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La verità su Khojaly

Da anni l’Azerbaigian diffonde disinformazioni e calunnie sui fatti di Khojaly (Khojalu) accusando gli armeni addirittura di “genocidio”. In questo sforzo di propaganda, la dittatura azera (167° posto al su 183 stati nella classifica mondiale sulla libertà di informazione!) si avvale anche di qualche politico e giornalista italiano evidentemente complice della menzogna o nella migliore delle ipotesi sprovveduto e poco informato. Continueremo sempre a domandarci come sia possibile prendere le difese di una dittatura che incarcera giornalisti e oppositori politici. A fine marzo 2020, la repubblica di Artsakh ha diramato alle Nazioni Unite, attraverso la rappresentanza diplomatica all’ONU della repubblica di Armenia, un documento sui fatti di Khojaly che vi riproduciamo, nella nostra traduzione italiana.

MEMORANDUM PRESENTATO ALLE NAZIONI UNITE IL 27 MARZO 2020

(General Assembly  Security Council Seventy-fourth session – Seventy-fifth year – Agenda item 31 –  Prevention of armed conflict)

In risposta alla ripetuta distorsione dei fatti da parte dell’Azerbaigian sugli eventi di Khojaly (Khojalu) del febbraio 1992, il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Artsakh desidera comunicare quanto segue:

Le azioni delle forze di difesa della Repubblica del Nagorno Karabakh (Repubblica di Artsakh) miravano a neutralizzare i colpi di bombardamento e di tiro delle forze armate dell’Azerbaigian stanziate a Khojalu, oltre a liberare l’aeroporto di Stepanakert, in linea con le norme e i principi del diritto internazionale umanitario.

Khojalu è un insediamento situato a 10 chilometri da Stepanakert, la capitale della Repubblica del Nagorno Karabakh. La posizione dell’insediamento aveva un significato strategico: controllava la strada da Stepanakert ad Askeran, che a sua volta era la linea di collegamento per i villaggi vicini. Ancora più importante, l’aeroporto era situato nelle immediate vicinanze di Khojalu e, dato il blocco completo di terra imposto sin dal 1989, era l’unico mezzo della Repubblica per comunicare con il mondo esterno e per ricevere cibo e medicine.

Nel tentativo di reprimere il movimento di liberazione nazionale di Artsakh con la forza, le autorità azere hanno trasformato Khojalu in una roccaforte minacciosa con la quale hanno imposto un blocco completo del Nagorno Karabakh, un assedio paralizzante di Stepanakert e attacchi indiscriminati agli insediamenti armeni.

Nell’attuare il suo blocco totale del Nagorno Karabakh e deliberatamente impedendo la consegna di assistenza umanitaria alla Repubblica, le forze azere impiegavano mezzi e metodi di guerra proibiti. In particolare, le azioni dell’Azerbaigian hanno violato l’articolo 23 della Convenzione IV di Ginevra, che impone un obbligo alle parti in conflitto “di consentire il libero passaggio di tutte le partite di medicine e apparati ospedalieri, nonché generi alimentari essenziali, abbigliamento e ricostituenti destinati a bambini sotto i quindici anni, gestanti e casi di maternità“, nonché Articolo 70, paragrafo 2, del protocollo aggiuntivo I, che amplia questo obbligo di copertura al “passaggio rapido e senza ostacoli di tutte le spedizioni, attrezzature e personale di soccorso“.

Nell’autunno del 1991, le forze azere iniziarono a usare Khojalu come punto di fuoco per il bombardamento di artiglieria degli insediamenti armeni e, in particolare, di Stepanakert. Luoghi civili – ospedali, scuole, case ed edifici amministrativi – erano i principali obiettivi del bombardamento dell’Azerbaigian.

Il 13 febbraio 1992 e in violazione del divieto di attacchi indiscriminati così come sancito dall’articolo 51, paragrafo 4, del protocollo addizionale I, l’Azerbaigian ha iniziato a utilizzare lanciatori multi-razzo BM-21 “Grad” [Nota: Il lanciarazzi BM-21 “Grad” è un’arma che non può essere diretta verso uno specifico oggetto militare. Di conseguenza, il suo uso da parte dell’Azerbaigian costituiva attacchi casuali contro il civile popolazione del Nagorno Karabakh] per bombardare le aree residenziali di Stepanakert, dove a quel tempo si erano concentrate fino a 70.000 persone. Come conseguenza di questo intenso bombardamento, cose essenziali e vitali per la popolazione residente di Stepanakert furono distrutte. I bombardamenti costanti da Khojalu e da altri punti di fuoco azeri hanno portato a numerose vittime tra la popolazione civile armena. Alla fine di febbraio 1992, 243 persone furono uccise (di cui 14 bambini e 37 donne) e 491 persone sono rimaste ferite (di cui 53 bambini e 70 donne).

La popolazione civile viveva in un costante stato di ansia, lasciando le proprie case o rifugi solo quando assolutamente necessario. I sistemi pubblici per la distribuzione di energia elettrica e acqua non funzionavano più. Forniture di elettricità, acqua e gas in Nagorno Karabakh e a Stepanakert si erano quasi fermati. Nel rigido inverno del 1991-1992, gli abitanti di Stepanakert furono costretti a nascondersi negli scantinati senza elettricità, senza acqua, senza riscaldamento e furono costretti a sopportare insopportabili condizioni di vita.

Il blocco totale portò a gravi carenze alimentari nel Nagorno Karabakh e a Stepanakert. Le razioni di farina furono limitate a 400 grammi al mese. A causa di un blocco implacabile, furono registrati numerosi casi di congelamento e morte per ipotermia e per fame nei neonati e negli anziani. L’uso da parte dell’Azerbaijan della fame come  un metodo di guerra non solo violava l’articolo 54, paragrafo 1, del 1977 Protocollo I, ma costituiva anche un crimine di guerra ai sensi dell’articolo 8 (2) (b) (xxv) dello Statuto ICC del 1998, che proibisce di “usare intenzionalmente la fame dei civili come un metodo di guerra privandoli di oggetti indispensabili alla loro sopravvivenza, tra cui l’arresto volontario delle forniture di soccorso“.

Uno degli scopi principali dell’Azerbaigian nel compiere questi e altri atti di violenza era quello di diffondere il terrore tra la popolazione civile, condotto direttamente in spregio al divieto sancito dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra del 1949 IV e l’articolo 51, paragrafo 2, del protocollo aggiuntivo I.

Il blocco totale in corso del Nagorno Karabakh, l’imposizione intenzionale di condizioni di vita disumane, tra l’altro la privazione dell’accesso al cibo e alle medicine e l’uso massiccio di artiglieria pesante per bombardare gli insediamenti, commessi come parte di un attacco diffuso o sistematico diretto contro la popolazione civile – fu

calcolato strategicamente dall’Azerbaigian per provocare la distruzione di una specifica porzione della popolazione del Nagorno Karabakh.

In quelle condizioni, l’attuale sopravvivenza della popolazione del Nagorno Karabakh necessitava urgentemente la soppressione delle posizioni di tiro a Khojalu, da dove l’Azerbaigian stava eseguendo il suo bombardamento indiscriminato di artiglieria contro la civile popolazione di Stepanakert. Inoltre, per aprire un corridoio umanitario, era anche di fondamentale importanza liberare l’unico aeroporto della Repubblica.

Le forze di difesa del Nagorno Karabakh lanciarono l’operazione di Khojalu il 25 febbraio 1992, alle 23:00. Fu completata in poche ore. Nel corso dell’operazione, le forze di difesa hanno preso il controllo dell’aeroporto di Stepanakert e dell’insediamento di Khojalu – e quindi impedito una certa calamità umanitaria in Nagorno Karabakh.

L’operazione militare, derivante dall’assoluta necessità, è stata effettuata in conformità con i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario. In particolare, le forze di difesa hanno aderito ai principi di distinzione e proporzionalità, nonché all’obbligo di adottare le opportune precauzioni per minimizzare il danno ai civili. In particolare:

• Pochi giorni prima dell’inizio dell’operazione militare, la parte del Karabakh ha informato ripetutamente le autorità di Khojalu, tramite linee di comunicazione radio, del prossimo attacco e li ha chiamati a guidare immediatamente la popolazione fuori città attraverso corridoi specifici lasciati aperti soprattutto a tale scopo. Nelle interviste, l’allora presidente dell’Azerbaigian, Ayaz Mutallibov e il Presidente del Comitato esecutivo di Khojalu, Elman Mammadov, ciascuno ha confermato che l’avvertimento comunicato dell’attacco era stato ricevuto dalla parte azera e persino trasmesso a Baku. In un’intervista con la giornalista ceca Dana Mazalova, pubblicata il 2 aprile 1992 in “Nezavisimaya Gazeta” (“Giornale indipendente”), ex presidente Mutallibov ha dichiarato: “La parte azera è stata informata dell’operazione sul acquisizione di Khojaly e durante l’operazione la parte armena ha fornito un corridoio per evacuare la popolazione civile da Khojaly in un posto più sicuro nella regione di Aghdam”. Anche il presidente Mammadov ha confessato: “Eravamo stati informati che il corridoio era destinato alla popolazione civile per lasciare (…)”  [Nota: “Russkaya Mysl” (“Pensiero russo”), quotidiano, citato dal giornale azero “Bakinskiy rabochiy” (“Lavoratore di Bakur”) 3 aprile 1992]

Tutte le unità partecipanti all’operazione hanno ricevuto ordini severi dalla leadership militare del Nagorno Karabakh per non colpire la popolazione civile e per proteggere coloro che sarebbero finiti sotto il controllo delle forze di difesa del Nagorno Karabakh. Durante l’operazione per neutralizzare le posizioni di Khojalu dalle quale partiva il pesante fuoco di artiglieria, le incidentali vittime civili furono contenute al minimo. Le incidentali vittime civili, i civili feriti e i danni a oggetti civili non erano in alcun modo eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto. Pertanto, le azioni delle forze di difesa del Nagorno Karabakh furono condotte in linea con l’articolo 51 del protocollo aggiuntivo I.

