Iniziativa Italiana per il Karabakh

 

titolo

Nagorno Karabakh, si torna a sparare

Fonte

East journal

Data

7.08.14

Autore

Emanuele Cassano

link

http://www.eastjournal.net/nagorno-karabakh-si-torna-a-sparare-trenta-morti-chiamalo-se-vuoi-conflitto-congelato/46699

 

Una preoccupante escalation di violenza sta colpendo negli ultimi giorni la regione del Karabakh, destabilizzando il già precario equilibrio del Caucaso meridionale. Con una trentina di vittime nel giro di pochi giorni (non si conosce il numero esatto), questi recenti scontri stanno rischiando di rifare esplodere un conflitto che sembrava essere terminato ma che di fatto non è mai stato veramente concluso.

Venti anni fa, il 5 maggio del 1994, veniva firmato a Bishkek dalle delegazioni armena e azera l’accordo di cessate il fuoco che pose fine alla guerra del Nagorno-Karabakh, che da anni stava insanguinando i due paesi e che fino a quel momento aveva causato oltre 30.000 morti. L’Accordo di Bishkek, però, non risolse di fatto la questione del Karabakh, ma si limitò a congelare semplicemente il conflitto, alimentando anno dopo anno rivendicazioni territoriali da entrambe le parti, e contribuendo a generare una forte ondata di nazionalismo e di odio reciproco tra i due paesi. Dal 1994 a oggi il cessate il fuoco è stato però ripetutamente violato: lungo la frontiera armeno-azera si è continuato a sparare, così come si sono continuati a registrare attacchi e vittime da entrambe le parti.

La nuova escalation comincia il 2 agosto scorso, quando durante una serie di scontri a fuoco lungo l’instabile confine tra l’autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh e l’Azerbaigian sono morti cinque soldati, quattro azeri e uno armeno. Secondo quanto affermato dal ministero della Difesa dell’Azerbaigian, lo scontro sarebbe stato causato da un improvviso attacco di sabotatori armeni nel corso della notte; le autorità del Nagorno-Karabakh hanno invece affermato che la stessa iniziativa sarebbe stata presa dalle forze armate azere.

Altri morti si sono registrati anche il giorno successivo, quando questa volta – sempre a detta delle autorità del Karabakh – pare un attacco azero, ha causato vittime da entrambe le parti. Lo stesso giorno l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver violato ripetutamente il cessate il fuoco lungo la linea di confine tra i due paesi, in particolare presso la zona attorno a Noyemberyan, nella provincia di Tavush, a nord del paese, dove diverse abitazioni di civili sono state raggiunte da proiettili provenienti dalle linee azere. Anche in questo caso le accuse sono state rispedite al mittente: secondo l’Azerbaigian, infatti, l’Armenia avrebbe violato il cessate il fuoco sarebbe oltre 160 volte nel giro di un solo giorno.

Gli scontri armati sono proseguiti anche nei giorni successivi, nonostante i ripetuti appelli lanciati dal Gruppo di Minsk (gruppo di lavoro costituito nel 1992 per mediare tra le parti quando la guerra del Karabakh era ancora in corso, ma che di fatto non ha mai portato risultati concreti) e dall’ONU, con lo stesso segretario generale Ban Ki-moon che si è detto preoccupato per la recente riacutizzazione del conflitto, esortando le parti ad astenersi dalla violenza e a rispettare il cessate il fuoco.

Il 6 agosto presso la città azera di Tǝrtǝr, situata al confine con il Nagorno-Karabakh, si sono verificati ulteriori scontri, durante i quali tra le vittime si sono registrati anche due minori, caduti sotto i colpi dei cecchini armeni. Anche in questo caso i due schieramenti si sono accusati a vicenda di aver violato il cessate il fuoco per primi.

Intanto, sempre il 6 agosto, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha fatto visita a una delle unità militari stanziate presso distretto di Ağdam, oggi occupato per la quasi totalità dalle forze armate della separatista Repubblica del Nagorno-Karabakh. Nel corso dell’incontro, al quale era presente anche il Ministro della Difesa Zakir Hasanov, è stata svolta una riunione operativa durante la quale Aliyev è stato informato dai comandanti militari riguardo alla situazione attuale lungo il confine. Un paio di giorni prima anche il neo primo ministro armeno Hovik Abrahamian aveva fatto visita alle proprie forze armate stanziate nella provincia di Noyemberyan, incoraggiando le truppe e promettendo un aumento del salario.

Per cercare di favorire il dialogo tra le due parti in conflitto, tra l’8 e il 9 agosto si terrà a Sochi, in Russia, una serie di colloqui proprio sull’attuale situazione in Nagorno-Karabakh, come affermato dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. A questi colloqui sono stati invitati i due presidenti di Armenia e Azerbaigian Serzh Sargsyan e Ilham Aliyev, che avrebbero dovuto incontrarsi per trovare insieme una soluzione che potesse porre fine alle ostilità e rilanciare i negoziati di pace, ma che alla fine verranno probabilmente ricevuti separatamente dal presidente russo Putin, il quale ancora una volta si ritrova in mano le sorti di un conflitto mai sopito, ma che la Russia ha interesse a far rimanere tale, lasciando che i due paesi si scannino tra di loro secondo la politica del divide et impera.