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Riflessioni e documenti di attualità

 

 

 


INTERVISTA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI DELLA REPUBBLICA DEL NAGORNO KARABAKH, KAREN MIRZOYAN (News.am, 6.08.14)

Come commenta la situazione attuale sulla linea di contatto creato a seguito di violazioni del cessate il fuoco da parte del regime Azerbaigian?
Alla fine di luglio - primi di agosto, le forze armate azere hanno lanciato una serie di azioni sovversive e tentativi di penetrare nel territorio della repubblica del Nagorno Karabakh, che sono stati efficacemente impediti dall'Esercito di difesa della repubblica del Nagorno Karabakh.
Questa nuova avventura dell’Azerbaigian, che ha portato un gran numero di perdite umane e ha causato un drastico aumento delle tensioni nella zona del conflitto, si rivolge principalmente a minare gli sforzi di mediazione dei Paesi co-presidenti del Gruppo di Minsk dell'OSCE che si occupano del conflitto azero-karabako.
Le autorità della repubblica del Nagorno Karabakh hanno ripetutamente attirato l'attenzione dei mediatori e della comunità internazionale nel suo complesso circa i tentativi in ​​corso da parte dell'Azerbaigian per destabilizzare la situazione e la necessità di adottare misure concrete ed efficaci per porre fine ad essi.

Purtroppo, la mancanza di una valutazione adeguata e una condanna forte e mirata delle violazioni del cessate il fuoco continuano a generare un falso senso di permissività e impunità in Azerbaigian, che, sullo sfondo di completo distacco dalla realtà del conflitto e dal processo di negoziazione, porta solo a crescenti tensioni e al deterioramento della situazione.
L'attuale escalation drastica delle tensioni sulla linea di contatto tra le forze armate del Nagorno Karabakh e della repubblica dell’Azerbaigian ha segnato il culmine di numerose provocazioni e violazioni del cessate il fuoco da parte dell'Azerbaigian nel corso degli ultimi mesi.


Quali misure dovrebbero essere prese per ridurre le tensioni e garantire la stabilità sulla linea di contatto?
Il Karabakh continuerà a contrastare qualsiasi tentativo dell’Azerbaigian di destabilizzare la situazione in prima linea e di aumentare il livello di tensione nella zona del conflitto.
Allo stesso tempo, essendo impegnato esclusivamente alla risoluzione pacifica del conflitto, noi crediamo che gli eventi recenti indicano la necessità di intensificare gli sforzi per sviluppare e adottare misure urgenti per disinnescare le tensioni e rafforzare la fiducia e la sicurezza sulla linea di contatto.

La repubblica del Nagorno Karabakh ha sempre guardato a iniziative volte a ridurre le tensioni e promuovere la stabilità e la tranquillità sulla linea di contatto tra le forze armate del Nagorno Karabakh e l’Azerbaigian, così come da ultimo è stato sintetizzato nella dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri del NK con la dichiarazione del 12 maggio, il 2014.

Noi crediamo che l'attuazione immediata delle misure urgenti di cui sopra, così come lo sviluppo di meccanismi efficaci per indagare sulle violazioni del cessate il fuoco, consentirà di stabilizzare la situazione e affrontare in futuro rapidamente potenziali incidenti sulla linea di contatto.

Da parte sua, la repubblica del Nagorno Karabakh è pronta a fornire alla comunità internazionale le informazioni dettagliate sui recenti incidenti e a contribuire al rafforzamento del cessate il fuoco al fine di creare le condizioni per la soluzione pacifica del conflitto tra Azerbaigian e Nagorno Karabakh.


 

 

 

COMUNICATO GOVERNO ARTSAKH (16 AGO 2013)

 

 

In risposta alla cosiddetta black list nella quale sono state inserite dall’Azerbaigian 335 personalità del mondo politico, artistico e dell’informazione di quarantuno diversi paesi, ree di aver visitato “senza permesso” il Nagorno Karabakh, il governo della repubblica del Nagorno Karabakh – Artsakh ha rilasciato il seguente comunicato:

Le autorità della repubblica del Nagorno Karabakh hanno espresso in più occasioni la loro profonda preoccupazione per la fraudolenta campagna dell’Azerbaigian mirata a distorcere la natura del conflitto tra Azerbaigian e Nagorno Karabakh ed ingannevole per la comunità internazionale. Questa campagna aumenta di anno in anno, introducendo nuovi sofisticati metodi di falsificazione, provocazione e vecchie minacce.

I più recente esempi di tale campagna propagandistica sono la circolazione della lettera del 26 luglio 2013 alle Nazioni Unite indirizzata ai membri delle Nazioni Unite affinché mettano in guardia i propri cittadini dal visitare la repubblica del Nagorno Karabakh “senza la prioritaria autorizzazione del governo dell’Azerbaigian” come pure la pubblicazione di una lista di persone dichiarate “personae non gratae dal Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian a causa della loro visita nel NK. Questa lista di 335 individui provenienti da 41 paesi include membri di parlamenti, prominenti figure pubbliche, esperti di arte e cultura, giornalisti, studenti e turisti.

