Iniziativa Italiana per il Karabakh

EASTJOURNAL (24 ottt 12)

di Emanuele Cassano

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http://www.eastjournal.net/azerbajgian-non-parlarmi-non-ti-sento-baku-arma-lodio-verso-larmenia/22156

Dopo l’esplosione del caso Safarov, del quale East Journal ha ampiamente scritto, che ha ulteriormente peggiorato i rapporti già ampiamente deteriorati tra Armenia e Azerbaigian, ora i due paesi rischiano di passare dalle parole ai fatti.
L’estradizione dell’ufficiale azero, condannato in Ungheria per l’omicidio dell’armeno Gurgen Margaryan, ma graziato e accolto come un eroe nazionale appena giunto in patria, rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso. L’Armenia sembra avere finito la pazienza; lo stesso presidente Sargsyan ha annunciato che in caso di future provocazioni, se necessario, il paese si farà giustizia da solo, senza porsi lo scrupolo di usare la forza. Anche l’Azerbaigian è però pronto a mettere mano alle armi: il paese si sta infatti preparando ad un nuovo conflitto, e lo sta facendo ingrandendo il proprio arsenale, grazie all’acquisto di nuovi armamenti. Così, a meno di vent’anni da quel cessate il fuoco che pose fine alla sanguinosa guerra del Nagorno-Karabakh, costata migliaia di morti e dispersi da ambo le parti, il rischio è che si possa scatenare un secondo conflitto armato tra i due paesi.

Le paure di Sargsyan

Nonostante le provocazioni subite, l’Armenia vorrebbe però evitare di ricadere in un nuovo conflitto che metterebbe in ginocchio il paese. Per questo il presidente Sargsyan ha voluto denunciare la corsa agli armamenti che sta portando avanti il governo azero, giudicandola come il preludio di una nuova guerra. Secondo Sargsyan, l’Azerbaigian starebbe accumulando “un’orrenda quantità di armi, in preparazione ad un nuovo conflitto”, per questo andrebbe fermato a tutti i costi. Il presidente armeno ha aggiunto poi che l’Azerbaigian con questa mossa rischia di mandare all’aria tutti gli sforzi che sono stati fatti per riuscire a raggiungere un accordo sul cessate il fuoco durante il conflitto del Nagorno-Karabakh, accusando inoltre l’Azerbaigian di minacciare apertamente il popolo armeno.

Tra xenofobia e nazionalismo

Sargsyan ha voluto ricordare inoltre come la xenofobia e l’odio nei confronti dell’Armenia dilaghino sempre più pericolosamente in Azerbaigian, che dal canto suo continua a professare la propria politica anti-armena, fatta di provocazioni e incitazione alla violenza. Il trattamento riservato a Safarov sembra esserne un esempio più che mai calzante: la morale che il governo ha voluto insegnare al Paese è infatti questa: “Uccidi un armeno e sarai un eroe nazionale”.
In Azerbaigian l’odio nei confronti degli armeni è un problema serio: gli azeri vedono gli armeni come una piaga da eliminare con qualsiasi mezzo, sono considerati nemici, assassini, usurpatori. Lo sa bene il governo azero, che ama far leva su quest’odio profondo per unire il popolo contro il “nemico dello Stato”, alimentando il nazionalismo e scatenando una forma di revanscismo nei confronti di quei territori persi in seguito alla guerra del Nagorno-Karabakh.

Lontani da una risoluzione

Più che difficile sembra quindi impossibile gestire qualsiasi tipo di dialogo tra le due parti, in un clima così teso e senza apparenti vie d’uscita. La corsa alle armi dell’Azerbaigian ne è la conferma: sembra che, invece di trovare un compromesso che metta d’accordo entrambe le parti, la questione si debba risolvere esclusivamente con l’uso della forza. Oltre ai tesi rapporti bilaterali, anche la risoluzione della questione del Nagorno-Karabakh sembra essere più che mai lontana: se infatti Aliyev, presidente azero, dichiarò tempo fa che alla piccola repubblica secessionista non sarebbe mai stata riconosciuta l’indipendenza, anche lo stesso Sargsyan sembra essersi rassegnato nell’aspettare un riconoscimento internazionale, dichiarando che sarebbe già un grande successo se il Nagorno-Karabakh non venisse in futuro reincorporato nuovamente nel territorio azero.

Da quando si è smesso di combattere, di passi avanti non se ne sono fatti molti, e a dire la verità, la guerra stessa non sembra essere mai terminata, in quanto soldati armeni e azeri continuano tuttora ad ammazzarsi a vicenda per difendere i propri confini, mentre nelle rispettive piazze si bruciano le bandiere nemiche. Attualmente, più che cercare di riappacificare i due paesi, ipotesi che sembra quasi irrealizzabile, sarebbe già un mezzo miracolo riuscire ad evitare un nuovo conflitto armato.