Era stato previsto un corridoio umanitario per l’evacuazione della popolazione civile. In effetti, quelli che hanno effettivamente utilizzato il corridoio, incluse le locali autorità di Khojalu, furono in grado di raggiungere in sicurezza i territori sotto il controllo dell’l’esercito azero.

• Circa ulteriori 700 persone, che si erano smarrite e furono successivamente raccolte dalla parte del Karabakh tra le montagne, furono trasferite in Azerbaigian senza qualsiasi condizione, nel giro di pochi giorni.

Al contrario, la parte azera commise gravi violazioni di una serie di norme del diritto internazionale umanitario durante i suddetti eventi. In particolare,

Le autorità azere non hanno adottato alcuna misura per evacuare la popolazione civile. Secondo le fonti azere, il 22 febbraio 1992, una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Azerbaigian fu convocata sotto la presidenza del presidente Mutallibov, con la partecipazione del Primo Ministro, del Capo del Comitato per la sicurezza dello Stato e di altri funzionari. Durante quell’incontro, i partecipanti effettivamente presero la decisione di non evacuare la popolazione di Khojalu, credendo che un tale passo potesse essere percepito come disponibilità a rinunciare all’insediamento. [Nota: Sulla base dell’intervista del presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla Khojalu Events, e membro del Milli Majlis, Ramiz Fataliyev. Vedi Fataliyev, Ramiz. Intervista al servizio azero di Radio Liberty. 9 settembre 2009]

Quella stessa decisione – non evacuare una popolazione civile al fine di mantenere una posizione militarmente strategica – era essa stessa una grave violazione diritto umanitario internazionale ai sensi dell’articolo 28 della Convenzione di Ginevra IV: “la presenza di una persona protetta in qualsiasi punto o area non può essere utilizzata per proteggere questi luoghi da operazioni militari.” La violazione dell’Azerbaigian, infatti, equivale a un reato di guerra: articolo 8, paragrafo 2, lettera b) (xxiii) dello Statuto del criminale internazionale di Roma.

La corte caratterizza esplicitamente “l’uso della presenza di un civile o altro persona protetta per prevenire azioni militari contro determinati punti, aree o forze armate” come crimine di guerra.

Inoltre, durante l’operazione militare, un folto gruppo di militari armati della guarnigione di Khojalu si mescolarono alla folla di civili usando il corridoio umanitario fornito dalla parte del Karabakh per ritirarsi verso le posizioni azere. Mentre attraversano il corridoio, i soldati azeri usarono i civili come scudi umani per ripararsi mentre sparavano ripetutamente contro le forze di difesa del Nagorno Karabakh.

Quelle azioni delle forze armate azere costituiscono palesemente una violazione del diritto internazionale umanitario – in particolare dell’Articolo 51 del protocollo aggiuntivo I, che vieta l’uso dei civili come scudi umani.

Va notato che quei gruppi civili che non avevano combattenti tra loro, e che non hanno rifiutato il corridoio umanitario fornito, è passato sicuro attraverso il corridoio senza incidenti. [Nota: Questo fatto è stato confermato da ex residenti di Khojalu in un’intervista con l’Azerbaigian giornalista, Eynulla Fatullayev. Vedi Fatullayev, Eynulla. Karabakhskiy dnevnik (Il diario del Karabakh). Realny Azerbaijan (“Real Azerbaijan”).]

La situazione fu ulteriormente aggravata dall’allora lotta di potere interno in corso nell’Azerbaigian tra il Fronte Popolare dell’Azerbaigian e l’allora Presidente Mutallibov, una lotta che ha portato alla mancanza di un comando militare unificato nelle forze armate dell’Azerbaigian. Le forze governative dell’Azerbaigian erano leali Mutallibov, mentre un numero significativo di paramilitari erano affiliati al Fronte popolare dell’Azerbaigian. L’impatto di questo conflitto politico interno fu significativo; infatti, a seguito di questa lotta, Mutallibov fu alla fine rovesciato e fuggì dall’Azerbaigian.

La sfortunata combinazione di questi fattori – la violazione deliberata del diritto internazionale umanitario da parte dell’Azerbaigian, la lotta per il potere interna all’Azerbaigian, e la conseguente mancanza di unità di comando tra le forze armate dell’Azerbaigian hanno determinato, nonostante tutte le misure di protezione adottate dalle forze di difesa del Nagorno Karabakh – incluso ma non solo il preventivo avvertimento dell’operazione e la creazione di corridoi umani – vittime umane.

Durante l’operazione militare, e come notato sopra, un folto gruppo di militari armati della guarnigione di Khojalu, mescolandosi con una folla di civili, iniziarono a ritirarsi verso Aghdam (che era controllata dalle forze armate azere) lungo il corridoio umanitario garantito dalla parte del Karabakh. Uno di questi convogli di residenti di Khojalu, insieme alle persone armate, lasciarono il corridoio garantito e si mossero verso il villaggio armeno di Nakhichevanik, dove si scatenò una feroce battaglia con un attacco al villaggio armeno da parte delle forze azere di Aghdam. Secondo i ricordi dei combattenti azeri, si mossero verso il villaggio di Nakhichevanik perché avevano ricevuto istruzioni radio e assicurazioni da Aghdam che il villaggio era già stato catturato dall’esercito azero. Appena all’interno del territorio controllato dalle forze armate azere, non lontano da Aghdam, il convoglio fu catturato nel fuoco incrociato della battaglia che ne seguì.

Per essere chiari, l’incidente è avvenuto all’interno del territorio controllato dalle forze azere. Ciò è ampiamente dimostrato dal fatto che, alla fine di febbraio e all’inizio di marzo 1992, i giornalisti azeri e turchi hanno avuto l’opportunità di visitare il luogo dell’incidente due volte – e di scattare foto di dozzine di cadaveri in presenza dei militari azeri.

Dopo la tragica morte dei residenti di Khojalu vicino ad Aghdam, le autorità dell’Azerbaigian ricorsero immediatamente alla disinformazione e alla falsificazione, per nascondere il luogo effettivo della tragedia e la manipolarono i dati sul numero dei defunti.

In effetti, i giornalisti azeri che hanno cercato di intraprendere un’indagine indipendente sugli eventi relativi alle vittime dei civili di Khojalu furono uccisi o arrestati in Azerbaigian. Il primo giornalista a mettere in discussione la versione ufficiale dell’Azerbaigian di ciò che era emerso fu il cameraman Chingiz Mustafayev, che, nel tardo febbraio e inizio marzo 1992, aveva filmato l’area in cui erano periti gli abitanti di Khojalu. Pochi mesi dopo aver iniziato le sue indagini, lui stesso fu ucciso, vicino ad Aghdam e in circostanze sconosciute, nell’estate del 1992.

Quindici anni dopo, nel 2007, un altro giornalista azero, Eynulla Fatullayev, presentò un punto di vista sulle vittime degli abitanti di Khojalu che differiva dalla posizione ufficiale dell’Azerbaigian. Fu arrestato e condannato a otto anni e mezzo di prigione. Nonostante una decisione del 2010 della Corte europea dei diritti umani (CEDU) che ordinava all’Azerbaigian di rilasciare immediatamente Fatullayev, fu graziato e rilasciato solo un anno dopo, nel 2011, quando ritrattò le sue precedenti rivelazioni e accettò di collaborare con il governo dell’Azerbaigian.

Una simile sospensione fu offerta all’ex presidente Mutallibov al quale, dopo aver trascorso venti anni in esilio, fu concesso il perdono dal presidente Aliyev e fu permesso di fare ritorno a Baku. Il prezzo pagato per il perdono dell’ex presidente era la rinuncia alle dichiarazioni precedenti che aveva fatto in interviste riguardanti l’incidente, come sopra citato.

La campagna di falsificazione dell’Azerbaigian include anche la chiara distorsione di valutazioni internazionali in merito alla questione, come il giudizio della Corte europea dei diritti dell’uomo nella causa Fatullayev contro Azerbaigian. Innanzitutto, si dovrebbe notare che, riguardo a Fatullayev, la CEDU ha ritenuto l’Azerbaigian responsabile della violazione degli articoli 10 e 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

In secondo luogo, l’affermazione dell’Azerbaigian secondo cui la CEDU ha ritenuto che gli eventi di Khojalu fossero “Atti di gravità particolare, che possono equivalere a crimini di guerra o crimini contro umanità” è palesemente sbagliata.

Nel suo giudizio, la CEDU afferma chiaramente che “(…) La Corte di conseguenza ritiene che non sia suo compito risolvere le divergenze di opinioni sui fatti storici relativi agli eventi di Khojaly. Pertanto, senza mirare a trarre conclusioni definitive al riguardo, la Corte si limiterà a formulare le seguenti osservazioni, ai fini della sua analisi nel caso di specie (…) “

La parte azera si impegna in qualcosa di più della distorsione di un giudizio della CEDU; falsa spudoratamente anche le proprie valutazioni storiche e informazioni. Secondo la dichiarazione del febbraio 2020 del Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian, la popolazione di Khojalu al momento dell’incidente era di 7000 unità.