In tale contesto il ministero degli Affari Esteri della repubblica del Nagorno Karabakh ritiene doveroso affermare quanto segue:

la repubblica del NK è uno stato indipendente con una popolazione che non dovrebbe essere privata della possibilità di esercitare i propri fondamentali diritti umani in ogni caso così come statuito dall’art. 2 della Dichiarazione Universale dei diritti umani che stabilisce che “nessuna distinzione dovrà essere fatta sulla base dello status politico, giurisdizionale o internazionale del paese o del territorio al quale una persona appartiene, che sia esso indipendente, amministrato, non autogovernato o sotto qualsiasi altra limitazione di sovranità”.

Il popolo del NK ha costituito il proprio stato esercitando il proprio inalienabile diritto all’auto determinazione in pieno accordo con le norme ed i principi del diritto internazionale ed agendo nella allora cornice costituzionale e legale dell’Unione Sovietica. Dal primo giorno dello stabilimento della repubblica del Nagorno Karabakh, a differenza dell’Azerbaigian, ha intrapreso la strada della costruzione di uno stato democratico che assicuri i diritti e le libertà ai propri cittadini. L’autorità della NK intende continuare la politica del completo sviluppo della repubblica e delle sue istituzioni democratiche ed ha ripetutamente espresso la sua disponibilità ad una salutare reciproca cooperazione con tutte le parti interessate.

Sin dall’inizio l’Azerbaigian ha rigettato ogni possibilità di dialogo civile con il NK ed ha aderito alla politica di incardinamento del conflitto tra Azerbaigian e NK attraverso l’applicazione di brutale, sproporzionata e indiscriminata forza contro la popolazione civile. Ha portato avanti pulizie etniche sia nel territorio proprio del NK che in aree dell’Azerbaigian popolate da armeni, scatenando una aggressione militare in piena regola contro il Nagorno Karabakh.

Nonostante il processo di negoziazione in corso e gli impegni assunti dalla conclusione dell’accordo di cessate-il-fuoco, la leadership azera continua ad interpretare selettivamente le norme e i principi del diritto internazionale, aumentando così lo stato di crescente tensione e diffidenza ed ignorando la realtà esistente. Illuso dal suo linguaggio fatto di ostilità e minacce, l’Azerbaigian ha fatto un passo avanti in una direzione sbagliata e minaccia di sanzioni i cittadini di paesi terzi che visitano la repubblica del Nagorno Karabakh. Tale politica dell’Azerbaigian si inserisce perfettamente nella logica del sua considerazione interna del diritti umani che sta cercando di imporre ai cittadini stranieri.

Tali altamente irresponsabili passi ostacolano ogni tentativo di stabilire un’atmosfera di fiducia tra la repubblica del Nagorno Karabakh e la repubblica dell’Azerbaigian, essenziale per una pacifica risoluzione del conflitto. Essi anche ostacolano gli sforzi di mediazione in corso portati avanti dai co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce nel tentativo di ricercare una completa e duratura soluzione al conflitto tra Azerbiagian e Nagorno Karabakh.

Vale oltretutto la pena sottolineare come a dispetto degli impedimenti fittizzi creati dagli azeri, il numero dei turisti in visita al NK cresce stabilmente: durante la sua storia di indipendenza, decine di migliaia di cittadini stranieri hanno già visitato la repubblica del Nagorno Karabakh a testimonianza del clima di sicurezza costruito dal popolo del NK amante della libertà e in un crescente interesse internazionale per il ricco patrimonio culturale e storico della nostra terra natale. È essenziale sottolineare come il tasso di criminalità nel Nagorno Karabakh sia uno dei più bassi d’Europa e nessun serio incidente è mai stato registrato nel nostro paese con il coinvolgimento di cittadini stranieri.

Il ministero degli Affari Esteri della repubblica del Nagorno Karabakh sollecita le autorità dell’Azerbaigian ad abbandonare i tentativi controproducenti di ostacolare la visita di stranieri nel NK ed a indirizzare le proprie energie e risorse, sprecate in tali provocatorie e infondate azioni, verso piuttosto la realizzazione di un accordo sostanziale tra le parti in conflitto al fine di promuovere pace e stabilità per l’intera fragile regione del Caucaso meridionale.

