Iniziativa Italiana per il Karabakh

L’area montuosa che si estende tra i fiumi Kura ed Araks (Arax), geologicamente facente parte dell’altopiano armeno, fin dalla sua prima civilizzazione in epoca precristiana fu abitata da popolazioni di stirpe armena.

Lo testimoniano ritrovamenti archeologici ed iscrizioni riconducibili a tale cultura. Lo stesso antico nome di Artsakh viene fatto risalire ad Aran (Ar=Aran, Tsakh=giardino) discendente di quel Haik considerato il fondatore ed eponimo della gente armena.

Menzioni sono state rinvenute in iscrizioni  del popolo Urartu (ottavo secolo a.C.) e latine: il greco Strabone parla di questa terra (denominata Orkhistena), caratterizzata da popolazioni che parlavano la stessa lingua, come facente parte dell’Armenia il cui confine orientale fa combaciare con il fiume Kura, nell’attuale piana dell’Azerbaigian, oltre il quale si estendeva l’Albania caucasica che contese a periodi alterni all’Armenia il controllo della regione.

L’Artsakh rientrava sicuramente nel regno del re armeno Tigrane II a cui è dedicata Tigranakert (Tigranocerta), una delle quattro città che portano lo stesso nome, le cui rovine sono ancora oggi visibili nei pressi di Agdam.

Numerosi altri testi antichi collocano l’Artsakh fra le provincie armene. Dal 189 a.C. al 387 d.C. l’Artsakh fece parte del regno d’Armenia di cui era una delle dieci provincie

Quando nel 387 d.C. l’Armenia viene divisa fra Impero Romano e Persia, la regione è assoggetta a quest’ultima assieme alle provincie  di Utik e Paytakaran. Nel quinto secolo viene comunemente indicata come “Syunik minore”.

La diffusione del cristianesimo e dell’alfabeto ideato dal monaco Mesrop Mashtots (che fonda ad Amaras la prima scuola di lingua) arricchisce la cultura armena di questi territori e li lega in maniera ancor più salda alla civiltà di Haik.

Durante la dominazione persiana gli armeni del Karabakh pur assoggettati amministrativamente non rinunciano alla loro tradizione alla loro fede.

Anche sotto la dominazione araba e prima ancora di tornare ad essere assoggettato alla dinastia armena dei Bagratidi (885), l’Artsakh continua ad essere individuato nei testi come parte dell’Armenia.

Intorno all’anno mille fioriscono i principati di Dizak e Khachen quest’ultimo destinato a ricoprire un ruolo importante nella vita dell’Artsakh. Anche sotto la successiva dominazione turca selgiuchida (dall’undicesimo secolo) le popolazioni armene non cessano di lottare per la propria autodeterminazione se non politica quanto meno culturale.

Nel tredicesimo secolo Tartari e Mongoli conquistano la Transcaucasia. In questo periodo il Regno di Artsakh ha un’estensione di poco superiore agli undicimila chilometri quadrati ed include grosso modo i territori dell’attuale Repubblica del Nagorno Karabakh, spingendosi anche oltre, fino alle sponde meridionali del lago Sevan.

Nel secolo successivo è la volta delle tribù turche che impongono all’Artsakh il nome di Karabakh con il quale designano non soltanto il territorio montuoso (Nagorno Karabakh) ma anche tutta la pianura orientale fra i citati corsi del Kura e dell’Araks.  Intorno alla metà del 1400, la dinastia turca degli Ak Koyunlu restaura i principi siunidi del Karabakh.

All’inizio del secolo successivo gli ottomani conquistano l’Armenia e sottraggono temporaneamente Erevan ed il Karabakh ai safavidi (dinastia di lingua e cultura turco azera che si insediò in Persia tra il 1500 e la metà del 1700 facendo dello sciismo la religione di stato).

Il principato di Khachen, dopo oltre cinque secoli, si scinde in cinque piccole entità (melikati) nel diciassettesimo secolo, ufficialmente subordinati al khanato persiano di Ganja, in realtà dotati di un’ampia autonomia (concessa dallo shah Abbas I) che consente loro il controllo di tutta la regione svincolandola dal giogo persiano pur non mancando rivalità interne che ne minano a volte la coesione. Solo nel diciottesimo secolo lo shah Nadir sottrae questi principati al khanato di Ganja e li pone sotto il suo diretto controllo.

Nel 1722 il comandante militare David Bek guida la rivolta del Syunik e dell’Artsakh contro i persiani e poi contro gli ottomani che tentano di conquistare la Transacaucasia. Il Karabakh ritorna indipendente.

Dopo lunghe ed alterne vicende che vedono contrapposta la Russia alla Persia, il 14 maggio 1805 con il Trattato di Kurekchay l’Artsakh, chiamato Khanato del Karabakh, viene annesso all’Impero Russo. Nel 1822 verrà definitivamente abolito il Khanato.

Il nuovo assetto territoriale non determina modifiche demografiche. Tutta la popolazione armena del Karabakh continua a vivere nel proprio territorio il cui capoluogo è Shushi che tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo conosce un periodo di florida crescita economica e culturale.

L’annessione alla Russia viene sancita definitivamente con la firma dei trattati del 1813 e del 1828 (Trattato di Turkmençay) siglati con la Persia dopo le due guerre russo persiane.