Tuttavia, nell’aprile 1993, lo stesso ministero azero riferì alla CSCE che la popolazione di Khojalu all’epoca era di 855 persone. Quindi, la stima del febbraio 2020 del Ministero degli Affari Esteri è in conflitto diretto con la sua specifica dichiarazione nell’aprile 1993.

Nella sua dichiarazione del febbraio 2020, il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian aveva aumentato la popolazione di otto volte rispetto alla propria contemporanea valutazione nell’aprile 1993. La falsificazione del dell’Azerbaigian sui numeri del caso dovrebbe senza dubbio rendere le sue altre valutazioni e stime palesemente inaffidabili.

L’Azerbaigian continua a perseguire un programma di falsificazione e disinformazione, usando false narrative sull’incidente di Khojalu per diffondere l’isteria anti-armena e coltivare l’odio contro gli armeni nella società azera.

L’Azerbaigian ha la piena responsabilità di aver scatenato una guerra contro il popolo del Nagorno Karabakh, e per la grave e sistematica violazione internazionale del diritto umanitario, che ha imposto un’immensa sofferenza umana alla popolazione civile bloccata. Il suo sfortunato tentativo di accusare la parte armena dell’uccisione di civili a Khojalu non è necessario. Nei suoi sforzi, l’Azerbaigian cerca solo di nasconderne le dirette responsabilità per la violazione deliberata del diritto internazionale umanitario e il suo totale disprezzo per la vita civile, che ha portato direttamente a questi tragici eventi.

(traduzione, grassetto e sottolineature redazionali)

comunicato stampa Gruppo di Minsk, 21 aprile

“Il Ministro degli Esteri armeno Zohrab Mnatsakanyan, il Ministro degli Esteri azero Elmar Mammadyarov e i Copresidenti del Gruppo OSCE di Minsk (Igor Popov della Federazione Russa, Stéphane Visconti di Francia e Andrew Schofer degli Stati Uniti d’America) hanno tenuto frequenti consultazioni a distanza da metà marzo, inclusa una videoconferenza congiunta il 21 aprile. Ha partecipato a tali consultazioni anche Andrzej Kasprzyk, rappresentante personale del Presidente in esercizio dell’OSCE.

Durante le consultazioni, i partecipanti hanno discusso dell’impatto della crisi sanitaria globale sulla regione e dei recenti sviluppi sul campo. Hanno inoltre preso in considerazione le prossime fasi del processo di risoluzione del Nagorno Karabakh in linea con la dichiarazione congiunta rilasciata a Ginevra il 30 gennaio 2020.

È stato riconosciuto che, a causa della straordinaria situazione derivante dalla pandemia di COVID-19, è stata posticipata l’attuazione di misure umanitarie precedentemente concordate. Anche le riunioni interministeriali dei ministri e le visite dei copresidenti nella regione concordate a Ginevra sono state rinviate. Tuttavia, il lavoro necessario per preparare queste attività continua.

I copresidenti hanno sottolineato l’importanza di osservare rigorosamente il cessate il fuoco e di astenersi da azioni provocatorie nell’attuale ambiente e hanno invitato le parti ad adottare misure per ridurre ulteriormente le tensioni. Hanno inoltre espresso apprezzamento per il continuo lavoro del Rappresentante personale del Presidente in esercizio dell’OSCE nelle attuali circostanze e hanno sottolineato la necessità di riprendere le esercitazioni di monitoraggio il più rapidamente possibile.

Considerando le grandi sfide che ora affrontano tutte le popolazioni senza tener conto dei confini politici e che servono come forti richiami alla preziosità di ogni vita umana, i ministri degli Esteri e i copresidenti hanno espresso la speranza che la decisione vista nella risposta alla pandemia globale porterà un impulso creativo e costruttivo al processo di pace. I copresidenti hanno attirato l’attenzione sull’appello del 23 marzo del Segretario generale delle Nazioni Unite per misure globali di cessate il fuoco durante l’attuale crisi sanitaria e sulla dichiarazione dei copresidenti del 19 marzo.

I ministri degli Affari esteri e i copresidenti hanno concordato di rimanere in stretto contatto e di proseguire i negoziati di persona il più presto possibile.”

[traduzione redazionale, non ufficiale]

Harutyunyan, credo in un prospero futuro dell’Artsakh

Arayik Harutyunyan, il neoeletto presidente della Repubblica Artsakh e presidente del partito “Libera patria”, sulla sua pagina Facebook ha scritto sullo sviluppo dell’orticoltura, che è considerato uno dei principi del suo programma pre-elettorale.

Oggi parlerò dello sviluppo dell’orticoltura, che è considerato uno dei principi del nostro programma pre-elettorale. Come sapete, abbiamo annunciato la messa a dimora di 10.000 ettari di nuovi frutteti (melograno, kiwi, noce, pera, ecc.). Svilupperemo questo settore agricolo (che considero un settore significativo e non ancora pienamente realizzato della nostra economia) per portarlo a un nuovo livello.

Il numero totale di frutteti piantati in Artsakh è attualmente inferiore a 6.800 ettari (1.700 ettari dei quali sono uva, 2.150 ettari sono melograni), la maggior parte dei quali sono stati piantati nel periodo 2008-2019.

La semina è stata effettuata principalmente nelle aree che sono state irrigate con il sostegno statale o con mezzi di beneficenza. La maggior parte degli alberelli sono stati forniti dallo Stato su base libera. E al fine di evitare un’altra possibilità di speculazione, vorrei informarvi che i beneficiari di questo programma sono più di 300 nostri compatrioti ”, ha osservato Harutyunyan.

Questa politica, come abbiamo già accennato, sarà non solo continua, ma a spese delle assegnazioni statali, i volumi, le aree irrigate e la più importante responsabilità pubblica e trasparenza delle condizioni per l’utilizzo del programma saranno aumentate. Credo nel futuro prospero di Artsakh. Insieme lo renderemo visibile.”

Arayik Harutyunyan è il nuovo presidente dell’Artsakh

Come da previsioni, il leader del partito “Libera patria” si è imposto al ballottaggio delle presidenziali sul ministro degli Esteri uscente Masis Mayilyan. I primi dati ufficiali della Commissione Elettorale Centrale lo danno sopra l’84% dei voti in un turno di ballottaggio che, vuoi per il risultato scontato vuoi per la paura del Covid 19, ha visto un’affluenza alle urne di gran lunga inferiore al primo turno del 31 marzo dove Harutyunyan aveva sfiorato con oltre il 49% l’elezione diretta. Succede all’uscente Bako Sahakyan.

Nato a Stepanakert 46 anni fa (14 dicembre 1973), Harutyunyan ha ricoperto la carica di Primo ministro dal settembre 2007 al settembre 2017. Quindi per alcuni mesi ha assunto il ruolo di Ministro di Stato. In precedenza tra il 1995 e il 1997 è stato ministro delle Finanze.

Laureato in economia, ha partecipato alla guerra di liberazione unendosi all’esercito di difesa a soli 19 anni. Nel 2005 ha fondato il partito “Libera patria” (orientamento di centro-destra) che oggi è di gran lunga la principale forza politica del Paese. E’ sposato e ha due figli.

RISULTATO TURNO DI BALLOTTAGGIO

  • Harutyunyan voti 39.860 (84,5%)
  • Mayilyan voti 5.428 (12,1%)
  • bianche/nulle 1.877 (3,4%)

Nagorno Karabakh: elezioni presidenziali, continuità e rinnovamento

East Journal, 8 aprile 2020 di Carlo Alberto Franco

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Le elezioni presidenziali in Nagorno-Karabakh dello scorso 31 marzo hanno segnato un momento importantissimo nella storia della repubblica de facto situata nella regione montuosa contesa tra Armenia e Azerbaigian. Sono state, infatti, le prime elezioni dal lontano 2012, le prime tenute con il nuovo sistema presidenziale e, per di più, sono state segnate dall’assenza di Bako Sahakyan, dal 2007 presidente e assoluto protagonista della vita politica nazionale.

La riforma costituzionale

Nel 2017, in seguito a un referendum popolare, il Nagorno-Karabakh è passato da un sistema semipresidenziale a uno presidenziale. La principale differenza sta nella divisione dei poteri: in base all’ordinamento costituzionale precedente la figura del presidente e del primo ministro erano due cariche separate, mentre in quello attuale scompare la figura del premier, i cui poteri passano al capo di stato.

Dietro questa manovra, dettata a prima vista dalla necessità di apportare aggiustamenti tecnici a un sistema istituzionale relativamente giovane, ci sarebbe stata l’intenzione del presidente uscente Bako Sahakyan di restare al potere, emulando per certi versi quanto sta facendo il collega Vladimir Putin. Infatti, oltre a venire rieletto presidente ad interim nei tre anni di transizione, Sahakyan ha ottenuto anche l’azzeramento delle cariche ricoperte fino ad allora, diventando così legalmente abilitato a candidarsi di nuovo per guidare il paese.

Un copione simile a quello già visto in altri stati, che tuttavia non si è ripetuto. Un anno dopo la modifica costituzionale in Nagorno-Karabakh, l’Armenia è stata protagonista della “Rivoluzione di velluto”, in seguito alla quale l’ormai ex-presidente Serzh Sargsyan si è visto costretto a rassegnare le dimissioni dopo che la folla inferocita è scesa in piazza per protestare contro il suo terzo mandato consecutivo. Timoroso di simili sviluppi in un paese la cui politica è legata a doppio filo a quella armena, Sahakyan ha quindi deciso di ritirarsi dalla corsa per le elezioni, dando il via libera a un rinnovamento della leadership.