Il ministero degli Affari Esteri della repubblica del Nagorno dà il benvenuto ed incoraggia la visita degli stranieri, sia a livello di delegazioni ufficiali che di turisti nel NK. Tali visite e contatti interpersonali, in generale, contribuiscono alla creazione di un clima di fiducia e di cooperazione nella regione e sono essenziali per la comunità internazionale per ottenere informazioni veritiere ed obiettive sulla repubblica del Nagorno Karabakh. (traduzione redazionale)


 


 

DICHIARAZIONE OSCE A DUBLINO (6 dic 12)

Nell’ambito della riunione a Dublino (Irlanda) del Consiglio dei ministri dell’Osce il Ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov, il Segretario di Stato degli Stati Uniti Hillary Rodham Clinton, e il ministro delegato per gli affari europei della Francia Bernard Cazeneuve hanno rilasciato oggi la seguente dichiarazione: «in occasione della riunione del Consiglio dei ministri dell'OSCE a Dublino, noi, i capi delegazione dei paesi co-presidenti del Gruppo di Minsk dell'OSCE, invitiamo le parti nel conflitto del Nagorno Karabakh a dimostrare la volontà politica necessaria per raggiungere una soluzione pacifica. Come i nostri presidenti hanno affermato a Los Cabos in data 18 giugno 2012, le parti dovrebbero essere guidate dai principi di Helsinki, in particolare quelli relativi al non uso della forza o la minaccia della forza, l'integrità territoriale e la parità dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, nonché gli elementi indicati nelle dichiarazioni dei nostri paesi a L'Aquila nel 2009 e Muskoka nel 2010. Ricordando la dichiarazione dei nostri presidenti a Deauville nel 2011, abbiamo ancora una volta esortato le parti a prendere misure decisive per giungere ad una soluzione pacifica. Ci dispiace che le aspettative dei più rapidi progressi nel processo di pace, che sono state evidenziate dalla dichiarazione congiunta dei presidenti dell'Armenia e dell'Azerbaigian con il Presidente della Federazione russa a Sochi il 23 gennaio 2012, non sono state soddisfatte. Invece, le parti hanno cercato troppo spesso un unilaterale vantaggio nel processo di negoziazione, piuttosto che cercare di trovare un accordo, basato sulla reciproca comprensione. Pur riconoscendo la diminuzione negli ultimi mesi dei gravi incidenti lungo la linea di contatto e di confine, segnaliamo alle parti la necessità di continuare a rispettare il cessate il fuoco del 1994, e che l'uso della forza militare non risolverà il conflitto. Esortiamo le parti ad astenersi da azioni e dichiarazioni che si basano su sentimenti di inimicizia tra le loro popolazioni e hanno aumentato le tensioni negli ultimi mesi. I leader delle parti devono preparare i loro popolazioni per il giorno in cui tornerà a vivere come vicini di casa, non nemici, nel pieno rispetto reciproco delle culture, storia e tradizioni. Esortiamo le parti a dimostrare un maggiore senso di urgenza nel processo di pace e di lavorare con i co-presidenti per dare piena considerazione e attenzione alle idee presentate dai co-presidenti durante il loro viaggio nella regione nel mese di novembre. Diamo il benvenuto alla disponibilità dei Ministri degli Esteri dell'Azerbaigian e dell'Armenia di incontrarsi congiuntamente con i co-presidenti ai primi nel 2013 per continuare queste discussioni. I nostri paesi continuano a essere pronti a fare tutto il possibile per assistere le parti, ma la responsabilità di porre fine al conflitto del Nagorno Karabakh rimane a loro.» (traduzione redazionale)

 


 

RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO SULL'AZERBAIGIAN: IL CASO SAFAROV
13.09.12 (2012/2785(RSP))


Il Parlamento europeo,

– viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Azerbaigian, in particolare quelle riguardanti i diritti dell'uomo,

– vista la prassi consolidata del diritto internazionale in materia di trasferimento, vale a dire la Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, in base alla quale si è deciso di sviluppare la cooperazione per favorire i fini della giustizia e la riabilitazione sociale delle persone condannate, dando loro l'opportunità di scontare le sentenze all'interno della società cui appartengono,

– vista la dichiarazione rilasciata il 5 settembre 2012 dal Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, sulla grazia concessa a Ramil Safarov in Azerbaigian,

– vista la dichiarazione comune rilasciata il 3 settembre 2012 da Catherine Ashton, alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e dal Commissario Štefan Füle, sul rilascio di Ramil Safarov,

– vista la dichiarazione rilasciata il 4 settembre 2012 dal Segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjørn Jagland,

– vista la lettera ufficiale inviata il 15 agosto 2012 al Ministero ungherese della pubblica amministrazione e della giustizia dal Viceministro della giustizia della Repubblica di Azerbaigian, Vilayat Zahirov,

– vista la dichiarazione rilasciata il 3 settembre 2012 dal Primo ministro ungherese Viktor Orbán, in cui si dà assicurazione che l'Ungheria ha agito in conformità con i propri obblighi internazionali,

