Iniziativa Italiana per il Karabakh

Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4

Notizie Geopolitiche  (21.07.13)

di Giuliano Bifolchi

Questo articolo è consultabile in originale all'indirizzo sotto riportato:

http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=31407

 

Si è svolta lo scorso 16 luglio la visita ufficiale del ministro degli Esteri della Turchia Ahmed Davutoglu in Azerbaijan, evento che ha rinnovato gli ottimi rapporti esistenti tra Ankara e Baku e proiettato i due paesi sulla cooperazione futura dando speciale risalto al settore energetico e alla stabilità della regione caucasica meridionale minacciata dalle tensioni armeno-azerbaigiane inerenti il Nagorno-Karabakh.

L’incontro tra Davutoglu ed Ilham Aliyev, leader dell’Azerbaijan pronto ad affrontare le prossime elezioni presidenziali di ottobre, ha permesso alle parti di scambiare vedute sul rafforzamento delle relazioni bilaterali tra i due paesi mentre il meeting tra il ministro turco ed il ministro degli Esteri azerbaigiano Elmar Mammadyarov ha preso in esame l’attuale situazione del Nagorno-Karabakh e la cooperazione nel settore energetico.

Settore energetico capace di attrarre gli interessi europei e mondiali per tutto il periodo di giugno fino a quando il Consorzio di Shah Deniz, organizzazione che gestisce l’omonimo deposito di gas naturale localizzato nel settore azerbaigiano del Mar Caspio, ha scelto come sistema di trasporto preferenziale e di esportazione del gas il progetto Trans-Adriatic Pipeline (TAP). TAP, gasdotto che prevede di trasportare inizialmente 10 miliardi di metri cubi di gas naturale partendo dalla Grecia e arrivando fino in Italia meridionale attraversando Albania e Mar Adriatico il cui implemento dovrebbe raggiungere negli anni successivi una capacità di 20 miliardi di metri cubi di gas, è un progetto direttamente collegato con il Trans-Anatolian Gas Pipeline (TANAP), sistema di trasporto che permetterà il congiungimento dei confini orientali turchi con quelli occidentali favorendo il flusso del gas azero per un totale di 16 miliardi di metri cubi di gas naturale di cui 6 miliardi destinati alla Turchia e 10 miliardi al mercato europeo.
Il progetto TANAP vede come massimo azionista la State Oil Company of the Azerbaijani Republic (SOCAR) a dimostrazione del diretto interesse di Baku verso il mercato turco palesato dallo stesso ministro degli Esteri azero Mammadyarov il quale, durante l’incontro con Davutoglu, ha richiesto maggiore partecipazione e attività da parte turca nel progetto di implementazione del gasdotto. Oltre al progetto TANAP è di questi giorni la notizia circa l’accordo raggiunto dalla SOCAR per l’acquisto di una quota azionaria della POAIR, unità di rifornimento aereo turco afferente alla rete di distribuzione di benzina della OMV Petrol Ofisi, ulteriore tassello che cementa la presenza azerbaigiana nel mercato energetico turco successivo all’agreement che prevede la costruzione di una raffineria in Turchia da parte della compagnia petrolifera nazionale azerbaigiana e alla licenza ottenuta dalla Socar Gaz TIcareti A.Ş sulla distribuzione del gas nello stato turco concessa dall’Autorità sulla regolamentazione del mercato dell’energia (EPDK).
Sulla questione inerente il Nagorno-Karabakh, regione rivendicata dall’Azerbaijan come territorio nazionale persa insieme ad ulteriori sette distretti limitrofi durante il conflitto armeno-azerbaigiano del 1992-1994 concluso con un cessate il fuoco e con la creazione del Gruppo di Minsk dell’OCSE presieduto da Francia, Stati Uniti e Federazione Russa il cui obiettivo è quello di favorire il processo di pace, Ahmed Davutoglu ha ribadito il supporto turco futuro nei confronti di Baku dichiarando che soltanto attraverso la liberazione dei territori azerbaigiani da parte armena il Caucaso meridionale potrà raggiungere la stabilità.

Sottolineando l’amicizia storica e duratura esistente tra Baku ed Ankara, Davutoglu ha richiesto un’intensificazione dell’azione del gruppo di Minsk e ed ha proposto la Turchia come paese cooperante per favorire il processo di pace dimenticando però i difficili rapporti esistenti con l’Armenia, in conseguenza proprio del conflitto armeno-azerbaigiano e dello schieramento turco in favore dell’Azerbaijan tale da produrre un embargo nei confronti di Yerevan, e tralasciando i recenti eventi i quali hanno dimostrano una capacità limitata di Ankara nella gestione dei propri problemi interni e comportato dubbi sul processo democratico dopo gli scontri di Istanbul. Inoltre, la recente diatriba nata dopo le parole del procuratore generale armeno Aghvan Hovsepyan circa l’ottenimento da parte dell’Armenia dei territori perduti a causa dei turchi le quali hanno ricevuto la pronta negazione di Davutoglu, la critica del vice presidente dell’Assemblea nazionale armena Edward Sharmazanov nei confronti delle posizioni di Ankara ritenute pro-Azerbaijan nella risoluzione della questione del Nagorno-Karabakh, le recenti esercitazioni congiunte che dal 12 al 28 luglio vedono impegnati gli eserciti turco e azerbaigiano nell’area di Baku e Nakhchivan ed il processo di implementazione del settore Difesa da parte dell’Azerbaijan dichiarato dallo stesso presidente Ilham Aliyev non sembrano essere i giusti propositi per la riconciliazione e per il perseguimento del processo di pace nel Caucaso meridionale, regione capace di attirare gli interessi mondiali grazie alla sua funzione di ponte tra l’Europa e l’Asia, per le ingenti risorse naturali ed energetiche e vista la sua adiacenza al Mar Caspio, considerato a sua volta un’area di interesse economico e strategico verso cui Iran, Europa, Russia, e Stati Uniti sperano di giocare un ruolo di primo piano.