Ritorno al passato

Nonostante i favorevoli auspici dettati dalle condizioni esterne, le elezioni presidenziali in Nagorno-Karabakh sono state un modo per le vecchie glorie della politica locale di tornare sotto i riflettori. Dei quattordici concorrenti, infatti, tra i principali figuravano Arayik Harutyunyan, primo ministro per dieci anni durante il mandato di Sahakyan, Vitaly Balasanyan, eroe di guerra ed ex-presidente del Consiglio nazionale di sicurezza e Masis Malayan, ministro degli esteri uscenti. Da segnalare inoltre la prima candidatura femminile, l’indipendente Kristin Balayan.

Con un’affluenza record del 73%, il 31 marzo la politica del Nagorno-Karabakh si è quindi apprestata a voltare pagina. Il primo turno non è stato tuttavia sufficiente a determinare un vincitore, data la necessità di una maggioranza assoluta per trionfare. Al primo posto è arrivato Harutyunyan, il quale ha totalizzato il 49,26%. A grande distanza è arrivato secondo Malayan, con il 26,4%. Nell’Assemblea nazionale – il parlamento locale in cui siedono 33 deputati  sono entrate cinque forze politiche, la cui più consistente è Patria Libera di Harutyunan, che ha conquistato ben sedici seggi. Il ballottaggio, previsto per il 14 aprile, sembra quindi essere una mera formalità per Harutunyan, a cui basterà ottenere un numero minimo dei voti ricevuti dai suoi avversari per governare il paese nei prossimi cinque anni.

Nonostante la grande partecipazione, una serie di fattori hanno macchiato il regolare svolgimento delle elezioni. In primis, il potenziale rischio di diffusione del coronavirus ha costretto il paese a chiudere le proprie frontiere. Ciò ha portato a uno svolgimento delle elezioni in assenza di osservatori internazionali, che ha pregiudicato il riconoscimento del risultato finale. Inoltre, come denunciato dall’Ombudsman, ci sono state molteplici segnalazioni di violazioni al regolare svolgimento del processo elettorale che suggeriscono che il voto di diversi elettori non sia stato spontaneo, bensì pilotato. A ciò va aggiunto il mancato riconoscimento del Nagorno-Karabakh e, conseguentemente, della legittimità delle sue elezioni a livello internazionale. Non destano, quindi, sorpresa le dichiarazioni dell’Azerbaigian e quelle di Peter Stano, portavoce della Commissione europea, che non hanno riconosciuto la legittimità delle elezioni.

Il destino della Repubblica

Considerando come praticamente sicura l’elezione di Hartunyan al prossimo turno, è possibile tracciare la futura traiettoria del Nagorno-Karabakh. Innanzitutto, va tenuto presente come qualsiasi decisione prenda il nuovo presidente, questa non possa prescindere da un confronto con Nikol Pashinyan, primo ministro dell’Armenia. Con una popolazione esigua e il mancato riconoscimento internazionale, la repubblica de facto non può prescindere dal supporto politico, economico e militare armeno. Va notato come, prima delle elezioni, Pashinyan si sia astenuto dal sostenere qualsiasi candidato, limitandosi a incontrare privatamente i favoriti, Hartunyan incluso.

Le elezioni presidenziali in Nagorno-Karabakh mostrano come, pur essendo uno stato non riconosciuto con tutte le incognite legate a questa situazione, la piccola repubblica prosegua il suo percorso di consolidamento istituzionale.

Il voto in Nagorno Karabakh, fra pandemia e guerra

Oservatorio Balcani e Caucaso, 2 aprile 2020 di Marilisa Lorusso

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Nonostante la pandemia di coronavirus, le autorità de facto del Nagorno Karabakh hanno deciso di andare al voto il 31 marzo per le elezioni parlamentari e presidenziali. Il Covid 19 non è riuscito – del resto – a fermare nemmeno la guerra

Le si potrebbero chiamare le prime elezioni plenarie: il 31 marzo le autorità de facto del Nagorno Karabakh hanno chiamato al voto 104.348 elettori per eleggere sia il nuovo Parlamento che il Presidente della piccola repubblica secessionista. Le elezioni presidenziali sarebbero dovute tenersi nel 2017, ma dopo un referendum costituzionale che ha trasformato il sistema semi-presidenziale in un sistema presidenziale, il parlamento de facto, cioè la locale Assemblea Nazionale, aveva rieletto Bako Sahakyan come presidente. Ora ci sarà un nuovo presidente questa volta con mandato popolare. Alla tornata del 31 marzo nessuno dei candidati ha superato il 50% delle preferenze, per cui si andrà al secondo turno il 14 aprile.

Le elezioni

Un totale di 14 candidati presidenziali, 10 partiti e 2 blocchi elettorali hanno partecipato a queste elezioni presidenziali e parlamentari. L’affluenza alle urne è stata del 73,5% (76.728 voti espressi con 2.625 schede non valide).

Per le presidenziali l’ex Primo Ministro (2007-2017) e ministro di Stato (2017-2018), leader del partito Madrepatria Libera Arayik Harutyunyan ha ricevuto 36.076 voti (49,26%) ed è seguito da Masis Mayilyan, ministro degli Esteri del Nagorno-Karabakh da settembre 2017 con 19.360 voti (26,4%) e Vitaly Balasanyan (ex Segretario della sicurezza nazionale) con 10.755 voti (14,7%). Gli altri 11 candidati hanno ricevuto tra 0,2% e 2,56% dei voti ciascuno.

Secondo i risultati preliminari delle elezioni parlamentari, cinque partiti si ripartiranno i 33 seggi nella de facto Assemblea Nazionale: il partito Madrepatria Libera di Arayik Harutyunyan, che ha ricevuto 29.688 voti o il 40,4% delle preferenze, Patria Unita del ministro della Difesa Samvel Babayan che ha sostenuto la candidatura di Masis Mayilyan alle presidenziali, con 17.365 voti o 23,63% delle preferenze, il partito Giustizia di Vitaly Balasanyan, candidato alla presidenza vicino alla vecchia guardia armena che si era distinto per gli attacchi a Pashinyan, con 5.865 voti cioè il 7,9%, la Federazione Rivoluzionaria Armena, guidata da David Ishkhanyan (4.717 voti o il 6,4%) e il Partito Democratico di Artsakh Ashot Ghulyan, presidente del Parlamento dal 2005, (4.269 voti o 5,81%).

Gli altri sette partiti e coalizioni politici hanno ricevuto tra lo 0,65% e il 4,5% dei voti, non sufficienti per superare le soglie del 5% e del 7% rispettivamente per partiti e coalizioni.

In attesa che prenda forma la nuova legislatura de facto e la nuova presidenza, si deve fare il però i conti con il presente.

Il voto e la pandemia

Erano di duplice natura le preoccupazioni su come questo voto avrebbe potuto contribuire a propagare il Covid 19. Da un lato si temeva che gli assembramenti elettorali potessero contribuire alla propagazione endogena del virus all’interno del corpo elettorale. Ma il timore forse ancora più fondato era che l’arrivo degli osservatori elettorali dall’estero fosse un detonatore pandemico.

Il Nagorno Karabakh si dichiara infatti estraneo alla pandemia. Ufficialmente nessun caso è stato registrato fino alla fine di marzo. Nell’ultima decade di marzo c’erano solo 3 persone in isolamento e una trentina in quarantena perché appena rientrati, ma il territorio secessionista, largamente isolato anche a livello regionale, sembrava essere rimasto periferico rispetto all’ondata epidemica.

L’aver invitato quindi più di 900 osservatori, di cui 300 dall’esterno del Karabakh, e principalmente dall’Armenia, appariva alla soglia del voto essersi trasformato in un giocare con il fuoco.

L’Armenia sta pagando un alto prezzo al Covid, con più di 500 contagi a fine marzo e un migliaio di persone in quarantena su una popolazione di nemmeno 3 milioni di persone.

La Commissione Elettorale ha adottato pertanto misure speciali per il voto. Gli scrutatori e tutto il personale coinvolto nel voto al seggio dovevano avere guanti, mascherina e disinfettanti a base alcolica per le mani. Per il voto e la registrazione dei votanti si sono dovute usare penne monouso. Gli osservatori elettorali hanno dovuto essere certificati sani per accedere al Karabakh. Quindi tampone prima di partire, e sostituzione a carico dell’organizzazione mandante dei possibili osservatori trovati positivi, perché – come ha dichiarato il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan  – il virus non entri insieme agli osservatori.

Anche l’Armenia, consapevole del proprio potenziale virale, come misura di tutela del Karabakh il 26 marzo ha chiuso con check point gli accessi al Karabakh. L’accesso al territorio secessionista è concesso per i residenti, i trasportatori con le loro merci, e osservatori elettorali e giornalisti per le elezioni.

Nonostante le misure adottate, diverse voci si erano levate nei giorni precedenti al voto perché fosse rimandato. Ancora il 26 marzo, il candidato Mayilyan si dichiarava pronto  ad accettare anche una decisione in questo senso dell’ultimo minuto. 

La pandemia e il conflitto protratto

Il 23 marzo il Segretario generale dell’ONU invocava  un cessate-il-fuoco mondiale per non aggiungere dramma al dramma, la guerra alla pandemia.