– visti l'accordo di partenariato e cooperazione tra l'UE e l'Azerbaigian, entrato in vigore nel 1999, e i negoziati in corso tra le due parti su un nuovo accordo di associazione che sostituirà il precedente,

– visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che Ramil Safarov era detenuto in un carcere ungherese dal 2004 dopo aver brutalmente ucciso un collega armeno durante un corso sponsorizzato dal programma NATO di partenariato per la pace a Budapest; che Safarov si è dichiarato colpevole e non ha espresso alcun rimorso a difesa della propria azione per il motivo che la vittima era armeno;

B. considerando che il 31 agosto 2012 Safarov, tenente delle forze armate azere, incriminato per omicidio e condannato all'ergastolo in Ungheria, è stato trasferito in Azerbaigian su richiesta da tempo espressa da parte delle autorità azere;

C. considerando che, immediatamente dopo il trasferimento di Safarov in Azerbaigian, il presidente azero Ilham Aliyev gli ha concesso la grazia, conformemente alla Costituzione della Repubblica di Azerbaigian e all'articolo 12 della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate; che le autorità ungheresi non potevano ignorare il fatto che Safarov è considerato un eroe in Azerbaigian, dato che l'assassinio che ha commesso è legato al conflitto tra Armenia e Azerbaigian;

D. considerando che l'articolo 2 della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate cui hanno aderito sia l'Ungheria che l'Azerbaigian, sancisce che una persona condannata sul territorio di una Parte può, conformemente alle disposizioni della Convenzione, essere trasferita nel territorio di un'altra Parte per subirvi la condanna inflittale;

E. considerando che in data 15 agosto 2012 il Viceministro della giustizia della Repubblica di Azerbaigian, Vilayat Zahirov, ha inviato una lettera ufficiale al Ministero ungherese della pubblica amministrazione e della giustizia, in cui afferma che l'esecuzione delle decisioni giudiziarie di Stati esteri in materia di trasferimento delle persone condannate al fine di scontare la parte rimanente della pena detentiva nella Repubblica di Azerbaigian avviene in conformità con l'articolo 9, paragrafo 1, lettera a) della Convenzione, senza alcuna conversione delle loro sentenze; che inoltre egli ha assicurato che, in base al Codice penale della Repubblica di Azerbaigian, la pena di un condannato all'ergastolo può essere sostituita solo da un tribunale con la detenzione per un periodo definito e che il condannato può ottenere la libertà condizionale, solo dopo aver trascorso almeno 25 anni in carcere; che le autorità azere hanno negato poi di aver fornito assicurazioni diplomatiche alle autorità ungheresi;

F. considerando che il tenente Safarov ha ricevuto un benvenuto da eroe in Azerbaigian e, alcune ore dopo il rientro, ha ottenuto la grazia presidenziale, è stato messo in libertà e promosso al grado di maggiore nel corso di una cerimonia pubblica;

G. considerando che la decisione di liberare Safarov ha scatenato diffuse reazioni internazionali di disapprovazione e condanna;

H. considerando che il 31 agosto 2012 il Presidente armeno Serzh Sargsyan ha annunciato che l'Armenia sospenderà le proprie relazioni diplomatiche con l'Ungheria;

I. considerando che l'Azerbaigian partecipa attivamente alla politica europea di vicinato e al partenariato orientale, è membro fondatore di Euronest ed è impegnato a rispettare la democrazia, i diritti dell'uomo e lo Stato di diritto, valori che sono alla base di tali iniziative;

J. considerando che l'Azerbaigian occupa un seggio non permanente in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il periodo 2012-2013 e si è impegnato a difendere i valori sanciti dalla Carta ONU e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;

K. considerando che l'Azerbaigian è membro del Consiglio d'Europa e parte alla Convenzione europea per i diritti dell'uomo (CEDU) nonché di una serie di altri trattati internazionali in materia di diritti dell'uomo, fra cui la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici;

1. sottolinea l'importanza dello Stato di diritto e del rispetto degli impegni assunti;

2. deplora la decisione del Presidente dell'Azerbaigian di graziare Ramil Safarov, omicida condannato dalla giustizia di uno Stato membro dell'Unione europea; ritiene che tale decisione sia un gesto che potrebbe contribuire ad un'ulteriore escalation delle tensioni tra due paesi e che sta acuendo il senso di ingiustizia e approfondendo il divario tra questi due paesi; esprime inoltre preoccupazione per il fatto che tale atto sta pregiudicando tutti i processi pacifici di riconciliazione all'interno delle società in questione e potrebbe minare le future possibilità di sviluppo di un pacifico contatto tra popoli all'interno della regione;

