Iniziativa Italiana per il Karabakh

 

 

titolo

I TIFOSI ITALIANI DELLA DITTATURA DELL’AZERBAIJAN

Fonte

libero quotidiano

Data

22.02.14

Autore

luciano capone

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L’Azerbaijan è una repubblica caucasica che da oltre venti anni, cioè a partire dal crollo dell’Unione Sovietica, è governata dalla dinastia Aliyev: per 10 anni è stato presidente il capostipite Heyder Aliyev e dal 2003 il figlio Ilham, ora la terzo mandato consecutivo. L’Azerbaijan è uno degli stati più autoritari al mondo, è nei gradini più bassi di ogni classifica internazionale sulla libertà economica, politica o di stampa, un regime dispotico che dovrebbe essere isolato per le sistematiche violazioni dei diritti più elementari. In realtà il regno di Aliyev non è così isolato perché il Paese è ricchissimo di gas e petrolio, l’Italia in particolare ha una special relationship: è il maggior partner commerciale e ha da poco concluso un accordo per la realizzazione del Tap, un gasdotto che legherà la repubblica caucasica alla Puglia.

Ma oltre alle relazioni economiche gli azeri sono molto attivi con i loro petrodollari in Europa e in Italia per cercare di nascondere la natura autoritaria del governo e difendere un’immagine positiva e democratica del regime. La ESI (European Stability Iiniziative) l’ha ribattezzata la “diplomazia del caviale”, se ne è occupata in diversi rapporti a partire dal 2012, l’ultimo del novembre 2013 è intitolato “L’Azerbaijan e la fine dei monitoraggi elettorali come li conoscevamo”. Nel rapporto compaiono i nomi di diversi politici italiani filoazeri come i leghisti Fiorello Provera che ha difeso il governo azero da una mozione del Parlamento Europea di condanna per l’arresto di due bloggers, e Sergio Divina che si è detto compiaciuto per il coinvolgimento di donne nella politica azera in elezioni dove tutti i candidati erano uomini. Sempre nel rapporto compare il nome di Pino Arlacchi (ex PDS, ex IDV e ora europarlamentare PD) che in qualità di capomissione del Parlamento Europeo per vigilare sulla regolarità delle presidenziali azere definite irregolari dall’Osce, ha dichiarate “libere, eque e trasparenti” le elezioni che hanno riconfermato Aliyev con l’85% dei consensi. Da ultimo, sempre tra gli italiani impegnati a divulgare tesi condivise dal governo azero, è da segnalare l’attività del Comitato italiano Helsinky, diretto dal radicale Antonio Stango, che negli ultimi mesi si è occupato molto delle vicende azere come nel recente incontro sul “massacro di Khojaly”, un tragico episodio della guerra del Nagorno Karabakh che ha visto la piccola enclave armeno-cristiana lottare per l’indipendenza dell’Azerbaijan. La storia del massacro di Khojaly è estremamente controversa, visto che l’Azerbaijan accusa gli armeni, mentre secondo gli armeni la responsabilità è degli azeri, ma la ricostruzione deve essere piaciuta all’ambasciatore azero in Italia che ha accusato gli armeni di “genocidio” per la morte di centinaia di civili. Una evidente provocazione nei confronti degli armeni, sopravvissuti al primo genocidio della storia da parte dei turchi musulmani. Va bene difendere gli interessi economici ed energetici dell’Italia, ma legittimare una dittatura che negli ultimi 5 anni ha aumentato le spese militari del 2500% e che minaccia di aggredire l’Armenia ed il Nagorno Karabakh è troppo.