Il cessate-il-fuoco del conflitto in Nagorno Karabakh è datato 1994, ma dal 2011 la situazione ha continuato ad essere più instabile e gli scambi di fuoco sono quotidiani. Come esempio della quantità di violazioni registrate, l’autoproclamata Armata di difesa del Nagorno Karabakh ha accusato le forze armate azerbaigiane di 230 violazioni del regime del cessate il fuoco tra l’ 8 e il 14 marzo, con un totale di 2000 colpi sparati verso posizioni armene. Per posizioni armene si intendono sia le milizie karabakhi che l’esercito regolare armeno, schierato lungo i confini armeno-azerbaigiani e lungo la linea di contatto fra il Karabakh e l’Azerbaijan, che in assenza di riconoscimento non può essere considerato confine.

Il numero di vittime armene dall’inizio del 2020 è di 12 soldati e comprende coloro che sono stati uccisi da cecchini, artiglieria pesante o che si sono suicidati a causa delle dure condizioni di vita. L’ultimo incidente il 30 marzo: due militari feriti e un civile. Secondo il portavoce del ministero della Difesa  armeno S. Stepanyan lo scambio di fuoco si sarebbe registrato nel distretto Noyemberyan, della provincia di Tavush intorno alle 19.00 e nel corso della giornata dei colpi avrebbero raggiunto i villaggi di Baghanis e Oskevan, ferendo un ragazzino di 14 anni che era su un balcone.

La data è eloquente: non è bastata una pandemia a fermare il voto, come non basta per fermare le armi. Nessun cessate-il-fuoco del ’94 da rinvigorire nel quadro del cessate-il-fuoco mondiale: si continua a sparare. E questo nonostante il rischio elevatissimo di contribuire a congestionare il sistema sanitario nazionale, nonché di portare vettori di virus dalle prime linee agli ospedali, e vice versa. E il grande incubo dei paesi a leva obbligatoria, anche di quelli in pace, è che il virus raggiunga le caserme, enormi agglomerati di migliaia di residenti costretti a spazi abitativi condivisi, e spesso in condizioni assai poco igieniche e sicure. Ancor meno nelle trentennali trincee delle prime linee del Karabakh.

L’Artsakh ricorda il quarto anniversario dell’aggressione azera

Il ministero degli Affari esteri della repubblica di Artsakh (Nagorno Karabakh) ha rilasciato il seguente comunicato stampa nel quarto anniversario della “guerra dei quattro giorni”:

«Quattro anni fa, il 2 aprile 2016, in flagrante violazione dell’accordo di cessate il fuoco, le forze armate azere hanno attaccato la Repubblica di Artsakh. Hanno preso di mira non solo le posizioni in prima linea dell’esercito di difesa di Artsakh, ma anche i civili. L’intensità e l’ampiezza delle ostilità, il numero di forze e attrezzature militari dispiegate dall’Azerbaigian, nonché le azioni della parte azera intraprese prima dell’attacco per intensificare deliberatamente le tensioni e interrompere il processo di pace indicano che l’aggressione del 2 aprile è stata un’operazione militare attentamente pianificata e preparata.

L’aggressione dell’Azerbaigian è stata accompagnata da gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle regole di guerra. Questi crimini sono stati documentati in dettaglio dall’Ufficio del difensore dei diritti umani della Repubblica di Artsakh e presentati alla comunità internazionale in due rapporti speciali.

L’aggressione nell’aprile 2016 è stato un altro tentativo dell’Azerbaigian di risolvere con la forza il conflitto tra l’Azerbaigian e il Karabakh. Solo grazie alle azioni decisive dell’Esercito di difesa dell’Artsakh, nonché al sostegno di tutti gli armeni, è stato possibile interrompere i piani militari di Baku e costringere la parte azera a conformarsi al regime del cessate il fuoco.

L’attacco dell’Azerbaigian all”Artsakh è diventato una sfida non solo per la nostra Repubblica, ma anche per il processo di pace sotto gli auspici della co-presidenza del Gruppo Minsk dell’OSCE, per la soluzione pacifica del conflitto tra l’Azerbaigian e il Karabakh. È interessante notare che poco prima dell’aggressione di aprile, il 19 marzo 2016, il presidente dell’Azerbaigian ha accusato apertamente i co-presidenti del gruppo di Minsk di “usare le loro attività distruttive per congelare il conflitto, e quindi la fede del popolo azero nelle loro attività è completamente minato ”.

L’Azerbaigian ha la responsabilità legale internazionale sia per aver scatenato l’aggressione di aprile sia per gli atti criminali commessi dai suoi militari durante l’aggressione contro Artsakh. Il fatto che i militari azeri, che avevano commesso crimini di guerra, siano stati personalmente premiati dal presidente dell’Azerbaigian è un’altra conferma che queste azioni sono state commesse su istruzioni o sotto la guida o il controllo delle autorità azere. Dato che tali crimini non hanno statuto di limitazioni, la Repubblica di Artsakh continuerà a compiere sforzi coerenti per consegnare i responsabili alla giustizia.

L’aggressione di aprile non ha fatto altro che rafforzare la determinazione del popolo e delle autorità della Repubblica di Artsakh di continuare il percorso prescelto per l’ulteriore consolidamento e sviluppo del loro Stato, che è la migliore garanzia per l’esistenza sicura e lo sviluppo pacifico della popolazione di Artsakh.

Oggi rendiamo omaggio a tutti coloro che sono deceduti, respingendo l’aggressione azera nell’aprile 2016 o diventando vittime innocenti dell’avventura militare di Baku. Esprimiamo anche la nostra gratitudine a tutti coloro che hanno sostenuto la popolazione di Artsakh durante questi tragici giorni».

Elezioni 2020, sfida al ballottaggio per Harutyunyun e Mayilyan

La repubblica di Artsakh è andata al voto per eleggere i trentatré membri dell’Assembla nazionale e contemporaneamente il nuovo presidente della repubblica così come stabilito dal nuovo assetto istituzionale dello Stato dopo la riforma costituzionale del 2017.

Si è trattato di un ulteriore conferma della statualità della repubblica di Artsakh e del livello di democrazia raggiunto. Quattrodici candidati alla presidenza della repubblica, dieci partiti più due coalizioni per il parlamento.

Gli stizziti comunicati dei governi di Azerbaigian e Turchia (Paesi ormai ridotti a livello di dittature) premiano ancora di più il percorso democratico della piccola repubblica armena.

Come indicato dai sondaggi della vigilia, Arayik Harutyunyan, già Primo ministro dal 2007 al 2017 e poi Ministro di Stato fino al giugno 2018, leader del partito “Patria libera”, è stato il più votato con il 49,26% dei consensi (36.076 voti). Dietro di lui, il ministro degli Esteri uscente Masis Mayilyan con il 26,4% (19.360). al terzo posto figura Vitali Balasanyan che ha ottenuto 10.755 voti pari al 14,7%.

Saranno pertanto HARUTYUNYAN e MAYILYAN a sfidarsi al secondo turno delle presidenziali previsto per il prossimo 14 aprile

AFFLUENZA – Alle ore 20 l’affluenza finale è risultata pari al 73,53% per complessivi 76.728 su 104.348 aventi diritto. Nel corso della giornata era stata rilevata la seguente affluenza: 24,9% (ore 11), 48,3% (ore 14), 63,8% (ore 17). Per le lezioni presidenziali del 2012 (nel 2017 il mandato transitorio a Sahakyan fu votato dai deputati) l’affluenza finale fu del 73,4%, alle elezioni parlamentari del 2015 fu del 70,8%

VARIE – Centouno cittadini si sono rivolti al dipartimento passaporti della Polizia di Stato per problemi legati ai documenti identità scaduti. 53 hanno ricevuto immediatamente documenti in sostituzione, 17 erano membri di seggio elettorale a Yerevan, 23 con periodo di registrazione temporanea scaduto (in 21 casi dei quali è stato rinnovato).

LE ELEZIONI IN ARTSAKH – Dalla sua nascita nella repubblica dell’Artsakh (fino al 2017 denominata repubblica del Nagorno Karabakh) si sono tenute sei elezioni presidenziali, sette elezioni parlamentari, sette elezioni amministrative e tre referendum costituzionali.

COMUNICATO DEL GRUPPO MINSK – A un’ora dalla chiusura dei seggi il Gruppo di Minsk dell’Osce ha rilasciato il consueto comunicato stampa che accompagna tutte le elezioni in Artsakh. Nel comunicato si legge tra l’altro che «i co-presidenti [del GM] riconoscono il ruolo della popolazione del Nagorno Karabakh nel decidere il proprio futuro in conformità con i principi e gli elementi ribaditi nella dichiarazione dei co-presidenti del 9 marzo 2019. I co-presidenti notano, tuttavia, che il Nagorno Karabakh non è riconosciuto come uno Stato indipendente e sovrano da nessuno dei paesi co-presidenti o di qualsiasi altro paese. Di conseguenza, i co-presidenti non accettano i risultati di queste “elezioni” che incidono sullo status giuridico del Nagorno Karabakh e sottolineano che i risultati non pregiudicano in alcun modo lo status finale del Nagorno Karabakh o l’esito dei negoziati in corso per portare una soluzione duratura e pacifica al conflitto del Nagorno Karabakh

SEGUONO AGGIORNAMENTI RISULTATI

Aprile 2020

(30 apr 20) RICORDATA OPERAZIONE RING – Ricordato il 29° anniversario dell’inizio dell’Operazione Anello che diede avvio alla pulizia etnica contro gli armeni della regione di Shahumyan nel nord del Nagorno Karabakh.