3. ritiene che, pur essendo in linea con la lettera della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, la grazia presidenziale concessa a Safarov sia contraria allo spirito di tale accordo internazionale, che è stato negoziato per consentire il trasferimento di una persone condannata sul territorio di uno Stato al fine di scontare il resto della pena sul territorio di un altro Stato;

4. ritiene che la grazia presidenziale concessa a Safarov sia una violazione delle garanzie diplomatiche fornite alle autorità ungheresi nella richiesta azera di trasferimento basata sulla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate;

5. deplora il benvenuto da eroe che è stato riservato a Safarov in Azerbaigian e la decisione di promuoverlo al grado di maggiore e di versargli all'arrivo otto anni di stipendio arretrato ed esprime preoccupazione per l'esempio che ciò costituirà per le future generazioni nonché per la promozione e il riconoscimento ottenuti dallo Stato dell'Azerbaigian;

6. ritiene che la legittima frustrazione dell'Azerbaigian per la mancanza di qualsiasi progresso sostanziale per quanto riguarda il processo di pace nei territori occupati non giustifichi atti di vendetta né futili provocazioni che aggiungono ulteriore tensione ad una situazione già tesa e fragile;

7. esprime il proprio sostegno agli attuali sforzi compiuti dal Servizio
europeo per l'azione esterna (SEAE), dal Rappresentante speciale UE per il Caucaso meridionale e dagli Stati membri al fine di allentare le tensioni e garantire che vi siano progressi verso la pace nella regione;


8. sostiene gli sforzi dei co-presidenti del Gruppo Minsk dell'OSCE per garantire sostanziali progressi al processo di pace nel Nagorno-Kabarakh al fine di trovare una soluzione globale duratura nel quadro del diritto internazionale;

9. ribadisce la sua posizione secondo la quale l'accordo di associazione tra l'UE e l'Azerbaigian, attualmente in fase di negoziato, dovrebbe includere clausole e parametri in materia di tutela e promozione dei diritti dell'uomo e dello Stato di diritto;

10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al SEAE, al Consiglio europeo, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti rispettivi della Repubblica dell'Azerbaigian e della Repubblica armena, al Consiglio d'Europa, all'OSCE nonché al relatore ONU per i diritti dell'uomo e la lotta contro il terrorismo.


LETTERA APERTA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ED ALLA SOCIETÀ CIVILE ITALIANA

 

La notizia dello scorso 31 agosto riguardante la concessione dell’estradizione alle autorità azere di Ramil Safarov, militare delle forze armate azere che nel 2004 uccise a colpi d’ascia decapitandolo il sottotenente delle forze armate armene Gurgen Margaryan mentre questi dormiva, ha scosso il popolo armeno dell’Armenia e della Diaspora ma ha sopratutto allarmato le diplomazie mondiali, come ben testimoniano le dichiarazioni rilasciate dai principali leader ed i numerosi lanci di stampa internazionale sull’argomento.

L’autore dell’agghiacciante crimine (commesso solo in ragione dell’armenità della vittima) era stato infatti condannato dalle stesse autorità ungheresi all’ergastolo ma - dopo che ad agosto i giornali economici ungheresi avevano diffuso la notizia di un possibile acquisto di bond nazionali da parte dell’Azerbaigian - inspiegabilmente estradato nel suo paese dove è stato accolto come un eroe nazionale, graziato da Aliyev, omaggiato con fiori, soldi ed una casa, addirittura promosso di grado. Di fronte a tale inaccettabile comportamento di Budapest l’Armenia ha deciso di interrompere le sue relazioni con l’Ungheria.

La comunità internazionale ha espresso, anche i massimi livelli, tutta la propria preoccupazione per quanto accaduto deprecando sia l’iniziativa ungherese (che con l’estradizione si è posta colpevolmente sullo stesso piano del criminale, svendendo la propria dignità nazionale e mortificando il diritto internazionale in un immorale baratto) sia il comportamento dell’Azerbaigian che ha esaltato un crimine orrendo in chiave xenofoba antiarmena.

Alla luce di quanto avvenuto, senza peraltro voler vedere analogie con le notizie sugli accordi tra l’Italia e Azerbaigian nel campo energetico, non possiamo comunque non provare sconcerto e preoccupazione per la mozione parlamentare (1/01120) presentata da un gruppo di deputati italiani prima della chiusura estiva della Camera e riguardante la questione del Nagorno Karabakh, repubblica de facto che ha conquistato la propria autodeterminazione attraverso un processo legale e democratico così come consentito dalla legislazione sovietica di venti anni fa.

Il testo della mozione, che per l’uso di taluna terminologia pare scritto direttamente da mano azera, presenta una visione distorta della questione karabakha, è pieno di inesattezze ed omissioni storiche e non tiene in alcun conto gli aspetti storici e giuridici che sono alla base del diritto all’autodeterminazione del popolo del Nagorno Karabakh-Artsakh.

