Iniziativa Italiana per il Karabakh

 

titolo

nagorno karabakh, lo stato che non c’è

Fonte

corriere della sera

Data

2.04.14

Autore

federica seneghini

link

http://www.corriere.it/reportage/esteri/2014/nagorno-karabach/

 

Il Nagorno Karabakh è un paese che non esiste. Amato dagli armeni, conteso dall’Azerbaigian, dimenticato dal resto del mondo, questo piccolo fazzoletto di terra del Caucaso meridionale si dibatte tra la guerra e la pace da più di vent’anni. Era il 1991 quando la regione si proclamò unilateralmente indipendente, ma ancora oggi per il diritto internazionale fa capo al governo di Baku. Dopo un conflitto che lasciò sul campo migliaia di morti, oltre a centinaia di migliaia di profughi da entrambe le parti, nel maggio del 1994 l’Armenia (cristiana), l’Azerbaigian (musulmano) e la Repubblica del Nagorno Kabarakh sospesero le ostilità e firmarono l’accordo di Bishkek. Lasciandosi alle spalle sei anni di scontri e combattimenti per il controllo di questo territorio. O quasi. Perché la fine delle operazioni militari non portò al disarmo. Il cessate il fuoco è spesso violato da entrambe le parti. E i negoziati, ormai da anni, sono in un vicolo cieco.

Il giardino nero di montagna
Il Nagorno Karabakh ha un’area di 11.458 chilometri quadrati, pari a meno della metà di quella della Sardegna, e una popolazione di 143 mila abitanti, poco meno della metà degli abitanti di Cagliari. È diviso in sette regioni, più la capitale Stepanakert, a statuto speciale, dove vivono oltre 53 mila persone. La seconda città più grande è Shushi. Karabakh è una parola di origine turca e persiana che significa «giardino nero». «Nagorno» è una parola russa che significa «montagna». La popolazione di origine armena preferisce invece chiamare la regione «Artsakh», il nome antico armeno.

30 mila morti e 1 milione di profughi
Da secoli popolato da armeni cristiani e turchi azeri, il Nagorno Karabakh è diventato parte dell’impero russo nel 19 esimo secolo. Conteso negli anni 1918-20 fra le repubbliche di Armenia e Azerbaigian, nel 1920 fu conquistato dai bolscevichi e nel 1923 entrò a far parte dell’Azerbaigian. La «guerra del Nagorno Karabakh» iniziò nel febbraio del 1988, quando il Parlamento del Karabakh decise di chiedere l’annessione all’Armenia. Con il crollo dell’Unione Sovietica le violenze aumentarono. Il 2 settembre 1991, la regione si autoproclamò indipendente e, il 10 dicembre 1991,ci fu un referendum. Il bilancio del conflitto fu pesantissimo, tra i 20 e i 30 mila morti e circa un milione di profughi dalle tre aree: la popolazione azera, circa il 25% prima del conflitto, scappò dal Karabakh e dall’Armenia, mentre gli abitanti di etnia armena fuggirono dall’Azerbaigian. Il cessate il fuoco arrivò solo il 12 maggio 1994. L’accordo, raggiunto con la mediazione della Russia, riconobbe la vittoria militare degli armeni a cui rimase il controllo del Karabakh e di altre regioni dell’Azerbaigian. Il trattato di pace però non fu mai siglato.

Il massacro di Khojaly
Uno degli scontri più cruenti durante la guerra del Nagorno Karabakh fu quello del 25 febbraio 1992. Quella notte la piccola città di Khojaly, 14 chilometri a Nordest da Stepanakert, fu teatro del «più grande e orribile massacro del conflitto del Nagorno Karabakh», come venne definito da Human Rights Watch. Secondo l’Osservatorio dei Diritti Umani e altri istituti internazionali, la strage fu commessa dalle forze armate armene, con l’aiuto del 366º Reggimento Motorizzato fucilieri russo. Una versione considerata inaccettabile dalle autorità armene, secondo cui la cittadina era un avamposto dei lanciarazzi Grad delle forze armate azere che bombardavano la popolazione civile armena. Il bilancio ufficiale fornito dalle autorità azere è di 613 civili, tra cui 106 donne e 83 bambini. Secondo la Croce Rossa inoltre ci sarebbero stati circa 4500 dispersi (3.000 azeri e 1.500 armeni).

Un conflitto congelato

Nel 1992 l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) creò il gruppo di Minsk, una struttura di lavoro composta da 12 nazioni e guidata da Francia, Russia e Stati Uniti per promuovere i negoziati tra Armenia e Azerbaigian. Nel 1995 il paese adottò una nuova Costituzione, poi sostituita da una nuova carta approvata nel 2006 con un referendum che definì il Nagorno Karabakh uno Stato sovrano (la consultazione venne dichiarata illegittima dall’Azerbaigian). Il processo di pace è andato avanti lentamente. Ci sono stati incontri tra i presidenti di Armenia e Azerbaigian. Ma la situazione di fatto è in fase di stallo. E negli ultimi anni anche il cessate il fuoco è stato violato più volte.