(30 apr 20) INCONTRO HARUTYUNYAN E MAYILYAN – Il presidente eletto e il candidato sfidante al ballottaggio si sono incontrati oggi. “Mettendo l’unità e la solidarietà del pubblico e della politica al centro della governance nella repubblica, oggi ho avuto un incontro con il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Artsakh e il candidato presidenziale alle recenti elezioni nazionali Masis Mayilyan. Abbiamo discusso diverse questioni relative alle sfide interne ed esterne che la nostra patria deve affrontare e ai recenti sviluppi nella regione. Abbiamo attribuito importanza alla creazione di un’atmosfera di rispetto e solidarietà nel paese per costruire il paese dei nostri sogni ” ha scritto Harutyunyan su Facebook

(30 apr 20) AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS – Situazione invariata. Oggi altre 27 test tutti con esito negativo.

(30 apri 20) CONVOCATA ASSEMBLEA NAZIONALE – Oggi, l’Assemblea nazionale della Repubblica Artsakh della sesta convocazione ha convocato la seduta ordinaria dell’11a sessione. Il Parlamento svolgerà le funzioni assegnate al Parlamento fino alla fine del suo mandato il 21 maggio.

(29 apr 20) COLPI DI MORTAIO AZERI – Nel pomeriggio gli azeri hanno sparato alcuni colpi di mortaio da 60 mm contro le postazioni armene nel settore est della linea di contatto. E’ dal giugno 2019 che non si registrava una simile attività. La risposta armena ha silenziato l’azione nemica. Durante la giornata sono state registrate violazioni azere del regime del cessate il fuoco con utilizzo di armi leggere in diverse parti della linea di contatto. Attualmente, la situazione sulla linea di contatto è calma.

(28 apr 20) AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS – Nel corso del Consiglio di Gabinetto, il ministro della Salute Arayik Baghryan ha preannunciato la creazione di un laboratorio multidisciplinare che consentirà di eseguire i test direttamente in Artsakh. Parlando della quantità di dispositivi di protezione disponibili nella repubblica, Bagryan ha osservato che oltre alle strutture mediche, che sono provviste di una fornitura mensile di disinfettanti, esiste una scorta di 240.000 maschere, 220.000 guanti e circa 200 tonnellate di disinfettanti per i territori. Intanto, la zona rossa istituita in tre villaggi della regione di Martuni è stata revocata.

(28 apr 20) – CONSIGLIO DI GABINETTO – Il presidente della repubblica, Bako Sahakyan, ha presieduto oggi il Consiglio di gabinetto.

(27 apr 20) COVID 19, DIMESSO ALTRO PAZIENTE – Un quinto paziente colpito dal virus è stato dimesso ad oggi. Rimangono tre ricoverati, nessun altro contagio segnalato al momento.

(26 apr 20) AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS – Il ministero della Salute rende noto che a tutta la giornata di ieri risultano registrati 8 casi in Artsakh. Quattro pazienti sono stati già dimessi e non si segnalano nuovi focolai. 17 cittadini sono in isolamento, 191 sono i test effettuati.

(26 apr 20) HARUTYUNYAN SU FACEBOOK – Il presidente eletto ha postato il seguente messaggio sul popolare social: “Cari compatrioti, ho ricevuto diversi messaggi di congratulazioni, lettere e telefonate dopo aver ricevuto i voti di fiducia delle persone alle elezioni presidenziali tenute nella Repubblica di Artsakh. Devo ammettere che tutti i desideri gentili trasmettevano calore ed erano vincolanti. Vorrei assicurarvi che sarò il presidente di ogni cittadino dell’Artsakh e farò del mio meglio per soddisfare le aspettative di tutti gli elettori e di tutti gli armeni di tutto il mondo. Indubbiamente, saremo in grado di raggiungere questo obiettivo attraverso sforzi combinati e con responsabilità. Pertanto, ho anche aspettative da ciascuno di voi per aiutarci a registrare successi che non abbiamo nemmeno sognato. Vorrei anche scusarmi con tutti coloro a cui non potevo rispondere o rispondere a lettere o telefonate per mancanza di tempo. Ringrazio ognuno di voi e mi sento obbligato davanti a tutti voi. State in salute!” .

(25 apr 20) VIOLAZIONI AZERE – Nella settimana dal 19 al 25 aprile sono state rilevate circa 180 violazioni azere del cessate-il-fuoco con circa 3500 colpi sparati all’indirizzo delle postazioni armene lungo la linea di contatto. Si segnala il giorno 21 l’abbattimento di un drone azero di ricognizione sopra la linea difensiva dell’Artsakh

(24 apr 20) SAHAKYAN SUL GENOCIDIO ARMENO – Il presidente della repubblica, Bako Sahakyan, si è rivolto alla nazione in occasione del 105° anniversario del genocidio: “Oggi è il 105° anniversario del genocidio armeno. Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle nostre vittime innocenti in condizioni speciali. Quest’anno, a causa della pandemia del coronavirus diffuso in tutto il mondo, i monumenti ai santi martiri del genocidio armeno non saranno così affollati come ogni anno. Tuttavia, sono più che fiducioso che ogni singolo armeno in ogni angolo del mondo stia vivendo mentalmente questa terribile tragedia accaduta più di un secolo fa, in lutto per i nostri fratelli e sorelle, milioni di destini mutilati, che sono stati sottoposti a indicibili violenza e tortura, fame e massacri, lasciati senza casa e riparo. Viviamo questo con profondo dolore e tristezza, allo stesso tempo pieni di fede che tali crimini crudeli e disumani non si ripeteranno mai, non solo con il nostro popolo, ma in tutto il mondo. E c’è solo un modo per raggiungere questo obiettivo: i genocidi dovrebbero essere riconosciuti e condannati incondizionatamente. Siamo grati a quei paesi, a tutte quelle persone che sono con noi in questa lotta. Tutti dobbiamo imparare lezioni dalla storia, dobbiamo imparare dalla realtà di oggi e fare tutto ciò che è in nostro potere per rendere lo stato armeno e la Madre Armenia più forti e più potenti giorno dopo giorno, per preservare la fermezza della nostra unità, l’inviolabilità e l’inevitabilità dell’eternità percorso del popolo armeno.”

(24 apr 20) CORONAVIRUS, DIMESSO ALTRO PAZIENTE – Il quarto dimesso (sugli otto a oggi contagiati) è residente nel villaggio di Mirik, focolaio del virus in Artsakh. Sta bene ed è tornato a casa.

(24 apr 20) COMMEMORATO ANNIVERSARIO GENOCIDIO ARMENO – L’emergenza Covid 19 ha impedito le tradizionali cerimonie di commemorazione del genocidio armeno, compreso il corteo che ogni anno si snoda per le vie della capitale. Al memoriale di Stepanakert le massime autorità civili e religiose dello Stato hanno posto mazzi di fiori.

(23 apr 20) NUOVO CASO DI COVID 19– Un nuovo caso di contagio da Covid19, l’ottavo in tutto lo Stato, è stato segnalato oggi. si tratta di un cittadino di uno dei villaggi della zona di Karavachar già interessati dai sette precedenti casi. Intanto oggi il presidente Sahakyan ha diretto una riunione di lavoro sull’emergenza Coronavirus.

(21 apr 20) VIDEO CONFERENZA ARMENO AZERA – I ministri degli Esteri di Armenia (Mnatsanakyan) e Azerbaigian (Mammadyarov) hanno avuto oggi una video conferenza condotta con la mediazione dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce. In collegamento era presente anche l’amb. Kasprzyk rappresentante personale del presidente dell’Osce in carica. I partecipanti hanno discusso della situazione creata nella regione a seguito della diffusione del nuovo coronavirus e hanno sottolineato che tutte le nazioni della regione stanno affrontando questa nuova sfida, indipendentemente dai confini politici. Hanno anche toccato gli ultimi sviluppi nella regione. Nel contesto della lotta globale contro il nuovo coronavirus, i partecipanti hanno sottolineato in particolare la necessità di adottare misure per il mantenimento incondizionato e il rafforzamento del regime del cessate il fuoco. Da questo punto di vista, i copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE hanno attribuito importanza al loro impegno e all’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite in merito al cessate il fuoco globale. (QUI IL COMUNICATO STAMPA)

(21 apr 20) ABBATTUTO DRONE AZERO – L’Esercito di difesa dell’Artsakh informa che nella giornata odierna è stato abbattuto un drone azero che stava sorvolando in missione di ricognizione fotografica il territorio armeno prossimo alla linea di contatto nel settore sud orientale.

(21 apr 20) ELEZIONI PRESIDENZIALI – La Commissione Elettorale Centrale ha ufficialmente proclamato eletto Arayik Harutyunyan nuovo presidente dell’Artsakh.

(20 apr 20) DAL 22 DIVIETO DI ESPATRIO – Salvo casi di comprovata necessità, dal 22 sarà vietato lasciare l’Artsakh. Lo ha deciso il Comandante per l’emergenza (Grigory Martirosyan) d’intesa con le autorità della repubblica.

(20 apr 20) CORONAVIRUS, AGGIORNAMENTO – L’addetto stampa del dipartimento che si occupa dell’emergenza ha confermato che sono rimasti sette i casi di positività. due pazienti già dimesse (sabato), 25 in isolamento. In totale sono stati effettuati 141 test.

(18 apr 20) CORONAVIRUS, DIMESSE DUE PAZIENTI – Rimangono sette, a oggi, i casi registrati in Artsakh. Altri 28 tamponi hanno dato esito negativo. Due pazienti, madre e figlia del villaggio di Mirik sono state dimesse oggi dall’ospedale. Alla loro uscita il personale ha omaggiato loro di mazzi di fiori.

