Un “corridoio” pericoloso
Cerchiamo di fare il punto sulla questione del cosidetto “Corridoio di Zangezur. Un progetto fortemente voluto da Turchia, Azerbaigian, USA, Europa e (forse) Russia con importanti ricadute in termini politici ed economici ma anche foriero di gravi rischi per la sicurezza dell’Armenia che dovrebbe essere attraversata da un passante ferroviario e forse anche stradale che colleghi la repubblica autonoma del Nakhjivan al resto dell’Azerbaigian (attraverso l’Artsakh occupato).
Vediamo in primo luogo e sinteticamente gli aspetti politici della vicenda:
1) Non esiste alcun “corridoio di Zangezur”. Questa non è una espressione geografica ma una etichetta politica di matrice turco-azera.
2) Un collegamento tra Nakhjivan e Azerbaigian (passando attraverso l’Armenia meridionale e l’Artsakh occupato) è fortemente richiesto da Turchia e Azerbaigian ma anche auspicato da USA e, in misura minore, Europa. La Russia era fino qualche tempo fa non contraria ma poi i rapporti tra Mosca e Baku si sono irrimediabilmente guastati e oggi potrebbe vedere la nascita del “corridoio” alla stregua di una ingerenza occidentale nel Caucaso.
3) Questo “corridoio” dovrebbe essere costituito da una linea ferroviaria e (forse anche) una strada tagliando in due la regione armena del Syunik e di fatto privando Yerevan della propria sovranità territoriale nell’area interessata oltre che del collegamento con l’Iran.
4) Gli USA recentemente si sono offerti di “prendere in affitto” il corridoio garantendo per la sicurezza armena con un contigente di guardie private. Al momento la proposta non pare sia stata accolta da Yerevan anche se qualche organo di informazione a ipotizzato che in realtà sia stato già firmato un accordo.
5) L’Azerbaigian, al contrario, rifiuta qualsiasi ipotesi di corridoio all’interno del suo territorio (Nakhjivan, in particolare). In buona sostanza richiede all’Armenia quello che non è disposto a concedere neppure dopo la ipotetica firma di un accordo di pace.
6) L’Armenia ha proposto di garantire libero transito alle merci provenienti dall’Azerbaigian ma senza rinunciare ai propri diritti di Stato sovrano. Si consideri che per avere libero passaggio di persone e cose all’interno dell’Unione europea ci sono voluti decenni. L’Azerbaigian invece vorrebbe imporre (peraltro senza aver firmato alcun accordo di pace) il proprio “diritto” (fra una minaccia e l’altra del dittatore Aliyev…) approfittando della debolezza della controparte armena.
7) Non si tratta solo di una questione economica ma anche politica. Non a caso tutto i soggetti interessati vogliono il passante attraverso il territorio armeno e non quello iraniano pochi chilometri più a sud. Aliyev sa bene che Teheran non accetterebbe mai un transito senza controllo doganale, mentre gli USA vorrebbero utilizzare questo corridoio per mettere pressione all’Iran lungo il suo confine settentrionale.
Stante il fortissimo interesse azero (e turco) per lo sblocco del transito (che avrebbe indubbiamente importanti positive ricadute economiche) ancora non è chiara la contropartita che potrebbe ricevere l’Armenia a fronte di una sua concessione. A meno che non si rimanga nel campo della solita minaccia di Baku (“se non mi dai quello che voglio, me lo prendo con la forza…”).
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Vediamo ora in concreto come potrebbe realizzarsi un transito dal Nakhjivan all’Azerbaigian senza ledere (eccessivamente) i diritti di sovranità armena tenuto conto che il regime azero di Aliyev pretende libero transito di cose e persone senza alcun controllo doganale.
1) il territorio dell’Armenia meridionale (Syunik) è particolarmente montuoso e non è facile realizzare infrastrutture se non a costo di scavare lunghi tunnel attraverso le catene montuose che scendono da nord verso sud.
2) Solo lungo il confine con l’Iran, lungo il corso del fiume Arax, si estende una molto stretta fascia relativamente pianeggiante e, non a caso, tutte le ricostruzioni di questo ipotetico passante lo prevedono proprio in quella zona (non oltre l’Arax perché sarebbe territorio iraniano).
Dal confine con il Nakhjivan verso est corre una strada di servizio che segue il corso del fiume e la frontiera con l’Iran. Solo all’altezza di Agarak (dove c’è il controllo doganale con l’Iran) si apre una zona pianeggiante ma è quasi tutta occupata dall’insediamento e dalle attività produttive. La statale M2 corre sempre lungo il fiume per poi piegare dopo alcuni chilometri verso nord in direzione Meghri e Kapan. Da lì in poi, sempre andando verso est, c’è solo una strada di servizio.
3) Lo spazio dunque per una (nuova?) strada e per una ferrovia è veramente limitato. Oltretutto, realizzare un “corridoio” in quella stretta fascia equivarrebbe di fatto a privare l’Armenia di tutto il controllo sul confine con l’Iran limitando la sua sovranità in un’area strategicamente importante.
4) queste valutazioni portano a concludere che l’ipotesi di un passante ferroviario e stradale è scarsamente attuabile perché occuperebbe una fascia troppo ampia rispetto allo spazio disponibile. A meno di non spostarlo verso nord ma a costo di imponenti opere di ingegneria comportanti la realizzazione di costosi tunnel per quasi l’intero tracciato (oltre 40 chilometri).
5) Va anche detto che una strada sarebbe difficilmente controllabile dalle forze di sicurezza armene o di altri Paesi. Anche il collegamento ferroviario lascia dubbi riguardo alla possibilità (tutt’altro che remota) che azeri o turchi si infiltrino in Armenia sfruttando il passaggio ferroviario ma garantisce comunque un margine di maggior sicurezza per gli armeni solo che si attivino determinati controlli sia lungo il tracciato che eventualmente all’ingresso e all’uscita del territorio dell’Armenia. Pensiamo ad esempio alla possibilità di bloccare dall’esterno i vagoni merci in modo che nessuno possa scendere dal treno durante il tragitto.
6) Il transito ferroviario per le persone non garantisce sicurezza agli armeni e, almeno per qualche anno, dovrebbe essere escluso fin tanto che le relazioni fra i due Paesi non si normalizzassero.
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Nella terza parte di questo approfondimento vedremo le ricadute positive e negative di questo progetto sull’Armenia.