Iniziativa Italiana per il Karabakh

EASTJOURNAL (28 set 12)

di Emanuele Cassano

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Oggi la regione del Caucaso è tristemente nota per la spirale di odio e di violenza che da oltre venti anni, a partire dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, investe questi territori. Con il crollo dell’URSS e la conseguente nascita di nuovi stati nazionali, come la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian, sono venuti alla luce tutti gli errori dovuti alle scelte di Stalin, che decise di stabilire a tavolino i confini di questi tre paesi, quando ancora erano repubbliche socialiste sovietiche (RSS), senza troppo tenere conto della distribuzione effettiva delle numerose etnie presenti nella regione, anteponendo i propri interessi geopolitici. Così, al momento dell’indipendenza di questi nuovi Stati, molte minoranze si sentirono oppresse nei Paesi d’appartenenza, ospiti indesiderati in casa propria; altre minoranze rifiutarono di identificarsi nella nuova patria, e iniziarono a spingere per una propria autonomia. È incominciato così un forte processo di disgregazione che ha portato il Caucaso a vivere una propria balcanizzazione, ripetendo un copione simile a quanto successo alla Jugoslavia negli anni 90.

La Repubblica Transcaucasica

C’è stato un breve periodo, però, dove la regione del Caucaso era riunita sotto un’unica bandiera, e formava un’unica entità politica: la Repubblica Federale Democratica Transcaucasica.
Nel 1917, a Pietrogrado scoppia la rivoluzione di febbraio, che porta alla caduta del regime zarista. Il nuovo governo provvisorio, per controllare la regione, instituisce il Comitato Speciale Transcaucasico (Osobyy Zakavkazskiy Komitet), sostituito dal Commissariato Transcaucasico l’11 novembre 1917, in seguito alla rivoluzione di ottobre. Con la sconfitta e la conseguente uscita di scena della Russia nella prima guerra mondiale, sancita definitivamente il 3 marzo 1918 con il trattato di Brest-Litovsk, dove il paese, messo in ginocchio dalla rivoluzione, è costretto a riconoscere la vittoria degli Imperi Centrali. Nel febbraio del 1918 nel Caucaso nasce un nuovo stato indipendente: la Repubblica Federale Democratica Transcaucasica.

La guerra tuttavia non era terminata e la neonata nazione, che avendo abbandonato le sorti della Russia non venne coinvolta nel trattato di Brest-Litovsk, continuò la guerra contro la Turchia, cercando di contrastare l’avanzata ottomana nell’Armenia occidentale, un’organizzazione politica provvisoria costituita dai territori dell’Impero Ottomano conquistati dalla Russia nel corso della guerra. A capo dell’esercito transcaucasico c’era l’armeno Aram Manougian, membro della Federazione Rivoluzionaria Armena (Dashnakzutyun).

La decisione di continuare la guerra contro la Turchia però spaccò in due il Paese: se da una parte gli armeni, difensori della fede cristiana, erano in prima linea per evitare che l’Amministrazione dell’Armenia occidentale ricadesse in mano ottomana, dall’altra, gli azeri, di fede musulmana, si rifiutarono di combattere al fianco di un popolo cristiano contro i “fratelli” turchi. Iniziano così le prime rivolte, che sfociarono ben presto in una guerra civile tra armeni e azeri. Il 13 aprile la Federazione Rivoluzionaria Armena prese Baku, e qui vi creò la Comune di Baku; il 28 maggio gli azeri decisero così di secedere dalla Transcaucasia, che dopo soli pochi mesi di vita vide già concludere la sua breve esistenza. Nacquero così le repubbliche democratiche di Armenia, Georgia e Azerbaigian.

La guerra armeno-azera

La guerra non finisce però con la dissoluzione della Repubblica Transcaucasica: la neonata Repubblica d’Azerbaigian si schierò infatti a fianco dell’Impero Ottomano nella guerra contro l’Armenia, che si ritrovò da sola a combattere su due fronti. La situazione iniziò a preoccupare il Regno Unito, che decise di intervenire a fianco degli armeni, inviando verso l’Azerbaigian la propria flotta stanziata nel Mar Caspio. Il 26 luglio le truppe inglesi, arrivando dalla Persia, conquistarono Baku, instituendo la Dittatura Centrocaspiana; gli azeri furono costretti così a ritirarsi sulle montagne, nei pressi della città di Ganja. Nel frattempo la Repubblica d’Armenia è costretta a firmare con l’Impero Ottomano, il 4 giugno, il trattato di Batumi, che obbliga appunto l’Armenia a rinunciare alle proprie mire sul Caucaso sud-occidentale (Adjaristan). Questo trattato, che portò inoltre alla caduta del governo retto dalla Federazione Rivoluzionaria Armena, non fu mai accettato dal generale armeno Andranik Ozanian, il quale decise di difendersi ad oltranza, arroccandosi nella regione del Nagorno-Karabakh e fondando la Repubblica dell’Armenia montanara.

Il 15 settembre si verificò un nuovo scontro a Baku, tra le truppe anglo-armene e quelle azero-ottomane: queste ultime ne uscirono vincitrici, sancendo così il crollo della Dittatura Centrocaspiana. Poco dopo, però, con l’Armistizio di Mudros (30 ottobre), l’Impero Ottomano si dovette arrendere agli Alleati, ponendo fine alle ostilità tra le due parti nel Vicino Oriente. Gli armeni e gli azeri si ritrovarono così a dover combattere da soli tra di loro: ne approfittarono quindi i bolscevichi, che il 27 aprile 1920 occuparono Baku, e il 29 novembre invasero l’Armenia, impegnata nel contempo in un nuovo scontro con la Turchia. La regione della Transcaucasia tornò così in mano russa, sotto il controllo dei bolscevichi.

La RSSF Transcaucasica

Dopo l’indipendenza e la sanguinosa guerra civile, la Transcaucasia tornò così a riabbracciare le sorti della Russia, che intanto, in seguito alla rivoluzione, era diventata Unione Sovietica.
Nel marzo del 1922, le tre repubbliche di Georgia, Armenia e Azerbaigian vennero riunite in un’unica entità, la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica (RSSF Transcaucasica), destinata a durare una quindicina d’anni, fino al 5 dicembre 1936, quando la RSSF si dissolse, creando le tre Repubbliche Socialiste Sovietiche (RSS) Georgiana, Armena e Azera, destinate a diventare indipendenti in seguito al crollo sovietico.

Fu proprio durante l’assegnazione dei confini di queste tre repubbliche, fatta da Stalin, che vennero prese alcune decisioni discutibili che vengono pagate ancora oggi. Eloquente è il caso della linea di confine tra Armenia e Azerbaigian: Stalin, per conquistare i favori della popolazione armena, promise a questi ultimi il Nagorno-Karabakh e il Nakhchivan, oltre alla provincia di Zangezur, che separava i due territori; l’Unione Sovietica, però, dimostrò in seguito un forte interesse nei confronti del nuovo Stato turco, e sperando di poter fare attecchire anche lì il comunismo, e per entrare nelle grazie turche, decise di lasciare all’Armenia la sola provincia di Zangezur, cedendo invece il Nagorno-Karabakh e il Nakhchivan (territori a maggioranza armena) all’Azerbaigian.