(18 apr 20) INCONTRO PASHINYAN-HARUTYUNYAN – A Yerevan il neo eletto presidente dell’Artsakh ha incontrato il Primo ministro dell’Armenia al quale ha illustrato il suo prossimo piano di governo.

(18 apr 20) VIOLAZIONI AZERE – Nella settimana dal 12 al 18 aprile sono state rilevate circa 190 violazioni azere del cessate-il-fuoco con circa 1800 colpi sparati all’indirizzo delle postazioni armene lungo la linea di contatto

(18 apr 20) DEPUTATI USA INVIO CONGRATULAZIONI – Quattro membri del Congresso statunitense (Frank Pallone, Gus Bilirakis, Jackie Speier e Adam Schiff) hanno inviato messaggi di felicitazioni al neo eletto Harutyunyan.

(17 apr 20) ZONA ROSSA IN TRE VILLAGGI – Le comunità di Mirikh, Moshatagh e Tsitsernavank nella regione di Kashatagh settentrionale sono state isolate per prevenire la diffusione del virus. A Mirik vive la prima contagiata dell’Artsakh

(17 apr 20) SETTE CASI DI CORONAVIRUS – Sono sette i casi accertati di coronavirus in Artsakh. L’ultimo positivo è un medico di Karvachar che aveva in cura uno dei pazienti. La sua famiglia è stata posta in isolamento. Altri dieci tamponi hanno dato esito negativo.

(16 apr 20) HARUTYUNYAN A YEREVAN – Il neo eletto presidente, ancora non in carica, è oggi a Yerevan per alcuni incontro informali con le autorità del Paese. Nella giornata ha incontrato il presidente dell’Assemblea nazionale di Armenia Mirzoyan e il presidente della repubblica Sarkissian

(15 apr 20) HARUTYUNYAN: PRONTO A COLLABORARE CON TUTTI – Nel corso di una conferenza stampa il neo eletto presidente ha dichiarato: «Sono pronto a collaborare con tutti. Ho citato l’agenda: un programma socio-economico generale, la questione del Karabakh, la sicurezza e un lavoro armonioso con il governo dell’Armenia. Sono pronto a collaborare con tutti attorno a questo programma. Presto inizierò gli incontri con i partiti politici parlamentari e sono aperto alla cooperazione anche con i partiti politici non parlamentari.»

(15 apr 20) MESSAGGIO DI PASHINYAN AL NEO ELETTO – «Illustre Mr. Harutyunyan, A nome del governo della Repubblica di Armenia e mio personalmente, mi congratulo con Lei per essere stato eletto presidente della Repubblica di Artskh. Durante le elezioni presidenziali e parlamentari, il popolo di Artsakh ha espresso la propria volontà politica esercitando il proprio inviolabile diritto di formare organi della pubblica amministrazione attraverso elezioni competitive. Ancora una volta, il popolo di Artsakh ha affermato la propria volontà e il diritto di vivere e lavorare sulla sua terra e ha dimostrato che l’Artsakh è uno Stato indipendente e democratico con le sue istituzioni ben consolidate. Illustre Presidente della Repubblica di Artsakh, ha ricevuto il mandato del popolo di Artsakh di rafforzare la sicurezza dell’Artsakh, migliorare l’economia e costruire una società basata su valori democratici, diritti umani e libertà fondamentali. Per raggiungere questo obiettivo, ha adottato un programma di riforme globale nelle sfere dell’amministrazione statale, dell’economia, della politica, della magistratura e di altre sfere della vita sociale e può fare affidamento sul sostegno del governo della Repubblica di Armenia e personalmente io in questo processi. Auguro a Lei e al popolo eroico dell’ Artsakh successo, numerosi traguardi che credo possano essere raggiunti unendo i nostri migliori sforzi

(15 apr 20) LE CONGRATULAZIONI DI SAHAKYAN – Il presidente uscente, Bako Sahakyan, ha inviato un messaggio di congratulazioni al neo eletto Arayik Harutyunyan.

(15 apr 20) RISULTATI UFFICIALI – La Commissione Elettorale Centrale ha diffuso i dati ufficiali (soggetti a futura ratifica) del turno di ballottaggio. Risulta eletto Harutyunyan con 39860 voti (84,5%), Mayilyan ha ottenuto 5428 voti (12,1%) mentre le schede bianche o nulle sono state 1577 (3,4%). Non è stata registrata alcuna denuncia relativa allo svolgimento delle votazioni.

(15 apr 20) PASHINYAN SI CONGRATULA – Il Primo ministro dell’Armenia ha postato su Twitter un messaggio di felicitazioni per il neo eletto presidente Harutyunyan: «Mi congratulo con il popolo di Artsakh indipendente e democratico per aver completato le elezioni. Ha incaricato le autorità di rafforzare ulteriormente la sicurezza dell’Artsakh e di rappresentarla nel processo di pace. Continuiamo la nostra stretta collaborazione con l’Artsakh per raggiungere i nostri obiettivi comuni

(14 apr 20) SARKISSIAN TELEFONA A HARUTYUNYAN – Il presidente della repubblica di Armenia, Armen Sarkissian, ha avuto una conversazione telefonica con il neo eletto presidente dell’Artsakh felicitandosi per il risultato e rinnovando il legame di amicizia e collaborazione fra i due Stati.

(14 apr 20) MESSAGGIO DI HARUTYUNYAN– Il neo eletto presidente ha postato il seguente messaggio su Facebook: «Cari compatrioti, mi congratulo con tutti noi per la fine delle elezioni nazionali e l’occasione è piuttosto pesante poiché siamo riusciti a tenere entrambi i turni delle elezioni senza turbolenze in mezzo alla pandemia. I miei sostenitori e i sostenitori degli altri candidati probabilmente pensavano che queste elezioni fossero predeterminate e la partecipazione non fosse obbligatoria. Accanto a questo, possiamo registrare la transizione della Repubblica di Artsakh al prossimo livello di democrazia. Nessuna elezione è perfetta, nemmeno in paesi molto più sviluppati. Quando i nostri colleghi internazionali visiteranno la nostra regione fra un po’, saranno in grado di valutare il nostro impegno a esercitare i diritti umani fondamentali e confrontarci con alcuni paesi riconosciuti. Stiamo andando avanti. È nostro dovere costruire un futuro prospero per il nostro popolo. Auguro a tutti il successo

(14 apr 20) HARUTYUNYAN NUOVO PRESIDENTE DELL’ARTSAKH – Secondo dati provvisori Arayik Harutyunyan, come da pronostico, è stato eletto nuovo presidente della repubblica di Artsakh. Avrebbe ottenuto più dell’87% dei voti.

(14 apr 20) NUOVE RESTRIZIONI PER VIRUS – Il Ministro di Stato Grigory Martirosyan, nominato a capo del dipartimento dell’emergenza Covid 19, ha disposto l’isolamento obbligatorio di tutti i cittadini che potranno uscire dalle proprie abitazioni solo per comprovati motivi e previa compilazione e sottoscrizione di un modulo.

(14 apr 20) AFFLUENZA IN CALO – Rispetto al primo turno si registra un forte calo dell’affluenza determinato sia dall’esito pressoché scontato del voto sia dal timore del virus. Alle ore 11 avevano votato 15.771 elettori pari al 15,2% (al primo turno 24,9%), alle ore 11 i votanti sono stati 29.443 ovvero il 28,4% (48,3% il 31 marzo) mentre alle 17 l’affluenza faceva registrare 38.839 elettori (il 37,5% contro il 63,8% di due settimane fa)

(14 apr 20) AL VIA BALLOTTAGGIO PRESIDENZIALI – Si vota sino alle venti (ora locale, le 18 in Italia) per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. Al primo turno Arayik Harutyunyan aveva sfiorato la maggioranza assoluta di voti con il 49,26% dei voti mentre al secondo posto si era piazzato Masis Mayilyan con il 26,4% delle preferenze.

(13 apr 20) CONFERMATO BALLOTTAGGIO – Nonostante l’emergenza per il Covid 19, è stato confermato il turno di ballottaggio alle elezioni presidenziali di domani. Tutti i seggi sono stati sanificati e verranno adottate particolari procedure di accesso agli stessi al fine di contenere la diffusione del virus. Il ministero della Salute ha fornito 71500 mascherine, 14000 paia di guanti, 600 contenitori con gel disinfettante. La polizia ha ricevuto in dotazione 500 mascherine, 1000 paia di guanti e 60 flaconi di gel.

(12 apr 20) EMERGENZA CORONAVIRUS – Il presidente della repubblica Bako Sahakyan ha firmato il decreto con il quale dichiara lo stato di emergenza in Artsakh in relazione alla pandemia di Covid 19. Il presidente ha convocato una riunione allargata della Commissione interdipartimentale che coordina la prevenzione della diffusione del coronavirus con la partecipazione di rappresentanti dei rami legislativo, esecutivo e giudiziario dello Stato.

(12 apr 20) AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS – Il Ministero della Salute dell’Artsakh informa che il numero dei soggetti risultati positivi al coronavirus è salito a sei. Quattro persone non in isolamento.

(11 apr 20) AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS – Il Ministero della Salute dell’Artsakh informa che la condizione di salute di uno – un residente di Karvachar – dei cinque cittadini infettati dal nuovo coronavirus è valutata come moderata in ragione di altre patologie preesistenti. Gli altri quattro cittadini non presentano sintomi riconducibili al virus. Il presidente della repubblica ha convocato un’altra riunione di lavoro dedicata al tema.

