchivan, dove sono state distrutte 89 chiese armene, 20 000 tombe e oltre 5 000 lapidi; che ciò si è verificato anche nelle precedenti zone di conflitto restituite all’Azerbaigian dall’Armenia, in particolare la distruzione e il saccheggio quasi totale di Aghdam e Fuzuli;

N.      considerando che la prima guerra del Nagorno-Karabakh ha portato al deterioramento e alla distruzione del patrimonio culturale azero, compresi i siti culturali e religiosi abbandonati dagli sfollati interni azeri nella regione; che tali siti sono stati distrutti, parzialmente distrutti, trascurati o demoliti per ottenere materiali da costruzione;

O.      considerando che il patrimonio culturale armeno nella regione del Nagorno-Karabakh si sta eliminando non solo mediante il suo deterioramento e la sua distruzione, ma anche attraverso la falsificazione della storia e i tentativi di ricollegare tale patrimonio all'”Albania caucasica”; considerando che il 3 febbraio 2022 il ministro della Cultura dell’Azerbaigian, Anar Karimov, ha annunciato l’istituzione di un gruppo di lavoro incaricato di eliminare “le tracce fittizie lasciate dagli armeni sui santuari religiosi albanesi”;

1.       condanna con forza la persistente politica dell’Azerbaigian di cancellare e negare il patrimonio culturale armeno nella zona del Nagorno-Karabakh e nelle aree limitrofe, in violazione del diritto internazionale e della recente decisione della CIG;

2.       riconosce che la cancellazione del patrimonio culturale armeno si iscrive nel quadro più ampio di una politica sistematica a livello statale promossa dalle autorità azere incentrata sull’armenofobia, il revisionismo storico e l’odio nei confronti degli armeni, che include la disumanizzazione, l’esaltazione della violenza nonché rivendicazioni territoriali nei confronti della Repubblica d’Armenia che minacciano la pace e la sicurezza nel Caucaso meridionale;

3.       sottolinea che il patrimonio culturale si compone di una dimensione universale quale testimonianza della storia indissolubilmente legata all’identità dei popoli, che la comunità internazionale deve proteggere e preservare per le generazioni future; evidenzia l’importanza del ricco patrimonio culturale della regione; esorta tutti gli Stati ad adottare le misure necessarie per garantire la salvaguardia dei siti del patrimonio culturale immateriale presenti nel territorio sotto il loro controllo; deplora il fatto che i conflitti nella regione del Nagorno-Karabakh abbiano portato alla distruzione, alla razzia e al saccheggio del patrimonio culturale comune, alimentando ulteriori diffidenze e animosità;

4.       ricorda che il revisionismo storico e la deturpazione e la distruzione del patrimonio culturale o religioso sono in contrasto con l’ordinanza della CIG del 7 dicembre 2021 e con la risoluzione del Parlamento del 20 maggio 2021[3];

5.       riconosce, al pari dell’Ufficio del procuratore della CIG, che il patrimonio culturale costituisce una testimonianza unica e importante della cultura e delle identità dei popoli, e che il degrado e la distruzione del patrimonio culturale, sia esso materiale o immateriale, rappresenta una perdita per le comunità colpite e per la comunità internazionale nel suo complesso;

6.       valuta positivamente il ruolo centrale svolto dall’UNESCO nella protezione del patrimonio culturale e nella promozione della cultura quale strumento per avvicinare le persone e favorire il dialogo;

7.       accoglie con favore la proposta dell’UNESCO di inviare una missione di esperti indipendenti e ne chiede l’invio senza indugio; sottolinea che l’Azerbaigian deve concedere un accesso senza restrizioni a tutti i siti del patrimonio culturale affinché la missione possa redigere un inventario sul campo e valutare quanto accaduto ai siti;

8.       insiste fermamente sul fatto che l’Azerbaigian debba consentire all’UNESCO di avere accesso ai siti del patrimonio culturale nei territori sotto il suo controllo, al fine di poter procedere con l’inventario e assicurare la loro protezione; esorta l’Azerbaigian a garantire che non venga eseguito alcun intervento sui siti del patrimonio armeno prima di una missione di valutazione dell’UNESCO e che gli esperti armeni e internazionali in materia di patrimonio culturale vengano preventivamente consultati nonché strettamente coinvolti durante tali interventi; chiede la piena ricostruzione di questi e di altri siti distrutti nonché un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale, in particolare dell’UNESCO, nella protezione dei siti del patrimonio mondiale situati nella regione;

