Iniziativa Italiana per il Karabakh

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COMUNICATO GOVERNO ARTSAKH (16 AGO 2013)
INTERVISTA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI DELLA REPUBBLICA DEL NAGORNO KARABAKH
Dichiarazione Osce, Dublino 6.12.12
Risoluzione parlamento europeo
LETTERA APERTA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ED ALLA SOCIETÀ CIVILE ITALIANA
La partita persa di Aliyev
Il boia a passeggio
Elezioni presidenziali 2012
Comunicato ministero AA.EE. (giugno 12)
Attacco azero all'Armenia (giugno 2012)
Tutte le pagine

IL BOIA A PASSEGGIO E LA QUESTIONE DEL NAGORNO KARABAKH

C’è solo un aspetto positivo nella vergognosa, oscena, immorale, vicenda dell’estradizione dall’Ungheria all’Azerbaigian del boia Safarov condannato all’ergastolo a Budapest per aver massacrato (e decapitato) a colpi d’ascia il sottotenente armeno Margaryan e poi liberato tra la costernazione e la rabbia del mondo civile.

Il suo ritorno trionfale in patria, accolto come un eroe, promosso di grado, omaggiato di una casa e di otto anni di stipendio arretrati, ha fatto aprire gli occhi al mondo (anche quello più incline al compromesso petrolifero) sul regime azero, sulla violenza politica e morale delle sue istituzioni.

La passeggiata sorridente e con mazzettino di fiori nelle mani dell’assassino ha avuto quanto meno il pregio di fissare un concetto ormai chiaro a tutti: non sarà mai possibile, in alcun modo, che gli armeni del Nagorno Karabakh- Artsakh possano mai essere amministrati dal governo azero.

Questa tragica vicenda di fine agosto nella quale un paese membro dell’Unione Europea ha svenduto la propria dignità e mortificato il diritto internazionale, ha comunque segnato una svolta storica nel contenzioso sul Nagorno Karabakh: qualsiasi pretesa di integrità territoriale azera, qualsiasi blanda promessa di concessione di autonomia agli armeni della regione, viene meno di fronte alla ferocia che non un singolo uomo ma l’intero stato dell’Azerbaigian ha dimostrato nella circostanza.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sull’armenofobia degli azeri e sulla follia (autolesionista) del loro padrone Aliyev, l’esaltazione del boia Safarov ha spazzato via ogni titubanza.

Se qualcuno poteva ancora fidarsi della loro parola, ecco che la vicenda ungherese pone la parola fine a qualsiasi ipotesi di compromesso.

C’è una sola soluzione per il Nagorno Karabakh: quella strada di libertà, indipendenza ed autodeterminazione già democraticamente intrapresa più di venti anni fa.