Proprio per quanto recentemente accaduto, riteniamo che l’assecondare, anche inconsapevolmente, tali iniziative pilotate dal governo azero possa causare gravi rischi per il nostro paese in quanto:

- darebbe all’Italia il non invidiabile primato di essere il primo paese europeo a schierarsi così apertamente a favore del regime dell’Azerbaigian, lasciando ipotizzare un’azione del governo azero nella politica italiana e contraddicendo quella politica equilibrata che l’Italia ha adottato sino ad ora nei confronti della questione;

- rischierebbe di creare problemi diplomatici tra l’Italia e l’Armenia i cui i popoli vantano stretti legami di amicizia da secoli;

- nuocerebbe gravemente ai negoziati internazionali in corso nell’ambito del Gruppo di Minsk dell’OSCE (il cui Segretario Generale in carica è l’italiano Zannier), istituzione diplomatica individuata appositamente per risolvere il problema del Nagorno Karabakh, co-presieduta da USA, Francia e Federazione Russa;

- collocherebbe l’Italia fuori da tutte le piattaforme negoziali europee;

- alimenterebbe ancora di più il nazionalismo azero e i propositi bellici del presidente Aliyev che ha ripetutamente espresso il suo odio antiarmeno e quella retorica xenofoba che la stessa diplomazia azera fatica a contenere e che è stata criticata più volte da parte delle organizzazioni internazionali;

- schiererebbe l’Italia contro il diritto all’autodeterminazione ed alla libertà dei popoli, calpestando il sacrificio di migliaia di giovani armeni e vanificando il percorso democratico di uno stato (la repubblica del Nagorno Karabakh) che da oltre venti anni esercita il diritto concessole dalla legislazione dell’epoca.

In discussione non è dunque soltanto il diritto all’autodeterminazione del popolo del Nagorno Karabakh, peraltro conquistato attraverso un democratico e legale processo, ma il ruolo stesso dell’Italia, la sua politica internazionale, la sua credibilità nei format internazionali negoziali.

Ci appelliamo dunque alle istituzioni politiche italiane affinché esaminino con estrema attenzione e cautela la questione, valutando le gravi conseguenze che una votazione favorevole alla mozione di cui sopra potrebbe determinare.

L’Italia, nel solco della sua tradizione di civiltà e forte del suo peso politico, deve infatti promuovere tutte quelle iniziative che possano migliorare le relazioni tra le nazioni e sostenere il percorso democratico dei popoli, tralasciando azioni che ne possano pregiudicare il prestigio e siano passibili di una inevitabile censura internazionale come accaduto pochi giorni or sono alla stessa Ungheria.

www.karabakh.it

«Iniziativa italiana per il Karabakh» è un gruppo di studio, nato nel 2010, con l’intento di far conoscere all’opinione pubblica italiana, ai media, alle istituzioni, la irrisolta questione del Nagorno Karabakh-Artsakh; tale percorso informativo mira ad una consapevolezza, politica e giuridica, della questione condizione essenziale per una definitiva, pacifica, risoluzione del contenzioso.


 


 

LA PARTITA (PERSA) DI ALIYEV

Come in una serrata partita a poker, il presidente azero ha rischiato. Lo aveva fatto altre volte e gli era sempre andata bene. La forza contrattuale petrolifera gli ha permesso in questi ultimi anni di fare ciò che voleva, consapevole che gli unici a protestare sarebbero stati, sempre e solo, gli odiati armeni. Ha ripetutamente violato il fuoco lungo la linea di confine con il Nagorno Karabakh, ha speso miliardi di dollari in una sfrenata e senza precedenti corsa all’armamento, si è permesso di invocare la spada santa dell’islam sulla capitale del primo regno cristiano al mondo. Ha proclamato la guerra quasi ogni giorno e si è persino spinto a minacciare l’abbattimento del primo aereo (anche civile) che fosse atterrato nell’aeroporto dell’Artsakh.

Spesso ha “bluffato” e gli è andata bene, spesso ha giocato “al buio” ed ha incassato la posta.

Ma l’azzardo sul caso Safarov, questa volta, gli è costato molto caro: in un colpo solo ha perso tutto. Anni di munifiche donazioni, il potere del dio petrolio, tonnellate di caviale generosamente elargito alle delegazioni straniere in visita nell’Azerbaigian; chilometri quadrati di tappeti e tanti soldi munificamente distribuiti a politici di mezzo mondo (italiani compresi).

Era convinto di farla franca anche questa volta; al governo ungherese che per trenta denari si era venduto la dignità nazionale e la morale del diritto, aveva promesso che la liberazione del boia sarebbe avvenuta solo molti mesi più tardi e “per motivi di salute” come riporta oggi il sito magiaro “politics.hu”.