(11 apr 20) VIOLAZIONI AZERE – Nella settimana dal 5 all’11 aprile sono state rilevate circa 120 violazioni azere del cessate-il-fuoco con circa 1200 colpi sparati all’indirizzo delle postazioni armene lungo la linea di contatto

(11 apr 20) ELEZIONI GENERALI – La Procura generale della repubblica ha reso noto che sono pervenute 72 segnalazioni di irregolarità durante lo svolgimento delle elezioni generali del 31 marzo. Esaminati gli atti, la Procura ha deciso di aprire una istruttoria per diciotto casi.

(10 apr 20) AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS – Quattro poliziotti si sono messi in auto isolamento pur non presentando sintomi. Quattordici abitanti della regione di Askeran sono stati posti in isolamento a causa di contatti avuti con un trasportatore merci proveniente dall’Armenia che si era trattenuto in Artsakh solo per un paio d’ore ma era entrato in contatto con il personale di un magazzino. Sono stati eseguiti test su altre tredici persone e i risultati saranno conosciuti in serata.

(10 apr 20) 28° ANNIVERSARIO MASSACRO DI MARAGHA – Il ministero degli Affari esteri ha diffuso un comunicato stampa in occasione del 28° anniversario del massacro di armeni a Maragha. [Qui il testo]

(9 apr 20) ALTRI DUE CASI DI CORONAVIRUS – Il ministero della Salute informa che sono stati individuati altri due soggetti positivi al Covid 19. Una era la nuora della paziente 1, si era auto isolata dal 2 aprile. Il secondo è un cittadino dell’Armenia giunto in Artsakh nel villaggio di Moshatagh e ora posto in isolamento; sarà trasferito nel suo Paese natale.

(9 apr 20) RAFFORZATI CONTROLLI AI VALICHI – Il presidente della repubblica ha impartito l’ordine di rafforzare le misure di controllo ai valichi doganali di collegamento con l’Armenia al fine di prevenire la diffusione del virus in Artsakh.

( 8 apr 20) RIUNIONE PRESIDENTE SU CORONAVIRUS – Il presidente della repubblica ha convocato una riunione di lavoro per analizzare la situazione Coronavirus anche alla luce del primo infetto nella regione di Kashatagh . Analizzate anche le misure da prendere in occasione del turno di ballottaggio per le presidenziali previsto per il 14 aprile.

(8 apr 20) STABILI CONDIZIONI PAZIENTE – Sono stabili e al momento non destano preoccupazione le condizioni della prima paziente positiva in Artsakh al Covid 19. Tutti gli abitanti del piccolo villaggio di Mirik si sono messi in auto-quarantena così come nello specifico la ventina di persone che erano entrate in contatto con lei. Nessuno presenta sintomi riconducibili al virus.

(7 apr 20) PAZIENTE TRASPORTATO A YEREVAN – Il primo contagiato dell’Artsakh, una donna di sessanta anni, oggi è stata trasportata a Yerevan pur essendo asintomatica. Lo ha dichiarato il ministro della Salute Arayik Baghiryan.

(7 apr 20) CORONAVIRUS, PRIMO CASO IN ARTSAKH – Il ministero della Salute informa che è stato registrato il primo caso nella repubblica di Artsakh. Si tratta di una donna abitante del villaggio di Mirik (regione di Kashatagh). Su di lei e sul suo vicino di casa è stato eseguito un test che nel primo caso ha dato esito positivo. La donna era stato nei giorni scorsi in Armenia a trovare la sorella. Il villaggio di Mirik, poche decine di abitanti, si trova in una zona piuttosto isolata nella parte settentrionale della regione a 39 km da Berdzor e a 89 da Stepanakert. per sicurezza altri 17 abitanti entrati in contatto con la donna sono stati posti in quarantena e le loro case sanificate. Rafforzati i controlli ai checkpoint di frontiera.

(6 apr 20) CONFERMATO BALLOTTAGGIO IL 14 APRILE – Risulta confermato il secondo turno di ballottaggio per il giorno 14 aprile anche se uno dei contendenti (Masis Mayilyan, attuale ministro degli Esteri) ha invitato gli elettori a non recarsi ai seggi come misura cautelativa contro il virus Covid 19. Al primo turno Harutyunyan aveva sfiorato l’elezione con oltre il 49% dei consensi.

(6 apr 20) CORONAVIRUS, ISPEZIONI NEI NEGOZI – A Stepanakert sono in corso ispezioni amministrative al fine di verificare il corretto rispetto delle regole di contenimento del virus.

(6 apr 20) FERITO TRASFERITO A YEREVAN – Il soldato ferito ieri da un cecchino azero è in condizioni stabili e non sarebbe in pericolo di vita. Dopo il ricovero a Stepanakert è stato trasferito all’ospedale militare di Yerevan.

(5 apr 20) FERITO SOLDATO ARMENO – Il ventenne Arayik Shakhpazyan è stato colpito da fuoco azero intorno alle ore 17,30 locali in una zona non comunicata lungo la linea di contatto.

(4 apr 20) VIOLAZIONI AZERE – Nella settimana dal 27 marzo al 4 aprile sono state rilevate circa 170 violazioni azere del cessate-il-fuoco con circa 1300 colpi sparati all’indirizzo delle postazioni armene lungo la linea di contatto

(4 apr 20) MORTE SOLDATO, INDAGINI – Un militare di cui non è stato diffuso il nome sarebbe detenuto con l’accusa di aver intenzionalmente sparato e ucciso il commilitone Garegin Babakekhyan per nascondere un comportamento contrario alle regole militari. Non sono stati forniti ulteriori particolari.

(3 apr 20) SITUAZIONE LINEA DI CONTATTO – Il ministero della Difesa ha smentito voci diffuse da media azeri secondo i quali forze armate armene avrebbero aperto il fuoco contro villaggi, veicoli e mezzi agricoli al lavoro. La situazione rimane relativamente calma sulla linea di contatto. Nei giorni scorsi si è registrata invece instabilità lungo la frontiera tra Azerbaigian e Armenia (regione di Tavush) con militari azeri che hanno bersagliato i villaggi di confine ferendo anche alcuni civili e militari.

(3 apr 20) MAYILYAN RINUNCIA AL 2° TURNO? – Il giornale dell’Armenia “Hraparak” scrive che Mayilyan (attuale ministro degli Esteri, indipendente), risulta secondo nell’elezione presidenziale del 31 marzo potrebbe rinunciare al secondo turno di ballottaggio in quanto il partito “Patria Unita di Samvel Babayan (dal quale ha ricevuto la maggior parte dei voti) potrebbe aver raggiunto un accordo con Harutyunyan.

(3 apr 20) MUORE SOLDATO, FORSE SUICIDIO – Risulta aperta un’inchiesta per la morte del soldato ventenne (originario della cittadina Abovyan in Armenia) Garegin Babakekhyan deceduto alle 12,35 (locali) per un colpo di arma da fuoco al mento.

(2 apr 20) CORONAVIRUS, ANCORA NESSUN CONTAGIO – Il ministero della Salute comunica che a oggi non è stato ancora segnalato alcun caso positivo in Artsakh. Nella giornata di ieri sono stati eseguiti tamponi, risultati negativi al virus, su tre cittadini.

(2 apr 20) QUARTO ANNIVERSARIO AGGRESSIONE AZERA – Il ministero degli Affari esteri della repubblica di Artsakh ha rilasciato un comunicato in occasione del quarto anniversario della “guerra dei quattro giorni”. QUI IL TESTO DEL COMUNICATO

(1 apr 20) ELEZIONI, RISULTATI PROVVISORI – In attesa dei risultati definitivi, la Commissione Elettorale Centrale ha comunicato che per le elezione alla presidenza della repubblica nessun candidato ha ottenuto il 50% dei voti e pertanto sarà necessario un secondo turno in data 14 aprile. Arayk Harutyunyan ha ottenuto il 49,26% dei voti (36.076), seguito da Masis Mayilyan con il 26,4% (19.360). Saranno loro a sfidarsi al secondo turno di ballottaggio.

Elezioni 31 marzo, 904 osservatori e 197 rappresentanti mass media finora accreditati

Il servizio stampa della Commissione elettorale centrale ha fornito oggi i dati relativi agli osservatori e ai media che seguiranno le elezioni generali in Artsakh in programma il 31 marzo.

Non sembrano avere seguito al momento le voci che davano possibile un rinvio della consultazione elettorale a causa dell’emergenza coronavirus.

Complessivamente sono state accreditate quindici organizzazioni con 904 osservatori da Artsakh e Armenia per svolgere la missione di osservazione. Più specificatamente nove ONG con 437 osservatori sono state accreditate dall’Artsakh mentre sei ONG con un totale di 467 osservatori risultano accreditate dall’Armenia. Sul sito web della Commissione Elettorale Centrale è attualmente menzionata solo un’organizzazione internazionale di osservazione, vale a dire l’Istituto di studi politici e sociali della regione del Mar Nero-Caspio, con un solo osservatore. Il processo di accreditamento degli osservatori internazionali è ancora in corso per quanto l’emergenza coronavirus ha di fatto interrotto le richieste di viaggio e accreditamento.

Per quanto riguarda i media, ne risultano accreditati 37: tredici con 74 rappresentanti sono locali, 21 con 114 rappresentanti arrivano dall’Armenia e tre con nove componenti provengono da altre nazioni.