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La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Azerbaigian per il brutale assassinio di Gurgen Margaryan

Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Artsakh (Repubblica del Nagorno Karabakh) ha rilasciato una dichiarazione sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) relativa all’omicidio dell’ufficiale armeno Gurgen Margaryan da parte dell’ufficiale azero Ramil Safarov in Ungheria nel 2004, come anche all’estradizione, alla grazia e alla glorificazione dell’assassino in Azerbaigian. La dichiarazione recita come segue:

«Il 26 maggio 2020, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sentenziato sull’omicidio dell’ufficiale armeno Gurgen Margaryan da parte dell’ufficiale azero Ramil Safarov in Ungheria nel 2004, nonché sull’estradizione, la grazia e la glorificazione dell’assassino in Azerbaigian. La Corte ha stabilito che l’Azerbaigian aveva violato l’articolo 2 (diritto alla vita) e l’articolo 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

È interessante notare che durante il procedimento, la Corte ha osservato che le azioni dell’Azerbaigian – la grazia di Ramil Safarov immediatamente dopo il suo arrivo in Azerbaigian, il pagamento degli stipendi durante il suo soggiorno nella prigione ungherese, la fornitura di un appartamento e l’avanzamento della carriera – indicano che l’Azerbaigian riconosce e accetta i crimini di Ramil Safarov come propri.

La Corte ha anche sottolineato che ognuna di queste misure individualmente e collettivamente aveva testimoniato che varie strutture statali e alti funzionari avevano approvato e incoraggiato le azioni di Ramil Safarov e che l’approvazione e l’incoraggiamento erano fortemente sostenuti dalla società azera nel suo insieme.

Come abbiamo ripetutamente affermato, perdono, la eroizzazione e glorificazione popolare di un assassino come modello da seguire sono parte integrante della politica statale delle autorità azere condotta per anni sull’incitamento dell’armenofobia nel paese e l’incoraggiamento dei crimini d’odio contro gli armeni. Riteniamo necessario ricordare ancora una volta che le manifestazioni di razzismo e xenofobia contro gli armeni in Azerbaigian sono state più volte menzionate nei documenti di numerose organizzazioni internazionali, in particolare il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale, la Commissione europea contro Razzismo e intolleranza e Comitato consultivo del Consiglio d’Europa sulla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali.

Il fatto che non solo le autorità azere, ma anche la maggior parte della società azera approvino e incoraggino l’odioso crimine commesso da Ramil Safarov è un segnale allarmante di una seria trasformazione della coscienza pubblica nel paese.

La sentenza della CEDU sull’assassinio dell’ufficiale armeno Gurgen Margaryan da parte dell’ufficiale azero Ramil Safarov può e dovrebbe diventare una base per prendere misure pratiche, sostenute dalla comunità internazionale, per sradicare i fenomeni negativi causati dalla politica e dalla pratica pluriennali dello stato Le autorità azere hanno iniettato il “virus dell’odio” contro gli armeni e tutto ciò che è armeno nella coscienza pubblica.»

[traduzione e grassetto redazionale]