9.       invita l’UE a partecipare attivamente agli sforzi tesi a proteggere il patrimonio culturale a rischio nel Nagorno-Karabakh, in particolare ricorrendo a meccanismi atti ad agevolare la missione conoscitiva dell’UNESCO; incoraggia tutte le iniziative, comprese quelle private, a contribuire alla conservazione di tale patrimonio; suggerisce di ricorrere al Centro satellitare dell’UE (SatCen) per fornire immagini satellitari che possano contribuire a determinare le condizioni esterne del patrimonio in pericolo nella regione;

10.     evidenzia che la protezione del patrimonio storico e culturale deve essere affrontata nell’ambito del più ampio quadro di risoluzione dei conflitti tra Armenia e Azerbaigian e della definizione definitiva dello status del Nagorno-Karabakh; invita, in tale contesto, l’Azerbaigian ad abbandonare le mire massimaliste, l’approccio militaristico e le rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Armenia e a impegnarsi in buona fede nei negoziati sotto l’egida del gruppo di Minsk dell’OSCE sullo status definitivo del Nagorno-Karabakh;

11.     sottolinea che le misure indicate nell’ordinanza della CIG [Corte Internazionale di Giustizia] del 7 dicembre 2021 devono essere adottate senza indugio; evidenzia che qualsiasi nuovo caso di distruzione o alterazione del patrimonio culturale dovrebbe essere affrontato immediatamente dalla comunità internazionale;

12.     invita l’Azerbaigian ad attuare pienamente la decisione provvisoria della CIG, in particolare “astenendosi dal sopprimere la lingua armena, distruggere il patrimonio culturale armeno o eliminare in altro modo la presenza culturale storica dell’Armenia o impedire agli armeni l’accesso a tale presenza culturale e la fruizione della stessa” nonché “ripristinando o restituendo edifici, siti, artefatti o beni del patrimonio culturale e religioso armeno“;

13.     ribadisce il suo invito all’UE a includere una clausola sulla protezione dei siti archeologici e storici nei piani d’azione che orientano il partenariato tra l’UE e l’Armenia e l’Azerbaigian, giacché entrambi i paesi fanno parte della politica europea di vicinato;

14.     sottolinea che il rispetto dei diritti delle minoranze, compreso il patrimonio storico, religioso e culturale, è un presupposto indispensabile per un’efficace attuazione della politica europea di vicinato e per la creazione di condizioni favorevoli alla riabilitazione postbellica, a un’autentica riconciliazione e a relazioni di buon vicinato tra Armenia e Azerbaigian;

15.     invita i governi dell’Azerbaigian e dell’Armenia, con il sostegno della comunità internazionale, a garantire indagini efficaci su tutte le accuse di violazione del diritto internazionale, anche per quanto riguarda la protezione del patrimonio culturale;

16.     chiede che l’UE e gli Stati membri continuino a sostenere il lavoro delle organizzazioni internazionali impegnate nella protezione del patrimonio culturale e religioso;

17.     invita l’UE e gli Stati membri a continuare a sostenere la fornitura di assistenza umanitaria urgente;

18.     chiede che l’UE e gli Stati membri sostengano le organizzazioni della società civile in Armenia e Azerbaigian che contribuiscono realmente alla riconciliazione;

19.     invita l’UE, l’UNESCO, il Consiglio d’Europa e l’OSCE a incoraggiare e sostenere congiuntamente gli sforzi tesi a salvaguardare il patrimonio culturale e religioso;

20.     chiede che la Commissione si avvalga di tutti gli strumenti disponibili per prevenire atti di vandalismo, distruzione o alterazione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh;

21.     evidenzia che gli sforzi della comunità internazionale nella salvaguardia del patrimonio culturale sono essenziali per gettare le basi per una pace duratura nella regione;

22.     incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al governo e al Presidente dell’Armenia, al governo e al Presidente dell’Azerbaigian, alla Segretaria generale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, alla Segretaria generale del Consiglio d’Europa, alla direttrice generale dell’UNESCO e al Segretario generale delle Nazioni Unite.


[1]        GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 421.

[2]        Testi approvati, P9_TA(2022)0039.

[3]        Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2021 sui prigionieri di guerra all’indomani del più recente conflitto tra Armenia e Azerbaigian (GU C 15 del 12.1.2022, pag. 156).