Iniziativa Italiana per il Karabakh

L'OCCIDENTALE.IT  / 19 giugno 2012 / Lasha Zilpimiani

 

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Nel corso degli ultimi giorni ci sono state forti tensioni nella linea di confine tra l'Azerbaigian e l'Armenia, più precisamente sul versante orientale della regione di Nagorno Karabakh. A dire il vero, gli scontri sporadici tra gli Armeni e gli Azeri nei dintorni di Karabakh avvengono con una certa frequenza, ma gli ultimi incidenti stanno assumendo un carattere più deciso e quindi più pericoloso per la regione del Caucaso nel suo complesso.

A differenza del conflitto Russo-Georgiano, da sempre dinamico ed imprevedibile, questo è un conflitto congelato da quasi vent’anni. Nonostante le mediazioni del Mondo Occidentale e della Russia, al momento non è stato possibile trovare alcuna soluzione soddisfacente per nessuna delle due parti. L'attuale status quo è lo stesso dell'ormai lontano 1994, quando venne firmato il cessate il fuoco. L'esercito armeno, con un massiccio supporto della Federazione Russa e della popolazione di origine armena del Nagorno Karabakh stessa, che peraltro costituiva la maggioranza nel territorio, riuscì ad occupare l'intera regione, spingendo le forze azere e la sua popolazione locale verso est.

Il passo successivo che seguì il cessate il fuoco, fu la dichiarazione unilaterale d'indipendenza della regione di Karabakh che, tra l’altro, non è mai stata riconosciuta da nessuno. Di fatto, la regione è diventata un’estensione territoriale dell'Armenia. La zona, inoltre, è popolata interamente dagli Armeni. Senza l'assistenza politica, militare ed economica da parte di Yerevan, poi, la regione di Nagorno Karabakh non avrebbe mai avuto la possibilità di auto-sostenersi. Anche la Russia ha giocato un ruolo estremamente importante in questa complicata vicenda e ha permesso all'Armenia di impadronirsi del territorio di Nagorno Karabakh.

Il Cremlino ha fornito un tacito supporto politico a Yerevan, in cambio del solido partnenariato politico-militare con l'Armenia e della possibilità di mantenere alcune basi militari russe all’interno di questo piccolo paese strategico del sud del Caucaso.La posizione dell’Unione europea, invece, è stata estremamente debole verso tale conflitto, principalmente a causa della sua relativa debolezza di quegli anni, ma anche per le posizioni abbastanza contrastanti in merito.

Dal canto suo, la Turchia ha fornito un discreto aiuto politico a Baku nel corso del conflitto. Tuttavia, non è stata in grado di ‘salvare’ i suoi cugini Azeri da una ‘perdita’ militare inevitabile per gli strumenti politici estremamente limitati a propria disposizione nel 1994, ma anche per il timore della reazione russa. Ankara bloccò le frontiere con essa, annullando ogni tipo di traffico sia aereo che terrestre in transito verso il proprio territorio. C'è da sottolineare un dato: queste misure restrittive sono tuttora in vigore.

L’Azerbaigian sapeva perfettamente del tacito accordo tra la Federazione Russa e l'Armenia grazie al quale, Yerevan aveva potuto ottenere la vittoria militare ed occupare non solo il territorio di Nagorno Karabakh ma anche altre piccole regioni adiacenti dell'Azerbaigian. Ma, in considerazione della strategia politica a lungo termine, Baku ha preferito non rovinare del tutto i rapporti con il Cremlino e di sfruttare la futura ‘mediazione’ russa anche a suo vantaggio. Rimane ancora da vedere se questa strategia abbia o meno funzionato, ma nonostante i quasi vent’anni di status quo decisamente a sfavore di Baku, l’Azerbaigian è riuscito a mantenere la sua integrità territoriale di fatto riconosciuta da tutto il mondo, che vede la regione in questione all’interno delle proprie frontiere.

Oggigiorno, l’Azerbaigian chiede che la sua sovranità ed integrità territoriale riconosciuta dall'Onu sia rispettata, e di conseguenza vorrebbe vedere l'Armenia e il suo esercito fuori dalla regione di Karabakh.

Mentre l'Armenia chiede che le richieste politiche della popolazione locale (di etnia armena) vengano prese in considerazione. Inoltre, Yerevan vorrebbe si iniziassero i negoziati inerenti al futuro statuto di Nagorno Karabakh che dovrà determinare l’identità di questa regione.

Le posizioni di questi due paesi sono estremamente contrastanti e, pur con le mediazioni del Minsk Group, a cercare una soluzione per questo conflitto caucasico, la risoluzione rimane estremamente complicata.

Mentre noi occidentali preferiremmo trovare la soluzione più rapida, la Russia appare molto più scettica ed interessata a osservare l’attuale status quo per poter mantenere la sua influenza nella zona e continuare ad avere i leveraggi necessari per controllare al meglio la regione. In realtà, il mantenimento dello status quo attorno a Nagorno Karabakh conviene anche all'Armenia, che da quasi vent'anni controlla la regione. L'unico paese che viene danneggiato da questo stato delle cose è proprio l'Azerbaigian, che vede gran parte del suo territorio sotto il controllo armeno, pur avendo la legge e il riconoscimento internazionale della sua integrità territoriale dalla propria parte.

L’Azerbaigian ha ripetuto più volte in questi ultimi mesi la propria volontà di riservarsi il diritto d’autodifesa (e quindi attaccare l'Armenia) qualora la strada per la soluzione diplomatica del conflitto fallisse definitivamente il suo compito. Per adesso non sembra che l'Azerbaigian sia pronto a una guerra con l'Armenia e quindi indirettamente con la Russia stessa, la quale, sarà sicuramente costretta a intervenire per difendere il suo unico e leale alleato nel Caucaso. D'altronde, la Russia ha già dato prova nel 2008: non esiterà a usare la forza per la difesa dei suoi ‘alleati’.