Iniziativa Italiana per il Karabakh

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Novembre 2010 nasce «INIZIATIVA ITALIANA PER IL KARABAKH».

Un gruppo di studio, di lavoro, finalizzato a far conoscere la storia, la cultura ed i diritti di questa piccola terra nel sud del Caucaso.

Noi, che non amiamo l’ipocrisia della politica ed in particolare di quella internazionale, guardiamo al Nagorno Karabakh – Artsakh, come ad un esempio: positivo per il coraggio e la voglia di risorgere dimostrati dopo decenni di sottomissione ed alcuni anni di guerra imposta; negativo per come le diplomazie del mondo cercano di nascondere la realtà delle cose e di indebolire il diritto del Karabakh solo per proteggere i propri interessi petroliferi in Azerbaigian.

Attraverso la comunicazione vogliamo far giungere anche alla opinione pubblica italiana la voce dell'Artsakh e dare una mano alla sua gente affinché i propri diritti vengano riconosciuti.

È un dovere morale per ogni europeo stare dalla parte dell’Artsakh: per l’Europa dei piccoli popoli, per una democrazia costruita dal basso e partecipata, contro la guerra e per un futuro di pace.

UNA PICCOLA TERRA ABITATA DA UN GRANDE POPOLO.

Il Nagorno Karabakh (o Gharapagh, come lo chiamano gli armeni della Diaspora), l’antico armeno Artsakh, ha sempre lottato per il proprio sacrosanto diritto all’autodeterminazione.

Annesso per scellerate scelte politiche staliniane all’Azerbaigian, costretto a subire da un dominatore diverso per etnia, cultura, lingua e religione, spinto infine a ricercare la libertà attraverso una lotta lunga e piena di sacrifici.

Sono testardi gli armeni del Gharapagh. Forse si piegano ma di sicuro non si spezzano; sanno soffrire e reagire, arroccati in mezzo alle loro montagne verdi.

Hanno conquistato democraticamente e legalmente il diritto all’autodeterminazione. Sono stati aggrediti, hanno combattuto ed hanno vinto.

Ora sono un popolo libero che però attende ancora giustizia.

La comunità internazionale così solerte ad accorrere in difesa ora di questo ora di quell’altro popolo (specie quando c’è di mezzo il petrolio o qualche importante interesse diplomatico) sembra poco attenta alle vicende dell’Artsakh.

Come per il genocidio armeno del 1915, le grandi potenze fanno finta di non vedere. Conoscono, comprendono, le ragioni del Karabakh: ma ad esse antepongono altri interessi, prevalentemente economici.

Così, quella guerra interrotta nel 1994 con il cessate-il-fuoco non ha ancora avuto il suggello di un definitivo trattato di pace.

Il Garapagh (o Karabakh come lo chiamano gli armeni dell’Armenia) nel frattempo è divenuto una repubblica salda, con proprie efficienti istituzioni politiche ed amministrative, e dove si svolgono libere e democratiche elezioni.

Gli armeni del NK sono più europei di tanti altri europei e guardano all’Europa come un esempio da seguire. Per questo il loro sforzo di sviluppare le istituzioni secondo i valori del vecchio continente merita attenzione ed aiuto.

Per non trasformare ancora una volta il Caucaso in un campo di battaglia solo per proteggere qualche interesse petrolifero.