Invece, tronfio nella sua arroganza di dittatore, sicuro di poter uscire indenne dalle solite proteste dei soliti armeni rompicoglioni, ha azzardato: ha alzato la posta e si è giocato tutto sul tavolo della grazia immediata (condita dall’esaltazione ad eroe nazionale) al criminale compatriota.

Con il sorriso del giocatore incallito (e ricco con i soldi di papà e l’oro nero) ha spostato l’intera puntata sulla certezza che nessuno avrebbe potuto discutere la oscena decisione della grazia. Ma il sorriso a trentadue denti si è spento progressivamente sul suo volto. Mentre i suoi accoliti ancora festeggiavano colui che a colpi d’ascia aveva decapitato il ventiseienne militare armeno Gurgen Margaryan, le prime agenzie di stampa trasmettevano le dichiarazioni preoccupate e di biasimo provenienti da mezzo mondo. Oggi il New York Times ha scritto che l’affare Safarov «è un affronto alle nozioni base della giustizia ed alle regole della legge ed ancor più negativo è il messaggio che manda al resto del mondo: che il governo azero pensa che sia accettabile uccidere gli armeni. A quanto pare, i rancori che hanno sofferto nella loro sconfitta da parte delle forze armene nel 1992-94 sono così profondi che anche l'omicidio è scusabile. E' difficile, dunque, chiedere agli armeni che vivono in Karabakh di accettare tranquillamente l'idea che la soluzione al problema è per loro quella di tornare a vivere sotto il governo azero».

Parole, tra le tante, che sono stilettate mortali al padre padrone azero.

Si è bruciato anni di trattative, miliardi di spese e donazioni, ed a fine puntata è rimasto con un pugno di mosche in mano. E i fiori (ormai appassiti) donati al boia Safarov.

Gli armeni ringraziano…




IL BOIA A PASSEGGIO E LA QUESTIONE DEL NAGORNO KARABAKH

C’è solo un aspetto positivo nella vergognosa, oscena, immorale, vicenda dell’estradizione dall’Ungheria all’Azerbaigian del boia Safarov condannato all’ergastolo a Budapest per aver massacrato (e decapitato) a colpi d’ascia il sottotenente armeno Margaryan e poi liberato tra la costernazione e la rabbia del mondo civile.

Il suo ritorno trionfale in patria, accolto come un eroe, promosso di grado, omaggiato di una casa e di otto anni di stipendio arretrati, ha fatto aprire gli occhi al mondo (anche quello più incline al compromesso petrolifero) sul regime azero, sulla violenza politica e morale delle sue istituzioni.

La passeggiata sorridente e con mazzettino di fiori nelle mani dell’assassino ha avuto quanto meno il pregio di fissare un concetto ormai chiaro a tutti: non sarà mai possibile, in alcun modo, che gli armeni del Nagorno Karabakh- Artsakh possano mai essere amministrati dal governo azero.

Questa tragica vicenda di fine agosto nella quale un paese membro dell’Unione Europea ha svenduto la propria dignità e mortificato il diritto internazionale, ha comunque segnato una svolta storica nel contenzioso sul Nagorno Karabakh: qualsiasi pretesa di integrità territoriale azera, qualsiasi blanda promessa di concessione di autonomia agli armeni della regione, viene meno di fronte alla ferocia che non un singolo uomo ma l’intero stato dell’Azerbaigian ha dimostrato nella circostanza.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sull’armenofobia degli azeri e sulla follia (autolesionista) del loro padrone Aliyev, l’esaltazione del boia Safarov ha spazzato via ogni titubanza.

Se qualcuno poteva ancora fidarsi della loro parola, ecco che la vicenda ungherese pone la parola fine a qualsiasi ipotesi di compromesso.

C’è una sola soluzione per il Nagorno Karabakh: quella strada di libertà, indipendenza ed autodeterminazione già democraticamente intrapresa più di venti anni fa.




ELEZIONI PRESIDENZIALI 2012

RISULTATO DEFINITIVO (UFFICIOSO) Il presidente uscente Bako Sahakyan è stato riconfermato con il 66,7% dei voti (47085); il deputato Vitali Balsanyan ha ricevuto 22966 voti pari al 32,5% mentre il terzo candidato Arkady Soghomonyan ha raccolto 594 voti corrispondenti allo 0,8% del totale. Il risultato ufficiale dovrebbe essere diramato nella giornata di domani ma non vi sono dubbi sull’esito delle elezioni presidenziali.


Seggi aperti dalle otto alle venti in tutto il Nagorno Karabakh Artsakh per le elezioni presidenziali. Quasi centomila elettori, distribuiti in 274 seggi (più uno aperto a Yerevan), sceglieranno tra i tre candidati in lizza: il presidente uscente Bako Sahakyan, l’ex vice ministro della Difesa Vitaly Balasanyan e il pro rettore della facoltà di agraria dell’università dell’Artsakh Arkady Soghomonyan. Oltre cento osservatori, tra i quali un’ottantina internazionali provenienti da diciotto nazioni, monitoreranno l’andamento della consultazione elettorale. Novantatre giornalisti (cinquanta dall’estero) sono accreditati per seguire le elezioni i cui risultati definitivi saranno noti domenica 22 luglio.  L’Azerbaigian ha già inserito osservatori e reporter nella lista nera delle persone non grate (…). La consultazione elettorale dimostra ancora una volta come la repubblica del Nagorno Karabakh Artsakh sia una piena e matura democrazia e come il riconoscimento di paese libero ed indipendente da oltre venti anni non sia più procrastinabile. Mentre l’Azerbaigian è guidato da un regime oppressivo e liberticida, il popolo armeno dell’Artsakh esercita il suo diritto alla scelta democratica. Ora più che mai la comunità internazionale deve riconoscere il diritto all’autodeterminazione del Nagorno Karabakh.

 

 


 


 

18 GIU 12

COMUNICATO DEL MINISTERO DEGLI AA.EE. DEL NAGORNO KARABAKH

Il Ministero degli Affari Esteri della repubblica del Nagorno Karabakh ha emanato il seguente comunicato stampa: « Il Ministero degli Affari Esteri della repubblica del Nagorno Karabakh afferma che l’Azerbaigian continua a violare attivamente il cessate il fuoco lungo la linea di contatto tra le forze armate della repubblica del Nagorno Karabakh e l’Azerbaigian. Il 18 giugno 2012 alle ore 8,15 a.m., come risultato di una macroscopica violazione da parte delle forze armate azere, il coscritto dell’Esercito di difesa del NK, Aram S. Gyulnazaryan, nato nel 1993, è stato ucciso. La sistematica provocazione azera è una sfida all’Osce, agli stati co-presidenti del Gruppo di Minsk, un boicottaggio dei precedenti impegni ed accordi. Un corrispondente nota, che riflette il punto di vista delle autorità della repubblica del Nagorno Karabakh sull’argomento, è stata sottoposta all’attenzione del Ufficio del rappresentante personale del Presidente dell’Osce in carica. Condanniamo l’aggressiva e criminale azione dell’Azerbaigian e dichiariamo che la responsabilità per l’ulteriore aumento di tensione fa capo alla parte azera. Proseguendo in tal modo questi criminali tiri dell’Azerbaigian, ci troveremo costretti ad adeguate misure di risposta. Crediamo che l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) dovrebbe passare da generici proclami a inflessibili valutazioni e sanzioni nei confronti dell’Azerbaigian per la sua politica di forza armata che impedisce un accordo di pace, fomenta gli odi e dà il via libera ad una nuova guerra nella regione. La repubblica del Nagorno Karabakh ribadisce il suo impegno per la soluzione del conflitto azero- karabakho con mezzi pacifici e la sua disponibilità a svolgere in modo permanente gli obblighi intercorsi tra le parti a seguito dell’accordo del 5 febbraio 1995 di mantenere il cessate il fuoco, accordo firmato dai capi degli Uffici Difesa della repubblica del Nagorno Karabakh, dell’Armenia e dell’Azerbaigian. Il Ministero degli Esteri del NK esprime la sua fiducia nel fatto che la comunità internazionale inviti le autorità azere ad abbandonare la futile politica di ricatti, minacce e atti di sabotaggio, per tornare ad un dialogo costruttivo finalizzato al raggiungimento di una pace duratura nella regione ed una soluzione globale del conflitto.» (traduzione redazionale)




ATTACCO AZERO ALL'ARMENIA!

Questa mattina (4 giugno) è stata registrata lungo il confine tra Armenia (regione di Tavush) ed Azerbaigian una operazione azera in aperta violazione dell’accordo di cessate il fuoco. Secondo le prime ricostruzioni, forze paramilitari azere hanno attaccato una postazione di difesa dell’esercito armeno situata tra Berdavan ed il villaggio di Chinari causando la morte di tre soldati armeni (Mushegh Nurbekyan, Zohrab Balabekyan and Karen Davtyan) ed il grave ferimento di altri sei. Si è trattato di un vero e proprio atto di guerra in violazione delle norme del diritto internazionale; compiuto all’indomani del monitoraggio Osce lungo la linea di confine e mentre il Segretario di Stato USA Hillary Clinton si trovava in visita in Armenia. I militari feriti sono il tenente maggiore Mushegh Nurbekyan,e i soldati semplici Igit Hovhannisyan, Maxim Melkonyan, Sedrak Shahbazyan, Artak Mnatsakanyan e Koryun Iritsyan. Tutti sono stati trasferiti all’ospedale militare di Yerevan.